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Il Def all'esame del Cdm, il governo punta a semplificare la successione e Giorgetti esclude la manovra correttiva

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Ultimo aggiornamento 8 Aprile, 2024, 21:26:36 di Maurizio Barra


Il Def all'esame del Cdm, il governo punta a semplificare la successione e Giorgetti esclude una Manovra correttiva - foto 1

Tgcom24




 

Successione, verso l’autoliquidazione

 Tra le novità principali quella della ridefinizione della successione. Gli interventi sono previsti da un decreto legislativo che arriverà sul tavolo del Cdm ed è un importante step della riforma fiscale. Si punta a introdurre anche per la successione l’autoliquidazione delle imposte come avviene già, ad esempio, per le dichiarazioni dei redditi. Si aggiorna inoltre la normativa dei trust e si rivedono le tabelle relative agli adempimenti. 

 

Verso la precompilata

 Per la successione, si legge in una bozza del decreto, “la dichiarazione è presentata con le modalità telematiche stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. Per i soggetti non residenti, la dichiarazione può essere spedita mediante raccomandata o altro mezzo equivalente dal quale risulti con certezza la data di spedizione”. Insomma, anche per la successione si arriva a una sorta di precompilata.

 

Imposta di bollo, tutto più facile

 Si dirà poi addio all’imposta di bollo, a quelle ipotecaria e catastale, ai tributi speciali catastali e alle tasse ipotecarie: saranno sostituite da un tributo unico, “eventualmente in misura fissa”, spiegano al Mef. Per facilitare le modalità di pagamento dei tributi ed efficientare i sistemi di riscossione, viene inoltre previsto l’utilizzo dei mezzi elettronici di pagamento. 

 

Passaggi generazionali

 Nuove norme si prevedono anche sui trust per facilitare i passaggi generazionali. I trasferimenti, effettuati anche tramite i patti di famiglia a favore dei discendenti e del coniuge, di aziende o rami di esse, di quote sociali e di azioni non dovrebbero più essere soggetti all’imposta. Il beneficio si applica a condizione che gli aventi causa detengano il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento. 

 

Trust e donazioni

 Si aggiungono quindi da un punto di vista normativo anche i trust nell’imposta di successione e si specifica che se il trust è residente nello Stato al momento della separazione patrimoniale l’imposta è dovuta per tutti i beni e i diritti trasferiti ai beneficiari. Se chi dispone non è residente in Italia al momento della separazione patrimoniale, l’imposta sarà dovuta solo sui beni e diritti trasferiti al beneficiario presenti nel territorio dello Stato. Le quote sociali non rientrano nella disciplina. Per le donazioni di prevede la detrazione delle imposte pagate all’estero per la donazione e i beni esistenti. 

 

Il testo sarà anche l’occasione per aggiornare norme, per fare drafting, come dicono i tecnici: “ufficio del registro” e “uffici del registro” (aboliti dal 2002) sono sostituiti dall’ “ufficio dell’Agenzia delle entrate. 

 

Giorgetti: “Rispetteremo gli obiettivi della Nadef”

 Quanto al Documento di economia e finanza, l’ultimo nell’attuale versione prima di entrare in vigore della nuova governance europea, quest’anno si limiterà al quadro tendenziale, che sarà molto simile a quello della Nadef del settembre 2023. “Vogliamo rispettare esattamente gli obiettivi della Nadef che abbiamo presentato ad autunno – ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti -. E’ una questione di credibilità. Se c’è qualcosa da correggere la correggeremo, ma sostanzialmente siamo in linea”. Le bozze che circolano riportano una crescita del Pil per quest’anno all’1%, un po’ sotto l’1,2% previsto nella Nadef, mentre per il 2025 il Prodotto interno è stimato all’1,2% contro l’1,4% della Nadef, per poi scendere nel 2026 all’1,1% (la Nadef lo stimava all’1%). Il rapporto deficit/Pil nel 2024 dovrebbe essere confermato al 4,3%, lo stesso del quadro programmatico della Nadef, mentre per il 2025 l’asticella dovrebbe essere al 3,7% contro il 3,6%. Questo dovrebbe essere il trend senza considerare interventi come la proroga del taglio del cuneo fiscale e dell’Irpef a tre aliquote. 

 

Non è escluso che nella tabella delle “politiche invariate” possano essere considerati anche questi due interventi, oltre alle missioni internazionali di pace, alle risorse per i contratti pubblici e alle altre misure, per un totale di circa 20 miliardi il prossimo anno, per i quali va trovata la copertura. 

 

Debito e Superbonus, i numeri

 Anche il debito dovrebbe mantenersi a un livello vicino a quello del 2023, quando è stato del 137,3%: le previsioni parlano di un 138%, forse poco sotto. Le ripercussioni del Superbonus sulla finanza pubblica sembrano sotto controllo, anche dopo l’ultimo decreto all’esame del Parlamento. In questo quadro, la correzione dello 0,5% strutturale l’anno, che dovrebbe essere richiesta dalla Commissione europea a seguito della procedura per deficit eccessivo, che Giorgetti dà per scontata, dovrebbe già essere sostanzialmente inglobata. Resta la grande incognita delle risorse per assicurare anche nel 2025 il taglio del cuneo fiscale e l’Irpef a tre aliquote, evitando così l’aumento delle tasse. Il governo perde tempo, evita che il dibattito possa in qualche modo interferire con le elezioni europee di giugno e confida che la nuova Commissione possa essere comprensiva. Il piano fiscale strutturale di medio termine previsto dalla nuova governance, che in via transitoria sarà presentato entro il 20 settembre, con la “traiettoria di riferimento” della spesa primaria, dovrebbe sciogliere il nodo. 

 

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