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TECNOLOGIA TUTTE LE NOTIZIE

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Ultimo aggiornamento 19 Novembre, 2018, 15:14:29 di Maurizio Barra

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DALLE 11:48 ALLE 15:14

DI LUNEDì 19 NOVEMBRE 2018

SOMMARIO

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Tumori biostampati in 3D per fare ricerca
Esperta, ora potremo sperimentare migliaia di farmaci

Falla sicurezza Instagram, esposte password utentiSocietà, già risolta e interessa un numero ristretto di persone

YouTube come la tv, film con interruzioni pubblicitàDa Rocky a Terminator, sezione ad hoc ma non c’è in Italia

Zuckerberg disse ai manager ‘siamo in guerra’ Più aggressivo dopo Cambridge Analytica, ha causato dimissioni

Ex capo sicurezza Fb, su troll russi anche politica ha fallito Alex Stamos, unire le forze contro la disinformazione

Tim Cook, inevitabile regolamentare industria tech”Libero mercato non tutela privacy, la politica interverrà”

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L’ARTICOLO

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Un’innovazione australiana nella stampa tridimensionale offre nuovi strumenti nella lotta contro il cancro. La start-up Inventia ha creato una biostampante 3D che può produrre cellule umane a ritmo rapido, permettendo di coltivare rapidamente tumori realistici per testare farmaci anticancro. Chiamata Rastrum, la stampante emula la tecnologia a gettito d’inchiostro per produrre cellule e può allo stesso tempo condurre una serie di esperimenti. “Uno dei commenti che abbiamo avuto da un ricercatore è che ha potuto produrre più modelli di cellule con Rastrum in poche settimane, di quanti ne aveva prodotti in precedenza in un’intera tesi Ph.D”, ha detto alla radio nazionale Abc il funzionario operativo capo della Inventia, Cameron Ferris. “Noi speriamo che questo darà forte impulso alla ricerca sul cancro”, ha aggiunto.
La piccola e giovane Inventia ha potuto realizzare l’innovazione grazie al sostegno finanziario ricevuto dal colosso australiano del software Atlassian, il cui cofondatore Scott Farquhar ha detto di aver investito nel progetto perché molti laboratori di ricerca sui farmaci hanno bisogno di nuova tecnologia. “E’ la prossima grande frontiera, se guardiamo alle molte industrie che hanno già digitalizzato, mentre la ricerca medica è una delle aree meno avanzate in questo. Una volta che i problemi sono convertiti in problemi di software, le cose progrediscono molto più rapidamente, ma la ricerca medica per qualche ragione è rimasta indietro in questo”, ha detto. Rastrum “avrà un profondo impatto sugli studi del Centro per la Genomica Funzionale di Melbourne – ha detto la direttrice Kaylene Simpson -. E’ una svolta per noi che operiamo nella scienza basata sulle scoperte, ora potremo sperimentare migliaia di farmaci”.
Una falla di sicurezza su Instagram ha esposto le password di alcuni utenti. A comunicarlo è la stessa azienda di proprietà di Facebook al sito The Information che ha riportato la notizia. La falla è collegata, ironia della sorte, alla funzione che consente agli utenti di scaricare tutti i loro dati. E’ stata introdotta in ottemperanza al Gdpr, cioè le nuove norme europee sulla privacy in vigore da fine maggio scorso. Secondo quando riferito da Instagram, la falla avrebbe causato l’inclusione della password di un profilo all’interno dell’indirizzo web (Url) usato per scaricare i dati personali.Questo link avrebbe quindi esposto la password ad altri utenti in grado di accedere allo stesso computer. Il problema, spiega la società, è già stato risolto e ha interessato “un numero ristretto di persone”. Instagram ha già notificato la falla agli utenti interessati e chiesto per precauzione di cambiare la password. Instagram ha raggiunto quota 1 miliardo di utenti e, secondo stime di Bloomberg pubblicate a giugno, entro cinque anni raggiungerà i due miliardi. Fu comprata da Facebook nel 2012 a 1 miliardo di dollari, ora vale 100 volte di più. Secondo dati di eMarketer, Instagram potrebbe rappresentare circa il 16% delle entrate di Facebook nel prossimo anno, rispetto al 10,6% dell’anno scorso.
YouTube si avvicina sempre di più alla tv generalista: arrivano i film gratis ma con le interruzioni pubblicitarie. Al momento sono a disposizione un centinaio di titoli, da Rocky a Terminator, in una nuova sezione gratuita della pagina film di YouTube, quella dove la piattaforma offre già film a pagamento. In Italia la sezione gratuita non c’è ancora.YouTube consente già di acquistare o noleggiare e poi guardare in streaming diversi film recenti e anche quelli considerati classici da un catalogo in espansione. All’inizio di ottobre, e in sordina, la piattaforma ha lanciato anche una nuova sezione: ospita film più vecchi o meno popolari ma permette di vederli gratuitamente, a patto di di guardare anche un po’ di pubblicità.”Abbiamo colto questa opportunità basandoci sulle richieste degli utenti e l’abbiamo aggiunta all’offerta di film a pagamento. È anche una bella occasione per gli inserzionisti”, ha spiegato Rohit Dhawan, dirigente di YouTube, in un’intervista ad AdAge. La sezione, infatti, potrebbe rappresentare un’oasi più sicura per gli inserzionisti sempre più scottati dalla pubblicazione dei loro annunci nei video caricati dagli utenti, che molte volte sono finiti sotto i riflettori per i tanti casi di incitamento all’odio e linguaggio violento.

Sulla scia dello scandalo Cambridge Analytica, che ha coinvolto 87 milioni di profili degli utenti, nel giugno scorso il ceo di Facebook Mark Zuckerberg ha riunito una cinquantina di top manager spiegando loro che il social era “in guerra”, e che si sarebbe comportato di conseguenza.Lo scrive il Wall Street Journal, secondo cui quel cambio di impostazione ha causato le dimissioni di diversi dirigenti nel corso degli ultimi mesi. Sulla graticola per la mancata protezione dei dati, criticato da utenti, investitori e finito al centro dell’attenzione dei politici, Zuckerberg ha annunciato ai suoi che sarebbe diventato un manager più deciso e aggressivo per rispondere alla situazione. In tempi di pace, ha osservato, i manager possono muoversi in modo più lento per far sì che le decisioni chiave siano abbracciate da tutti. In guerra, però, occorre agire in modo rapido, e per questo i dirigenti avrebbero dovuto “fare progressi più velocemente”.Sempre secondo il Wsj, il nuovo corso ha causato un “tumulto senza precedenti” che ha portato alle dimissioni di diversi manager (tra cui i co-fondatori di Instagram, WhatsApp e Oculus), oltre a creare tensioni con il direttore operativo Sheryl Sandberg.

Facebook avrebbe dovuto “rispondere molto prima” alle interferenze russe nelle elezioni statunitensi di fine 2016, ma il social network non è l’unico da biasimare: anche la politica, l’intelligence e i media hanno fallito. E’ questa la visione di Alex Stamos, ex capo della sicurezza di Facebook, che in un intervento pubblicato nel weekend sul Washington Post ha parlato del problema della disinformazione e ha invitato a “unire le forze” per combatterlo.La questione è stata sollevata la settimana scorsa da un’inchiesta del New York Times che ha accusato i vertici della società – in primis Mark Zuckerberg – di aver ignorato i segnali d’allarme sulla “fabbrica” russa di troll attiva nell’orientare il voto americano a suon di post sul social. Facebook ha usato “una strategia comunicativa di minimizzazione” dei fatti mentre avrebbe dovuto essere “più trasparente”, ha scritto Stamos.Tuttavia “nessuno mi ha detto di non esaminare l’attività russa, né qualcuno ha tentato di mentire su quanto avevamo scoperto”, ha precisato. Gli errori, però, sono anche altrove: l’intelligence americana non ha messo in guardia sugli obiettivi e le capacità della guerra russa dell’informazione; il Congresso non ha regolamentato le pubblicità politiche; i media hanno “ricompensato” gli hacker russi pubblicando migliaia di notizie sul furto delle email ai vertici del partito democratico. “E’ tempo di unirci per proteggere la nostra società da operazioni informative future”, ha esortato Stamos, invitando il Congresso a varare una legge che vieti “inserzioni mirate a piccoli segmenti della popolazione” cui mostrare “notizie politiche divisive”, e a stabilire cosa è responsabilità del governo e cosa delle aziende hi-tech nella lotta alla disinformazione.

Una regolamentazione dell’industria tecnologica è “inevitabile”: il libero mercato “non sta funzionando” nel proteggere la privacy, e ad un certo punto la politica interverrà. Lo ha detto il Ceo di Apple Tim Cook in un’intervista all’americana HBO, che si inserisce nella polemica sulla riservatezza dei dati degli utenti, in cui è rimasta coinvolta Facebook con lo scandalo di Cambridge Analytica.”Parlando in generale, non sono un grande fan delle regolamentazioni. Sono un grande sostenitore del libero mercato, ma dobbiamo ammettere quando il mercato libero non funziona. E qui non ha funzionato”, ha dichiarato Cook nell’intervista, girata dal sito Axios prima dell’inchiesta del Nyt che, la settimana scorsa, ha accusato Facebook di aver ignorato i segnali d’allarme su Cambridge Analytica e sulle interferenze russe nelle elezioni presidenziali Usa. “Penso che sia inevitabile che ci sarà un certo livello di regolamentazione – ha detto Cook – penso che il Congresso e il governo a un certo punto interverranno”.   [print-me title=”STAMPA”]

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