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Benanti, con l'IA si può profilare un giudice dalle sue sentenze

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Ultimo aggiornamento 2 Febbraio, 2024, 00:17:23 di Maurizio Barra

Profilare un giudice in base alle
sentenze che emette: è in rischio che può derivare dall’uso
dell’IA, paventato da Paolo Benanti, professore presso la
Pontificia Università Gregoriana audito in Commissione Giustizia
del Senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’Impatto
dell’intelligenza artificiale nel settore della giustizia.

   
“Quando una persona redige un documento, quel testo può essere
letto dalla macchina, e un documento di testo letto da una
macchina consente di profilarne il suo estensore. E allora ecco
che già negli Usa si sta iniziando a profilare, in base alle
sentenze, il profilo del giudice che le scrive” ha detto in
Commissione padre Benanti che fa notare: “profilare un giudice
significa conoscere alcuni elementi che possono in qualche
misura essere fragili nell’esecuzione di un certo tipo di
compito”. E facendo un parallelo su quello che producono le
proliferazioni degli utenti per scopi commerciali, che arrivano
a farli aumentare gli acquisti anche del 12-18%, significa che
alla base “la profilazione altera un comportamento che dovrebbe
invece essere libero”. Non solo, se uniamo la profilazione di un
testo della sentenza alla profilazione di tutte quelle altre
tracce che lasciamo in rete facendo delle semplici ricerche su
Google o di geolocalizzazione, si capisce l’ampiezza del
fenomeno che rischia di verificarsi. Tanto più che le tecniche
sono sempre più affinate. “Sappiamo che veniamo profilati anche
dai dati trasmessi dalla temperatura delle mani con cui
digitiamo una ricerca sul telefono” che dicono molto sul
coinvolgimento emotivo dell’azione che stiamo compiendo. Ora la
questione è: chi è in grado di raccogliere questi dati? “Chi ha
più risorse potrebbe acquisire questi testi ed aver una
proliferazione di tutti i giudizi sul territorio nazionale.

   
Questo rischia di essere un vulnus. E non ci sono dispositivi
giuridici per intervenire” avverte padre Benanti. La questione
inizia ad essere esaminata negli Usa ma c’è già chi, anche in
Italia, sta facendo ricerche in questa direzione in campo
universitario: quindi “è immaginabile che questo tema a breve
diventi di attualità. La domanda allora è: bisogna essere
preventivi o attendere?”.

   

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