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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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Ultimo aggiornamento 21 Maggio, 2019, 13:09:04 di Maurizio Barra

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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DALLE 16:31 DI DOMENICA 19 MAGGIO 2019

ALLE 13:09 DI MARTEDì 21 MAGGIO 2019

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Lituania cerca bagnanti per Biennale
La spiaggia Leone d’oro cerca partecipanti opera-performance

VENEZIA19 maggio 2019 16:31

“Sun & Sea” (Marina), la spiaggia in un interno valsa alla Lituania il Leone d’Oro alla Biennale Arte 2019, cerca partecipanti all’opera-performance che sta emozionando il pubblico della 58/a Mostra. Sul sito del Padiglione è stata lanciata una call pubblica per reclutare ‘bagnanti’ che vogliano prendere il sole artificiale, cantare, leggere libri sotto l’ombrellone nell’ex magazzino della Marina, in zona Arsenale, dove un solo giorno la settimana (sabato) va in scena la spiazzante rappresentazione. La Litunia si augura che la spiaggia di Sun & Sea sia sempre affollata, e perciò invita “persone di ogni età, genere e razza – scrive nel sito – a diventare vacanzieri sotto il nostro sole artificiale e a sperimentare l’opera d’arte dall’interno”. Chi vorrà far parte della performance, vincitrice del Leone d’Oro come miglior partecipazione nazionale, dovà compilare un form di registrazione, portarsi costume da bagno e asciugamano, e dare la propria disponibilità per almeno tre ore consecutive.
Pioggia non ferma Piano City Milano450 concerti gratuiti, anche in carcere e caserma carabinieri

MILANO19 maggio 201916:36

– La pioggia non ha fermato Piano City, che nella sua ottava edizione ha proposto oltre 50 ore di musica e 450 concerti gratuiti. Lo comunica l’organizzazione del festival, spiegando di aver fatto in modo che tutti i concerti si realizzassero nonostante la pioggia.
La maggior parte dei concerti si è svolta come da programma: i live di punta si sono svolti regolarmente sul Main Stage del Piano Center della GAM, compresa l’inaugurazione di venerdì con il pianista islandese Olafur Arnalds, che ha coinvolto il numeroso pubblico, nonostante le condizioni meteo avverse.
Tra gli appuntamenti più seguiti i concerti nel carcere di San Vittore di Simona Quatrana ed Ettore Bove; le due albe, venerdì con Alessandra Streliski alla Palazzina Liberty e sabato con Francesco Taskayali all’Ippodromo di San Siro; il concerto di Ginevra Costantini Negri al Refettorio Ambrosiano, l’esibizione di Dardust a Gratosoglio e quella del pianista Scipione Sangiovanni nella caserma dei carabinieri di via Moscova.
Vicino/lontano, edizione da sold outBilancio del festival con premio Terzani.’La città ci vuole qui’

UDINE19 maggio 201918:56

– Decine di migliaia di persone, con un incremento di presenze rispetto allo scorso anno, e un ‘sold out’ a tutti gli eventi, per la 15/a edizione del festival vicino/lontano, che si chiude oggi a Udine dopo quatto giorni con oltre 100 appuntamenti intorno al tema del ‘contagio’ e la consegna del premio letterario internazionale Tiziano Terzani allo scrittore e giornalista statunitense Franklin Foer. “Siamo soddisfatti e orgogliosi della grande partecipazione e dei numerosissimi attestati di solidarietà ricevuti da parte del pubblico”, ha detto il presidente dell’associazione promotrice, Guido Nassimbeni. “Da parte nostra non c’è stata alcuna polemica e siamo intervenuti sempre in modo misurato”, ha aggiunto, riferendosi alle polemiche seguite all’annuncio del sindaco di Udine, Pietro Fontanini, di aver ridotto il contributo del Comune alla manifestazione. Il futuro? E’ rimanere a Udine, “perché la città e il Friuli hanno dimostrato di volerci”, in che forma “non siamo in grado di dirlo”.

Alain Delon tra le lacrime, è la fine di tutto

Attore Palma d’oro sopraffatto, ‘penso a Mireille e a Romy’

CANNES20 maggio 201911:36

Una giornata cosi’ non si dimentica facilmente, sembra il momento perfetto per uscire definitivamente di scena. Lasciando la sala dopo un tripudio interminabile di applausi di un pubblico commosso quanto lui, il mito del cinema Alain Delon era sopraffatto dall’emozione, piangeva a dirotto senza riuscire a fermarsi. Al braccio della figlia Anouchka che gli ha consegnato la Palma d’oro d’onore l’83 enne attore ha sussurrato quasi invocandole “penso a Mireille e a Romy”, riferendosi ai due piu’ grandi amori Darc e Schneider tra i tanti della sua esistenza.”Ho pensato a questo premio come alla fine della mia carriera, alla fine della mia vita, un omaggio postumo” ha detto l’attore senza nascondere che la vecchiaia per lui leggenda del cinema “e’ un periodo difficile, davvero duro”. Il pubblico ha urlato ‘no no’ disapprovando l’addio e ha urlato ‘Alain, Alain’ ritmando le mani mentre lui alzava in alto il premio attribuito in passato a pochi tra cui Catherine Deneuve, Jean Paul Belmondo e in ultimo ad Agnes Varda.”Le star – ha detto – non nascono tali, sono persone ed e’ il pubblico a renderle delle stelle. Per questo vi ringrazio con tutto il cuore per la mia vita e vi dico au revoir”. “Un uomo antico, con dei valori, un uomo di un’altra generazione” ha detto la figlia rivolta al padre consegnando la Palma d’oro. “Sono fiera di te papa’”.

Si asciuga gli occhi Alain Delon per gli applausi scroscianti che arrivano dalla sala, per le persone che gli vengono in mente mentre parla, tutte ormai scomparse, per la nostalgia chissa’. Sopravvivere al proprio stesso passato non e’ facile per chiunque, praticamente impossibile se sei un mito come Delon, attore leggenda del cinema francese, sex symbol per sempre. Una grande fatica sicuramente che comporta alti e bassi, momenti di humor e di tristezza. Al festival di Cannes ha fatto emergere la sua energia, si e’ fatto forza con il suo carattere ed ha incantato la platea.”Non volevo questa Palma d’oro, non spetta a me ma ai registi che mi hanno diretto, a Visconti, a Rene Clement, a Melville, a Jacques Deray. Loro non ci sono piu’ e io la accetto per loro” dice l’attore premiato alla carriera. 83 anni, si presenta in forma, applaude la sala che e’ in piedi per lui e poi comincia il flusso di ricordi suggeriti dagli spezzoni di alcuni dei suoi film piu’ celebri. “Ho cominciato per caso, non avevo la vocazione come altri attori di quegli anni come Lino Ventura o Burt Lancaster o Jean Gabin. Mi ero arruolato, ero tornato dall’Indocina e non avevo ancora un lavoro. Mi salvo’ – racconta – una giovane attrice conosciuta in quegli anni, Brigitte Auber. Nel ’57, senza un film venni con lei per la prima volta a Cannes. Quando mi chiesero se volevo fare l’attore dissi che non ero capace, non avevo fatto alcuna scuola. Ma il regista del mio primo film, ‘Godot’, Yves Allegret mi diede la regola che mi hanno ripetuto anche i grandi e che poi ho seguito per tutta la mia carriera: non recitare guarda, ascolta, sii te stesso. Non fare l’attore, vivi. Ecco da quel momento ho vissuto tutti i miei ruoli”.Brigitte e’ la prima delle donne che Delon nomina, cita anche Romy Schneider, Monica Vitti, si commuove parlando di Annie Girardot. Tanti amori ma non solo, Alain Delon prima ancora che attore fa i conti con il suo fascino che e’ parte fondamentale della sua popolarita’ e della sua carriera: “devo tutto alle donne, ho fatto questa carriera per loro”, ammette. La bellezza inarrivabile dell’attore in quei film degli anni ’60 Delitto in pieno sole (1960), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), La Piscina (1969) per citarne solo pochissimi e’ un problema per lui stesso. In sala uno spezzone di Plein Soleil (Delitto in pieno sole), il thriller in cui interpreta Mr. Ripley, rilancia le immagini del fascino irresistibile del giovane Delon.

Si riaccendono le luci, lui interrompe il rituale dell’incontro per alzarsi in piedi e dire alla platea: “E ora come fate a guardarmi come sono adesso?”. Racconta Delon di come Visconti proprio dopo aver visto quel film lo convoco’ a Londra, su suggerimento della sua agente di allora Olga che insisteva per proporre il suo cliente allora sconosciuto, e di averlo ricevuto mentre stava allestendo il Don Carlo al Covent Garden. L’incontro fu felice e il regista italiano lo scelse per Rocco e i suoi fratelli, il primo film con cui Delon comincio’ una carriera internazionale e d’autore. L’attore piange, “non posso smettere scusate” dice citando la Girardot. Romy Schneider, il grande amore della sua giovinezza con cui a cavallo degli anni ’60 ha formato la coppia piu’ bella del cinema, resta per lui un tabu’, giusto un accenno a quando la impose per La Piscina (“era in un momento di crisi, dissi o la prendete o non si fa il film”), meglio non parlarne, meglio ricordare altro.Come “il mio cane che mi seguiva sempre sul set del Gattopardo” e infatti e’ nel film di Visconti , come “la nouvelle vague che mi aveva messo al bando, ma io sono andato avanti lo stesso”, come l’esperienza americana “bella ma la Francia mi mancava troppo”. Dopo la premiazione, la proiezione di Mr.Klein, il film di Joseph Loy con cui nel 1976 Delon partecipo’ al festival di Cannes, un film “rischioso perche’ per la prima volta parlava al cinema del collaborazionismo francese sulla deportazione degli ebrei”, e’ l’occasione per ricordare la sua esperienza di ragazzino cresciuto in piena guerra.

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Muti, apriamoci al mondo, siamo paese forte
Maestro presenta autobiografia ‘l’infinito tra le note’

20 maggio 201911:01

“Dobbiamo aprirci al mondo e competere, e uscire dal cerchio in cui ci diciamo quanto siamo bravi, siamo un paese serio, forte, mi batto da sempre per la credibilità del nostro paese anche nella musica noi non siamo solo quelli del ‘vinceroooo… “. Lo ha detto il maestro Riccardo Muti parlando oggi del suo ultimo libro ‘L’infinito tra le note, il mio viaggio nella musica’, in un incontro alla Sala Buzzati-Fondazione Corriere della Sera a Milano, con il direttore del quotidiano, Luciano Fontana.
Il libro (Solferino, 128 pagine, 13 euro) in uscita il 23 maggio non è solo un’autobiografia, ma un saggio in 8 lezioni sui misteri della musica, intrecciando la storia dell’arte dei suoni, la sua grande esperienza di direttore (”penso al podio come a un’isola di solitudine”) e i ricordi più intimi. Quindi il sogno – realizzato – di creare un’orchestra di giovani musicisti italiani e un’Accademia dell’opera italiana in un Paese ‘che spesso dimentica il ruolo dell’arte nella società’ ma anche il suo ruolo nel mondo.
Proprio su questo punto Muti ha insistito anche durante l’incontro ricordando la frase di Sviatoslav Richter con cui chiude il libro ‘ogni persona al mondo ha due patrie, la propria e l’Italia’. Poi l’inestinguibile passione che lo lega da sempre non solo ai grandissimi, Mozart (il titolo è tratto da una frase di Mozart ‘la musica più profonda è quella che si nasconde tra le note’) e Verdi, ma anche ai compositori italiani a lungo dimenticati. Muti, 78 anni a luglio, nato a Napoli, direttore musicale di prestigiose orchestre internazionali e del Teatro alla Scala, dal 2010 è direttore dell’Orchestra Sinfonica di Chicago, con la quale si è esibit l’ultima volta a Milano due anni fa.
“La direzione di orchestra è un’arte molto misteriosa senza orchestra non suona, dirigere significa in fondo indirizzare, dare indicazioni e poi assecondare l’orchestra – ha spiegato il Maestro – ma dirigere nel senso di creare è molto difficile, deve prendere suono da strumenti che sino nelle mani di altri”.
Tra i suoi progetti, ha poi concluso, ha in cantiere La messa Solenne di Beethoven, ma tra un paio di anni (”voglio prepararmi bene”) con l’orchestra sinfonica di Chicago.
E’ morto lo scrittore Nanni BalestriniSala, voce indipendente e coraggiosa che ci mancherà molto

MILANO20 maggio 201912:52

– È morto Nanni Balestrini, 83 anni, scrittore, curatore di antologie ed esponente della Neoavanguardia. A darne notizia con un post su Facebook è la casa editrice DeriveApprodi. “E’ con tristezza e dolore – si legge – che informiamo della scomparsa di Nanni Balestrini. Una scomparsa, non solo per noi, incolmabile”. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, lo ha ricordato sulle sue pagine social: “Oggi se ne è andato Nanni Balestrini, uno degli autori e scrittori milanesi più spiazzanti del nostro tempo – ha scritto Sala -. Una voce indipendente, coraggiosa e spesso fuori dal coro che ci mancherà molto”.
De Peretti, racconto la Corsica in guerraUna vita violenta, in sala storia movimento indipendentista

20 maggio 201913:25

– ‘Una vita violenta’ di Thierry De Peretti, gia’ alla Semaine de la Critique a Cannes in sala dal 23 maggio con la Kitchenfilm, racconta la guerra mai davvero conclusa del movimento indipendentista corso negli anni caldi di inizio millennio.
Protagonista e’ Ste’phane (Jean Michelangeli) che, nonostante la minaccia di morte che pesa sulla sua testa, decide di tornare a casa per partecipare al funerale del suo migliore amico e compagno d’armi, Christophe (Henry Nol Tabary), ucciso il giorno prima. Per Ste’phane e’ l’occasione per ricordare gli eventi che hanno condotto lui, intellettuale piccolo borghese di Bastia, a passare dalla piccola criminalita’ alla radicalizzazione politica e alla clandestinita’.
Dice De Peretti, nato e cresciuto in Corsica: “Ho sempre trovato difficile spiegare ai miei amici, alle persone che incontravo o ai miei colleghi di Parigi il posto da cui venivo, e non soltanto dal punto di vista geografico.
Eppure non sono cresciuto in un luogo arcaico e fuori del tempo, e proprio come i miei coetanei anch’io ho ascoltato gli Smiths e guardato Uomini veri di Philip Kaufman, Nightmare di Wes Craven o Police di Maurice Pialat. Certo – continua il regista alla sua opera seconda dopo ‘Apache’ – la mia infanzia e adolescenza sono state segnate da un clima di violenza politica. Sono interessato a quel periodo in cui dozzine di giovani corsi, come me, furono uccisi brutalmente, spesso per ragioni oscure. Filmare quel periodo significa affrontare temi come l’origine della violenza e interrogarsi su quelli che affliggono l’isola ancora oggi.
‘Una vita violenta’ non ha una prospettiva storica, ma tratta di storia e di politica, e soprattutto della Francia. Il film – continua – e’ un omaggio a tutti quei giovani che si sono persi o sono stati uccisi. Ma e’ anche la promessa di un dialogo tra una generazione dimenticata, persa e abbattuta e un’altra, ancora viva e vegeta, rappresentata sullo schermo dai suoi predecessori”.
Il regista mostra invece una certa delusione per il fatto che ‘Una vita violenta’ – il titolo echeggia ovviamente Pasolini suo autore di riferimento- non abbia suscitato in Francia troppe polemiche nonostante guardi anche con troppo favore al nazionalismo nella sua forma violenta: “In realta’ mi avrebbe fatto piacere che si creasse polemica attorno al film – spiega -, ma questo non e’ successo piu’ di tanto. Non volevo certo fare un’apologia della rivoluzione, ma mi aspettavo un certo scandalo. C’e’ stato un silenzio assoluto. Forse la maggior violenza dei media alla fine e’ l’indifferenza”.

Margot Robbie nuovo volto profumi ChanelL’attrice nel nuovo film di Tarantino in concorso a Cannes

20 maggio 201913:39

– Margot Robbie è la nuova testimonial dei profumi della maison Chanel. Nata in Australia, l’attrice è divenuta nota al grande pubblico al fianco di Leonardo DiCaprio nel film di Martin Scorsese The Wolf of Wall Street. E’ stata nominata agli Oscar per la sua interpretazione di Tonya Harding nel film Tonya, che ha prodotto con la sua casa di produzione LuckyChap Entertainment. Ha fondato LuckyChap Entertainment nel 2014 con l’ambizione di realizzare produzioni che raccontino storie di personaggi femminili forti, dirette da registe e sceneggiatrici.
Margot Robbie, che ha appena interpretato la regina Elisabetta in Mary Queen Of Scots di Josie Rourke, è la protagonista del nuovo film di Quentin Tarantino, C’era una volta a Hollywood, in concorso a Cannes, nel ruolo di Sharon Tate al fianco di Brad Pitt e Leonardo DiCaprio. Dal 2018, l’attrice è ambasciatrice moda di Chanel, come volto della campagna per la collezione Coco Neige autunno-inverno 2018-2019.
Milano Uomo, long weekend anche per leiCapasa, meglio separare sfilate, decontestualizzate sono danno

MILANO20 maggio 201914:18

– Chiamarla settimana della moda uomo sarebbe fuorviante: un po’ perché ormai è diventata un long weekend, un po’ perché sono sempre più le collezioni coed. E’ il presidente della Camera della Moda Carlo Capasa a fare il punto sull’evoluzione della fashion week maschile presentando l’edizione in programma dal 14 al 17/6.
In calendario 25 sfilate e 21 presentazioni, accompagnate da 26 eventi come quelli organizzati da Prada, che sfila a Shanghai e presenta a Milano, e Gucci, con un appuntamento culturale su più giorni. “A settembre abbiamo tante sfilate uomo e donna, per noi – dice Capasa – sarebbe importante separarle, i dati, che vedono l’export uomo al 39% del totale e addirittura al 55% verso i paesi extra Ue, dovrebbero spingere i brand a rimettere l’uomo al centro”. Per Capasa “chi porta le sfilate fuori dalla fashion week fa danno al sistema e a medio-lungo termine anche al suo business, perché il momento di aggregazione di una settimana della moda non è paragonabile a quello di un evento singolo”.
False Flag, la seconda stagione su FoxDal 21 maggio, una delle serie tv thrilling di maggior successo

20 maggio 201914:40

– La fiction israeliana torna su Fox.
Dopo serie celebri come Homeland, versione Usa di Hatufim, e In Treatment ispirata da Be Tipul, arriva la seconda stagione di False Flag, dal 21 maggio alle 22 su Fox (Sky, 112) senza essere un remake internazionale, ma una delle serie tv thrilling di maggior successo della tv israeliana, venduta in tutto il mondo.
Presentata in anteprima al Festival di Berlino, la seconda stagione è un impasto di drama, giallo e thriller con nuovi intrighi che, questa volta, coinvolgono persone apparentemente comuni. La storia ci riporta sempre come protagonista l’investigatore israeliano Ethan Kopel che sarà al centro di una nuova indagine: è stato chiamato a risolvere un apparente caso di attacco terroristico, anche se nulla è come sembra. Durante l’inaugurazione del nuovo oleodotto tra Israele e Turchia un’esplosione uccide vari funzionari del governo e l’ambasciatore turco. Quando i principali sospettati dell’attacco vengono rivelati, le vite delle loro famiglie sono stravolte.
Lampi di colore sotto la pioggiaGli stivali in vernice modello Beatles di AGL per FW 2019/20

20 maggio 201915:02

– Lampi di colore sotto la pioggia con gli stivali in vernice modello Beatles di AGL. La nuova proposta attenta ad un comfort urbano e al design, guarda alle bizzarrie della nuova stagione primaverile, affrontandola a colpi di colore. La serie di Beatles, intitolata Neaon, torna anche in questa stagione, in un ventaglio di tonalità intense e luminose, grazie alla pelle verniciata. La forma chunky della suola si contrappone alla leggerezza della stessa, che la rende perfetta da indossare dal mattino alla sera. La palette cromatica comprende fucsia, rosso, petrolio, lampone.
Le sorelle Giusti, titolari di AGL, terza generazione alla guida del marchio di famiglia, creano le loro collezioni insieme: Sara e Vera attraverso le loro ricerche e le idee concettuali, Marianna si occupa de design e delle tecniche.
Il costume da bagno si asciuga subitoMarchio Triumph lancia nuova campagna punta su comfort e stile

20 maggio 201915:14

– Il marchio Triumph che produce lingerie da oltre 130 anni (1886) lancia una linea di costumi da bagno che valorizza la silhouette ed esalta le forme, con grande attenzione al confort grazie a capi strutturati che accompagnano delicatamente le silhouette femminili. Novità della collezione la tecnologia Quick Dry Cups che permette un’asciugatura rapida delle coppe dei reggiseni, 6.5 volte più veloce rispetto a quelle tradizionali.
Dopo Milano, Triumph sceglie Roma per la campagna Digital Out Of Home. Fino al 25 maggio, gli schermi ledwall delle stazioni ferroviarie di Tiburtina e Termini, illumineranno infatti due punti nevralgici della città con maxi affissioni che mostreranno le proposte Triumph. La campagna mare di Triumph si aggiunge alla strategia digital.
Concerto in silenzio, con cuffie wifiIl 25 maggio Vizzini in piazza Santo Stefano a Bologna

20 maggio 201915:31

– Una suggestiva esperienza multisensoriale: si annuncia così il concerto, ‘Yamaha Silent Wifi Concert’, del pianista milanese Andrea Vizzini in programma il 25 maggio alle 21 in Piazza Santo Stefano a Bologna organizzato dall’Associazione Mozart 14, in collaborazione con Yamaha Music Italia. L’ingresso all’evento è gratuito ma sono gradite donazioni a favore delle attività dell’associazione voluta da Claudio Abbado che porta musica e musicoterapia in contesti di disagio fisico e psichico, in particolare il progetto Tamino rivolto ai bambini ricoverati nei reparti pediatrici del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. Un concerto eseguito nel silenzio della notte su un pianoforte silenzioso e udibile dal pubblico solamente tramite cuffie wifi Silent System, libero di vagare entro un raggio di 500 metri. Durante il concerto il pittore Valerio Cassano e l’attore Antonio Gargiulo tradurranno in colori e parole le suggestioni sentite e le emozioni suscitate dall’ascolto della musica.
Festival Parola Chiavari, è ‘dialogo’Convegno su Elena Bono, tra ospiti Pupi Avati e teologo Mancuso

GENOVA20 maggio 201915:52

– E’ dedicata al dialogo la VI edizione del Festival della Parola di Chiavari, uno dei più importanti eventi culturali della Liguria, presentato in Regione dall’assessore alla cultura Ilaria Cavo. Il festival prende il via il 30 maggio con un convegno internazionale dedicato alla poetessa Elena Bono. Il convegno è sostenuto dagli atenei di Genova, Siviglia, Salamanca e Granada e ideato dai prof. Roberto Trovato e Enrico Rovegno. Nel pomeriggio del 30 maggio ‘Il dialogo, fondamento di nuova umanità’ con il teologo Vito Mancuso intervistato dal direttore del Secolo XIX Luca Ubaldeschi. Chiude la giornata, in prima nazionale, ‘Un ebreo, un ligure e l’ebraismo’ con Moni Ovadia e Dario Vergassola. Tra le novità il DidaFestival dedicato alle scuole. Il Festival si chiude il 2 giugno con le celebrazioni della Festa della Repubblica, incontri e dialoghi. Alle 21 lectio di Vittorio Sgarbi su Leonardo.
“Il programma di questa edizione – ha detto l’assessore regionale Cavo, confermando l’appoggio di Regione Liguria – sa declinare la parola sotto molti asetti, con grande cura e grande attenzione ai giovani”. Per il sindaco di Chiavari Marco di Capua “in una società che non sa più ascoltare, il ‘dialogo’ acquisisce un’importanza e un peso determinante”. Tutta la città “è stata coinvolta – ha detto l’assessore al turismo di Chiavari Gianluca Ratto – creando un vero e proprio dialogo con i cittadini”.
Fontana, terra e oro oltre lo spazioAlla Galleria Borghese 50 opere dialogano con l’antico

20 maggio 201920:32

Con la loro luce brillante e quel modo di protendersi nello spazio, sembrano avvolgere il visitatore in un grande abbraccio, mentre lo sguardo si posa sulla magnificenza delle opere antiche e delle decorazioni tutto intorno. Sono 27 splendide Crocefissioni in ceramica il primo assaggio della mostra “Lucio Fontana. Terra e oro”, allestita a Roma alla Galleria Borghese dal 22 maggio al 28 luglio in omaggio al grande artista novecentesco. L’esposizione, dedicata a due produzioni specifiche di Fontana, quella appunto dei crocefissi in ceramica e quella dei Concetti spaziali dipinti in oro, presenta circa 50 opere realizzate tra il 1958 e il 1968. Ad aprire il percorso, nell’imponente salone d’ingresso, a tu per tu con la genialità di Bernini e Canova, la serie di Crocefissioni in ceramica (a cui si aggiungono il delicato Fiocinatore in gesso dipinto, realizzato negli anni ’30, e il dirompente Arlecchino del 1948, che rapisce lo sguardo con il suo mosaico dai colori sgargianti), opere che rivelano, nella conquista di un linguaggio scultoreo originale da parte di Fontana, un legame ancora presente con il gusto barocco. La seconda parte del percorso accoglie i Concetti spaziali, serie di dipinti in cui la riflessione sullo spazio si fa preponderante: sono opere in cui Fontana compie l’atto di tagliare e bucare non per distruggere, ma per avvicinarsi alla realizzazione del suo pensiero e in cui sceglie il colore oro come veicolo di massima astrazione e sintesi di luce e spazio.La mostra è stata concepita con intelligenza e rigore scientifico da Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese, la quale però di fronte alla stampa non nasconde il rammarico di non aver potuto avere tra le opere esposte anche “l’unica tela in oro della serie La fine di Dio, perché l’ambasciatore italiano a Tokyo ha ritenuto opportuno non rimuoverla dalla sua residenza e non prestarla alla Galleria Borghese per questa mostra”. “E’ un vero peccato, perché quest’opera di Fontana appartiene allo Stato italiano”, spiega con amarezza, “evidentemente il ministero dei Beni culturali non ha potuto o saputo imporsi. Inoltre l’opera, in Giappone dagli anni ’60, avrebbe avuto bisogno di essere restaurata e noi ci siamo anche offerti di farlo, ma non è servito”. In ogni caso, anche con questa assenza importante, il percorso sorprende e affascina: non soltanto perché affronta con uno sguardo nuovo una specifica e significativa produzione di Fontana, ma soprattutto per la capacità di costruire una relazione critica tra le opere dell’artista e quelle della collezione della Galleria, in un continuo dialogo con l’antico.”Fontana è un artista difficile e alla Galleria è il primo italiano del ‘900 a essere esposto. Portarlo qui può essere utile a cogliere la varietà di stili, tecniche e straordinarie individualità che il nostro museo può offrire”, prosegue Coliva, “ma forse Fontana, che ha risolto il problema eterno dell’arte figurativa, ossia quello dello spazio, serve soprattutto perché dialoga con un luogo non neutro né deputato ad accoglierlo come la Galleria: un museo in cui ci sono infinite rappresentazioni dello spazio. Se nell’arte la rappresentazione spaziale è pur sempre una finzione, con Fontana lo spazio si crea”. E proprio salendo al primo piano, con le tele a fondo oro dell’artista inserite tra le opere della collezione, il percorso giunge a compimento: poste accanto ai capolavori antichi, da Tiziano a Raffaello, i dipinti di Fontana si svelano in un effetto dirompente. I buchi e i tagli delle tele, nel trionfo dell’oro (in continuità ideale, o scontro, con l’oro metafisico della pittura antica) sono atto creativo libero, sono scoperta e conquista di una nuova dimensione che appunto costruisce lo spazio e, in qualche modo, lo supera.

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Incontro Fiorello-Salini
Progetto su RaiPlay, realizzazione prevista per l’autunno 2019

21 maggio 201910:23

– L’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, ha incontrato Fiorello per proseguire a parlare del progetto che avrà al centro la piattaforma RaiPlay. Il progetto – informa una nota della tv pubblica -, in linea con gli obiettivi della nuova Rai, è il primo multipiattaforma e la sua realizzazione è prevista per l’autunno 2019. “Stiamo lavorando da settimane costruttivamente con Fiorello per riuscire a realizzare questo contenuto ambizioso e innovativo per la Rai – afferma Salini -. Nella Rai del futuro che stiamo costruendo, RaiPlay è la vera piattaforma di servizio pubblico, un canale che acquisirà sempre più centralità. Il progetto con Fiorello può essere un volano formidabile nel modo in cui sarà pensato, realizzato e distribuito. Non vediamo l’ora di iniziare, l’atmosfera è di grande sintonia e ringrazio Fiorello per l’entusiasmo che condivide con noi e che ci spinge a realizzare un progetto che solo fino a pochi mesi fa sarebbe stato per la Rai un sogno impossibile”.
Abissi marini da Alberta Ferretti CruiseLa stilista ospite d’onore della Montecarlo Fashion Week

20 maggio 201916:53

– Visioni del mondo sottomarino nella nuova collezione Alberta Ferretti Cruise che ha sfilato il 19 maggio a conclusione della Montecarlo Fashion Week (MCFW), evento ufficiale della moda del Principato di Monaco alla settima edizione, che presenta collezioni resort, cruise e capsule per la primavera/estate 2020, organizzato dalla Chambre Monégasque de la Mode (CMM) con l’alto patrocinio della principessa Charlene di Monaco.
La collezione Ferretti esplora un’eleganza capace di mettere in comunicazione diversi linguaggi del vestire. “Mi sono lasciata guidare da un senso di unicità che vuol dire ricerca d’identità. Mi piace pensare a una donna che unisce dinamicità, riflessione e una calcolata eccentricità. Che può stare fuori dal centro per andare oltre le regole e inventarne altre più adeguate alle sue attività, alle sue responsabilità, ai suoi modi di essere e d’esprimersi” dice Alberta Ferretti.
Whitney Houston in tournée come ologrammaAccordo con gli eredi per resuscitare legacy diva di Bodyguard

NEW YORK21 maggio 201909:25

NEW YORK – Dopo Maria Callas, Roy Orbison e Frank Zappa, Whitney Houston torna in scena dopo la morte. Un ologramma della leggendaria diva di “Bodyguard” intonerà brani celebri come “I Wanna Dance With Somebody (Who Loves Me)” e “The Greatest Love of All” con l’appoggio della band originale e dei cantanti di back-up tra cui il fratello Gary. Il progetto è frutto di un accordo tra gli eredi della Houston, che è morta nel 2012, e Primary Wave, una società specializzata nel marketing di brani classici.Finora Pat Houston, la moglie di Gary e l’esecutrice testamentaria della cantante, aveva respinto ogni offerta di commercializzare il successo della cognata, ma ora ha cambiato idea. Oltre al tour dell’ologramma sono in cantiere un musical a Broadway, uno spettacolo in stile Las Vegas e un album di brani ancora inediti i cui diritti sono ancora in mano alla Sony: tutto con l’obiettivo di risvegliare il potenziale commerciale di un brand celebre rimasto “in sonno”. Dopo tutto Whitney Houston è ancora un nome planetario: “E’ una questione di tempi. Per gli ultimi sette anni è stato difficile. Ora è l’ora essere strategici”, ha detto al New York Times la Houston che è stata anche per anni anche la manager della cantante.In base all’accordo, Primary Wave acquisterà dagli eredi il 50 per cento degli asset che comprendono diritti d’autore di film e musica e il diritto a sfruttare il nome e l’immagine. Un ologramma della diva doveva già debuttare nel 2016 in duetto con Christina Aguilera, ma gli eredi all’ultimo momento avevano fatto marcia indietro: non era ancora all’altezza. All’apice della carriera Whitney era una macchina per far soldi con 11 successi “number one” e decine di milioni di dollari di album venduti in tutto il mondo. Nel 1992 con “Bodyguard” si era unita a un piccolo gruppo di star capaci di uguale successo nella musica e al cinema. Gli eredi cercano di resuscitare questa reputazione. “Prima che morisse, c’è state troppa negatività attorno al suo nome. Non si parlava più della musica, gli scandali personali ne avevano oscurato la legacy e la gente ha dimenticato come era grande”, ha detto la Houston.Beneficiari dell’accordo sono oltre a lei, la madre di Whitney, Cissy, e i due fratelli Gary e Michael. Per Primary Wave, fondata nel 2006, è l’ultimo in una serie di intese per cataloghi di artisti ‘vintage’ con nomi al platino come Smokey Robinson, Def Leppard e Paul Anka.

Quando il logo diventa entra largeVuitton lancia alcuni modelli di borse ingigantendo il Monogram

20 maggio 201917:22

– L’iconico Monogram di Louis Vuitton assume una nuova veste con una versione extra-large del logo LV, rivisitazione dell’iconica tela della maison.
Le nuove borse si dividono in modelli distinti per la combinazione di due motivi diversi, il Monogram Giant e il Monogram Reverse. I dettagli rendono queste borse speciali: i manici Toron e la lunga tracolla in vacchetta naturale o in pelle nera a contrasto completano la borsa proposta anche in modelli a bauletto e a secchiello.
Home Venice Festival da Lp a Gué PequenoDal 12 al 14 luglio. Evento trasloca a Parco San Giuliano Mestre

VENEZIA20 maggio 201917:32

– Trasloca da Treviso al Parco San Giuliano di Mestre “Home Venice Festival”, evento internazionale che dal 12 al 14 luglio promette musica ma anche tutte le forme d’arte. L’evento è stato presentato dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e dal founder di Home Venice Festival, Amedeo Lombardi.
Il festival si ripromette di “guardare oltre”, portando in laguna grandi nomi della musica internazionale ma anche gli artisti che in questi mesi stanno innovando la scena, veicolando nuove sonorità e generi. Tra i primi nomi, in scaletta venerdì 12 luglio ci sarà Aphex Twin, soprannominato il “Beethoven della musica elettronica”, gli anglosassoni Editors e l’hard rock degli statunitensi Rival Sons. Sabato 13 luglio la techno berlinese di Paul Kalkbrenner e il rock Usa raffinato di LP. Tra gli italiani il romano Gazzelle e il rap di Noyz Narcos.
L’ultima giornata del festival vedrà Anastasio, vincitore di X Factor, i Boombadash, Gué Pequeno ed Elettra Lamborghini.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Sgarbi, Raffaello pittore bello ideale
Nuovo spettacolo prologo al Festival della Bellezza a Verona

VERONA20 maggio 201917:51

– E’ stato presentato a Verona da Vittorio Sgarbi il nuovo spettacolo “Raffaello”, che debutterà il 5 giugno in anteprima nazionale alla sesta edizione del Festival della Bellezza, che quest’anno si svolgerà dal 28 maggio al 16 giugno.
“Questo dedicato a Raffaello – ha spiegato Sgarbi – è il nuovo spettacolo, dopo il recente dedicato a Leonardo, della serie centrata sulle grandi personalità dell’arte, che cade in occasione del quinto centenario dalla sua morte. E’ il racconto con musiche e scenografie coinvolgenti, della vita di un artista complesso, per il quale la pittura è logica, pensiero, filosofia, e per questo attraverso le immagini racconterò non figure, ma concetti e idee che configurano Raffaello come il pittore del bello ideale”.
“Un Festival che racconta la bellezza in tutte le sue declinazioni – ha dichiarato il sindaco Federico Sboarina – non poteva non tenersi a Verona, bella in ogni suo aspetto”.

Valeria Golino, esorcizzo l’età sul setPer Sciamma è ‘anziana’. Le donne? “Qualcosa si muove”

CANNES20 maggio 201917:56

– “Il rituale del red carpet mi piace” dice Valeria Golino che di Cannes è habitué. L’ultima volta nel 2018 era per Euforia, secondo film da regista, ora è per una partecipazione nel film in concorso di Celine Sciamma Portrait of a lady on fire. Interpreta la madre della coprotagonista, Helene Haenel, un ruolo di donna in età avanzata e forse è la prima volta. “Mostrare sullo schermo come sono è un modo per esorcizzare gli anni che passano. Ecco, diciamo che proprio per non vedermi come sono non volevo fare questo film che poi ho fatto proprio per questo. Come attrice sono ruoli che possono destabilizzare. Insomma, il sottile fascino della paura”, scherza.
La questione donne è uno dei temi del festival. “Il giorno che non sarà più una domanda da porsi sarà bello. Invece se ne parla ancora tanto, persino troppo, ma è un passo necessario, fa parte dell’evoluzione culturale. Qualche segnale? Sì, sento un’inversione di tendenza. Una cosa importante la dobbiamo a noi stesse, spesso ci sottostimiamo”, dice.
Cala il sipario sul Trono di spade, ora prequelLa fine “saccarinosa” divide i fan

NEW YORK21 maggio 201910:22

– Da questo momento non ci saranno più sovrani per nascita, verranno eletti in questo luogo dalle lady e dai lord”. È finita forse nell’unico modo in cui poteva finire. Dopo 73 episodi che per otto anni hanno tenuto i fan incollati alla televisione, il sipario è calato sulla serie cult “Il Trono di Spade” con una attesissima puntata che ha lasciato divisa l’audience (dati sull’ultimo episodio in onda negli Usa su HBO ancora non ci sono, ma 18,4 milioni hanno guardato quello di domenica scorsa), incendiando i social media.Tra i pareri, quelli di membri del cast: “Ho sempre saputo che il finale non avrebbe soddisfatto tutti. Le storie sono troppo vaste, i personaggi troppo complessi, e se piaci a tutti sei troppo tiepido. Per me quello è sembrato l’unico modo in cui poteva finire”, ha detto, in un ‘post mortem’ con il “New Yorker” Daenerys (Emilia Clarke, la star britannica che durante le riprese è quasi morta per due aneurismi al cervello) che, nel gran finale, è andata incontro al suo ultimo destino. “Ha fatto cose terribili. Ve lo dovevate aspettare”, ha commentato Kit Harington (Jon Snow) preparando gli spettatori all’epilogo.Alla vigilia del finale un milione di fan delusi avevano chiesto a HBO un remake dell’intera ultima stagione, affidata non più alla coppia D.B. Weiss and David Benioff, un’ ipotesi definita “assurda” da Isaac Hempstead-Wright(Brandon Stark nella serie), che l’ha presa “personalmente”. E se “Usa Today” ha sparato a zero per un epilogo “saccarinoso e pieno di cliché”, gli orfani del “Trono” sperano nei prequel e negli spin off. George R.R. Martin, l’autore del ciclo “Cronache del ghiaccio e del fuoco” da cui è nata la serie, ne ha proposto almeno cinque: “Tre stanno andando avanti in modo soddisfacente”, ha detto sul suo “Not a Blog” spiegando che le riprese del primo potrebbero cominciare entro l’anno. Per HBO “Il Trono di Spade” è stata una gallina dalle uova d’oro, e la rete ha annunciato per l’estate il primo ciak del prequel con Naomi Watts e Josh Whitehouse che si svolgerà “migliaia di anni prima” il viaggio fatale di Ned Stark a Approdo del Re e che racconterà “la discesa del mondo dall’età dell’oro degli eroi alla sua ora più buia”.Per ora è stato dato il via solo a una puntata pilota e comunque per certo non se ne occuperà la coppia Weiss-Benioff, proiettati ormai nell’universo di Star Wars. L’episodio del 19 maggio è andato in onda in Italia su Sky Atlantic e Now Tv con una replica il 20 maggio per chi non ha fatto nottata. Per gli Usa è stato un momento di esperienza televisiva collettiva simile al Super Bowl, con un day after di commenti non solo sul finale, ma anche sul significato della fine del genere della serie a puntate nell’era delle abbuffate televisive promosse da Netflix. Nel 1997, quando il colosso dello streaming nacque come servizio di DVD per posta, “Friends” e Seinfeld” dominavano i palinsesti del giovedì sera. Da allora le abitudini televisive sono radicalmente cambiate. “Se ‘Il Trono di Spade’ fosse uscito oggi sarebbe stato in grado di galvanizzare il pubblico nello stesso modo?”, si è chiesto il critico del Los Angeles Times Lorraine Ali.

Tarantino a Cannes, please no spoilerIl 21/5 premiere, regista chiede ai presenti di non rivelare

CANNES20 maggio 201918:01

– E’ ormai Tarantino Fever sulla Croisette. Il 21/5 è il giorno di C’era una volta a Hollywood, l’attesissima premiere mondiale del nuovo film di Quentin Tarantino con un cast stellare con Brad Pitt, Leonardo DiCaprio, Margot Robbie, in concorso per la Palma d’oro e appena ultimato.
Alle 18 al Grand Theatre Lumiere, preceduto da una Montee des Marches che si annuncia epica, la prima proiezione del film ad inviti. Il regista sta scongiurando tutti: “Please no spoiler”.
Vorrebbe intorno al Palais una zona ‘spoiler free’. Su Twitter ha scritto, implorando i media e gli altri fortunati partecipanti all’evento, di non rivelare troppo del film una volta usciti dalla sala. Si sa che il film è un omaggio al cinema e nello stesso tempo all’epoca in cui perse l’innocenza, raccontando, tra l’altro, lo sconvolgente episodio della strage di Charles Manson in cui fu uccisa Sharon Tate, la moglie di Roman Polanski, interpretata nel film da Margot Robbie.
Malika Ayane, dal 26 giugno tour estivoData zero a Crema per “Domino en plein air”

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– Reduce dal successo delle date invernali, Malika Ayane riparte il 26 giugno da Crema (data zero) con il tour estivo “Domino en plein air”. Dopo aver riempito i teatri e i club di tutta Italia con un tour di oltre 30 date, in cui ha presentato gli stessi brani in maniera diversa (suoni morbidi e pieni in teatro, più ruvidi, elettronici ed essenziali nei club), la cantautrice è pronta per il tour estivo che la vedrà sul palco con Carlo Gaudiello al piano, Marco Mariniello al basso, Nico Lippolis alla batteria, Jacopo Bertacco alla chitarra.
Ecco il calendario del tour prodotto da Massimo Levantini per 1Day: 26 giugno Teatro San Domenico, Crema; 13 luglio Festival Musicastelle Outdoor, Champorcher (Valle D’aosta); 20 luglio Palmanova Village, Aiello del Friuli (UD); 18 agosto Teatro dei Ruderi, Cirella di Diamante (CS); 21 agosto Villa Bertelli, Forte dei Marmi (LU); 15 settembre I suoni delle Dolomiti – Villa Welsperg, Val Canali Tonadico San Martino di Catrozza (TN); 16 settembre a Lanciano (CH).
I Dardenne, se il fondamentalista è un ragazzinoDa una storia minima racconto del fanatismo giovani generazioni

CANNES21 maggio 201909:21

– Mettendo insieme un film dopo l’altro si compone al festival di Cannes un puzzle che racconta, con diverse angolazioni, la società contemporanea. Un’anima politica, si è detto alla vigilia, anti-Trump aveva azzardato qualche osservatore, e forse è esagerato. Ma al di là di improbabili disegni strategici, il palcoscenico privilegiato di Cannes offre con la lente deformante di ciascun regista un bel colpo d’occhio su chi siamo o siamo diventati. Come il cinema degli anni ’60 riuscì a catturare il radicalismo sociale dell’epoca, i registi di oggi stanno cercando di dare forma ad un nuovo tipo di rabbia e, sarà un caso, sono tra le cose migliori viste quest’anno.Lo fa l’anziano Ken Loach, capace con il potente Sorry we missed you di intercettare guasti sociali e drammi familiari dell’epoca del lavoro precario, dei driver del delivery, lo fa il giovane francese di origine malese Ladj Ly nel tuffo nella realtà e nelle contraddizioni del melting pop delle banlieue dove i poliziotti sono brutali persino con i ragazzini in Les Miserables e lo fanno I fratelli belgi Dardenne con Le jeune Ahmed. Jean-Pierre e Luc Dardenne, registi record di due Palme d’oro vinte a Cannes (Rosetta, 1999, L’Enfant – Una storia d’amore, 2005) portano oggi in gara al festival la storia del crescente radicalismo delle nuove generazioni immigrate, assolutamente integrate ma al tempo stesso affascinate dalla Jihad, dal martirio. Le jeune Ahmed (in Italia uscirà con Bim nella prossima stagione) è il riuscito racconto, con lo stile realistico e documentaristico dei Dardenne che inchioda lo spettatore a seguire con lo stesso passo della macchina da presa, di cosa accade al tredicenne Ahmed (Idir Ben Addi) in un paese del Belgio ai giorni nostri.E’ bravo a scuola, viene da una famiglia di origini arabe senza particolari disagi, ha un aspetto mite e gli occhialoni da miope, ma improvvisamente passa dai videogiochi come i ragazzini della sua età alle abluzioni, letture delle sure del Corano, preghiere rivolte alla Mecca. L’avvicinamento alla religione è repentino, sull’onda del fascino di un cugino fondamentalista raffigurato con la solita immaginetta imbottito di armi prima del martirio. Ahmed di colpo divide il suo mondo in puro e impuro, la sorella con la maglietta corta è impura, la madre che beve un bicchiere di vino è impura, la professoressa, che pure lo ha aiutato nei suoi problemi con la dislessia, merita di essere uccisa perché osa insegnare l’arabo mettendo il corano in versi musicali. L’imam locale sprona Ahmed a diventare grande nel segno di Allah e semina così giorno dopo giorno il radicalismo. La strada è tracciata, per la violenza contro la docente finisce in un centro di rieducazione.La storia che ci raccontano i Dardenne è la storia di una sconfitta politica e sociale: Ahmed non è abbandonato al suo destino, è circondato dall’amore della famiglia, dall’impegno degli educatori, della psicologa, del giudice, ma tutto questo non mette che un minimo dubbio in lui. Neanche l’amore di una ragazzina può fargli cambiare idea. Abbiamo perso per sempre il determinato Ahmed e i ragazzini delle nuove generazioni improvvisamente fondamentalisti come lui, pronti ad essere reclutati? “Quando abbiamo iniziato a scrivere, non immaginavamo che avremmo progressivamente creato un personaggio così chiuso in se stesso e imperscrutabile, capace di sfuggirci fino a tal punto, di lasciarci privi della possibilità di costruire una struttura drammatica per recuperarlo, per farlo uscire dalla sua follia omicida”, dicono i registi. “Come arrestare l’impetuosa corsa di questo giovane fanatico, impermeabile alla bontà e alla gentilezza dei suoi educatori, all’amicizia e ai giochi romantici della giovane Louise? Come riuscire a immortalarlo in un istante in cui, senza ricorrere all’angelicità e alla inverosimiglianza di un lieto fine, potrebbe aprirsi alla vita e convertirsi all’impurezza fino a quel momento abborrita?” è alla fine la domanda.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Museo Villoresi, arte profumo a Firenze
Al centro c’è l’Osmorama, una biblioteca degli odori

FIRENZE20 maggio 201918:53

– Apre a Firenze il Museo Villoresi, dedicato all’arte del profumo. Ospitato in un antico palazzo del centro storico, in via de’ Bardi, il museo è stato creato da uno dei più raffinati e famosi ‘nasi’, Lorenzo Villoresi. Propone un percorso multi-sensoriale alla scoperta dell’universo del profumo, con focus su odore e aspetto delle principali materie aromatiche, ma anche su storia, miti e leggende oltre a notizie di carattere scientifico sulle fragranze. Cuore dell’esposizione è l’Osmorama, una biblioteca degli odori che raccoglie ingredienti aromatici antichi e moderni; in giardino e nelle terrazze c’è poi una collezione di piante aromatiche da tutto il mondo. Nel percorso ci sono anche una mappa interattiva, filmati, postazioni olfattive.
Il Museo sarà inaugurato l’1 giugno giorno in cui, così come il 2 giugno, sarà aperto gratuitamente dalle 10 alle 18 (solo su prenotazione). Dal 3 giugno poi apertura al pubblico tutti i pomeriggi dal lunedì al sabato, con visite guidate e prenotazione obbligatoria.
Boomdabash, nuovo tour band salentinaAl via da San Severo (Fg) con il loro ‘Per un milione tour’

20 maggio 201919:20

– Sulla scia del successo dello speciale concerto-evento ‘Boomdabash & Friends’ che ha travolto l’Alcatraz di Milano il 9 maggio, i Boomdabash tornano alla dimensione live ripartono con il loro “Per un milione tour”, una prima tranche di date dal vivo che dal 21 maggio vedranno la band protagonista per tutta l’estate fino a settembre in giro per l’Italia tra principali club, Festival e Summer Arena. La leg estiva partirà il 21 maggio da San Severo (Fg) per proseguire il 4 luglio a Pavia, il 13 a Valmontone (Rm), il 14 luglio a Mestre (Ve), il 2 agosto ad Agira (En), il 6 agosto a Vignanello (Vt), il 9 agosto a Vasto (Ch), il 17 a Roseto Capo Spulico (Cs), il 18 a Torre Paduli ( Le), il 21 ad Alassio (Sv), il 31 agosto a Noci (Ba), il 6 settembre a Matelica (Mc), il 14 a Mondovì (Cn) e il 21 settembre a San Vito lo Capo (Tp). In questa avventura live i quattro componenti del gruppo (Biggie Bash, Payà, Blazon e Mr. Ketra) proporranno molti brani del loro ultimo lavoro Barracuda – Predator Edition 2019″.
Prima volta Maffei a Reggia in incognitoAppena nominata,paga biglietto e poi visita appartamenti da sola

CASERTA20 maggio 201919:37

– Si è presentata in incognito come un qualunque visitatore e per mantenere riservata la sua presenza ha pagato il biglietto d’ingresso il neo direttore della Reggia di Caserta Tiziana Maffei, designata qualche giorno fa dal ministro Bonisoli. Un modo per toccare con mano per la prima volta il lavoro che le spetta. La neo responsabile è arrivata all’improvviso, accompagnata dal direttore generale dei Musei Antonio Lampis. Non essendosi ancora insediata ufficialmente, ha pagato il biglietto di entrata e ha visitato gli appartamenti da sola. Dopo poco però è stata riconosciuta da alcuni lavoratori, che non l’hanno avvicinata per non disturbarne la privacy. Maffei si è poi chiusa in ufficio con Lampis per incontrare i funzionari. Il 21 maggio è previsto un incontro tra i responsabili della Reggia e i sindacati, nel corso del quale Lampis dovrebbe presentare la nuova organizzazione del lavoro, e dare il via a Europa Web, la piattaforma per controllare presenze, ferie e tutto ciò che riguarda il personale.
Emis Killa, tour al via il 25 maggioAl rapper il Creator Award d’oro da Youtube

20 maggio 201919:38

– Al via il nuovo tour estivo di Emis Killa, che partirà il 25 maggio da Corte Franca (Bs) e terminerà l’8 settembre a Sesto San Giovanni (Mi) girando l’Italia.
Al rapper multiplatino, che ha ricevuto da youtube il Creator Award d’oro per aver raggiunto oltre 1 milione d’iscritti sul canale, dopo il successo della tournée invernale nei più importanti d’Italia, torna per presentare live e dj-set in tutta la penisola. Il tour, presentato da Vivo Concerti, toccherà la seguenti tappe: sabato 25 maggio Corte Franca (BS); il 7 giugno Rivalta di Gazzola (PC); il 9 giugno Treviso @Core Festival; il 15 giugno International Motor Days; 12 luglio Forte dei Marmi (Lu); 13 luglio Boario Terme (Bs); 16 agosto Red Valley Festival; il 19 agosto Benetutti (Ss); l’8 settembre Sesto San Giovanni (Mi) @Carroponte. Il rapper torna a infiammare il pubblico con le hit tratte dall’album Supereroe (Carosello Records) certificato disco d’oro come Rollercoaster, doppio disco di platino digitale, Fuoco e Benzina, platino e Claro feat.
Anna Magnani è ancora la ‘Lupa regina’Nella sezione Classics il documentario di Enrico Cerasuolo

CANNES21 maggio 201909:27

Se ne è andata quasi 50 anni fa, ma per la stragrande maggioranza dei cinefili Anna Magnani resta il volto del più grande cinema italiano, la sacerdotessa del neorealismo, la Pina di “Roma città aperta” (1945), la prima italiana a vincere l’Oscar (“la rosa tatuata”, 1955), Nannarella per tutti i romani, la “Lupa romana” secondo la celebre definizione coniata per lei da Gilles Jacob, per decenni patron del festival di Cannes.E il festival rinnova l’antico legame con quella che il Times definì “Divina, semplicemente divina” presentando il sorprendente documentario di Enrico Cerasuolo “La passione di Anna Magnani” coprodotto con Istituto Luce – Cinecittà. Non è certo il primo ritratto dell’attrice che approda sullo schermo, ma il lavoro di Cerasuolo sorprende per la cura filologica, i rari e spesso inediti materiali d’archivio (anche messi a disposizione dalla famiglia), le voci di chi la sa descrivere con rara partecipazione, da Luchino Visconti a Burt Lancaster.Ne nasce quindi un ritratto molto più sfaccettato della convenzione: Anna è la bionda dei primi film all’epoca dei “telefoni bianchi”, Anna è la donna che sa ridere e prendersi in giro, Anna è colei che – come ricorda Visconti – è “fonte inesauribile di idee, sorprese, invenzioni creative” tanto potenti e personali che trascinano il regista oltre la sua visione originale. Dopo la passerella a Cannes Classics il documentario sarà tra i gioielli della prossima edizione del “Cinema ritrovato”, la grande rassegna della memoria cinematografica organizzata a fine giugno dalla Cineteca di Bologna.

Frankie, il lungo addio di Isabelle HuppertIn concorso il film del regista americano Ira Sachs

CANNES21 maggio 201910:02

– ‘Frankie’ (Isabelle Huppert), celebre attrice francese, e la sua famiglia allargata trascorrono le vacanze a Sintra, stazione balneare portoghese.
Ma non è una vacanza qualsiasi per la donna dal forte carattere e all’apparenza più che cinica, è solo un modo elegante per dare un lungo addio ai suoi cari, e meno cari, sperando solo non piangano (“la cosa peggiore è vedere la gente piangere, non lo sopporto” dice a un certo punto l’attrice). Nel film del regista americano Ira Sachs, in concorso a Cannes, assistiamo così a una sorta di teatrino di tutti questi parenti che la circondano – tra cui marito, ex marito, figlio (Jérémie Renier), colleghi e una cara amata amica che vuole ‘piazzare’ perché troppo sola – consapevoli di vivere una giornata particolare all’ombra di una morte imminente. In poche ore si mettono in gioco interessi, eredità, invidie e tutto il caravanserraglio di sentimenti che si agitano in questi casi.
Di fronte a questo insulso teatro di vivi, quella che sembra stare meglio alla fine è proprio lei anche se, in chiusura di film, uno sguardo di Frankie (solo una superba Huppert poteva riuscirci) dice anche troppo di quello che si agita nella sua anima.”Frankie racconta l’indicibile realtà in cui ci si ritrova quando qualcuno sta per morire – dice Isabelle Huppert -. All’improvviso ci si trova davanti all’impossibilità di dire ciò che si ha, di parlare della propria malattia. Questa resta in qualche modo come innominabile nel film e ciò la rende ancora più paurosa. Il regista – aggiunge poi l’attrice – non cede mai ad alcun cliché sulla malattia, proprio come fa Frankie verso i suoi parenti, almeno quelli che la sanno prossima alla morte.
Questo film è per certi versi sorprendente, originale e mai lacrimoso. Il desiderio di Sachs di non cadere nel pathos è il cuore stesso della sua scrittura”.
E ancora la Huppert: “Frankie racconta così questa dimensione della malattia e della morte alla quale non si pensa mai. La cosa più dura da sopportare per il mio personaggio è il fatto che gli altri piangono ed è proprio per questo che lei si tiene lontana dal dolore. La sua distanza è un modo per trovare un’uscita che non c’è. Da qui anche il suo rifiuto di eventuali nuove cure”. Nel cast del film anche Brendan Gleeson, Marisa Tomei, Pascal Greggory, Ariyon Bakare, Vinette Robinson e Greg Kinnear.
Fiorello, farò vero varietà per RaiPlayProgramma saranno le mie ultime esperienze insieme

21 maggio 201910:25

– “L’idea del progetto per la Rai è di fare qualcosa per RaiPlay, perché in questo momento chi la guarda? Solo Salini… I contenuti saranno le esperienze degli ultimi anni tutte insieme. Quindi leggerò giornali, farò interviste. E’ il vero varietà. Abbiamo già scelto la location ma non posso dirvela. Lasciate stare i guadagni e concentratevi sul prodotto che consenta di rilanciare la piattaforma. Sono una specie di testimonial di RaiPlay”. Così Fiorello in un video su Instagram in merito al progetto con la Rai.
Lucania, tra realismo magico e westernIn sala il film di Gigi Roccati con Angela Fontana

21 maggio 201911:22

– ‘Lucania, terra, sangue e magia’, oltre ad essere il titolo del film di Gigi Roccati, è anche una perfetta sintesi di quest’opera sospesa tra realismo magico, mitologia e western mediterraneo.
Il film, passato in anteprima al Bif&st e in sala con 102 Distribution dal 30 maggio, racconta appunto di una ‘terra’, quella di una Lucania senza tempo; di ‘sangue’, quello versato e da versare, come capita sempre nel mondo del mito e, infine, di ‘magia’, presente sempre quando si entra in una favola archetipica.
Tutto si svolge nell’enorme spazio, racchiuso tra le montagne e il mare, dove vivono i protagonisti principali di questo western mediterraneo: il contadino Rocco (Giovanni Capalbo che è anche il produttore del film) e la figlia Lucia (Angela Fontana). Lui è un padre severo e amorevole allo stesso tempo, un uomo comunque legato alla sua terra che e’ disposto a difendere fino all’estremo sacrificio; lei invece, una ragazza selvatica, una ninfa folle, muta dalla morte della madre Argenzia. Una madre che però Lucia ha ancora il dono di vedere accanto a sé nei momenti di bisogno, tanto da sembrare, all’apprensivo padre, che parli al vento.
Ma quando Rocco respinge l’offerta di Carmine (un Pippo Del Bono in versione villain), autotrasportatore che gli offre di seppellire rifiuti tossici nella propria terra in cambio di denaro, tutto precipita. Per reagire a un’aggressione notturna, Rocco infatti ammazza uno degli uomini di Carmine e si trova così costretto a fuggire a piedi per le montagne insieme alla folle figlia. Una infinita fuga, la sua, prima tra la bellezza di una natura rigogliosa e poi nella durezza di una terra morente.
Per Lucia, dopo un ballo primitivo, estatico, intorno a un falò al ritmo di una chitarra, è tempo di miracolo, ritrova la voce e la ragione. Appena in tempo però per assistere allo scontro fatale tra suo padre e chi avvelena i campi pieno di voglia di vendetta.
“Il regista è lo scienziato delle emozioni e il cinema è un’esperienza condivisa che deve andare dritta al cuore, come un colpo di fucile”, così la pensa il regista e sceneggiatore torinese quarantenne Gigi Roccati. Un artista che con il suo esordio cinematografico Babylon Sisters e’ stato in oltre trenta Festival internazionali tra cui Roma, Pune, Trieste, Parigi, Cine Sans Frontieres e Cairo, diventando immagine e locandina del BFI London Indian Film Festival 2017 al British Film Institute.
Nel cast di Lucania, prodotto da Fabrique Entertainment con Moliwood Films in collaborazione con Rai Cinema, anche Maia Morgenstern, Christo Jivkov e Marco Leonardi.

Alajmo, Palermo è una cipolla remixLo scrittore torna sulla sua città, svelandone l’anima e la luce

21 maggio 201911:24

– ROBERTO ALAJMO, PALERMO E’ UNA CIPOLLA REMIX (Laterza, pp.166, 13€). Con lo stesso paio di labbra ti può baciare ma può anche morderti. E’ sensuale ma a volte per niente bella, inebriante con profumi e sapori indimenticabili e anche ferocemente cattiva, generosa e malata di indolenza. Se ti delude, poi sa illuminarti di emozioni con la sua luce stupefacente. Roberto Alajmo torna a parlare della sua città, senza sentimentalismi di appartenenza, ma con uno sguardo appassionato e ironico, nel suo libro “Palermo è una cipolla remix”, pubblicato da Laterza. Versione aggiornata della precedente fortunata edizione (uscita con lo stesso editore 14 anni fa), il libro rappresenta una guida del tutto singolare: non un qualcosa di meramente turistico (i monumenti sono segnalati, ma non sono certo il fulcro delle pagine di Alajmo), nessun itinerario preconfezionato, bensì un efficace strumento per carpire l’anima di Palermo e coglierne i tratti davvero distintivi. Del resto, spiega l’autore, per i palermitani accompagnare gli amici in visita è una sorta di “obbligo morale”. E quindi, dopo aver tolto ciò che restava di obsoleto rispetto alla prima versione, Alajmo in questa rivisitazione assolve perfettamente il suo dovere di accompagnatore, mantenendo inalterati la vena ironica e lo stile brillante e offrendo al pubblico una lettura piacevolissima e accattivante.Se c’è un’utilità nel libro, questa va ravvisata non solo nelle tantissime informazioni (sui luoghi, certo, ma molto sui palermitani e il loro modo di concepire la vita) fornite al lettore per iniziare a conoscere la vera Palermo, ma soprattutto nella capacità di Alajmo di creare curiosità. In questo senso non poteva esserci metafora più giusta della cipolla per indicare una città così complessa da dover essere sbucciata strato dopo strato: il consiglio è di non accontentarsi di un primo sguardo, ma anzi di andare a vedere più in profondità seguendo i propri interessi e soprattutto il proprio istinto. Dai luoghi comuni da sfatare (o no?) alle prelibatezze culinarie, dalla pedonalizzazione degli ultimi anni alle attività culturali (con la designazione di Palermo capitale della cultura e agli appuntamenti artistici di “Manifesta”), dalla coscienza antimafia e alle lunghe riflessioni sul sindaco Leoluca Orlando e l’ex presidente del Palermo Calcio Maurizio Zamparini, fino all’estremismo dei cittadini, inclini o a un grande ottimismo o a un profondo pessimismo: questo e molto altro anima le pagine di un libro che appare come un atto d’amore e d’accusa, una carezza e un rimprovero che l’autore fa alla sua città del cuore, per delinearne un ritratto sincero, sarcastico ma di certo non esaustivo. Perché Palermo ha una “natura irrequieta e irrisolta” e “perfetta non sarà mai.
Nell’orditura delle sue trame ci sarà sempre un errore, nell’intonazione più calda si potrà riscontrare sempre almeno una sporcatura”: ma chissà forse è proprio l’imperfezione a conquistare il cuore di chi visita questa “cipolla” dall’ineguagliabile sapore.

The Whistler, dal noir al melòIl film in concorso per la Romania

CANNES

19 maggio 201919:20

– Anche gli uomini tutti di un pezzo hanno le loro debolezze quando ci si mette di mezzo l’amore. Ne sa qualcosa il protagonista di ‘The Whistler’ di Corneliu Porumboiu, film in concorso per la Romania in questa 72/ma edizione del Festival di Cannes. Ovvero l’ispettore Cristi (Vlad Ivanov) che in realtà qualche ombra già ce l’ha; è sospettato da i suoi stessi colleghi di essere un corrotto dai cartelli della droga. Un poliziotto però ancora di una certa integrità fino a quando si imbarca, dopo l’incontro fatale con la troppo bella e sulfurea Gilda (Catrinel Marlon), in uno strano incarico: liberare un uomo d’affari da una prigione di Gomera, un’isola delle Canarie. Ma c’è un problema non da poco in questa sua missione: deve imparare, e anche in tempi stretti, il difficile dialetto locale dei Silbo, una lingua parlata tramite particolari fischi, ottimo slang per comunicare segretamente.
L’amore al femminile di Céline SciammaAnche la Golino nel cast di Portrait of a Lady on Fire

19 maggio 201919:23

– ‘Portrait of a Lady on Fire’ di Céline Sciamma ha i tempi lunghi di certi classici in costume e la particolarità poi di essere un film totalmente al femminile (nessun uomo sulla scena, ma solo qualcuno evocato). In concorso per la Francia in questa 72/ma edizione del Festival di Cannes, il film racconta la storia delicata di un’amicizia tra due donne, un’amicizia che, lentamente e inesorabilmente, sfocia nell’amore più puro quanto sconveniente.
Ambientato infatti nella Francia del 18/mo secolo, il film ha come protagonista una giovane pittrice, Marianne (Noémie Merlant), alla quale viene commissionato da una contessa di origini italiane (Valeria Golino) un ritratto di Heloïse (Adèle Haenel, ex della regista) da fare però a sua insaputa. Così Marianne si trova costretta ad osservare il suo modello di nascosto e a dipingere poi di notte. Gli sguardi rubati, più la frequentazione tra le due ragazze, più le evidenti affinità tra Marianne ed Heloïse, ne fanno un’amore tra i più teneri.
Malick, Dio, martirio e disobbedienzaIn concorso Hidden Life, storia vera di Jägerstätter

19 maggio 201919:26

– Con ‘A Hidden Life’, dramma sulla seconda guerra mondiale di Terrence Malick in corsa al Festival di Cannes, il regista filosofo torna sui suoi passi e racconta una storia vera, continua, senza sbalzi temporali. Non rinuncia però alla voce fuori campo, al suo coro tragico-metafisico di sempre, per raccontare, attraverso una storia di disobbedienza il non senso di tutto, l’assenza di Dio o ancora la presenza di un Dio malvagio che “quando ha creato questo mondo ha creato il male”. Di scena una storia cristologica con protagonista August Diehl nei panni di Franz Jägerstätter, obiettore di coscienza della seconda guerra mondiale che fu beatificato nel 2007. Ovvero un contadino austriaco, fervente cattolico, che visse nel borgo di Sankt Radegund e nel 1938 all’arrivo dei nazisti fu l’unico del suo paese a votare contro la Anschluss, l’annessione alla Germania di Hitler. Scoppiata poi la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943 si rifiutò di arruolarsi nell’armata dell’Asse.
Lo scandalo estetico di Gaspar NoèIn Lux Aeterna la sperimentazione del provocatore

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– La domanda ricorrente quando un nuovo lavoro di Gaspar Noé approda sul pianeta terra dalla galassia del regista francese è sempre la stessa: darà scandalo ancora una volta? E quando dopo pochi minuti del suo nuovo “Lux Aeterna” si ha diritto all’eiaculazione in primo piano di un sedicente attore che transita sullo schermo si pensa che una volta di più si compirà un rituale diventato ormai di prammatica: provocazione, eccesso visivo e sonoro e accettazione di uno stile che è ormai diventato un marchio di fabbrica. “Che io ami provocare, me stesso per primo, si sa – racconta ridendo – ma in questo film ho cercato invece un percorso astratto, quasi straniante che nasce dalla mia intensa complicità con le due protagoniste”. Nel film Beatrice Dalle è un’attrice che si prepara a debuttare come regista mentre Charlotte Gainsbourg è la sua attrice che ben presto viene coinvolta nella catastrofe di un set in cui tutti si disinteressano presto alle sorti di un film che probabilmente non vedrà mai la luce.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

A Torino Short Film Market premio Europe
Format punto di riferimento del mondo internazionale del corto

TORINO20 maggio 201913:42

– Continua la sua corsa il Torino Short Film Market (Torino 21-23 novembre), organizzato dal Centro Nazionale del Cortometraggio e dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, che ha vinto il bando di Creative Europe – Subprogramma Media Accesso ai mercati. In Italia, nel 2018, gli unici eventi sostenuti da questo bando sono stati il Mercato della Mostra del Cinema di Venezia, il Mia-Mercato internazionale dell’audiovisivo di Roma e il When Eeast Meets West di Trieste; nel resto del mondo, sempre nel 2018, solo il Festival Internazionale del Cortometraggio di Clermont-Ferrand e l’European Short Pitch.
Il Tsfm, a cui l’anno scorso hanno partecipato 450 produttori e che si occupa di progettualità e fund raising, riceve contributi da 10 soggetti internazionali, italiani e locali.
“Questo importante e sostanzioso premio rafforza ulteriormente il ‘sistema cinema torinese’ che ha visto la nascita, l’anno scorso, di Torino Film Industry!, dice Jacopo Chessa, direttore del Centro nazionale del Cortometraggio.
Maradona, un gladiatore con due animeSulla Croisette fuori concorso il bel documentario di Kapadia

CANNES

21 maggio 201909:23

– “E che ve site perso”: questa la scritta, a caratteri cubitali, comparsa il 10 maggio del 1987 sul muro del cimitero di Napoli e rivolta ovviamente ai morti. Ma che si erano persi mai questi morti? Semplice: il giorno epocale della vittoria del primo scudetto del Napoli. Questo solo uno dei tanti bei momenti del potente e straordinario documentario ‘Diego Maradona’ del premio Oscar Asif Kapadia. Film passato al Festival di Cannes fuori concorso e che arriverà nelle sale italiane a settembre, distribuito da Nexo Digital e Leone Film Group. Si tratta di cinquecento ore di girato inedito commissionato dal primo agente del Pibe, Cyterszpiler, a due operatori che avevano la mission di seguirlo ovunque (sul campo e fuori) negli anni napoletani della sua carriera di novello gladiatore. Un documento esplosivo e pieno di ritmo, quello di Kapadia, a cui è mancata solo la miccia della presenza di Maradona sulla Croisette (il campione ha dato forfait per problemi alla spalla).Che si vede in questo film, ricco ovviamente di tanti materiali di repertorio? Si vede – come non a caso ricorda il titolo che separa opportunamente ‘Diego’ da ‘Maradona’ – che questo campione aveva due anime: quella popolare, da ‘villero’, che gli derivava delle sue origini nella bidonville di Lanus a Buenos Aires, di cui era fiero e che lo rendeva il ‘Diego’ popolare dal cuore buono, e poi c’era invece ‘Maradona’, ovvero la superstar, quella figura che molti tifosi napoletani paragonavano a Dio. Di fronte a certi suoi gol si diceva: “Non li ha fatti Maradona, li ha fatti Dio”. E ancora c’è il Diego che dice più volte nel documentario “Ogni volta che gioco a calcio penso solo a comprare una casa alla mia famiglia” e, invece, il Maradona, Pibe de oro, il campione che ostenta donne, cocaina e camorra (era molto amico della famiglia Giuliano, soprattutto di Carmine). Il film parte il 5 luglio del 1984, quando una squadra di calcio, non certo florida, acquista, rischiando la bancarotta, Diego Armando Maradona. Il campione è trascinato in una corsa folle in auto per le strade di Napoli fino allo stadio. Qui attraversando camminamenti sotterranei, proprio come un gladiatore, arriva alla conferenza stampa tra il tripudio dei tifosi. Un’accoglienza tanto rumorosa il che il presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, minaccia a un certo punto di annullare la conferenza stampa di presentazione.Si vede poi la conquista della Primera División, il Boca, la Coppa del Mondo, la Spagna, i trionfi napoletani (due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa) insieme alle sconfitte: oltre a cocaina e ai rapporti con la Camorra, ai figli nati fuori dal matrimonio con Claudia, agli scandali, alle intercettazioni, alle prostitute. E questo fino al grande ‘tradimento’ che lo rese un diavolo per la maggior parte degli italiani e, soprattutto, per i napoletani, ovvero la semifinale del Mondiale del 1990, Italia- Argentina, la cosiddetta “notte degli errori”, che si tenne nello stadio sbagliato (il San Paolo) e dove Maradona fu troppo bravo come al solito. Da allora la Napoli che lui chiamava “la mia casa”, non fu più la stessa nei suoi confronti.

Scarlett Johansson sposerà Colin JostL’attrice di Avengers prossima alle nozze con star di Snl Show

NEW YORK20 maggio 201915:56

– Scarlett Johansson è pronta a fare il grande passo. L’attrice, star di Avengers: Endgame, 34 anni, ha infatti accettato una proposta di matrimonio da Colin Jost, 36 anni, attore e comico del Saturday Night Live Show. La coppia si frequenta da circa due anni.
Per la Johansson si tratterebbe del terzo matrimonio. Dal 2008 al 2011 è stata sposata con l’attore Ryan Reynolds, mentre dal 2014 al 2017 è stata sposata con Romain Dauriac: dalla loro unione è nata una bambina, Rose, quattro anni. Per Jost, invece, si tratta del primo matrimonio.

Accorsi ospite del Festival di GiffoniL’attore tornerà dopo 20 anni e lancerà 50ennale del 2020

SALERNO21 maggio 201912:29

– Dopo vent’anni Stefano Accorsi torna al Giffoni Film Festival. Interprete di storie incredibili – da Jack Frusciante è uscito dal gruppo a Le fate ignoranti, da L’Ultimo bacio a Veloce come il vento – dagli anni ’90 prestigioso talento del grande cinema italiano, l’attore è chiamato a concludere la 49/a edizione del Gff, dando appuntamento al 2020 per inaugurare, simbolicamente, l’inizio del 50ennale di Giffoni. Un ritorno a distanza di 20 anni quello di Accorsi che, già nel 1999, era stato ospite della 29/a edizione del Festival. Il 27 luglio a Giffoni Valle Piana (Sa) l’attore riceverà il Giffoni Experience Award e sarà accolto, nella Sala Truffaut, dall’affetto e dal calore di centinaia di giffoners, che lo incontreranno per un dibattito appassionato e intenso sul cinema e sulla sua carriera.
Spazio anche alle Masterclass: l’attore si confronterà con i masterclassers della sezione Cult per una lezione di cinema.

Box office, in testa John Wick 3Dolor y gloria di Almodovar al 3/o posto, Avengers verso 30 mln

azione e Pioneer in omaggio – TAEG 6,26% ZERO ECOTASSANissanScoprilohttp

– Al debutto in sala, il terzo capitolo di John Wick, l’oscuro killer interpretato da Keanu Reeves, conquista la vetta al box office italiano del weekend con 1 milione 537 mila euro di incassi e la miglior media per schermo tra i primi 35 film in classifica. Parabellum (titolo del nuovo episodio della saga) scalza il film per ragazzi Pokemon Detective Pikachu, in sala da due settimane, che incassa in totale oltre 4,3 milioni. La nuova fatica di Pedro Almodovar, uscita contemporaneamente al festival di Cannes, Dolor y Gloria con un Antonio Banderas nei panni di un regista che fa i conti con se stesso, in tre giorni di proiezioni ha incassati 1 milione 103 mila euro. Segue un’altra new entry: la commedia americana al femminile Attenti a quelle due, che fa registrare 868 mila euro. L’ultimo capitolo dei supereroi di Avengers: Endgame scivola al quinto posto ma galoppa verso il traguardo dei 30 milioni solo in Italia. In top ten anche Ted Bundy, Pet Sematary, Stanlio e Ollio, Red Joan e Unfriended: Dark web.
Sparaco, racconto il tempo che stringeInteresse per fare serie o film da romanzo vincitore DeA Planeta

20 maggio 201912:41

– SIMONA SPARACO, NEL SILENZIO DELLE NOSTRE PAROLE (DEA PLANETA, PP 281, EURO 18). Un libro cinematografico, europeo, che intreccia diverse storie in un tempo strettissimo, 15 ore dal ritmo thriller in cui i personaggi si confrontano con la vita e la morte e con i rapporti di parentela, soprattutto tra genitori e figli. Simona Sparaco ha cavalcato questa sfida nel romanzo ‘Nel silenzio delle nostre parole’ con cui ha vinto la prima edizione del premio letterario DeA Planeta 2019 (150 mila euro), al quale si è presentata con lo pseudonimo maschile di Diego Tommasini.
E il romanzo non ha fatto in tempo ad arrivare in libreria, il 14 maggio per le Edizioni DeA Planeta, che “ha già suscitato molto interesse per farne una serie o un film. Tanti agenti lo hanno voluto in lettura al Salone del Libro di Torino 2019, dove è stato presentato in anteprima, ma aspetto proposte concrete e di qualità. Si presterebbe molto come serie televisiva perchè è una multistoria” racconta la Sparaco, 40 anni, che è una grande appassionata di serie televisive da ‘La casa di carta’ a ‘Suburra’ e ha scritto questo libro durante la gravidanza del suo secondo figlio, Tommaso, avuto da Massimo Gramellini.
“E’ il mio libro più intenso. E’ stato un esperimento. E’ stato stranissimo perchè di questo romanzo sono stata scrittrice e spettatrice” afferma. Autrice già pubblicata da Einaudi e Giunti, già finalista ai Premi Strega e Bancarella, in ‘Nel silenzio delle nostre parole’ la Sparaco è partita dal fuoco, dal cortocircuito di un frigorifero che sviluppa un incendio in un palazzo di quattro piani a Berlino. Lì vivono Alice, che ha vent’anni sta facendo l’Erasmus e scoprendo l’amore per Matthias, la ballerina Polina che non riesce ad accettare il proprio corpo dopo la maternità e Naima, che ha un rapporto difficile con il figlio Bastien, che si droga e vive ai margini ma farà per salvarla un gesto eroico.
“Mi sono ispirata alla cronaca, a persone che conosco, a esperienze personali però questi personaggi sono stati da subito indipendenti. Volevo raccontare il pericolo, la vicinanza con la morte, il tempo che stringe e quell’urgenza di fare i conti con chi sei e con chi ti ha messo al mondo. ‘Il primo e l’ultimo nome’ diceva la poesia di Edoardo De Amicis che si riferisce alla madre. Si parte dalle madri e si ritorna a loro. Il legame è ancestrale e profondo. La mamma è la terra da cui vieni, la tua radice, il tuo Dna. Questa imprescindibilità mi ha sempre affascinato” dice la Sparaco. In ognuno di questi personaggi c’e’ qualcosa della scrittrice e vengono poste delle questioni che riguardano un po’ tutti. “La giovane con il neonato è una donna che rifiuta questo bambino perchè era una ballerina in carriera e un figlio è una battuta d’arresto e devi essere pronta ad accettarlo. Attraverso Alice indago altre dinamiche come il fatto di avere una mamma ansiosa” spiega l’autrice del libro. E c’è anche una scena lesbica tra due donne musulmane, una con il velo, che si baciano. Tra i personaggi maschili, Bastien “è il mio preferito. E’ un ragazzo che ha sofferto tanto, è un drogato. E’ quello che avrei voluto abbracciare fin dall’inizio e mentre scrivevo mi ha sorpreso.
Sono stata quasi spettatrice dei suoi ragionamenti” racconta la scrittrice alla quale il fuoco ha sempre fatto terrore. “Le fiamme sono le mie paure, qualcosa che non puoi governare. Se tu sei intrappolato in un palazzo, che rappresenta lo schema mentale, e non sei in grado di uscire, le tue paure finiscono per divorarti. Il mito della torre di Babele, di cui è appassionato mio padre, è l’unica parte reale e autobiografica del libro” rivela. La scelta di Berlino, che la Sparaco grande viaggiatrice conosce bene, non è casuale: “è una città multiculturale con stranieri di seconda generazione. E’ una città emblematica del cambiamento. Parliamo tanto di Europa ma mai di letteratura europea”.
E se al Premio DeA Planeta ha partecipato perchè voleva sapere “quanto vale il mio libro senza il mio nome” ora la scrittrice si affida al lettore “perchè è lui che decide” e invita a superare la diffidenza del mondo letterario italiano: “diamo fiducia a questo nuovo premio che fa bene a tutti” dice sorridendo.

‘Bande de Femmes’, il fumetto è donna con omaggio a DiabolikLa rassegna al femminile a Roma dal 30 maggio al primo giugno

19 maggio 201918:59

Con “SuperEroine alla Riscossa”, è partita la rassegna ‘Bande de Femmes’ il festival di fumetto e illustrazione al femminile di Tuba, Libreria delle Donne di Roma, che avrà il suo clou dal 30 maggio al primo giugno con un omaggio alla sorelle Giussani, creatrici di Diabolik.Nel corso della rassegna, le strade del quartiere romano del Pigneto, in particolare, si riempiranno di fumetti e illustrazioni ma soprattutto di autrici che racconteranno i loro libri e disegneranno dal vivo. Una galleria d’arte all’aperto che lascia spazio a mostre, dialoghi e “Chicche antiche” alla scoperta di fumettiste che hanno fatto la storia. Il Festival coinvolge come sempre firme note del panorama fumettistico – Sara Colaone, Rita Petruccioli, Laura Scarpa, Zuzu Cinzia Ghigliano, Frad, Cristina Portolano, Tina Kaden, con la biblioteca che si trasformerà in spazio espositivo e culturale. Cuore dell’evento sarà la Libreria Tuba, con momenti di arte e divertimento, raccontando e mostrando storie di genere, diversità e femminismi.

“Credo sia importante – dice la fumettista ed editrice di Comicout Lara Scarpa – una manifestazione come questa, quest’anno più vicina per date all’Arf, proprio perché dilata il discorso sul fumetto in maniera autonoma e originale. Non si tratta di un festival, con editori, stand, biglietto di ingresso e mostre, ma piuttosto di un incontro del fumetto e della cultura con la città e il quartiere. Incontro e scambio con e tra autori e lettori, presentazione e performance, ma soprattutto dialogo. E questo puntando l’attenzione sulle autrici, un punto di vista femminile che parte dalle creatrici di Diabolik, le sorelle Giussani, passando per le grandi firme femminili che iniziarono ad esserci negli anni 70 e 80, come Cinzia Ghigliano, alle nuovissime, come Zuzu”.          [print-me title=”STAMPA”]

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