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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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Ultimo aggiornamento 3 Febbraio, 2019, 05:11:03 di Maurizio Barra

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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DALLE 10:24 DI SABATO 02 FEBBRAIO 2019

ALLE 05:11 DI DOMENICA 03 FEBBRAIO 2019

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

D’Angelo-Cori, sfida tra generazioni
Al festival con Un’altra luce,”per ribadire nostra napoletanità”

02 febbraio 2019 10:24

-Sessantuno anni Nino D’Angelo, ventotto Livio Cori. Sesta volta all’Ariston per il primo, partito dal mondo dei neomelodici; al debutto festivaliero il secondo, a suo agio nell’hip hop. Ad unire due mondi apparentemente tanto distanti la musica e la napoletanità. “Sono stato io a cercare Nino, un’icona per me, una pietra di Napoli. Lo volevo nella canzone Un’altra luce, che stavo scrivendo. Ma Sanremo non era proprio nei miei pensieri. A proporlo dopo aver sentito la canzone, è stato lui”, racconta Cori, che non nasconde un po’ di ansia, mescolata a gioia. “Fa paura, certo. E’ una carovana, vista da tutta Italia”, lo tranquillizza a modo suo D’Angelo, dando l’idea di come complicità e voglia di divertirsi siano alla base del loro rapporto. E così la strana coppia arriva al Festival, con un brano per metà in dialetto. “Se fosse dipeso da noi, sarebbe stato tutto in napoletano, che è una lingua vera e propria. Le canzoni bisogna ascoltarle, non capirle – spiega D’Angelo, per niente preoccupato che il dialetto possa risultare ostico per il pubblico del festival e di Rai1 -. Del resto ci piacciono le canzoni in inglese, a me piace Imagine, ma non capisco una parola. E’ il suono che è fondamentale”. Tra i due è stato amore a prima vista, ma anche una sfida. “Mi sono messo in gioco, facendo qualcosa di completamente nuovo – racconta Nino -. Ma se non lo fai con i giovani, non lo fai mai. Solo Livio poteva farmi cantare con l’autotune. Noi per non invecchiare dobbiamo prendere da loro, i giovani per crescere devono un po’ seguire noi. Ma la mia generazione è in debito: ha fallito, ha tolto la luce e il diritto al futuro ai giovani, abbiamo dato meno di quello che abbiamo ricevuto”. L’incontro generazionale a Sanremo, dice, è anche un “piccolo risarcimento”. “La vecchia generazione ha pensato a se stessa, senza tener conto di chi sarebbe arrivato dopo. E ieri come oggi, siamo costretti ancora ad emigrare, non solo all’estero, ma per noi del Sud anche al Nord”, gli fa eco Cori, che non smette di ripetere quanto l’incontro con il compagno di ventura sia stato importante soprattutto a livello umano. D’accordo su tutto, dunque. Solo su una cosa non riescono proprio a trovare un accordo: “l’abbigliamento”, dicono all’unisono. “Ma io per lui, ci sarò sempre – chiosa il veterano -. Anche se lui ogni tanto si dimentica che ho il doppio dei suoi anni e mi invita a ballare in discoteca”. Per Cori (che molti identificano con Liberato, il rapper incappucciato la cui identità è sconosciuta) è in arrivo anche il primo vero album dal titolo “Montecalvario” (il quartiere di Napoli da cui arriva), in uscita l’8 febbraio, “tutto in napoletano, perché volevo fosse legato alla mia partenza. E l’unico ospite e padrino di questo disco poteva essere solo lui”. Nino D’Angelo, invece, sta preparando una tre giorni di festa all’Arena Flegrea di Napoli il 21, 22 e 23 giugno insieme a Gigi D’Alessio.

Depero e Halley, colori spiazzantiA Roma le opere del maestro futurista e dell’artista americano

02 febbraio 201921:02

“Ballerina” di Fortunato Depero del 1919 e “Nerve” di Peter Halley del 2016: cento anni separano queste due tele. A legarle è l’ assonanza di colori e linee, la scelta astratta con forme e toni che a distanza di un secolo corrono in parallelo. Quadri e disegni di uno dei giganti del Futurismo e dell’ esponente americano del nuovo concettualismo geometrico anni Ottanta si confrontano a Roma nella mostra “Replay”, fino al 24 aprile alla Galleria Futurism and Co. A dare lo spunto è stato lo stesso Halley, 66 anni, dopo aver rivisto nel 2014 a New York le opere di Depero nella grande esposizione al Guggenheim sul Futurismo. “Mi sento vicino a lui nell’ uso del colore”, disse. Tanto è bastato ai curatori Giancarlo Carpi e Graziano Melolascina per portare pochi mesi dopo i lavori dei due artisti a Torino e ora nella capitale. Nelle trenta opere provenienti da collezioni private il dinamismo e le figure umane robotizzate e meccaniche di Depero si alternano alle griglie, alle sbarre di prigione, ai condotti e ai labirinti del maestro newyorchese del Neo-Geo. E’ qui che emerge l’ aspetto seriale e pre-pop del grande futurista, impegnato negli anni venti anche nella pubblicità – Campari in primis – con soluzioni innovative e un accostamento ardito dei colori tornati a partire dagli anni Sessanta nella comunicazione commerciale. Depero nel 1928 si trasferì a New York, vera metropoli futurista da lui descritta come una “New Babel” e resa con un insieme vorticoso di ingranaggi, tubi, scale e grattacieli. E’ quindi probabile che i suoi lavori siano stati visti poi dagli artisti del Pop e abbiano costituito una fonte di ispirazione negli anni Ottanta in quel clima di “simulazione degli artisti del passato operata anche da Halley”. “Peter Halley è un mostro sacro, uno tra i cento artisti più quotati al mondo – dice Melolascina -. Lavora con le più grandi gallerie. Lo si può considerare come Wharol o Basquiat ai loro tempi. In qualche modo ha ‘spiato’ Depero. I suoi tunnel, labirinti e percorsi esprimono concetti mentali. Il grande insegnamento di questa mostra è che due maestri diversi e distanti sono accomunati dallo stesso Dna geometrico”. Se quindi balza agli occhi la modernità di Depero “tuttora contemporaneo per aver precorso i tempi”, dei lavori di Halley viene messa in luce la qualità stordente e straniante. “I suoi condotti sono metafore delle modalità di comunicazione – spiega Carpi – forme che rappresentano l’essere umano e in qualche modo lo costringono. Halley non si definisce totalmente astratto Le sue sono rappresentazioni di celle, griglie, sia metaforiche sia una simulazione, presentando ad esempio ciò che sembra una planimetria o un circuito elettronico come un quadro astratto. E’ una presa di coscienza della fine dell’ evoluzione dell’ arte astratta, con la possibilità di simularla e riciclarla con un certo distacco”. “Depero considerava arte la pubblicità – osserva Maurizio Scudiero, curatore dell’ archivio dell’ artista – per lui fare un collage pubblicitario o un dipinto aveva la stessa valenza estetica. Questo discorso viene recuperato negli anni Ottanta dagli artisti come Peter Halley che riprendono le attitudini delle avanguardie storiche e, senza il vizio di letture ideologiche, riescono a coglierle meglio di come era avvenuto in Italia dal dopoguerra”. In Depero e Halley il cromatismo è “disturbante”, fatto di tinte piatte, fluorescenti e, nel caso dell’ artista americano, di colori acrilici e di invenzioni industriali come il Day-Glo e il Roll-a-tex. “Certi collage pubblicitari di Depero degli anni venti hanno colori che sono azzardati anche oggi e che ritroviamo in Halley. Il colore è usato in senso antinaturalistico come elemento che dinamizza la composizione. Il contrasto di tinte al quali l’ occhio non è abituato provoca un cortocircuito, una vibrazione spiazzante”.

Mostra paesaggio nell’arte contemporanea’Approdi e derive’ con opere 17 artisti fino al 13/4 a Bologna

BOLOGNA02 febbraio 201913:05

– Una mostra alla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, ‘Panorama. Approdi e derive del paesaggio in Italia’, ripercorre fino al 13 aprile l’evoluzione del paesaggio nella storia dell’arte contemporanea italiana con oltre 40 opere (dipinti, sculture, video, foto e installazioni) di 17 artisti nati tra gli anni ’60 e ’80, a confronto con gli scenari urbani di Antonio Sant’Elia, un grande ‘paesaggio anemico’ di Mario Schifano, i progetti distopici del Superstudio e alcuni scatti iconici di Luigi Ghirri.
“La mostra – spiega il curatore Claudio Musso – intende indagare un genere caro alla storia dell’arte: il paesaggio. Gli artisti hanno sviluppato nelle loro ricerche un approccio inedito alle questioni aperte dalla catena di relazioni tra natura e architettura, mappa e territorio, realtà e rappresentazione. Le opere dimostrano la necessità comune di indagare le principali questioni legate alla concezione del paesaggio nel mondo contemporaneo: dalla politica all’ecologia, dalla cultura al turismo”.

Enia, su migranti manca ascoltoEsce audiolibro di ‘Appunti per un naufragio’

02 febbraio 201913:53

– DAVIDE ENIA LEGGE APPUNTI PER UN NAUFRAGIO (EMONS EDIZIONI, 1 CDMP3, VERSIONE INTEGRALE, EURO 14.90, DIGITALE 8.94) Sui migranti abbiamo sempre “un racconto di rimbalzo”. Ci mancano le voci “di chi vive e lavora nella frontiera” ci dice Davide Enia, l’autore del romanzo Premio Mondello 2018 ‘Appunti per un naufragio’, diventato ora un audiolibro Emons, letto dallo stesso autore, che ne ha tratto anche un’opera teatrale di successo ‘L’abisso’. E ora, in occasione, dell’uscita dell’audiolibro ha raccontato questo percorso in una “performance di quasi-teatro” all’Alcazar a Roma. Quello che ci manca, ci dice Enia, drammaturgo, regista, attore e romanziere, che ha frequentato Lampedusa per anni, sono l’ascolto e la comprensione. “Sistematicamente si sentono frasi e sentenze da chi non ha mai assistito a uno sbarco. Le prime voci che andrebbero ascoltate, quelle di chi vive e lavora nella frontiera, sono zittite. Non sentiamo mai la guardia costiera, il personale medico delle navi e neppure le persone che attraversano la frontiera” spiega Enia. “Il corpo – afferma – è narrativo. Attraverso il corpo scopriamo che gli uomini che attraversano la frontiera vengono torturati e le donne stuprate. Mancano due cose oggi: l’ascolto e la comprensione del perchè avvenga questo spostamento di massa. Bisogna andare all’origine di questa enorme immigrazione”.
E di fronte agli sgomberi dei rifugiati e alle navi bloccate al largo dei porti, come la Sea Watch, Enia afferma che: “la politica dovrebbe risolvere i problemi politici con le armi e nei luoghi della politica e non sul corpo delle persone. Invece è un po’ quello che fanno tutti: la strumentalizzazione del corpo delle persone appartiene a ogni parte politica e andrebbe evitata. Ogni corpo che attraversa il Mediterraneo ha una storia di miserie e splendori che andrebbe rispettata”.
Enia, palermitano 44 anni, autore e interprete di ‘Italia-Brasile 3 a 2’, ‘Scanna’, ‘I capitoli dell’infanzia’, per i quali ha vinto i più importanti premi del teatro italiano, e del radiodramma Rembò, frequenta Lampedusa da prima della primavera araba. “Volevo vedere cosa accadeva” racconta. Da quell’esperienza e dagli incontri con chi vive e lavora sulla frontiera è nato il romanzo ‘Appunti per un naufragio’ in cui da voce a chi spesso non ce l’ha intrecciandola a un naufragio personale, la malattia che ha colpito e portato via suo zio.
“Prima di pubblicare il libro ho sottoposto alle persone che ho incontrato: guardia costiera, personale medico, residenti, pescatori, un paio dei migranti incontrati a Lampedusa, il testo per l’approvazione” racconta l’autore. “Molte persone – sottolinea – che vengono dalla Libia non ce la fanno a raccontare. Tutte soffrono di sindrome post-traumatica”. A Lampedusa Enia si è reso anche conto che il suo essere palermitano gli ha dato una chiave d’accesso linguistica privilegiata. “Parlavo con tutti – racconta – in dialetto palermitano. Un dialetto che è fatto di parole e silenzi che vanno decifrati. Senza alcun merito mi sono trovato in un contesto linguistico che è il mio”.
La “performance di quasi-teatro” è un po’ la sintesi di tutto questo lavoro. “E’ tentativo di rispondere alla domanda: “come si può raccontare il tempo presente nel momento della crisi?”.
In ‘Appunti per un naufragio’ ho portato il romanzo ai suoi limiti”.
Italia Nostra choc, ipermercati nelle ville veneteProposta contro il degrado

TREVISO02 febbraio 201920:56

-Ipermercati negli spazi delle antiche Ville Venete. Una proposta spiazzante, che non arriva da uno spregiudicato finanziare o un re del mattone, bensì da Italia Nostra, che da sempre si batte per la tutela dei beni culturali. Eppure questa, l’utilizzo a fini commerciali delle dimore palladiana sparse in Veneto e Friuli, è l’idea lanciata dal presidente della sezione di Treviso di Italia Nostra, Romeo Scarpa. Proprio per evitare il lento degrado di questi gioielli dell’architettura. Un progetto sull’esempio di quanto è stato fatto a Venezia con il Fontego dei Tedeschi, il palazzo di quattro piani ai piedi del Ponte di Rialto, che un’operazione sinergica tra pubblico e privato (la proprietà Benetton l’ha dato in gestione alla gruppo Dfs, del colosso Lvmh) ha trasformato nel nuovo centro del lusso della città lagunare, salvandolo dall’abbandono. Lo stesso, in scala ridotta, era stato fatto sempre a Venezia da Despar con l’ex Cinema Italia, divenuto un supermarket glamour. L’idea a cui pensa Scarpa è di inserire la palladiana Villa Emo di Fonzolo di Vedelago (Treviso) in un progetto-pilota di recupero, applicabile magari ad altre dimore. Villa Emo è in vendita, e Italia Nostra spera da tempo in un intervento statale. Non così Scarpa: “abbiamo distrutto il suolo veneto costruendo mentre abbiamo beni da favola che i privati non riescono a gestire – spiega – Si chiede l’intervento dello Stato che spesso dimostra di abbandonare ciò che dovrebbe valorizzare, quando con una nuova ‘visione’, anziché scandalizzarsi, si tornerebbe all’antico”. “Negli Usa si costruivano centri commerciali attorno ai quali nascevano città – sottolinea Scarpa -, in Italia abbiamo fatto il contrario, svuotando le città. Ma storicamente la villa era la casa del signore che gestiva un territorio, facendo nascere il borgo, producendo e commerciando”. “Chiaro – aggiunge – che beni come villa Emo andrebbero gestiti in modo diverso”. L’idea è quella di un parcheggio lontano qualche chilometro dalla villa, navette ‘green’ per vedere il parco, e per giungere nel palazzo e fare acquisti “coniugando le necessità con la cultura e l’ambiente a costo zero”. “Un’idea – conclude Scarpa – per sfuggire allo stallo in cui siamo nella gestione dei beni culturali dove il conservatorismo senza una visione prospettica lascia marcire quanto di più bello abbiamo”.

Bocelli all’Ariston per le proveSuperospite della prima serata del Festival, il 5 febbraio

02 febbraio 201916:08

– Prove all’Ariston oggi pomeriggio per Andrea Bocelli che sarà superospite d’eccezione della prima serata della 69/a edizione del Festival di Sanremo, al via il 5 febbraio. La presenza del tenore, reduce dal trionfo mondiale del nuovo album Sì, è stata annunciata dal direttore artistico Claudio Baglioni durante la conferenza stampa di presentazione del festival, a gennaio.
Un palco, quello dell’Ariston, caro a Bocelli: esattamente 25 anni fa l’artista vinse nella categoria “Nuove Proposte” con “Il mare calmo della sera”.
Mambo presenta programma espositivo 2019Balbi, ‘Obiettivo essere punto riferimento creativo Bologna’

BOLOGNA02 febbraio 201916:50

– Un piano che conferma le linee curatoriali espresse a partire dallo scorso anno con l’obiettivo di far diventare il Museo d’Arte Moderna di Bologna, “il punto di riferimento creativo della città”. E’ questa la rotta, fissata dal programma espositivo 2019 per il Mambo presentato oggi. “Il programma per il 2019 – spiega il direttore artistico del museo, Lorenzo Balbi – è molto ambizioso e ribadisce, con qualche aggiustamento, le linee guida dello scorso anno. La centralità va alla ‘Sala delle Ciminiere’ “con tre mostre personali” dedicate a tre artisti di spicco del panorama mondiale come Mika Rottenberg, Julian Charriere e Cesare Pietroiusti.
Nel corso dell’anno, ancora, il Mambo ospiterà tre progetti dedicati alla contaminazione tra arte, archivio, musica e fumetto: ‘No Oreste, No! Diari da un archivio impossibile’; ‘Bologna Rock’ e la mostra-omaggio alla ‘Galleria de’ Foscherari 1963-2019′. In programma alla Villa delle Rose, le mostre personale di Goran Trbuljak e Catherine Biocca.

Vasi e coppe greche sequestrate a GaetaRisalgono al VI-V sec.a.C, forse rubati a un collezionista

02 febbraio 201917:20

– Tre reperti archeologici di origine greca risalenti al 500 a.C. sono stati sequestrati dalla Polizia nel parco Regionale di Monte Orlando, a Gaeta, in provincia di Latina. I reperti, in buono stato di conservazione, sono: una kylix, una coppa da vino in ceramica, una lekythos, un vaso allungato con il collo stretto e poi svasato e una lebes gamikos, una anfora usata nelle cerimonie nuziali. Da una prima analisi effettuata da esperti archeologi – spiegano gli investigatori – i reperti risultano autentici e di inestimabile valore, verranno successivamente esaminati da personale della Soprintendenza delle Belle Arti. L’ipotesi è che possano essere stati trafugati dall’abitazione di facoltoso collezionista che li deteneva illegalmente. La Polizia di Latina nel corso di servizi di controllo, ha eseguito dei sopralluoghi dove era stata segnalata nelle ore notturne la presenza di persone sospette. All’interno di un rudere abbandonato e frequentato da spacciatori è stata trovata una busta con dentro i reperti.
Oscar Miglior attrice, Close da battereChance per Colman e lady Gaga. In gara anche Aparicio e McCarthy

02 febbraio 201917:51

– Una decina di premi finora fra i quali spiccano il Golden Globe, il Critics Choice Award (ex aequo con Lady Gaga) e lo Screen Actors Guild (che generalmente ‘anticipa’ il vincitore degli Oscar), rendono Glenn Close la candidata da battere nella corsa agli Oscar come miglior attrice protagonista, dove è in gara con il dramma The wife di Björn Runge. Le avversarie forti tuttavia non mancano, a cominciare da una delle più grandi interpreti della sua generazione, Olivia Colman, vulnerabile e appassionata regina Anne in La favorita di Yorgos Lanthimos, per cui ha già vinto la Coppa Volpi al Lido, e la popstar Lady Gaga che ha conquistato pubblico e gran parte della critica, spazzando via gli scetticismi della vigilia come protagonista di A star is born di Bradley Cooper. Completano la cinquina la debuttante Yalitza Aparicio protagonista del dramma famigliare Roma di Alfonso Cuaron, Leone d’oro a Venezia e la sorprendente Melissa McCarthy, perfetta falsaria in Copia Originale di Marielle Heller.
Le ‘Lezioni’ di Matera 2019Il progetto ‘Future digs’ per riflettere sulla cultura che verrà

TERA02 febbraio 201919:29

– Un cantiere di idee che guardi al futuro per spingere il pubblico a una riflessione sulla cultura che verrà. La Capitale europea della Cultura 2019 è anche “Future digs”, il progetto della Fondazione Matera-Basilicata 2019 che si svilupperà in quattro capitoli, tutti caratterizzati dalla parola “Lezioni”. Ci saranno quindi Lezioni di cinema, di storia e di democrazia e infine le Lezioni materane.
Il primo appuntamento, in collaborazione con la Lucana Film Commission, è fissato per il 7 febbraio, al Cinema Piccolo, con “Lezioni di cinema. Tatti Sanguineti racconta il passato, il presente e il futuro della settima musa”.
Verso il Baglioni bis, aria d’austerity anche all’AristonAd ‘calmiera’ compensi cast e ospiti. Bocelli prova

02 febbraio 201920:58

– Preceduto dalle polemiche sul presunto ‘cerchio magico’ di Claudio Baglioni, atteso come l’evento televisivo (e social) per eccellenza, il primo Sanremo dell’era giallo-verde al governo si prepara a tagliare il 5 febbraio il traguardo della 69/a edizione puntando a laurearsi come uno dei più ‘oculati’ dell’ultimo decennio sul fronte delle spese. Se negli ultimi anni, infatti, il modello produttivo ha già garantito un bilancio in attivo, per il 2019 la policy di razionalizzazione e contenimento dei costi voluta dall’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini ha interessato direttamente anche la voce ‘cast fisso e ospiti’. Tradotto, se il compenso di Baglioni come conduttore e direttore artistico – dopo il boom di ascolti del 2018, con una media di circa 11 milioni di spettatori e del 52% di share – è rimasto ‘bloccato’ sui 585 mila euro dell’anno scorso, sarebbero stati ritoccati al ribasso anche i cachet dei due co-conduttori, Claudio Bisio e Virginia Raffaele. A quanto si apprende, l’accordo finale avrebbe garantito all’ex volto di Zelig, che è anche autore delle sue performance, un assegno da 400 mila euro (80 mila euro a serata), all’attrice da 350 mila (70 mila a serata). L’anno scorso si parlò di 350 mila euro per Pierfrancesco Favino (al ‘debutto’ esclusivamente come conduttore) e di 420 mila circa per Michelle Hunziker (che fu però ingaggiata a gennaio, mentre la Raffaele sarebbe al lavoro sul progetto già da ottobre).
Il tetto riguarda anche gli ospiti, che saranno – salvo sorprese dell’ultima ora – per la stragrande maggioranza italiani: per un festival ‘autarchico’ si andrebbe dai 10-20 mila a un massimo di 50 mila euro. L’esborso complessivo per la conduzione e per gli ospiti si aggirerebbe su poco più di 500 mila euro a serata, per un totale di 2,6 milioni per le cinque puntate. Una voce paragonabile soltanto ai primi due Sanremo dell’era Carlo Conti, che furono completamente made in Rai.
Il Baglioni bis si piazzerebbe così sul podio dei festival più virtuosi dell’ultimo decennio che ha visto diverse edizioni più costose, a partire dal 2009, con Paolo Bonolis alla conduzione (3,2 milioni per cast fisso e ospiti), poi con i festival condotti da Fabio Fazio per i quali l’esborso sarebbe stato tra i 2,9 e i 3,2 milioni, cifre non molto diverse da quelle tirate fuori dalla Rai per i due festival targati Gianni Morandi (3,3 e 3 milioni per conduttori e ospiti). Nel complesso, il Festival 2019 dovrebbe mantenere gli stessi costi dell’edizione 2018, circa 17 milioni (compresi i 5 milioni circa della convenzione con il Comune di Sanremo) e puntare a ricavi record, superiori anche ai 25 milioni dell’anno scorso, come ha anticipato alla conferenza stampa di presentazione la direttrice di Rai1 Teresa De Santis. La macchina del festival, intanto, gira a pieno ritmo: una folla di curiosi e fan è già assiepata in queste ore attorno all’Ariston, dove nel pomeriggio sta provando Andrea Bocelli, superospite della prima serata di martedì 5 febbraio, quando sul palco – dove vinse esattamente 25 anni fa tra le Nuove Proposte, con ‘Il mare calmo della sera’ – salirà con il figlio Matteo.
Nella pattuglia degli ospiti musicali già annunciati anche Luciano Ligabue, Eros Ramazzotti, Antonello Venditti, Elisa, Giorgia, Alessandra Amoroso. All’Ariston torneranno anche Favino e Hunziker, dopo il trionfo dell’anno scorso mentre Pippo Baudo e Fabio Rovazzi si affacceranno con ogni probabilità come ‘padrini’ dei due vincitori di Sanremo Giovani, Einar e Mahmmod, che hanno conquistato di diritto un posto tra i 24 Big che, in un’unica categoria, si sfideranno per la vittoria. All’Ariston è atteso anche Claudio Santamaria, componente per una serata di quel ‘quartetto Cetra’ con gli altri tre conduttori evocato da Baglioni. Tra gli omaggi, un posto d’onore spetterà a Mia Martini: l’occasione sarà il lancio della fiction Io sono Mia, interpretata da Serena Rossi, che probabilmente canterà Almeno tu nell’universo. Performance canora in vista anche per Michele Riondino e Laura Chiatti, sulle note di Lucio Battisti e di Un’avventura, titolo del loro nuovo film in uscita il 14 febbraio.
Dolce Remi strizza l’occhio a SpielbergDal 7/2 con Daniel Auteuil, Ludivine Sagnier e Jacques Perrin

02 febbraio 201921:06

-Una favola commovente sulla realizzazione di se stessi perfetta per i bambini più grandicelli e un tuffo nel passato per tutte le mamme e i papà che con il cartoon di “Dolce Remi” sono cresciuti. Con il surplus di rivedere al cinema un grande Daniel Auteuil. Arriva il 7 febbraio in sala Remi, tratto da un classico della letteratura per ragazzi (“Senza famiglia” di Hector Malot). Il film, un’esclusiva per l’Italia di Leon Film Group in collaborazione con Rai Cinema distribuito da 01 Distribution, è diretto da Antoine Blossier che ha riletto la storia con una lente spielberghiana dando una dimensione magica alle realtà più dure e si è preso varie licenze come ad esempio quella di dotare il piccolo protagonista di una voce straordinaria. “Ho mantenuto – ha detto – l’identità francese del libro di Malot, ma lavorandola poi su un immaginario simile a quello di film con cui sono cresciuto, quelli che io e la mia famiglia abbiamo sempre visto: qualsiasi cosa prodotta da Amblin (la casa di produzione di Spielberg), film come E.T, I Goonies ma anche i classici della Disney come Pinocchio, Bambi, Dumbo. Non mi attirava il realismo…”. Ed ecco allora il piccolo Remi, interpretato dal giovane e promettente Maleaume Paquin che anche nella realtà canta benissimo e che vaga per le meravigliose scenografie francesi – scelte tra l’Occitania, Aubrac e il dipartimento di Tarn e girate in Cinemascope – assieme al saltimbanco girovago Vitalis (Auteil) che poi si scopre essere un superbo violinista italiano. “Un uomo consumato dal senso di colpa” lo ha descritto lo stesso Auteil. Che ha anche confessato: “Ho letto la sceneggiatura di Blossier e l’ho chiamato immediatamente. Mi piaceva l’idea di tornare su un testo classico, una grande storia popolare e universale, rivolta alle famiglie, qualcosa di raro ai nostri giorni. Era un progetto ambizioso, la promessa di un’avventura”. Anche nei ruoli secondari brillano attori francesi di rilievo da Jacques Perrin (il Remi anziano) a Ludivine Sagnier (mamma Barberin), da Virginie Ledoyen (la signora Harper) a Jonathan Zaccai (Jerome Barberin) e più di 800 comparse. Ci sono poi le scene girate in Inghilterra, tra cui un’epica tempesta di neve costata più di tre giorni di lavoro e quintali di neve finta e fatiche in studio. Lì i rimandi alla Londra vittoriana di Charles Dickens, alle avventure da Sherlock Holmes a Harry Potter la fanno da padrona. Fino all’indimenticabile personaggio della signora Driscoll che ricorda da vicino la mamma della banda Fratelli de I Goonies. In un film come questo non si può non parlare degli attori “non umani”. Il fedele cane Capi, un border collier eccezionale che lavora nel circo, ha fatto molto facilmente i giochi nelle perfomance in strada ma è stato capace anche di dare la giusta dose di tensione ed esitazione alla scena della morte di Vitali. Indimenticabile la scimmia cappuccina Tito, che ha interpretato la scimmietta Joli-Couer sia nel film di Blossier che nell’adattamento tv di Daniel Verhaege con Pierre Richard. Ma ci sono anche i tremendi lupi (veri!) che attaccano i protagonisti nella foresta.          [print-me title=”STAMPA”]

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