Ultimo aggiornamento 7 Febbraio, 2024, 10:02:13 di Maurizio Barra
“La facciata del teatro Ariston di
Sanremo come un grande cubo di Rubik, una tela bianca da
dipingere con colori accesi”. Così l’artista Marco Lodola
intende il tempio della musica pop che ospita il Festival. Con
le sue originali sculture a neon, rende spettacolare quello che
durante l’anno è un semplice cinema di provincia. Un po’ come la
zucca che nelle favole diventa carrozza, il palazzo si fa il
restyling per ogni edizione della kermesse.
“Sono imparentato con l’Ariston: mia figlia è sposata con il
figlio di Walter Vacchino, proprietario del teatro. Metà del mio
cuore è a Sanremo da 40 anni”, racconta Lodola all’ANSA. Da
circa un decennio il suo tocco artistico trasforma l’esterno del
teatro con facce e luci colorate che lo rendono più gioioso agli
occhi dei visitatori che si riversano nella città dei fiori per
l’evento. Alcune sue opere si trovano anche all’interno
dell’Ariston, impossibile non notarle.
“Ogni volta cerco di pensare a qualcosa di spettacolare,
giocando con i numeri o con i volti. La novità di quest’anno è
il ledwall con personaggi Rai in occasione dei 70 anni del
servizio pubblico. Ci sono le riproduzioni a neon di signore del
piccolo schermo come Mara Venier, Serena Bortone, Caterina
Balivo e Simona Ventura ma anche cantanti come Negramaro, Emma,
Giorgia… Non c’è un criterio. Sono persone che conosco o che
mi piacciono. Non c’è logica o strategia”, spiega.
La chicca di quest’anno è la scultura di Fiorello e Amadeus che
saltano e si abbracciano. Un omaggio alla coppia di amici che
anima per il quinto anno consecutivo la settimana di Sanremo. Le
opere di Lodola da quest’anno sono anche protagoniste
dell’allestimento di Viva Rai2! a Roma al Foro Italico.
Il colore che l’originale artista predilige per le sue luci è
il rosso., “cuore e passione”, contrapposto al blu che
rappresenta “profondità e tristezza”, un’altalena di up and down
nelle sue intenzioni. L’obiettivo è giocare con la luce
ispirandosi a Matisse ma i riferimenti sono pop art e futurismo.
I suoi fari “Andy Warhol, Marinetti e Depero”, spiega Lodola.
“Da 30 anni faccio sculture a neon, non amo frequentare solo
biennali e musei. Sono convinto che l’arte debba essere popolare
e non elitaria”, aggiunge. “Penso alla gente che va al
supermercato e non solo a chi frequenta i musei. Sanremo mi
diverte”, ammette.
Già impegnato con l’allestimento dei tour di pop star come
883, Jovanotti, Ron, Drupi, Grignani, Blu Vertigo e di eventi in
formato maxi come Campovolo di Luciano Ligabue, Lodola si
appresta ad allestire anche Casa Arbore a Foggia. “Renzo è mio
amico e mentore, insieme a Claudio Cecchetto. E’ il re della
plastica. Abbiamo tanto in comune. E’ bello – conclude –
lavorare a questo progetto”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
