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Il Conte, il machete e le cinque ore di interrogatorio: cosa ha confessato e cosa ancora non torna

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento 22 Aprile, 2024, 10:27:09 di Maurizio Barra

«Sì, volevo massacrare Oreste di botte. Ma non volevo ucciderlo: mi sono portato quel pugnale per difendermi, perché quel giorno c’erano anche altre persone». E l’aggressione di Nichelino? «Sono andato a picchiare anche quel tipo ma non c’era nessuna spranga. Ma avete visto come sono io e com’è lui? Secondo voi non ce la faccio a pestarlo a mani nude?».

Così, in un interrogatorio fiume durato cinque ore, venerdì mattina Pietro Costanzia di Costigliole ha raccontato per la prima volta la sua versione dei fatti e ha risposto alle accuse contro di lui. A partire dall’agguato del 18 marzo: quando il Conte, come gli amici chiamano il 23enne di origine nobile, è salito sullo scooter insieme al fratello Pietro e si è presentato in via Panizza, a Mirafiori. E lì ha aggredito Oreste alla gamba sinistra, ferita così gravemente che i medici hanno dovuto amputarla. La giovane vittima era “colpevole” di aver fatto delle avances a Claudia Palin, la fidanzata del Conte (arrestata insieme a lui per possesso di droga ma subito scarcerata): in particolare, il ragazzo accoltellato avrebbe mostrato le sue parti intime a Claudia, tra l’altro amica di Federica, fidanzata di Oreste. «Me l’avevano tenuto nascosto e l’ho scoperto dopo – ha ricordato nell’interrogatorio Pietro, assistito dall’avvocato Wilmer Perga – Ma era un pugnale, non un machete».

Questa precisazione avvalora la tesi di Rocco Costanzia: finito in carcere per tentato omicidio come il fratello, sostiene di non aver visto alcun machete. E lo ha ribadito nella richiesta di scarcerazione davanti al Tribunale del riesame, che ha respinto il ricorso e ha confermato la detenzione. Resta la tesi dei due indagati, cioè che Pietro nascondesse il coltello sotto la giacca e l’abbia tirato fuori nel momento dell’aggressione. Poi cosa ne ha fatto? «L’ho buttato nel tragitto da Mirafiori a casa» ha risposto ieri il 24enne davanti ai pubblici ministeri Davide Pretti e Mario Bendoni. Ma non ha dato elementi precisi per trovarla: l’arma, qualunque sia, potrebbe essere sulla strada fra via Panizza e le strade della collina, a monte di corso Casale. In queste ore la polizia sta provando a cercarlo.

Il 24enne è stato più preciso nell’indicare quello che è successo il pomeriggio del 18 marzo e nei giorni successivi, prima di essere rintracciato all’hotel Royal di corso Regina Margherita. Ha anche indicato i nomi delle persone che ha incontrato in quelle ore e che erano presenti al momento dell’agguato: un dettaglio mai emerso finora è proprio la presenza di altre persone in via Panizza oltre ai fratelli Costanzia, a Oreste e alla sua fidanzata. A quanto pare c’erano altri amici comuni, ragazzi che volevano regolare i conti con il giovane poi aggredito (e che ora saranno sentiti dagli investigatori).

Sarebbe stato il rischio di uno scontro armato a spingere il Conte a portarsi dietro il pugnale. «L’ho preso per difendermi, non per usarlo. Io volevo far scendere quel ragazzo dal monopattino e massacrarlo di notte». Invece l’ha pugnalato alla gamba, così forte da costringere i medici ad amputarla. Qualcosa non torna, quindi. Anche a Pietro, che non credeva di aver fatto così male a Oreste. Almeno è quello che ha detto ai pm venerdì mattina: «Ho visto le notizie su internet e mi sembrava incredibile».

Nelle cinque ore di interrogatorio, Costanzia di Costigliole ha parlato anche della precedente aggressione a un ragazzo di Nichelino, avvenuta la sera del 24 gennaio (dunque un mese e mezzo prima dell’aggressione a Oreste). Il conte di Costigliole sarebbe sbucato dallo scantinato del palazzo della vittima e lo avrebbe colpito con una spranga«Ero una maschera di sangue e ho quasi perso i sensi, ma lui continuava a colpirmi. Sono finito al Santa Croce di Moncalieri dove gli esami hanno rilevato un trauma cranico» ha raccontato il ragazzo, anche lui colpevole di aver fatto delle avances a Claudia Palin, la fidanzata del Conte. Una ricostruzione che Pietro accoglie solo in parte: «Non avevo nessuna spranga, sono andato e l’ho menato a mani nude perché ci aveva provato con la mia tipa – ha spiegato il 23enne, che è alto 1 metro 90 e appassionato di kick boxing – Guardate me e guardate lui, ditemi se ho bisogno di una spranga per fargli male».

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