Ultimo aggiornamento 29 Gennaio, 2019, 11:33:06 di Maurizio Barra
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Apple, forse in arrivo i nuovi iPad e iPad Mini
Spunta riferimento in documento russo, probabile lancio a marzo
29 gennaio 201909:45
I nuovi iPad e la quinta generazione di iPad Mini potrebbero arrivare sugli scaffali in un futuro prossimo. A suggerirlo è un documento sottoposto alla Commissione economica eurasiatica, che riunisce Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan e Kirghizistan. Il documento, pubblicato negli ultimi giorni, cita sei nuovi prodotti, definiti come “tablet computer” e registrati da Apple.Stando a indiscrezioni recenti, l’iPad potrebbe avere un aggiornamento simile a quello visto per iPad Pro, con un ampliamento del display (forse da 10 pollici) a fronte del medesimo ingombro, grazie alla riduzione delle cornici. Mancano invece le voci sulla nuova generazione di iPad Mini, il tablet con display da 7,9 pollici che non viene aggiornato da più di tre anni.Al momento non c’è alcun riferimento ufficiale a una probabile data di lancio. E’ tuttavia ipotizzabile che possa essere in programma a marzo, sulla scia dell’evento di presentazione dell’iPad che Apple ha tenuto nel marzo 2018.
Cina chiedono a Usa di rimuovere richiesta arresto Lady HuaweiUsa accusano Huawei di frode e violazione sanzioni Iran
NEW YORK29 gennaio 201910:00
La Cina chiede con forza agli Usa di rimuovere la richiesta d’arresto contro Meng Wanzhou, a capo della finanza di Huawei, e di non procedere con la richiesta di estradizione dal Canada evitando di peggiorare il percorso negativo finora intrapreso: il ministero degli Esteri, a poche ore dalla formalizzazione delle variegate accuse del Dipartimento di Giustizia americano contro la società e la manager, assicura che Pechino “proteggerà con fermezza i legittimi interessi delle compagnie cinesi”. In una nota, il ministero degli Esteri esprime “grave preoccupazione” per l’ultima mossa decisa dagli Stati Uniti sollecitando la cancellazione della richiesta di arresto di Meng e la fine dell'”irragionevole repressione” messa in atto contro le imprese cinesi, inclusa Huawei. Pechino, sul punto, intende muoversi “con fermezza” lavorando alla tutela di tutti i loro “interessi legittimi”. La messa in stato d’accusa di Huawei è stata invece definita “ingiusta e immorale” da un funzionario del ministero dell’Industria cinese.Gli Usa accusano Huawei e il chief financial officer e figlia del fondatore della società Meng Wazhou, di furto di segreti commerciali e frode per la violazione delle sanzioni contro l’Iran. Accuse pesanti che precedono di pochi giorni il nuovo round di trattative commerciali fra Usa e Cina, in programma il 30 e 31 gennaio a Washington. Huawei e Meng in particolare sono accusati di aver mentito alle autorità bancarie per evitare dubbi ed eventuali domande su transazioni con l’Iran.Transazioni da milioni di dollari, afferma il ministro della sicurezza nazionale Nielsen. Secondo l’accusa Meng – ora in Canada dopo il suo arresto in dicembre e per la quale gli Stati Uniti stanno cercando l’estradizione – avrebbe ripetutamente mentito nel 2013 sui rapporti fra Huawei e la società iraniana Skycom. E il colosso cinese, consapevole delle indagini americane, l’avrebbe coperta e cercato di ostruire e ostacolare il lavoro degli investigatori Usa trasferendo possibili testimoni in Cina. Alle accuse sull’Iran si sommano quelle furto di segreti commerciali: con uno “sforzo concertato” Huawei ha tentato di rubare informazioni da ‘Tappy’, il robot di T-Mobile per i test sugli smartphone. La pratiche di Huawei “vanno avanti da anni” e riguardano anche i vertici della società, denuncia il ministro della Giustizia ad interim, Whitaker, secondo il quale la Cina dovrebbe agire ed essere preoccupata per l’attività di Huawei.Parole dure di condanna arrivano anche dal segretario al Commercio Wilbur Ross: mentire, ingannare e rubare non è una perseguibile strategia per la crescita. Le accuse mettono in evidenza le ”azioni sfacciate e persistenti” di Huawei ai danni ”di società e istituzioni finanziarie americane” osserva il numero uno dell’Fbi, Christopher Wray. Società come Huawei rappresentano ”un rischio sia per la sicurezza economica sia per quella nazionale, e l’ampiezza delle accuse” presentate ”chiarisce quanto seriamente l’Fbi prende queste accuse”.L’affondo delle autorità americane minaccia il nuovo round di trattative fra Stati Uniti e Cina, che cercano un accordo per disinnescare una guerra commerciale che già si fa sentire sull’economia mondiale.
Bug su iPhone, FaceTime ‘origlia’ prima delle telefonateChi chiama può sentire voci prima ancora di risposta
29 gennaio 201911:23
Apple sta lavorando per risolvere il bug che consente ad alcuni utenti di iPhone di ascoltare altre persone tramite l’app di FaceTime prima ancora che queste rispondano allo loro chiamata. “Siamo consapevoli del problema e abbiamo identificato una soluzione che sarà diffusa con un upgrade del software più avanti nel corso della settimana” afferma Apple.Il bug è emerso poco dopo il tweet dell’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, in cui veniva messo l’accento sulla necessità di agire e portare avanti riforme per tutelare la privacy. Il bug rinvenuto consente ad alcuni utilizzatori di iPhone di effettuare chiamate di gruppo con FaceTime e ascoltare la persona chiamata prima che questa risponda al telefono e a sua insaputa.FaceTime è un’applicazione sviluppata dalla Apple per i sistemi operativi iOS e macOS, cioè per iPhone, iPad e computer Mac. Permette di fare chiamate o videochiamate col supporto di Internet e la videocamera frontale del dispositivo.
Ex compagno Zuck, su Facebook 50% è fakeAnalisi di Aaron Greenspan, contesa tribunale anche per marchio
29 gennaio 201911:17
– Il 50% degli utenti di Facebook è un ‘fake’. A lanciare il dato in un periodo non proprio sereno per il social network è Aaron Greenspan, un tempo compagno di studi di Mark Zuckerberg ad Harvard che si è anche scontrato con lui in tribunale per la registrazione del marchio ‘Face Book’, ossia il modo in cui il social era noto inizialmente. “Facebook ora non ha, e non avrà mai, un modo per quantificare con precisione il problema degli account fasulli”, ha detto Greenspan nella sua analisi secondo la quale il numero reale di utenti della piattaforma andrebbe almeno dimezzato rispetto agli oltre due miliardi ufficiali. E che sarebbero proprio gli account fasulli a far lievitare il numero degli iscritti. “Tenendo conto di tutti questi fattori, calcoliamo che il 50% o più degli utenti di Facebook mensilmente attivi siano in realtà dei falsi”, sostiene Greenspan. “E’ inequivocabilmente sbagliato, fare una segnalazione responsabile vuol dire riportare dei fatti”, ha controbattuto un portavoce di Facebook. Nel 2017 la piattaforma ha ammesso la presenza di profili falsi, osservando che 270 milioni di account potevano rientrare questa categoria. Aaron Greenspan è a capo di un centro di ricerca creato dalla Think Computer Corporation, da cui è partito il rapporto.
Nel 2009 ha raggiunto un accordo confidenziale con Zuckerberg su una controversia relativa al marchio ‘Face Book’. Nel 2003, quando era uno studente ad Harvard, Greenspan aveva creato il portale per gli studenti ‘houseSYSTEM’. Il social network di Zuckerberg fu poi lanciato ufficialmente il 4 febbraio 2004.
In passato, a contendere la proprietà intellettuale della piattaforma anche i fratelli Tyler e Cameron Winklevoss, una controversia giudiziaria culminata in un risarcimento pari a 65 milioni di dollari nel 2008 poi confermato nel 2011. [print-me title=”STAMPA”]
