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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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Ultimo aggiornamento 26 Maggio, 2019, 06:31:04 di Maurizio Barra

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DALLE 05:36 DI SABATO 25 MAGGIO 2019

ALLE 06:31 DI DOMENICA 26 MAGGIO 2019

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‘I Goldbaum’ di Natasha Solomons
Romanzo storico segue saga famiglia tra Austria e Inghilterra

25 maggio 2019 05:36

– NATASHA SOLOMONS, ‘I GOLDBAUM’ )NERI POZZA, PP. 480, 18,00 EURO)A Vienna si dice che siano così ricchi e potenti che, nelle giornate uggiose, noleggino il sole perché brilli per loro. Sono ‘I Goldbaum’, protagonisti del romanzo di Natasha Solomons (Neri Pozza, pp. 480, 18,00 euro), che l’autrice inglese, al suo quinto lavoro, presenta oggi a Milano.    Ritratti sullo sfondo della prima guerra mondiale, i Goldbaum sono una famiglia di influenti banchieri ebrei. Ben poco accade, dentro e fuori la capitale, su cui non abbiano voce in capitolo, e meno ancora senza che ne siano a conoscenza. Collezionisti di opere d’arte, mobili di squisita fattura, ville e castelli in cui esporli, gioielli, uova Fabergé, automobili, cavalli da corsa e debiti di primi ministri, i Goldbaum assomigliano da vicino ai Rotschild. “Il romanzo è liberamente ispirato ai Rotschild, ma – spiega la 39enne autrice, che vive nel Dorset con il marito, lo scrittore per bambini David Solomons, e i loro due figli – c’è molto di immaginato. Penso che ogni romanziere storico inizi con un sacco di ricerche, ma qualche volta le cose che sono vere non lo sembrano sulla pagina. Per esempio, scrivendo dei giardini dei Goldbaum, ho dovuto ridurre il numero di giardinieri e serre, perché i Rotschild ne avevano talmente tante che temevo che il lettore non potesse crederci. I personaggi del mio libro sono tutti immaginari, anche se alcuni sono ispirati dalla storia della mia famiglia”.
Come le dinastie reali d’Europa, i Goldbaum si sposano tra loro e anche la giovane, ribelle, Greta Goldbaum deve rassegnarsi alla tradizione di famiglia e sposare Albert, un cugino del ramo inglese della famiglia. A Temple Court, dove si trasferisce, la ragazza si sente estranea persino a se stessa, finché la suocera decide di donarle un giardino. “Greta si innamora prima del suo giardino e poi dell’Inghilterra, per lei – racconta l’autrice – non è un luogo di rappresentanza, ma un posto dove scatenarsi, prendendo il sole nuda e impiegando donne che portano i pantaloni”.
Alla contesa di Temple Court si aggiunge il fragore della Prima guerra mondiale: per la prima volta in duecento anni, i Goldaum si trovano su fronti opposti e Greta deve scegliere tra la famiglia che ha creato in Inghilterra e quella che è stata costretta a lasciare in Austria. “La famiglia ha un ruolo complesso durante la guerra, ogni ramo – racconta Solomons – è coinvolto nella parte del conflitto che riguarda la sua nazione.
Volevo scrivere della guerra lontana dal fronte occidentale, senza parlare di buoni e cattivi perché è stato tutto molto più complicato di così: sappiamo molto della seconda guerra e dell’olocausto, ma i semi del sospetto verso gli ebrei si possono già vedere nel primo conflitto mondiale”.
Insieme al marito, Natasha sta lavorando alla puntata pilota della serie che verrà tratta dal romanzo, di cui le piacerebbe anche scrivere un seguito.

A Torgiano Triple Twist Beverly PepperScultura di sette metri celebra la vite alla cantina Lungarotti

PERUGIA25 maggio 201911:31

– Un inno alla vite, alla vita e all’amicizia. È Triple Twist, l’imponente scultura in marmo di Carrara di circa sette metri realizzata dall’artista statunitense Beverly Pepper per la famiglia Lungarotti e inaugurata a Torgiano.
Installata in un’area aperta adiacente alle porte della Cantina, l’opera è una colonna scolpita che si tende verso il cielo con un incastro di profili geometrici puri che svettano in una triplice torsione a spirale a simboleggiare la dualità della vite, sempre protesa verso l’alto e ben radicata nella terra da cui assume energia e linfa vitale. La rotazione dei tre elementi che compongono la colonna suggerisce un moto vorticoso tale da spingere anche l’osservatore a muoversi intorno all’installazione. E nei tre volumi si coglie anche il richiamo alle tre donne alla guida del Gruppo umbro: le sorelle Chiara e Teresa e la madre Maria Grazia, presenti all’evento.
“La Triple Twist – ha detto Beverly Pepper – rappresenta in maniera quasi totemica la vite, la vita e l’amicizia come forza ancestrale dell’uomo. Per la realizzazione ho scelto il marmo bianco di Carrara, un materiale di grande forza, intensità espressiva e durevolezza, come simbolo di un’amicizia, quella con la famiglia Lungarotti, che si rinnova nel tempo”.
“Il connubio vino-cultura – ha detto Chiara Lungarotti, amministratore delegato del Gruppo – è da sempre parte della nostra storia e alimenta costantemente il nostro dna. Oggi, Lungarotti è un brand internazionale presente in quasi 50 Paesi in cui, attraverso il nostro vino, esportiamo Torgiano e l’Umbria tutta. La Triple Twist – ha proseguito l’ad del Gruppo – rinnova il nostro impegno nel creare valore a favore della comunità locale e del territorio. Da qui la scelta di installare l’opera in un’area aperta al pubblico”.
La Triple Twist rientra nel circuito “L’Umbria di Beverly Pepper”: il documentario di 52 minuti, presentato recentemente alla Biennale di Venezia, che mostra tutte le opere dell’artista in Umbria, evidenziando il legame delle installazioni con il territorio che le accoglie.

Firenze, Muti dirige Orchestra CherubiniIl 28 maggio per l’82/a edizione del Festival del Maggio

FIRENZE25 maggio 201911:58

– Il maestro Riccardo Muti, a un anno dalla sua ultima presenza, tornerà sul podio del Maggio Fiorentino per l’82/a edizione del Festival Musicale, a capo dell’Orchestra giovanile Luigi Cherubini, da lui fondata, e il Coro della Radio Bavarese e dirigerà la Missa defunctorum per soli, coro e orchestra di Giuseppe Paisiello (maestro del coro Stellario Fagone).
L’appuntamento è per martedì 28 maggio, alle 20. Riccardo Muti proporrà una partitura del Settecento napoletano – a lui tanto caro – e che egli stesso ha sottratto all’oblio. Con il maestro Muti, i solisti Benedetta Torre e Giovanni Sala, entrambi formatisi alla Riccardo Muti Opera Academy, Daniela Barcellona e Gianluca Buratto.
Cannes, Deneuve e Moore per il PalmaresLo ha deciso la giuria presieduta da Inarritu

CANNES25 maggio 201913:01

– Catherine Deneuve, Michael Moore, Sylvester Stallone sono alcune delle personalità del mondo cinematografico attese sul palco per consegnare i premi ai vincitori del festival di Cannes durante la cerimonia che assegna la Palma d’oro, secondo le decisioni della giuria presieduta dal regista messicano Alejandro Gonzalez Inarritu.
Il festival annuncia anche Valeria Bruni Tedeschi, Gael Garcia Bernal, Claire Denis presidentessa della giuria Cinéfondation e Cortometraggi, Reda Kateb, Zhang Ziyi, Viggo Mortensen, Nadine Labaki presidentessa giuria Un Certain Regard, Rithy Panh presidente Caméra d’or.
Balestrini, le opere d’artista a RomaL’esposizione a pochi giorni dalla morte

25 maggio 201913:26

– Undici opere di Nanni Balestrini, realizzate tra il 1965 e il 2004, saranno esposte, a pochi giorni dalla sua morte, avvenuta il 20 maggio, nella mostra ‘Vogliamo tutto’ che si inaugura il 29 maggio a Visionarea Art Space, al secondo piano dell’Auditorium Conciliazione di Roma.
L’esposizione, che prende il titolo da uno dei romanzi più famosi dello scrittore, poeta, saggista e artista che ha fatto in tempo a selezionare questi collage e lavori su tela e su tavola, è curata da Luigi De Ambrogi, con la Galleria Emilio Mazzoli di Modena. L’ingresso è gratuito e le opere saranno esposte fino al 2 settembre. L’arte è rivoluzione, rottura degli schemi, sembrano affermare le opere di Balestrini. Come sottolinea Achille Bonito Oliva, citando Heidegger come emblema filosofico dell’autore, Balestrini “individua la possibilità di fondare un luogo dell’arte non circoscritto ai generi tradizionali, non ancorato al semplice riferimento della poesia, pittura, della scultura, del disegno e della pura architettura”.

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Stile cerimonia, l’invitata perfetta
Dalle proposte di Luisa Spagnoli alla nuova linea di Miu Miu

25 maggio 201913:43

– Una tunica di georgette floreale su pantaloni neri, oppure una camicia in seta con una mini coordinata e giacchetta di filo, possono fare la differenza e risolvere il problema della mise per il matrimonio della cugina o la comunione del fratellino. Ecco arrivata la stagione delle cerimonie, con l’incubo della scelta degli abiti. Non sempre l’abito o il tailleur risolvono il problema del look. Ma l’invitata che vuole avere uno stile perfetto è consapevole dell’importanza di scegliere capi che poi non finiscano in fondo all’armadio, da poter riutilizzare. Così Miu Miu ha lanciato una linea di abbigliamento dedicata alla cerimonia interpretata da Georgia May Jagger, terza figlia di Mick Jagger e Jerry Hall, fotografata da Emma Craft, a base di seta e pizzi, nastri e fiocchi, paillettes e cristalli. Luisa Spagnoli propone l’abitino in viscosa e pizzo color glicine con fiocco e fibbia di Swarovski in vita oppure vestiti lunghi in jersey da portare con sandali bassi. Sempre perfette con la tuta Emporio Armani.
Lele Luzzati, il mago delle scenografieA Genova antologica sull’autore delle scene di 400 spettacoli

25 maggio 201914:01

– Un grande maestro di scenografie, illustrazioni e film di di animazione. Una versatilità artistica che lo ha portato a realizzare dal 1949 le scene di oltre 400 spettacoli teatrali, per il balletto e la lirica nelle diverse tecniche del collage, disegno, pastello, china, matita e pennarello, a occuparsi di arredi per le grandi navi da crociera e a misurarsi con la ceramica e con materiali di ogni tipo.
Attraversa un vasto dedalo di attività creative la mostra che Genova dedica a Lele Luzzati, dal 1 giugno al 3 novembre nel Sottoporticato di Palazzo Ducale. “Labirinto Luzzati”, antologica sull’artista genovese morto nel 2007, curata da Sergio Noberini Noberini e organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e Lele Luzzati Foundation, si snoda in sezioni, dagli esordi negli anni ’40 fino alle ultime scenografie realizzate per il Carlo Felice, il principale teatro della città.
How I Met Your Mother, arriva il canale dedicatoDal 26 maggio al 7 giugno su Fox+1

25 maggio 201921:09

al 26 maggio al 7 giugno Fox+1 si trasforma in Fox How I Met Your Mother per raccontare i momenti più emozionanti e divertenti della sitcom sulla ricerca dell’amore, premiata negli anni con 5 Emmy Awards e 5 People’s Choice Awards. Un intero canale dedicato alle avventure del gruppo di amici formato da Ted, Robin, Marshall, Lily e Barney. Come ha conosciuto la madre dei suoi figli Ted Mosby? Nei 9 giorni di programmazione Fox+1 diventerà la casa delle prime 8 stagioni della serie. E proprio come i figli di Ted, sentiremo di nuovo il racconto del corno francese blu, ci chiederemo ancora quale sia il mistero dell’ananas e canteremo insieme a Ted e Marshall “500 Miles”.Fox How I Met Your Mother sarà l’occasione per ‘sedersi’ di nuovo al tavolo del MacLaren’s Pub, rivivere dalle origini la ricerca infinita dell’amore di Ted, le conquiste e le scommesse di Barney, la creazione della famiglia di Marshall e Lily, il processo di ‘americanizzazione’ di Robin e le sue esilaranti performance canore.
Cannes: Deneuve e Michael Moore per il Palmares

CANNES25 maggio 201912:56

– Catherine Deneuve, Michael Moore, Sylvester Stallone sono alcune delle personalità del mondo cinematografico che stasera saliranno sul palco per consegnare i premi ai vincitori del festival di Cannes durante la cerimonia che assegnerà la Palma d’oro, secondo le decisioni della giuria presieduta dal regista messicano Alejandro Gonzalez Inarritu.
Il festival annuncia anche Valeria Bruni Tedeschi, Gael Garcia Bernal, Claire Denis presidentessa della giuria Cinéfondation e Cortometraggi, Reda Kateb, Zhang Ziyi, Viggo Mortensen, Nadine Labaki presidentessa giuria Un Certain Regard, Rithy Panh presidente Caméra d’or.

Anzovino conquista GiapponeConcerti a Tokyo e Osaka con brani per cinema e nuovo album

TRIESTE25 maggio 201916:13

– Tutto esaurito per i due concerti di Remo Anzovino all’Auditorium Agnelli a Tokyo e all’International House di Osaka. Il compositore e pianista, nome emergente nella scrittura di musiche da film in Italia e all’estero – anche grazie agli album delle colonne sonore dei film d’arte della serie “La Grande Arte al Cinema” pubblicati in tutto il mondo (Sony Masterworks) – conquista così il Giappone. Un successo che ha coinvolto tutta la produzione di Anzovino, dal cinema fino ai brani contenuti nell’ultimo album Nocturne, in parte registrato proprio a Tokyo ai JVC Studios.
Reduce dal Nastro D’Argento con menzione speciale per il suo lavoro sulla musica per l’arte, Anzovino segna un altro successo in un paese attento al pianismo contemporaneo.
I due concerti giapponesi, inseriti nell’ambito della rassegna “Suoni Italiani”, sono stati organizzati da New Age Productions in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo e quello di Osaka.

Armani, a Tokyo lancio collezioni CruiseRinnovo Ginza Tower e nuovi riconoscimenti per lo stilista

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– Il lancio in anteprima delle collezioni Giorgio Armani Cruise uomo e donna 2020 e il rinnovo della Ginza Tower di Tokyo, sottolineando le particolari affinità dello stilista milanese con il mondo nipponico, in primo luogo culturali, a distanza di dodici anni dall’ultima visita in Giappone. Alla sfilata organizzata al Museo Nazionale di Tokyo – il più grande e antico della capitale, con una vasta collezione di arte giapponese e asiatica antica, erano presenti prestigiosi ospiti locali e internazionali. “Sono molto felice di tornare a Tokyo. È una città straordinaria ed evocativa, dove il nuovo coesiste con l’antico, senza che ci sia alcuna contraddizione”, ha dichiarato Giorgio Armani. “È un luogo che mi affascina molto per la sua modernità e per la sua vita pulsante, il luogo perfetto per presentare le mie nuove collezioni”.
Taobuk 2019, al festival Ian McEwan e Jhumpa LahiriA Taormina dal 21 al 25 giugno, atteso il ministro Bonisoli

25 maggio 201921:08

-Sarà il desiderio il filo conduttore della nona edizione di Taobuk, il festival ideato e diretto da Antonella Ferrara, che si svolgerà dal 21 al 25 giugno a Taormina con tra gli ospiti internazionali Ian McEwan, Jostein Gaarder, Jhumpa Lahiri e Ian Thomson. Annunciata anche la presenza del ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli all’incontro su ‘Il diritto d’autore, tra ipotesi di tutela e nuove sfide’ con Massimo Bray, direttore generale dell’Istituto Enciclopedia Treccani, Elido Fazi, fondatore della Fazi Editore, Ernesto Franco, direttore editoriale Einaudi, Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato del Gruppo editoriale Mauri Spagnol e Paola Passarelli, direttore Generale per le Biblioteche e gli Istituti Centrali, Mibac. “Desiderare è tutt’uno con la voglia di progettare il futuro, è trovare uno scopo ed essere motivati a perseguirlo.
Chi ne è capace si pone agli antipodi del nichilismo oggi dilagante, indotto in primo luogo dal consumismo e dai suoi bisogni fittizi” spiega la Ferrara.
Nella serata di gala, il 22 giugno, condotta da Alessio Zucchini del Tg1 e da Antonella Ferrara, che andrà in onda su Rai3, saranno assegnati i Taobuk Awards, riconoscimenti d’eccellenza nel campo della letteratura e delle arti. Sul palco del Teatro Antico di Taormina saliranno la Premio Pulitzer Jhumpa Lahir e il Booker Prize Ian McEwan, vincitori dei Taobuk Awards for Literary Excellence per “la sapienza con cui hanno portato avanti il desiderio di raccontare storie e per la profonda consapevolezza dell’animo e dei comportamenti umani con cui sono stati capaci di ritrarre indimenticabili personaggi iconici, di grande potenza emotiva”. Al regista Marco Bellocchio, unico italiano in concorso a Cannes, al cantautore Simone Cristicchi, a Nina Zilli, una delle voci più soul della musica italiana contemporanea, e all’attore Massimo Ghini andranno invece i premi Taobuk Award alla Carriera. E la stilista Marella Ferrera riceverà il Taobuk Award Trame di Storia. Al Teatro Antico anche tanta musica con l’orchestra del Teatro Massimo Bellini di Catania, partner del Festival. Diretti da Valter Sivilotti, Cristicchi e la Zilli si esibiranno con la violinista enfant prodige Anastasiya Petryshak e il soprano georgiano Nino Surguladze. Le infinite sfaccettature del desiderio nella voce e nelle lezioni magistrali di filosofi, artisti e letterati vedranno lo storico della lingua e membro dell’Accademia della Crusca Gian Luigi Beccaria intervenire sulla brama e necessità di scrivere e Luciano Canfora sul desiderio di libertà. Di ‘Desiderio dunque sono’ parleranno tra gli altri Michela Marzano, Tommaso Labate, Giulio Perrone, Paolo Pejrone, Simona Sparaco, vincitrice della prima edizione del Premio DeA Planeta, Francesca Reggiani, Silvana Grasso e Matteo Nucci. Antonio Forcellino farà un racconto a tratti inedito di Leonardo Da Vinci e Giulio Tremonti ragionerà sul desiderio di futuro dell’economia politica e della società nell’era globale.
Nei cinque giorni di Taobuk, in cui la letteratura incontra il cinema, l’arte, l’attualità e la memoria, passando per la musica e la grande cucina, anche uno dei maggiori storici contemporanei, Donald Sassoon, Ian Thomson, Yves Mény, Anastasiya Petryshak e Nino Surguladze. Tavola rotonda su ‘La libertà di espressione e di stampa. Il diritto ad essere informati’ con, fra gli interventi, quello del presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, Andrea Riffeser Monti. “Il tema scelto per questa nona edizione di Taobuk è forse, come non mai, coinvolgente e appassionante. Un argomento che, ne sono certo, saprà stimolare un’attenta riflessione su ciò che vogliamo davvero per noi, per il nostro presente e per il nostro domani” ha detto il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci. In scena anche l’arte con, fra le mostre, ‘Questa è la certezza del cuore. La Sicilia nello sguardo degli artisti e dei suoi figli: omaggio a Sebastiano Tusa’, a cura di Roberta Scorranese. In collaborazione con Treccani Cultura, il 24 giugno omaggio al genio di Rossini e il 25 Giugno tributo a Leonardo Da Vinci. Al Palazzo dei Congressi, gli editori saranno protagonisti di una mostra-mercato ad ingresso gratuito.

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Abbiati fa navigare con Ismaele
Spettacolo di 15 minuti, in 20 stretti nella chiglia del Pequod

TRIESTE25 maggio 201917:30

– Basta poco a suggestionare gli spettatori, venti, non di più: occorre ingegno e qualche bella trovata come sistemare il piccolo pubblico in una scatola di legno dove a stento ci si riesce a sedere su mini sgabelli, attrezzata con gli oggetti di un vecchio veliero, imporre il silenzio, far scorrere un po’ d’acqua attraverso le fessure, diffondere i rumori di una tempesta e, quando l’unico attore dall’esterno apre una finestrina e recita “Chiamatemi Ismaele”, tutti si sentono marinai del Pequod. Manca poco che a qualcuno non venga il mal di mare. E’ lo spettacolo di Roberto Abbiati, “Una tazza di mare in tempesta”, di 15 minuti dove c’è un solo attore, lui, un assistente, Johannes Schlosser, e le musiche di Fabio Besana: il Teatro degli Incamminati. Lo spettacolo è andato in replica un migliaio di volte in Italia e, con maggior successo, in Francia, e – fino al 26 maggio – si svolge all’Autorità portuale, uno degli appuntamenti che celebrano il 300/o del Porto Franco (e il 200/o della nascita di Melville).
A teatro la rivoluzione basaglianaDell’Acqua, uno dei medici protagonisti, la ripercorre con Cirri

TRIESTE25 maggio 201917:46

– Erika Rossi ci ha messo la regia, il conduttore radiofonico Massimo Cirri la tagliente ironia, lo psichiatra Peppe Dell’Acqua i ricordi e il cuore. Così i due protagonisti, seduti su una panchina di legno di quelle corrose dal tempo, ricordano una delle rivoluzioni medico-cultural-sociali più radicali dei tempi moderni: l’apertura dei manicomi voluta da Franco Basaglia. A Trieste è andata in scena la 40/a rappresentazione, ultima di due cicli di repliche in Italia di “(Tra parentesi) la vera storia di un’impensabile liberazione”. Era il 16 novembre 1961 quando a Gorizia un medico di 37 anni entrò nel manicomio e rimase tanto colpito dalla reclusione e dai metodi terapeutici medievali che avrebbe trascinato un manipolo di psichiatri e psicologi, sorretto da un sensibile ambiente politico, nel gorgo di una visione che avrebbe segnato loro la vita. A Trieste, qualche anno dopo. Tra questi, non ancora laureati, c’era Dell’Acqua, salernitano, studente a Napoli. Giunse a Trieste disorientato, non è più partito.
Torna a casa il Crocifisso Simone MartiniRicollocato in chiesa S. Casciano, notevole esempio scuola ‘300

FIRENZE25 maggio 201921:27

Dopo un recupero pittorico eseguito millimetro per millimetro torna oggi ‘a casa’ il Crocifisso ligneo di Simone Martini (1284-1344) della chiesa della Misericordia di San Casciano Val di Pesa (Firenze), luogo dove il capolavoro è custodito e visibile da secoli, anche rimanendo integro nei bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Il crocifisso, opera di rango considerata tra i più alti esempi di confronto fra pittura fiorentina e senese del ‘300, ha subito un lungo restauro all’Opificio delle Pietre dure di Firenze, sia per il recupero della parte lignea, con necessari consolidamenti di materiale ed eliminazione dei tarli, sia in quello della parte pittorica, intervento meticoloso eseguito al microscopio da parte della restauratrice Alessandra Ramat con un procedimento millimetrico. “E’ uno dei più imponenti restauri di crocifisso ligneo fatti in un secolo dall’Opificio delle Pietre Dure – spiega il soprintendente dell’Opificio, Marco Ciatti -, sia per l’importanza di questo capolavoro, sia per l’impegno del nostro personale, sia per lo stimolo a nuovi studi che il restauro ci ha permesso fare nel confronto tra scuola fiorentina e senese”. Anche in considerazione della portata del capolavoro il restauro è stato interamente finanziato e gestito dall’Opificio. Per fattura artistica e valenza storica gli studiosi allineano il crocifisso di Simone Martini di San Casciano – realizzato nella ‘modalità’ di Christus patiens -, a capolavori coevi come il Crocifisso di Cimabue scampato all’alluvione del 1966 in Santa Croce, il Crocifisso di Ognissanti attribuito a Giotto, e il Crocifisso di Giotto in S.Maria Novella, convento domenicano da cui potrebbe essere partita la committenza anche per il Crocifisso conservato a San Casciano. Inoltre il restauro, spiega Ciatti, “stimola e apre frontiere di ricerca storica e archivistica notevoli, per capire in che termini la Chiesa della Misericordia di San Casciano abbia potuto ospitare il capolavoro di Simone Martini e il suo incontro con altri artisti di rilievo di quella fase, tra cui Ugolino di Nerio”. Nella chiesa, annessa a un antico convento domenicano, il Crocifisso verrà ricollocato sopra il secondo altare sul lato destro. Simone Martini lo eseguì “intorno al 1315, sicuramente non oltre il 1320”, aggiunge Ciatti, ma scarseggiano notizie precise in merito e la stessa tradizione dell’attribuzione al pittore senese “fu definitivamente suffragata relativamente di recente, nel 1939, da puntuali studi di Ugo Procacci”.

La seduzione della Maniera di VivarelliDa 27/5 a 27/6 mostra su periodo fiorentino del grande scultore

FIRENZE25 maggio 201918:24

– Si intitola ‘Jorio Vivarelli a Firenze. La seduzione della Maniera’, la mostra di opere del grande scultore pistoiese (1922-2008) in programma dal 27 maggio al 27 giugno nelle Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi a Firenze. L’esposizione propone 60 opere di piccole dimensioni oltre a vari disegni, tutti realizzati dagli anni Sessanta, il periodo fiorentino dell’artista, al 1975. La rassegna, spiega una nota, è organizzata dalla Fondazione Vivarelli. Nel corso dei vent’anni nei quali ha abitato a Firenze (1949-1969), Vivarelli ha manifestato interesse e attrazione per gli sviluppi del Manierismo nella scultura fiorentina della seconda metà del Cinquecento, in particolare per le opere di Giambologna, Ammannati, Cellini e altri. La mostra documenta, tra l’altro, precisi collegamenti tra le piccole sculture dell’artista con il Ratto della Sabina e la Fontana dell’Oceano a Boboli, la Fontana dell’Ammannati in Piazza della Signoria, la Ninfa i Fontainebleau e il Perseo di Cellini. Molte delle piccole sculture in bronzo hanno avuto un esito in dimensioni monumentali nelle Fontane eseguite per gli Stati Uniti, in collaborazione con l’architetto Oskar Stonorov, interventi documentati in mostra da pannelli fotografici.
L’unica eccezione di ordine cronologico, tecnico e formale, è costituita da una Figura in gesso modellata nel 1950, esposta come preludio a tutte le altre opere. La Fondazione Vivarelli ha sede nella casa-studio dell’artista, progettata da Stonorov, dove sono esposte numerose opere originali ed è raccolta la documentazione di tutta la sua attività di scultore, mosaicista, disegnatore e incisore. All’inaugurazione, il 27 maggio, saranno presenti, tra gli altri, l’assessore regionale Federica Fratoni, Cristina Acidini in qualità di presidente dell’Accademia delle arti del disegno, il presidente della Fondazione cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, che sostiene l’iniziativa, Luca Iozzelli, e Giulio Masotti per la Fondazione Vivarelli.
Addio a Bobby Diamond, tenero ragazzo di FuriaMalato da tempo, aveva 75 anni. Nella vita fu attore-avvocato

25 maggio 201921:10

I cinquantenni di oggi sono cresciuti un po’ con lui, quel bambinetto sofferente e sensibile, scontroso e solitario con tutti eppure capace di farsi amare e obbedire da Furia, indomabile cavallino nero. Da molto tempo in lotta con il cancro, è morto a 75 anni Bobby Diamond, avvocato e attore americano che grazie alla serie tv lanciata negli anni ’50 dalla Nbc era diventato un po’ un’icona del piccolo schermo. Anche se a quell’exploit non era seguita poi una vera e propria carriera nella recitazione. A dare la notizia della sua morte, a esequie avvenute, è stata oggi l’autrice tv e sua grande amica Laurie Jacobson, che ne ha parlato con l’Hollywood Reporter. Il ciuffo riccioluto sul volto minuto, l’aria sempre un po’ schiva e imbronciata, Diamond in Furia era Joey Clark Newton, un ragazzino orfano adottato dal burbero proprietario di un ranch che aveva perso la moglie e il figlio naturale in un incidente d’auto. Un ruolo decisamente tipico nelle narrazioni dell’epoca nel quale quel ragazzino piccolo borghese, maglietta a righe e pantaloncini corti, era molto credibile, tanto da diventare il paladino di tantissimi coetanei e poi nel tempo di altri ragazzini come lui che si identificano nelle fughe solitarie con il cavallino, con quelle carezze e le parole sussurrate all’orecchio dell’animale. Dopo le cinque stagioni da protagonista nella serie tv, che negli Usa andò in onda fino al 1968 con grandissimo successo (in Italia arrivò invece negli anni ’70 e da noi è rimasta un tormentone anche la sigla affidata alla voce di Mal), Diamond, che era figlio di un broker immobiliare e di una casalinga, proseguì gli studi, si fece notare anche come brillante ginnasta e diventò avvocato, professione che alternò per tutta la vita a piccoli ruoli d’attore, soprattutto in tv. Fino all’età adulta fu la madre a guidarlo nello show business e a fargli da manager per film come Il più grande show sulla Terra (1952), Gli uomini preferiscono le bionde, Ring Circus e All’inferno e ritorno. Negli anni ’60 è’ stato premiato per Airbone, un film sui paracadutisti, ed è apparso in Billie (1965) nella parte di un ragazzino atletico. Qualche ruolo lo ha avuto anche negli show tv degli anni ’80 e ’90, il Loretta Young Show, Handy Griffit Show, Lassie, Medical Center e Divorce Court. Anche come avvocato è rimasto nel mondo dello spettacolo rappresentando gli interessi di diversi attori. Lascia due figli Robbie e Jesse.

Cannes, Beecham migliore attricePer il film Little Jo

CANNES25 maggio 201919:52

– Emily Beecham, per il film Little Joe di Jessica Hausner, vince il premio come migliore attrice al festival di Cannes 2019.
Cannes, ai Dardenne la migliore regiaPer il film Joung Ahmed

CANNES25 maggio 201919:58

– I fratelli Jean Pierre e Luc Dardenne, per il film Young Ahmed, vincono il premio per la migliore regia al 72/mo festival di Cannes.
Cannes, Banderas migliore attorePer il film Dolor y Gloria di Pedro Almodovar

25 maggio 201920:07

– Antonio Banderas, per Dolor y gloria di Pedro Almodovar, vince il premio come migliore attore al 72/mo festival di Cannes.
Cannes, Grand Priz ad AtlantiqueIl film di Mati Diop

CANNES25 maggio 201920:18

– Il film Atlantique di Mati Diop, trentaseienne regista parigina di origini senegalesi vince il Grand Prix di Cannes 2019.
Cannes, Palma d’oro a ParasiteDel regista coreano Bong Joon Ho

CANNES25 maggio 201920:21

– Il film Parasite, di Bong Joon Ho, vince la Palma d’oro del 72/mo festival di Cannes.
Cannes,a Sciamma migliore sceneggiaturaPer il film Portrait of a lady on Fire

CANNES25 maggio 201920:32

– Va a Portrait of a Lady on Fire di Celine Sciamma il premio per la migliore sceneggiatura al 72/mo festival di Cannes.

A Cannes vince Corea, niente all’ItaliaBanderas miglior attore per Dolor y Gloria

25 maggio 201920:53

– Con il suo family drama sui poveri in Corea, “Parasite” (parassiti), è il giovane e talentuoso regista sud coreano Bong Joon-ho a vincere la Palma d’Oro del 72/o Festival di Cannes. L’Italia resta invece a bocca asciutta, nessun premio a il Traditore di Bellocchio con Favino nei panni del mafioso Buscetta. Il premio per il miglior attore va invece ad Antonio Banderas per la grande interpretazione in Dolor y Gloria di Pedro Almodovar. Migliore attrice è Emily Beecham per Little Joe di Jessica Hausner. Il premio della Giuria va a Atlantique della franco-senegalese Mati Diop, la miglior regia ai fratelli Dardenne per Young Ahmed, la migliore sceneggiatura è quella di Celine Sciamma per il suo film Portrait of a lady on fire. Menzione speciale ad Elia Suleiman di It must be heaven; Camera d’oro a Nuestras Madres di Cesare Diaz. Palma d’oro per il cortometraggio a The distance between us and sky di Vasilis Kekatos, Menzione speciale della giuria per il cortometraggio a Monstruo Dios di Agustina San Martin.

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Il Getty apre al confronto sulle opere rivendicate dall’Italia
Il ministro Bonisoli, “Ora speriamo anche per il Lisippo”

NEW YORK25 maggio 201921:35

Il Museo Getty è pronto a discutere “in buona fede” con le autorità italiane i risultati delle sue ricerche sulle quattro opere d’arte di cui l’Italia la scorsa settimana ha chiesto di accertare la provenienza. Lo ha detto, in una dichiarazione al New York Times, la vicepresidente del museo californiano per le comunicazioni Lisa Lapin.
La Lapin ha spiegato che le quattro opere – la tela del pittore ottocentesco Camillo Miola “L’oracolo di Delfi”, due leoni in marmo d’epoca romana e un Mosaico con Medusa – sono state acquistate dal museo negli anni Cinquanta e Settanta.
“Stiamo conducendo ricerche a fondo su queste opere e discuteremo in buona fede con il ministero della Cultura quanto trovato”, ha detto la Lapin aggiungendo che il museo, “come sempre”, prende questo tipo di richieste sul serio: “E come in passato, se gli oggetti risulteranno rubati o scavati clandestinamente, li restituiremo”.
Il governo italiano e il Getty sono già impegnati in una disputa legale su una statua di bronzo attribuita a Lisippo, ripescata nel 1964 da pescatori nell’Adriatico, di cui l’Italia, forte da dicembre di una sentenza della Corte di Cassazione, da anni chiede il rimpatrio. Il 9 maggio il ministero ha inviato una lettera al museo americano chiedendo un incontro sui quattro nuovi pezzi: “Vogliamo preservare le relazioni con il Getty e contiamo di risolvere la nuova disputa con gli strumenti della diplomazia culturale evitando le vie legali”, ha detto il portavoce del ministero Giorgio Giorgi. Secondo il ministero, la tela di Miola sarebbe stata rubata dall’Istituto San Lorenzo di Aversa tra il 1943 e il 1946; i leoni di marmo erano nel Palazzo Spaventa di Preturo (Aquila), mentre il mosaico con Medusa verrebbe dal Museo Nazionale Romano.
In aprile il ministero aveva annunciato controlli centralizzati sui prestiti al Getty da musei e collezioni italiane, ma una nuova mostra sulla Villa dei Papiri “Buried by Vesuvius” che aprirà il 26 giugno alla Villa Getty comprende pezzi importanti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e da altre istituzioni italiane. “Non abbiamo interrotto la collaborazione perché il Getty e il Museo di Napoli erano da tempo in trattative”, ha detto Giorgi al New York Times: “Ma abbiamo anche voluto dare il messaggio che sarebbe una buona idea di sedersi attorno a un tavolo a parlare del Lisippo”, che il Getty d’altro canto non ha alcuna intenzione di lasciar partire: pronto – ha ribadito la Lapin – a far ricorso se necessario alla Corte Europea per i Diritti Umani. Su Facebook il ministro della cultura Bonisoli si è detto soddisfatto dell’apertura dimostrata dal Getty e sottolinea: “Al netto della sentenza della Corte di Cassazione, spero che la #DiplomaziaCulturale, che sto portando avanti anche attraverso l’ottimo lavoro del comitato istituzionale per il recupero e la restituzione dei Beni culturali, che ho voluto fosse riconvocato e allargato anche a membri del ministero della Giustizia e degli Esteri, ci aiuti a far tornare in Italia l’atleta di #Lisippo”.

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Cannes: Palma d’oro a Parasite di Bong Joon-ho. Banderas miglior attore
L’Italia torna a mani vuote dalla rassegna transalpina. Il film di Bellocchio su Buscetta è piaciuto ma non è bastato

25 maggio 201923:47

Palma d’oro di Cannes alla Corea. Vince il film Parasite, di Bong Joon-ho. Ad Atlantique di Mati Diop il Grand Prix, mentre Antonio Banderas, per Dolor y gloria di Pedro Almodovar, e Emily Beecham, per Little Joe di Jessica Hausner, vincono i premi come migliori attore e attrice. Ai fratelli Jean Pierre e Luc Dardenne, per il film Young Ahmed, il premio per la miglior regia. L’Italia resta a bocca asciutta, nessun riconoscimento per ‘Il Traditore’ di Marco Bellocchio con Pierfrancesco Favino, che era l’unico film italiano in concorso.

mia i poveri del mondo e le donne

a!Valido fino al 30 maggioTUTTI I PREMIPalma d’oro: Parasite di Bong Joon HoIl film Atlantique di Mati Diop vince il Grand Prix Antonio Banderas, per Dolor y gloria di Pedro Almodovar, vince il premio come migliore attore Emily Beecham, per il film Little Joe di Jessica Hausner, vince il premio come migliore attrice. mentre i fratelli Jean Pierre e Luc Dardenne, per il film Young Ahmed, vincono il premio per la migliore regia I film Les Miserables di Ladj Ly e Bacurau di Kleber Mendonca Filho e Juliano Dornelles vincono ex aequo il Premio della giuriaVa a Portrait of a Lady on Fire di Celine Sciamma il premio per lamigliore sceneggiaturaLa menzione speciale del 72 /mo festival di Cannes va al cortometraggio Monstruo Dios di Agustina de San Martin.

Il film Nuestras Madres di Cesar Diaz, dalla Semaine de la Critique, vince il premio Camera d’oro, migliore opera prima.

La Palma d’oro 2019 al migliore cortometraggio  va al film di Vasilis Keratos che si intitola The distance between us and the sky.

Anche al film It Must Be Heaven di Elia Suleiman va la menzione speciale.

Il punto – Gli applausi a Bong Joon-ho sono convinti, dalla platea della Lumiere c’è una bellissima ovazione verso il regista coreano di Parasite. La Palma d’oro del festival di Cannes per una volta non divide. Peccato che l’Italia torni a casa a mani vuote senza riconoscimenti per Il Traditore di Marco Bellocchio con Pierfrancesco Favino nei panni del boss pentito Tommaso Buscetta: la speranza c’era, ma anche la consapevolezza della concorrenza, resta la soddisfazione delle decine di paesi che hanno comprato il film, tra cui la Sony per la distribuzione in America. Il premio per Dolor y Gloria come migliore attore ad Antonio Banderas ricompenserà Pedro Almodovar che da tempo insegue invano il massimo premio di Cannes? “Non è un mistero che il mio personaggio, Salvador Mallo, sia Almodovar” dice applaudito il suo protagonista accettando il premio e dedicandolo a lui: “Lo rispetto, lo ammiro, lo amo, è il mio mentore. Come suggerisce il titolo del suo film c’è il sacrificio, il dolore dell’artista e la gloria come stasera. Ma penso che il meglio debba ancora venire”. Per la prima volta è coreana la Palma d’oro di Cannes, con un film, Parasite (in Italia uscirà con Academy Two) che ha fulminato la giuria presieduta dal messicano Alejandro Gonzalez Inarritu e con la nostra Alice Rohrwacher. La grandezza di Cannes è anche avere in sala Quentin Tarantino e non premiarlo: se abbia partecipato alla cerimonia di chiusura consapevole di questo o meno resterà un mistero. Ma quando è apparso sul red carpet tutti i rumors raccolti fino a quel momento, e che escludevano dal Palmares C’era una volta a Hollywood, sono sembrati fuori pista. Torna a casa con un premio su cui aveva ironizzato: la Palm dog al cane Brandy di Brad Pitt, miglior cane del festival.Verdetto premia i poveri del mondo e le donne – Vincono un gran bel film perfetto per Cannes, PARASITE del coreano Bong Joon-ho, tre donne su quattro in gara, la politica, ma soprattutto la povertà centrale in tutta questa edizione del Festival di Cannes. Niente invece a IL TRADITORE di Marco Bellocchio, per la quinta volta in concorso sulla Croisette, un vero peccato, perché il film ha subito mostrato la sua vitalità internazionale con vendite in 24 paesi, America compresa. Intanto la Palma d’oro a PARASITE, una storia di ricchi contro poveri, una lotta di classe ravvicinata dove a fare la differenza c’è anche l’olfatto. I poveri puzzano un po’ troppo per i ricchi, o almeno, è quello che capita tra le due famiglie protagoniste: i poverissimi Ki-taek e i ricchissimi Park. Il Grand Prix va ad ATLANTIQUE della franco-senegalese Mati Diop, prima regista di origini africane a correre a Cannes, racconta invece chi dalla povertà scappa: i boat-people che dal Senegal si imbarcano verso la Spagna. Ex aequo nel segno della povertà anche al Premio della giuria che va a LES MISERABLES di Ladj Ly ambientato nelle banlieue parigine tra gitani, fratelli musulmani, papponi, prostitute nigeriane, ladri e i poliziotti, e al brasiliano BACARAU di Kleber Mendonca Filho e Juliano Dornelles. Un film quest’ultimo dalle molte anime, arcaica, ipermoderna, western, fantascientifica e surreale. Il tutto, ovviamente, all’interno di una linea che divide metafisicamente il mondo ricco da quello povero.

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Amici, vince il cantante Alberto
In finale battuta Giordana, terza piazza per il ballerino Rafael

26 maggio 201902:21

– Il cantante Alberto è il vincitore dell’edizione 2019 di Amici, il talent di Canale 5, condotto da Maria De Filippi. Nel confronto finale ha battuto la collega Giordana (Premio della Critica). Terzo il ballerino cubano Rafael, davanti al collega Vincenzo. Alberto Urso (anche Premio Tim), tenore di 21 anni nato a Messina, è laureato in canto lirico al Conservatorio di Matera. Polistrumentista, Suona il pianoforte, il sax e la batteria. In passato aveva già tentato di conquistare per due volte un posto nella scuola di Canale 5.          [print-me title=”STAMPA”]

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