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Apple, multa dell’Antitrust Ue da 1,8 miliardi per lo streaming musicale

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Ultimo aggiornamento 4 Marzo, 2024, 22:59:10 di Maurizio Barra

Mancano tre giorni all’entrata in vigore del Digital Markets Act ma Bruxelles già batte un colpo. E lo batte contro Apple, per la precisione: l’Antitrust Ue ha infatti deciso una multa record da 1,8 miliardi di euro alla Mela Morsicata per violazioni alle regole sulla concorrenza con i servizi di streaming musicale. Lo riferisce la Commissione Ue in una nota parlando di «condizioni commerciali sleali» praticate dal gruppo californiano. Siamo allo showdown del contenzioso con Spotify, notizia che era attesa almeno da dicembre. Secondo quanto emerso nell’indagine, Apple bloccava agli sviluppatori di app di streaming musicale la possibilità di informare gli utenti con iPhone e iPad sui servizi di streaming musicale alternativi e più economici. L’importo della sanzione è nettamente più alto delle indiscrezioni di stampa che parlavano di una multa di 500 milioni.

Una sanzione «deterrente»

«Per un decennio, Apple ha abusato della propria posizione dominante nel mercato dello streaming musicale attraverso l’App Store», ha affermato la vicepresidente della Commissione europea Margrethe Vestager. «Lo ha fatto impedendo agli sviluppatori di informare i consumatori sui servizi musicali alternativi e più economici disponibili al di fuori dell’ecosistema Apple. Questo è illegale in base alle norme Antitrust dell’Ue». L’Ue ha anche ordinato ad Apple di rimuovere quanto impedisce a Spotify e ai servizi di streaming musicale di mostrare agli utenti altre opzioni di pagamento al di fuori dell’App Store. L’importo della sanzione, ha spiegato Vestager, è «un importo forfettario pari allo 0,5% dei ricavi globali di Apple» determinato come «deterrenza» per il gruppo. La sanzione esatta annunciata è di 1,84 miliardi, dei quali 1,8 miliardi a scopo deterrente e 40 milioni legati direttamente alle violazioni contestate. L’importo di 1,8 miliardi, da quanto filtra, oltre alla deterrenza, è stato determinato anche in base alla gravità delle risultanze, ai ricavi del gruppo e alla sua forza finanziaria.

La replica di Apple

Cupertino mastica amaro: «Oggi la Commissione europea ha annunciato una decisione secondo cui l’App Store rappresenta un ostacolo alla concorrenza nel mercato della musica digitale. La decisione è stata presa nonostante l’incapacità della Commissione di scoprire prove credibili di danni ai consumatori e ignora la realtà di un mercato fiorente, competitivo e in rapida crescita», recita la nota di Apple. Il principale sostenitore di questa decisione, e il più grande beneficiario, è Spotify, una società con sede a Stoccolma, in Svezia. Spotify ha la più grande app di streaming musicale al mondo e ha incontrato la Commissione europea più di 65 volte durante questa indagine».

La denuncia di Spotify

Tutto è partito nel 2019, quando ormai era chiaro che la musica da bene (il vinile, la musicassetta, il cd che andavo a comprare uscendo di casa) era diventata un servizio (l’ascolto in streaming con abbonamento premium o inserzioni pubblicitarie). Spotify, ex startup svedese fondata da Daniel Ek, era la piattaforma leader a livello globale di questo nuovo business e un anno prima si era pure quotata Wall Street raccogliendo grandi entusiasmi dagli investitori. Anche Apple si era buttata sul business, lanciando nel 2015 l’app Apple Music, erede di quello che precedentemente era stato il servizio iTunes. E così ha cominciato ad attuare pratiche che puntavano a indirizzare i possessori di device Apple come l’iPhone verso la propria piattaforma di streaming. A discapito della concorrenza.

Il braccio di ferro con Tim Cook

Spotify non ci sta e l’11 marzo 2019 presenta un esposto contro Apple alla Commissione europea: la società americana, sostengono i suoi avvocati, «ha creato una situazione “insostenibile” imponendo regole in continua evoluzione e una “tassa” del 30% per le applicazioni che competono con Apple Music». Circostanze che avrebbero portato la società svedese ad aumentare “artificialmente” gli abbonamenti mensili per il suo servizio premium tramite l’app store Apple. Il ceo della Mela Tim Cook rispedisce le accuse al mittente e denuncia: «Dopo avere usato per anni l’App Store per far crescere esponenzialmente le sue attività, Spotify punta a mantenere tutti i benefici del sistema di App Store, inclusi gli alti ricavi generati dai clienti dell’App Store, senza versare il dovuto».

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