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Ultimo aggiornamento 27 Settembre, 2018, 21:33:20 di Maurizio Barra

DALLE 13:43 ALLE 21:33

DI GIOVEDì 27 SETTEMBRE 2018

SOMMARIO

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L’iPhone Xs Max costa 443 dollari di materiali
Circa 50 euro in più dell’X del 2017. Pezzo più caro è il display

Apre a New York “Amazon a 4 stelle”E’ permanente, spinta colosso in punti vendita reali

Apple contro fake news, rimuove alcuni siti da ricerca vocaleDopo segnalazione della testata Buzzfeed

Wikileaks, Assange passa il testimone al suo viceAttivista isolato in ambasciata, incarico va a Hrafnsson

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L’iPhone Xs Max, l’ultimo smartphone di casa Apple, costa 443 dollari solo di componenti, senza contare le spese per assemblaggio, ricerca e sviluppo. La cifra, calcolata dagli esperti di Tech Insight, è riferita alla versione del melafonino con il taglio di memoria intermedio, pari a 256 GB. Il costo risulta più elevato di quasi 50 dollari rispetto a quello dell’iPhone X lanciato nel 2017, conteggiato in 395 dollari.
Tech Insight ha guardato dentro al nuovo iPhone – che ha un prezzo di listino di 1.099 dollari in Usa – svelando che il componente più costoso è lo schermo. Il display Oled Super Retina da 6,5 pollici, il più grande mai visto su uno smartphone della Mela, ha infatti un costo di 80,50 dollari. La voce processore/modem segna 72 euro, mentre le fotocamere – altro pezzo forte del telefono – hanno un costo di 44 dollari.
A fare i conti in tasca a Apple sono anche gli analisti di Ihs Markit. Secondo i loro calcoli, l’iPhone Xs Max con taglio di memoria più piccolo, da 64 GB, ha un costo di materiali pari a 390 dollari, 20 dollari in in più rispetto all’iPhone X dell’anno scorso con la minore quantità di memoria. Ihs Markit fa anche un paragone con il Samsung S9 Plus da 64 GB, che ha un costo di materiali stimato in 375 dollari e un prezzo di vendita di circa 840 dollari.

Amazon 4-star: è il nome del nuovo negozio che Amazon inaugura a New York e che venderà solo prodotti a quattro stelle e più venduti sulla sua piattaforma online.Si tratta di un negozio permanente e non un pop-up, come molti degli altri esperimenti finora effettuati da Amazon. L’apertura rappresenta per Amazon una nuova spinta nel settore dei negozi ‘veri e reali’ che segue l’acquisizione di Whole Foods e la graduale introduzione di minimarket senza cassieri.
Apple intensifica gli sforzi contro le fake news: rimuove una serie di siti ‘spazzatura’ che potevano comparire o essere consigliati dalla ricerca vocale di Siri. La vicenda è emersa dopo un’inchiesta di BuzzFeed, da cui è risultato che alcune pagine facevano riferimento a siti che diffondevano notizie false, video virali e teorie complottistiche. La testata ha segnalato la questione a Apple che ha rimosso i collegamenti.In uno degli esempi citati da BuzzFeed, la ricerca del termine Pizzagate, è stato dimostrato come Siri suggerisse dei video YouTube già rimossi da Google; dopo la segnalazione i video sono scomparsi anche da Safari, il motore di ricerca di Apple. “I siti suggeriti da Siri provengono da contenuti sul web, forniamo servizi di assistenza per evitare siti inappropriati – spiega Cupertino – Inoltre, rimuoviamo ogni suggerimento inappropriato ogni volta che ne veniamo a conoscenza, come abbiamo fatto questa volta. Continueremo a lavorare per fornire risultati di alta qualità”.L’episodio riporta alla luce la difficoltà per le aziende tecnologiche di contrastare un fenomeno incontenibile come le fake news. Proprio ieri i big della tecnologia hanno presentato all’Ue un codice di condotta su base volontaria con una serie di pratiche da seguire per combattere la disinformazione online, sulla scia degli impegni presi lo scorso maggio a Bruxelles. Tra i sottoscrittori ci sono Twitter, Facebook, Google e Mozilla.
Julian Assange lascia, almeno per ora, la carica di direttore (editor in chief) di WikiLeaks. La decisione – resa inevitabile dalla condizione attuale dell’attivista australiano, privato da mesi di connessione internet e di ogni possibilità di contatti telefonici o personali con figure esterne nell’ambasciata dell’Ecuador di Londra in cui vive rifugiato da oltre 6 anni – è stata formalizzata nelle scorse settimane in un comunicato dell’organizzazione, che denuncia ancora una volta come inaccettabile quella che considera ormai una sorta di “detenzione arbitraria”.A scegliere il successore è stato Assange medesimo che ha indicato il giornalista investigativo islandese Kristinn Hrafnsson, suo strettissimo collaboratore e già portavoce di Wikileaks. “Io condanno il trattamento inflitto a Julian Assange che ha portato alla mia nomina”, ha commentato Hrafnsson, impegnandosi peraltro ad assicurare “la continuità del lavoro di Wikileaks nel rispetto dei suoi ideali”.Gli incarichi all’interno Wikileaks sono stati in effetti sempre fluidi. Ma questo cambiamento conferma la nuova condizione da ‘ospite’ meno gradito di Assange nella sede diplomatica (dove ormai può ricevere solo i suoi avvocati) dopo l’avvento alla presidenza dell’Ecuador, al posto di Rafael Correa, di Lenin Moreno: più sensibile alle pressioni degli Usa, furiosi con Wikileaks fin dalla sua pubblicazione nel 2010 di una caterva d’imbarazzanti documenti top secret. Proprio di recente Moreno ha evocato la ricerca di “una soluzione di garanzia” per l’australiano pur negando di volerlo far estradare. Mentre un attacco nei confronti dell’attivista è partito anche dal giornale britannico Guardian, in passato canale di diffusione di moltissime rivelazioni di Wikileaks, che ha accreditato l’esistenza a fine 2017 di un presunto piano di fuga, poi abortito, in vista d’un ipotetico trasferimento nascosto in Russia. Una ricostruzione basata su documenti citati da una deputata della destra ecuadoriana, ma che lo stesso Assange e altri hanno smentito come falsa e provocatoria.   [print-me title=”STAMPA”]

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