Ultimo aggiornamento 7 Gennaio, 2020, 10:42:11 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA TUTTE LE NOTIZIE IN TEMPO REALE
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA TUTTE LE NOTIZIE IN TEMPO REALE SEMPRE AGGIORNATE
DALLE 09:28 DI LUNEDì 06 GENNAIO 2020
ALLE 10:42 DI MARTEDì 07 GENNAIO 2020
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Sorrentino, i miei papi né trasgressivi né provocatori
Dal 10/1 su Sky è sfida Malkovich e Law. Tema è fondamentalismo
06 Gennaio 2020 09:28
Con “la libertà espressiva” che spesso le serie televisive consentono rispetto “ai più rischiosi” progetti cinematografici, ecco di nuovo il talento di Paolo Sorrentino applicato alla narrazione tv: dal 10 gennaio va in onda in esclusiva su Sky Atlantic e Now Tv ‘The New Pope’, la nuova serie del premio Oscar della Grande Bellezza ambientata in Vaticano, seguito del successo internazionale The Young Pope. La serie originale Sky creata e diretta da Sorrentino, scritta con Umberto Contarello e Stefano Bises, prodotta da The Apartment e Wildside, parte di Fremantle, con ricostruzioni kolossal – 4500 costumi, 22 settimane di riprese, 9 mila fra protagonisti e figuranti, ricostruzione della facciata e degli interni della Basilica di San Pietro e della Cappella Sistina – comincia dove finiva la prima: il giovane e affascinante americano papa Pio XIII (Jude Law) è in coma.
Dopo l’anteprima alla Mostra del cinema di Venezia ora per il prodotto Sky, Hbo, Canal +, è il momento della messa in onda e c’è curiosità sulla sfida tra i due protagonisti Law e John Malkovich e sullo sviluppo narrativo della storia. Il nuovo plot è noto: “il papa è in coma e c’è la necessità del Vaticano di avere un reggente affidabile e visto che – dice
Sorrentino – nella prima serie Lenny Belardo aveva una forma di estremismo conservatore. Come spesso accade nella realtà si tende a creale alternanza e dunque grazie alla diplomazia del segretario di Stato Voiello (Silvio Orlando) la scelta ricade su un personaggio meno duro, meno spigoloso, più incline al compromesso e alla ‘via media’ da lui stessa teorizzata in un libro”. E così l’aristocratico inglese moderato, sofisticato, egocentrico, elegantissimo sir John Brannox (Malkovich) sale al soglio di Pietro e prende il nome di Giovanni Paolo III. Ma il carismatico Law, che folle di fedeli idolatrano e pregano invasati per le strade, si risveglia dal coma.
Ecco che due papi, cosi come nella realtà con Benedetto XVI e Francesco I, sono in Vaticano mentre minacce esterne colpiscono i simboli della cristianità. “Pio XIII e Giovanni Paolo III – prosegue Sorrentino – rappresentano due visioni diverse del papato, di fare politica e anche della vita: la prima prevede che i problemi vengano affrontati in maniera diretta, senza compromessi l’altra si adopera per l’opposto”. Ma al di là degli scontri è il tema del fondamentalismo, anche cattolico, a tenere alta la tensione di The New Pope. “Vista l’imprevedibilità con cui avvengono gli attentati terroristici siamo tutti vulnerabili e questo personalmente mi angoscia molto. Nella serie ho provato ad immaginare scenari futuribili che spero non accadano per davvero, legati alle ombre che incombono su tutti noi”. Ha fatto scalpore vedere all’inizio della serie il papa in costume da bagno. bellissimo e muscoloso come un modello, camminare tra ali di donne svenevoli e in bikini. “Se ti fermi alla visione di una scena la vista è parziale. The New Pope – prosegue il regista – non è irriverente, né trasgressivo né provocatorio, anzi ho rispetto e anche ammirazione per come funziona l’apparato della Chiesa Cattolica. Il mio obiettivo non è proprio questo, sarebbe peraltro un gioco facile che appartiene al passato di schematismi superati per cui essere provocatorio è fare arte”.
La serie, che vede nel cast anche Cecile de France, Javier Camara, Ludivine Sagnier nei ruoli principali, potrebbe non essere l’ultima né dell’ambientazione vaticana (un nuovo sequel a grande richiesta internazionale?) né in generale. La fascinazione di Sorrentino per la serialità tv non è esaurita, tutt’altro. The Young Pope è stata inserita nella classifica del Time tra le serie più importanti del decennio mentre The New Pope è tra quelle più attese nelle hit dal Guardian al New York Times. “Per anni la tv è stata un luogo di serie B perché la libertà viveva nel cinema, oggi va diversamente: i film dal punto di vista finanziario sono più rischiosi di una serie, preoccupano di più, sono più esposti a censure e raddrizzamenti narrativi per non scontentare nessuno”. Ma il prossimo progetto è per il cinema: Sorrentino torna in questi giorni a Los Angeles per proseguire la scrittura del nuovo film, dal titolo provvisorio Mob Girl, che avrà Jennifer Lawrence protagonista.
‘Il racconto degli dei’ di Vanni De SimoneRomance-script pubblicato da Elemento 115
06 gennaio 202018:44
VANNI DE SIMONE, IL RACCONTO DEGLI DEI (ELEMENTO 115, PP 211, EURO 15) Si muovono in un nuovo mondo falso che si chiama ‘Utopia Reale’, Pheros ed Euridix, i due protagonisti, ispirati al mito classico di Orfeo ed Euridice, del nuovo romanzo, ‘Il racconto degli dei’, di Vanni De Simone, scrittore di matrice cyberpunk, autore tra l’altro de ‘La leggenda dei fantasmi’, ‘Cyberpass’ e ‘Il respiro dell’orso bianco’.
“Romance-script” come viene definito il libro in copertina, ‘Il racconto degli dei’ ha una struttura complicata, che può ricordare quella di un film, sia per la scansione e l’andamento della narrazione, sia per i punti di vista dei personaggi indicati graficamente da macchine da presa (cameras), con didascalie per le ambientazioni (interno o esterno) e con immagini che possono stimolare la fantasia del lettore al quale è richiesto un certo impegno per calarsi nella vicenda. Il plot si snoda attraverso diverse citazioni attinte da scrittori, registi e saggisti, da Paolo Volponi a George Orwell al Sub Comandante Marcos, ringraziati nell’ultima pagina, che si fondono nel testo creando un corpo unico con le parti originali.
Il racconto degli dei continuamente evocato è basato, come spiega l’autore, “su un vero comunicato politico del Sub Comandante Marcos che si ispirò per l’occasione a un mito centro-americano”.
Euridix è una prostituta sfruttata da un cialtrone al servizio del potere che verrà eliminato e Pheros, anagramma di Orfeo, è un cantante che si innamora perdutamente di lei, ma, dopo una notte d’amore fantastico, la perde di vista e cerca in tutti i modi di ritrovarla. “In qualche modo la vicenda del romanzo rispecchia quello che è successo nel mito greco dove l’eroe va nell’Ade tenta di recuperare la donna ma non ci riesce. Nel libro Pheros si cala in una certa realtà dove si trova Euridix ma non riesce a portarla fuori. La perde, però contemporaneamente riesce a immettere nel circuito di questo mondo finto, come se fosse un virus del computer, il racconto degli dei che magicamente distrugge Utopia Reale e si ritorna ad un mondo vero, umano, vivibile” racconta De Simone che con questo romanzo inaugura la collana DeadLine della casa editrice Elemento 115 (http://www.elemento115.com) che pubblica in ebook e in cartaceo inediti, biografie, testi antichi recuperati, nuove proposte narrative d’avanguardia, saggi e reportage su argomenti d’attualità e contenuti multimediali.
Siamo in un non-luogo e non-tempo e dopo l’instaurazione dell’Utopia Reale, ci troviamo nella Città degli Dei, o Machina Dio, in cui si vive in uno stato di perfezione, in apparenza assoluto ma in realtà tirannico e predatorio e la storia si svolge all’interno di una gigantesca auto-illusione in cui solo Pheros e Euridix possono offrire una via di salvezza. “La Città degli Dei è una metafora del mondo contemporaneo perché rispecchia in maniera trascendente le contraddizioni del nostro mondo. Gli abitanti di Machina Dio è come se non vivessero, come se non si accorgessero della realtà che li circonda. Vivono una realtà irreale. Penso che il mondo attuale sia qualcosa di simile, si vive con gli occhi chiusi, ostaggio di forze che non si riescono a controllare. Gli individui non hanno più il controllo della loro vita che dipende sempre da un qualcos’altro che non è nelle possibilità delle persone” spiega l’autore. “Mi sono ispirato ad Orfeo ed Euridice perché riuscivano ad illustrare esattamente quello che volevo dimostrare e cioè la possibilità di uscire da questa sorta di stato catatonico nel quale si vive. Nel romanzo questo è diventato possibile immettendo all’interno di quella realtà finta un racconto della mitologia maya che non ha un nome e che io ho chiamato ‘racconto degli dei'” sottolinea De Simone che propone anche l’immagine della Piramide che rimanda alla memoria globale.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Incassi, Zalone a quota 30 mln, vola il box office
+74% rispetto a un anno fa. Sul podio Jumanji e Pinocchio
06 gennaio 202019:50
– La marcia trionfale di Tolo Tolo continua e fa volare in alto il box office: dopo aver infranto il record di incassi nella storia del cinema italiano al debutto in sala con 8,7 milioni di euro, il nuovo film di Checco Zalone, prodotto da Taodue e distribuito da Medusa, sfiora i 30 milioni in cinque giorni di programmazione sugli schermi (ben 1286 quelli monitorati da Cinetel) e trascina il botteghino a 30,6 milioni, centrando un +22% su una settimana fa e un +74% rispetto al 2019 (quando l’incasso totale era stato di 17,5 milioni).Una manna per gli esercenti e una conferma del successo personale di Zalone, per la prima volta dietro la macchina da presa, ancora nei panni dell’italiano medio/mediocre stavolta alle prese con i temi dell’immigrazione, affrontati però con piglio meno comico del solito e più riflessivo. Alle spalle di ‘san Checco’ nella top ten del fine settimana si piazza Jumanji: The Next Level, con poco più di 2 milioni (e 9,9 milioni in totale), seguito sul terzo gradino del podio da Pinocchio, la rilettura della favola firmata da Matteo Garrone con Roberto Benigni-Geppetto, con 1 milione 760mila euro (e oltre 13,4 milioni complessivi). Risale in quarta posizione La dea fortuna, il nuovo film di Ferzan Ozpetek che supera di poco il milione di euro nel fine settimana (6,5 milioni in totale), poi l’ultimo capitolo della saga di Star Wars, L’ascesa di Skywalker (953mila euro, 12,3 milioni complessivi). Scivola sul sesto gradino della classifica Il primo Natale di Ficarra e Picone (926 mila euro nel week end), che con 14,7 milioni complessivi si avvia però ad occupare il secondo posto tra i film italiani più visti delle feste dopo Tolo Tolo (al netto, ancora, della giornata della Befana, per molto un irrinunciabile appuntamento con il cinema).New entry in settima posizione il drammatico 18 regali (801mila euro di incasso), poi il fenomeno Frozen II – Il segreto di Arendelle, film animato con il maggiore incasso di sempre, a quota 1,3 miliardi di dollari nel mondo, che in Italia porta a casa altri 415mila euro nel week end e viaggia oltre i 18,6 milioni. Chiudono la top ten il coraggioso Sorry we missed you di Ken Loach (405mila euro) e Playmobil -The Movie (263mila euro). Nel complesso, complice il boom di Zalone, gli incassi volano a 30 milioni 567 mila euro, +22% sullo scorso fine settimana (25 milioni 143 mila) e +74% su un anno fa (17 milioni 503mila).
Da Mine vaganti ad Hamlet, i 10 titoli da non perdereStagione riparte tra anniversari, grandi ‘duelli’ e nuovi testi
07 gennaio 202010:01
Bullismo, anniversari, grande cinema in scena o eterni Shakespeare. Corre su molti fili il nuovo anno a teatro. Con grandi mattatori che proseguono tournée consolidate, da Gabriele Lavia con I giganti della montagna di Pirandello a Umberto Orsini ne Il costruttore Solness da Ibsen o Carlo Cecchi che riprende il suo dittico da Eduardo con Dolore sotto chiave / Sik-Sik, l’artefice magico. Ma anche molti nuovi testi e messe in scena. Ecco 10 titoli, più uno, da non perdere in questa seconda parte di stagione.IL NODO – Un’aula di scuola pubblica. L’ora di ricevimento. Un’insegnante e una madre: suo figlio è stato sospeso. Vittima di bullismo o molestatore? Ambra Angiolini e Ludovica Modugno portano per la prima volta in Italia il testo dell’americana Johnna Adams sulla più alta responsabilità umana: educare la generazione del domani. Regia Serena Sinigaglia (debutto l’11 gennaio al Dei Rozzi di Siena, poi in tournée).FUORIUSCITI – Brooklyn, 1944. Mentre in Europa infuriano i combattimenti tra nazifascisti e Alleati, l’esule politico Gaetano Salvemini va a trovare don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare Italiano, anche lui fuggito dall’Italia fascista. Dall’incontro immaginato dallo studioso Giovanni Grasso, Luigi Diberti e Antonello Fassari, diretti da Piero Maccarinelli, danno vita a due intensi ritratti e un confronto serrato sulle sorti del paese (dal 14 gennaio al Mina Mezzadri di Brescia e poi in tournée).MISERICORDIA – Emma Dante dedica il suo nuovo spettacolo alla storia di Anna, Nuzza e Bettina, che lavorano a maglia di giorno e si vendono la notte, e del povero orfano menomato che vive con loro. Con Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi, Simone Zambelli (dal 14 gennaio al Piccolo di Milano e poi in tournée).MINE VAGANTI – Per la prima volta Ferzan Ozpetek dirige un testo di prosa e sceglie uno dei suoi film più riusciti. Arturo Muselli e Giorgio Marchesi sono Tommaso, che torna nella grande casa di famiglia a Lecce per confessare la sua omosessualità, e suo fratello Antonio, che lo brucia sul tempo rivelando la propria. Con Francesco Pannofino, Paola Minaccioni e Caterina Vertova (debutto 17 gennaio a Caserta, poi in tournée e a febbraio all’Ambra Jovinelli di Roma).LE VERITÀ DI BAKERSFIELD – Ispirato a eventi realmente accaduti, Marina Massironi e Roberto Citran portano per la prima volta in Italia il testo di Stephen Sachs. Sullo sfondo di un’America dai forti divari sociali, è la storia di Maude, che nella sua roulotte cela un presunto quadro di Pollock. E di Lionel, arrivato da New York per l’expertise. Regia di Veronica Cruciani (tournée al via il 15 febbraio dal Teatro Comunale di Conselice-RA).LOCKE – Un uomo esce da un cantiere, si sfila un paio di stivali da lavoro e sale su una bella auto. A casa lo aspettano due figli, una moglie, la partita alla tv. E’ il più bravo capocantiere d’Inghilterra, ma questa notte non tornerà a casa. Dal film di Steven Knight con Tom Hardy, Filippo Dini porta in teatro questo testo sull’assunzione di responsabilità e sulla fragilità degli edifici morali sui quali costruiamo le nostre famiglie e sicurezze (marzo al Franco Parenti di Milano).HAMLET – Antonio Latella torna per la terza volta al capolavoro di Shakespeare con la nuova traduzione di Federico Bellini, “che riporta il senso della parola del Bardo per quello che è, e non per quello che vogliamo sia”. Nel ruolo del protagonista, Federica Rosellini (marzo al Piccolo di Milano).DIPLOMAZIA – Il generale Dietrich von Choltitz, governatore di Parigi nell’occupazione nazista, e il console svedese Raoul Nordling, si fronteggiano in uno scontro verbale senza esclusione di colpi nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1944. Il tedesco ha l’ordine di radere al suolo la città. Il diplomatico userà tutta la sua retorica per convincerlo a disobbedire al führer. Dopo Frost/Nixon, Elio De Capitani e Ferdinando Bruni tornano a sfidarsi sul palco portando in Italia il testo di Cyril Gely, già film per Volker Schlöndorf (marzo all’Elfo Puccini di Milano).ALDA DIARIO DI UNA DIVERSA – Nel decennale della scomparsa di Alda Merini, Giorgio Gallione esplora gli intrecci tra poesia, follia, danza, vita e opera di una donna straordinaria. A darle corpo e voce è Milvia Marigliano (maggio al Duse di Genova e poi in tournée).UNO SGUARDO DAL PONTE – Una passione forte e immorale, una dignità che si sgretola di fronte a un’attrazione inconfessabile. Valerio Binasco affronta per la prima volta la piece di Arthur Miller, diretta negli anni da grandi come Peter Brook e Luchino Visconti. Con lui, Deniz Özdoğan e Dario ed Emmanuele Aita (maggio al Carignano di Torino).I DUE GEMELLI VENEZIANI – Primo incontro con Goldoni per Valter Malosti in una commedia ricca di equivoci, scambi di persona, espedienti, battute, ma che riflette su famiglia, identità, amore e morte (maggio al Piccolo di Milano).
Torna Best Bakery con i nuovi giudici Servida e AchererDal 7 gennaio su Sky e Now Tv
06 gennaio 202014:38
– Il cooking show più dolce arriva, con la sua seconda edizione e con tante novità, su Sky e Now Tv: dal 7 gennaio tutti i martedì alle 21.15, va in onda Best Bakery, prodotto da Endemol Shine Italy per Sky. I due nuovi giudici sono Alessandro Servida e Andreas Acherer, due maestri della pasticceria italiana, pronti a esplorare alcune delle città più belle d’Italia, da Salerno a Como, passando per Firenze, Pavia e Milano, per scovare i potenziali vincitori e giudicare le prelibatezze da loro proposte.
Nel corso delle undici settimane i due saranno protagonisti di una sfida all’ultimo dolce, per eleggere la miglior pasticceria d’Italia. In ogni città si sfideranno 12 pasticcerie, tre per ogni puntata, e i giudici saranno chiamati a valutare i partecipanti affidando loro un punteggio. Solo cinque saranno le pasticcerie finaliste, ovvero le vincitrici di ognuna della città, che potranno gareggiare nella “finalissima nazionale”. Durante le ultime due puntate, infatti, le migliori pasticcerie si sfideranno al Castello di Belgioso, nei pressi di Pavia, dove dovranno dar prova di tutta la loro abilità per portare a casa il titolo di Best Bakery d’Italia.
Alessandro Servida, pasticcere di esperienza trentennale, è un imprenditore di successo e docente in diverse scuole di specializzazione di pasticceria. Nel 2014 si è aggiudicato il premio speciale di Gambero Rosso per il “Miglior Packaging”. Il suo primo insegnante fu il padre, ma il suo mentore è stato il maestro dei Maestri pasticceri italiani, Iginio Massari, del quale è stato anche assistente per un anno.
Andreas Acherer, alla sua prima apparizione televisiva, è l’unico pasticcere italiano a far parte della prestigiosa associazione di cioccolatieri svizzeri “Chaîne Confiseur”. È il proprietario delle pasticcerie Acherer, premiate con 3 torte Gambero Rosso. Dopo il liceo si è trasferito a Vienna per imparare l’arte dolciaria, e poi da lì in Francia, Svizzera, Germania e Svezia. La sua pasticceria è entrata a far parte del prestigiosissimo Relais Dessert, l’esclusivo circolo di 80 pasticceri provenienti da tutto il mondo.
Il programma è in onda su Sky Uno (canale 108, canale 455 digitale terrestre), sempre disponibile on demand, visibile su Sky Go e in streaming su Now Tv.
Su Italia 1 arriva La pupa e il secchione e viceversaA Paolo Ruffini il compito di mettere a confronto mondi opposti
06 gennaio 202014:52
– Cosa succederebbe se persone provenienti da mondi agli antipodi fossero costrette a convivere sotto lo stesso tetto? Occhialuti nerd dal discutibile sex-appeal e ragazze spigliate dal fisico mozzafiato, tutte smalto e selfie, ma anche…viceversa? Martedì 7 gennaio, in prima serata su Italia 1, parte “La Pupa e il Secchione e Viceversa”, versione completamente rinnovata del programma cult da EndemolShine Italy.
Tante le novità, a cominciare dal conduttore: Paolo Ruffini.
A lui il compito di raccontare l’incontro-scontro tra questi pianeti completamente opposti, che avranno come rappresentanti non solo pupe e secchioni, ma anche pupi e secchione. Nuova e moderna anche la modalità di racconto. Non più la classica conduzione in studio, ma una narrazione che si svolgerà direttamente in loco: una sontuosa villa in cui vivranno i protagonisti del programma. Nel corso delle sei puntate, Paolo Ruffini sarà affiancato da Francesca Cipriani. Tra gli ospiti del primo appuntamento Alessandro Cecchi Paone e Valeria Marini.
Sei le pupe e sei i secchioni. Da un lato, quindi, donne dalla femminilità prorompente e dal fisico mozzafiato che si dividono tra palestra, beauty farm ed eventi mondani. Dall’altro sei studiosi e intellettuali poco avvezzi alla vita sociale e alla cura del loro aspetto, con alle spalle un’esistenza dedicata quasi unicamente all’approfondimento culturale. I dodici concorrenti varcheranno il cancello della villa dove formeranno sei coppie. I secchioni coordineranno lo studio delle loro pupe, le quali, a loro volta, sottoporranno i propri partner a duri allenamenti giornalieri e a un miglioramento del look. In questa edizione entreranno in gioco anche i viceversa: due pupi e due secchione. I pupi sono giovani prestanti ma scarsamente preparati sotto il profilo didattico, intenti a postare sui social corpi perfetti. Le secchione, per contro, sono donne che da sempre combattono per conquistare un posto nella società e dimostrare il loro valore e che, al giorno d’oggi, sono cool, ironiche, tenaci e pronte a mettersi in gioco.
Su Mediaset Play (sito, app, smart tv) sarà possibile seguire le puntate in diretta, rivederle insieme ai momenti più divertenti e fruire di una serie di contenuti esclusivi. Ci sarà, inoltre, il pre-show con Tommaso Zorzi e Giulia Salemi: realizzato in collaborazione con Studio71, sarà distribuito in streaming su Mediaset Play e i relativi canali Facebook e YouTube a partire dal secondo appuntamento dalle ore 20.50 fino all’inizio della puntata, in una sorta di “passaggio del testimone” dal web alla tv. L’hashtag ufficiale è #lapupaeilsecchione.
Santa Cecilia, Honeck dirige la Creazione di HaydnCon orchestra e coro un cast internazionale di voci
06 gennaio 202015:58
– Manfred Honeck sul podio di Santa Cecilia per dirigere La Creazione di Franz Joseph Haydn: con il capolavoro del compositore austriaco riprende giovedì 9 gennaio alle 19:30 (repliche venerdì 10 alle 20.30 e sabato 11 alle 18, Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica) la stagione sinfonica del’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Honeck sarà sul podio per guidare Orchestra e Coro e un cast internazionale, composto dal soprano Robin Johannsen, il tenore Maximilian Schmitt e il basso Tareq Nazmi. La Creazione è una delle più belle pagine composte da Haydn al culmine della sua carriera. Un oratorio, una narrazione in musica, in cui vengono raccontati i sette giorni della nascita dell’Universo. Composta fra il 1796 e il 1798, La Creazione fu influenzata dai viaggi in Inghilterra e dall’ascolto di alcuni oratori di Händel. Al rientro dal suo secondo viaggio londinese, l’autore ricevette dalle mani dall’impresario Salomon un libretto in lingua inglese, ricavato dal libro della Genesi, da alcuni versetti dei Salmi e da stralci del Paradiso perduto di Milton. Tornato a Vienna, Haydn fu convinto ad affrontare il lavoro dall’amico e protettore barone Gottfried van Swieten, che ne allestì la traduzione in tedesco, e lo portò a termine.
Addio a John Baldessari, pioniere dell’arte concettualeLeone alla carriera Biennale 2009; cremò opere per farne dolci
NEW YORK06 gennaio 202019:45
Uno dei più famosi artisti americani contemporanei, John Baldessari, è morto a 88 anni nella sua casa di Venice in California. Lo ha annunciato la galleria Marian Goodman, che lo rappresentava, definendolo una persona “intelligente” e un artista “incomparabile”.Baldessari, che aveva realizzato migliaia di opere combinando immagini e parole e inserendo una dose di umorismo nell’arte concettuale, era stato premiato alla Biennale di Venezia del 2009 con il Leone d’Oro alla carriera e nel 2014 aveva ricevuto dal presidente Barack Obama la Medaglia Nazionale per le Arti. Figlio di un robivecchi italiano emigrato in California e di una infermiera danese, Baldessari aveva cominciato la sua carriera come pittore semiastratto. A metà anni 60 aveva cominciato a sperimentare oltre la tela, girando film, creando collage e installazioni. Nel 1970 era diventato famoso prendendo le distanze dalla sua produzione precedente: aveva bruciato i quadri ripudiati del periodo 1953-1966 nel crematorio di una impresa di pompe funebri di San Diego, usando poi le ceneri per fare biscotti. “The Cremation Project” – o meglio l’urna che conteneva i dolcetti – fu esposto al MoMA di New York nella mostra “Information”, la prima importante rassegna di arte concettuale organizzata in America.Influenzato da Marcel Duchamp e a sua volta ispirazione per altri artisti contemporanei da Barbara Kruger a Cindy Sherman, Matt Mullican e David Salle (quest’ultimo lo definì “un gigante”, in senso sia letterale che metaforico), Baldessari traeva le sue immagini dai mass media o dal cinema. Tra le altre opere, un anno dopo “The Cremation Project”, aveva creato “I Will Not Make Any Boring Art,” per cui aveva istruito studenti a scrivere questa frase (non farò arte noiosa) sulle pareti di una galleria. Più recentemente, nel 2007, “”Beethoven’s Trumpet (With Ear),” era quello che dice il titolo: una gigantesca cornetta accanto a un altrettanto grande orecchio replicato in sei edizioni fuse in bronzo.Protagonista di oltre 300 mostre, Baldessari aveva tra l’altro esposto a Documenta 7 Kassel (1982), alla Biennale d’arte di Venezia (1997) al MoMA (1994), al Deutsche Guggenheim di Berlino (2004) e alla Fondazione Prada di Milano (2010). Tra 2009 e 2011 la retrospettiva itinerante “Pure Beaty” ne aveva portato l’opera dalla Tate Modern al Los Angeles County Museum of Art e al Metropolitan di New York.
Tosca e Rita Pavone, le sorprese tra i BigSalini sul caso Jebreal, su ospiti Amadeus si confronterà con me
07 gennaio 202010:04
E alla fine anche Tosca e Rita Pavone risposero alla chiamata per salire sull’ultimo treno, destinazione Festival. Con l’annuncio delle due artiste stasera in diretta su Rai1 durante la trasmissione Soliti Ignoti – Speciale Lotteria Italia (a sorpresa? programmato a tavolino? deciso in extremis per placare gli animi dopo la decisione irrituale di Amadeus di rivelare qualche giorno fa i nomi dei cantanti al quotidiano La Repubblica?) passano da 22 a 24 i Big in gara all’Ariston, in calendario dal 4 all’8 febbraio.
Era stato lo stesso direttore artistico e prossimo conduttore della 70/a edizione della manifestazione a dire che no, gli artisti in gara non sarebbero aumentati di numero. Impossibile – assicurava – per i tempi legati alle esigenze televisive (anche se in passato è già successo). Possibile invece, evidentemente, per le più stringenti esigenze di una pax augustea in salsa musical-televisiva. E anche, c’è da immaginare, per mettersi al riparo dalle già incombenti polemiche sulle poche presenze in rosa (che ora diventano 7 su 24, sempre pochine a dire il vero).
La scelta di Rita Pavone potrebbe però far storcere il naso a qualcuno per le sue posizioni pro Salvini e per le critiche a Greta Thunberg. Perché Sanremo, si sa, diventa cosa seria in Italia e fa tremare i piani alti di Viale Mazzini, arriva in Parlamento, sollecita batti e ribatti politici, accende polemiche via social. L’ultima questione, che ha costretto lo stesso amministratore delegato Rai Fabrizio Salini a intervenire, è quella scoppiata sulla presenza o meno tra gli ospiti della giornalista palestinese, con cittadinanza italiana, Rula Jebreal, da sempre impegnata contro la violenza sulle donne. “Le proposte della direzione artistica, già discusse con la direzione di Rai1, saranno oggetto, come di prassi, di un confronto con l’amministratore delegato, con il solo obiettivo di realizzare un grande Festival di Sanremo”, precisa Salini, che già domani ha in programma un incontro con lo stesso Amadeus e con la responsabile della rete ammiraglia Teresa De Santis.
“Da domani – precisa l’ad – si definiranno le presenze che affiancheranno Amadeus nel corso delle 5 serate e la partecipazione di altri ospiti, oltre a quelli già decisi”.
E’ stata la stessa Jebreal a rivelare la marcia indietro della Rai, dopo l’invito ricevuto da Amadeus: “Evidentemente – ha detto a Repubblica – qualcuno si è spaventato che venisse offerta una ribalta a italiani nuovi, a persone diverse come me che appartengono a un’Italia inclusiva, tollerante, aperta al mondo, impegnata in missioni di dialogo e di pace”.
Il contorno “politico” allontana l’attenzione da quello che dovrebbe essere il cuore del festival (e che ogni direttore artistico mette al primo posto delle sue priorità, prima di essere smentito dagli eventi) e cioè la musica e le canzoni.
Stasera, ad esempio, a far notizia dovevano essere i titoli dei brani che gli artisti portano in gara e che loro stessi, entrando uno alla volta in studio (è la prima volta che tutto il cast viene presentato insieme in tv prima del festival), hanno rivelato tra l’identità di un ignoto e l’altro. “Ci tenevo che fossero qui in mezzo alla gente”, ha spiegato Amadeus.Questo l’elenco degli artisti e dei brani (in ordine alfabetico): Achille Lauro (Me ne frego), Alberto Urso (Il sole a est), Anastasio (Rosso di rabbia), Bugo e Morgan (Sincero), Diodato (Fai rumore), Elettra Lamborghini (Musica – E il resto scompare), Elodie (Andromeda), Enrico Nigiotti (Baciami adesso), Francesco Gabbani (Viceversa), Giordana Angi (Come mia madre), Irene Grandi (Finalmente io), Junior Cally (No grazie), Le Vibrazioni (Dov’è), Levante (Tiki Bom Bom), Marco Masini (Il confronto), Michele Zarrillo (Nell’estasi o nel fango), Paolo Jannacci (Voglio parlarti adesso), Piero Pelù (Gigante), Pinguini Tattici Nucleari (Ringo Starr), Rancore (Eden), Raphael Gualazzi (Carioca), Riki (Lo sappiamo entrambi), Rita Pavone (Niente – Resilienza 74), Tosca (Ho amato tutto).
Il mondo che cambia tutto in una notteUn thriller tra realtà e fantasia di Marco Panella
07 gennaio 202010:06
MARCO PANELLA, ”TUTTO IN UNA NOTTE” (ROBIN, pp. 324 – 18,00 euro)
Servizi deviati, una costante nella nostra storia repubblicana, con dietro interessi di poteri economici o politici, su cui magari si innescano interessi e tentazioni personali. Insomma, un gioco a incastri dietro le quinte dove c’è un non meglio definito Ufficio che opera libero da ogni controllo. Di quell’ufficio è anima Giulio Vanacurti che una bella e calda sera d’estate romana, mentre è in vacanza e passa il tempo sul proprio divano in terrazzo a Trastevere bevendo rum Saint Jacques, riceve uno strano anonimo messaggio sul telefonino.
E’ solo l’inizio di una rapida, ‘tutto in una notte’, scivolata nell’orrore non solo personale. Lo si avvisa che c’è una scatola, anzi un ‘pakko’, per lui lasciata davanti alla sua porta di casa, sarà la prima di una serie sempre più macabra con una sorta di caccia al tesoro che lo costringe a andare in giro per la città a rivisitare i luoghi legati alla sua vita passata, di cui in verità nessuno dovrebbe sapere alcunché. Del resto anche l’Ufficio, che non sarebbe dovuto esistere, che per certi versi non esisteva, lo conoscevano in pochi e tra loro qualcuno era di troppo.
Marco Panella, imprenditore della comunicazione qui al suo primo libro di narrativa, un thriller che pare nascere da quel ‘Trastevere noir’, festival di cui fu uno dei curatori qualche anno fa, gioca coi misteri del nostro Paese sulla base di alcuni dati oramai davanti agli occhi di tutti, dai quali derivano una serie di ipotesi, di invenzioni narrative più o meno plausibili.
Giulio quella sera del 2018 si ricorda di un dossier letto nel 1989 (anno della caduta del Muro) che preconizza nel giro di pochi anni un inimmaginabile flusso di denaro che sarebbe derivato dal traffico internazionale di droga e di come la malavita organizzata e la finanza più speculativa avrebbero creato un mondo in cui la corruzione e la collusione tra politica e affari e malaffari sarebbe diventata pervasiva, senza risparmiare nessuno.
Il racconto, scritto in modo quasi sincopato, senza fronzoli, asciutto ma non scarno, procede con capitoli che di una notte estiva del 2018 riportano come titolo solo l’ora, il procedere del tempo dalle 22,30 alle 6 di mattina, con qualche raro flashback, in una corsa individuale del nostro protagonista sempre più distrutto da quel che man mano va scoprendo e dal sentirsi manovrato e minacciato da qualcuno spietato e misterioso che sa tutto di lui. ”Gli avevano insegnato che quasi mai quelle che tutti a prima vista penserebbero essere semplici coincidenze sono poi veramente solo tali. Esiste la realtà, ma gli avevano insegnato che esiste anche il suo simulacro, apparenza così tanto verosimile e credibile quanto altrettanto falsa e fuorviante. Nel suo lavoro era così”.
All’alba, dopo quell’unica notte, non sarà davvero più lo stesso, ma forse nessuno lo sarà.
Tradimenti, disegni politici-strategici, manovre di potere pian piano, tra un colpo di scena e una rivelazione, diventano un po’ più chiari tra agenti dell’Ufficio che vengono uccisi e terroristi che qualcuno non ha fermato prima che il gioco gli sfuggisse di mano deflagrando per piazzette e vicoli di Trastevere, di Roma. E’ la stessa sicurezza nazionale che viene messa in grave pericolo. E Roma e la nostra storia recente non fanno solo da sfondo, ma sono in parte protagonisti di questo racconto che non si appiattisce sulla sequenza spietata di fatti, ma ci rivela particolari poco noti su alcuni luoghi e monumenti o ci ricorda avvenimenti che sono stati cruciali negli ultimi vent’anni, nel cambio di secolo, di millennio.
Regio Parma apre con Turandot, il 12 atteso MattarellaIn scena dal 9/1 l’ultima opera di Puccini, repliche fino al 19
PARMA07 gennaio 202010:23
– L’ultima opera di Giacomo Puccini, il capolavoro incompiuto Turandot, inaugura il 10 gennaio alle 20 la stagione lirica del Teatro Regio di Parma (repliche 11, 12, 17, 18 e 19). Alla recita di domenica 12 assisterà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per le giornate inaugurali di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.
L’allestimento è quello del Teatro Comunale di Modena realizzato da Giuseppe Frigeni, autore di regia, coreografia, scene e luci, con i costumi di Amélie Haas. Responsabile della sezione musicale sarà Valerio Galli che guiderà la Filarmonica dell’Opera Italiana “Bruno Bartoletti”, il Coro del Regio preparato da Martino Faggiani e un cast che comprende per i tre ruoli principali Rebeka Lokar e France Dariz (Turandot), Carlo Ventre e Samuele Simoncini (Calaf), Vittoria Yeo e Marta Torbidoni (Liù). Puccini morì poco prima di avere ultimato il duetto finale e sarà Franco Alfano a completare l’opera, sulla base degli appunti lasciati dal compositore. Alla prima alla Scala, il 26 aprile 1926, Arturo Toscanini fermò l’esecuzione in quel punto, spiegando: “Qui finisce l’opera lasciata incompiuta da Puccini per la sua morte”.
“Turandot non è la carnefice leggendaria – scrive il regista Giuseppe Frigeni – ma una donna ferita nel proprio orgoglio, vittima di una violenza maschile atavica (nel ricordo della sua antenata violentata), che si difende dagli attacchi maschili utilizzando le loro proprie leggi contro di loro. Quando alla fine ella si concederà, ammaliata da Calaf, sarà sconfitta dalla sua ambizione di potere. Se la principessa incarna l’amore difensivo, Liù rappresenta quello sacrificale: è l’innocenza, l’umiltà, i gesti discreti. Sarà proprio lei a suggerire a Calaf le risposte che lo libereranno dalla minaccia di morte. Liù è la figura centrale, il cui suicidio è un atto d’amore di tale forza che farà calare un silenzio di morte”.
Scuola: al via le iscrizioni, 1 su 2 indeciso sulla sceltaGiovani molto preoccupati sulla possibilità di trovare lavoro
07 gennaio 202010:11
Al via oggi le Iscrizioni Scolastiche online. Ma, a pochi giorni dal via, circa la metà dei ‘licenziandi’ non ha le idee chiare sul percorso post diploma. A rivelarlo è un sondaggio di Skuola.net, svolto in collaborazione con Radio 24 il quale evidenzia che ben 9 su 10 ragazzi hanno partecipato ad attività di orientamento. Decisivi, per la scelta, passioni e sbocchi lavorativi. I giovanissimi sono preoccupanti le prospettive percepite: il 52% dei 13enni ha paura di non trovare lavoro e il 63% mette seriamente in conto la possibilità di lavorare o studiare all’estero dopo il diploma.
