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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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Ultimo aggiornamento 16 Settembre, 2019, 11:46:16 di Maurizio Barra

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DALLE 13:53 DI SABATO 14 SETTEMBRE 2019

ALLE 11:46 DI LUNEDì 16 SETTEMBRE 2019

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Peggy Guggenheim “l’ultima Dogaressa”
Storia di una collezione d’arte del ‘900 attraverso 60 opere

VENEZIA14 settembre 2019 13:53

– Una collezione numericamente piccola, poco più di 300 opere, acquisite in 40 anni, “cogliendo l’attimo”, seguendo spesso l’istinto personale, anche se vicino aveva persone come Marcel Duchamp o il marito Max Ernst. Una raccolta, quella fatta da Peggy Guggenheim (1898-1979), “l’ultima Dogaressa” di Venezia, dove si trasferì nel 1948 fino alla morte, che però, a detta di Karole Vail, direttrice del museo-collezione in laguna che porta il nome della nonna, “ha qualcosa di miracoloso perché ci sono grandi nomi e opere dell’arte del ‘900”.
Una mostra centrata proprio sulla collezione, con attenzione alle acquisizioni dall’arrivo a Venezia in poi, dal 21 settembre al 27 gennaio 2020 a Ca’ Venier dei Leoni, sede del museo, celebrerà la vita veneziana della fondatrice, scandendo mostre ed eventi che hanno segnato quei trent’anni in laguna. Luogo da dove sapeva comunque cogliere lo spirito che attraversava l’arte in Europa e negli Usa, dall’Espressionismo astratto alla ricerca cinetica, ma anche in Oriente.

Piero Pelu’ e Gianna Fratta sposiCerimonia a Palazzo Vecchio, a unirli il sindaco Nardella

FIRENZE14 settembre 201917:42

Nozze oggi in Palazzo Vecchio per Piero Pelu’ e Gianna Fratta. Il cantante fiorentino, frontman della band rock Litfiba e la direttrice d’orchestra e pianista, si sono detti sì davanti al sindaco Dario Nardella che ha celebrato l’unione. I due sposi, 46 anni lei da poco compiuti e 57 lui, sono arrivati insieme in piazza della Signoria a bordo di una Alfa Romeo d’epoca. Sui social Pelù stamani ha anche postato una foto con scritto “Secondo voi vado bene per le lacrime di mia madre?” seguita da #lanellosimettequi.

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Senato & Cultura, omaggio a Napoli
Con Ranieri e Autieri. Casellati, anche racconto del sociale

14 settembre 201915:13

– Un omaggio a Napoli, dall’arte del presepe alla musica, dalla recitazione al sociale, ha dato vita al settimo appuntamento a Palazzo Madama di Senato & Cultura, ciclo di eventi promosso dal Presidente di Palazzo Madama, Elisabetta Casellati, insieme alla Rai attraverso Rai Cultura, per valorizzare i talenti e le eccellenze italiane. Fra i protagonisti Serena Autieri, Massimo Ranieri, il coro delle voci Bianche del San Carlo, che ha aperto con l’inno di Mameli, Don Antonio Loffredo, parroco della Basilica di S. Maria della Sanità e Rosario Esposito La Rossa, fondatore de “La Scugnizzeria, libreria e spazio polifunzionale aperto per i giovani a Scampia. “Questo è un omaggio all’unicità e magia di Napoli che ha mantenuto nei secoli un fascino senza tempo – dice in apertura Elisabetta Casellati -. Oggi diamo spazio alla musica, al canto, alla recitazione, all’arte ma anche all’impegno sociale e alla solidarietà, elementi fondamentali per una narrazione realistica e efficace”.

Torna la Via Lattea, dedicata a BachPercorso lungo fiume Breggia per integrale Arte della fuga

14 settembre 201916:54

– Bach in tedesco significa ruscello e forse anche per questo l’edizione numero 16 della Via Lattea – che è un viaggio o meglio pellegrinaggio insieme musicale ed ecologico – quest’anno dedicato all’integrale dell’arte della Fuga di Bach si svolge seguendo il letto del fiume Breggia, dal monte Generoso fino alla foce nel lago di Como.
Le cinque tappe di questo viaggio si svolgeranno il 21 e 22 settembre e poi dal 27 al 29. In programma, oltre alla musica di Bach anche prime esecuzioni dei compositori svizzeri Roland Moser e Mischa Käser e letture di brani scritti per l’occasione di Alberto Nessi (Gran Premio svizzero per la letteratura 2016), di Raimund Rodewald, docente di estetica del paesaggio al Politecnico di Zurigo, del direttore del Parco delle Gole della Breggia Marco Torriani e dell’ingegnere Stefano Airaghi che guiderà il pubblico nella visita al Centro Depurazione Acque di Vacallo.

Applausi per “Since She” di PapaioannouSuccesso a Catanzaro per premiére ad Armonie d’arte Festival

CATANZARO14 settembre 201917:34

– Un lungo applauso del pubblico del Teatro Politeama ha salutato, a Catanzaro, lo spettacolo “Since She” di Dimitris Papaioannou per il TanzTheater Wuppertal Pina Bausch, premiére italiana per il cartellone 2019 dell’Armonie d’Arte Festival ideato e diretto da Chiara Giordano.
Citazioni empatiche, rispetto del paradigma originale e slanci futuristici, prodezze individuali e movimenti corali sono stati cesellati, in un’ora e mezzo di spettacolo, in maniera quasi chirurgica, da Papaioannou che ha saputo rispettare l’ eredità della Bausch senza per questo rimanerne intrappolato. E lo ha fatto coniugando il vuoto di un’assenza incolmabile, quello della grande ballerina e coreografa tedesca, con una serie di proponimenti che hanno rivelato alla platea quanto rimarrà nel segno inconfondibile dell’artista.
“Una superba prima serata – ha detto il direttore del festival Chiara Giordano – che rende Catanzaro capitale europea culturale segnando, per il Festival, un definitivo e nuovo percorso”.

Nuova sede per la Pace Gallery a NYSuper-galleria d’arte apre a Chelsea

NEW YORK14 settembre 201918:19

– C’e’ un pezzo di Sicilia nel nuovo tempio dell’arte contemporanea di New York che ha aperto oggi i battenti a pochi isolati dal Whitney Museum e dalla High Line. Pace Gallery alza la posta con un nuovo quartier generale nel cuore di Manhattan e la facciata della sede progettata dallo studio di architettura Bonetti/Kozerski (Enrico Bonetti, bolognese, ha studiato a Venezia con Aldo Rossi), e’ rivestita di lastroni di lava dell’Etna selezionati in una cava antica vicino a Catania e lavorati a Comiso dall’azienda NeroSicilia in forni speciali a temperature di oltre mille gradi centigradi. Il grigio scuro dei lastroni fa da contrasto con i riflessi metallici delle lastre di schiuma di alluminio che rivestono gli altri lati degli otto piani del nuovo edificio, in tutto settemila metri quadri pensati all’insegna della flessibilità ma anche di una particolare fisionomia e destinazione.

Addio a Marco Parodi, lutto in SardegnaApprezzato regista fu direttore artistico di Teatro di Sardegna

CAGLIARI14 settembre 201919:01

– Il mondo del teatro in Sardegna è in lutto per la scomparsa di Marco Parodi. Apprezzato, nato a Sanremo, si è spento oggi a Genova all’età di 76 anni dopo una breve e improvvisa malattia. A darne notizia è l’associazione “La Fabbrica Illuminata”, di cui era maestro e direttore artistico. Lo ricordano in toccanti messaggi di addio Elena Pau, compagna di vita e lavoro, lo staff organizzativo con Claudia Benaglio e Manuela Perria, e l’attrice Valentina Sulas. Marco Parodi sarà salutato con una cerimonia laica, la data cui data deve ancora essere fissata.
Tantissimi i messaggi sui social. “Un artigiano raffinato di questo mestiere antico e senza tempo”, scrive il regista Enrico Pau. “Il teatro sardo gli deve tanto, ha dato una svolta verso il professionismo – ricorda Lia Careddu, attrice della cooperativa Teatro di Sardegna, di cui Parodi fu direttore artistico negli anni ’80 – ci ha dato la possibilità di crescere attraverso il confronto con realtà nazionali e creando le ospitalità. Da lui è nata l’idea de La Notte dei Poeti ed è stato autore di una spettacolare ricostruzione de Sa Die de Sa Sardinia nel quartiere di Castello”.
Parodi ha formato negli anni tante generazioni di giovani.
“Un maestro generoso, attento – dice la cantante e attrice Simonetta Soro – ha allestito spettacoli sotto il segno dell’originalità”. Raccontano l’artista e l’uomo anche le parole dell’attrice Cristina Maccioni: “Ci ha dato fiducia, eravamo giovanissimi e ci ha fornito la chiave per affrontare questo mestiere, girare per i teatri nazionali con testi in sardo e in italiano. Ci ha permesso di essere attrici e attori professionisti partendo da Cagliari, dalla Sardegna, e ci ha insegnato ad amare e rispettare il nostro lavoro senza rinunciare alla nostra identità”.

Rubato in Inghilterra il water d’oro di Maurizio CattelanEra in mostra, funzionante, nella casa natale di Churchill

15 settembre 201913:30

Il “water d’oro”, scultura di oro massiccio di Maurizio Cattelan provocatoriamente offerta in prestito a Donald Trump, è stato rubato la notte scorsa in Inghilterra. Una banda – rende noto la Bbc – si è introdotta a Blenheim Palace, antica residenza nell’Oxfordshire, trafugando l’opera dell’artista concettuale italiano, una toilette d’oro massiccio a 18 carati, dal titolo ‘America’, che era stata installata nel palazzo a beneficio di turisti e visitatori, che potevano anche utilizzarla, in quanto funzionante. Proprio per questo motivo il furto ha provocato “danni significativi e una grossa perdita d’acqua”, ha spiegato la polizia, aggiungendo di aver arrestato un uomo di 66 anni, senza però ritrovare l’opera. La dimora scelta per l’insolita esposizione di Cattelan è un edificio signorile del XVIII secolo, luogo di nascita di Winston Churchill e patrimonio dell’umanità.  Ironia della sorte, appena un mese fa Edward Spencer Churchill, fratellastro dell’attuale Duca di Marlborough, aveva dichiarato di sentirsi tranquillo per la sicurezza dell’opera, affermando: “Non sarà la cosa più facile da rubare”. ‘America’ era stata esposta per la prima volta al Guggenheim di New York nel 2016, ma aveva fatto nuovamente parlare di sé l’anno successivo. Donald Trump, infatti, aveva chiesto in prestito al museo un dipinto di Van Gogh, ma la curatrice Nancy Spector aveva offerto l’opera di Cattelan. Senza ricevere alcuna risposta dalla Casa Bianca. Secondo il museo, il water d’oro richiamava gli eccessi delle residenze private del tycoon, anche se Cattelan non ha mai voluto dare un’interpretazione al suo lavoro, peraltro concepito prima della candidatura di Trump alla Casa Bianca.

Barbarossa e Perroni al debutto di Radio2 Social Club in tvFiorella Mannoia e Irene Grandi ospiti della prima puntata

15 settembre 201909:24

Radio2 Social Club, il live show da undici edizioni condotto da Luca Barbarossa e Andrea Perroni su Rai Radio2, quest’anno si sdoppia: da lunedì 16 settembre debutterà in televisione e sarà il buongiorno di Rai2.Dal lunedì al venerdì Radio2 Social Club andrà in onda su Rai Radio2 alle 10:35 (la domenica alla stessa ora è previsto il meglio delle puntate della settimana), mentre su Rai2 il programma andrà in onda dalle 8.45. Una versione aggiornata e televisiva quindi, in una nuova e trasversale collaborazione tra radio e tv, dove la squadra sarà quella nata in radio: al fianco di Luca Barbarossa la vena comica di Andrea Perroni e i suoi innumerevoli personaggi, la musica della Social Band di Stefano Cenci e la voce graffiante della cantante Frances Alina Ascione, insieme ai tantissimi grandi ospiti musicali e non che ogni giorno popoleranno il programma per duetti inediti e cover.In occasione di questo primo appuntamento, Radio2 Social Club ospiterà su Rai Radio2 due grandi voci femminili della musica italiana: Fiorella Mannoia e Irene Grandi saranno protagoniste di una inedita puntata del programma, davanti all’occhio attento delle telecamere di Rai2, un’occasione di intrattenimento unica, che andrà in onda nella sua prima e speciale versione tv lunedì 16 settembre alle 8.45.

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La corsa di Beep Beep e Willy il Coyote lunga 70 anni
Tra i personaggi più popolari dei cartoni animati

15 settembre 201913:30

Anche se è un cacciatore che non dà tregua alla sua preda, la sfortuna che lo accompagna e i danni che subisce nel suo maniacale inseguimento ne fanno uno dei personaggi più simpatici dei cartoni animati di tutti i tempi. E’ Willy il Coyote, che da 70 anni dà la caccia a Beep Beep.Entrambi nati il 16 settembre del 1949 dalla matita di Chuck Jones, che disegnò il coyote e il velocissimo pennuto per la Warner Bros, appaiono insieme per la prima volta in un episodio dal titolo Fast and Furry-ous (Lavato e stirato). La trama sarà la stessa per ogni episodio della lunga serie fatta di 45 corti e un cortometraggio, e sempre lo spettatore si ritroverà a fare il tifo per lo sfortunato coyote. Il suo acerrimo nemico è Road Runner, che molti hanno sempre pensato uno struzzo, un nandù, tanto che nei vecchi doppiaggi italiani e fumetti veniva chiamato Beep-beep lo struzzo corridore.In realtà è ispirato ad un uccello dei deserti americani e appartenente alla famiglia dei cuculidi, comunemente chiamato Roadrunner (corridore della strada). Preda agognata da Willy il Coyote, Beep Beep si muove velocissimo e nonostante gli innumerevoli e sempre più ingegnosi tentativi di cattura da parte del coyote, riesce puntualmente a sfuggirgli, in modo anche irridente. Le sfide fra i due protagonisti si risolvono, quindi, sempre a favore dell’astuto pennuto dai colori sgargianti, e puntualmente il coyote cade vittima del suo stesso ingegno, finendo per subire incidenti seri a cui sopravvive solo semplicemente perché è un cartone animato. Ubicate nelle gole della Monument Valley le trappole inventate da Willy Coyote per catturare Beep Beep, prevedono spesso strani arnesi tecnologici, regolarmente difettosi o d’uso impossibile, forniti dalla ACME Inc., azienda fittizia ideata dallo stesso Chuck Jones, che oltre a Willy Coyote fornisce le attrezzature anche tutti gli altri personaggi dei Looney Tunes. E’ facile pensare che anche il loro creatore tenesse più al povero coyote che all’inarrivabile struzzo se è vero che in fase di definizione del personaggio, prima del debutto in Fast and Furry-ous, lo sfortunato veniva indicato come ‘Don Coyote’ in riferimento a Don Quixote, omaggio a Don Chisciotte di Cervantes.Le modalità di espressione dei due personaggi sono estremamente semplici: il Road Runner emette solo il suono “bii-bip”, mentre il coyote si esprime con cartelli estemporanei. Una curiosità legata ai due personaggi è la storia, raccontata da Chuck Jones, di come decise di diventare disegnatore. Nella sua autobiografia Jones attribuisce la sua vena artistica agli insuccessi professionali di suo padre. Uomo d’affari nella California degli anni ’20, il padre del disegnatore iniziava ogni nuova impresa commerciale con l’acquisto di materiale di cancelleria e matite nuove con su impresso il nome della società che voleva lanciare. Quando il business, inevitabilmente falliva, il padre portava a casa enormi pile di cancelleria e matite che distribuiva ai suoi figli, imponendo loro di utilizzare tutto il materiale il più velocemente possibile. Armati di una scorta infinita di carta e matite, i bambini disegnavano costantemente. E’ per questo, secondo Jones, che lui e molti dei suoi fratelli intrapresero poi carriere artistiche.

Apre a Todi il Parco Beverly Pepper20 sculture monumentali donate dall’artista alla città

TODI15 settembre 201913:26

– La terra, gli alberi e il cielo che dialogano con l’acciaio e il ferro, la pietra e il marmo, l’alluminio, il bronzo e il legno, per costruire un’armonia capace di fondere arte, storia e paesaggio naturale: sono opere da vivere, non solo da guardare, le sculture monumentali che Beverly Pepper ha donato alla città di Todi per creare il Parco, inaugurato ieri, che da ora in poi porta il suo nome. Il nuovo Parco Beverly Pepper, nato per celebrare il rapporto d’amore che ormai dagli anni ’70 lega l’artista statunitense al borgo umbro, è un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato: finanziato con fondi europei grazie alla Regione Umbria, dal Comune di Todi e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e da diversi sponsor tecnici, il Parco è stato disegnato e progettato interamente dalla Pepper per accogliere ben 20 sculture provenienti dalla sua collezione privata (in realtà 16 sono installate nel parco, 4 invece troveranno presto una collocazione museale in città).

‘Tesori’ ritrovati di Tanzi, asta eventoDa Van Gogh a Picasso, opere sequestrate dopo crac Parmalat

FIRENZE15 settembre 201919:21

Cinquantacinque opere che condensano la storia dell’arte tra ‘800 e ‘900, un tempo appartenute a Callisto Tanzi. Il 29 ottobre saranno battute a Milano, al Centro Svizzero, da Pandolfini. La casa d’aste fiorentina volutamente non identifica mai nell’ex patron Parmalat il proprietario: mantiene il riserbo, a partire dal titolo dell’asta e del corposo catalogo, ‘Tesori Ritrovati – Impressionisti e Capolavori Moderni da una raccolta privata’. Spiega invece che la vendita è “l’evento degli ultimi 50 anni”: si tratta di “un nucleo di opere che in Italia non sono comuni perché è un collezionismo internazionale, io non ho ricordo di un catalogo del genere fatto in Italia”, commenta Pietro De Bernardi, ad di Pandolfini.Tra i 55 lotti ci sono ad esempio un Monet – ‘La Falaise du Petit Ailly à Varegenville’ – e un Picasso – ‘Nature morte au citron, à l’orange et au verre’ – stimati ciascuno oltre un milione di euro. Complessivamente, tra dipinti e sculture all’incanto, si parte da una base tra i 6-8 milioni di euro. L’elenco comprende maestri italiani dell’800 come Zandomeneghi, Segantini e De Nittis, impressionisti francesi come appunto Monet, Pissarro e Manet, si va da van Gogh (due le opere all’asta), Gauguin e Paul Signac a Picabia e Chagall oltre a Picasso. E poi Miro’, Magritte, Modigliani, Toulouse-Lautrec, Cezanne, Kandinskij, Balla e Boccioni. Opere che sono una parte dell’ex collezione Tanzi, sequestrata in seguito al fallimento Parmalat: il resto è già in vendita sul sito dell’istituto vendite giudiziarie di Parma.”Dopo una valutazione preliminare – spiega sempre De Bernardi – sono stati creati due macro lotti: uno con opere di carattere locale, con artisti emiliani e parmensi e l’altro con 55 opere di carattere nazionale e internazionale che avevano bisogno di una visibilità diversa”. E “c’è già interesse da tutto il mondo – spiega ancora l’ad di Pandolfini -: Italia, Stati Uniti, Asia, Europa, stanno arrivando richieste di fotografie e di report aggiuntivi da più paesi. Prevedo che le opere saranno acquistate da clienti di tutto il mondo, compresi italiani che hanno passione e forza economica”. L’unica certezza è che tre dipinti non potranno lasciare l’Italia: sono la ‘Finestra di Dusseldorf’ di Giacomo Balla (stima 70.000-100.000 euro), ‘Le Poulailler’ di Francis Picabia (150.000-250.000) e la ‘Donna con cane’ di Vittorio Matteo Corcos (80.000-120.000): la commissione del Mibac, spiega De Bernardi, non ha concesso il certificato di libera circolazione essendo state ritenute di interesse culturale particolarmente importante. A precedere l’asta quattro esposizioni: la prima a Parma, in chiusura oggi, poi Firenze, Roma, infine Milano.

Cavalli, protagonista Scuola Romana”Sempre in cerca del tono giusto”. Rassegna ad Anticoli Corrado

15 settembre 201916:22

– Il nome di Emanuele Cavalli occupa un posto particolare tra gli esponenti della Scuola Romana. La definizione utilizzata dagli Anni Trenta per il gruppo di pittori impegnati nella ricerca figurativa in antitesi con l’ arte ufficiale legata al Fascismo venne coniata nel 1933 dal critico francese Waldemar George proprio per le opere della mostra in una galleria di Parigi di cui Cavalli fu protagonista insieme con Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi ed Ezio Sclavi.
L’ artista nel dopoguerra finì nel cono d’ ombra a causa della fedeltà alla sua linea in un momento in cui la pittura italiana si stava orientando verso l’ astrattismo e l’ informale. Su di lui concentra l’ attenzione il Museo d’ Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado (Roma) presentando fino all’ 8 dicembre una trentina di opere selezionate da Manuel Carrera. La mostra “Emanuele Cavalli. tono e forma – realtà e magia”, vuole rendere giustizia, spiega il curatore, a un artista che “è stato talvolta trascurato”.

Judy Garland, tra mito e fragilitàRenée Zellweger interpreta icona in Judy, in sala a dicembre

16 settembre 201908:56

Un’icona di Hollywood, già consacrata star mondiale a 16 anni, con Il mago di Oz e morta a 47 per un’overdose di barbiturici. L’incommensurabile Judy Garland sta per rivelarsi a nuove generazioni di spettatori attraverso l’interpretazione di Renée Zellweger in Judy di Rupert Goold, che debutterà in prima mondiale al Toronto Film Festival e arriverà in Italia il 19 dicembre con Notorious Pictures. Il film, ispirato dalla pièce teatrale End of Rainbow di Peter Quilter, si concentra sugli ultimi mesi di vita dell’attrice e cantante, nei quali, nonostante la salute precaria e la voce spesso incerta, accetta, per risolvere alcuni problemi finanziari e familiari, un lungo ingaggio a Londra, dove muore il 22 giugno 1969.Goold ha ampliato il racconto, per mostrare non solo le fragilità ma anche la ricchezza della personalità della stella. Tuttavia la figlia maggiore ed erede artistica di Judy, Liza Minnelli, ha fatto sapere di non aver mai incontrato Renée Zellweger ne’ di aver dato alcuna forma di approvazione al progetto. Una presa di distanze comprensibile, vista la complessità della vita di Frances Ethel Gumm, in arte Judy Garland: una donna tanto talentuosa, generosa e ricca di humour, quanto indebolita da superlavoro, amori tormentati (cinque matrimoni, di cui l’ultimo tre mesi prima di morire con il musicista Mickey Deans, e tre figli: oltre a Liza, interpretata nel film da Gemma-Leah Devereux, Joey e Lorna Luft), tracolli economici, e un equilibrio psicologico instabile.A causarlo, oltre a una vita perennemente sotto i riflettori, c’era soprattutto l’abuso di psicofarmaci, ai quali era stata iniziata dalla madre e dagli studios, quand’era adolescente (come rivelò Judy Garland stessa al biografo Paul Donnelly) per non ingrassare e sopportare ritmi di set massacranti. “Se vuoi la celebrità devi pagare un prezzo e io certo l’ho pagato – ha detto la stella in una delle sue ultime interviste -. Devi saper ridere di tutto, soprattutto di te stesso. Io rido sempre di me. Devo essere una persona molto divertente con cui vivere”. Un ritratto al quale Renee Zellweger si è dedicata in maniera certosina, preparandosi per mesi, in modo da assomigliare il più possibile nel look (ogni mattina si è sottoposta a due ore di trucco), nella gestualità e nel modo di cantare a Judy. A darle il coraggio di affrontare una sfida che se vinta (i primi trailer sono stati accolti con favore ma anche da qualche dubbio) potrebbe riproiettarla nell’orbita degli Oscar, statuetta già conquistata nel 2004 con Ritorno a Cold Mountain. Per Renée Zellweger una delle grandi capacità di Judy Garland era “dare la sensazione a tutti di avere con lei un legame speciale. Era come se lei percepisse il dolore di ognuno – ha detto l’attrice nelle prime interviste -. Girare il film è stato per tutti noi ogni giorno una celebrazione della bella persona che era”.

A Sabatini il ‘GialloCeresio’Ha vinto con ‘L’inganno dell’ippocastano’ edito da Salani

15 settembre 201918:45

– E’ lo scrittore Mariano Sabatini con ‘L’inganno dell’ippocastano’ edito da Salani il vincitore della sezione narrativa edita nella prima edizione di GialloCeresio, il concorso letterario dedicato alla narrativa di genere giallo, noir, thriller e poliziesco. Secondo classificato Alessandro Bongiorni con “Strani Eroi” pubblicato da Frassinelli e terzo Davide Longo con “Così muoiono le bestie giovani” per i tipi della Feltrinelli.
Il premio speciale per romanzi ambientati sui laghi prealpini va a Franco Vanni con “La regola del lupo” edito da Baldini+Castoldi ambientato sul lago di Como a Pescallo, frazione di Bellagio. Menzioni per Giuseppe Curonici, Matteo Farneti, Sara Kim Fattorini, Ida Ferrari, Christian Frascella, Dario Galimberti, Lucia Tilde Ingrosso, Enrico Pandiani, Piergiorgio Pulixi, e Mirko Zilahi.
La giuria era composta da Maurizio Canetta direttore Rsi, Roberto Gobbi del Corriere della Sera, Matteo Inzaghi, direttore Rete55, Sergio Roic del Corriere del Ticino, Fabio Tamburini direttore responsabile Il Sole24ore, Radio 24 e Radiocor e Barbara Zanetti della Prealpina. Al concorso hanno partecipato 112 romanzi editi e 109 racconti inediti provenienti da varie regioni d’Italia, dalla Svizzera Italiana, da Zurigo e Parigi.

Maradona, gladiatore con due animeDoc Kapadia, già a Cannes fuori concorso, in sala dal 23 al 27

14 settembre 201920:10

– “E che ve site perso”: questa la scritta, a caratteri cubitali, comparsa il 10 maggio del 1987 sul muro del cimitero di Napoli e rivolta ovviamente ai morti.
Ma che si erano persi mai questi morti? Semplice: il giorno epocale della vittoria del primo scudetto del Napoli. Questo solo uno dei tanti bei momenti del potente e straordinario documentario ‘Diego Maradona’ del premio Oscar Asif Kapadia.
Film già passato al Festival di Cannes fuori concorso e che dal 23 al 25 settembre arriva come evento speciale nelle sale italiane, distribuito da Nexo Digital e Leone Film Group.
Si tratta di cinquecento ore di girato inedito commissionato dal primo agente del Pibe, Cyterszpiler, a due operatori che avevano la mission di seguirlo ovunque (sul campo e fuori) negli anni napoletani della sua carriera di novello gladiatore. Un documento esplosivo e pieno di ritmo, quello di Kapadia, a cui è mancata solo la miccia della presenza di Maradona sulla Croisette (il campione ha dato forfait per problemi alla spalla).
Che si vede in questo film, ricco ovviamente di tanti materiali di repertorio? Si vede – come non a caso ricorda il titolo che separa opportunamente ‘Diego’ da ‘Maradona’ – che questo campione aveva due anime: quella popolare, da ‘villero’, che gli derivava delle sue origini nella bidonville di Lanus a Buenos Aires, di cui era fiero e che lo rendeva il ‘Diego’ popolare dal cuore buono, e poi c’era invece ‘Maradona’, ovvero la superstar, quella figura che molti tifosi napoletani paragonavano a Dio. Di fronte a certi suoi gol si diceva: “Non li ha fatti Maradona, li ha fatti Dio”.
E ancora c’e’ il Diego che dice piu’ volte nel documentario “Ogni volta che gioco a calcio penso solo a comprare una casa alla mia famiglia” e, invece, il Maradona, Pibe de oro, il campione che ostenta donne, cocaina e camorra (era molto amico della famiglia Giuliano, soprattutto di Carmine). Il film parte il 5 luglio del 1984, quando una squadra di calcio, non certo florida, acquista, rischiando la bancarotta, Diego Armando Maradona. Il campione e’ trascinato in una corsa folle in auto per le strade di Napoli fino allo stadio. Qui attraversando camminamenti sotterranei, proprio come un gladiatore, arriva alla conferenza stampa tra il tripudio dei tifosi. Un’accoglienza tanto rumorosa il che il presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, minaccia a un certo punto di annullare la conferenza stampa di presentazione.
Si vede poi la conquista della Primera Divisin, il Boca, la Coppa del Mondo, la Spagna, i trionfi napoletani (due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa) insieme alle sconfitte: oltre a cocaina e ai rapporti con la Camorra, ai figli nati fuori dal matrimonio con Claudia, agli scandali, alle intercettazioni, alle prostitute.
E questo fino al grande ‘tradimento’ che lo rese un diavolo per la maggior parte degli italiani e, soprattutto, per i napoletani, ovvero la semifinale del Mondiale del 1990, Italia- Argentina, la cosiddetta “notte degli errori”, che si tenne nello stadio sbagliato (il San Paolo) e dove Maradona fu troppo bravo come al solito. Da allora la Napoli che lui chiamava “la mia casa”, non fu più la stessa nei suoi confronti.

Incassi Usa, in vetta It Capitolo DueDebutta al secondo posto la commedia con Jennifer Lopez Hustlers

15 settembre 201919:28

– It Capitolo Due, sequel horror di It tratto dai romanzi di Stephen King e firmato ancora da Andy Muschietti, continua la sua marcia al vertice del botteghino Usa. Nel secondo weekend di programmazione il film, che riunisce i personaggi della prima pellicola a trent’anni di distanza dagli eventi, incassa altri 40 milioni di dollari per un totale di 153 nel mercato nordamericano. Debutta al secondo posto la commedia con Jennifer Lopez e prodotta dalla stessa attrice, Hustlers, con 33 milioni nel primo weekend di uscita.
Al terzo posto Attacco al potere 3, che fa suoi altri 4,4 milioni, per un totale in quattro settimane di 60 milioni. In quarta posizione la commedia Good Boys – Quei cattivi ragazzi, con 4,2 milioni (e un incasso totale di 73 milioni). In quarta posizione Il Re Leone in versione live action, che guadagna altri 3,2 milioni di dollari nel week end, raggiungendo un totale con 533 milioni sul mercato americano e circa 1,6 miliardi in tutto il mondo, settimo maggiore incasso di tutti i tempi.

Ascolti in tv: vince Tale e quale show, serata Rai Vincitrice di puntata è stata Lidia Schillaci

14 settembre 201913:54

“Tale e Quale Show” vince all’esordio la gara degli ascolti del venerdì sera con 3 milioni 844 mila spettatori e il 21.5% di share. Successo anche sui social per il programma che sfiora 80mila interazioni e si posiziona al primo posto dei programmi più commentati su Facebook e Instagram. Su Canale 5 il film “Quo Vado” è stato visto da 2 milioni 746 mila telespettatori con uno share del 13,76%. Nel resto della prima serata Rai, su Rai2 le serie tv “N.C.I.S. Los Angeles” e “S.w.a.t.” hanno registrato, rispettivamente 1 milione 190 mila spettatori con il 5.5 di share e 990 mila, con il 5. Su Rai3 grande attenzione alle 20.35 per l’appuntamento con gli Europei di pallavolo e la partita della nazionale azzurra contro la Grecia, seguita da 1 milione 188 mila telespettatori con il 5.7 di share. Per quanto riguarda Mediaset, su Italia 1 il film “X-Men: l’inizio” ha registrato 912 mila telespettatori, share 4,8%. Su Rete 4 il film “Gunny” ha ottenuto 623 mila telespettatori, share 3,56%. Al via su La7 “Propaganda Live”, che ha raccolto davanti alla tv 884.000 telespettatori, share 6,06%. Su Real Time in prima serata 760 mila spettatori per “Bake off Italia” con il 3,6% di share. Nel complesso le reti Rai hanno vinto il prime time con 8 milioni 46 mila spettatori (38.3 di share), la seconda serata con 3 milioni 469 mila (33.8 di share) e l’intera giornata con 3 milioni 138 (share del 35.6). Per quanto riguarda i tg delle 20, il Tg1 è stato seguito da 4 milioni 338 mila spettatori e il 23.4 di share, il Tg5 da 3 milioni 324 mila spettatori con il 17,72%, il TgLa7 da 1 milione 194 mila spettatori con il 6,38%.

Andrea Tarabbia vince il Campiello con 73 votiCon ‘Madrigale senza suono’ (Bollati Boringhieri). Al secondo posto Giulio Cavalli, con ‘Carnaio’ (Fandango Libri), che ha avuto 60 voti e al terzo Paolo Colagrande con ‘La vita dispari’ (Einaudi), 54 voti

VENEZIA15 settembre 201908:35

Con il suo Gesualdo da Venosa, tra genio, delitto e follia, Andrea Tarabbia ha vinto il Premio Campiello 2019. Il suo ‘Madrigale senza suono’ (Bollati Boringhieri) che rientra nella tradizione dei romanzi-saggi e rilancia la figura del madigralista vissuto tra Cinquecento e Seicento, riscoperto da Stravinskij e sul quale Bernardo Bertolucci aveva un progetto di film, ha avuto 73 voti sui 277 espressi dalla Giuria Popolare dei Trecento Lettori anonimi. Al suo secondo Premio Campiello, la prima volta era stato in cinquina nel 2016 con ‘Il giardino delle mosche’, Tarabbia ha affascinato la Giuria popolare dei Lettori con questo lucifero portatore di bellezza. “Attraverso il personaggio di Gesualdo da Venosa, racconto il rapporto tra il bene e il male, tra il bianco e il nero. Madigralista finito nell’oblio, aveva ucciso la moglie ed era un genio. Ho provato a mettere insieme tutti questi elementi mescolando il passato con il Novecento” ha raccontato lo scrittore. Al secondo posto con 60 voti il ‘Carnaio’ (Fandango Libri) di Giulio Cavalli, scrittore e autore teatrale che dal 2007 vive sotto scorta a causa del suo impegno contro le mafie. Il libro , ispirato alla realtà, è nato da un reportage a Pozzallo dove un pescatore gli ha raccontato che spesso accade di trovare pezzi di corpi di migranti nelle reti di pescaggio e come sia abitudine dei pescatori ributtare in acqua questi cadaveri.”Usò un termine che mi colpì molto: ‘questi cadaveri sono lessi’. E al terzo Paolo Colagrande, al suo terzo Campiello dopo aver vinto l’ Opera Prima nel 2007 e nel 2015 in cinquina, che ne ‘La vita dispari’ (Einaudi) ha inventato un personaggio apparentemente non plausibile. “L’implausibilità di Buttarelli è che vede solo la metà delle cose e per lui la metà diventa l’intero. E’ un personaggio surreale che ho messo nella vita comune. In realtà Buttarelli è come ciascuno di noi” come ha spiegato lo scrittore. Ad aprire la serata al Gran Teatro La Fenice di Venezia, con unici siparetti di intrattenimento quelli della Microband, la presidente del Senato, Elisabetta Casellati. “I premi sono una sorta di lampo che illumina il paesaggio letterario” ha sottolineato. “Avete fatto del Campiello uno dei riferimenti più prestigiosi del panorama letterario italiano e internazionale”. La presidente Casellati ha ricordato anche che “i giovani sono il cuore pulsante di questa rassegna”. Per la prima volta nella serata alla Fenice condotta da Andrea Delogu e trasmessa dalle 21 in diretta su Rai5 e in tutto il mondo attraverso Rai Italia, è stato premiato Kidane Grianti, vincitore del Campiello per San Patrignano, il riconoscimento speciale nato quest’anno dalla volontà del presidente di Confindustria Veneto, Matteo Zoppas, e della cofondatrice della Fondazione San Patrignano Letizia Moratti.”La possibilità di raccontare queste storie difficili, che parlano di esperienze dolorose, che raccontano episodi di bullismo, che sono vissute come cicatrici aiuta a ritrovare l’amore per la vita. Festeggiamo con il vincitore tutti i 1.300 ragazzi di San Patrignano nel loro impegno per ritrovare la loro vita” ha detto la Moratti. Al quarto posto è arrivata Laura Pariani, già nella cinquina del Campiello, che in ‘Il gioco si Santa Oca’ (La nave di Teseo), 52 voti, ha spostato l’attenzione verso la campagna in cui è nata, nella brughiera lombarda, nel 1652 dove il bandito Bonaventura Mangiaterra, affascina i suoi compagni con la bella parola lottando perchè non ci siano differenze tra poveri e ricchi. All’ultimo posto, con 38 voti, Francesco Pecoraro, architetto di formazione, già in cinquina del Premio Strega con ‘La vita in tempo di pace’ nel 2014, che nel suo ‘Lo Stradone’ (Ponte alle Grazie) ci racconta, seguendo la tradizione del nostro romanzo novecentesco, un uomo di circa 70 anni che osserva cosa accade nel quartiere di una metropoli decadente che fa pensare a Roma con un ampia digressione sul passaggio di Lenin in quella zona.Alla Fenice consegnato anche il riconoscimento alla carriera a Isabella Bossi Fedrigotti, Premio Fondazione Il Campiello 2019, già vincitrice del Premio Selezione Campiello nel 1991 con ‘Di buona famiglia’. Sul palco sono saliti anche Marco Lupo, vincitore del Campiello Opera Prima con Hamburg e il cagliaritano Matteo Porru, vincitore del Campiello Giovani con ‘Talismani’. Il vincitore sarà poi, come è tradizione, ospite il 18 settembre di Pordenonelegge, nel giorno di inaugurazione del Festival.

Tarabbia, non andrei a cena con Gesualdo”Per interpretarlo ci vorrebbe il Jack Nicholson anni ’70”

VENEZIA15 settembre 201919:19

E’ affascinato dalle figure estreme, da quei personaggi che portano “alle estreme conseguenze comportamenti umani, nel bene e nel male” il vincitore del Premio Campiello 2019, Andrea Tarabbia. Il principe madrigalista Gesualdo da Venosa, vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento, è un criminale e un genio, un lucifero della bellezza di cui lo scrittore rilancia la complessità in ‘Madrigale senza suono’ (Bollati Boringieri) che è stato premiato ieri sera alla Fenice di Venezia con 73 voti sui 277 espressi dalla giuria popolare dei Lettori Anonimi.”Il fascino di Gesualdo sta, in parte, nell’essere sempre in balia degli eventi. Non decide quasi nulla di sua spontanea volontà: non sposa chi vuole, viene orientato dalle convenzioni del tempo a fare un omicidio, si risposa con una ferrarese di cui non gli importa nulla. E’ un principe, ma non decide nulla. Però a cena con Gesualdo non so se ci andrei” dice lo scrittore, 41 anni, originario di Saronno, che vive a Bologna. E c’è anche un interesse per una trasposizione cinematografica del romanzo. Se così fosse, per “Gesualdo ci vorrebbe il Jack Nicholson anni ’70” afferma sorridendo lo scrittore al suo secondo Campiello dopo essere stato in cinquina nel 2016, che a Venezia è venuto con la moglie, incinta di sei mesi e il figlio a cui ha dedica la vittoria. “Ho un bimbo che lunedì comincia ad andare a scuola, una moglie incinta di sei mesi. A chi lo posso dedicare il premio se non a loro? Ho fatto due cinquine e la cosa veramente bella è che io ho trovato non 8 amici però 4 o 5 si.Persone che non avevo mai visto o conosciuto e che ho voglia di sentire al telefono anche per parlare del più e del meno. Per me il Campiello è stato entrare nella testa di gente che non conoscevo e cominciare a volergli bene. Secondo me ieri sera i ragazzi non mentivano quando mi hanno abbracciato e detto che erano contenti” spiega Tarabbia. Ma poi ammette che in questa 57/ma edizione del Premio Campiello, che ha visto prevalere i romanzi saggio come il suo, i cinque libri finalisti partivano tutti più o meno dallo stesso livello per la corsa alla vittoria. “Sapevo che ce la saremmo giocata tutti sul filo di lana perché erano libri molto diversi ma tutti, per motivi differenti, complessi. Avevano bisogno di una lettura molto attenta. Fino all’ultimo ognuno di noi poteva essere il vincitore. Quando vinci con 13 punti di distacco è una botta di fortuna” dice ridendo Tarabbia.Ed infatti è stato minimo lo stacco tra gli autori: Giulio Cavalli è arrivato secondo con 60 voti e tra il terzo e il quarto classificato è stato quasi un testa a testa con Paolo Colagrande a 54 voti e Laura Pariani a 52 voti seguita da Francesco Pecoraro con 38 voti. Ma la figura di Gesualdo da Venosa, riscoperto da Stravinskij tre secoli e mezzo dopo la sua morte, costretto, ma forse no, ad uccidere la moglie fedifraga Maria D’Avalos resta un caso pieno di contraddizioni che continuano a stimolare la creatività e l’attenzione. “Gesualdo è profondamente ossessionato da quello che ha fatto, arriva a farsi violenza, a fustigarsi, e dall’altra a scrivere la musica più sbalorditiva della sua epoca. E’ un’apparente contraddizione, ma forse non lo è perché sono due modi diversi di toccare il limite e di andare contro le convenzioni. Questa cosa mi ha affascinato molto come il fatto che il più grande genio musicale del Novecento, Stravinskij, fosse stato colpito da lui. Con ‘Madrigale senza suono’ ho voluto capire perché e mi interessava moltissimo raccontare l’ossessione che Gesualdo ha per i suoni e per la musica.Era un personaggio novecentesco, per lo meno nelle sue ossessioni” racconta Tarabbia che ha scelto come voce narrante della storia il nano Gioachino e nel ricostruire l’incredibile vita di Gesualdo “ha rielaborato narrativamente fatti realmente accaduti. Però studiare Gesualdo vuol dire anche lavorare sull’impianto mitico e leggendario che gli è stato costruito intorno e ragionare su come si possono ricreare narrativamente anche queste leggende e finzioni come quella che riguarda il figlio che avrebbe allevato allo stato brado e chiuso nelle segrete. Faccio fatica a fare una percentuale. E’ quasi tutto vero tranne quella roba lì” spiega Tarabbia. Le dinamiche del male allo scrittore, autore fra l’altro di ‘La calligrafia come arte della guerra’ e de ‘Il giardino delle mosche’, interessano fino a un certo punto. A me piace guardare in faccia quei personaggi che hanno portato alle estreme conseguenze i comportamenti umani, nel bene e nel male. Se si spensa all’Idiota di Dostoevskij, il principe Myskin è uno che porta alle estreme conseguenze l’essere assolutamente buoni. Però il principio è quello: vedere il limite estremo del comportamento che anche tutti noi abbiamo anche andando al supermercato” racconta lo scrittore che il 18 settembre sarà protagonista nel giorno di inaugurazione di Pordenonelegge.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Sanremo: Amadeus, Fiorello è benvenuto
Conduttore, ospiti internazionali e omaggio a storia Festival

15 settembre 201918:52

– Venti cantanti in gara fra i big, la porta aperta alle incursioni di Fiorello, il ritorno degli ospiti internazionali, e la terza serata, il giovedì, dedicata alle esibizioni in brani della storia del Festival, con punteggio che avrà valenza per la classifica finale. Sono fra le anticipazioni offerte da Amadeus su Sanremo 2020, nell’intervista con Mara Venier in apertura la nuova edizione di Domenica in. A proposito delle possibili incursioni dell’amico Fiorello, Amadeus racconta: “Mi ha detto, ‘Tu lascia la porta aperta, io vado e vengo’. Con Rosario siamo come fratelli, ha la libertà di fare quello che vuole, andare dove vuole e non c’è neanche bisogno che mi avvisi”. Il conduttore de I soliti ignoti dà poi alcuni dettagli sulle serate: “le prime due serate si ascolteranno le canzoni, la terza serata, il giovedì, sarà interamente un omaggio alla canzone di Sanremo. Tutti e 20 i cantanti in gara si sceglieranno uno dei brani dei 70 anni del festival e lo possono reinterpretare come vogliono”.

Festival filosofia:la persona e la morteGalimberti, Quante, Flores D’Arcais ne affrontano i vari aspetti

MODENA15 settembre 201919:26

– La nascita, la vita, la morte, che sono poi tre aspetti e momenti inscindibili della stessa cosa, dell’esistenza di una ‘persona’, che è il tema del Festival Filosofia di quest’anno, sono state argomento di varie lezioni magistrali col loro corollario di problemi di dignità e di diritti, sia filosoficamente che socialmente parlando. Si va da Emanuele Coccia per il quale ”nascere per ogni vivente è il non poter separare la propria storia da quella del globo”, il non poter far distinzione tra il sé e la natura, il particolare e il generale, a Michael Quante che indaga filosoficamente i problemi odierni di dignità della terza età, pensando sia necessari affrontarli per poterli poi trasportare sul piano pratico, sino a Paolo Flores D’Arcais che pone il problema del fine vita e del diritto alla libertà di decisione sulla propria, per finire con Davide Sisto che parla di morte e Social.

Bosso, non posso più suonare’Quando non riuscirò più a dirigere un’orchestra smetterò’

BARI15 settembre 201920:53

“Se mi volete bene, smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché non posso, ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza. E quando saprò di non riuscire più a gestire un’orchestra, smetterò anche di dirigere”. Così Ezio Bosso, pianista, compositore e direttore d’orchestra, che ha incontrato il pubblico barese nella Fiera del Levante, accolto dal governatore pugliese Michele Emiliano nel padiglione della Regione Puglia.L’artista torinese, che due giorni fa ha compiuto 48 anni, dal 2011 soffre di una patologia degenerativa. Oggi si è raccontato, con accanto il suo cane Ragout, parlando di musica, arte e talento. “Il musicista non lo si diventa solo per talento, – ha detto – a un certo punto, soprattutto chi ce l’ha il talento, lo deve dimenticare e fare spazio al lavoro quotidiano, alla disciplina”. Bosso ha definito la musica “come un focolare attorno al quale sedersi, un linguaggio universale che permette a tutti di parlarsi e fare comunità a prescindere dal luogo di provenienza”.
Ha chiesto un applauso per l’articolo 9 della Costituzione italiana, “una figata pazzesca perché mette insieme musica, arte E paesaggio. Ma se di quelle cose non ci prendiamo cura, spariscono e ce ne accorgiamo quando le perdiamo”. “La musica – ha detto – ci ricorda anche questo: prendersi cura, avere rispetto, far star bene, non confondere la quotidianità con l’eternità, i nostri piccoli poteri con l’assoluto”. Rispondendo alle domande del pubblico, ha detto che “la disabilità è negli occhi di chi guarda, perché il talento è talento e le persone sono persone, con le ruote o senza” e che “con la pazienza a tutte le età si può imparare, perché se uno dedica del tempo alle cose, vengono”.

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Addio a Ric Ocasek, leader dei The Cars
Il fondatore della band new wave Usa trovato morto a 75 anni

NEW YORK16 settembre 201911:15

Ric Ocasek, 75enne fondatore e leader della band rock new wave The Cars, è stato trovato morto ieri in un appartamento di Manhattan.
Ancora non sono state stabilite le cause del decesso, ma la polizia di New York City afferma che il cadavere non presentava segni di violenza.
Tra i maggiori successi dei Cars si ricordano in particolare ‘Just What I Needed’ (1978), ‘Shake It Up’ (1981) e ‘Drive’ (1984).

Bosso, felice di dirigere, non mi ritiro”Fa male pregiudizio su di me. Non si vede bellezza di altro”

BARI16 settembre 201910:07

– “Continuo a fare musica e meglio di prima. Non mi sono ritirato”. Lo scrive su Facebook il maestro Ezio Bosso, che ieri a Bari, durante un incontro nella Fiera del Levante, ha detto: “Se mi volete bene, smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza”.
“Sono molto felice perché faccio il mio mestiere di direttore” – chiarisce oggi su Fb Bosso -. Purtroppo è stato dato inutile risalto in maniera sciacalla come sempre al pregiudizio su di me. E questo si che fa male. Continuo a fare musica e meglio di prima! Non mi sono ritirato”. Amareggiato aggiunge: “non si vede la bellezza di altro, quello per cui lotto. E mi addolora che per quanto combatta contro le strumentalizzazioni, si scade sempre in quel pietismo sensazionalistico e queste cose si che mi farebbero ritirare davvero…”.

Rovina, il lato oscuro del progressoLa speculazione edilizia nel racconto a più voci di Simona Vinci

16 settembre 201910:10

Una storia italiana purtroppo consueta, carica di desolazione e di colpe mai pagate, che ne contiene tante altre, ognuna disperatamente dolorosa: ci sono solo sconfitti tra le pagine di “Rovina”, il racconto-saggio a più voci di Simona Vinci edito da Einaudi. Un sapore vagamente noir accompagna una scrittura serrata, coinvolgente come una narrazione fatta in prima persona: l’impressione per il lettore è di trovarsi di fronte a tanti flussi di coscienza, quanti sono i protagonisti del libro, confessioni dolenti che raccontano tanto di questa nostra povera Italia, così martoriata nella sua bellezza più vera, il paesaggio. “Rovina” infatti è una storia che denuncia il lato oscuro del progresso: ci troviamo lungo la via Emilia, in un territorio violentato dalla speculazione edilizia, tra costruzioni mai finite, cantieri fantasma, operai a nero e tir sempre in movimento. Qui, mentre fiumi di cemento fagocitano la pianura padana, si consuma l’ennesima illusione: quella del mai realizzato Villaggio La Nuova Aurora, che prometteva felicità e benessere dentro bellissimi appartamenti rivelatisi poi solo un miraggio, in un cantiere che infine ha visto i sigilli della magistratura a chiuderlo per sempre. Una promessa di futuro purtroppo tradita, che ha letteralmente rovinato tutti coloro che vi si sono trovati coinvolti: chi ci ha investito sperando di poterci ricavare tanti soldi, chi ci ha lavorato per sbarcare il lunario, tenendo sempre gli occhi aperti ma la bocca chiusa di fronte a ogni irregolarità, e infine chi ha acquistato su carta la sua vita da sogno. L’autrice si immedesima in tutti, anche in quella “imprenditrice” malavitosa alla testa del progetto, che poi è finita morta ammazzata in una macelleria. Adesso La Nuova Aurora è solo un incubo divenuto realtà, “una rovina del presente. Uno scavo emerso, che nessuno però può visitare. Si può soltanto guardarlo dall’alto, e da lontano”, scrive Vinci, definendo quel posto “alieno, incomprensibile”. E mentre il libro racconta del rincorrersi senza sosta nel tratto tra Parma e Reggio Emilia di capannoni vuoti, villette a schiera, outlet, allevamenti di maiali, cavalcavia, ruderi di vecchi casali di campagna, fabbriche, cantieri e condomini, in un brulicare continuo di camion, automobili e “forza lavoro” spesso schiavizzata, sembra di vederle davvero le vite spezzate di cui l’autrice parla: ecco Mario, geometra rimasto con un pugno di mosche in mano, lui che pensava di aver fatto l’affare del secolo e di potersi arricchire; ecco Sara, infermiera infelice che di Mario è diventata l’amante, e che proprio da lui è stata spinta a convincere suo padre affinché cedesse il terreno dove costruire. Infine Fabio e Marilena, che si sono indebitati per comprare una casa che mai verrà realizzata.
L’ultima voce a parlare è quella dell’autrice che denuncia la sofferenza di un territorio e le responsabilità di una classe politica indifferente quando non connivente. Per Vinci la speculazione edilizia è un’ossessione, lo ammette. Ma il suo timore è che “se non ci si lascia ossessionare da mostruosità del genere, tutto finirà nel cemento”, per colpa di uomini senza scrupoli e avidi di guadagno e con la complicità silenziosa di chi osserva lo scempio del territorio senza indignarsi né lottare.

Ciak per Figli, ultimo film Mattia TorreMastandrea e Cortellesi sul set con regia Giuseppe Bonito

16 settembre 201911:19

– La sua morte prematura a luglio, dopo una lunga malattia, ha scioccato chi conosceva Mattia Torre e per questo il suo ultimo progetto, scritto con tenacia anche per scacciare via la sofferenza, vedrà la luce. ‘Figli’ sarà il suo ultimo film, portato sul set da Giuseppe Bonito che con Torre ha lavorato a lungo fianco a fianco. Primo ciak il 16/9 a Roma, uscita del film con Vision Distribution, anche coproduttore, a gennaio 2020.
Protagonisti di ‘Figli’ sono due delle persone più vicine a Torre, Valerio Mastrandrea e Paola Cortellesi, e l’emozione sul set è fortissima. Accanto a loro, molti degli interpreti che in questi anni hanno portato in scena i successi dell’autore: Stefano Fresi, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Andrea Sartoretti, Massimo de Lorenzo, Gianfelice Imparato, Carlo de Ruggeri. Nicola e Sara sono una coppia innamorata e felice. Sposati da tempo, hanno una figlia di sei anni e una vita senza intoppi, fino a quando l’arrivo del secondo figlio li farà scontrare con l’imprevedibile.

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