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L'Europa tra venti di guerra e il grido di pace: il Consiglio Europeo in bilico

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 22 Marzo, 2024, 05:19:53 di Maurizio Barra

Le parole del Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, nella sua lettera di invito ai 27 capi di stato e di governo UE, risuonano come un campanello d’allarme: “Mettere l’economia dell’UE sul ‘piede di guerra’”.

IL CONSIGLIO EUROPEO: TRA GUERRA E PACE
Il summit dei capi di stato e di governo UE, previsto per il 21 e 22 marzo a Bruxelles, non può che evocare un’atmosfera di tensione. L’aggressione russa all’Ucraina, ormai in corso da oltre due anni, ha riscritto la storia del continente europeo, abituato alla pace. Non è un caso se si parla di un potenziale “consiglio di guerra”. Putin, rafforzato dalle ‘elezioni’ in Russia, sembra ormai focalizzato solo sulla guerra, mentre l’Ucraina, guidata da Zelensky, invoca aiuti militari per la disperata impresa di salvare il proprio Paese dalla totale distruzione. Nel mezzo, l’Unione Europea, schierata al fianco di Kiev con soldi e armamenti, ma le cui divisioni interne cominciano a creare crepe.

LA DIFESA EUROPEA IN DISCUSSIONE
La questione della difesa europea è al centro dell’agenda dei capi di stato. “Se Putin attacca, occorre difendersi” sembra essere il ragionamento alla base della discussione, che si concentra sulla necessità di aumentare la prontezza dell’Europa in materia di difesa e di rendere l’industria della difesa più resiliente e competitiva. In particolare, Charles Michel sottolinea come sia giunto il momento di un vero cambiamento di paradigma in relazione alla sicurezza e difesa dell’Europa. Ma l’idea di mettere l’economia dell’UE sul ‘piede di guerra’ desta preoccupazioni, specie in un contesto in cui i venti di guerra soffiano non solo in Ucraina, ma anche in Medio Oriente e in altre aree del pianeta.

LA VOCE DELLA CHIESA
In mezzo a queste voci, risuonano come un monito le parole espresse il 18 marzo dal cardinal Matteo Zuppi al consiglio permanente della CEI: “Non possiamo rassegnarci a un aumento incontrollato delle armi, né tanto meno alla guerra come via per la pace”. Un messaggio che sembra però rischiare di perdersi nel fragore della tensione internazionale.

IL PESO DEL CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE
Il conflitto in Medio Oriente è un altro nodo cruciale all’ordine del giorno del vertice europeo. La discussione, più che sulle pause umanitarie e su un cessate il fuoco, verte sull’eventuale offensiva israeliana su Rafah. Un tema sensibile che potrebbe portare a ulteriori divisioni tra i 27.

CRISI AGRICOLA: UN NODO DA SCIOGLIERE
Dopo mesi di proteste degli agricoltori e le rivolte dei trattori che hanno invaso le città di mezza Europa, la questione dell’agricoltura rischia di diventare terreno di confronto acceso tra i 27. La Commissione europea si è precipitata a fare marcia indietro su alcuni provvedimenti chiave, ma le tensioni sull’agroalimentare, dalla revisione della PAC alle limitazioni dei prodotti extra-UE, potrebbero far esplodere il nodo nel corso del vertice. Come non bastassero i venti di guerra.

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