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Padovano: "Vialli è il mio angelo, chiamava sempre mia moglie quando ero in carcere. Caso Fagioli? I giovani vanno aiutati"

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Ultimo aggiornamento 17 Febbraio, 2024, 16:03:33 di Maurizio Barra

Intervistato da “L’Avvenire” per presentare il suo libro, “Tra la Champions e la libertà” , Michele Padovano, ex attaccante della Juventus, affronta diversi temi, soffermandosi in particolare sull’amicizia con Luca Vialli e sul caso Fagioli: “Vialli? Non passava domenica in cui non chiamasse mia moglie per sapere come stavo. Adriana quando veniva ai colloqui in carcere mi riferiva: «Luca ha chiamato anche oggi, ti saluta tanto».


Quella telefonata per me rappresentava una luce di speranza, uno spiraglio di libertà. Quando mi hanno scarcerato la prima chiamata è stata quella di Luca: dopo il «pronto ciao come stai?», siamo scoppiati a piangere… Ho pianto tanto quando un anno fa è volato via per sempre. Mi sarebbe tanto piaciuto salutarlo per l’ultima volta, volevo andare a Londra dove siamo stati anche vicini di casa quando giocavo nel Crystal Palace e lui era al Chelsea, ma non potevo ero ancora emotivamente troppo preso dal processo.


Il caso Fagioli? Questi giovani calciatori come Fagioli vanno aiutati e non condannati o etichettati come si fa da noi, che un giorno sei un monumento nazionale e il giorno dopo ti demoliscono per sempre. Fagioli, come tutti quelli che hanno sbagliato, meritano una seconda chance, sempre”.

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