Ultimo aggiornamento 9 Gennaio, 2020, 10:52:09 di Maurizio Barra
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Zimmermann, I luoghi più strani del mondo antico
Viaggio tra le civiltà del passato, tra meraviglie e curiosità
07 gennaio 2020 10:42
MARTIN ZIMMERMANN, I LUOGHI PIU’ STRANI DEL MONDO ANTICO (Einaudi, pp.300, 20 Euro)Ci sono città fantasma, posti sconosciuti in cui le persone si sono amate o in cui si sono fatte la guerra, altri in cui il divino si è manifestato o in cui era concentrato tutto lo scibile umano, fino ad arrivare alle terre lontane, poste ai confini del mondo: sono “I luoghi più strani del mondo antico” (Einaudi, con la traduzione di Emanuele Zimbardi) raccontati dalla penna di Martin Zimmermann.Dall’India alla Mesopotamia, dall’Europa al Nordafrica, perfino nell’oscurità dell’Oltretomba, in questo viaggio pieno di curiosità il lettore potrà scoprire ben 40 luoghi inconsueti appartenenti al passato, tra segreti e stranezze di civiltà antiche di cui forse non conosciamo abbastanza. Obiettivo di Zimmermann, che insegna Storia Antica all’Università di Monaco, è quello di percorrere il mondo in cui sono fiorite le culture del passato senza fermarsi a ciò che è già noto e ampiamente divulgato, ma soffermandosi su una “molteplicità di esistenze ed esperienze umane” per allargare lo sguardo verso piccoli ma significativi dettagli dell’antichità. Il lettore così potrà idealmente camminare nelle antiche biblioteche del Medio Oriente, nelle scuderie dorate dell’Egitto dei Faraoni o nelle case infestate dai fantasmi di Atene, in un appassionante percorso di conoscenza di un mondo sommerso in epoche lontane.
Reggia Venaria: oltre 50.000 visitatori in feste di NatalePer La Chapelle 66.800 visitatori, a marzo la Sfida al Barocco
TORINO07 gennaio 202012:24
– La Reggia di Venaria Reale chiude con 66.803 visitatori la mostra ‘David LaChapelle. Atti divini’ (inclusi gli abbonamenti in 178 giorni d’apertura) e si prepara a lanciare nel mese di marzo la grande esposizione ‘Sfida al Barocco’, con oltre duecento capolavori provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo, già indicata tra le 10 da non perdere nel panorama nazionale. Dal 21 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020 sono stati 51.661 i biglietti staccati complessivamente con soli 3 giorni di chiusura (lunedì 23 e 30 dicembre, e il giorno di Natale). Tanti i turisti da fuori Piemonte, nord est e centro Italia in particolare, ma anche molti stranieri. Nel 2019 alla Venaria Reale sono stati staccati complessivamente 837.093 biglietti.
Pitti Uomo, eleganza da baronetto in tempi di BrexitBrit boy da Pignatelli, London style da L.B.M 1911
FIRENZE07 gennaio 202012:56
– In tempi di Brexit a Pitti Uomo non poteva mancare il British style, l’eleganza classica del tailoring del gentiluomo inglese che affianca però quella del ribelle brit boy. Come da Manuel Ritz dove fantasia e colore si rincorrono tra i classici tessuti made in England, dal Principe di Galles e al pied de poule. Nuance cammello, ocra, blue royal e biscuit ricordano i look di David Bowie e Jarvis Cocker e si alternano alle nuance fumo di Londra e nero dei vestiti più informali che potrebbero essere indossati da Robbie Williams e da Pete Doherty. Un personaggio che sembra aver ispirato anche Paltò con le sue tre linee: Archive, Plus e Hybrid.
Capofila del British style classico è Carlo Pignatelli che debutta a Pitti con 25 capi ispirati ai brit boy che mixano stile classico e fantasie brillanti, con un aplomb del gusto sartoriale nelle rifiniture ricercate, con abbinamenti insoliti, per smoking e giacche da baronetto. La palette è quella della campagna inglese: blue al red berry (mirtillo, lampone, mora), green fir (aghi di pino), black coal (nero carbone), honey (miele) and chestnut (castagno). Non mancano gli smoking in lana ricamata paisley con redingote e dettagli in raso di seta, le camice-gioiello. Meno classico lo smoking doppiopetto collo sciallato in crespo di lana nero e oro con bottoni silver, cravatta in micro fantasia lurex, camicia in twill di cotone con ruches sul collo. La collezione prende spunto da un club per gentiluomini, quindi i tessuti sono strutturati, lucide e opachi, pieni e vuoti, con effetti 3D e in fantasie animalier, geometriche e floreali.
Da Paltò il cappotto ha tre anime: Archive, Plus e Hybrid.
L.B.M.1911 propone un viaggio nelle due città-simbolo della GB, Londra e Liverpool. Prima tappa South Kensington, quartiere frequentato da giovani designer, spunto della collezione London Active, a base di capi tecnici e outerwear. La Brick Line è l’altra zona ispiratrice, un quartiere storico che ha conosciuto lunghi periodi di degrado e che ha saputo rinascere come territorio di ricchezza multiculturale. Da Gabriele Pasini il cappotto in tartan è in pieno British style.
Ultimo, Colpa delle favole album più venduto del 2019Fimi, Fred De Palma al top dei singoli con Una volta ancora
07 gennaio 202013:57
– Anche il 2019 è stato un anno ad alto tasso di musica italiana: Colpa delle favole di Ultimo guida infatti una classifica Album (che include i canali: fisico, digitale e streaming premium) quasi interamente governata dal repertorio locale. Il resto del podio è dominato dal rap di Salmo, in seconda posizione con Playlist live e in terza insieme al collettivo Machete con Machete Mixtape 4. Emerge dalla classifica annuale di Fimi.
L’unico nome internazionale in top ten è quello dei Queen, al decimo posto con Bohemian Rhapsody, mentre si posiziona al numero 15 la prima artista femminile: è la giovane Billie Eilish, con When we all fall asleep, where do we go? Primo tra i Singoli Digitali (download e streaming premium) è Fred De Palma, che con Ana Mena si piazza al primo posto con Una volta ancora. Seguono È sempre bello di Coez e Calma (Remix) di Pedro Capó, in una chart ampiamente dominata dalla musica italiana: sono infatti solo due i singoli internazionali a conquistare un posto nelle prime dieci posizioni, invertendo una lunga stagione di brani internazionali che dominavano le classifiche dei singoli.
Lo streaming domina incontrastato i consumi italiani con oltre 37,5 miliardi di stream – sia premium che free – e una crescita del 48% rispetto a un anno fa. Nulla muta in area Vinili – al primo posto è riconfermato l’iconico The dark side of the moon dei Pink Floyd – né tra le Compilation, anche quest’anno guidate dal Festival di Sanremo.
La Fondazione Zeffirelli ospita un’antologica su BalestraCelebluetion, dal 2 gennaio all’8 febbraio
FIRENZE07 gennaio 202013:32
– Dopo le tappe di Domodossola (Museo Civico di Palazzo San Francesco), Monza (Villa Reale), Napoli (Certosa e Museo di San Martino) e Forte dei Marmi (Fortino lorenese), in occasione di Pitti Uomo 97, la mostra monografica sulla moda di Renato Balestra, Celebluetion (dal nome del particolare colore blu preferito dal couturier) approda nella sede della Fondazione Zeffirelli, a Firenze, la cui facciata per l’inaugurazione viene illuminata di blu. La mostra antologica che rende omaggio al talento creativo del longevo stilista triestino con atelier a Roma, è patrocinata dal Mibact.
Prodotta da Armando Fusco e fortemente voluta da Pippo Zeffirelli, la mostra, in programma dall’8 gennaio al 2 febbraio, vede protagonisti circa 300 pezzi tra bozzetti, disegni e abiti, testimonianze di un percorso che evidenzia l’evoluzione dello stile di Renato Balestra durante una lunga carriera. Si tratta di un’esposizione ampliata, rispetto alle precedenti tappe, che si offre in un allestimento nella Sala della Musica (oratorio del complesso monumentale di San Firenze realizzato nella seconda metà del Seicento, unica architettura completamente barocca di Firenze) e che comprende anche un’inedita selezione di pezzi che attestano gli esordi, quando ancora lo stilista adottava un’espressione pittorica per dare vita alle sue creazioni.
Il percorso espositivo prevede anche una sezione teatrale ampliata rispetto alle precedenti edizioni, impreziosita dalle creazioni dei costumi disegnati per Il lago dei cigni messo in scena dal Teatro dell’Opera di Belgrado, produzione per la quale Renato Balestra ha firmato per la prima volta anche le scene.
Dopo la tappa fiorentina l’esposizione proseguirà al Castello di San Giusto di Trieste, per poi volare verso est, fino ad arrivare in Thailandia.
Pitti Uomo: Blauer Usa, mostra celebra 20/o Fgf IndustryLo stile urban-police contaminato dalla moda montagna
FIRENZE07 gennaio 202013:45
– Il gruppo Fgf Industry celebra il ventennale in collaborazione con Pitti Immagine Uomo e una mostra fotografica immersiva, a cura di Felice Limosani, in programma dal 7 al 10 gennaio negli spazi della Dogana di Firenze. Un viaggio on the road negli Stati Uniti realizzato per Blauer Usa dal fotografo britannico James Mollison, che ha immortalato personaggi e paesaggi di Texas, California, Colorado e Michigan. “Abbiamo collaborato con James Mollison perché è l’artista con il talento adatto per realizzare il difficile compito”, spiega Enzo Fusco, presidente di Fgf Industry e direttore creativo del brand Blauer Usa.
La nuova collezione Blauer Usa rivisita in chiave alpinistica il suo spirito urban/police, senza dimenticare la sostenibilità.
Ci trasporta in America, sulle montagne della città di Aspen, in Colorado. I piumini ispirati al mix corpo forestale/police presentano tessuti più pesanti, come il Taslan light abbinato a ecopelle e il nylon con stampe mimetiche abbinato al Taslan per le applicazioni. Per i capi più tecnici, cuciture nastrate e passamontagna in pile inserito nel cappuccio. Alcuni piumini sono in tessuti metallizzati argento. La linea urban/police comprende modelli che mischiano tessuti e trapunte. Il panno lana o la lana bouclé sono abbinate al nylon, questo è affiancato al neoprene, che a sua volta è imbottito in piuma, sempre con l’interno con la tipica trapunta ad onda. Nylon cangianti in mix con ecopelliccia danno vita ai piumini più eleganti. In tema green, diverse le proposte di tessuti tecnici ed eco-friendly in materiali riciclati, sia all’esterno che per l’imbottitura. I tessuti in questione sono il Repreve, fibra sostenibile ottenuta da materiali di riciclo, come le bottiglie di plastica; la P.U.R.E., piuma riciclata che garantisce isolamento, traspirabilità e leggerezza; la Sorona, ovatta eco-sostenibile effetto piuma; il Cash Lab, imbottitura made in Italy ottenuta dal riciclo al 50% di cachemire e al 50% da bottiglie di plastica.
Riondino, La guerra è finita, storia liberazione nel segno memoria /VIDEOSu Rai1 da 13 gennaio la nuova fiction con la regia di Soavi
08 gennaio 202009:53
“Questo film offre la possibilità di ascoltare le storie che conosciamo grazie a testimonianze di persone oggi adulte come la senatrice Liliana Segre (richiusa ad Auschwitz quando era una bambina e sopravvissuta mentre suo padre no), ma gurdandoli con gli occhi dei fanciulli. Qui, sono infatti le vittime a parlare, poco dopo essere state salvate. La perdita di un cucchiaio comportava nei campi di concentramento la condanna a morire di fame e loro sono per miracolo, in pochi scampati allo sterminio”. – Michele Riondino parla nel corso della presentazione alla Casa del Cinema a Roma de ‘La Guerra è Finita’, serie tv che lo vede protagonista, in quattro prime serate su Rai1 (in onda il lunedì dal 13 gennaio) e che narra quello che è “venuto dopo” la Liberazione e gli orrori dei campi di concentramento. Tra i sopravvissuti anche chi non troverà più nessuna famiglia ad attenderlo: bambini, bambine e adolescenti che hanno visto e vissuto l’orrore – allora ancora nascosto e indicibile – dei campi di sterminio. Questa storia parla di loro e di alcuni adulti coraggiosi che aiutano i ragazzi a riemergere lentamente alla vita, in un luogo improvvisato e privo di risorse, sullo sfondo di un’Italia provata, miserabile, ridotta in macerie.
Per la prima volta, un tv movie dove non si parla di morte ma di rinascita, di voglia di rimboccarsi le maniche. Al fianco dell’attore pugliese Isabella Ragonese, Andrea Bosca, Carmine Buschini e Valerio Binasco. Quest’ultimo interpreta il personaggio ispirato a Moshe Zeiri che per primo organizzò un centro di raccolta dei piccoli sopravvissuti. La vicenda è spostata dai monti della Bergamasca alla pianura emiliana.
“La guerra è finita – ricorda il direttore di Rai Fiction, Eleonora Andreatta – nasce da una storia vera, quella dell’esperienza di Sciesopoli a Selvino, dove tra il 1945 e il 1948 furono raccolti in un istituto e aiutati più di 800 bambini e adolescenti ebrei provenienti dai campi di concentramento di tutta europa perché potessero recuperare la serenità e il diritto alla felicità che era stata loro sottratta. Quella narrata dalla Rai è una storia che intreccia temi delicati attraverso la magistrale capacità di un autore come Sandro Petraglia ed è una libera rielaborazione della realtà con personaggi di fantasia e un’ambientazione nella provincia di Reggio Emilia. Una serie necessaria che interpreta lo spirito del servizio pubblico nella sua capacità di tradurre in una storia i valori comuni in cui tutti dovrebbero riconoscersi e di lavorare sul tema della memoria con il dovere di ricordare l’orrore che è stato, il dolore e la sofferenza di chi lo ha vissuto perché quello che in passato è accaduto possa non avvenire mai più”.
È l’aprile del 1945. All’indomani della Liberazione iniziano a tornare in Italia, dai campi, gli ebrei sopravvissuti al nazismo. Tra questi, ci sono dei bambini. Davide (Riondino), un ex ingegnere si reca alla frontiera alla ricerca del figlio deportato due anni prima con sua moglie. Di Daniele non c’è traccia, ma al suo posto c’è un bambino della sua età, Giovanni, muto per i traumi subiti. E insieme a lui ce ne sono altri di varie località e età. Tutti sopravvissuti ai campi, tutti senza nessuno che si prenda cura di loro. Davide li porta a Milano, dove spera che possano ricongiungersi con le loro famiglie, ma arrivato al Centro Rifugiati scopre che non c’è più posto per accogliere loro né i ragazzi arrivati con Ben (Binasco), un ex ufficiale della Brigata Ebraica, e con Giulia (Ragonese), una pedagogista di buona famiglia che si dà da fare come volontaria.
Davide allora decide di portarli tutti in una Tenuta che conosce, abbandonata dai tempi della guerra. Una produzione Palomar in collaborazione con Rai Fiction. Per Riondino, “il valore aggiunto di questo progetto è voler raccontare il dramma dell’Olocausto con la forza narrativa del diario di Anna Frank”.
“La memoria se non la racconti non esiste – afferma Soavi -.
Mi sono aggrappato alla storia di mia nonna, che si chiamava Levi, e ad una filastrocca che mi ha turbato da ragazzo, ossia Re degli elfi di Goethe”. Ragonese rileva: “Fare i conti con il proprio passato, anche oggi è è un modo per andare avanti sempre, non uno slogan”.
I toni si alzano alla domanda di un cronista: “Questi fatti storici sono molto conosciuti dai giovani, c’è rischio overdose?” Petraglia si stizzisce: “Sempre le solite questioni”.
Interviene Michele Riondino: ” Così si alimenta un revisionismo basato sulla reinterpretazione della storia dal punto di vista di chi ha interessi nel raccontarla secondo un punto di vista soggettivo e personale. Si sta sminuendo l’esperienza di individui di persone che hanno perso la vita, comparandoli ad altre vittime che non hanno nulla a che fare con la nostra. Non si parla di Gulag perché in Italia non li abbiamo subiti. Noi parliamo di italiani che hanno ammazzato altri italiani”.
Degli Esposti aggiunge: “Due ragazzi che dicevano stupidaggini sull’Olocausto, due giorni fa, hanno picchiato uno che voleva fermarli. E allora io voglio morire di retorica, se questa è retorica”. Home Mappa del sito
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Manoscritto inedito di Goldoni ritrovato a Dresda
Recuperato da docente dell’Università di Venezia
07 gennaio 202015:32
– Il Goldoni della commedia dell’arte prima del nuovo teatro riformato, meno conosciuto e poco documentato, riemerge da un manoscritto inedito della commedia ‘Il cavaliere e la dama’ ritrovato da Riccardo Drusi dell’Università Ca’ Foscari alla Sächsische Landesbibliothek di Dresda. Si tratta di un manoscritto settecentesco in una redazione diversa da quella stampata e che rispecchia, con ogni probabilità, la forma più vicina al testo inizialmente concepito per la rappresentazione. “Se infatti nelle edizioni a stampa – spiega Drusi – l’autore si premura di dichiarare che, rispetto all’originale portato in scena nel 1749, ha proceduto alla sostituzione delle maschere dialettali con altrettanti personaggi che parlano in lingua, la redazione di Dresda vede invece agire Pantalone, Arlecchino, Brighella, ciascuno nell’idioma che gli è più tipico”. Già per queste varianti, “il manoscritto appare come un tassello molto importante per ricostruire quelle fasi più remote della scrittura goldoniana”.
‘La ragazza d’autunno’, donne in guerraIn sala il film russo di Balagov in corsa per gli Oscar
07 gennaio 202015:36
– Colori sgargianti, freddo, miseria e una guerra appena alle spalle che ha lasciato su tutti le sue ferite. All’interno di questi contrasti vive ‘La ragazza d’autunno’, war drama diretto dal giovane Kantemir Balagov, allievo di Sokurov, in corsa per la Russia agli Oscar per il miglior film in lingua straniera. In sala dal 9 gennaio con Movies Inspired, il film ha come titolo originale ‘Dylda’, “spilungona”, ovvero il soprannome della protagonista, Iya (Viktoria Miroshnichenko), una giovane goffa piena di impacci, capelli rossi e momenti di improvvisa catatonia, ovvero black out mentali che la rendono assente con gli occhi fissi nel vuoto. Siamo a Leningrado, nel 1945, la guerra è appena finita, ma il feroce assedio nazista vive ancora nelle menti e nei corpi dei pochi sopravvissuti. È il caso appunto di Iya che presta servizio come infermiera in un ospedale pieno di soldati di guerra mutilati o gravemente feriti. Insieme a lei c’è la sua amica del cuore, Masha (Vasilisa Perelygina), con la quale ha condiviso il fronte in fanteria. Quest’ultima, di corporatura minuta, ma anche troppo svelta e manipolatrice, ha affidato alla ‘spilungona’ il suo bambino, Pashka. Ma ora suo figlio è scomparso e proprio su questo fatto ruota la storia morbosa tra queste due donne. Masha desidera infatti a tutti i costi un altro figlio (“voglio sentire la vita dentro di me” dice all’amica), ma pretende che lo porti in grembo una reticente Iya perché lei ha ormai perso la capacità di generare a causa di una grave ferita al ventre.
Signorini, ecco il ‘mio’ Gf VipDal 8/1 su Canale 5 , edizione ventennale con Wanda Nara e Pupo
07 gennaio 202015:39
– “Sono molto contento. È banale dirlo ma è la cosa più vera. Ho visto nascere il Grande Fratello Vip dalla mia postazione di opinionista. So che è un programma nelle mie corde. Certo, quel ruolo era diverso, ne sono pienamente consapevole. Sarò un conduttore sui generis, porterò le mie particolarità, il mio mood, le mie curiosità”. Così Alfonso Signorini racconta il suo debutto, primo uomo in Italia, alla guida del GF Vip, il reality EnedmolShine Italy, che torna dall’8 gennaio in prima serata su Canale 5 e fa subito il bis con una prima puntata che raddoppia venerdì con i concorrenti divisi in due gruppi (la messa in onda sarà poi lunedì e venerdì, tranne il 13 gennaio). Al suo fianco, sulle poltrone degli opinionisti, ci saranno Pupo e Wanda Nara.
In gara, per i 100mila euro in palio, 19 Vip: Adriana Volpe, Andrea Denver, Andrea Montovoli, Antonella Elia, Antonio Zequila, Aristide Malnati, Barbara Alberti, Carlotta Maggiorana, Licia Nunez, Clizia Incorvaia, Elisa De Panicis, Fabio Testi, Fernanda Lessa, Ivan Gonzalez, Michele Cucuzza, Pago, Paola Di Benedetto, Paolo Ciavarro, Rita Rusic. Più quattro ‘highlander’, gli ex gieffini Pasquale Laricchia, Patrick Ray Pugliese, Salvo Veneziano e Sergio Volpini.
“L’ho vissuta come la ‘mia’ edizione. Potete immaginare con quanta cura l’ho seguita – dice Signorini – Visto che è il ventennale del Grande Fratello nel mondo, volevo facesse la differenza”. Politici nel cast? “Ne abbiamo un po’ tutti le tasche piene – risponde – poi, certo, avere la Boschi che fa la doccia…. ma credo che con la politica siano due mondi lontani.
L’unico che avrei voluto vedere nella casa è Rocco Casalino, perché lo trovo molto divertente”.
Successo Terme di Caracalla, +15,4% di pubblicoSoprintendenza archeologica di Roma, uno dei siti più visitati
07 gennaio 202015:44
– Le Terme di Caracalla nel 2019 hanno registrato un aumento del pubblico pari al 15,4%, passando da 224.771 del 2018 a 259.402 visitatori dello scorso anno, con un aumento di 34.631 unità. Lo rende noto la Soprintendenza archeologica di Roma.
“Caracalla si conferma uno dei siti archeologici più visitati della Capitale – commenta Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma, esprimendo la sua soddisfazione -. Un risultato raggiunto anche grazie a iniziative come le mostre di arte contemporanea, che hanno lì un luogo d’elezione, la realtà virtuale, le domeniche gratuite e altre iniziative. Dobbiamo ringraziare la guida della dottoressa Marina Piranomonte, che da anni dirige le Terme, rendendole accoglienti in tutte le loro parti: il complesso termale, il grande giardino, i suggestivi sotterranei”.
Il grande complesso termale, iniziato da Settimio Severo, venne completato e inaugurato nel 216 dal figlio Marco Aurelio Severo Antonino Pio Augusto, detto Caracalla. La planimetria è quella delle grandi terme imperiali, non solo edificio per il bagno, ma anche spazio sociale: un luogo per il passeggio, lo studio (erano presenti due grandi biblioteche una in lingua latina, l’altra in greco), gli incontri, lo sport, il benessere e la cura del corpo. Le Terme di Caracalla sono il primo grande sito archeologico italiano a essere dotato di un visore in 3D che copre l’intero percorso di visita. Ogni anno ospita mostre di arte contemporanea, incontri, concerti, spettacoli.
Esce la biografia di David BowieBowie – Stardust, Rayguns Moonage Daydreams per Panini Comics
07 gennaio 202016:54
– In contemporanea con l’originale americano e in occasione del quarto anniversario della sua scomparsa, Panini Comics pubblica in Italia Bowie – Stardust, Rayguns & Moonage Daydreams, la biografia a fumetti che racconta la vita dell’icona mondiale David Bowie: un artista anticonformista che ha sedotto intere generazioni con la sua musica, uno straordinario performer visivo che ha lasciato un’impronta indelebile nell’immaginario collettivo.
Un volume illustrato dalla coppia pop e technicolor del fumetto americano, Michael e Laura Allred, con la sceneggiatura di Steve Horton, che ripercorre la scalata al successo dell’artista dall’anonimato alla fama mondiale, in parallelo all’ascesa e alla caduta del suo alter ego Ziggy Stardust.
Sanremo: via libera della Rai a Jebreal ospiteDopo le polemiche dei giorni scorsi. All’Ariston già la 1/a sera
07 gennaio 202017:55
– La Rai ha dato il via libera alla presenza di Rula Jebreal come ospite al prossimo Festival di Sanremo. Nell’incontro tra l’amministratore delegato Fabrizio Salini, il direttore di Rai1 Teresa De Santis e il direttore artistico e conduttore Amadeus sono stati approvati il progetto del festival e la lista degli ospiti proposta dallo stesso Amadeus.
Jebreal – la cui partecipazione era finita nei giorni scorsi al centro delle polemiche – è attesa all’Ariston già durante la prima serata per comporre il mosaico di voci che racconteranno i mille aspetti del talento e della sensibilità femminile, ma anche temi più spinosi come i pregiudizi o la violenza contro le donne.
Rita Pavone, non mi preoccupo delle critiche”Ho 74 anni, ma la mia voce non l’ha ancora capito”
08 gennaio 202010:43
Alla fine il nome che non ti aspettavi, è quello di Rita Pavone. Monumento della musica italiana, a 48 anni dall’ultima volta, torna al Festival di Sanremo. Una sorpresa anche per lei, dopo che Amadeus – direttore artistico e conduttore della prossima edizione, la 70/a – aveva già reso nota la lista dei 22 artisti in gara, portati ora a 24 con gli inserimenti in extremis della Pavone e di Tosca. “Ho scoperto di esserci anche io solo lo scorso venerdì – racconta, appena finita la sessione per le foto di rito in vista del festival -. Mi ha chiamato lo stesso Amadeus per dirmi che lunedì mi sarei dovuta presentare a Roma per la trasmissione. Tosca ha pensato a uno scherzo di Fiorello, io invece ho iniziato a preoccuparmi del vestito e del parrucchiere”. Felice, felicissima della chiamata. “Mi hanno raccontato che ero già dentro, ma che volutamente il mio nome non era stato annunciato perché la Rai voleva avere una sorpresa da giocarsi. Comunque sia, io sono contenta di esserci. Lo prendo come un bel regalo di Natale, anzi della Befana!”.
Lei contenta, i social un po’ meno: in tanti all’annuncio della sua presenza nel cast di Sanremo hanno gridato al festival sovranista, per le posizioni espresse in passato dall’artista a favore del leader della Lega Matteo Salvini. “E’ un rischio che sapevo di correre, ma come diceva Charlie Chaplin, preoccupati più della tua coscienza che della reputazione. Perché la tua coscienza è quello che tu sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. E quello che gli altri pensano di te è un problema loro”, taglia corto, risoluta a non farsi rovinare il bel momento. Non la scalfiscono neppure le critiche sull’età, che non ha nessun timore di affrontare. “Ho 74 anni, ma la mia voce non l’ha ancora capito. Se non mi guardo allo specchio non me lo ricordo neanche io. E dato che il tempo non si è accorto dell’errore, io vado avanti per la mia strada. L’età anagrafica è solo per la carta d’identità: quello che si ha dentro non sempre rispecchia quello che si è fuori. Tutti hanno il diritto di dimostrare le loro capacità. La modestia non deve essere ipocrisia e io so di avere ancora una gran bella voce”.
L’inserimento di due donne è servito anche a riequilibrare le quote rosa, decisamente scarse (“Siamo in 7, ma non voglio vederci niente di strano. Magari le canzoni più belle le hanno presentate gli uomini, tutto qui”) e bilanciare un festival molto orientato sui giovani (“Sarà una sfilata di bella musica, con tanti ragazzi che difendono i propri sogni e un po’ mi rivedo in loro. Qualcuno, come Rancore, non lo conosco ma sono curiosa. I miei ascolti sono altri come Frank Sinatra o Michael Bolton, ma non ho pregiudizi e ognuno vive il proprio tempo”).
La canzone che ha convinto la Commissione, dal titolo Niente (Resilienza ’74) dice che “è una gran bella canzone, grintosa e vitale, un vestito cucito addosso me”. E c’è da crederle, soprattutto perché a firmarla è Giorgio Merk, uno dei figli dell’ex Pel di Carota e del marito Teddy Reno (“non avevo detto niente neanche a lui, non sapeva dove andavo: l’ha scoperto dalla tv ieri sera”, rivela ridendo).
“Non ho la presunzione di andare lì per vincere, vado piuttosto per far scoprire una Rita Pavone che non è più quella del Geghegè (uno dei suoi successi), ma che sa dare ancora tanta energia”.
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Signorini: ecco il ‘mio’ Grande fratello Vip
Dall’8 gennaio su Canale 5 , edizione ventennale con Wanda Nara e Pupo
07 gennaio 202020:08
“Sono molto contento. È banale dirlo, ma è la cosa più vera”. Entusiasta, ma perfettamente a suo agio, nel salone super colorato dove tra una manciata di ore arriveranno i “suoi” concorrenti. Così Alfonso Signorini, l’ex professore di liceo, direttore di giornali, regista di opere liriche, tante volte volto dei programmi Mediaset, racconta il suo debutto più importante. E’ lui a guidare il nuovo Grande Fratello Vip, il reality EnedmolShine Italy, che nel ventennale della nascita del Big Brother nel mondo torna da domani in prima serata su Canale5 e fa subito il bis con una prima puntata che raddoppia venerdì con i concorrenti divisi in due gruppi (la messa in onda sarà poi lunedì e venerdì, tranne il 13 gennaio).
“Ho visto nascere il GF Vip dalla mia postazione di opinionista – racconta – So che è un programma nelle mie corde.
Quel ruolo era diverso, ne sono pienamente consapevole. Sarò un conduttore sui generis, dinamico, porterò le mie particolarità, il mio mood, le mie curiosità”.
Al suo fianco, sulle poltrone degli opinionisti siedono l’irrefrenabile Pupo (che l’11 gennaio parte anche in tour mondiale per i 40 anni di Su di noi) e Wanda Nara, moglie del campione Mauro Icardi, che per una volta potrà mostrare la sua simpatia senza le briglie delle rigide regole del calcio. Ma soprattutto ci sarà il cast, scelto personalmente anche da Signorini che firma come autore, con 19 vip pronti a varcare la soglia della mitica porta rossa e a resistere tre mesi sotto le telecamere per i 100 mila euro in palio (metà dei quali in beneficenza). Ovvero, Adriana Volpe, Andrea Denver, Andrea Montovoli, Antonella Elia, Antonio Zequila, Aristide Malnati, Barbara Alberti, Carlotta Maggiorana, Licia Nunez, Clizia Incorvaia, Elisa De Panicis, Fabio Testi, Fernanda Lessa, Ivan Gonzalez, Michele Cucuzza, Pago, Paola Di Benedetto, Paolo Ciavarro, Rita Rusic. Più quattro highlander, gli ex gieffini Pasquale Laricchia, Patrick Ray Pugliese, Salvo Veneziano e Sergio Volpini.
“L’ho vissuta come la ‘mia’ edizione. Potete immaginare con quanta cura l’ho seguita”, dice Signorini, primo uomo alla guida del GF in Italia. “Viviamo in una società fluida. Finalmente un traguardo per gli uomini – sorride – Cercherò di limare ciò che in questi anni non mi piaceva e di dare la mia impronta. Il Gf è come la vita: ha tanti registri, storie vissute, ma anche leggerezza, che non voglio sia stupidità. Non mi diverte”.
Piuttosto, prosegue, “visto che è il ventennale del GF volevo un’edizione che facesse la differenza. Non tanto per i nomi più o meno noti, ma per le personalità e i caratteri. Volevo volti ‘fuori dal giro’. E storie, almeno in parte, inesplorate”.
Politici? “Ne abbiamo un po’ tutti le tasche piene – risponde lui – Poi, certo, avere la Boschi che fa la doccia…. ma credo che con la politica siano due mondi lontani. L’unico che avrei voluto vedere nella casa è Rocco Casalino, lo trovo molto divertente”.
E se qualcuno pensasse che il Gf non ha più il suo smalto, rispondono fatti e numeri: ancora in onda in 36 paesi del mondo, solo nell’ultimo mese di preparazione ha toccato 20 milioni di video visualizzati su Instagram. “Insieme a Chi vuol esser milionario risollevò la tv generalista dalla crisi degli anni ’90”, racconta il direttore di Canale 5, Giancarlo Scheri. “Ha cambiato il linguaggio televisivo e il modo di raccontare le storie”, aggiunge l’ad di EndemolShine Italy, Leonardo Pasquinelli. Intanto la Casa di Cinecittà, tra colori vivaci e mori siciliani, anticipa l’autore Andrea Palazzo, tornerà con “un privée, ovvero una zona molto scomoda immaginata come un laboratorio di hacker, più un castigatoio e una suite”. Il numero degli inquilini potrebbe a salire, se, come dice, “una parte dei concorrenti è ancora a piede libero”. “Le mie colleghe? Mi hanno chiamato tutte – conclude Signorini – Ilary (Blasi) mi ha detto: sono molto contenta di passarti lo scettro, anche se la vera regina sei sempre stata tu”.
Pitti Uomo: Brioni celebra 75 anni di alta sartoriaA Palazzo Gentili rievocata prima sfilata maschile Sala Bianca
FIRENZE07 gennaio 202018:59
– La maison di alta sartoria maschile Brioni celebra il suo 75/o anniversario a Pitti Uomo,con un evento speciale di moda e musica a Palazzo Gerini a Firenze, che vuole ricordare la prima sfilata di una linea maschile proprio a Palazzo Pitti, 68 anni fa, nell’iconica Sala Bianca, culla del made in Italy. Facendo ritorno a Firenze, Brioni ripercorre una delle tappe principali della sua storia guardando al futuro con la lussuosa collezione per l’autunno/inverno 2020 disegnata dal direttore creativo della maison dal 2017, il designer austriaco Norbert Stumpfl, un passato da Lanvin, da Balenciaga e da Vuitton, presentata in sei sale del palazzo patrizio, ma addosso a 23 musicisti internazionali, in una performance quindi che unisce moda e musica: cappotti perfetti e valzer, giacche preziose e note di Debussy, vestiti da gentleman e violini Stradivary originali.
Brioni continua ad estendere i propri codici sartoriali rimanendo fedele alle origini. Radici romane, anche se l’azienda e’ nata e continua a rimanere a Penne, in Abruzzo, e un’attitudine nonchalant, leggermente distratta. Del resto Brioni ha sempre firmato i vestiti del piu’ celebre agente segreto del mondo, James Bond, alias 007. I nuovi vestiti sono realizzati in materiali ricercati, come il prezioso cappotto in cachemire albino in color naturale, morbido al tatto fino a sembrare vivo, tagli precisi e punti invisibili. ‘Tutto e’ fatto a mano in azienda – rivela lo stilista – abbiamo mille impiegati e alcuni cuciono a mano anche bendati’. Gli uomini Brioni indossano blazer impeccabili in lane gessate realizzate con filo che ‘per cento grammi si estende fino a 250 metri di lunghezza’, ricorda Stumpfl. Oppure blazer in pelle di cervo dipinto a mano portato sopra al dolcevita blu. Si avvolgono in cappotti in twill di lana, vivono la notte sfoggiando giacche in jacquard realizzati su telai veneziani secolari, abbinano camicie da lavoro a ricercati pantaloni in seta. Il formale si contamina con un tocco di informale, conferendogli un lustro di formalita’.
Pitti Uomo: l’eleganza urbana di CucinelliLo stilista, la sostenibilità è armonia con il creato
FIRENZE07 gennaio 202020:24
– E’ un’eleganza urbana, quella proposta da Brunello Cunicelli per la prossima stagione autunno/inverno 2020, dedicata all’uomo metropolitano, che vive la città e le sue mutevoli dimensioni, vestito con capi connotati da un lusso raffinato e disinvolto in linea con il tema della tutela dell’ambiente suggerito da Pitti. “La mia moda è sostenibile – dice l’imprenditore di Solomeo che festeggia la sua partecipazione al salone della moda maschile fiorentino, con una cena di gala al Teatro Pergola – perchè io da sempre suggerisco ai miei dipendenti che bisogna lavorare in armonia con il creato”. La collezione del “Re del cachemire”, eletto da GQ in Gran Bretagna come terzo uomo più elegante del mondo, si snoda sempre su materiali pregiati, e cede il passo soltanto a piccole modifiche di stile. Come i pantaloni che diventano più morbidi.
Oppure aprendo ai colori vivaci, come il giallo mais, il rosso melagrano e l’arancio carota, che entrano nella palette tipica di Cucinelli generalmente snodata sui toni neutri.
“L’innovazione – dice Cucinelli – è fondata sulla reinterpretazione in chiave moderna di forme, materiali e dettagli. Con un’attenta combinazione capace di valorizzare le ispirazioni sotto una nuova luce, intorno alle linee sartoriali delle giacche, ai volumi morbidi e avvolgenti, che conferiscono un appeal moderno”.
Arte: Mic Faenza, nuovo allestimento sezione Vicino OrienteE Antico Egitto. Arricchita nuovi reperti, inaugura 18 gennaio
FAENZA08 gennaio 202012:20
– Nuovo allestimento – il precedente risaliva al ’99 – per la sezione del Vicino Oriente ed Egitto antichi del Museo internazionale delle ceramiche (Mic) di Faenza, che inaugura il 18 gennaio. La sezione propone un notevole incremento delle collezioni: saranno esposti nuovi oggetti provenienti sia dai depositi del Mic per l’ambito palestinese, sia dal MuCiv di Roma attraverso un significativo nucleo di ceramiche dell’Iran del Periodo del Ferro (1200-800 a.C.), e torneranno ad essere visibili una serie di reperti dell’Antico Egitto.
Il riallestimento è stato accompagnato da una generale ridefinizione degli apparati didattici, con una più chiara contestualizzazione dei reperti esposti e delle culture di riferimento attraverso la predisposizione di mappe geografico-culturali e linee del tempo. Disponibile anche la ricostruzione grafica delle forme di riferimento di alcuni reperti di Mesopotamia, Iran, Anatolia ed Egitto, per meglio comprendere la lettura morfologica dei frammenti.
Pitti Uomo, il cappotto must have del nuovo guardarobaLa mantella da Pasini, nuove lunghezze per parka e montogomery
FIRENZE08 gennaio 202013:49
– È il cappotto il capo di cui l’uomo delineato a Pitti n.97 non potrà fare a meno per il prossimo inverno, punto di contatto tra classicità e contemporaneità. Ma i nuovi capispalla non prescinderanno dalla matrice sartoriale, abbinata all’ingegneria delle imbottiture e dei tessuti waterproof. Le linee saranno sofisticate, pulite, i contenuti funzionali per le sfide di tutti i giorni. La ricerca spazia anche nel campo delle lunghezze: il parka scende sotto al ginocchio oppure diventa corto. Anche montgomery e caban vengono rivisitati attraverso materiali pregiati e innovativi. Per la sera, le giacche si avvalgono di tessuti scintillanti dal bluette all’argento. E per i dandy c’è chi propone la mantella (Gabriele Pasini). Navigare rilancia il montgomery in caldo misto lana double, esterno unito interno check fantasia. Il taglio più lungo è ideale come protezione dal freddo e rende il capo facile da indossare anche sopra la giacca. Chiusura centrale con zip, alamari in ecopelle, tasche esterne ampie, interno rifinito con profilature. Da Lardini il parka realizzato con il designer giapponese Yosuke Aizawa, è un modello fish tail, foderato con ovatta trapuntata. Realizzato in tessuto di cotone e nylon, water repellent, è dotato di cappuccio, chiusura davanti con zip, tasche oblique laterali e tasche al petto con zip waterproof. Stile retrò da American Vintage, maison francese nata nel 2005 con Michael Azoulay, che nel corso degli ultimi anni si è legata all’Italia aprendo nel nostro paese cinque store monobrand, a Roma, Firenze, Bologna e Verona e a Torino.
Per Pitti la maison ha selezionato i migliori tessuti naturali per realizzare look piacevoli da toccare e confortevoli da indossare. Il pregiato cotone Pima si declina su capispalla morbidi, dal taglio classico e dai colori caldi. Etica e responsabile governa produzione dei look in denim realizzati garantendo il minor utilizzo di acqua possibile secondo standard internazionali comodi ed eco-friendly.
A teatro Mauri, Orsini, BranciaroliGuarnieri-Lazzarini con Kesselring; Bruni-Frongia per Wilde
08 gennaio 202014:05
– Glauco Mauri, che torna per la terza volta nella sua carriera nei panni di “Re Lear”, diretto da Andrea Barraco, a Firenze, e Franco Branciaroli e Massimo De Francovich con “Falstaff e il suo Servo” per Antonio Calenda, a Roma; Umberto Orsini ne “Il costruttore Solness” di Ibsen con Lucia Lavia, a Perugia, e “Zio Vanja” di Cechov secondo Kriszta Székely con Paolo Pierobon e Ivano Marescotti, a Torino; “Della madre” di Mario Perrotta e i processi a Oscar Wilde raccontati in “Atti osceni” di Moisés Kaufman per Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, tutti a Milano; fino a due signore del teatro come Anna Maria Guarnieri e Giulia Lazzarini, ancora a Roma, in “Arsenico e vecchi merletti” di Joseph Kesselring, per la regia di Geppy Gleijeses: sono alcuni degli spettacoli teatrali in scena nel prossimo week end.
Musei: Natale “record” per Uffizi e Pitti218 mila visitatori. Schmdt: ‘Grazie ad aperture straordinarie’
FIRENZE08 gennaio 202014:16
– Durante le feste di Natale, dal 23 dicembre al 6 gennaio, sono stati 218.351 i visitatori dei musei Uffizi e Pitti e del Giardino di Boboli, cresciuti di quasi un terzo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Un risultato “record” si spiega dalle Gallerie degli Uffizi che quantificano poi in quasi 280.000 i visitatori complessivi considerando anche la Galleria dell’Accademia: in 61.440 si sono recati al museo che custodisce il David di Michelangelo.
In particolare poi dall’1 al 3 gennaio l’incremento delle presenze è più che raddoppiato rispetto al 2019: 43.092 ingressi tra Uffizi, Palazzo Pitti e il giardino di Boboli, il 139,6% in più, con una crescita di 25.105 visitatori a confronto con lo scorso anno. “Numeri da capogiro” alle Gallerie degli Uffizi anche per la prima domenica gratuita del mese, il 5 gennaio: in questo caso l’aumento è stato del 91,6%, +13.129 visitatori, pari in termini assoluti a 27.457 ingressi. Con una novità: per la prima volta, Palazzo Pitti ha superato gli Uffizi per numero di presenze (Palazzo Pitti 9.792, +141,2% rispetto ai 4.059 del 2019; Uffizi 7.390, +21,9% rispetto ai 6.065 del 2019; Giardino di Boboli 27.457, +91,6% rispetto ai 14.328 del 2019).
Per il direttore degli Uffizi Eike Schmidt “abbiamo raggiunto questo record grazie alle numerose aperture straordinarie, sia di lunedì che di sera, studiate appositamente per questo speciale periodo dell’anno e grazie alla ricca offerta culturale tra nuove sale e grandi mostre. In questo modo, la presenza dei visitatori è stata distribuita lungo tutto l’arco della giornata diminuendo l’affollamento”.
Milly Carlucci metto in gioco le celebrity celando identità / VIDEOIl nuovo show Il Cantante Mascherato su Rai1 da 10 gennaio
09 gennaio 202010:09
Otto le spettacolari maschere in gara: il Mastino, il Leone, il Coniglio, il Mostro,l’Angelo, l’Unicorno, il Barboncino e il Pavone. “Sotto di esse si celano otto personaggi famosissimi (non solo cantanti ma anche personaggi dello spettacolo e insospettabili) la cui reale identità è completamente nascosta dagli sfarzosi costumi che indossano: il primo problema da affrontare è la segretezza. In tutta la produzione sono pochissime le persone che abbiano conoscenza del nome della persona che si cela sotto la maschera”.
Milly Carlucci lancia la sua nuova sfida tv: sbarca su Rai1 dal 10 gennaio in prima serata come padrona di casa de ‘Il Cantante Mascherato’, il nuovo talent game show, che ha conquistato il pubblico mondiale, e che la conduttrice del fortunato Ballando con le Stelle (che ritornerà dopo Sanremo ndr) porta in Italia, grazie a Endemol- Shine Italy che lo produce in collaborazione con Rai1. Al suo fianco, in questa nuova avventura, quattro giurati d’eccezione: Patty Pravo, Ilenia Pastorelli, Flavio Insinna, Guillermo Mariotto e Francesco Facchinetti. A Raimondo Todaro, insegnante di Ballando, è affidata la coreografia. Il regista precisa che anche lui e Todaro non conoscono l’identità dei personaggi in gara e non possono sentire la voce a riposo delle maschere.
Il Cantante Mascherato avrà come competitor la puntata del venerdì del Gf Vip. Il direttore di Rai1 Teresa De Santis sottolinea: “La bravura di Milly nel gestire anche programmi complicati è nota a tutti, non deve certo dimostrare nulla”.
Tra i concorrenti, aggiunge Carlucci, “ci sono personaggi famosissimi. Canteranno senza far emergere le loro caratteristiche vocali. Saranno belli da ascoltare, ma senza dettagli che li facciano sgamare”. Solo pochissime persone che lavorano allo show conoscono le loro reali identità. Nel backstage: per poter girare all’interno degli studi durante le prove o al loro arrivo i concorrenti devono indossare un casco integrale e un mantello nero che li nasconde completamente, accompagnati sempre da una persona della produzione vestita in modo identico. Non possono rivolgersi ad altre persone, sui loro abiti scuri campeggia una grande scritta: “NON PARLARMI!”. Inoltre, nessuno dei concorrenti conosce l’identità degli altri. Sono i giurati, insieme al pubblico a casa tramite il televoto e il voto sui social, a giudicare.
Flavio Insinna cita Pirandello: “dice guai a chi non saprà portare la sua maschera, ma la maschera ti dà una grande libertà”. Mariotto, storico giudice inflessibile di Ballando, invece ironizza: “A me la maschera mi ossessiona. La vivo in maniera eccitante, di notte. È erotica”.
L’attrice Ilenia Pastorelli la butta in caciara: “È diventata una perversione per lui…”. Per poi far notare: “Le maschere sono fatte veramente bene, serve Nostradamus per scoprire i personaggi”. Francesco Facchinetti, già giudice in passato di The Voice, preferisce giocare sul dubbio: “Non sento mio padre da tre settimane, potrebbe essere dietro una maschera? Avevo inizialmente pensato anche Rita Pavone, ma adesso farà Sanremo…”. Il pubblico a casa, oltre a poter votare le esibizioni, può tentare di indovinare l’identità di ciascun concorrente basandosi, oltre che sulla voce che viene però modificata quando parlano, da alcuni indizi dati dalla conduttrice di volta in volta. Gli otto cantanti mascherati complessivamente vantano: 46 partecipazioni al Festival di Sanremo e, di queste, 5 vittorie all’Ariston, 250 milioni di dischi venduti, la conduzione di 70 programmi televisivi, 25 film, concerti in tutto il mondo, 107 album pubblicati e milioni di ore televisive
In Oman un hub culturale tra Est ed OvestNuova produzione del Flauto magico con un Papageno ‘astemio’
MASCATE08 gennaio 202016:18
– Una nuova produzione del Flauto Magico di Mozart eseguita dai Barocchisti diretti da Diego Fasolis e la prima mondiale di Tahr el Bahr, i tesori del mare, del compositore egiziano Monir Elsweseimy sono due degli spettacoli inseriti nella stagione della Royal Opera House di Muscat. Bastano questi due titoli a far capire l’obiettivo del teatro omanita, che si candida a diventare un hub culturale e un punto di incontro fra la tradizione musicale occidentale ed araba. La struttura, con 1.100 posti, è stata inaugurata nel 2011 ma ora si è aggiunto un auditorium da 600 posti (la Casa delle arti musicali) e sono in apertura anche una biblioteca musicale e un grande spazio espositivo dedicato alla musica occidentale e araba. “Sarà una porta fra Occidente e Oriente”, spiega il direttore della Royal Opera House Umberto Fanni. L’obiettivo è diventare un teatro di produzione. Lakmé, andata in scena la scorsa stagione con la regia di Davide Livermore, è la prima coproduzione ‘mondiale’ che coinvolge teatri di tutti i cinque continenti (l’Opera di Los Angeles, il Teatro dell’Opera di Roma, l’Arena di Verona, il Carlo Felice di Genova, la Cairo Opera House, l’Astana Opera, il Shangai Oriental Art Center e la Sydney Opera House). E per la stagione inaugurale della nuova House of Musical Arts, il teatro ha realizzato un nuovo allestimento del Flauto Magico di Mozart, con la regia sempre di Livermore. “E’ un omaggio al sultano Qabus, che ama Mozart in modo particolare”, sottolinea Fanni. L’opera è ambientata nello Stato, con costumi tipici, l’immancabile Khanjar (il pugnale omanita), il dhow (l’imbarcazione tradizionale), il deserto e perfino la lampada di Aladino. Anche il libretto è stato adattato, togliendo ogni riferimento agli alcolici perché “bisogna tenere presente di dove ci si trova”. Il pubblico ha apprezzato.
Caterina de’ Medici nel ritratto della NecciPer Marsilio libro che restituisce la grandezza della sovrana
08 gennaio 202018:33
– ALESSANDRA NECCI, CATERINA DE’ MEDICI (MARSILIO, PP 384, EURO 18,00). La complessa personalità di Caterina de’ Medici viene restituita in un inedito ritratto di Alessandra Necci che valorizza le doti politiche, la capacità di contare solo sulle proprie forze e l’amore per le cose belle della sovrana rinascimentale di incomparabile ingegno.
Abile nel valorizzare l’Italia del Rinascimento, sua terra d’origine, e le opportunità della Francia dei Valois, sua patria d’adozione, ‘Caterina de’ Medici – Un’italiana alla conquista della Francia’, viene raccontata nel libro pubblicato da Marsilio tra vicende personali e intrighi dinastici che fanno rivivere il clima di un’intera epoca.
La Necci, professore universitario e avvocato, che ha lavorato a lungo nelle istituzioni ed è stata consigliere per le Relazioni esterne del presidente del Senato, insignita dell’onorificenza di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal ministro della Cultura francese e di Cavaliere al merito della Repubblica italiana, ci mostra la grandezza di una donna che sembra incarnare il Principe di Machiavelli al femminile, capace di trovare un equilibrio tra Fortuna e Virtù.
Nata a Firenze nel 1519, rimasta orfana, “la Fiorentina”, come veniva chiamata Caterina de’ Medici, arriva a Marsiglia nel 1533 per sposare il secondogenito del re Francesco I, Enrico di Valois il quale ha però occhi solo per la sua amante, Diane de Poitiers.
Tenace, imperscrutabile, con grande capacità di autocontrollo, Caterina viene capita unicamente dal suocero, ma arriverà il tempo in cui si prenderà la sua rivincita. Morto Enrico governerà in nome dei figli ancora piccoli un regno che durerà circa trent’anni ponendo le basi per la nascita della Francia del Grand Siècle. In anni di guerre di religione fra cattolici e ugonotti, viaggerà tessendo rapporti e alleanze.
Nel libro l’autrice, che è segretario generale della Fondazione Necci, ci restituisce tra luci e ombre la personalità della sovrana mal compresa e avversata da contemporanei e posteri. “Ho affrontato le difficoltà senza farmi abbattere, senza chinare la testa, senza dichiararmi sconfitta. Ora capisco che non è stato abbastanza. Ma avrei combattuto comunque, anche se avessi saputo di essere destinata alla débacle. E, se non fossi stata donna e straniera, avrei vinto; ce l’avrei fatta” afferma nel libro Caterina de’ Medici che Alessandra Necci – autrice fra l’altro di ‘Il Diavolo zoppo e il suo Compare. Talleyrand e Fouché o la politica del tradimento’ e di ‘Donne di potere e di corte nell’Italia del Rinascimento’ – fa parlare con grande abilità narrativa e uno stile inconfondibile. “Si dice che il tempo passi: in realtà siamo noi, a passare. Il tempo non ha età, noi sì. E a nulla servono i ricordi , quando si tramutano in una sequenza di occasioni perdute”, dice la sovrana.
Craxi, 20 anni dopo ritratti e ricordi ineditiAscesa e caduta in libri e saggi da Martelli a Sorgi e Martini
08 gennaio 202019:12
– Amato e odiato con la stessa intensità, osannato e ferocemente detestato, fino al lancio delle monetine davanti all’hotel Raphael a Roma, Bettino Craxi viene ricordato e riscoperto a vent’anni dalla morte – avvenuta il 19 gennaio 2000 ad Hammamet, in Tunisia – attraverso documenti, testimonianze inedite e racconti di chi lo ha conosciuto. Mentre sul grande schermo esce il 9 gennaio il film ‘Hammamet’ di Gianni Amelio con Pierfrancesco Favino , in libreria arrivano in questi giorni saggi, romanzi e memoir dedicati al leader socialista. Tra questi ‘Presunto colpevole’ (Einaudi Stile Libero) in cui Marcello Sorgi ripercorre il crepuscolo di Craxi, il destino di un uomo e di un politico con cui il Paese non ha ancora fatto i conti fino in fondo. Perchè alla fine del 1999 non fu possibile costruire un corridoio umanitario per far rientrare in Italia da Hammamet Bettino Craxi, gravemente malato e farlo curare in un centro specializzato senza che fosse arrestato? Nel resoconto della trattativa si affacciano il governo, il Quirinale , il Vaticano, l’America e la Cia, i magistrati di Mani pulite e i socialisti dispersi, spiega nel libro Sorgi. E ricorda che negli ultimi due decenni i governi italiani hanno negoziato su tutto tranne che per Moro e Craxi.
L’intera esperienza umana e politica del leader socialista, con molti retroscena inediti, viene ricostruita da Fabio Martini, inviato de La Stampa, in ‘Controvento. La vera storia di Bettino Craxi’, in libreria il 9 gennaio per Rubbettino. Dai molti materiali raccolti da Martini in anni di ricerche esce un ritratto che ci mostra il rapporto personale del leader socialista con Enrico Berlinguer, le sue relazioni con i poteri forti, da Enrico Cuccia in giù e la sbalorditiva task force che mise in piedi per salvare Aldo Moro. In ‘Controvento’ anche il lungo apprendistato che portò Craxi a diventare segretario del Psi a 24 anni di distanza dal giorno in cui prese la tessera del partito e le differenze con le attuali fulminanti carriere politiche.
Racconta l’uomo politico e l’amico intimo Claudio Martelli ne ‘L’antipatico’ (La nave di Teseo) in cui descrive l’ascesa e il declino del leader socialista con lo sguardo di chi l’ ha davvero vissuta. “Oggi, a distanza di vent’anni dalla sua morte, è possibile e anzi necessario ripensare Craxi e recuperare il suo lascito, per colmare il vuoto lasciato dal riformismo socialista e dal socialismo liberale. La sua figura suscita ancora tante domande e comprenderla può fornire tracce importanti per capire la crisi della sinistra, della democrazia liberale e l’irruzione del populismo e del nazionalismo in Italia e nel mondo”, spiega Martelli che nel libro fa notare che Craxi “diceva quel che pensava e faceva quel che diceva, anche le cose spiacevoli”.
Su quale sia stato il ruolo di Craxi nella storia della Repubblica italiana e sul senso storico di vicende apparentemente non collegate tra loro come il proliferare delle tangenti e la caduta del muro di Berlino, si sofferma e si interroga ‘Ad Hammamet. Ascesa e caduta di Bettino Craxi’ (Graphofeel Editore) di Mario Pacelli, a lungo funzionario della Camera dei Deputati. Dall’elezione alla segreteria del Partito socialista italiano alla conquista della presidenza del Consiglio, fino all’inchiesta di Mani Pulite e alla morte ad Hammamet, viene ripercorsa la storia di un uomo complesso anche attraverso le testimonianze inedite che fanno luce sugli incontri segreti con Antonio Di Pietro, sul rapporto controverso con Israele, sul ruolo dello IOR nel sistema delle tangenti e sulla rottura del monopolio della DC nelle relazioni con gli Stati Uniti.
La ricostruzione degli eventi che hanno segnato il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica sono al centro di ‘Bettino Craxi, il primo e ultimo giorno di una Repubblica’, che arriverà in libreria a marzo per Marsilio, in cui il giornalista e scrittore Filippo Facci rilegge un giorno che è stato evocato più volte come il principale simbolo di un decennio: quello in cui una folla inferocita davanti all’hotel romano Raphael investì Bettino Craxi con una pioggia di monetine che viene considerato nel libro come il palcoscenico, in qualche modo, del feroce debutto dell’antipolitica che avrebbe segnato la vita pubblica dei successivi decenni.
Caterina de’ Medici nel ritratto di Alessandra NecciPer Marsilio libro che restituisce la grandezza della sovrana
08 gennaio 202019:22
ALESSANDRA NECCI, CATERINA DE’ MEDICI (MARSILIO, PP 384, EURO 18,00). La complessa personalità di Caterina de’ Medici viene restituita in un inedito ritratto di Alessandra Necci che valorizza le doti politiche, la capacità di contare solo sulle proprie forze e l’amore per le cose belle della sovrana rinascimentale di incomparabile ingegno.
Abile nel valorizzare l’Italia del Rinascimento, sua terra d’origine, e le opportunità della Francia dei Valois, sua patria d’adozione, ‘Caterina de’ Medici – Un’italiana alla conquista della Francia’, viene raccontata nel libro pubblicato da Marsilio tra vicende personali e intrighi dinastici che fanno rivivere il clima di un’intera epoca.
La Necci, professore universitario e avvocato, che ha lavorato a lungo nelle istituzioni ed è stata consigliere per le Relazioni esterne del presidente del Senato, insignita dell’onorificenza di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal ministro della Cultura francese e di Cavaliere al merito della Repubblica italiana, ci mostra la grandezza di una donna che sembra incarnare il Principe di Machiavelli al femminile, capace di trovare un equilibrio tra Fortuna e Virtù.
Nata a Firenze nel 1519, rimasta orfana, “la Fiorentina”, come veniva chiamata Caterina de’ Medici, arriva a Marsiglia nel 1533 per sposare il secondogenito del re Francesco I, Enrico di Valois il quale ha però occhi solo per la sua amante, Diane de Poitiers.
Tenace, imperscrutabile, con grande capacità di autocontrollo, Caterina viene capita unicamente dal suocero, ma arriverà il tempo in cui si prenderà la sua rivincita. Morto Enrico governerà in nome dei figli ancora piccoli un regno che durerà circa trent’anni ponendo le basi per la nascita della Francia del Grand Siècle. In anni di guerre di religione fra cattolici e ugonotti, viaggerà tessendo rapporti e alleanze.
Nel libro l’autrice, che è segretario generale della Fondazione Necci, ci restituisce tra luci e ombre la personalità della sovrana mal compresa e avversata da contemporanei e posteri. “Ho affrontato le difficoltà senza farmi abbattere, senza chinare la testa, senza dichiararmi sconfitta. Ora capisco che non è stato abbastanza. Ma avrei combattuto comunque, anche se avessi saputo di essere destinata alla débacle. E, se non fossi stata donna e straniera, avrei vinto; ce l’avrei fatta” afferma nel libro Caterina de’ Medici che Alessandra Necci – autrice fra l’altro di ‘Il Diavolo zoppo e il suo Compare. Talleyrand e Fouché o la politica del tradimento’ e di ‘Donne di potere e di corte nell’Italia del Rinascimento’ – fa parlare con grande abilità narrativa e uno stile inconfondibile. “Si dice che il tempo passi: in realtà siamo noi, a passare. Il tempo non ha età, noi sì. E a nulla servono i ricordi , quando si tramutano in una sequenza di occasioni perdute”, dice la sovrana.
Le ‘Piccole donne’ si affacciano nel nuovo millennioAdattamento da Oscar di Greta Gerwig con Ronan, Streep, Chalamet
08 gennaio 202019:39
Non è mai facile adattare il proprio romanzo della vita, e la sfida si fa ancora più ardua quando si tratta di un cult come Piccole donne. L’impresa non ha spaventato una delle attrici e registe più interessanti della sua generazione, Greta Gerwig (già candidata agli Oscar per Lady Bird), che firma il settimo adattamento cinematografico del libro di Louisa May Alcott, pubblicato in due volumi nel 1868 e 1869 (che noi conosciamo come Piccole donne e Piccole donne crescono).Nel film, in arrivo in sala il 9 gennaio in 400 copie con Warner Bros, la storia delle sorelle March che ha ispirato le più diverse trasposizioni, anche per radio, teatro e tv (l’ultimo adattamento per il piccolo schermo è del 2017), trova una freschezza e un ritmo sorprendenti: le quattro protagoniste emergono come eroine moderne, attuali e al tempo stesso senza tempo. A aiutare la regista un cast di prim’ordine composto da Saoirse Ronan (già protagonista di Lady Bird) per la talentuosa e anticonformista Jo; Florence Pugh per l’inquieta e ambiziosa Amy; Emma Watson per la mite e giudiziosa Meg; Eliza Scanlen, per la sensibile e fragile Beth. Un nuovo idolo come Timothée Chalamet si cala nei panni del classico ‘principe azzurro’ Teodore ‘Laurie’ Laurence. Nel cast fra gli altri, Laura Dern per la capofamiglia Marmee (in assenza del marito in guerra), Meryl Streep per Zia March e Louis Garrel per il professor Friedrich Bhaer.Il film, ha già conquistato il pubblico (costato 40 milioni di dollari ne ha incassati finora oltre 80) e critica, con decine di candidature ai maggiori premi, dai Golden Globe (aveva 2 nomination per Gerwig e Ronan) ai Bafta (cinque nomination), ottenendo già vari riconoscimenti, fra gli altri, ai National Society of Film Critics Awards e agli Afi Awards dove ha vinto come miglior film dell’anno. Un viatico che lo rende tra i maggiori contendenti agli Oscar. Fra le scelte più riuscite di Greta Gerwig, quella di rimescolare l’ordine cronologico di Piccole donne e Piccole donne crescono, introducendoci alle sorelle March già adulte, per poi alternare momenti e fatti chiave della loro adolescenza, “in modo da far capire meglio chi sono e qual è il loro percorso” ha spiegato l’autrice.Un percorso nell’America della seconda metà dell’800, tra sogni, limiti e obblighi imposti alle donne: una prospettiva nella quale il matrimonio spesso era l’unica scelta possibile per una crescita economica e sociale “a meno che non si sia ricche” sottolinea la rigida Zia March. La figura centrale e iconica di Jo (in passato interpretata sul grande schermo, fra le altre, anche da Katharine Hepburn e Winona Ryder, convincente anche nella prova appassionata e libera di Saoirse Ronan), talentuosa scrittrice che non ci sta ad adeguarsi ai ruoli sociali scritti per il ‘gentil sesso’, diventa nella rilettura di Greta Gerwig anche uno specchio della stessa Louisa May Alcott: una donna indipendente e fiera, fra le prime in grado di difendere il controllo sulla propria opera. La regista regala anche un nuovo sguardo sulla sorella March in genere meno amata, Amy, della quale si evidenziano contraddizioni e vulnerabilità, nella performance sfaccettata di Florence Pugh.”Ho sempre considerato le sorelle March un po’ come mie sorelle” spiega Greta Gerwig introducendo in un videomessaggio il film. “Io sono diventata un’autrice grazie a Jo March e a Louisa May Alcott – aggiunge -. Come scrittrice la mia eroina è Jo March e come donna lo è Louisa May Alcott. Grazie per seguirmi in questo viaggio nel passato, che ci accompagna nel futuro”
Pitti Uomo: Chiara Boni debutta con linea maschileCapsule con 5 pezzi in jersey come la petite robe
FIRENZE08 gennaio 202020:54
– La giacca e i pantaloni sono in jersey elasticizzato, gli stretch Sensitive Fabrics, gli stessi utilizzati nelle petite robe femminili divenuti i capi di punta delle collezioni donna. I vestiti si possono così lavare in lavatrice senza essere stirati e sono sempre perfetti. Un nuovo modo di concepire il guardaroba maschile per Chiara Boni che debutta con la sua linea per l’uomo nell’ambito di Pitti con una presentazione nella nuova boutique monomarca aperta nella padronale Loggia Ruccellai a Firenze . Quello della stilista toscana è un concept fatto di 5 must haves: una giacca, tre camicie e i pantaloni. L’essenziale per il guardaroba di un uomo che ama viaggiare. La presentazione della capsule maschile è avvenuta nella terza boutique monomarca situata nella padronale Loggia Rucellai a Firenze: la capsule è stata realizzata nella gamma di tessuti per capi che si lavano anche in lavatrice, non si stirano e non si stropicciano. I pantaloni sono modello classico, con passanti, cinturino ed orlo a taglio vivo, con il dettaglio della piega stirata e chiusura nascosta. Il blazer è un modello sfoderato, super leggero, realizzato completamente a taglio vivo, che si adatta perfettamente alle linee del corpo accompagnandolo in ogni movimento. La camicia ha tre modelli, ognuna con la sua vestibilità classica o slim, bottoni asola o automatici, tinta unita o stampata, button down. Tutte le stampe strizzano l’occhio alla sartorialità, dall’iconico scozzese alla stampa a micro quadri. Le camicie modello Antonio, Amadeus e Leonardo sono perfette compagne di viaggio.
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Justin Bieber: “Ho la malattia di Lyme”
La rivelazione su Instagram, “per molti ero sotto droghe”
09 gennaio 202010:24
“Mi è stata diagnosticata la malattia di Lyme”. Justin Bieber ha rivelato in un post su Instagram il suo momento difficile. “Molte persone continuavano a dire che Justin Bieber sembrava una merda, che ero sotto metanfetamine, ma non si sono rese conto che mi recentemente mi è stata diagnosticata la malattia di Lyme, e anche una mononucleosi cronica che ha colpito la mia pelle, le funzioni del cervello e la mia salute in generale”, ha scritto in un lungo messaggio.
La popstar canadese ha poi aggiunto che tutto questo “sarà raccontato in una docu serie che pubblicherò a breve su Youtube”. Bieber spiega di aver vissuto “un paio di anni difficili” ma che con il giusto trattamento “tornerò e meglio di prima”. La malattia di Lyme è una malattia infettiva di origine batterica.
Ritratto di Caterina de’ MediciLibro di Alessandra Necci restituisce grandezza della sovrana
09 gennaio 202010:32
ALESSANDRA NECCI, CATERINA DE’ MEDICI (MARSILIO, PP 384, EURO 18,00). La complessa personalità di Caterina de’ Medici viene restituita in un inedito ritratto di Alessandra Necci che valorizza le doti politiche, la capacità di contare solo sulle proprie forze e l’amore per le cose belle della sovrana rinascimentale di incomparabile ingegno.
Abile nel valorizzare l’Italia del Rinascimento, sua terra d’origine, e le opportunità della Francia dei Valois, sua patria d’adozione, ‘Caterina de’ Medici – Un’italiana alla conquista della Francia’, viene raccontata nel libro pubblicato da Marsilio tra vicende personali e intrighi dinastici che fanno rivivere il clima di un’intera epoca.
La Necci, professoressa universitaria e avvocato, che ha lavorato a lungo nelle istituzioni ed è stata consigliere per le Relazioni esterne del presidente del Senato, insignita dell’onorificenza di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal ministro della Cultura francese e di Cavaliere al merito della Repubblica italiana, ci mostra la grandezza di una donna che sembra incarnare il Principe di Machiavelli al femminile, capace di trovare un equilibrio tra Fortuna e Virtù.
Nata a Firenze nel 1519, rimasta orfana, “la Fiorentina”, come veniva chiamata Caterina de’ Medici, arriva a Marsiglia nel 1533 per sposare il secondogenito del re Francesco I, Enrico di Valois il quale ha però occhi solo per la sua amante, Diane de Poitiers.
Tenace, imperscrutabile, con grande capacità di autocontrollo, Caterina viene capita unicamente dal suocero, ma arriverà il tempo in cui si prenderà la sua rivincita. Morto Enrico governerà in nome dei figli ancora piccoli un regno che durerà circa trent’anni ponendo le basi per la nascita della Francia del Grand Siècle. In anni di guerre di religione fra cattolici e ugonotti, viaggerà tessendo rapporti e alleanze.
Nel libro l’autrice, che è segretario generale della Fondazione Necci, ci restituisce tra luci e ombre la personalità della sovrana mal compresa e avversata da contemporanei e posteri. “Ho affrontato le difficoltà senza farmi abbattere, senza chinare la testa, senza dichiararmi sconfitta. Ora capisco che non è stato abbastanza. Ma avrei combattuto comunque, anche se avessi saputo di essere destinata alla débacle. E, se non fossi stata donna e straniera, avrei vinto; ce l’avrei fatta”, afferma nel libro Caterina de’ Medici che Alessandra Necci – autrice fra l’altro di ‘Il Diavolo zoppo e il suo Compare. Talleyrand e Fouché o la politica del tradimento’ e di ‘Donne di potere e di corte nell’Italia del Rinascimento’ – fa parlare con grande abilità narrativa e uno stile inconfondibile. “Si dice che il tempo passi: in realtà siamo noi, a passare. Il tempo non ha età, noi sì. E a nulla servono i ricordi, quando si tramutano in una sequenza di occasioni perdute”, dice la sovrana.
Pitti Uomo: Marras presenta divise Cagliari da L.B.M. 1911La squadra di calcio rossoblu festeggia il centenario
FIRENZE07 gennaio 202019:11
– Lo stilista Antonio Marras ha presentato le nuove divise che ha disegnato per il Cagliari Club, realizzate da Lubiam con il brand L.B.M.1911. L’azienda italiana leader nel menswear sartoriale d’alta gamma diventa così il fashion sponsor dei rossoblù per la storica stagione del centenario.
Le divise ufficiali della squadra sono state realizzate su misura con tessuti selezionati, 100% lana peso four seasons natural stretch, per una perfetta perfomance durante le trasferte. Per i giocatori è stato scelto un abito check, con giacca modello tre bottoni stirato a due, decostruita, con la spalla montata a camicia, dalla caduta naturale; un outfit ricercato che al contempo garantisce comfort ed estrema adattabilità ai movimenti. Il look è completato da pantaloni ad una pince e fondo con risvolto. La dirigenza invece indosserà un abito Principe di Galles fuso, con gilet doppiopetto e pantaloni con una pince. Entrambe le divise sono state personalizzate con una fodera speciale appositamente studiata per il centenario. I capi sono contraddistinti da dettagli squisitamente sartoriali, come impunture AMF, fezzini con asole aperte, bottoni pregiati.
Un connubio naturale quello tra il Cagliari Calcio e Antonio Marras, legati al territorio dal forte senso di appartenenza.
Anche la scelta di collaborare in questo progetto con il brand L.B.M.1911 non è stata casuale: un’azienda di tradizione centenaria, che ha già lavorato recentemente con il figlio di Antonio, Efisio, realizzando una capsule collection presentata proprio a Pitti a gennaio 2019.
Alla presentazione hanno partecipato rappresentanze dei dirigenti e della squadra, i vertici di Lubiam e Antonio Marras con sua moglie Patrizia.
Le ‘Piccole donne’ si affacciano nel nuovo millennioAdattamento da Oscar di Greta Gerwig con Ronan, Streep, Chalamet
09 gennaio 202010:40
– Non è mai facile adattare il proprio romanzo della vita, e la sfida si fa ancora più ardua quando si tratta di un cult come Piccole donne. L’impresa non ha spaventato una delle attrici e registe più interessanti della sua generazione, Greta Gerwig (già candidata agli Oscar per Lady Bird), che firma il settimo adattamento cinematografico del libro di Louisa May Alcott, pubblicato in due volumi nel 1868 e 1869 (che noi conosciamo come Piccole donne e Piccole donne crescono). Nel film, in arrivo in sala il 9 gennaio in 400 copie con Warner Bros, la storia delle sorelle March che ha ispirato le più diverse trasposizioni, anche per radio, teatro e tv (l’ultimo adattamento per il piccolo schermo è del 2017), trova una freschezza e un ritmo sorprendenti: le quattro protagoniste emergono come eroine moderne, attuali e al tempo stesso senza tempo.
A aiutare la regista un cast di prim’ordine composto da Saoirse Ronan (già protagonista di Lady Bird) per la talentuosa e anticonformista Jo; Florence Pugh per l’inquieta e ambiziosa Amy; Emma Watson per la mite e giudiziosa Meg; Eliza Scanlen, per la sensibile e fragile Beth. Un nuovo idolo come Timothée Chalamet si cala nei panni del classico ‘principe azzurro’ Teodore ‘Laurie’ Laurence. Nel cast fra gli altri, Laura Dern per la capofamiglia Marmee (in assenza del marito in guerra), Meryl Streep per Zia March e Louis Garrel per il professor Friedrich Bhaer.
Il film, ha già conquistato il pubblico (costato 40 milioni di dollari ne ha incassati finora oltre 80) e critica, con decine di candidature ai maggiori premi, dai Golden Globe (aveva 2 nomination per Gerwig e Ronan) ai Bafta (cinque nomination), ottenendo già vari riconoscimenti, fra gli altri, ai National Society of Film Critics Awards e agli Afi Awards dove ha vinto come miglior film dell’anno. Un viatico che lo rende tra i maggiori contendenti agli Oscar.
Fra le scelte più riuscite di Greta Gerwig, quella di rimescolare l’ordine cronologico di Piccole donne e Piccole donne crescono, introducendoci alle sorelle March già adulte, per poi alternare momenti e fatti chiave della loro adolescenza, “in modo da far capire meglio chi sono e qual è il loro percorso” ha spiegato l’autrice. Un percorso nell’America della seconda metà dell’800, tra sogni, limiti e obblighi imposti alle donne: una prospettiva nella quale il matrimonio spesso era l’unica scelta possibile per una crescita economica e sociale “a meno che non si sia ricche” sottolinea la rigida Zia March. La figura centrale e iconica di Jo (in passato interpretata sul grande schermo, fra le altre, anche da Katharine Hepburn e Winona Ryder, convincente anche nella prova appassionata e libera di Saoirse Ronan), talentuosa scrittrice che non ci sta ad adeguarsi ai ruoli sociali scritti per il ‘gentil sesso’, diventa nella rilettura di Greta Gerwig anche uno specchio della stessa Louisa May Alcott: una donna indipendente e fiera, fra le prime in grado di difendere il controllo sulla propria opera. La regista regala anche un nuovo sguardo sulla sorella March in genere meno amata, Amy, della quale si evidenziano contraddizioni e vulnerabilità, nella performance sfaccettata di Florence Pugh.
“Ho sempre considerato le sorelle March un po’ come mie sorelle” spiega Greta Gerwig introducendo in un videomessaggio il film. “Io sono diventata un’autrice grazie a Jo March e a Louisa May Alcott – aggiunge -. Come scrittrice la mia eroina è Jo March e come donna lo è Louisa May Alcott. Grazie per seguirmi in questo viaggio nel passato, che ci accompagna nel futuro”.
Malattia di Lyme, cosa è e come si trasmetteE’ un’infezione causata dal batterio Borrelia burgdogferi, trasmesso all’uomo dalla puntura di zecche, che dopo aver attaccato la pelle.
09 gennaio 202010:24
La malattia di Lyme, nota anche come borreliosi, è un’infezione causata dal batterio Borrelia burgdogferi, trasmesso all’uomo dalla puntura di zecche, che dopo aver attaccato la pelle.Trasmessa all’uomo dalla zecca detta ‘dei boschi’ o ‘della pecora'(Ixodes ricinus, che attacca anche caprioli, cani e altri mammiferi), l’infezione da Borrelia e’ caratterizzata da un eritema migrante, che si allarga introno al morso fino a raggiungere i 50 cm di diametro e compare dopo un periodo di incubazione da 5 a 30 giorni. Se riconosciuta nella fase iniziale guarisce quasi sempre con una terapia a base di antibiotico specifico. Se cronicizzata pero’ puo’ portare complicazioni a carico di cute, articolazioni, apparato nervoso e, piu’ raramente, cuore e sistema immunitario. Inoltre non pochi, soprattutto tra i bimbi, sono gli episodi di paralisi facciale.Il batterio e’ molto diffuso in Europa centrale e settentrionale. In Italia interessa soprattutto il Triveneto, con casi riportati in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Veneto. Sempre piu’ arrivano casi provenienti da regioni non tradizionalmente interessate come Toscana, Sardegna, Abruzzo.
