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Il Patto sui migranti spacca il Pe, il Pd voterà contro

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Ultimo aggiornamento 9 Aprile, 2024, 23:59:10 di Maurizio Barra

Il terrore all’ultima curva, il voto dell’Aula non più scontato come una manciata di giorni fa, il rischio che uno dei testi più complessi e caratterizzanti della XI legislatura possa franare. Il Patto sulla migrazione e l’asilo approda alla mini-Plenaria dell’Eurocamera con un improvviso alone di incertezza e fiaccato dalla campagna elettorale ormai alle porte. Fronde interne e spaccature nei gruppi della ‘maggioranza Ursula’ – Ppe, Socialisti e Renew – rendono meno blindata un’approvazione sulla quale, nonostante il governo abbia votato a favore nel febbraio scorso, neanche Fratelli d’Italia si sente di scommettere. Anche perché, tra i partiti italiani sembrano prevalere quelli contrari, con il Pd che è uscito allo scoperto: “Per noi questo compromesso è troppo poco, voteremo no”.

L’ora della verità sarà alle 17 e sarà nella sede del Pe a Bruxelles. La votazione sarà lunga anche perché il Patto sui migranti si compone di 8 file legislativi, dei quali cinque ne rappresentano il cuore: il regolamento sulla gestione della migrazione e l’asilo, il testo sulla gestione delle crisi migratorie, il regolamento Eurodac (sulla banca dati Ue delle impronte digitali), il regolamento sulla procedura di asilo.

Ciascuno di questi testi appaga una parte dell’emiciclo e scontenta l’altra. In linea di principio si dovrebbero pronunciare a favore i tre gruppi della maggioranza pro-von der Leyen. Ma, a poche ore dal voto, sono già fioccati i distingui.

Oltre al Pd, all’interno dei Socialisti potrebbe sfilarsi anche la delegazione francese. E anche nel Ppe i transalpini dovrebbero smarcarsi, con il medesimo bersaglio: Emmanuel Macron. “Oggi sono meno ottimista di ieri”, ha confessato una fonte dei Popolari.
Inevitabilmente, il voto su un dossier così elettorale come quello della migrazione risente dell’avvicinarsi delle Europee.

Elly Schlein, nella sua ultima sortita a Strasburgo, aveva messo le basi di una linea più dura in Europa su due temi, in particolare: i migranti e il Patto di stabilità, che andrà al voto nella seconda metà di aprile. Non a caso il leader del Ppe, Manfred Weber, fiutando l’aria, ha anticipato tutti con un netto avvertimento diretto ai Dem: “Non sottraetevi alle vostre responsabilità, il voto di domani deciderà se siete un partito europeista o meno”. La risposta, tuttavia, è andata nella direzione opposta: “Non accettiamo lezioni da Weber, che si è asservito all’estrema destra”, ha replicato il capodelegazione Brando Benifei. Eppure, nella squadra dei Dem qualcuno probabilmente voterà in dissenso rispetto alla linea del Nazareno ma in conformità con l’ordine di scuderia di S&d, e quindi a favore dell’intero pacchetto.

Il M5S ha già annunciato la sua contrarietà. I Verdi Ue, inclusi gli ex pentastellati, non hanno mai votato sì fino ad ora. La Lega si è chiusa in un prudente silenzio ma non ha mai nascosto il suo malumore e potrebbe votare contro su buona parte dei testi. E Giorgia Meloni, pressata a destra da Id e dalla maggioranza del suo gruppo, Ecr, dovrà scegliere se blindare un Patto voluto innanzitutto da Ursula von der Leyen o marcare la differenza con la compagine europeista. Stando agli ultimi rumors, è difficile che Fdi dica sì all’intero insieme di norme.

“Valuteremo nel merito ogni singolo provvedimento”, viene riferito. L’impressione è che sui migranti buona parte dei partiti giochi al ‘cherry picking’, ignorando le parti del Patto poco vendibili al proprio elettorato. Ma il gioco potrebbe sfuggire di mano, imprimendo indirettamente un nuovo, durissimo colpo alla candidatura di von der Leyen. 

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