Ultimo aggiornamento 25 Agosto, 2019, 12:04:05 di Maurizio Barra
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Delle Piane: i funerali lunedì a Roma
Alle 15. Camera ardente al Gemelli dalle 11.30 alle 14
24 agosto 2019 11:04
– “Per portare un ultimo saluto al mio amato Carlo, comunico a tutti che la camera ardente sarà allestita presso il Policlinico Agostino Gemelli il prossimo lunedì 26 agosto, dalle ore 11,30 alle ore 14, mentre le esequie si svolgeranno lo stesso giorno alle ore 15,00 presso la Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo a Roma”. Lo scrive Anna Crispino, moglie del grande attore che si è spento ieri a Roma su Facebook.
Venezia, omaggio a Wertmuller al Kineo1 settembre al Lido celebrata per 40 anni di carriera e Oscar
24 agosto 201914:05
– In attesa di ricevere l’Oscar alla carriera a Los Angeles il 27 ottobre, Lina Wertmüller sarà presente alla 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto – 7 settembre), dove verrà celebrata per i suoi 40 anni di carriera il 1 settembre durante la cerimonia di premiazione del premio Kineo. Il Premio Kinéo è un riconoscimento al cinema italiano votato dal pubblico, prevalentemente delle sale cinematografiche ANEC (sul sito http://www.kineo.info, e da una giuria internazionale di personalità eccellenti del mondo del cinema. In questo suo percorso verso la statuetta, la regista di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto ha fortemente voluto includere anche la Mostra di Venezia alla quale è da sempre legata da un profondo affetto, rinnovatosi anche in occasione della presentazione del suo ritratto Dietro gli occhiali bianchi, documentario di Valerio Ruiz in concorso nella sezione Venezia Classici nel 2015.
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Direttore MiTo, musica ha ruolo sociale
Allena a pensare ascoltando, serve anche a comporre governo
24 agosto 201918:54
“Molti dei problemi che abbiamo in Italia sono per l’incapacità di ascoltare”: basta una frase a spiegare quanto il direttore del festival MiTo Nicola Campogrande sia convinto della “funzione sociale della musica”, anche e soprattutto in un momento di bufera politica con il governo caduto e l’incertezza su quello che lo sostituirà.
“Penso sia già un gesto civile ritrovarsi insieme ad ascoltare musica: è un modo per far funzionare il cervello” spiega. “Aprirsi a un’esecuzione è diverso che stare davanti all’ipad a guardare una serie su Netflix. Non solo per comporre il governo ma anche – aggiunge – per riabituarci a pensare ascoltando e vivere insieme”.
Non a caso il tema scelto per questa edizione del festival – che dal 30 al 20 settembre porterà 128 concerti a Milano e Torino, un terzo in periferia, tutti gratuiti o a prezzo stracciato – è “Geografie”. “Un tema scelto due anni fa” sottolinea Campogrande, quindi ben prima delle polemiche sull’arrivo di migranti e le navi delle Ong come Open Arms.
Anche se, ammette, “la musica è un luogo di accoglienza e scambio” capace di cercare il buono e il bello anche nel diverso.
La dimostrazione c’è già nell’appuntamento inaugurale il 3 settembre alla Scala: quando la pianista svizzera di origine argentina Martha Argerich (forse la solista più famosa al mondo) si esibirà con la Israel Philharmonic Orchestra diretta, per una delle ultime volte, dall’indiano Zubin Mehta. In programma musiche del tedesco Beethoven e il francese Berlioz.
Fra gli appuntamenti in programma imperdibile è la prima europea di Perpetulum, una commissione di MiTo insieme ad alcune istituzioni americane al compositore Philip Glass. “Mi ha stupito – racconta Campogrante -. E’ un brano assolutamente sorprendente”. Come se non sorprendente almeno inusuale sarà ascoltare la russa Filarmonica di San Pietroburgo diretta da Yuri Temirkanov eseguirà la prima di Mahler insieme al Larghetto dello scozzese James McMillan, che sarà presente in sala a Milano e riceverà anche il sigillo della città.
LaVerdi diretta per la prima volta dal milanesissimo Daniele Rustioni mostrerà due aspetti diversi della Germania della prima metà del Novecento con i Carmina Burana di Carl Orff e il Till Eulenspiegel di Richard Strauss. L’orchestra del Regio di Torino, la Filarmonica della Scala con Chung, l’orchestra sinfonica della Rai sono solo alcuni degli altri protagonisti che eseguono ciascuno un programma unico creato per il festival e per un pubblico il più vasto possibile.
“Il festival MiTo – sintetizza Campogrande – invita ad ascoltare, seguendo il pensiero. Credo sia un contributo importante alla vita sociale”.
Maggio Fiorentino, si punta sul Nord Europa23 concerti,apre Krivine poi tra bacchette Chung, Gatti, Piovani
FIRENZE24 agosto 201919:51
Un affondo sulla classica del Nord Europea. Un super-Mehta che dirigerà ben 10 concerti tra stagione regolare e festival con un Beethoven integrale (tutte le sinfonie in cinque volte). Il ritorno a Firenze di Piovani che evocherà brani dalle colonne sonore di film celebri. Questi i temi principali del programma concertistico del Maggio Fiorentino che tra stagione sinfonica e festival conterà 23 concerti (di cui 10 proprio nel Festival, che marca le 83 edizioni e avrà titolo ‘L’amore non uccide’). Oltre a Mehta, direttore emerito, sono annunciate bacchette del calibro di Krivine, Chung, Gatti, Conlon, Chauhan, Piovani, Lonquich, Valčuha, Russell Davies, Carneiro e Bringuer.
Partenza il 27 ottobre col maestro Emmanuel Krivine con il 150/o anniversario dalla morte di Hector Berlioz dirigendo la Symphonie Fantastique, anteprima il 6 settembre con concerto diretto da Fabio Luisi e Sergej Krilov al violino e – dentro il festival – celebrazione dei 250 anni dalla nascita di Ludwig van Beethoven con Mehta a dirigere l’integrale delle Sinfonie, oltre al Fidelio in forma di concerto, secondo titolo operistico del Festival stesso. Altri eventi concertistici il 31 ottobre Alpesh Chauhan con Alessandro Taverna (piano) affronterà un programma tutto nordeuropeo con musiche di Grieg e Sibelius, il 21 novembre Piovani con Kaos e brani tratti dalle colonne sonore di film celebri di Vittorio e Paolo Taviani, Mario Monicelli, Roberto Benigni, Federico Fellini, il 29 novembre il debutto a Firenze della portoghese Joana Carneiro, direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Portoghese e del Teatro Sao Carlos di Lisbona, anche lei impegnata sul Nord Europa con Sibelius e Esa-Pekka Salonen. Il 3 dicembre, il direttore emerito a vita del Maggio Zubin Mehta dirigerà il Coro e l’Orchestra del Maggio nella Messa in do minore K427 di Wolfgang Amadeus Mozart. Si prosegue il 18 gennaio 2020 con Dennis Russell Davies e Emanuele Arciuli al pianoforte (sinfonia n. 2 di Bernstein, Sibelius, ouverture Maskarade di Nielsen a proseguire la perlustrazione delle composizioni nordeuropee. Poi il 25/1 Daniele Gatti, il 7/2 James Conlon, il 28/2 Alexander Lonquich, il 7/3 torna Myung-Whun Chung, il 21/3 Lionel Bringuier, di nuovo Mehta il 28/3 e il 3/4 (qui con Stefano Bollani).
Quindi entra in scena il ricco programma sinfonico dell’83/o Festival: inaugura il 2 maggio Myung Whun Chung con la n.3 di Mahler, quindi ben cinque concerti diretti da Zubin Mehta ‘a tutto Beethoven’ (il primo l’8/5) con l’intero ciclo delle nove sinfonie (13, 16, 20 e 30 maggio). In totale sono dieci le presenze del maestro Mehta nella stagione 2019-2020. Rustioni il 16/6, Valcuha il 19 (Britten, Nielsen, Sibelius) e Gatti a chiudere il 26 e il 30 giugno (due concerti per lui) completano il programma di una stagione concertistica intensa.
Possibile concerto Bob Dylan a CatanzaroPromoter Pegna ha avviato fasi propedeutiche organizzazione
CATANZARO24 agosto 201914:36
– Bob Dylan, nel 2020, tornerà in Italia per una nuova tournée nell’ambito della quale potrebbe tenere un concerto a Catanzaro. Il promoter Ruggero Pegna ha bloccato la data del 7 luglio del prossimo anno per l’esibizione nel capoluogo calabrese del Premio Nobel 2016 per la Letteratura.
Pegna ha avviato le fasi propedeutiche all’organizzazione e alla conferma definitiva del concerto, inviando una proposta ufficiale in tal senso al sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, ed al presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto. Entrambi si sono dichiarati interessati all’organizzazione dell’evento che, nelle intenzioni di Pegna, autore, tra l’altro, del romanzo “Il cacciatore di meduse”, incentrato sull’antirazzismo, dovrebbe trasformarsi in un concerto dedicato ai temi della pace e della solidarieta’, contro ogni forma di discriminazione razziale.
Tempo di zaini tra LOL Surprise e squaliFSC consiglia 8 marchi green per diari, colori, matite e sneaker
24 agosto 201915:02
– L’apertura delle scuole è vicina e ciò significa acquisto di zaini, quest’anno quelli più gettonati sono stampati con bambole L.O.L. Surprise (Giochi Preziosi) e le bocche di squali, ma anche di astucci, diari e tutto ciò che compone il corredo del back to school.
La novità è legata alla salvaguardia dell’ambiente, in particolare delle foreste. FSC (Forest Stewardship Council che include anche Wwf e Legambiente), ong internazionale che si batte per la tutela delle foreste, consiglia otto aziende green per quanto riguarda il necessaire per la scuola: dalla carta da disegno di Fabriano, ai quaderni di Favini, fino ai diari Seven, Bastardidentro e per i più grandi, Idena, arrivando ai pastelli Stabilo e sneaker di Ethletic.
Per i bambini immancabili gli zaini con i personaggi Disney.
Molto colorati e rock, gli zaini ispirati alla serie Eye Spy, con la lentina magica. Per i maschietti spopola lo zaino con Spiderman back. Per i più grandi Vans, Invicta, Guess e per le ragazze L’Atelier du Sac.
Amazzonia in fiamme, su Nat Geo un docPolmone del mondo brucia al ritmo di 3 campi da calcio al minuto
24 agosto 201915:18
– Al ritmo di 3 campi da calcio al minuto sta bruciando in queste ore il polmone del mondo. La foresta pluviale più grande della Terra sta andando a fuoco e in questo modo si rischia di perdere il 20% della produzione di ossigeno del pianeta e il 10% della biodiversità mondiale. Per conoscere meglio il più grande serbatoio di biodiversità del Pianeta e per scoprire nel dettaglio la flora e la fauna che la Terra sta perdendo, domenica 25 agosto dalle 20.00 su National Geographic Wild (canale 409 di Sky) andrà in onda Amazzonia selvaggia, lo speciale sul bacino pluviale devastato dalla deforestazione. Due episodi per esplorare il cuore verde del mondo e per conoscere le straordinarie relazioni che si sono sviluppate tra le piante e gli animali che abitano uno degli ecosistemi naturali pilastro degli equilibri climatici.
Lo speciale mostrerà da vicino le creature che popolano l’Amazzonia, studiando il ruolo fondamentale che svolge la foresta nel contrastare il riscaldamento globale. Senza la regione amazzonica, infatti, si rischierebbe di perdere fra il 17 e il 20% delle risorse di acqua mondiale e un numero pari a 6,7 milioni di km quadrati di territori boschivi. Gli episodi passeranno in rassegna anche il fenomeno illegale della deforestazione, che, oggi più che mai con i queimadas, gli incendi appiccati dai contadini per sottrarre terra alla foresta e ricavare campi coltivabili, sta procurando perdite incalcolabili.
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West e cowboy, un insolito Andy Warhol
La passione dell’icona della pop art in un museo della Georgia
CARTERSVILLE24 agosto 201918:53
Andy Warhol e la sua passione per il West. Per la prima volta una mostra esplora un insolito Warhol, l’artista affascinato dal mondo dei cowboy. ‘WARHOL and the WEST’ sarà inaugurata il 25 agosto e rimarrà aperta fino al 31 dicembre al Booth Western Art Museum di Cartersville in Georgia.
Co-curata da Faith Brower del Tacoma Art Museum e Seth Hopkins, tra le altre cose anche direttore esecutivo del Booth Museum, ‘WARHOL and the WEST’ è la prima mostra museale che esplora a fondo l’amore dell’icona della pop art per il West, un sentimento espresso sia nella sua arte, nei suoi film, i suoi viaggi, gli oggetti collezionati nonché il modo di vestire. “WARHOL and the WEST – ha spiegato Hopkins – cerca di mettere in un unico contesto tutta l’arte di ispirazione Western prodotta da Warhol, oltre agli oggetti che collezionò o gli abiti che indossò. Tutto in un unico posto. E’ la prima grande mostra che si focalizza sull’arte western per inquadrarla nel contesto di tutta la sua carriera”.
La mostra comprende oltre cento pezzi e apre una finestra su alcuni aspetti poco studiati della sua carriera artistica.
“Anche i suoi fan più appassionati – continua Hopkins – probabilmente non sono a conoscenza del fatto che l’artista fosse attratto dal West. Tuttavia il West fu un’influenza costante per quasi tutta la sua vita. Warhol indossava stivali da cowboy e spesso amava fare viaggi a Taos (cittadina nel deserto del Nuovo Messico, ndr), Forth Worth (luogo rinomato per i cowboy in Texas, ndr) e in Colorado. Accumulò, inoltre, una quantità enorme di oggetti e manufatti degli indiani d’America”.
Non a caso, uno dei progetti più significativi poco prima della sua morte nel 1987 fu la serie ‘Cowboys and Indians’ (cowboy ed indiani) con 14 soggetti western iconici. Tra questi una serigrafia di John Wayne. In mostra anche una riproduzione del famoso ‘Triple Elvis’, in cui per la prima volta Elvis Presley appare nelle opere realizzate da Warhol. Il cantante e attore viene rappresentato in posa da pistolero, proprio per cogliere le caratteristiche principali della sua carriera cinematografica e sintetizzarle ma anche per ricordare il celebre movimento di gambe dell’artista.
Jovanotti, show a 2.200 m. sulle DolomitiA Plan de Corones tappa del ‘Jova Beach Party 2019’
TRENTO24 agosto 201918:48
Con due ore di anticipo rispetto al programma, Jovanotti ha iniziato il suo concerto a Plan de Corones, sulle Dolomiti, l’unica data di montagna del ‘Jova Beach Party 2019’. Una decisione presa dall’artista di fronte al maltempo, nebbia e pioggia, che dalla mattina imperversa in quota ma che non ha scoraggiato i migliaia di fan (28.000 i biglietti venduti) che sono arrivati a quota 2.200 metri per assistere allo show.
Jovanotti ha scaldato il pubblico bagnato e infreddolito invitando tutti a ballare nonostante la temperatura che non supera i 10 gradi.
Prima dell’inizio del concerto, nel backstage l’alpinista Reinhold Messner ha voluto incontrare Jovanotti. Una stretta di mano ha messo fine alle recenti polemiche circa l’impatto ambientale dello show in alta quota.
Maestro Castelsardo era anche scultoreLa scoperta della diocesi di Tempio-Ampurias
CASTELSARDO (SASSARI)24 agosto 201918:47
– Il Maestro di Castelsardo, considerato una delle più autorevoli espressioni del Rinascimento sardo, era anche uno scultore. La clamorosa novità è stata svelata nella cattedrale del borgo medievale in occasione della presentazione di “Il retablo perduto”, inedita opera letteraria curata da don Francesco Tamponi, direttore dell’ufficio Beni culturali e Commissione per l’Arte sacra della Diocesi di Tempio-Ampurias, per i tipi di Susil Edizioni di Carbonia.
Indagando, si è così scoperto che la bottega artistica del Maestro produceva anche statue in legno, come quella di Sant’Antonio Abate – cui peraltro è intitolata la cattedrale castellanese – che dal Settecento si trovava in sacrestia, separata dal resto di quel retablo di cui ormai non resta che un quinto. La statua era in realtà al centro della composizione che per più di un secolo, tra la fine del Quattrocento e la fine del Cinquecento, stava al centro dell’altare, finché non venne smontato in epoca post conciliare per volontà del francescano Juan Sanna Porcu. Dopo le ricerche di archivio che avevano già portato don Tamponi sulla strada giusta, consentendogli attraverso la ricostruzione delle diverse fasi della realizzazione della cattedrale di Castelsardo di riportare alla luce la storia di quello che probabilmente è il più grande retablo in Sardegna, ora c’è anche la prova scientifica.
“È stata un’impresa realizzata dai professori Francesco Delogu, Carlo Ricci e Maria Laura Sanna dell’Università di Cagliari – spiega Tamponi – hanno documentato che i pigmenti della statua e il resto del retablo risalgono allo stesso periodo”. Questa tesi, già convalidata da Claudio Strinati, massimo esperto del Rinascimento romano e fiorentino, apre le porte a nuove ricerche per individuare altre sculture riferibili alla stessa bottega.
La politica al Lido si fa in cinqueIn corsa Soderbergh, Polanski, Guedes, Al-Mansour e Assayas
24 agosto 201919:51
Soderbergh e Polanski, come teste di serie, e Guedes, Al-Mansour e Assayas. Si potrebbe ripartire così, per comodità e al di là del valore effettivo delle opere, il quintetto di film politici che approdano quest’anno al Lido in concorso (28 agosto – 7 settembre).Ed esattamente: THE LAUNDROMAT di Steven Soderbergh sullo scandalo dei Panama Papers; J’ACCUSE di Roman Polanski ovvero una sorta di archetipo dell’antisemitismo; A HERDADE di Tiago Guedes che ci porta nel Portogallo degli anni ’40; THE PERFECT CANDIDATE di Haifaa Al-Mansour, storia di una ribellione al femminile firmata dalla prima regista dell’Arabia Saudita e, infine, WASP NETWORK di Olivier Assayas sui gruppi anticastristi in Florida anni Novanta. THE LAUNDROMAT di Steven Soderbergh racconta di uno scandalo forse già dimenticato, quello dei Panama Papers. Ovvero la raccolta di oltre undici milioni di documenti dello studio legale di Panama Mossack Fonseca con informazioni dettagliate su oltre 214.000 società offshore, fatta arrivare nel 2015 prima al Süddeutsche Zeitung e poi al Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi. Tutti documenti che dimostravano come dagli anni 70 al 2015 capi di governo, politici e potenti del mondo avessero indebitamente nascosto le proprie ricchezze spostandole nel paradiso fiscale di Panama. Per THE LAUNDROMAT, commedia in salsa politica, è megacast. Meryl Streep è una neo- vedova vittima di una frode assicurativa che insegue i due soci in affari Gary Oldman e Antonio Banderas, i quali strumentalizzano il sistema finanziario mondiale. J’ACCUSE di Roman Polanski con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner e Grégory Gadebois ci porta indietro nel tempo a quel 5 gennaio 1895 quando il capitano alsaziano di origine ebraica Alfred Dreyfus venne accusato di aver agito come spia per la Germania e condannato all’ergastolo sull’isola del Diavolo. Quanto pesò allora l’antisemitismo su questa ingiusta condanna? Su questa vicenda c’è un’enorme letteratura non ultimo, ovviamente, il ‘J’accuse’ di Émile Zola, editoriale in forma di lettera aperta al presidente della Repubblica francese Félix Faure, e pubblicato il 13 gennaio 1898 dal giornale socialista L’Aurore. In A HERDADE del portoghese Tiago Guedes invece il racconto di una famiglia che possiede una delle più grandi tenute d’Europa sulla riva sud del fiume Tagus. Attraverso la storia della loro fattoria, si rappresenta la vita politica, economica e sociale del Portogallo dagli anni ’40, dalla rivoluzione dei garofani fino ai giorni nostri. THE PERFECT CANDIDATE di Haifaa Al-Mansour, prima regista donna dell’Arabia Saudita, ha come protagonista Maryam, giovane e determinata dottoressa saudita, pronta per una vacanza a Dubai, che viene fermata ai controlli dell’aeroporto di Riad perché il permesso rilasciato dal padre, suo tutore maschile come vuole la legge, non è stato rinnovato. La ragazza decide allora di combattere le norme sociali, la segregazione di genere e le credenze della sua famiglia buttandosi in politica. Infine, WASP NETWORK di Olivier Assayas con Penélope Cruz e Gael García Bernal. Anni ’90, i gruppi anticastristi in Florida tentano con ogni mezzo di rovesciare il regime cubano, ma i cubani non stanno a guardare e rispondono creando il Wasp Network, un gruppo di spie con il compito di infiltrarsi e boicottarli. Cinque di loro, però, saranno arrestati e processati dagli americani.
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Delle Piane: Pupi Avati, era un portatore di verità
Un grande della tradizione. Nostro fu un sodalizio non facile
24 agosto 201919:52
Il rapporto di Carlo Delle Piane con Pupi Avati non era partito subito bene, come ricorda lo stesso regista raggiunto telefonicamente, ma poi tra loro fu grande amicizia. E questo anche perché Delle Piane aveva quel background difficile e doloroso come capita ai grandi attori ed era comunque uno degli ultimi “della grande tradizione cinematografia italiana”.
“All’inizio – dice Avati ricordando l’attore scomparso ieri – avevo un rifiuto verso di lui perché era considerato un attore di cinema minore, protagonista di film di terza categoria. Era di fatto decaduto rispetto ai film importanti con i quali aveva iniziato. Ma mio fratello Antonio, che era suo grande amico, insisteva che dovessi farlo lavorare perché era una persona sensibile e colta e così decisi di prenderlo per Gita scolastica nel 1983 – ricorda Avati di quel primo film da protagonista di Delle Piane dopo il loro incontro nel ’77 per Tutti defunti tranne i morti – Lì dimostrò grandissima sensibilità e bravura col suo sorriso amaro, il naso storto e gli occhi sbarrati”. E continua Avati: “Delle Piane aveva insomma tantissimo da dare, ma non sempre riusciva ad esprimere questo suo potenziale.
grandi attori sono quelli che hanno sofferto e lui aveva questo background difficile e doloroso mai messo davvero in campo. Mi ricordo che allora anche il produttore non lo voleva per ‘Gita scolastica’, ma alla fine si può dire che il successo del film fu dovuto in massima parte proprio a lui. Ed è anche il film che meglio lo rappresenta con quel suo senso di inadeguatezza e quella sua timidezza. Da lì nacque un sodalizio e un’amicizia profonda”.
In cosa era davvero bravo? “Nella cosiddetta sotto-recitazione, quella che gli americani chiamano underacting. Ad esempio – continua il regista in sala con l’ultimo film Il signor Diavolo – nel personaggio dell’avvocato Santelia in ‘Regalo di Natale’, riesce ad essere impassibile, a non muovere un muscolo della faccia. Sono quelli io chiamo attori portatori di verità”.
Pupi Avati e il fratello Antonio lo avevano visto solo una settimana fa “e in quell’occasione – dice Pupi – gli ho promesso di fare insieme un altro film anche se sapevo che non sarebbe stato possibile viste le sue condizioni”.
Il rapporto tra Avati e Delle Piane a un certo punto si interruppe “perché Carlo voleva fare solo film da protagonista e io non potevo offrirglielo. Anche per questo è caduto forse in un certo isolamento nell’ambiente. Quando quattro mesi fa ha festeggiato poi i settant’anni di carriera non c’era nessuno del mondo cinema e questo mi è dispiaciuto molto perché lui resta uno degli ultimi della grande tradizione cinematografica italiana”.
Lilli e il Vagabondo, film a novembreDal classico Disney la versione con attori
24 agosto 201916:31
– E’ una delle scene d’amore più romantiche di sempre e a novembre la si potrà rivedere in ossa e peli: arriverà direttamente nella piattaforma streaming Disney+ il 12 novembre in Usa, il live action Lilli e il Vagabondo tratto dal classico animato. Poster e trailer sono stati rilasciati. Del cast fanno parte Tessa Thompson (Lilli), Kiersey Clemons (Tesoro), Yvette Nicole Brown (zia Sara), Thomas Mann (Gianni Caro), Ashley Jensen che darà la voce allo scottish terrier Jackie (in originale era Whisky, un cane amico di Fido e Lilli) e Justin Theroux (darà la sua voce a Biagio).
A dirigere il film c’è Charlie Bean (LEGO Ninjago). Al centro della trama ci sarà ancora la cocker spaniel Lilli la cui vita confortevole sembra sfuggirle dopo che i suoi proprietari diventano genitori, ritrovandosi da sola per le strade della città e stringendo amicizia con il Vagabondo, con cui nasce un profondo legame.
Su Sky dal 4 ottobre torna 1994,
Nel cast oltre ad Accorsi, Miriam Leone, Caprino e Gerardi
24 agosto 201915:51
E’ stato pubblicato il trailer di 1994, il capitolo finale della serie Sky Original prodotta da Wildside che racconta gli anni che hanno cambiato il Paese a cavallo fra Prima e Seconda Repubblica e che sarà in onda dal 4 ottobre – in esclusiva su Sky. Una serie che racconta quel periodo cruciale attraverso gli occhi e le storie di persone comuni, la cui vita si intreccia con quelle dei protagonisti del terremoto politico, civile e di costume che segnò la prima metà degli Anni 90. La serie è creata da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo. L’idea del progetto è di Stefano Accorsi, che partecipa allo sviluppo creativo. 1994 è diretta da Giuseppe Gagliardi e da Claudio Noce e nelle prime scene ritroviamo il cast di protagonisti Stefano Accorsi, Guido Caprino, Miriam Leone, insieme a Antonio Gerardi, Giovanni Ludeno e Paolo Pierobon. Nel 1994 l’Italia cambia per sempre: è l’anno della restaurazione. Lo sa bene Leonardo Notte (Stefano Accorsi): ha capito che conquistare il potere è difficile, ma mantenerlo è davvero una missione impossibile. Così come sembra impossibile per Pietro Bosco (Giudo Caprino) riuscire a cambiare: anche ora che ha un ufficio al Viminale, non riesce ad abbandonare i suoi vecchi difetti, né riesce a dimenticare l’unica donna che ha davvero amato. Veronica Castello (Miriam Leone) deve infatti decidere chi sarà il suo compagno di vita, ma nel frattempo capisce che non vuole più essere solo la donna di uomini potenti e inizia così a giocare in prima persona la partita per il potere, diventando una parlamentare. Ritroveremo anche il PM di Mani Pulite Antonio Di Pietro (Antonio Gerardi), che continua la sua battaglia, Silvio Berlusconi interpretato da Paolo Pierobon e Dario Scaglia (Giovanni Ludeno).
Premi: il Viareggio a Trevi,Minore,RicciProclamati stasera i vincitori a cerimonia finale manifestazione
VIAREGGIO (LUCCA)24 agosto 201922:48
– Emanuele Trevi per la narrativa, Renato Minore per la poesia, Saverio Ricci per la saggistica, sono i tre vincitori del 90/o Premio letterario ‘Viareggio-Repaci’ proclamati stasera al Principino di Viareggio nella serata conclusiva della manifestazione. La giuria, presieduta da Simona Costa, ha deciso i vincitori fra le terzine finaliste. Emanuele Trevi è stato scelto per ‘Sogni e favole’ (ed. Ponte alle Grazie), Renato Minore per ‘O caro pensiero’ (ed. Aragno), Saverio Ricci con ‘Tommaso Campanella’ (ed.
Salerno). Inoltre nella cerimonia, coordinata da Paolo di Paolo, Walter Veltroni ha illustrato i premi speciali andati a Riccardo Muti (premio Viareggio 90), Marco Bellocchio (premio internazionale Viareggio-Versilia), Sabino Cassese (premio del presidente della giuria), Gino Paoli (Città di Viareggio), Eugenio Scalfari (premio giornalistico). Giovanna Cristina Vivinetto ha vinto il premio ‘Viareggio Opera prima’.
Notte Taranta: in 200mila al ConcertoneBelén scatenata balla la pizzica, ballo forse Patrimonio Unesco
MELPIGNANO (LECCE)25 agosto 201911:29
– In 200 mila hanno ballato la pizzica fino alle 2 al Concertone di Melpignano che ha chiuso la Notte della Taranta. Dalle 22.40 in diretta su Raidue con la conduzione del critico musicale Gino Castaldo, affiancato dalla coppia Belen Rodríguez e Stefano De Martino, il Concertone ha fatto letteralmente saltare a ritmo di tamburelli gli spettatori arrivati da tutta Europa e da altri Continenti: la Puglia ha fatto ballare il mondo. Per il brano finale, Calinitta, sono saliti sul palco anche i tre conduttori e Belén, a piedi nudi, ha ballato la pizzica. Sul palco Elisa, anche con una inedita versione di Luce, il rapper Gué Pequeno, Enzo Avitabile, il cantante africano Salif Keita, il violinista Alessandro Quarta e il chitarrista Maurizio Colonna, accompagnati dalle 12 coreografie del Corpo di Ballo de La Notte della Taranta. “Sulla pizzica patrimonio Unesco ci stiamo lavorando” ha detto Massimo Manera, presidente della Fondazione La Notte della Taranta.
Trapper ‘DrefGold’ a processo per drogaTrovata marijuana nella sua casa, arresto e poi obbligo di firma
MILANO25 agosto 201911:41
– Il ‘trapper’ 22enne milanese ‘DrefGold’, all’anagrafe Elia Specolizzi, è stato arrestato il 23 agosto dalla polizia perché nella sua casa sono stati trovati oltre 100 grammi di marijuana e hashish e circa 12mila euro in contanti. L’arresto è stato convalidato, ma il giudice delle direttissime ha deciso di non applicare per lui la custodia cautelare e ha disposto l’obbligo di firma, in attesa del processo fissato per il prossimo 12 settembre. “E’ un consumatore di cannabis e la sostanza era per uso personale”, ha spiegato l’avvocato Niccolò Vecchioni, legale del ‘trapper’. ‘DrefGold’, che lo scorso anno ha pubblicato il suo primo album solista ‘Kanaglia’, ha anche collaborato con il noto ‘trapper’ Sfera Ebbasta. Gli agenti sono intervenuti nella sua abitazione a Pero (Milano) perché alcuni vicini avevano segnalato la presenza di un gruppo di ragazzi rumorosi. Da qui la perquisizione nell’abitazione. Nell’udienza di convalida il giovane ha negato di aver mai venduto droga.
