Ultimo aggiornamento 27 Settembre, 2018, 20:42:12 di Maurizio Barra
DALLE 15:52 ALLE 20:42
DI GIOVEDì 26 SETTEMBRE 2018
SOMMARIO
CRONACA TUTTE LE NOTIZIE
Salvini al centro mirino in manifesto
Affisso da Cua. Striscione ‘Bologna ti odia. No al razzismo’
Rapine a commercianti, 10 condanneOrganizzazione capace mettere a segno anche 3 furti in un giorno
Cucchi: sorella,si stava risollevando,per questo non perdonoIntervista su ‘Chi’ ad Ilaria, mi ha regalato una seconda vita
Morti sospette in clinica, 5 indagatiRiesumate le salme, l’ipotesi di reato è di omicidio colposo
Degrado in centro Cagliari, stop wi-fiPiazza ritrovo stranieri e sbandati attirati da internet gratis
Stefano Cucchi: “Sappiamo chi è stato”, sit in davanti al tribunale di RomaUdienza del processo bis a carico di cinque carabinieri
Nipote Mandela, qui un pezzo d’AfricaA Castel Volturno, la ‘migrazione non è mai stata un problema’
Rapina in villa: Salvini posta foto arrestati, ‘3 criminali'”I tre criminali che, in attesa di pagarci le pensioni, di notte andavano a rubare, picchiare e mutilare. Spero prendano presto il loro connazionale ancora in fuga, devono pagare tutto”
Roma: nodo Ama blocca ok al bilancioNiente assunzioni fino a via libera. Raggi,noi invertiamo rotta
Pamela, Oseghale trasferito a ForlìAveva riferito particolari a collaboratore giustizia
Medico legale ucciso a SanremoFatale coltellata alla gola in studio. Indagano i carabinieri
Sedicenne ucciso, carcere confermatoAccolta la richiesta della procura per omicidio aggravatoFalso autografo Infinito: 2 assoluzioni
Nel 2014 ritenuto autentico, poi ritirato da asta e sequestrato
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L’ARTICOLO
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BOLOGNA
– Uno striscione lungo diversi metri con la scritta in rosso ‘Salvini, Bologna ti odia! No al razzismo’, e un manifesto azzurro col volto del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, al centro di un mirino e la scritta ‘Assassino. Prendilo di mira’. A srotolare il drappo e a affiggere il manifesto in via Zamboni, nel cuore della zona universitaria di Bologna, è stato il Cua-Collettivo universitario autonomo che ha rivendicato l’azione sulla propria pagina Facebook e in una nota spiegando che “si è alzato chiaro il grido di ostilità e disprezzo per il razzismo e le politiche suprematiste messe in campo dal neo ministro degli Interni negli ultimi mesi”.
– BARI
– Il gup del Tribunale di Bari, Antonella Cafagna, ha condannato dieci imputati a pene comprese fra i 16 anni e 8 mesi e i 2 anni e 4 mesi di reclusione per circa 70 rapine commesse fra ottobre 2015 e novembre 2016 in provincia di Bari ai danni di supermercati, stazioni di servizio (un distributore di benzina è stato rapinato tre volte in due mesi) tabaccherie e farmacie. La sentenza è stata emessa al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato. Il giudice ha riconosciuto sussistente la ricostruzione fatta dalla Procura. Le indagini della Polizia, coordinate dal pm Fabio Buquicchio, hanno accertato l’esistenza di una vera e propria organizzazione per delinquere armata capace di organizzare fino a 3 colpi in un solo giorno. A capo della presunta associazione c’è il pregiudicato 40enne Gaetano Fornarelli, ritenuto colpevole di 15 rapine, condannato a 14 anni di reclusione.
– “Era un ragazzo buono, che aveva sbagliato, ma che stava ricominciando. Stefano era un ragazzo meraviglioso. Già da piccolo era pieno di vita, solare, sempre con il sorriso e la battuta pronta. Ma era anche molto fragile.
Per questo non posso perdonare chi l’ha ucciso”, dice in un’intervista esclusiva a Chi, in edicola da mercoledì 26 settembre, Ilaria, la sorella di Stefano Cucchi, morto nel 2009 dopo le percosse subite. “Per lui sono stata – aggiunge – una seconda mamma, avevamo un rapporto bello, ma conflittuale. Ero quella che, quando lui andava a letto, gli frugava nelle tasche e controllava il telefono. Ed ero quella che lui cercava appena aveva un problema. Non volevo perderlo, perché era circondato dall’amore, ma non per questo bisognava abbassare la guardia. Ho dedicato la mia vita a fargli avere giustizia e lo farò per altri ragazzi morti in carcere. Mio fratello era bello, allegro, mi chiedeva sempre se fossi felice, perché sapeva che non lo ero: il suo regalo è stato un’altra vita perché in questa tragedia ho conosciuto Fabio, Fabio Anselmo, il nostro avvocato, con cui ora divido anche la vita, come un regalo di Stefano”.
Riguardo al film sul fratello “Sulla mia pelle” interpretato da Alessandro Borghi, Ilaria Cucchi aggiunge: “Al film va riconosciuto il merito di avergli restituito una personalità. Ho chiamato Alessandro Borghi per chiedergli come avesse fatto a riportarlo in vita nella parlata, nel modo di camminare, negli atteggiamenti. In questi nove anni a fatica abbiamo ricostruito punto per punto quello che è accaduto a Stefano nella sua ultima settimana di vita, ma la cosa che nessuno mi potrà restituire è vedere lo stato emotivo con cui ha affrontato quei momenti.
Borghi lo ha fatto, mi ha ridato Stefano in quei giorni – conclude – me lo ha regalato come persona”.
– SALERNO
– Cinque morti sospette nel giro di un anno in una clinica cittadina: su quei decessi ora la Procura di Salerno vuole vederci chiaro. Cinque i medici indagati con l’accusa di omicidio colposo. L’inchiesta è partita nello scorso mese di luglio in seguito ad alcune segnalazioni. I sostituti procuratori salernitani Claudia D’Alitto ed Elena Cosentino hanno conferito l’incarico a due medici legali siciliani che, dopo la riesumazione delle salme, hanno effettuato l’autopsia per far luce sulle cause dei decessi, alcuni dei quali avvenuti anche dopo operazioni non complesse. Sotto la lente d’ingrandimento dei pm – come riportato da alcuni quotidiani cittadini – sono finite le condizioni igieniche delle sale operatorie oltre, naturalmente, all’operato dei medici che hanno effettuato gli interventi chirurgici.
Ombre su cui la Procura di Salerno intende far luce per capire se ci siano state negligenze all’interno della struttura tali da aver contribuito alla morte dei cinque pazienti.
– CAGLIARI
– Degrado in una delle aree più importanti del centro storico a Cagliari, piazza del Carmine, tra risse, dormitorio e latrine a cielo aperto. E Wi-fi sotto accusa: attira – queste le lamentele di residenti e commercianti – troppe persone, soprattutto migranti, che durante il giorno e la notte non hanno niente da fare. Risposta del Comune: via il collegamento a internet gratis. Non solo lì, ma anche in piazza Matteotti, davanti alla stazione. Tossicodipendenti, ubriachi e prostitute locali, a ondate e periodi, in piazza del Carmine ci sono sempre stati. Ma da qualche tempo la situazione è peggiorata, le presenze sono aumentate con l’arrivo di migranti.
E famiglie e soprattutto bambini che un tempo giocavano con il pallone, sono spariti. L’opposizione di centrodestra è andata all’attacco per l’ennesima volta e il sindaco Massimo Zedda ha risposto, parlando in generale di azioni per la riqualificazione della zona, soffermandosi anche sul Wi-Fi: “Vediamo cosa succede nei prossimi giorni con l’eliminazione”.
“Sappiamo chi è Stato – con Stefano nel cuore, con il sangue agli occhi”. E’ lo striscione esposto questa mattina fuori dal tribunale di Roma da alcuni manifestanti che hanno organizzato un sit in in occasione dell’udienza del processo bis a carico di cinque carabinieri per la vicenda di Stefano Cucchi. Al presidio hanno preso parte un centinaio di persone e diverse associazioni, tra cui , il collettivo Sapienza clandestina, Rete No Bavaglio, onlus Alterego Fabbrica dei diritti, Acad associazione contro gli abusi in divisa.Infermiere, in caserma disse ‘non ho bisogno di niente’ – “Trovai Cucchi entro una cella poco illuminata. Era disteso sul letto, rivolto verso il muro e coperto fino alla testa. Lo salutai, e mi rispose ‘Non ho bisogno di niente'”. Così Francesco Ponzo ha raccontato oggi in aula il suo ‘contatto’ con Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato nell’ottobre 2009 a Roma per droga e poi morto una settimana dopo in ospedale. L’esame si è svolto nell’ambito del processo che, davanti alla prima Corte d’assise, per la morte di Cucchi vede imputati cinque carabinieri, tre dei quali per omicidio preterintenzionale. L’infermiere Ponzo era componente dell’ambulanza che nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009 intervenne su chiamata nella caserma dei carabinieri di Tor Sapienza, dove Cucchi era stato portato. “Vidi Cucchi un po’ in viso, per pochi secondi – ha detto l’infermiere – Aveva pupille normali e una ecchimosi nella zona zigomale destra. Da sotto le coperte emergeva solo il braccio destro. Riuscii a prendergli il battito e la pressione, erano normali. Mi sembrò una persona magra con una muscolatura tonica. Gli dissi ‘Vieni con me, andiamo in ospedale. Se hai qualche tipo di problema, poi magari ne parliamo in separata sede. Per la mia insistenza, lui si irritò. Alla fine risalimmo, prendemmo i dati e andammo via”. Sentiti oggi in aula anche il barelliere della stessa ambulanza (che ha detto di essere rimasto fuori della cella) e l’autista (che rimase all’esterno della caserma).Medico tribunale, camminava a fatica e chiese farmaco – Stefano Cucchi, visitato nelle celle del tribunale di Roma dal medico della struttura giudiziaria, “disse di avere dolori alla zona sacrale e agli arti inferiori. Camminava da solo, al massimo appoggiandosi con la mano al muro. Era leggermente curvo, scaricava parte del peso sul muro; chiese un farmaco che prendeva abitualmente”. Così Giovanni Battista Ferri, responsabile dell’ambulatorio medico della Città giudiziaria di Roma, sentito nel processo per la morte di Cucchi. Fu lui, intorno alle 14 del 16 ottobre 2009 (il giorno dopo l’arresto del giovane per droga) ad essere avvisato della presenza di Cucchi nelle celle del tribunale a conclusione dell’udienza di convalida. “Andai nelle celle, mi presentai e gli chiesi cosa potevo fare per lui; la risposta fu che non aveva bisogno di nulla”. Sulle condizioni di Cucchi, “Lo vidi solo in viso. Nel referto scrissi che aveva lesioni ecchimotiche su entrambi gli occhi e che aveva riferito dolori alla regione sacrale e agli arti inferiori. Secondo me erano lesioni da evento traumatico, e dal dolore sembravano lesioni recenti, ma lui rifiutò di farsi visitare”. E alla richiesta sul come si fosse procurato quel dolore, la risposta fu “che era caduto dalle scale il giorno precedente, anche se quella risposta non mi convinse. Comunque, le sue condizioni di salute consentivano di andare in carcere; era idoneo per il carcere”. Prima del dottor Ferri è stato sentito anche un ex detenuto, portato nelle celle di piazzale Clodio lo stesso giorno di Cucchi dopo un arresto per spaccio, il quale ha detto di aver sentito Cucchi bussare alla porta della cella. “Chiedeva la terapia e il metadone, chiamava le guardie, ma non venivano. E allora qualcuno dalle celle disse di non chiamarle ‘guardie’, ma ‘agenti’. E quando comunicò a chiamarli così, loro arrivarono”.Agente penitenziaria, evidente che era stato pestato -“Secondo me quel ragazzo aveva avuto qualche problema, secondo la mia esperienza aveva preso qualche schiaffo, qualche pugno. Era evidente che era stato pestato”. Lo ha detto durante la sua deposizione l’ispettore superiore della Penitenziaria Antonio La Rosa durante il processo che vede imputati per la morte di Stefano Cucchi cinque carabinieri, tre dei quali per omicidio preterintenzionale. “Vidi per la prima volta Stefano Cucchi alle celle d’uscita del tribunale. Non si reggeva in piedi, camminava male, in viso era parecchio rosso, aveva segni evidenti di occhiaie profonde”, ha aggiunto. Le condizioni di Stefano Cucchi mentre si trovava nella città giudiziaria di Roma prima e dopo l’udienza di convalida del suo arresto per droga, sono state al centro delle ultime testimonianze di oggi – quelle di alcuni agenti della polizia penitenziaria.Subito dopo l’udienza di convalida dell’arresto, “Cucchi mi chiese se a Regina Coeli ci fosse una palestra perché lui faceva il pugile – ha continua La Rosa – Non lo sapevo, ma era una richiesta strana. E quando gli chiesi cosa gli fosse accaduto, mi rispose che era scivolato dalle scale mentre scappava. Fu un altro detenuto che disse ‘Ma quale caduta dalle scale, lui ha avuto un incontro di boxe&hellip solo che lui era il sacco’. E Cucchi non ribattè nulla”. Un altro agente della penitenziaria, l’assistente capo Luciano Capo, ha focalizzato l’attenzione sull’ispezione ai detenuti (“quella su Cucchi non è stata come le altre, lui alzò solo la maglietta, era tutto rosso e non ritenni opportuno la togliesse. Non fece poi la prevista flessione sulle gambe perché non ce la faceva, gli faceva male”), così come il collega Salvatore Mandaio che, vedendo Cucchi, ha detto di aver pensato “che era stato picchiato, più che altro per i segni sulla schiena. Era sofferente nella camminata”. Prossima udienza, l’11 ottobre per l’audizione di altri dieci testimoni dell’accusa.
– CASERTA
– Ndileka Mandela, nipote del premio Nobel per la pace Nelson Mandela nonché attivista per i diritti delle donne, è stata oggi al Centro per migranti “Fernandes” di Castel Volturno (Caserta). La nipote dell’ex presidente sudafricano è in questi giorni in Campania dove ha ricevuto a San Giorgio a Cremano (Napoli) il premio Ethnos 2018, previsto nell’ambito del Festival Internazionale di Musica Etnica.
“Non sapevo esistesse un pezzo d’Africa in Italia”, ha esclamato con sorpresa Ndileka Mandela appena arrivata al Centro Fernandes, dopo esser transitata per la via Domiziana, e aver notato la presenza di così tanti immigrati africani. “La migrazione dei popoli c’è sempre stata e non è mai stata un problema”, ha poi proseguito.
“I tre criminali che, in attesa di pagarci le pensioni, di notte andavano a rubare, picchiare e mutilare. Spero prendano presto il loro connazionale ancora in fuga, devono pagare tutto”. Lo scrive in un twitter il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che posta anche una foto con i tre arrestati seduti ad un tavolo di un bar, con a fianco le foto delle due vittime dell’ultima rapina.
– ROMA
– Slitta l’ok al bilancio consolidato di Roma, che non sarà approvato entro la data di scadenza prevista del 30 settembre. Ad annunciarlo oggi in Assemblea Capitolina è lo stesso assessore al Bilancio e Partecipate Giovanni Lemmetti.
A “bloccare” l’approvazione del documento è il bilancio di Ama che non è ancora stato approvato dall’ assemblea societaria, a causa di una verifica ancora in corso a Palazzo Senatorio di alcune passate partite contabili tra la municipalizzata e il Comune. E i sindacati attaccano: se non arriva ok al bilancio Ama, l”o sciopero sarà inevitabile”. Lemmetti rassicura: “Ama ha tutte le risorse per il pagamento di stipendi, fornitori e tutto ciò che riguarda il servizio pubblico”. Il ritardo dell’ok al bilancio consolidato comporta, come sanzione, “il blocco delle assunzioni fino a che non venga approvato”. La sindaca Virginia Raggi ammette: “il tema dei servizi pubblici è il tallone d’Achille di Roma. Stiamo lavorando tantissimo per cambiare”.
– ASCOLI PICENO
– Ha lasciato il carcere di Ascoli Piceno ed è stato trasferito in quello di Forlì Innocent Oseghale, il nigeriano accusato dell’omicidio di Pamela Mastropietro, di averne sezionato il cadavere e di averla in precedenza violentata. Era stato rinchiuso nel carcere di Marino del Tronto il 18 febbraio scorso, proveniente da quello di Montacuto ad Ancona. Ad Ascoli avrebbe rivelato nuovi particolari di quanto accadde a fine gennaio nel suo appartamento di Macerata (dove la 18enne romana fu uccisa) ad un collaboratore di giustizia che li ha riferiti agli inquirenti.
Parole che per la procura di Macerata equivalgono ad una confessione dell’omicidio. Oseghale, interrogato il 18 settembre in carcere dal procuratore Giovanni Giorgio che in quella sede ha dichiarato chiuse le indagini, continua ad ammettere solo di aver sezionato il cadavere e di avere avuto con Pamela un rapporto consensuale. Domani riceverà in carcere la visita dei suoi legali Umberto Gramenzi e Simone Matraxia.
– SANREMO (IMPERIA)
– Omicidio nel centro di Sanremo. Giovanni Palumbo, medico legale, è stato ucciso a coltellate nel suo studio di via Fratti, pieno centro della città dei fiori. L’aggressore, un uomo, è già stato fermato dai carabinieri. Al momento non sono noti i motivi della violenza.
L’aggressore, che si trova ora in caserma, è un uomo di 54 anni. Tre le coltellate inferte alla vittima, alla gola quella fatale. A dare l’allarme ai carabinieri, secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato un collega del medico legale.
L’aggressore avrebbe infatti fatto irruzione nello studio di via Fratti, dove era in corso una riunione tra colleghi. I militari dell’Arma indagano sul movente dell’omicidio. Secondo alcune voci, non confermate, il fermato avrebbe agito per vendetta.
– BOLOGNA
– Fermo convalidato e applicazione della custodia cautelare in carcere. E’ questa la decisione del gip del tribunale per i minorenni di Bologna Anna Filocamo che ha sciolto la riserva dopo l’udienza per il sedicenne accusato dell’omicidio del coetaneo Giuseppe Balboni. E’ stata dunque accolta la richiesta della procura dei minori guidata da Silvia Marzocchi. L’accusa è di omicidio aggravato dai futili motivi e di occultamento di cadavere.
– MACERATA
– Assolti “perché il fatto non costituisce reato” Luciano Innocenzi e Luca Pernici, accusati di avere detenuto un falso manoscritto autografo dell’Infinito di Leopardi al fine di commercializzarlo. E’ la sentenza emessa dal Tribunale di Macerata: per Innocenzi proprietario del manoscritto, difeso dall’avv. Marco Cercaci, e per Pernici direttore degli istituti culturali di Cingoli, difeso dall’avv.
Giancarlo Nascimbeni, non sussiste dolo e i due avrebbero agito in perfetta buona fede, convinti di avere trovato il terzo autografo dell’Infinito, dopo quelli di Napoli e di Visso.
Pernici aveva segnalato la scoperta del ‘manoscritto leopardiano’ tra le carte di una collezione privata. Ma dubbi sull’autenticità erano sorti quasi subito: messo in vendita nel luglio 2014 per 150 mila euro da una casa d’aste di Roma, il manoscritto era stato ritirato e poi sequestrato dai carabinieri del Ntoc. Per un perito era una stampa degli anni’60-’70. [print-me title=”STAMPA”]
