Ultimo aggiornamento 8 Luglio, 2019, 04:48:08 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
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DALLE 11:32 DI DOMENICA 07 LUGLIO 2019
ALLE 04:48 DI LUNEDì 08 LUGLIO 2019
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Tony Wheeler, ‘Perché viaggiamo’
Lo racconta il fondatore di Lonely Planet che sarà a UlisseFest
07 luglio 2019 11:32
– TONY WHEELER, ‘PERCHE’ VIAGGIAMO. IN DIFESA DI UN ATTO VITALE’ (EDT, PP. 109, EURO 10) Perché viaggiamo? Per godere dei panorami che si vedono dal finestrino di un aereo, per raggiungere a piedi le vette delle Dolomiti, per entrare nel cuore di luoghi che ci sono stati raccontati nei romanzi, perché se stiamo fermi la terra ci scotta sotto i piedi. Per tutto questo e per tanti altri motivi, primo fra tutti “per capire” ci dice Tony Wheeler, fondatore, insieme alla moglie Maureen, della Lonely Planet, nel suo nuovo libro che si intitola proprio ‘Perché viaggiamo. In difesa di un atto vitale’ pubblicato in Italia da Edt nella traduzione di Bruno Amato. E’ un piccolo trattato di filosofia del viaggio e al tempo stesso una forte e coraggiosa difesa delle accuse che vengono fatte a chi viaggia nell’era del turismo di massa. “Alcune delle cose più belle in assoluto le ho viste da un aereo” dice Wheeler che sarà in Italia per inaugurare ‘Lonely Planet-UlisseFest 2019’, la festa del viaggio, in programma dal 12 al 14 luglio a Rimini, di cui è direttore artistico Angelo Pittro, che dedica la terza edizione proprio al tema ‘Perché viaggiamo?’.”Il World Travel and Tourism Council calcola che il turismo, includendo fattori diretti e indiretti, rappresenti quasi il 10% del Pil mondiale e che in tutto il mondo un posto di lavoro su dodici sia connesso con i viaggi” ci ricorda il fondatore di Lonely Planet, nato nel 1946 in Inghilterra, che ha trascorso buona parte della giovinezza in Pakistan e negli Stati Uniti. In brevi capitoli in cui tocca le questioni fondamentali che riguardano i viaggiatori, dalla “distanza” alla “bellezza”, al “perdersi”, all'”avventura”, alla “velocità” e al “denaro”, Wheeler costruisce a sua volta un viaggio sullo spirito del viaggiare. Incontriamo così i “fanatici” del dappertutto e scopriamo che, per il cofondatore di Lonely Planet, è la francese Alexandra David-Néel la persona che merita il titolo di “viaggiatore più libero del XX secolo”. “Nel 1911 informò il marito che sarebbe partita per il Tibet, dove intendeva trattenersi per i successivi diciotto mesi: non tornò per quattordici anni. Le era stato necessario parecchio tempo per riuscire a intrufolarsi a Lhasa” scrive l’autore del libro secondo il quale la “pericolosità dei viaggi è sopravvalutata”.Wheeler ci fa riflettere anche sul rapporto tra i viaggiatori e la narrativa, mostrandoci come lettura e viaggi siano attività strettamente legate e su come gli scrittori attingano spesso ai luoghi visitati per l’ambientazione dei loro libri. Così William Gibson, l’autore di Monna Lisa Cyberpunk, “ha confessato di aver usato spesso elementi del Giappone contemporaneo come modello per la vita in un mondo futuro”. E poi suggerisce: “C’è forse una guida migliore di San Pietroburgo di ‘Delitto e castigo’ di Dostoevskij?” o per Londra “più esauriente di mezza dozzina di romanzi di Charles Dickens?”. Nella fotografia dei paesi Wheeler ci ricorda che “l’Italia conta 60 milioni di abitanti e i visitatori che ospita ogni anno sono circa 50 milioni. Per alcuni paesi in via di sviluppo, però, il turismo è qualcosa di più che un utile contributo, è il contributo, quello decisivo. In Nepal, per esempio, la vita si basa più o meno esclusivamente sull’agricoltura di sussistenza e sul turismo”. E se turismo e viaggi possono danneggiare direttamente l’ambiente, è vero che possono essere accompagnati da una crescita del benessere, che a sua volta può produrre un più basso tasso di natalità e, di conseguenza, una minore pressione sull’ambiente”. Ma quello che più conta, alla fine, è il vero motivo per cui viaggiamo, “per capire” e quindi aprirci la mente lasciando a casa “i nostri meschini pregiudizi e le certezze”.
Domino, la Cia e l’Isis secondo Brian De PalmaIl film in sala dall’11 luglio
07 luglio 201911:43
– “Siamo americani, leggiamo le vostre email”. Si chiude così, con questa cinica battuta dell’agente Cia (Guy Pearce) a uno sbigottito agente speciale, ma solo danese, Nikolaj Coster-Waldau ‘Domino’, l’ultimo film di Brian De Palma in uscita nelle nostre sale l’11 luglio con la Eagle. Un thriller, in salsa terroristica, con alcune zampate in puro stile De Palma, e momenti, al contrario, più deboli. E questo, non a caso, in un film verso cui lo stesso regista di ‘Vestito per uccidere’ ha preso le distanze più volte.Per Domino ci sono stati infatti tagli non voluti (da
2 ore si è passati a 90 minuti), tante divergenze creative, una sceneggiatura non del regista (firmata da Petter Skavlan), effetti speciali non all’altezza e tutto questo in una produzione europea composta da fondi danesi, francesi, belgi, olandesi e italiani. Insomma un ritorno al cinema quello di De Palma – l’ultimo suo film è stato ‘Passion’ nel 2012 – un po’ complicato in un lavoro che aveva dalla sua la più cocente attualità, ovvero la lotta internazionale contro il terrorismo internazionale dell’Isis.Questa la storia. Christian (Nicolaj Coster-Waldau) e Alex (Carice van Houten), sono due poliziotti dell’unità crimini speciali di Copenaghen. Dopo l’omicidio del loro caro collega Lars (Sren Malling), durante un’azione di polizia consumata tra i tetti della città e degna del miglior Hitchcock, i due si lanciano in una disperata caccia all’uomo per trovare il colpevole, un affiliato ad una cellula danese dell’Isis.Un infinito inseguimento da parte della coppia, dalla capitale scandinava a Bruxelles fino ad Almeria, per scoprire, solo alla fine, di stare dentro a un intrigo internazionale molto più grande di loro. L’uomo a cui danno la caccia, il radicalizzato Ezra Tarzi (Eriq Ebouaney), è sotto l’interessata protezione della Cia e questo per dare la caccia al davvero pericolosissimo Sheikh Salah Al Din (Mohammed Azaay).In questo De Palma, ormai da tempo orfano di Hollywood che non finanzia più i suoi film, c’è ancora il suo immenso talento, il suo singolare modo di girare, fatto di dilatazioni del tempo, riprese chirurgiche e zoom impossibili. Non solo, in Domino c’è anche un po’ di Italia: le musiche di Pino Donaggio in una delle scene più belle del film (quella della corrida con un simil-bolero di Ravel) e alcune riprese in Sardegna tra Cagliari, Capoterra, Domus De Maria e Pula.
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Eros e Marica, è addio
“Sono stati dieci anni meravigliosi, immutati rispetto e stima”
MA07 luglio 201912:38
“Sono stati dieci anni meravigliosi, insieme abbiamo costruito una famiglia bellissima e siamo stati felici in modo indimenticabile”. Eros Ramazzotti e Marica Pellegrinelli annunciano così, in una nota dell’ufficio stampa, la fine del loro matrimonio. “Siamo tranquilli nella nostra scelta condivisa e continuerete a vederci spesso insieme – hanno aggiunto -. Oggi i rapporti sono sereni, l’amore che è stato si è trasformato e rimane; il rispetto e la stima reciproca restano e resteranno immutati. Preghiamo tutti, soprattutto per la serenità dei nostri figli, di rispettare la nostra privacy, come si conviene in questo momento di separazione”.
Legati dal 2009, Eros (55 anni) e Marica (31) si erano sposati a Milano il 6 giugno 2014. Dalla loro unione sono nati Raffaela Maria e Gabrio Tullio, di otto e quattro anni.
Brano Nomadi rivisitato in chiave ‘trap”Gli aironi neri’ singolo Neklaz e Maschino feat.Luca Anceschi
BOLOGNA07 luglio 201912:40
– Per la prima volta un brano dei Nomadi è stato concesso per una rivisitazione ‘trap’: è ‘Gli aironi neri’, del ’91, scritto da Augusto Daolio, Beppe Carletti e Odoardo Veroli, ora riproposto come singolo da Neklaz e Maskino feat. Luca Anceschi. I musicisti vivono a Reggio Emilia, si sono incontrati nel 2018 e hanno dato vita a un nuovo progetto artistico, aprendo anche vari concerti dei Nomadi.
Dal 2008 Luca Anceschi è ambasciatore dei diritti umani per l’Associazione Diritti Umani e Tolleranza onlus: sostiene i progetti della Onlus per la divulgazione e l’applicazione dei diritti umani nel mondo e si sta facendo portavoce fra i giovani di questo messaggio insieme a Neklaz e Maskino. Il primo, rapper cittadino nato a Rio de Janeiro e cresciuto a New York, ha collaborato con varie realtà musicali in Italia e all’estero; il secondo, reggiano, vive in prima persona la realtà di ‘quartiere’ che trasmette nella sua identità rapper. Luca Anceschi, di Correggio, vanta varie collaborazioni e produzioni.
Jovanotti porta in spiaggia la sua WoodstockIn 45mila a Lignano per la prima tappa del Jova Beach Party
07 luglio 201913:15
LIGNANO SABBIADORO – Un dj-set lungo un pomeriggio. Una notte. Una vita intera. Jovanotti torna alle origini e il suo Jova Beach Party, che stasera ha debuttato sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro davanti a 45 mila persone, diventa una festa, un’esplosione di colori, una Woodstock dei tempi moderni. “Mi preparo al Jova Beach Party da 30 anni! Torno in consolle a fare divertire la gente!”, aveva detto Lorenzo e così è stato. A rovinare l’atmosfera e la voglia di divertirsi non c’è riuscita neanche la pioggia, con un paio di brevi ma intensi rovesci che non hanno fermato la musica. Inizia la festa in riva al mare (costata un milione e mezzo di euro per ognuna delle 17 date in programma), e tutte le polemiche ambientaliste della vigilia vengono spazzate via dalla voglia di divertire, di divertirsi. E allora con Lorenzo alla consolle è carnevale di Rio, con tanto di trenini sotto palco, è un tuffo negli anni Sessanta con Sapore di mare, è un’incursione negli anni Ottanta con Pump up the Jam.C’è spazio anche per un omaggio ai Queen. E’ un remix continuo, un filo unico che va da La mia moto a Pensiero Positivo, passando per L’ombelico del mondo e Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, fino alle più recenti, L’estate addosso e Oh, vita! “Non c’è una scaletta fissa, ogni giornata sarà diversa – avverte Jova -, saliamo sul palco attacchiamo gli strumenti, accendiamo la consolle e partiamo. Non ci fermiamo fino a mezzanotte”. Non c’è un inizio, non c’è una fine. C’è tutta la storia del ragazzo fortunato che corre sul palco su cui troneggiano una sirena da un lato e alte palme sull’altro sfoggiando un gonnellone etnico e una giacca variopinta, e anche la storia di quei 45 mila “tipi da spiaggia” che ballano in costume con la pelle scottata dal sole senza sosta e cantano abbracciati come fosse un rito liberatorio. E anche i telefoni rimangono in tasca. Spuntano solo per il momento più romantico quello di La mia ragazza magica. Samuel è l’artista che sale con lui sul palco, insieme nel 2017 hanno collaborato per tre brani.La festa, sui tre palchi montati sul lungomare, era iniziata nel pomeriggio con i tanti ospiti (in tutto saranno 63 nelle 17 date): a dare il benvenuto ai ragazzi che avevano già invaso la spiaggia è stato lo stesso Jova: “grazie di essere qui, grazie di essere venuti”. A dare il via alla lunga giornata è Paolo Baldini, fondatore degli Africa Unite (2003), poi è la volta dei Mellow Mood e degli Ackeejuice Rockers. Si esibiscono Shantel, Albert Marzinotto, nuovo fenomeno della dance. Con il rapper di origine congolese Baloji si accendono le luci sul main stage.L’atmosfera si scalda, riappare Lorenzo per annunciare, la leggenda dei dj Benny Benassi. Ma il divertimento va di pari passo con il rispetto per l’ambiente. Concerto a impatto zero, era stata la promessa. Domani si tireranno le somme, ma lo sforzo c’è stato tra installazioni a ricordare che nel 2050, se si continuerà così, in mare ci saranno più plastiche che pesci, e l’invito a non lasciare rifiuti in spiaggia.
“Un inchino per il cielo, uno per la terra, uno per voi”, appuntamento alla prossima spiaggia.
Picasso e la fotografia, un racconto privatoA Roma 90 scatti di Quinn e Villers, amici del maestro
07 luglio 201919:58
– Picasso nella meravigliosa confusione del suo atelier, circondato da tele e pennelli, intento a osservare uno dei suoi capolavori, oppure ritratto accanto alla sua sposa Jaqueline Roque, o ancora mentre gioca come un bambino a interpretare Braccio di ferro. E’ la doppia immagine dell’uomo e dell’artista quella che la mostra di Palazzo Merulana “Picasso e la Fotografia: gli Anni della Maturità. Fotografie di Edward Quinn e André Villers, 1951-1973” rimanda al visitatore.Allestito fino al 25 agosto, il progetto espositivo – a cura di J. Abello Juanpere, J. Fèlix Bentz, M. Ancora – propone un racconto sfaccettato e non comune di Pablo Picasso, che dà al pubblico l’occasione di curiosare in un ambiente privato e familiare, nel mondo segreto di un artista di levatura mondiale, tra i più importanti protagonisti della storia dell’arte. Grande merito è l’aver reso possibile l’esposizione, per la prima volta in Italia, di una selezione di opere appartenenti al fondo di proprietà del collezionista lussemburghese Guy Ludovissy, gestito dal Reial Cercle Artístic de Barcelona e composto da 34 foto di André Villers e 94 opere di Edward Quinn: grazie a queste opere si può aprire anche un confronto inedito tra i lavori dei due fotografi che furono fianco a fianco del grande maestro spagnolo e che riuscirono a catturarne numerosi istanti di vita quotidiana. Del resto Quinn e Villers divennero amici intimi di Picasso e suoi confidenti e poterono così osservare da vicino gli ultimi decenni di vita dell’artista condividendo le sue emozioni e le sue riflessioni. Nata dalla sinergia tra la Fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture, la mostra offre dunque al pubblico ritratti indimenticabili, curiosi e inaspettati di Picasso, nei quali si riflette anche lo sguardo attento e partecipe di due importanti fotografi.Tanti i temi che emergono in un percorso approfondito, che si snoda lungo 6 sezioni e una novantina di fotografie: i momenti di intimità e gli slanci di creativa ricerca, la personalità di Picasso, il suo estro e l’umanità, i rapporti con la famiglia, il gioco e la parodia attraverso la maschera e il travestimento, lo studio e il lavoro continuo, ma anche il legame con Quinn e Villers. Nella mostra trovano spazio anche le ossessioni del maestro, le manie, la consapevolezza del legame saldo tra i fatti quotidiani, il comportamento e l’esito della propria arte.
Da Bocci-Frassica a Pession, la nuova fiction MediasetTra i volti anche Preziosi e Bova. In vista coproduzioni con Netflix
07 luglio 201920:01
– La nuova fiction Mediaset arruola alcuni degli interpreti più amati delle serie made in Rai, da Cesare Bocci a Nino Frassica e Gabriella Pession – ma senza dimenticare un suo volto simbolo come Raoul Bova – e apre la porta a possibili coproduzioni con Netflix: obiettivo, competere ad armi pari con il servizio pubblico, che fa da sempre di questo genere una punta di diamante del palinsesto per qualità e quantità di prodotto.Dopo l’inedita collaborazione commerciale per Stranger Things 3, disponibile online dal 4 luglio ma lanciata il giorno prima da Italia 1, il dialogo tra il Biscione e Netflix continua: il colosso dello streaming potrebbe partecipare alla produzione di titoli Mediaset riservandosene la programmazione in anteprima. Tra i progetti pilota c’è Made in Italy, la serie con Greta Ferro e Margherita Buy, coprodotta da Taodue Film e The Family per Mediaset e diretta da Ago Panini e Luca Lucini, dedicata alla nascita della grande moda italiana. Greta Ferro è Irene, figlia di immigrati dal Sud che a metà anni ’70 per pagarsi gli studi risponde all’annuncio della rivista di moda ‘Appeal’, dove conquisterà un ruolo di prestigio. Sono gli anni del pret-à-porter, ma anche del divorzio, delle proteste giovanili, dell’emancipazione femminile.E’ un legal thriller, invece, Il processo, quattro puntate targate Lucky Red e dirette da Stefano Lodovichi: siamo a Mantova e il racconto corale ruota attorno all’omicidio brutale di Angelica, una diciassettenne coinvolta in affari più grandi di lei. Protagonisti la pm Elena Guerra (Vittoria Puccini) e Ruggero Barone (Francesco Scianna), avvocato rampante.Si prepara una nuova sfida per Giulia Michelini-Rosy Abate, nella seconda stagione della fiction diretta da Giacomo Martelli e prodotta da Taodue. Dopo sei anni in carcere, la protagonista può finalmente riabbracciare il figlio, ma dovrà salvarlo da un destino criminale che potrebbe costargli la vita.Ancora una figura femminile forte e determinata al centro di Oltre la soglia: Tosca (Gabriella Pession) è la dottoressa di un reparto di neuropsichiatria infantile che con metodi fuori dal comune riesce a capire i giovani pazienti meglio di chiunque altro. Giorgio Marchesi è il volto maschile della serie prodotta da Paypermoon, con la regia di Monica Vullo e Riccardo Mosca. E’ un procedural, invece, Scomparsi, con Alessandro Preziosi nei panni di Elio Masantonio, investigatore dal passato misterioso che viene messo dal prefetto di Genova alla guida di una piccola task force per risolvere i casi di persone scomparse. La produzione è di Cattleya, la regia di Fabio Monti ed Enrico Rosati.Spiazza la strana coppia dei Fratelli Caputo: Cesare Bocci e Nino Frassica (alias il Mimì Augello di Montalbano e il maresciallo Cecchini di don Matteo) sono Alberto e Nino, due fratelli, figli dello stesso padre, che si ritrovano a distanza di cinquant’anni a convivere nello stesso casale, il primo sindaco del borgo, il secondo agente di spettacolo, all’opposizione. Alessio Inturri dirige la miniserie prodotta dalla Ciao Ragazzi.Mentre è agli ultimi ciak in Sardegna L’isola di Pietro 3 con Gianni Morandi, Francesco Arca, Francesca Chillemi e Caterina Murino, per la regia di Luca Brignone e di Alexis Sweet e la produzione Lux Vide, aprirà a fine luglio il set di Giustizia per tutti, con Raoul Bova nei panni di un ex broker finanziario che torna libero dopo dieci anni di prigione, accusato ingiustamente di aver ucciso la moglie, brillante avvocato. Nel frattempo è riuscito a laurearsi in legge e a far riaprire il suo caso, provando la sua innocenza. Scarcerato, viene assunto nell’ex studio della moglie e comincia ad occuparsi di casi di altre vittime di errori giudiziari. La regia è di Maurizio Zaccaro ed Eros Puglielli, produce Rb Produzioni.
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Grand Hotel, soap prodotta da Longoria
Su FoxLife dall’8 luglio, tra scandali, segreti e passioni
07 luglio 201917:18
– Scandali, debiti, segreti e storie d’amore e passione: su FoxLife arriva dall’8 luglio alle 21 Grand Hotel, nuova soap drama prodotta e diretta da Eva Longoria, basata sull’omonima serie spagnola, che vede protagonista la famiglia proprietaria di un lussuoso hotel a Miami Beach. Dietro le aristocratiche apparenze dell’hotel si nascondono i segreti della famiglia e dello staff. Demián Bichir (Per una vita migliore, interpretazione che gli è valsa una nomination agli Oscar e The Bridge) è Santiago Mendoza, il proprietario dell’albergo, che conduce una vita dissoluta con la seconda moglie Gigi (Roselyn Sanchez) e i figli Alicia (Denyse Tontz), Javi (Bryan Craig), Carolina (Feliz Ramirez) e Yoli (Justina Adorno). L’ex casalinga disperata Longoria, che ha prodotto e diretto alcuni degli episodi, apparirà in un cameo, nei panni di Beatriz, ex proprietaria dell’hotel e prima moglie di Santiago.
Elba Book Festival, trekking con CalvinoIn prima nazionale lo spettacolo all’Eremo di Santa Caterina
07 luglio 201920:25
– Giunto alla sua terza edizione, l’Elba book festival (16-19 luglio) si arricchisce di iniziative che ampliano il calendario della manifestazione ufficiale. Da lunedì 8 luglio, in collaborazione con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e con La città di Isaura, associazione per la gioia della lettura, sono in programma, poco prima del tramonto (dalle 18 alle 20) quattro appuntamenti nel comune di Rio, all’isola d’Elba, presentati come Trekking Book Festival.
Durante le passeggiate letterarie i due attori Aldo Cerasuolo e Antonella Civale leggeranno brani legati ai luoghi delle visite. Tra gli appuntamenti più attesi, giovedì 11 all’Eremo di Santa Caterina, all’interno dell’Orto dei semplici, con “La mia casa è dappertutto, dove posso salire andando insù”, la riduzione de “Il barone rampante” di Italo Calvino a cura di Luciano Minerva e Alvaro Vatri. Lo spettacolo, che ha il patrocinio della Federparchi Nazionale, viene rappresentato in prima nazionale. Prevede che il pubblico si muova con gli attori e i musicisti (Eleonora Minerva al violino, Marco Taraddei al fagotto) seguendo la lettura in cinque luoghi diversi dell’Eremo. Teli di canapa lunghi tre metri, ideati e disegnati a mano da Rosaria Torquati penderanno dagli alberi a comporre una scenografia adatta a uno spettacolo pensato per rappresentazioni in parchi, ville e giardini.
Morto nel sonno l’attore Cameron BoyceLa famiglia, ‘era in cura, ha avuto un attacco’
07 luglio 201912:05
– L’attore Cameron Boyce, giovanissima star delle serie televisive di Disney Channel, è morto a 20 anni. “È con un cuore profondamente pesante che riportiamo che questa mattina abbiamo perso Cameron”, ha detto un portavoce a nome della famiglia, citato dalla Abc. Il giovane “è morto nel sonno a causa di un attacco, risultato di una condizione medica in corso per la quale era in cura”. Boyce ha recitato in “Jessie”, un programma televisivo su una ragazza di una piccola città, interpretato da Debby Ryan, che lavora come baby sitter per una famiglia benestante dopo essersi trasferita a New York. Boyce era uno dei bambini della famiglia.
Ischia, premi Vanzina a Fresi e DeutchAnnuncio a un anno dalla scomparsa. Cerimonia il 16 luglio
ISCHIA (NAPOLI)07 luglio 201915:28
– A Stefano Fresi e alla giovane star americana Zoey Deutch (‘Arrivederci Professore’) è stato assegnato il Premio Carlo Vanzina-Prince of Comedy, seconda edizione, istituito dall’Accademia Internazionale Arte Ischia in ricordo del popolare regista, scomparso l’8 luglio del 2018, e del suo legame con l’isola verde e il Global film & Music Fest. Il riconoscimento, che sarà ritirato il 16 luglio, ‘dedicato agli artisti che sanno raccontare la società, il costume, i vizi e le virtù degli italiani con leggerezza e intelligenza’, si arricchisce quindi anche di una sezione internazionale per giovani talenti. “E’ stata una scelta condivisa con la famiglia Vanzina. Fresi è davvero un principe della nuova commedia italiana alla quale sta dando un contributo di grande intelligenza e originalità – dice Tony Renis, presidente onorario del Global festival – creando irresistibili personaggi”. Zoey Deutch, 25 anni, attrice e modella californiana, è anche un’attivista in campo sociale e filantropico.
Il nuovo Spider-Man, tra mito e fake newsSupereroe in gita scolastica in Europa anche tra calli veneziane
07 luglio 201920:03
– Passare dal considerarsi un amichevole Spider-man di quartiere a venerato simbolo pop della lotta al male, ricoprendo il ruolo che era del suo mentore, ora scomparso, Tony Stark – Iron Man, si rivela più complesso del previsto per L’Uomo Ragno versione Tom Holland, in Spider-man: Far From home di Jon Watts, in sala dal 10 luglio con Warner Bros.Per il regista, la chiave è stata trovare il tono giusto. Dopo l’anima epica (e i lutti) di Avengers: Endgame, sulla carta sembrava complicato tornare alla leggerezza del primo film del nuovo corso per il supereroe Marvel, Spider-man: Homecoming. La soluzione è stata far ruotare la storia intorno a un’esperienza tipicamente adolescenziale e giocosa: la gita scolastica in Europa della classe del teenager Peter, che tra visite ai musei, sentimenti all’amica MJ (Zendaya) e il percorso di elaborazione del lutto per la perdita di Tony Stark, viene ‘arruolato’ dal capo dello S.H.I.E.L.D Nick Fury (Samuel L. Jackson). Il compito è affrontare enormi e letali creature venute da un’altra dimensione insieme a un nuovo potente supereroe, il carismatico Mysterio (Jake Gyllenhaal). Una missione che lo porta ad invischiarsi in una rete di quanto mai attuali ‘fake news’.Nella prima parte del film ha un ruolo da protagonista anche Venezia, meta iniziale dei ragazzi, con tanto di acqua alta, combattimenti tra ponti, piccioni e calli veneziane, e il cameo di Mina nella colonna sonora. Watts conferma la capacità di unire gran ritmo con l’approccio a temi seri come l’elaborazione del lutto e la linea sottile tra mito e verità, mantenendosi in equilibrio tra dramedy, commedia e teen movie di formazione. Lo aiutano l’ottimo cast, nel quale ritornano, fra gli altri, Marisa Tomei nella parte della vulcanica Zia May; Jon Favreau (regista di punta di casa Disney e non solo, oltre che attore) per Happy, migliore amico di Tony Stark e ora figura paterna nella vita di Peter; e Jacob Batalon nel ruolo di Ned, amico fraterno/consigliere sempre al fianco di Parker. Watts, che arricchisce il film di omaggi e citazioni (dai classici, vintage e moderni, del fantasy a cult come La signora di Shanghai di Orson Welles), cede a qualche stereotipo nel rappresentare un’Europa da cartolina (fra le altre mete del viaggio, Praga e Londra con una puntatina in Olanda), ma riesce a far prevalere l’ironia e un paio di benefiche virate surreali. Per Tom Holland “Far From Home è anche più divertente del nostro primo film, ma allo stesso tempo gli ostacoli sono più alti, ed è più personale.La dimensione del film cresce, ma è una svolta sempre giustificata da un personaggio o una ragione ancorata alla storia”. Far From Home per l’attore “è più grande e migliore in modo possibile”. Un entusiasmo che il pubblico sta già condividendo. Infatti il film, costato circa 160 milioni di dollari, uscito negli Usa il 2 luglio, non sembra soffrire la ‘fatica da franchise’, che ha colpito ultimamente Men in black e gli X-Men: le sale si riempiono e si punta a un totale negli Stati Uniti alla fine del primo weekend fra i 170 e i 190 milioni di dollari. In Italia è tra i film di punta di Moviement, la rete di uscite che ha come obiettivo allungare la stagione cinematografica anche all’estate.
Incassi Usa, debutto record Spider-manSul podio Toy Story 4 e Yesterday con le musiche dei Beatles
07 luglio 201919:40
– Debutto da record al box office nord americano per Spider-man: Far From Home: con 185 milioni di dollari il film di Jon Watts, con Tom Holland nei panni del supereroe in gita scolastica in Europa, centra il miglior esordio su sei giorni di programmazione per un’uscita di martedì (e la 22/a performance su sei giorni di tutti i tempi). Scivola in seconda posizione Toy Story 4, con un incasso di 34,3 milioni di dollari nel week end (e oltre 306 milioni in totale sul solo mercato Usa), seguito da Yesterday, musical comedy di Danny Boyle sulle note dei Beatles, attesa in Italia a settembre, che rastrella 10,7 milioni di dollari (e sfiora in totale i 37 milioni). Scende al quarto posto l’horror Annabelle 3 (9,7 milioni di dollari nel week end, 50 in totale), al quinto Aladdin (7,6 milioni nel fine settimana, oltre 320 in totale). Da segnalare, in sesta posizione, l’esordio di Midsommar, l’horror di Ari Aster, che con 10 milioni di dollari mette a segno la miglior apertura dell’anno per un film indie.
