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Le sfingi del Museo Egizio "scendono dal piedistallo"

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Ultimo aggiornamento 21 Aprile, 2024, 03:11:45 di Maurizio Barra

Il direttore Christian Greco lo aveva detto sin dall’inizio del suo mandato: quella suggestiva sala, la Galleria dei Re, apprezzatissima dal pubblico del Museo Egizio, che il Premio Oscar Dante Ferretti aveva disegnato in occasione delle Olimpiadi di Torino del 2006, «piace molto ai visitatori ma non piace agli egittologi». Che dovesse quindi essere riallestita era inevitabile. Il momento è arrivato con i lavori di riqualificazione per celebrare il bicentenario del Museo. La sala è stata chiusa l’8 aprile scorso e sarà disponibile solo per una visita on line.

Ma le grandi sculture di faraoni e divinità rinvenute nel complesso templare di Karnak a Tebe saranno comunque visibili al pubblico e, dall’effetto buio creato da Ferretti, ora torneranno a vedere la luce. Da martedì 23 aprile e fino all’ottobre prossimo, infatti, verranno esposte nel nuovo allestimento temporaneo, intitolato “Verso la nuova Galleria dei Re”, nell’atrio e sotto le arcate del Museo Egizio e dell’Accademia delle Scienze (in attesa del riallestimento delle sale dello Statuario). Di fatto riprendono la loro collocazione originaria, quella del 1823, quando fecero il loro ingresso, insieme con altri reperti della collezione Drovetti, nel palazzo barocco di via Accademia delle Scienze.

«Questo allestimento permette finalmente di guardare in viso le statue – affermano la presidente del Museo Egizio Evelina Christillin e il direttore Greco -. Si coglie il loro valore storico artistico, si notano dettagli fino ad oggi preclusi alla vista a causa del posizionamento su alti piedistalli». Come le iscrizioni geroglifiche sulla parte alta del trono della statua di Tutmosi I o come la parte posteriore del copricapo del sovrano Horemheb. Insomma, si perde l’ effetto “da Oscar” ma si acquista in conoscenza.

Frutto della collaborazione tra il Museo Egizio e l’Accademia delle Scienze, la mostra è anche l’occasione per presentare al pubblico documenti originali che hanno dato vita al Museo, come le lettere della corrispondenza di Drovetti, Champollion, Vidua e altri egittologi o la copia della “Description de l’Égypte” raccolta di tavole disegnate tra il 1809 e il 1829 che conteneva una descrizione scientifica completa dell’antico e del moderno Egitto. «Abbiamo pensato di condividerli come valore aggiunto per meglio comprendere il clima di grande fermento che in quegli anni caratterizzava la vita culturale e intellettuale di Torino – sottolinea il presidente dell’Accademia Massimo Mori -. All’Accademia non soltanto è custodito il “Catalogue originale”, ossia l’inventario del fondo Drovetti, ma è conservato tutto il fondo archivistico di Bernardino Drovetti».

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