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Mancano 64mila lavoratori in Sardegna, 'danni per milioni'

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 21 Marzo, 2024, 21:39:19 di Maurizio Barra

I lavoratori qualificati sono
sempre più difficili da trovare anche in Sardegna. Nel 2023 le
imprese sarde non sono riuscite a reperire il 42% della
manodopera necessaria, pari a 64.170 posti rimasti scoperti. Le
cose sono andate peggio per le piccole realtà che hanno avuto
difficoltà ad assumere il 42,9% del personale (48.030
lavoratori), e per gli artigiani la cui quota di lavoratori
introvabili è arrivata al 50,7% (8.170 addetti). Sono questi i
numeri dell’ufficio studi di Confartigianato Sardegna, su base
UnionCamere-Anpal-Excelsior 2023, che per l’Isola che produce
fotografano una vera e propria emergenza.

   
“La scarsità di personale con le giuste competenze frena le
transizioni ecologia e digitale ed è indicato come il problema
più grave dal 58,1% delle Pmi della nostra regione, a fronte del
54,1% della media delle Pmi dell’Ue – commentano Fabio Mereu e
Daniele Serra, presidente e segretario di Confartigianato
Imprese Sardegna – per le nostre aziende la difficoltà a trovare
lavoratori qualificati supera di gran lunga i problemi della
burocrazia, dell’accesso al credito, della concorrenza sleale”.

   
“I motivi principali di questa situazione sono la crisi
demografica, determinata da denatalità e invecchiamento, e poi
il percorso scolastico: il 12% dei candidati disponibili denota
una inadeguata preparazione scolastica, mentre quasi il 30% dei
posti disponibili trova a fatica, o non trova proprio, chi li
occupa – aggiunge Mereu – poi vi sono i giovani inattivi, il
21,4% dei ragazzi tra i 14 e i 29 anni, cioè giovani sardi che
non studiano e non sono disponibili a lavorare, per motivi
familiari, per scoraggiamento nella ricerca del lavoro, ritardo
negli studi universitari, sussidi pubblici. E naturalmente c’è
anche il lavoro sommerso”.

   
Il ritardo nel trovare le persone adatte da assumere genera
costi enormi: nelle piccole imprese isolane: i dati più recenti
dicono oltre 206 milioni di euro.

   
In questo contesto due piccole imprese su tre (66,0%) hanno
adottato interventi per attrarre e/o trattenere il personale
qualificato. Più diffusi gli incrementi salariali, adottati dal
32,6% delle piccole imprese, e la flessibilità negli orari di
lavoro, registrata nel 28,5% dei casi. Inoltre, le imprese
adottano la concessione di maggiore autonomia sul lavoro nel
19,4% dei casi, il coinvolgimento nelle decisioni aziendali nel
13,4% dei casi, l’accesso a benefit aziendali (auto aziendale,
agevolazioni nella fruizione di servizi, assicurazioni
personali, ecc.) nel 12,9% dei casi, e incentivi per attività di
auto-formazione e crescita professionale, anche esterne
all’impresa, nel 11,4% dei casi. Per reagire alla criticità
relativa al personale, il 24,9% delle imprese ha attivato o
intensificato la collaborazione con le scuole, in particolare
quelle scuole ad indirizzo tecnico e professionale.

   

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