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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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Ultimo aggiornamento 17 Marzo, 2019, 10:32:06 di Maurizio Barra

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Boy Erased, il ‘peccato’ di essere gay
In sala il film di Edgerton con Hedges, Kidman, Crowe

16 marzo 2019 09:19

– Dopo ‘La diseducazione di Cameron Post’, si torna a parlare di terapie di riorientamento sessuale dei gay, ancora permesse negli Usa in 36 Stati, nonostante siano spesso violente, attraverso la vera storia di Garrard Conley, figlio 19enne di un pastore battista, costretto ad accettare un programma di riconversione su basi religiose pur di non essere allontanato dalla famiglia. Il suo libro di memorie uscito nel 2016 ha ispirato ‘Boy Erased – Vite cancellate’ di Joel Edgerton (anche cointerprete), con protagonista Lucas Hedges, e per la prima volta insieme sul grande schermo Nicole Kidman e Russell Crowe, legati da un’amicizia più che ventennale. Il film, già alla Festa di Roma, è ora in sala dal 14 marzo con Universal.Boy Erased segue il tentativo di cancellazione dell’identità in Jared (Hedges), che passa dall’essere un figlio modello per il papà Marshall (Crowe), stimato pastore battista titolare di una concessionaria d’auto, e la madre Nancy (Kidman) quando il ragazzo gli rivela, dopo una violenza subita all’università, di essere gay. Il programma di ‘riconversione’ dove viene inviato è tenuto dall’ex (o così almeno dice) omosessuale Victor (Edgerton), che nei suoi metodi mescola toni da predicatore e maniere da sergente dei marines. Impone un percorso di penitenze e umiliazioni, nel quale i pazienti (uno particolarmente tormentato è interpretato da Xavier Dolan) sono chiamati a fingere ‘redenzione’ per non finire schiacciati.”La mia speranza – spiega Garrard Conley nelle note di produzione – è che Boy Erased porti avanti l’intento del mio libro. Raccontando la mia storia volevamo offrire parole di solidarietà a chi ha fatto l’esperienza della terapia di conversione. Ma è ugualmente importante comprendere come questo tipo di bigotteria possa venire da persone che nel profondo si amano l’un l’altro. Speriamo di poter offrire un po’ di contesto agli spettatori per capire che questo tipo di ingiustizie non sono compiute sempre da mostri ma da persone che ci sono vicine, figure tragiche la cui buona fede è offuscata dalle azioni. Joel mi ha detto che (con il film) avrebbe voluto convincere mio padre che quello che ha fatto è sbagliato, in un linguaggio che lui e altri come lui avrebbero potuto capire”. Infatti nella storia emergono principalmente le fragilità di chi deve scegliere se rimanere se stesso e chi si sente in diritto di imporre un impossibile cambiamento.Spiccano, fra tutte, le prove di Hedges e Nicole Kidman, che in parrucca biondo platino disegna una donna tanto credente e innamorata del marito, quanto attenta ad ascoltare il figlio. Resta la pericolosità di queste terapie, che secondo l’Associazione degli psichiatri americani possono causare depressione, ansia e comportamenti autodistruttivi.

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Zizek e la discrezione non oppressiva
Il filosofo e il potere all’epoca della postumanità

16 marzo 201910:00

– SLAVOJ ZIZEK, ‘COME UN LADRO IN PIENO GIORNO’ (PONTE ALLE GRAZIE, PP. 304, 20,00 EURO) La sua società ideale è quella basata sulla “discrezione non oppressiva”. E’ convinto che “la vera trasgressione” sia “rifiutare l’identità” e che nella loro ambiguità “i media digitali” servano per realizzare “forme di protesta. Spiazza sempre il filosofo e sociologo Slavoj Zizek, che nel suo ultimo libro ‘Come un ladro in pieno giorno’ (Ponte alle Grazie) ci mostra cosa significa il potere all’epoca della postumanità.Alla festa del Libro e della Lettura ‘Libri Come’, a Roma, dice che “condanna in modo energico e assolutamente fermo” gli attentati in Nuova Zelanda ma sottolinea anche che “però c’è qualche cosa che dobbiamo imparare, perché altrimenti l’intolleranza dei fondamentalisti ci trascinerà tutti via”.E’ un generoso fiume in piena Zizek, non liquida mai una questione rapidamente, la affronta in tutti i suoi aspetti. Così quando si parla di clima paragona Greta Thunberg ad Antigone “che va da Creonte e gli dice ‘voglio seppellire mio fratello e non si discute’, è irremovibile. Gli scienziati ci hanno spiegato tutto quello che c’è da sapere sul clima e quindi è inutile cincischiare. Non c’è da aspettare. Quelli che stanno al potere cercano di colpevolizzarci, ma bisogna essere radicali”.Dell’immigrazione e degli attentati dice che “questi problemi vadano guardati in faccia, chiamati con il loro nome e compresi per ciò che sono altrimenti i Salvini e gli Orban ce li ritroveremo in giro per tutta l’Europa. Se manchiamo di affrontare questi problemi a viso aperto, stiamo giocando con il fuoco. Non sto dicendo che la nostra è una cultura superiore, ma non possiamo superare questo tipo di problemi semplicemente facendo appello alla solidarietà internazionale e al multiculturalismo. Dobbiamo cercare di capire a fondo”.E contro la tradizionale visione antifemminista spiega che a lui “sembra che molto più che gli uomini, oggi siano le donne in grado di assumere atteggiamenti di disobbedienza civile, in cui le regole vengono violate. Ecco perché l’etichetta di mascolinità o virilità tossica è completamente fuorviante.Quella di Antigone e Greta è una forma di coraggio femminile, altro che mascolinità tossica. Gli uomini che picchiano le donne, che condanno senza appello, chiaramente vorrebbero essere forti ma sono dei deboli”. Così come il presidente Trump che “esalta la forza dell’America e poi quando ci sono 400 profughi dall’Honduras che a piedi cercano di raggiungere gli Stati Uniti va nel panico”. Zizek cita esempi terrificanti di violenza sulle donne come quello che è accaduto “nel sud del Texas, verso il confine con il Messico, dove piccole industrie che assemblavano pezzi per le industrie americane cercavano lavoratori e migliaia di ragazze messicane sono scappate di casa pur di trovarsi un lavoro guadagnare dei soldi. Per gli uomini è stata una provocazione insopportabile e ci sono stati una serie di crimini ritualizzati: una ragazzina rapita, nascosta, violentata, torturata e fatta a pezzi”.Spesso Zizek, notoriamente di sinistra, sottolinea che quello che sta dicendo non piacerà né alla sinistra né alla destra e sostiene che “se per caso un politico democratico andasse al potere dovrebbe proclamare lo Stato d’emergenza per l’ambiente, climatica”. I media, i social portano direttamente ad Assange che “vive una situazione sempre più disperata” ed ha il merito di aver “reso visibile l’illusione in cui viviamo”. Quella secondo cui “ti sembra di essere tanto libero perché puoi navigare a piacimento, ma in realtà tutte le tue navigazioni sono manipolate, indirizzate verso certi obiettivi. Servono a controllare, ma anche per realizzare movimenti di protesta come aveva capito anche Curzio Malaparte negli anni Trenta”. Oramai l’assalto al Palazzo d’Inverno o a piazza Tahrir, in Egitto, te li devi scordare. E’ molto più importante sabotare i media digitali”.Zizek invita infine a non restare nella logica identitaria: “In America c’è un’organizzazione, un ente di New York che ti da il diritto di scegliere la tua identità sessuale tra 31 possibilità. E’ una tragica illusione, perché è proprio caratteristico della sessualità sovvertire l’identità non moltiplicarla. La politica identitaria rimane orizzontale, ci sono tante identità, il multiculturalismo. Io la penso in termini verticali, da uomo di sinistra, ci sono gli oppressi e gli oppressori. E parlando di politica identitaria spiega che la sua forma ideale di società “è vivere in un grande condominio dove ci sono il mio vicino indiano, pakistano, albanese, ebreo, musulmano e tutti ci ignoriamo educatamente. E’ questa la discrezione non oppressiva”.

Cercas, fuori e in Europa poteri controScrittore, Salvini il più forte dell’internazionale nazionalista

16 marzo 201910:06

– “Sono le più importanti degli ultimi anni, dall’inizio, perchè oggi c’è un’internazionale nazionalista, per usare questa contraddizione in termini, che non c’era prima. Cioè ci sono molti poteri fuori e dentro l’Europa contro l’Unione Europea”. Javier Cercas parla così delle Elezioni Europee del prossimo 26 maggio. “Putin e Trump non sono interessati all’Unione dell’Europa per motivi diversi ma coincidenti e in Europa c’è veramente un’internazionale nazionalista, probabilmente governata dal vostro futuro, e spero non sia così, presidente del governo, Matteo Salvini. E’ lui il leader più forte in Europa di questa internazionale nazional-populista. Questo è un vero pericolo, ma il peggiore nemico dell’Europa unita, che è l’unica utopia ragionevole inventata dagli europei, siamo noi europeisti perchè abbiamo commesso tantissimi errori” spiega lo scrittore spagnolo in un perfetto italiano, a ‘Libri Come’ all’Auditorium Parco della Musica di Roma dove è tra le star più attese. “E il primo errore, da cui derivano tutti gli altri, è non aver trasformato un progetto cominciato come d’elite. E’ rimasto tale, non è diventato popolare. La gente che non ha un’informazione speciale, che non appartiene alle elite economiche, politiche, intellettuali, non vede a cosa serve l’Europa. E le persone quando ci sono problemi tornano alle vecchie certezze come se fossero una protezione contro la paura, la crisi. E la prima certezza è:’siamo italiani’, ‘siamo spagnoli’ e tutti gli altri sono strani. Cosa hanno fatto per noi? Niente” spiega da convinto europeista, autore di libri come ‘Anatomia di un istante’. “E’ un problema – aggiunge – completamente falso. Il populismo nasce da questo e da una cosa molo semplice: dalla crisi economica del 2008 che si può paragonare solo a quella del 1929. E’ stata una crisi profondissima da cui ancora non siamo usciti. La fine della crisi del 1929 è stata la seconda guerra mondiale. Quella del 2008 ha fatto un movimento sismico dappertutto, in Europa e negli Stati Uniti. E questo ha provocato cose diverse in ogni paese: uno si chiama Donald Trump, un altro Brexit, un altro Salvini”.Sono tornati, ci dice Cercas, “i peggiori demoni della storia. Quello della storia europea si chiama nazionalismo che è stato per due volte la causa della distruzione. Abbiamo dimenticato che l’Europa unita sarebbe il primo potere del mondo. L’Unione Europea – incalza – è l’unica forma per preservare in Europa la pace, la prosperità e la democrazia. Senza questo siamo condannati ai conflitti. Quando qualcuno dice che la guerra è impossibile oggi in Europa io rispondo che pensare questo è ridicolo, completamente, perchè la storia dell’Europa è la storia della guerra fra europei. E quando arriva un demagogo professionale come conosciamo tutti è molto più semplice dire: ‘vedi senza l’Europa staremo benissimo, noi da soli, senza questi francesi”.Molte le cose da aggiustare per Cercas: “l’unica possibilità per me è andare verso uno stato federale come gli Stati Uniti. C’è anche un’altra possibilità: che la gente dica stop questo è pericoloso, andiamo contro chi vuole distruggere quello che abbiamo. Io non sono molto ottimista ma, la Brexit fa parte di questo ritorno al nazionalismo”. “La Brexit e la crisi catalana sono molto simili in tantissime cose e soprattutto nell’uso massiccio delle menzogne” e non dimentichiamo che “il referendum è lo strumento preferito dei dittatori. Una delle cose più pericolose che succede oggi è il discredito assoluto della verità. Trump dice ogni giorno 10-12 menzogne, secondo studio Washington POst. La verità fa uomini e donne liberi, la menzogna fa schiavi. E la Brexit è un risultato della menzogna come la crisi della Catalogna”.Lo scrittore spagnolo ci mette difronte anche alla situazione paradossale in cui viviamo. “Abbiamo sacralizzato la memoria e si dimentica più rapidamente che mai. Questo è terribile. Abbiamo dimenticato completamente gli anni Trenta”. E poi annuncia a un anno e mezzo dal suo ultimo libro. Il sovrano delle ombre, uscito in Italia per Guanda, il suo editore: “Voglio reinventarmi come scrittore. Ho 56 anni. Sto scrivendo un libro molto diverso ma radicalmente riconoscibile come mio. Nello stesso tempo molto popolare e molto esigente. Lo finirò nei prossimi mesi”.

A Pietrarsa “Papà ti porto al museo!”Domenica 17 festa con famiglie, la sera percorsi teatralizzati

NAPOLI16 marzo 201910:17

– Per la Festa del Papà il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, al confine tra Portici e Napoli, chiamerà a raccolta genitori e figli: domenica 17 marzo è in programma l’iniziativa ‘Papà ti porto al Museo!’ dove famiglie con bambini al seguito potranno trascorrere momenti di svago tra le locomotive d’epoca e giardini all’aperto. I più piccoli saranno accolti da componenti dell’associazione culturale ‘Animazione in corso’ con i quali vivranno una fantastica avventura, insieme a personaggi delle fiabe più famosi, attraverso un percorso scandito da divertimento e nozioni di storia di antiche locomotive. Sempre domenica 17 marzo alle 19.30 al Museo andrà di scena ‘Notturno a Pietrarsa’, una speciale esperienza di visita tra carrozze, locomotive e cimeli ferroviari con tanto di atmosfera notturna organizzata dall’associazione culturale Karma. Guide d’eccezione in costume racconteranno ai partecipanti suggestivi aneddoti legati alla ferrovia e alla storia di Pietrarsa. “Una domenica dedicata ai papà con giochi, avventure e racconti di ferrovia. Il treno è stato sin da piccoli il nostro compagno di giochi ed avventure e domenica per i papà sarà una esperienza indimenticabile condividere momenti di gioco con i figli con i treni e sui treni”, commenta il direttore del Museo di Pietrarsa, Oreste Orvitti. “E poi in serata un viaggio per tutti attraverso i percorsi teatralizzati della storia del Museo con Notturno a Pietrarsa”.
Per partecipare agli eventi è obbligatoria la prenotazione.
Per info su costi e orari: http://www.museopietrarsa.it.

E’ morto il poeta americano W.S. MerwinVincitore del Pulitzer, celebrò la natura e la pace

16 marzo 201910:45

– E’ morto all’età di 91 anni W.S. Merwin, poeta prolifico e versatile evolutosi attraverso una vasta gamma di stili celebrando la natura e condannando la guerra e l’industrialismo.
Vincitore del premio Pulitzer, Merwin ha scritto oltre 20 libri, dalle prime opere ispirate a miti e leggende fino alle proteste infuocate contro la distruzione dell’ambiente e il conflitto in Vietnam.

In mostra foto meraviglie della naturaDal 16 marzo al 28 aprile a Cecina, a ingresso gratuito

FIRENZE16 marzo 201912:52

– Incontri ravvicinati con temibili predatori, panorami mozzafiato catturati in vertiginose immagini aeree, singolari forme di vita dai luoghi più remoti del pianeta. Sono solo alcuni dei soggetti degli scatti che compongono la mostra fotografica ‘What a wonderful world’, organizzata dalla Fondazione culturale Hermann Geiger in collaborazione con la National Geographic Society e curata da Alessandra Scalvini. L’esposizione sarà allestita dal 16 marzo al 28 aprile negli spazi espositivi della Fondazione, in piazza Guerrazzi 32 a Cecina (Livorno). Cinquanta capolavori che uniscono scienza e arte: dal più piccolo insetto ai giganteschi cetacei, dalle imponenti formazioni geologiche agli eterei giochi di luce delle aurore boreali, dai roventi panorami africani alle gelide acque delle banchise polari. Le foto provengono dall’archivio della National Geographic Society e sono state scattate da 20 tra i fotografi più affermati nel campo della fotografia naturalistica.
Tecla Insolia vince 2/o SanremoYoungConquista di diritto un posto a Sanremo Giovani

FIRENZE16 marzo 201914:20

– La giovane cantante toscana Tecla Insolia ha vinto la seconda edizione di SanremoYoung su Rai1. Alla giovane piombinese non solo l’ambito trofeo SanremoYoung 2019, ma soprattutto un posto di diritto nella prossima edizione di Sanremo Giovani. Il teen talent condotto da Antonella Clerici in cinque puntate ha tenuto per mano ragazzi dai 14 ai 17 anni, in un’emozionante gara ad eliminazione, con la direzione artistica di Gianmarco Mazzi. La serata conclusiva, al di là della gara canora tra i giovanissimi concorrenti, è stata una grande serata di spettacolo. Molti gli ospiti che si sono alternati sul palco del Teatro Ariston: Tony Renis, Raoul Bova, Arisa, Anna Tatangelo, Paola Turci e Shade. Superospite è stato Riccardo Cocciante. A fare da cornice la performance del musical ‘We will rock you’, lo show con i più grandi successi dei Queen tra i più rappresentati e seguiti al mondo.
Patrick Dempsey, da Stranamore a Harry QuebertSu Sky Atlantic dal 20 marzo. Regia di Jean-Jacques Annaud

16 marzo 201919:41

– Prendete uno scrittore di successo, aggiungete la misteriosa scomparsa, 33 anni prima, di una ragazza quindicenne il cui cui cadavere viene ritrovato misteriosamente sepolto proprio nel giardino dell’uomo, un’accusa di omicidio e un allievo pronto a far luce sulla situazione del suo maestro. I dieci episodi della nuova, imperdibile serie in arrivo sugli schermi Sky, ‘La verità sul caso Harry Quebert’, si preannunciano ricchi di colpi di scena. L’omonimo romanzo di Joel Dicker è stato un caso editoriale nel 2012 (quasi 5 milioni di copie vendute nel mondo) e il protagonista del crime thriller psicologico tratto dal libro è niente di meno che Patrick Dempsey. Ma dimenticate il Dottor Stranamore di Grey’s Anatomy.L’attore del fortunato medical drama dà il volto a uno scrittore tormentato dai fantasmi di un passato indibile nella nella serie tv, in onda in esclusiva su Sky Atlantic da mercoledì 20 marzo (disponibile anche on demand). Diretta da Jean-Jacques Annaud, al suo debutto nella fiction tv, regista di film di culto come ‘Il nome della rosa’ (con Sean Connery nei panni di Guglielmo da Baskerville, datato 1986 e tratto dal romanzo di Umberto Eco) e ‘Sette anni in Tibet’ (con Brad Pitt), la serie è la storia di Harry Quebert (un Patrick Dempsey invecchiato ad hoc), rispettato docente universitario, in passato vera e propria icona della letteratura mondiale grazie al successo del suo capolavoro “Le origini del male”.Il trailer si apre con le immagini dell’amore spensierato tra Harry e la giovane Nola Kellergan, ma quella che sembra una fiaba a lieto fine si trasforma in un mistero. Un albero con appesa la locandina per le ricerche della ragazza, e la storia cambia. Polizia, indagini, boschi e una domanda a cui sembra esserci una sola risposta: Quebert è l’assassino della quindicenne? Quando uno scheletro viene trovato sepolto nella sua proprietà, lo scrittore verrà indagato per l’omicidio e l’occultamento del cadavere di Nola (Kristine Froseth, Sierra Burgess is a Loser), quindicenne scomparsa più di 30 anni prima in circostanze mai del tutto chiarite e con cui Quebert aveva avuto una relazione nell’estate del 1975. Nola sparì nel nulla al termine di quell’estate. Accanto al corpo della ragazza il manoscritto del suo romanzo più famoso, con cui di lì a poco Harry (Dempsey) avrebbe stupito il mondo appena trentenne.A provare a ricostruire i fatti e ripulire il nome del noto romanziere, che rischia la pena di morte, il giovane scrittore Marcus Goldman (Ben Schnetzer – Pride, Storia di una ladra di libri). Suo promettente alunno ai tempi del college, nel tentativo di superare il classico blocco dello scrittore Marcus aveva deciso di prendersi qualche giorno di pausa tornando nel Maine dal suo professore per ritrovare l’ispirazione perduta. Ospite nella dimora sul mare del suo mentore, a Sommerdale, si troverà invischiato nella complicata indagine risalente a tanti anni prima, che vedrà il professore principale indiziato. Marcus inizierà così ad interrogarsi su quanto conosca davvero l’uomo che gli ha cambiato la vita. Per scagionarlo, farà cose di cui si pentirà ben presto.In questo gioco di scatole cinesi, di romanzo nel romanzo, di continui rimandi tra il passato e il presente, entrano il rapporto tra i due scrittori, le relazioni fra diversi membri della comunità di Sommerdale e la giovanissima e bellissima Nola. E i dubbi di Marcus saranno le chiavi del disvelamento di un mistero che finirà col travolgere le esistenze di tutti. Realtà e romanzo si mescolano fino a diventare inscindibili e a rendere quasi impossibile risalire alla verità nella miniserie, firmata da Lyn Greene e Richard Levine e prodotta da Tarak Ben Ammar, Fabio Conversi, Greene e Levine. Nel cast anche Damon Wayans Jr nei panni dell’agente Perry Gahalowood, Virginia Madsen che interpreta Tamara Quinn, proprietaria del locale nel quale lavorava Nola, e Joshua Close nel ruolo di Luther Caleb. E ancora Colm Feore nei panni del magnate Elijah Stern, fra gli uomini più facoltosi del Maine, e Matt Frewer, che nella serie interpreta il reverendo Kellergan, ambiguo padre della quindicenne Nola. “La vita – come si legge nel romanzo – è una lunga caduta. La cosa più importante è saper cadere”.

“Così creai la chitarra per Lou Reed”Il designer Lorenzo Palmeri incontra i giovani allo Ied Cagliari

CAGLIARI16 marzo 201919:52

– La sua chitarra in alluminio ‘Paraffina Slapster’ è diventata un oggetto cult perché ha accompagnato Lou Reed nel suo tour mondiale. Lorenzo Palmeri, il “designer architetto” e musicista italiano si racconta agli studenti dello Ied di Cagliari. Sollecitato dal giornalista Paolo Casicci fa rivivere l’emozione di quando il suo oggetto di design suscitò un grande interesse nel grande rocker scomparso nel 2013.
Un oggetto fortunatissimo, nato sotto i migliori auspici.
“Appena disegnato è entrato nel museo del Design e poi in altri sei in tutto il mondo – ricorda Lorenzo Palmeri – poi la telefonata dall’America: era il manager di Lou Reed. Il musicista voleva conoscermi e provare la chitarra. Sono arrivato in ritardo pensando a uno scherzo ma lui, il mito, era lì. Ha comprato la chitarra affermando: ‘That’s my guitar’, mi ha fatto sussultare d’orgoglio”.
Amici, Ricky Martin direttore artisticoDal 30/3 su Canale 5. Torna Peparini, ci sarà orchestra giovani

16 marzo 201916:15

– Ricky Martin, il re del pop latino, sarà uno dei due direttori artistici della 18/a edizione di Amici, che torna con il serale dal 30 marzo in prime time su Canale 5. Lo annuncia Maria De Filippi. La star internazionale, 70 milioni di dischi venduti, vincitore di diversi Grammy, ha collaborato con le più grandi pop star mondiali, può contare su 42,5 milioni di follower e su video che superano ognuno il miliardo di visualizzazioni. Come direttore artistico del serale torna Giuliano Peparini.
Inoltre un’orchestra di una trentina di giovani professionisti, età massima 28 anni, accompagnerà i ragazzi durante le esibizioni, “perché una grande quantità di talento è persa per il mondo per mancanza di coraggio: noi – spiegano dal programma – abbiamo il coraggio di puntare su di loro”. Al talent si annunciano anche due nuovi ingressi al serale: i cantanti Ludovica e Jefeo hanno conquistato la maglia verde.
Salgono così a undici i talenti scelti.
Rigoletto di Pizzech al Comunale BolognaDa 19/3. In scena nuova versione, deformità al centro spettacolo

BOLOGNA16 marzo 201916:20

– Il ‘Rigoletto’ di Giuseppe Verdi allestito dal regista Alessio Pizzech nel 2016 a Bologna ritorna dal 19 marzo al Teatro Comunale in una nuova versione molto riveduta: se due anni e mezzo fa il celebre buffone di corte aveva perduto la gobba e guadagnato calze a rete e guepiere, in questa nuova edizione la deformità di Rigoletto sarà tutta fisica.
“A causa di una malformazione – spiega il regista – il protagonista è impossibilitato ad usare un braccio, che viene coperto da un elemento decorativo con cui per tutta l’opera egli gioca, esibendo e nascondendo questa deformità, facendola diventare il centro di uno spettacolo crudele e circense, che ne rivela tutto il dolore interiore”.
Assieme al ‘Barbiere di Siviglia’, che lo precede in scena di due giorni, quest’opera andrà in tournée in Giappone il prossimo luglio. Protagonisti saranno Alberto Gazale (Rigoletto), Stefan Pop (il Duca di Mantova), Lara Lagni (Gilda), Abramo Rosalen (Sparafucile) e Anastasia Boldyreva (Maddalena).
Nuovo disco per Noa, Letters to BachIn Italia il 6 aprile a Cittanova e il 24 maggio a Roma

16 marzo 201917:13

– Noa è tornata con un nuovo disco. E’ uscito “Letters to Bach” (Believe International), progetto discografico prodotto dal leggendario Quincy Jones. Nell’album, Noa riprende 12 brani musicali del compositore tedesco Johann Sebastian Bach e li arricchisce con le sue parole, grazie ai testi in inglese ed ebraico, ispirati a temi che spaziano dalla sfera personale a una più universale. Un omaggio al compositore tedesco unito alla capacità di sperimentare di un’artista che in 28 anni di attività ha saputo attraversare stili e argomenti, sempre in perfetta armonia tra di loro. Noa porterà la sua musica live in Italia, il 6 aprile al Teatro Gentile di Cittanova (RC) e il 24 maggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
A Torino Storia del cinema di TopolinoPresentato il volume con le storie ideate da Roberto Gagnor

TORINO16 marzo 201917:58

– Il Museo del Cinema di Torino omaggia il personaggio di Topolino, che nel 2018 ha compiuto 90 anni, e il suo rapporto con il cinema alla Mole Antonelliana, con la presentazione del volume edito da Panini Comics, ‘La storia del cinema di Topolino’ di Roberto Gagnor, con la prefazione di Vincenzo Mollica. Vi sono raccolte le cinque storie della serie omonima scritte da Gagnor per i disegni di Valerio Held e Giada Perissinotto, pubblicate sul settimanale Topolino nel 2018. La presentazione avviene mentre alla Mole è in corso la mostra Gulp!Goal!Ciak!Cinema e fumetti.
“Queste storie uniscono le mie due passioni, i due mondi in cui lavoro, il fumetto e il cinema – spiega Gagnor. – Ci ho messo i miei miti, da Buster Keaton a Spielberg, e tanta ironia, dal cinema d’azione alla Nouvelle Vague. Grazie a Giada Perissinotto e Valerio Held che hanno fatto un lavoro fantastico su queste storie, e alla redazione di Topolino! Ora, però, mi piacerebbe molto dirigere un film e poi farne la parodia Disney!”.

Vilas, il mistero di chi siamo e i genitori’In tutto c’è stata bellezza’, il suo primo romanzo in Italia

16 marzo 201920:21

– Il mistero della nostra identità è nelle mani dei nostri genitori. Ci racconta questo Manuel Vilas nel suo primo romanzo pubblicato in Italia, ‘In tutto c’è stata bellezza’ (Guanda), caso editoriale in Spagna, con dodici edizioni in un anno, eletto da El Pais e El Mundo “miglior libro del 2018”. E’ una storia autobiografica, i fatti narrati sono tutti veri, ma “c’è sempre l’elaborazione soggettiva della memoria e della letteratura” dice lo scrittore che il 17 marzo è protagonista di un atteso incontro a ‘Libri Come’, nel giorno di chiusura della Festa del Libro e della Lettura all’Auditorium Parco della Musica di Roma.”Volevo capire chi fossi. Quando morì mia madre, nel maggio 2014, mi sono chiesto: ‘Ma io chi sono?’ e mi sono reso conto che quando un essere umano vuole capire qual è la sua identità deve ricorrere ai suoi genitori” spiega Vilas, poeta oltre che narratore, autore di numerosi libri tra cui Espana, nato a Barbastro nel 1962, che nelle 400 pagine di questo suo ultimo romanzo, tradotto da Bruno Arpaia, percorre a ritroso la sua vita, rispolverando la memoria di chi erano i suoi genitori, i suoi nonni, esplorando il legame tra generazioni, intrecciando i ricordi personali a un ritratto della Spagna degli ultimi decenni. “Sono tornato indietro di generazioni e al mondo della mia infanzia, perché è in quel momento che costruisci la tua identità che poi sviluppi e perfezioni da adulto. La ricerca dei legami tra le generazioni viene naturale se si vuole conoscere la propria identità” racconta. E dice che “se perdiamo questa capacità di ricordare vuol dire che stiamo vivendo in un mondo disumanizzato. Oggi i giovani di 20-25 anni più o meno non capiscono, non vedono quanto siano importanti i loro genitori e quando lo scoprono spesso è troppo tardi. Questo è quello che racconto nel libro e questa è la tragedia di noi esseri umani. I lettori che ho incontrato in Spagna mi hanno detto in tanti la stessa cosa e cioè che si sono resi conto troppo tardi dell’importanza dei loro genitori. E’ qualcosa che appartiene alla condizione umana. Oserei dire che è una maledizione il fatto di capire l’importanza dei genitori quando ormai è troppo tardi per dirglielo. Io stesso lo ho vissuto”.Con ‘In tutto c’è stata bellezza’ ci troviamo nella Spagna della fine anni Sessanta, inizio Settanta, “un momento in cui i miei genitori erano giovani e io ero un bambino protetto da loro, ero il re di casa. E’ il racconto – dice Vilas – della Spagna di quell’epoca e di una famiglia della classe media spagnola di quegli anni, quella che poi porterà alla transizione democratica, dopo la morte di Franco nel 1975. Mi sono reso conto che questa classe media ha subito la stessa evoluzione in tutto il mondo occidentale. Oserei dire che è una costante universale. E’ quella del mondo del lavoro che prospera, che comincia a comprare la prima automobile, la casa, a fare le vacanze. Questo è il nucleo da cui siamo nati noi europei occidentali, presi di mira oggi dalla crisi economica che sta imperversando”. Vediamo “i nostri figli vivere peggio dei loro genitori, prima era l’esatto contrario”, continua Vilas che ha iniziato come poeta e continua ad esserlo, ma “la poesia – spiega – è un genere minoritario, che non interessa al grande pubblico. Tuttavia se un romanzo non ha un risvolto poetico alla gente non piace”. E ‘In tutto c’è stata bellezza’ è piaciuto molto perché “tratta di un tema universale, il rapporto tra genitori e figli. E poi c’è un tema filosofico, perché la vita di una persona in realtà è come lei la ricorda, ma che sia stata veramente così questo è un mistero” dice lo scrittore.

La gabbianella e il gatto, inno alla diversitàTorna 20 anni dopo cartoon D’Alò da Sepulveda, al top incassi

16 marzo 201919:37

– Un gabbiano e un gatto, il bestseller mondiale del cileno Luis Sepulveda e la poesia di Enzo D’Alò: giusto 20 anni fa La Gabbianella e il Gatto al cinema fu uno di quei film spartiacque. Un film d’animazione italiano che in un tipo di industria dominata dalla Disney creò le file fuori ai cinema ed è ancora il maggiore incasso made in Italy. Uscì per le feste di Natale e fu una rivelazione, incassando oltre 20 miliardi delle vecchie lire. C’è da festeggiare un anniversario importante: per questo torna in sala il 21, 22, 23 e 24 marzo (con un’anteprima al Lux di Roma il 17) per quei bambini che non erano nati, ma che certamente, nonostante tecnologia, stile grafico, effetti speciali siano ora ben diversi, potranno innamorarsene.Il film è di un’attualità sconcertante. Racconta di Kengah, una gabbiana avvelenata da una macchia di petrolio nel mare del nord, che riesce ad affidare in punto di morte il proprio uovo al gatto Zorba (la voce è di Carlo Verdone), strappandogli tre promesse: quelle di non mangiare l’uovo, di averne cura finché non si schiuderà e di insegnare a volare al nascituro. La gabbianella orfana viene battezzata Fortunata e si trova di fronte uno strano compito: quello di imparare a conoscersi e capire di non essere un gatto, prima di imparare a volare. Al fianco degli amici felini, Colonnello, Segretario, Diderot, il giovane Pallino e ovviamente Zorba, Fortunata si troverà a dovere fronteggiare il pericolo rappresentato dai ratti che aspettano l’occasione di prendere il potere e proclamare l’avvento del Grande Topo (voce di Antonio Albanese).Lo stesso Sepulveda (il suo Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare è stato tradotto in 12 lingue) è la voce narrante. “Era un libro per tutti e il film ancora di più – disse giusto 20 anni fa il regista napoletano Enzo D’Alò, presentando il film alla Mostra del cinema di Venezia – Si tratta di una grandissima metafora sul problema della diversità, sempre più centrale nella nostra società”. Il budget della produzione di Cecchi Gori fu straordinario: 10 miliardi ma si videro tutti: 200 artisti e tecnici crearono 1.200 scenografie, 220 mila i disegni necessari per animare i 75 minuti del cartoon. La sceneggiatura di D’Alò e Umberto Marino ebbe l’approvazione dello stesso Sepulveda.Erano gli anni in cui il cinema d’animazione italiano, grazie alla torinese Lanterna Magica, faceva sperare in una riscossa: c’era stata la Freccia Azzurra a dare l’input e poi La Gabbianella e il Gatto, film di successo, grazie anche a investimenti importanti. Ora, dopo anni meno felici per il settore, di nuovo ci sono bagliori di luce, grazie alla scuola napoletana Mad che nel 2013 ha dato vita al piccolo gioiello dell’Arte della Felicità, seguito da Gatta Cenerentola (2017).

Dafne, trentenne Down piena di giudizioPremio Fipresci a Berlino, arriva il film con Carolina Raspanti

16 marzo 201919:35

– ‘Dafne’ è un film su una vera forza della natura che si chiama Carolina Raspanti, una trentenne portatrice di sindrome di Down e protagonista assoluta di questo secondo lungometraggio di Federico Bondi (Mar Nero, 2008), già passato in concorso a Panorama al Festival di Berlino, dove ha vinto il premio Fipresci, e ora in sala dal 21 marzo (Giornata Mondiale delle Persone con Sindrome di Down) con il Luce.Impossibile pensare a questo lavoro, prodotto da Vivo film con Rai Cinema, senza lo spirito da professorina piena di giudizio e candore di Carolina Raspanti. Nel film è appunto Dafne, una trentenne che ha il suo lavoro e vive con tutta la sua esuberanza insieme ai genitori: Luigi (Antonio Piovanelli) e Maria (Stefania Casini). Quando però la madre Maria muore, gli equilibri familiari vanno a pezzi. Il padre entra in depressione, tormentato, com’è, dalla paura di lasciare sola la figlia alla sua morte. Ma sarà paradossalmente proprio Dafne a dargli la forza di andare avanti con il suo caratterino e le sue perentorie indicazioni come: “Papà, non buttarti giù”.”Un giorno vidi alla fermata dell’autobus un padre e una figlia con la sindrome di Down che si tenevano per mano. Mi apparvero come degli eroi, due sopravvissuti. Poi ho avuto la fortuna di incontrare Carolina, con cui è nata un’amicizia fondamentale non solo per il film – ma anche per la mia vita”, ha detto il regista a Berlino. Ma chi è davvero Carolina Raspanti? Una ragazza piccola e tenace che conquista subito, come ha fatto all’incontro stampa alla Berlinale. “Mangio solo due piccole caramelle al week end, mentre guardo ‘Un posto al sole'”, ha confessato ai giornalisti, facendo outing su una delle sue imperdonabili debolezze. E chiarendo subito che per una ragazza alla quale “non pesa per niente essere down” la volontà e il rigore sono tutto. Nata nel 1984 a Lugo, dove si è diplomata, Carolina lavora all’Ipercoop. Ha scritto due romanzi autobiografici, ‘Questa è la mia vita’ e ‘Incontrarsi e conoscersi: ecco il mondo di Carolina’, e, grazie alla sua generosità, contribuisce allo sviluppo di progetti a favore di ragazzi diversamente abili.”La ragione che mi ha spinto a fare questo film è che ci ho creduto fin da subito e mi sono calata nel personaggio nel modo più naturale possibile mettendoci anche tutta la mia personalità”, ha spiegato Carolina. E ancora: “Mi piace il mio lavoro e soprattutto stare a contatto con gli altri. Ora al lavoro mi prendono in giro, mi chiamano la star, la diva, ma lo fanno solo per scherzare”. “Il mio carattere battagliero – ha sottolineato ancora – mi ha sempre aiutato a superare ogni difficoltà. Certo, anch’io ho le mie debolezze, per ben due volte – ha rivelato con candore e tra lo stupore di tutti – ho tentato il suicidio, ma in fondo nessuno è perfetto: siamo umani”.         [print-me title=”STAMPA”]

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