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Eleonora Evi si iscrive al gruppo del Pd

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La deputata Eleonora Evi, che era
uscita dal gruppo di Avs alla Camera, si è iscritta al gruppo
parlamentare del Pd. Lo ha comunicato il vice presidente di
turno Fabio Rampelli informando l’Aula che alla presidenza è
arrivata la lettera con la richiesta della parlamentare di
adesione ai Dem.

   

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Nordio, festeggiamo il 25 aprile ma abbiamo ancora un codice fascista

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“Vorrei ricordare che il nostro codice penale, benché in parte riformato, è quello firmato da Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III. È un codice tra virgolette fascista, sia pure scritto molto bene. A breve si festeggerà la festa di Liberazione, una festa che celebra l’antifascismo ma dobbiamo ricordare che abbiamo ancora un codice firmato da Mussolini e Vittorio Emanuele III che tra l’altro gode di buona salute, mentre un codice intitolato a un eroe della Resistenza come Vassalli è stato demolito e mal interpretato, un altro paradosso del nostro Stato”. Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, durante un convegno organizzato nella capitale all’università di Roma Tre.

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Ok della Camera alla pdl sui tifosi nelle società sportive

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L’Aula della Camera ha approvato
quasi all’unanimità, con 214 voti a favore, 8 astenuti e nessun
contrario, la proposta di legge che prevede di promuovere,
sostenere e favorire la partecipazione dei tifosi al capitale
sociale delle società sportive professionistiche e
dilettantistiche. Ora passa all’esame del Senato.

   

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Primo sì al premierato, parte il voto sull'autonomia

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   Il ddl Casellati sul premierato elettivo sta per incassare il primo sì dal Parlamento. In serata la Commissione Affari costituzionali del Senato conclude l’esame del provvedimento e domani approverà il mandato al relatore. Un voto che viene effettuato in contemporanea alle prime votazioni, questa volta alla Camera, sul ddl Calderoli sull’autonomia differenziata. Una concomitanza che conferma come il parallelismo dei due iter legislativi, renda manifesto l’accordo tra i partiti di maggioranza, specie tra Fdi e Lega. Un accordo entro cui le opposizioni cercano di incunearsi per farlo saltare.

    Il voto di fiducia in Senato sul decreto sul Pnrr ha costretto a posticipare la seduta della Commissione Affari costituzionali alla sera e il voto a domani. Ma non sono attese sorprese, con il voto favorevole della sola maggioranza e tutte le opposizioni ad esprimersi contro. Anche Iv, che pure aveva presentato un ddl con l’elezione diretta del premier, ha annunciato il voto contrario sul ddl Casellati, definito “uno schifezzellum” da Matteo Renzi.

    La riforma è stata bocciata anche in un convegno del Coordinamento per la democrazia costituzionale (Cdc), l’associazione di giuristi guidata dal prof. Massimo Villone che fu l’anima dei Comitati per il No al referendum sulla riforma Renzi-Boschi del 2016. Domenico Gallo ha parlato di “assalto finale” del centrodestra alla Costituzione e Villone ha invitato a “organizzare la resistenza dell’opinione pubblica” in vista dei referendum. Rosy Bindi ha invitato a dare vita subito a Comitati per il No al futuro quesito.

    In quello stesso convegno il presidente emerito della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick si è dichiarato “perplesso e preoccupato” che l’impatto sulla finanza pubblica che avrà l’Autonomia differenziata, un problema – ha accusato Flick – che il governo ha ignorato. Proprio su questo punto le opposizioni si sono mosse per cercare di rallentare il cammino del ddl Calderoli in Commissione Affari costituzionali della Camera. Il Pd ha chiesto una relazione del Mef sui costi dell’attuazione dell’Autonomia differenziata. Il ddl afferma che essa non avrà impatti sulla finanza pubblica, ma diversi esperti sentiti in audizione, hanno invece affermato il contrario. Ma in attesa della relazione dell’Economia la Commissione ha deciso di confermare l’iter a marce forzate: con pochi giorni dedicate alle votazioni dei circa 2000 emendamenti delle opposizioni. Il capogruppo Dem in Commissione, Federico Fornaro, ha criticato questa scelta, visto che a suo giudizio il ddl non verrà approvato dalla Camera prima delle europee benché è confermato l’approdo in Aula il 29 aprile, con il voto finale della Commissione sabato 27.

L’affermazione di Fornaro nasce dalla speranza che la contrarietà emersa al ddl in una parte di Fi, possa frenare il cammino del provvedimento in Aula. D’altra parte c’è il timore che invece in Aula vengano contingentati i tempi dell’esame, possibile in base al regolamento. Di qui la lettera al presidente Lorenzo Fontana dai capigruppo delle opposizioni di evitare che su una legge così rilevante, che trasforma la forma di Stato della nostra Repubblica, abbia tempi di discussione strozzati. 
   

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Il decreto Pnrr è legge con fiducia, scontro sui pro life nei consultori

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Tra mille polemiche e una maggioranza sempre più lontana dall’opposizione, passa al Senato con 95 sì, 68 no e un astenuto il decreto che contiene misure aggiuntive per l’applicazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Il provvedimento, che aveva già ricevuto il via libera dalla Camera il 18 aprile, diventa così legge. Ma lo scontro in Aula è aspro soprattutto su alcune misure come quella che consente alle associazioni Pro-Vita di entrare a pieno titolo nell’organizzazione dei Consultori. Per le senatrici Valeria Valente (Pd) e Alessandra Maiorino (M5S) si tratta, in realtà, di un “attacco bello e buono” alla legge e di “una mano tesa” agli “antiabortisti”. E questo, incalza Tino Magni (Avs), “nella convinzione patriarcale che le donne non siano capaci di scegliere liberamente, che non siano capaci di autodeterminarsi”.

 Ma a far discutere c’è anche la norma che dà lo stipendio a Renato Brunetta – già professore in pensione, ex ministro ed ex parlamentare – da presidente del Cnel. Gli interventi più duri su questo fronte sono quelli di Alessandra Maiorino e di Matteo Renzi, anche se quest’ultimo, alla fine, non vota, così come il leader di Azione, Carlo Calenda. Secondo la senatrice del M5S si tratta di “una ricompensa” data a Brunetta per “aver smontato”, come Cnel, “il reddito di cittadinanza”. Mentre il fondatore di Italia Viva parla direttamente di “marchettificio” visto che con questo decreto non solo “si viola la legge Madia” per garantire lo stipendio al presidente del Cnel “con i soldi dei nostri figli”, “ma si prevedono anche molte assunzioni” che nulla c’entrano con il testo. 

 

Il ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNNR, Raffaele Fitto, prova in tutti i modi a difendere il decreto in Aula assicurando che si tratta di un testo sul quale “c’è già stato un ampio confronto in Europa”, che contiene “misure” adeguate e che “non toglie 1 euro alla sanità”, ma l’opposizione continua ad attaccare “soprattutto sui tempi” ristrettissimi che al Senato sono stati concessi per esaminare il provvedimento. Così, mentre la ministra per il Turismo, Daniela Santanché, elogia la “riforma epocale per le guide turistiche” contenuta nel decreto, il segretario della Cgil, Maurizio Landini, presente al presidio organizzato dalla Cgil davanti a Palazzo Madama contro il provvedimento, accusa direttamente il governo “di un disegno autoritario” contro il quale invita tutti “a scendere in piazza”.

 

Nel Senato, dove nel frattempo si apprende che il 6 maggio arriverà la statua sulla maternità dell’artista Vera Omodeo, che il Comune di Milano aveva rifiutato, il dibattito non si placa fino al momento del voto. Il presidente dell’Udc Antonio De Poli difende la norma sui consultori osservando come non sia “un reato aiutare le donne a scegliere la Vita”, mentre la senatrice del M5S Ketty Damante non ha dubbi: “Il decreto è solo un modo per il governo di provare a nascondere il totale fallimento nella gestione del Piano”. “Stiamo attentissimi quando in futuro l’Ue ci proporrà altre forme di debito – dichiara il leghista Claudio Borghi – perché le sirene hanno già iniziato a suonare e questo lo dico anche agli alleati”.

   

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Quattro anni e mezzo in appello per tesoriere della Lega

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Sono stati condannati anche in
appello il tesoriere della Lega Alberto Di Rubba e Andrea
Manzoni, anche lui ex contabile per il Carroccio in Parlamento,
rispettivamente a 4 anni, 6 mesi e 20 giorni e a 3 anni, con
riduzione delle pene rispetto al primo grado, nel processo per
le accuse di peculato e turbata libertà del procedimento di
scelta del contraente sul caso della compravendita, tra il 2017
e il 2018, del capannone di Cormano, nel Milanese, acquistato
dalla Lombardia film commission e con cui sarebbero stati
drenati 800 mila euro di fondi pubblici. Lo ha deciso la Corte
d’Appello di Milano.

   
La seconda sezione della Corte d’Appello, riformando la
sentenza con rito abbreviato di primo grado con pene più basse,
ha disposto per Di Rubba anche l’interdizione dai pubblici
uffici per 5 anni e la revoca dell’interdizione legale che era
stata decisa. Per Manzoni i giudici hanno ritenuto prevalenti le
attenuanti generiche rispetto alle aggravanti, hanno disposto
l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, quella dalla
professione di commercialista per 3 anni e revocato anche in
questo caso l’interdizione legale. Motivazioni del verdetto tra
60 giorni.

   
Il sostituto pg Massimo Gaballo aveva chiesto di ridurre le
pene da 5 anni a 4 anni per Di Rubba e da 4 anni e 4 mesi a 3
anni e 4 mesi per Manzoni. Richieste in linea, in sostanza, con
la decisione della Corte. Il pg aveva chiesto ai giudici,
infatti, di riconoscere ai due imputati l’attenuante
dell’offerta risarcitoria a Lfc. E con revoca dell’interdizione
legale.

   
Di Rubba, nominato un anno fa nuovo amministratore federale
della Lega ed ex presidente di Lfc, è stato anche condannato in
primo grado a 2 anni e 10 mesi per peculato, lo scorso luglio,
in un’altra tranche di indagine, sempre coordinata dall’aggiunto
Eugenio Fusco e dal pm Stefano Civardi, scaturita da quella sul
caso Lfc. In primo grado per Di Rubba e Manzoni, accanto alla
confisca di porzioni di due villette sul lago di Garda
riconducibili agli imputati e fino a circa 300 mila euro, era
arrivata anche la condanna a versare una provvisionale, come
risarcimento danni, di 150 mila euro a Lfc, assistata dal legale
Andrea Puccio, e di 25 mila euro al Comune di Milano, con
l’avvocato Marco Dal Toso.

   
Stando alla sentenza di primo grado del gup Guido Salvini del
giugno del 2021, gli allora revisori contabili della Lega in
Parlamento Di Rubba e Manzoni avevano usato “la loro attività di
origine politica” per “ottenere arricchimenti personali”
mettendo in pratica un “modello davvero deteriore”.

   

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Antimafia ascolterà Emiliano e procuratore Rossi

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Il presidente della Regione Puglia,
Michele Emiliano, e il procuratore capo di Bari, Roberto Rossi,
saranno ascoltati in commissione parlamentare antimafia, in
merito alle recenti vicende e inchieste legate ai rischi di
infiltrazioni mafiose nel territorio pugliese e in particolare a
Bari: lo ha deciso l’ufficio di presidenza della commissione, a
quanto si apprende da fonti, secondo cui le date non sarebbero
ancora state fissate per aspetti di ordine tecnico.

   

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Meloni: '9,8 miliardi a 17 accordi di coesione, lavoro prezioso'

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“Finora abbiamo sottoscritto 17 accordi, siamo in dirittura d’arrivo per chiudere gli ultimi 4 che mancano (Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna) e coprire così tutto il territorio nazionale. È un lavoro estremamente prezioso che ci ha permesso di mettere finora a diposizione dei territori la somma complessivo di 9,8 miliardi di risorse del Fondo sviluppo e coesione 2021-2027.È un pacchetto particolarmente importante, che oggi il Cipess è chiamato ad approvare e che ha movimentato circa 15 miliardi di euro attraverso risorse regionali, nazionali e private”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla riunione del Cipess.

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Fumata nera del Parlamento sul giudice costituzionale

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Si è risolta in una fumata nera, la
seduta comune del Parlamento per eleggere un giudice
costituzionale. Non essendo stata raggiunta la maggioranza
necessaria dei due terzi per procedere all’elezione, si rinvia
ad un altro scrutinio. Dalla prossima votazione sarà sufficiente
la maggioranza dei tre quinti.

   
Le schede bianche sono state 380 e le nulle 20.

   

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Scritta 'fascisti al rogo' su vetri comitato Fitto a Maglie

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Una scritta ‘fascisti al rogo’ è
stata fatta con vernice rossa sulla vetrina di un locale nel
centro di Maglie che ha ospitato in passato il comitato
elettorale del ministro Raffele Fitto (FdI) e che espone ancora
l’insegna di partito col nome del ministro. Lo ha reso noto il
sindaco di Maglie, Ernesto Toma, con un post sui social.

   
“È evidente che il buon governo del presidente Giorgia
Meloni e la vittoria del centrodestra in Basilicata – scrive
Toma – viene mal digerita da qualcuno che nella notte ha
imbrattato un comitato elettorale (chiuso, ma nel centro di
Maglie) del ministro Raffaele Fitto con una scritta
intimidatoria: ‘fascisti al rogo'”. “Gli autori non resteranno
ignoti a lungo, i carabinieri stanno indagando – conclude –
Esprimo la mia condanna per l’ignobile e vile gesto e tutta la
mia solidarietà al ministro Fitto a nome dell’intera città”.

   

   

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