Ultimo aggiornamento 30 Gennaio, 2020, 13:30:08 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA TUTTE LE NOTIZIE IN TEMPO REALE
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA TUTTE LE NOTIZIE IN TEMPO REALE SEMPRE AGGIORNATE
DALLE 17:51 DI LUNEDì 27 GENNAIO 2020
ALLE 13:30 DI GIOVEDì 30 GENNAIO 2020
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Musica: a Paolo Fresu la cittadinanza onoraria di Matera
“Ha operato diversi contaminazioni con diversi generi musicali”
MATERA27 gennaio 2020 17:51
– “Musicista e compositore che si è distinto nel panorama musicale del jazz, operando contaminazioni con diversi generi musicali, molto legato alla città di Matera ed a progetti sviluppati con la partecipazione di giovani musicisti lucani, sulla scena musicale e creativa materana”. E’ questa la motivazione contenuta nella delibera che il Consiglio comunale della Città dei Sassi approverà in serata in occasione della consegna della cittadinanza onoraria a Paolo Fresu, proposta nei mesi scorsi dall’Onyx Jazz Club.
L’assemblea municipale si è riunita nell’Auditorium “Raffaele Gervasio”: al termine vi sarà anche un esibizione dello stesso Fresu, il quale ha annunciato ai giornalisti che nella scaletta è presente pure un brano inedito sulla Shoah. Il jazzista renderà omaggio anche a Federico Fellini, nel centesimo anniversario della nascita del regista. “Per me – ha detto Fresu – è un onore ed anche un modo per condividere questa onorificenza con il mio quintetto e con tutta la comunità materana”.
“Sono stato – ha ricordato – in questa città per la prima volta nel 1987, con la prima edizione del Gezziamoci, organizzato dall’Onyx Jazz Club che – ha sottolineato l’artista – in questi anni ha fatto grandi cose per la promozione del jazz e della musica in generale. In questi 30 anni – ha aggiunto Fresu – ho visto la città trasformarsi fino ai risultati raggiunti a livello internazionale con l’anno da Capitale europea della Cultura 2019”.
Medaglia al padre di Vasco Rossi, la madre ringraziaIl riconoscimento al genitore del cantautore, deportato nel 1943
MODENA27 gennaio 202018:57
– “Ringrazio tutti quelli che hanno lavorato per questa onorificenza, ringrazio da parte mia e da parte di Vasco, mio figlio. Spero tanto che ‘Carlino’ da lassù veda questa bella festa”. Con queste parole in prefettura a Modena Novella Corsi, mamma novantenne di Vasco Rossi, ha commentato la consegna della medaglia d’Onore a suo marito Carlo Giovanni Rossi, detto ‘Carlino’, tra i soldati italiani deportati in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel campo di Dortmund Stalag, perché si rifiutò di combattere per i tedeschi, Carlo Giovanni Rossi restò dal settembre dal 1943 all’ottobre 1945. Morì nel 1979 a 56 anni. Ad accompagnare, nel giorno della memoria, Novella Corsi da Zocca, paese che ha dato i natali al rocker, è stato il figlio del Blasco, Luca. “È stato Vasco che ha voluto questo riconoscimento e l’estate scorsa abbiamo saputo che avrebbero dato la medaglia – ha detto Corsi – Vasco è stato molto contento, era molto affezionato al papà che non ha potuto vedere tutta la sua carriera”.
Auguri Paperica! Topolino celebra Vincenzo MollicaCon una storia speciale disegnata da Giorgio Cavazzano
29 gennaio 202009:37
polino celebra il compleanno di Vincenzo Mollica, una delle più grandi e apprezzate firme del giornalismo televisivo, con un omaggio a fumetti: una nuova avventura a fumetti di Paperica, il più iconico giornalista di Paperopoli. Zio Paperone, Paperica e l’intervista definitiva è il titolo della storia disegnata da Giorgio Cavazzano e sceneggiata da Fausto Vitaliano sul numero 3349 in edicola da mercoledì 29 gennaio.
Come ricordato da Alex Bertani, direttore di Topolino, nel suo editoriale del numero 3348, Vincenzo Mollica è un grande amico del magazine ed è “grazie a lui e alle sue genuine intenzioni, se tutti quanti abbiamo scoperto film, romanzi, musicisti, fumetti e anche tanto altro!”. Il giornalista a fine febbraio “appenderà il microfono al chiodo” ed è proprio questo lo spunto da cui si origina Zio Paperone, Paperica e l’intervista definitiva.
Torna dunque in scena Paperica, un bizzarro cronista con la passione per il mondo del cinema, omaggio a Vincenzo Mollica, nato dalla matita del maestro Giorgio Cavazzano nel 1995 con la storia Paperino Oscar del centenario (pubblicata su Topolino 2074).
“Con Vitaliano abbiamo deciso di creare questa storia come gesto d’affetto nei confronti di Vincenzo, che per me è stato un vero amico” commenta il maestro Giorgio Cavazzano. “La nostra è una bella amicizia che dura tuttora e spero che questo gesto e che questa storia gli facciano piacere. Vincenzo è sempre stato un vulcano di idee e mi ha dato un sacco di opportunità straordinarie, come quando ha lasciato il mio numero di telefono a Federico Fellini: senza di lui non sarei mai entrato in contatto con il grande maestro!”.
Tra gli ospiti del Festival anche il tenore Vittorio GrigoloCanterà E Lucevan Le Stelle e Bohemian Rapsody
27 gennaio 202020:22
– Anche Vittorio Grigolo sarà, secondo indiscrezioni, tra gli ospiti del festival di Sanremo nella serata finale di sabato 8 febbraio. Sul palco dell’Ariston il tenore toscano interpreterà E Lucevan Le Stelle dalla Tosca di Giacomo Puccini e Bohemian Rhapsody dei Queen sotto la direzione del maestro Diego Basso.
Benigni premiato a Parigi, vi regalo il mio cuorePrix Lumière alla carriera. Riconoscimenti a Ladj Ly e Polanski
28 gennaio 202009:40
“Grazie, ecco il mio cuore, ve lo regalo, potete farne ciò che volete”. E’ l’emozione di Roberto Benigni, che ha ricevuto a Parigi il premio alla carriera dalla giuria dei Prix Lumières, assegnati ogni anno dall’associazione della stampa estera nella capitale francese, per la sua opera “intensa e poetica”. “E’ magnifico ricevere questo riconoscimento nel Paese che è il tempio del cinema e che crea nella gioia la cultura”, ha aggiunto il premio Oscar, atteso come superospite al Festival di Sanremo. Omaggio speciale anche al regista Costa-Gavras per il suo contributo all’influenza globale del cinema francese. Principali vincitori della serata sono stati Roman Polanski per il suo ultimo film “J’accuse” (L’ufficiale e la spia) e soprattutto “Les Misérables” di Ladj Ly, selezionato per gli Oscar per il miglior film straniero. Polanski, assente alla cerimonia e al centro di nuove polemiche per accuse di violenze sessuali, è stato premiato per la regia per il suo film, Gran premio della giuria della Mostra di Venezia a settembre, dedicato all’affaire Dreyfus. Premio della giuria a Cannes, “Les Misérables” di Ladj Ly è stato premiato con tre trofei Lumières (film, sceneggiatura e rivelazione maschile per Alexis Manenti). Trasmessa dall’Olympia a Parigi in diretta su Canal +, la cerimonia ha anche premiato “Ritratto della ragazza in fiamme” di Céline Sciamma con due riconoscimenti (migliore attrice per Noémie Merlant e miglior immagine per Claire Mathon). Roschdy Zem è stato premiato come miglior attore per la sua interpretazione in “Roubaix, une lumière” (Oh mercy!) di Arnaud Depleschin, mentre Nina Meurisse è stata incoronata rivelazione femminile in “Camille” di Boris Lojkine. Il premio Lumiere per il documentario è andato a “M” di Yolande Zauberman e quello per l’animazione a “I lost my body” (Dov’è il mio corpo) di Jérémie Clapin, in corsa per gli Oscar. Il trofeo per la migliore musica è stato assegnato ad Alexandre Desplat per “Adults in the Room” di Costa-Gavras. “Nevada” di Laure de Clermont-Tonnerre ha vinto il premio per il primo lungometraggio e “It must be heaven” (Il paradiso probabilmente) di Elia Suleiman quello per la migliore coproduzione internazionale.
Ferro, Canterò Mia Martini e ModugnoIntervista a se stesso su Instagram
28 gennaio 202009:56
– Ferro intervista Ferro. A pochi giorni dal suo debutto come ospite fisso al Festival di Sanremo, il cantautore si diverte a pubblicare sulla sua pagina Instagram un’intervista doppia di cui è assoluto protagonista nei panni dell’intervistato e dell’intervistatore. “Ma tu l’avresti mai detto che avresti fatto tutte e 5 le serate di Sanremo?”, chiede Tiziano Ferro all’altro se stesso che risponde: “Neanche sotto tortura”. Contento di fare parte del cast di Sanremo? “Di più di quello che lascio intravedere. E ho detto tutto”. Nel dialogo a due, svela anche qualche dettaglio sulla sua partecipazione. “Ho due idee: la prima è cantare alcuni dei miei successi, poi vorrei cantare alcune delle canzoni che hanno ‘fatto’ i miei Sanremo. Che sono entrate nella mia vita direttamente dalle porte del Teatro Ariston”. Ci sarà “Mia Martini. Niente come lei che guardava la galleria dell’Ariston mentre ci gridava addosso Almeno tu nell’universo. E noi le credevamo tutti. E poi Modugno”. Alla parola “duetti”, scherza, dicendo di voler portare sua mamma. Poi conferma che si esibirà con Massimo Ranieri. “1988. Perdere l’amore. Lui termina la sua prima esibizione, il salotto di casa mia cade nel silenzio più assoluto e mio padre dice ‘questo vince’. E io da quel giorno penso che voglio essere come lui”. Ferro annuncia anche una sorpresa: “Presenterò un progetto completamente nuovo e inatteso per quanto mi riguarda: un documentario. Un progetto sul quale lavoro da anni e che uscirà a giugno, per Prime Video. Un’opera che mi racconta, alla luce dei 40 anni quasi compiuti e che nasce dall’urgenza di dire qualcosa in più di me, rispetto a quello che tutti sanno già. Il titolo sarà: FERRO”.
Mostre: ‘La rivoluzione siamo noi’, 150 opere a PiacenzaCollezionismo italiano contemporaneo dall’1/2 in un nuovo spazio
PIACENZA28 gennaio 202010:35
– Nasce a Piacenza, nell’edificio ex Enel della Fondazione di Piacenza e Vigevano, ‘XNL Piacenza Contemporanea’, un centro culturale interamente dedicato all’arte contemporanea. Ad inaugurarlo sarà la mostra ‘La Rivoluzione siamo noi. Collezionismo italiano contemporaneo’, in programma dall’1 febbraio al 24 maggio.
L’esposizione, curata da Alberto Fiz, presenta oltre 150 opere tra dipinti, sculture, fotografie, video e installazioni di autori quali Piero Manzoni, Maurizio Cattelan, Marina Abramovic, Tomás Saraceno, Andy Warhol, Bill Viola, Dan Flavin, provenienti da 18 collezioni d’arte, tra le più importanti in Italia, che indagano trasversalmente movimenti, stili e tendenze della contemporaneità.
Il percorso si completa alla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, dove una serie di lavori di artisti tra cui Ettore Spalletti, Wolfgang Laib, Fabio Mauri, Gregor Schneider, Pietro Roccasalva, dialoga con i capolavori dell’Ottocento e del Novecento.
Massarini, Dear Mister FantasyA 10 anni da uscita, per raccontare con la musica chi eravamo
28 gennaio 202011:15
CARLO MASSARINI, DEAR MISTER FANTASY (Rizzoli, pp.480, 49 euro). Un libro “personale e generazionale insieme”: così Carlo Massarini definisce il suo “Dear Mister Fantasy. Foto-racconto di un’epoca musicale in cui tutto era possibile. 1969-1982”, in libreria dal 28 gennaio con Rizzoli in una rinnovata edizione a 10 anni dalla prima uscita. Il libro – che rievoca l’esperienza del programma Rai Mister Fantasy, in cui Massarini portò in tv la “musica da vedere” – non è pensato solo per gli appassionati: attraverso foto, aneddoti, incontri ed emozioni legati al rock, agli artisti (circa 250, tra grandi e di nicchia), ai concerti storici, l’autore infatti racconta i sogni e le scoperte di chi era giovane tra il 1970 e il 1980 e l’Italia di quegli anni.
“La memoria è un bisogno vitale. Perdere o dimenticare le nostre radici, il nostro vissuto e quello degli altri ci lascia impoveriti e senza riferimenti. Nell’affrontare la scrittura, come anche i miei programmi radio-tv, cerco sempre di stare sul doppio binario: raccontare il presente ricollegandolo al passato, per poter immaginare il futuro”, spiega Massarini. “Purtroppo il presente digitale ci sommerge di notizie, spesso fake, e tende a farti pensare che tutto quello che succede ora è fondamentale. Non è così, è un’epoca di enorme superfluità”. Questo racconto per immagini e parole è la colonna sonora di molti, come se la nostra vita scorresse tra le pagine. “La musica è potente, ha contribuito a cambiare il corso della storia più volte. E’ la forza comunicativa più universale che esista. E’ la colonna sonora, ma anche un fattore emotivo integrato nel DNA nella nostra esistenza. E il periodo degli anni 70/primi 80, che racconto in prima persona, non come una enciclopedia ma come un foto-diario di bordo, l’ho condiviso con i miei coetanei. Per questo dico che è un libro personale e generazionale insieme”, afferma.
Cosa c’è di diverso in questa edizione? “140 pagine e relative foto in più: ho scelto di includere anche artisti che non ho fotografato, come Battisti, De Andrè, Gaber, Pink Floyd. E ho trovato degli inediti dimenticati straordinari: per tutti un’intervista a Zappa che è stato puro piacere riascoltare, a partire dal titolo: ‘La stupidità è come l’idrogeno. E’ ovunque'”. Con l’obiettivo di rivolgersi a tutti – “A quelli che c’erano, e che magari non li conoscono o non se li ricordano tutti, e a coloro che sono curiosi di sapere cosa e chi c’è stato”, dice – Massarini affronta con sguardo personale un periodo denso di fasi diverse ma piene di creatività e coraggio, un’epoca in cui “tutto era possibile”. E oggi invece? “‘Tutto era possibile’ perché il territorio era ancora vergine, perché il rock conosceva il suo boom, perché a poco a poco è cresciuta l’ambizione di essere originali, di lasciare una traccia nella storia. Adesso, dopo un processo strisciante di omologazione, i diversi sono più ghettizzati di prima, non si vuol fare arte ma streaming, il livello culturale è forse più allargato, ma sicuramente meno fertile di quegli anni. Chi va ‘in destinazione ostinata e contraria’, come De Andrè, è guardato male. E poi, non ci sono più le Case Discografiche di una volta. Oggi è tutto così istantaneo che puoi diventare una star di YT in un giorno, ma anche scomparire il successivo”.
C’è ancora spazio per l’approfondimento musicale in tv? “Nel servizio pubblico non c’è un solo programma di cultura e approfondimento musicale. Quattro anni fa hanno chiuso su Rai5 Ghiaccio Bollente, nonostante 30mila persone avessero firmato una petizione che chiedeva alla Rai di non chiuderlo. Quello che i dirigenti non capiscono è che è la narrazione che fa la differenza. Tu puoi catturare l’ascolto anche di un non-esperto quando racconti una storia significativa in una maniera anticonvenzionale, competente, appassionata”.
Tra Sabrina Salerno a Sanremo, e, cambiando contesto, il dibattito su Craxi e la sua figura, le sembra che stiamo assistendo a una rinnovata “voglia” degli anni ’80? “E’ un fenomeno ciclico: nei momenti difficili si torna sempre col pensiero ai ricordi migliori e si lascia fuori il peggio. Quegli anni erano sicuramente divertenti, colorati e creativi, uscivamo dagli anni di piombo, eravamo più ricchi o quantomeno ci sentivamo tali, c’era un’esplosione tecnologica con la partenza della rivoluzione digitale. Insomma, c’era più fiducia nel futuro. E’ questo che ci manca, adesso”.
Musei: visite a Firenze, da Memoriale Auschwitz a BartaliTorna Domenica metropolitana il 2/2
FIRENZE28 gennaio 202012:23
FIRENZE28 gennaio 202012:23
– Ci sono anche il Memoriale di Auschwitz, il museo del ciclismo Gino Bartali e il museo Zeffirelli tra i luoghi visitabili il 2 febbraio a Firenze in occasione de La Domenica metropolitana fiorentina. L’iniziativa permette attività e visite guidate gratuite nei musei civici fiorentini e in Palazzo Medici Riccardi per i residenti nella Città metropolitana di Firenze. In molti casi è obbligatoria la prenotazione.
Tra i luoghi visitabili anche il Museo della Misericordia, Palazzo Vecchio, la Torre di Arnolfo, il Museo Stefano Bardini, la Fondazione Salvatore Romano, il Museo Novecento, e la Cappella Brancacci. Al momento della prenotazione, spiega una nota, è possibile riservare un solo appuntamento nel corso della giornata per un massimo di cinque persone.
Giochi: Barbie calva o con vitiligine in serie FashionistasAll’insegna dell’ inclusività, Ken ha capelli lunghi e rossi
28 gennaio 202013:37
– Barbie annuncia l’espansione della sua linea di bambole Fashionistas, nuove bambole inclusive in arrivo. La linea Barbie Fashionistas include una bambola senza capelli, una con vitiligine, una con protesi dorata, un Ken dai capelli lunghi e fluenti e il primo Ken dai capelli rossi. Le nuove bambole si uniscono a più di 170 diverse dolls all’interno di questa gamma dal 2015.
Barbie Fashionistas è la linea entro la quale il brand Barbie offre più diversità e inclusione, le bambine possono scegliere fra una varietà di tonalità di pelle, colori di occhi, texture e colori di capelli, look. La seriea è stata creata con l’intento d ispirare le bambine a trovare una bambola che si rivolga a ciascuna di loro. Nel corso degli ultimi cinque anni, la linea si è evoluta per essere ancor di più il riflesso del mondo che le bambine vedono intorno a loro, introducendo più di 170 nuovi look. Sono compresi modelli più incarnati, colori e texture di capelli, colori degli occhi e lineamenti del viso. Differenti forme del corpo tra cui Tall, Petite, Curvy e una doll con un busto più piccolo, un punto vita meno definito e braccia più robuste. Dolls che riflettono disabilità permanenti, inclusa una bambola con una protesi e una con sedia a rotelle e rampa di risalita. Look di Ken rinnovati con una varietà di carnagioni, corpi, colori degli occhi e acconciature. Mattel ora offre Barbie doll che sono disponibili in 5 tipologie di corporatura, 22 carnagioni, 76 acconciature, 94 colori di capelli e 13 colori di occhi. Ken è disponibile in 4 corporature, 18 tipi di lineamenti, 13 incarnati, 9 colori di occhi e 22 colori di capelli. Nel 2020 Barbie continuerà a rappresentare l’inclusività e le diversità a livello globale nel comparto delle fashion dolls, proponendo una visione di bellezza e di moda multidimensionale, aggiungendo altri modelli. Come la bambola senza capelli (bold), riflesso del trend dell’hairstyle che dalle passerelle delle sfilate di moda arriva fino alle strade del centro. Se una bambina, per qualunque motivo, sta subendo la perdita dei capelli, può vedersi comunque rappresentata nella sua bambola preferita. Una doll dall’incarnato più scuro e con una protesi dorata.
Da Brera a Pompei, dagli Uffizi al ColosseoIl 2 febbraio torna la domenica gratuita nei musei
28 gennaio 202013:47
– Torna il 2 febbraio la #domenicalmuseo, reintrodotta e resa permanente dal ministro di beni culturali e turismo Dario Franceschini, con l’ingresso gratuito in tutti i musei e i parchi archeologici statali e in quelli comunali che aderiscono all’iniziativa. Aperti e free tutti i musei e le aree archeologiche più prestigiose, dal Colosseo a Pompei, dalla Pinacoteca di Brera agli Uffizi, Capodimonte, La Reggia di Caserta Ma anche molto di più e l’iniziativa è ghiotta proprio per scoprire i tantissimi gioielli della cultura offerti dal territorio: dalla casa museo di Gabriele D’Annunzio a Pescara al tempio delle tavole palatine a Bernalda in Basilicata; dal museo e parco archeologico nazionale di Scolacium in Calabria all’area archeologica di Conza, in Campania. E ancora dagli Scavi di Oplontis, sempre in Campania all’Abbazia di Pomposa a Codigoro, in Emilia Romagna; dal Palazzo di Teodorico a Ravenna al museo archeologico di Aquileia; dalla Torre di Cicerone a Civitavecchia al Museo etrusco di Villa Giulia a Roma; dal Museo preistorico dei Balzi Rossi di Ventimiglia, in Liguria al santuario di Minerva di Breno, in Lombardia. L’elenco completo degli istituti coinvolti è consultabile all’indirizzo http://www.beniculturali.it/domenicalmuseo
Vasco Rossi, non fatevi incantare da sirene autoritarieIl rocker ringrazia via social per la medaglia al padre
BOLOGNA28 gennaio 202014:58
– “Sono orgoglioso e fiero, e anche un po’ commosso per questo riconoscimento. E’ molto importante ricordare gli orrori, le sofferenze, le vite che sono state sacrificate per la libertà e per la democrazia, soprattutto in questi periodi nei quali le sirene autoritarie e demagogiche tornano a farsi sentire così forte per incantare le masse con i loro slogan facili”. Mentre guarda le luci della città di Los Angeles, Vasco Rossi manda via social i ringraziamenti per la medaglia al valore conferita ieri a suo padre Giovanni Carlo, internato nel lager nazista di Dortmund perché rifiutò di combattere con i tedeschi. La medaglia è stata ritirata ieri a Modena dalla madre Novella Corsi.
“Ricordiamo che libertà e democrazia sono state conquistate a prezzo di enormi sofferenze – ha detto ancora – perché non vorrei che i miei figli dovessero rivedere cose così orribili.
Meditate gente, state svegli e non fatevi incantare”.
Valentina di Crepax, nudità e rivoluzioneIn sala il documentario sull’icona femminile dei fumetti
29 gennaio 202009:38
“Valentina è bella come Louise Brooks, disturbante come un taglio di Fontana, consapevole come una lirica di Bob Dylan e libera come la musica di Charlie Parker. Elegante e sofisticato sogno erotico per gli uomini e simbolo di indipendenza, fascino e seduzione per le donne”. Così a Roma Giancarlo Soldi, regista di ‘Cercando Valentina. Il mondo di Guido Crepax’ sintetizza il suo film-documentario prodotto e distribuito a febbraio da Bizef. Un viaggio in questa figura dei fumetti nata negli anni Sessanta con tanto di anima rivoluzionaria, come quella del suo creatore Guido Crepax, portata avanti attraverso trasgressione e nudità. La stessa operazione, con i dovuti distinguo, fatta da Tinto Brass e Milo Manara, entrambi, proprio come Crepax, col cuore a sinistra.Ci troviamo a Milano a fine anni Sessanta, una città internazionale dove arte, musica, design, cinema e moda si contaminano e cercano il più possibile la rottura di ogni schema. Qui il solitario e casalingo Guido Crepax intercetta, come una spugna, tutte le novità del mondo che lo circonda e anticipa il futuro. Valentina, pubblicata dalla storica rivista Linus, sarà così un po’ il suo alter ego: fotografa, sognatrice, colta, trasgressiva e aperta al piacere, più che ai sentimenti, la donna con il famoso caschetto alla Louise Brooks diventa ben presto un’icona amata da più generazioni.
Nel film di Soldi poi a un certo punto il mondo del fumetto prende vita e Philip Rembrandt, che nelle storie di Valentina è l’amante della fotografa, diventa presenza reale e ci conduce alla ricerca di tutti coloro che l’hanno amata e capita. Da qui, nel docu, gli interventi dei familiari come Luisa, Antonio, Caterina e Giacomo Crepax e poi quelli di Daniele Barbieri, Tinto Brass, Paolo Boccara, Francesco Casetti, Annamaria Gandini, Riccardo Vianello, Salvatore Gregorietti, Milo Manara, Rita Marcotulli, Mario Martone, Lucio Morawetz Giovanni Mastrangelo Maria Mulas, Josè Muñoz, Denis Santachiara ed Elena Stancanelli.”Milano, Via De Amicis 45, c’è scritto sulla carta d’identità di Valentina – dice il regista – , ma l’indirizzo è quello di Guido Crepax. Lei dunque abitava in realtà il suo sogno, il suo cassetto, la sua matita, la sua fantasia. Crepax è Valentina. Per cui sono partito da lì e dalla Milano che in quegli anni aveva artisti capaci di raccontare il mondo contemporaneo, e Guido Crepax – continua Giancarlo Soldi -, è stato un protagonista di quel magico incrocio di coincidenze che ha portato alla modernità”. Del film, scritto insieme a Stefania Casini, “testimone di quel periodo di liberazione femminile” e con la collaborazione di Marco Lodoli, dice infine il regista: “Per raccontare l’euforia di quegli anni, mi è sembrato necessario utilizzare stili espressivi con registri diversi, tecniche miste, dalle riprese ricolorate, a omaggi ad artisti sperimentali come la celebre performance di Ives Klein citata da Crepax in una storia di Valentina”. VAI A TUTTE LE NOTIZIE DI TECNOLOGIA Home Mappa del sito ACQUISTA SU AMAZON
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Luna nera, serie fantasy al femminile
Su Netflix tre registe donne (Comenicini, Nicchiarelli, Randi), da libro Triana
28 gennaio 202019:38
Ambientazione seicentesca, stregoneria e magia nera, amore e pregiudizi, cultura machista e paura del diverso. Sbarca il 31 gennaio su Netflix la terza serie originale italiana della piattaforma: si tratta di “Luna nera”, un fantasy tutto al femminile che vede dietro la macchina da presa tre registe (Francesca Comencini, Susanna Nicchiarelli e Paola Randi), basato sul romanzo “Le città perdute. Luna nera” di Tiziana Triana (Sonzogno) , primo libro della saga. La scrittrice ha anche lavorato alla sceneggiatura degli episodi insieme a Francesca Manieri (“Il miracolo”), Laura Paolucci (“L’amica geniale”) e Vanessa Picciarelli (“Bangla”).
Prodotta da Fandango, ambientata nell’Italia del XVII secolo, “Luna nera” ruota in sei puntate attorno ad Ade (Antonia Fotaras, giovane attrice astro nascente già vista nella serie tv Rai Il nome della rosa con John Turturro Ndr), una levatrice di 16 anni accusata di stregoneria, dopo la morte di un neonato che trova rifugio in una misteriosa comunità di donne al limitare del bosco. La ragazza dovrà scegliere fra l’amore impossibile per Pietro (Giorgio Belli), figlio del capo dei Benandanti, e il proprio destino che potrebbe portarla a diventare una leader delle ‘mistiche’ compagne; senza dimenticare il potere della Chiesa e la minaccia dell’esercito dei ‘Furiosi’.- “È una storia universale – fa notare Comencini (già tra i registi di Gomorra) – la stregoneria, o meglio il fenomeno che ha visto tante donne accusate e uccise. Per questo è durato secoli, non si è saputo per lungo tempo nulla di loro, non abbiamo il numero delle vittime. La parola è oggi diventata di grande attualità a partire dagli anni ’70. Ritengo che ogni donna, vecchia o giovane che sia, che non sta dentro certi recinti, con famiglia o senza, lavoratrice o meno che sia, ma che si sente semplicemente libera di essere se stessa e non ha nessuna intenzione di rimanere un passo indietro, rischi di essere bollata così. Luna nera è una storia di donne, che in un mondo mistico e ribelle vengono perseguitate per la loro forza”.Abbiamo voluto rappresentare la loro forza, ribellione, oltre alla fatica, e non perché siano deboli, ma in quanto coraggiose, è una storia di riscatto”.
Oltre ad Antonia Fotaras nel ruolo della protagonista Ade, nel cast troviamo Giada Gagliardi (interpreta Valente), Adalgisa Manfrida (Persepolis), Manuela Mandracchia (Tebe), Lucrezia Guidone (Leptis), Federica Fracassi (Janara) e Barbara Ronchi (Antalia). Poi ancora Giorgio Belli (Pietro), Gloria Carovana (Cesaria), Giandomenico Cupaiolo (Sante), Filippo Scotti (Spirto), Gianmarco Vettori (Nicola), Aliosha Massine (Benedetto), Nathan Macchioni (Adriano), Roberto De Francesco (Marzio Oreggi), Martina Limonta (Segesta), Giulia Alberoni (Petra), Camille Dugay (Aquileia) e Gaetano Aronica (padre Tosco).
“Nel racconto – dice Susanna Nicchiarelli (Nico, 1988) – c’è l’elemento reale della persecuzione delle streghe, di donne di cui non si comprendeva la diversità, ma mettiamo in scena anche la fantasia, con le protagoniste che sanno uscire dalla loro condizione di vittime della storia. Si uniscono, combattono e riescono a liberare le altre donne”. Un progetto entusiasmante – aggiunge Paola Randi, (Nastro d’argento per Tito e gli alieni).
Ci sono state fra tutte noi libertà e compartecipazione”. Nelle 16 settimane di riprese, si è girato anche in varie location del Lazio, come il castello di Montecalvello appartenuto negli anni ’60 a Balthus.
Luna nera, nonostante l’epoca dell’ambientazione “si rivolge alle nuove generazioni: possiamo ricollegarci al nostro presente per poter ancora una volta sottolineare cosa voglia dire la paura del diverso, l’ignoranza, la ricerca del capro espiatorio – osservano ancora la scrittrice e le registe – e parità di diritti, temi di grande attualità”. Il produttore Domenico Procacci chiosa: “E’ la la prima volta che Fandango si misura con un fantasy, in verità in Italia non se ne fanno quasi per niente. Luna nera è anche un atto di coraggio”.
A S. Cecilia Brunello e Bach, i capolavori per violoncelloSecondo appuntamento con i capolavori del genio del ‘700
28 gennaio 202015:15
– Secondo appuntamento, mercoledì 29 gennaio (ore 20:30, Auditorium Parco della Musica), con il violoncellista Mario Brunello che a Santa Cecilia sta presentando l’esecuzione integrale delle sei Suites per violoncello, delle tre Sonate e delle tre Partite per violino composte da Bach facendo precedere in ogni concerto la spiegazione dei brani scelti.
Il musicista di Castelfranco Veneto, considerato tra i massimi interpreti contemporanei della letteratura violoncellista, proporrà la Partita per violino n. 1 e la Partita per violino n. 3, eseguite su violoncello piccolo, strumento che assomiglia a un violoncello, ma accordato come il violino, molto di moda negli anni Venti del Settecento ma scomparso quasi del tutto verso la fine dello stesso secolo. Il programma sarà completato dalla Suite per violoncello n. 6.
Mario Brunello suona un prezioso violoncello Maggini dei primi del Seicento al quale affianca negli ultimi anni il violoncello piccolo a quattro corde per il quale ha sviluppato un profondo interesse. Nello scorso autunno l’etichetta Arcana ha pubblicato la sua nuova incisione al violoncello piccolo delle Sonate e Partite di Bach per violino solo, che inaugura la “Bach Brunello Series”.
Paul Bocuse, lo chef rivoluzionarioBiografia di Belleret a pochi giorni da declassamento Michelin
28 gennaio 202016:07
– ROBERT BELLERET, PAUL BOCUSE. LO CHEF, IL MITO (Giunti, pp. 249, 18 euro) Si sarebbe indignato, infuriato magari, di certo rattristato, oppure chissà, magari avrebbe alzato le spalle e si sarebbe lasciato consolare dalla convinzione di essere diventato uno dei migliori al mondo nel suo mestiere e di averne cambiato per sempre la storia: non sapremo mai come avrebbe reagito Monsieur Paul Bocuse, scomparso due anni fa ultranovantenne, alla notizia della recentissima perdita di una delle tre stelle Michelin, per 54 anni mantenute da L’auberge du Pont de Collonges, il suo ristorante storico.
E ora che sta per uscire la prima biografia del celeberrimo cuoco francese, dal titolo “Paul Bocuse. Lo chef, il mito”, in libreria dal 31 gennaio con Giunti, se lo chiede anche il suo autore, Robert Belleret. Del resto, afferma lo scrittore e giornalista, “per questo cuoco partito dal nulla e senza diploma, pioniere in tanti ambiti, capace di portare gli chef fuori dall’anonimato, le tre stelle contavano tanto quanto il suo titolo di Miglior operaio di Francia, ottenuto nel 1961”.
Il libro, che ripercorre la straordinaria carriera di Bocuse fin dagli inizi, assomiglia a un romanzo, più che a una classica biografia: nelle pagine infatti Belleret, che ha scritto il volume dopo numerose interviste allo chef, agli amici e collaboratori, ha saputo delineare a 360 gradi la figura del grande e iconico cuoco famoso in tutto il mondo, narrando dei suoi sogni, le stranezze, i viaggi e il suo savoir faire, svelandone la tenacia, la personalità eclettica, la capacità di anticipare i tempi.
“Detronizzando la locanda del Pont de Collonges, è una certa immagine della grande cucina francese che la guida Michelin intacca”, afferma all’editore italiano Belleret, “Dopo la locanda de l’Ill, gestita dalla famiglia Haeberlin in Alsazia, locale amico e molto vicino a Paul Bocuse, declassato l’anno scorso, così come il savoiardo Marc Veyrat, altra figura mediatica e grande ammiratore di Bocuse, sembrerebbe che la guida voglia attaccare una generazione portatrice di una certa tradizione, privilegiando i prodotti e le relazioni senza preoccuparsi troppo di moda e creatività”.
Quello che è certo è che nessuno, nemmeno i giudici della temutissima guida Michelin che hanno deciso di declassare il suo ristorante, potranno mai togliere a Bocuse il merito di aver valorizzato nell’alta cucina il gusto del vero e dell’autentico, di aver posto con forza l’accento sulla qualità delle materie prime e sui prodotti locali e “popolari” dei mercati, ma anche di aver saputo comunicare la sua rivoluzione culinaria a tutti, dagli addetti ai lavori alle casalinghe nei programmi tv.
Elodie, io irrequieta, vivo fuori da comfort zone”Mi piacciono le sfide e al festival vado a fare la ‘favolosa’”
29 gennaio 202009:33
“Altro che comfort zone, preferisco allargarmi, mettermi alla prova, prendere gli schiaffi dalla vita: sono un’irrequieta di natura e non ho paura del giudizio”. Elodie si presenta al suo secondo festival di Sanremo, con l’incalzante brano Andromeda – scritto per lei da Mahmood e Dardust -, più grintosa che mai. E pronta a cambiare pelle e a sperimentare. Partita come interprete classica, con gli ultimi lavori – complice anche l’amore che la lega al rapper Marracash – si è avvicinata pian piano all’hip hop, in una versione molto personale di pop-rap, senza disdegnare anche un po’ di swing, di urban, di soul. E tutto questo è finito nel suo nuovo album “This is Elodie”, in uscita il 7 febbraio (per Island Records), con un’inedita anteprima streaming dal 31 gennaio.”Il titolo che ho scelto è il modo che ho di affermare me stessa e quello che sono diventata, io figlia di padre italiano e madre della Antille francesi, espressione del melting pot culturale. E’ un disco inclusivo con sfumature diverse”, racconta Elodie, che si è ormai affrancata dall’etichetta di ex talent (partecipò ad Amici nel 2015, arrivando seconda) e negli ultimi due anni ha lavorato molto sulla strada da prendere a livello artistico.”E’ più di un disco, è quello che sono in questo momento, è quello che mi piace cantare, ballare e condividere: potrebbe essere tranquillamente una playlist del mio telefono, anche perché sono fan di tutti gli ospiti e dei produttori con cui ho lavorato”. Molti, infatti i duetti presenti: da Gemitaiz a Fabri Fibra, da Lazza a Ernia e Margherita Vicario, passando per The Kolors, Ghemon e lo stesso Marracash. E tra i produttori, oltre a Dardust, figurano anche Takagi e Ketra, Neffa, Michele Canova e Big Fish. Per arrivare ai sedici brani del disco, Elodie ne ha selezionati oltre 70 in due anni. “Un lavorone, ma volevo essere più che convinta di quello che facevo”.Oltre ai successi Nero Bali, Margarita e Pensare Male, c’è anche un omaggio al suo compagno, con una versione piano e voce di Niente canzoni d’amore. “Ero un po’ timorosa a fargliela ascoltare, ma poi mi ha fatto i complimenti”. A Sanremo, dove per la cover ha scelto Adesso tu di eros Ramazzotti accompagnata dal pianista Aeham Ahmad, approdò già nel 2017 e ne conosce l’atmosfera. “Più c’è tensione, più io me ne frego. Non vado per prendere una coccarda da appuntare sul petto, ma per far sì che la mia canzone duri più del festival. Tutti gli occhi puntati addosso… e quando mi ricapita. Vado lì a fare la ‘favolosa’”, scherza con il suo accento romano che stona un po’ con l’aria da francese raffinata che la contraddistingue. “Lo so, mi diverte giocare con le contraddizioni. Mi piace essere femminile, ma anche un po’ coattella”.E in un festival che sulle donne sta giocando una partita importante dice: “Per me essere donna è un regalo. Rispetto al passato molti passi avanti sono stati fatti ma ancora tanti ce ne sono da fare. Penso che lo strumento migliore per crescere, capirsi e poter evolvere sia la comunicazione, il dialogo, se manca quello mancano le basi. Ci vuole tempo e pazienza”. Non manca il riferimento alle polemiche su Junior Cally: “Ho letto qualche estratto dei suoi testi e sicuramente utilizza parole forti… il linguaggio musicale sa e può essere aggressivo e crudo come quello cinematografico, in molti film si racconta di fatti scabrosi e nessuno se ne stupisce o si indigna… non penso si possa considerare una canzone come un’istigazione alla violenza”.
Moda: couture in bianco e nero per Nino LettieriEvento fashion a Palazzo Ferrajoli per 10 anni Altaroma
28 gennaio 202016:38
– Con una statica a Palazzo Ferrajoli a Roma, dove ha mostrato la sua nuova collezione di haute couture, lo stilista campano Nino Lettieri ha festeggiato dieci anni con Altaroma. La capsule di dieci abiti è stata abbinata ai gioielli in diamanti, zaffiri, rubini e smeraldi del marchio di alta gioielleria De Parme Design, disegnato dalla principessa d’Olanda Margherita di Borbone Parma. Gli abiti di Lettieri rispecchiano tutti i crismi della sartoria di alta moda: volumi ampi per gonne sontuose con piccole code, vita segnata, corpetti scolpiti, tessuti esclusivi e pregiati, ricami disposti a disegni geometrici. Pettinature con eleganti chignon firmati dal maestro dell’hair style Sergio Valente. Centinaia gli ospiti che hanno ammirato le creazioni di Lettieri, tra i quali Gabriella Carlucci, lo stilista Alviero Martini Elena Russo, Jane Alexander, Fanny Cadeo, Beppe Convertini, Metis Di Meo, Alessia Fabiani, Miriam Fecchi. I tre tableaux vivants sono stati presentati con l’accompagnamento musicale live dalle violiniste, Angelika e Martina de La Semicroma.
Nino D’Angelo, nel 2020 un libro, un album e un tour’Il poeta che non sa parlare’, “così mi definì la mia maestra”
28 gennaio 202016:52
– S’intitola ‘Il poeta che non sa parlare’ il nuovo progetto di Nino D’Angelo che si articolerà in un libro, un album-raccolta con qualche inedito e uno spettacolo di teatro canzone, nato e pensato sullo stile di Giorgio Gaber.
Un tour che il musicista già definisce “intimo e poetico, nel segno dei grandi sentimenti e dei valori. Dopo le ultime tournée ora ho voglia di un rapporto più personale con il pubblico, mi piacerebbe quasi sussurrare a tutti le mie canzoni, mettendomi come si dice a nudo”. “La scaletta – precisa – verterà sul repertorio di oggi con canzoni come ‘O pate, Senza giacca e cravatta, Si turnasse a nascere, senza tralasciare alcuni tra i più vecchi successi”.
Sarà un grande appuntamento dal vivo, sulla scia del successo riscosso, per esempio, nel 2013 quando D’Angelo si esibì al Teatro San Carlo di Napoli con il melodramma ‘Memento-Momento’, dedicato al cantautore e compositore Sergio Bruni con il maestro Roberto De Simone che curò la composizione strutturale cameristica, oppure quando fece registrare nel 2017 il tutto esaurito allo stadio San Paolo di Napoli per festeggiare i 60 anni. Il libro invece raccoglierà una serie di aneddoti sulla vita e sulla carriera artistica di D’Angelo, ma anche la narrazione di episodi legati al privato.
L’artista intanto è al lavoro sul nuovo disco: “Nel corso della mia vita ho scritto tante canzoni, alcune di successo, altre invece non hanno avuto il giusto tributo. L’opera sarà una raccolta con alcuni inediti. Sono un uomo libero e come sempre mi affiderò al mio istinto”. Quanto al titolo, racconta, “ai tempi della scuola la maestra mi disse: Tu sei un poeta che non sa parlare, arrivi al cuore anche quando ti esprimi male.
Questa frase mi è rimasta impressa da allora ed è ora di condividerla con il mio pubblico”.
Venduti all’asta tre water di Frank SinatraQuelli dell’hotel di Atlantic City dove ha vissuto
NEW YORK28 gennaio 202017:04
– Utilizzare lo stesso gabinetto di Frank Sinatra è un’opportunità che capita una volta nella vita e per alcuni dei suoi fan vale migliaia di dollari. Tre wc di una suite del Golden Nugget Casino di Atlantic City dove la star usava alloggiare, infatti, sono stati battuti all’asta per oltre 11mila dollari. Il magnate dei casinò Steve Wynn ha selezionato decorazioni da tutto il mondo per arredare la gigantesca suite da oltre 550 metri quadrati dove dormiva Sinatra, che ha cantato per diversi anni nell’hotel. Nessun altro poteva dormire nella camera in sua assenza, come ha raccontato alla Cnn David Berenblilt, della casa d’aste che ha battuto gli oggetti. Uno dei servizi, in marmo italiano con la seduta dorata a forma di conchiglia, è stato venduto per 4.250 dollari, mentre altri due per 3.500 e 3.750 dollari.
Virus Cina, Bocca: per il turismo contraccolpo immediatoPer il presidente di Federalberghi i “danni saranno gravi”
28 gennaio 202017:55
“Per il turismo il contraccolpo è già stato immediato ma ci stiamo preparando a contare danni ancora più gravi. E non saranno perdite indifferenti, possiamo già dirlo. Sono infatti convinto che ancora non abbiamo percepito la vera dimensione del problema e che ancora non la sappiamo assolutamente tutta la storia. Penso che purtroppo il peggio debba ancora venire: anche perché visto il numero degli abitanti della Cina, il numero di contagiati e morti è molto basso. Noi di cancellazioni e disdette ne stiamo già vedendo moltissime, anche io personalmente all’interno del mio gruppo, specialmente a livello di gruppi e tour operator. Per il mercato cinese sarà un anno molto complicato”. Così il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca parlando, commenta gli effetti negativi della diffusione del Coronavirus sul mondo dei viaggi e del turismo.”La nostra speranza è che il fenomeno rimanga circoscritto in Cina – prosegue Bocca – Se i contagi si allargassero in tutta Europa questo significherebbe metterci in difficoltà anche su tutti gli altri mercati. Penso ad esempio al mercato americano, che è molto sensibile a questi fenomeni. Se cominciassimo a parlare di casi a Parigi, casi a Londra, casi in Italia gli americani si tirerebbero indietro senza dubbio”. “Il mercato del Far East – continua il presidente degli albergatori italiani – per gli alberghi in questo periodo di bassa stagione (che corrisponde al loro Capodanno in cui viaggiano molto) è molto importante ed è una grossa fonte di business. Le dico che ieri abbiamo avuto una cancellazione di 50 camere per febbraio… Poi bisogna considerare che è un danno per gli alberghi di fascia lusso (perché il turista individuale è un turista con alta capacità di spesa) – considera ancora Bocca – ma anche per tutti gli alberghi di fascia medio-alta perché i gruppi spendono di meno sull’accomodation e spendono tantissimo nello shopping, altro settore che sarà molto danneggiato”. “L’altra cosa molto importante – conclude – è che nella causale delle cancellazioni specificano che è il loro Governo a non farli partire. Quindi anche a livello di rimborsi, essendoci una causa di forza maggiore, sarà un disastro”.
Il manoscritto delle streghe, fantasy drama su SkyCon Teresa Palmer e Matthew Goode. Dal 29 gennaio il mercoledì
28 gennaio 202017:55
– Lei giovane accademica appassionata di alchimia, nonché strega che ha rinnegato la sua vera natura.
Lui affermato genetista che è anche un affascinante vampiro vecchio 1500 anni. Il loro amore impossibile e la missione che li accomuna metteranno a rischio la pace secolare stabilita tra le creature soprannaturali. In arrivo su Sky Atlantic e in streaming su Now tv A Discovery of Witches – Il manoscritto delle streghe, il fantasy drama a tinte gotiche Sky Original dal 29 gennaio su Sky Atlantic, alle 21.15 tutti i mercoledì.
Protagonisti Teresa Palmer (Knight of Cups, La battaglia di Hacksaw Ridge) e Matthew Goode (Stoker, A Single Man, Downton Abbey).
Nell’adattamento televisivo della saga bestseller di Deborah Harkness, Trilogia delle anime, Diana Bishop (Teresa Palmer), storica dell’università di Oxford, abita un mondo in cui streghe, vampiri e demoni vivono e lavorano al fianco degli umani, nascosti in bella vista. Anche Diana è una strega, discendente di una delle congreghe più potenti al mondo. Ma il brutale omicidio dei suoi genitori, avvenuto quando era solo una bambina, la porta a rinunciare al suo magico retaggio e a dedicarsi anima e corpo agli studi. Durante le sue ricerche, Diana si imbatte però in un antico e polveroso manoscritto custodito nella Bodleian Library di Oxford, all’interno del quale è nascosto un pericoloso mistero. Questa scoperta la costringerà a venire a patti con la sua vera natura e a incrociare il cammino dell’enigmatico genetista Matthew Clairmont (Matthew Goode), nonché vampiro millenario. Con l’intento di proteggere il magico libro e di risolvere il mistero contenuto al suo interno, per i due inizia un viaggio, e un’alleanza, che metteranno a dura prova la già precaria pace intessuta tra streghe, vampiri e demoni, ma che li avvicinerà sempre di più, coinvolgendoli in una relazione che va contro ogni regola.
Mostre: uno ‘Zoo di carta’ nella Bologna dell’IlluminismoFino al 30/4 ‘ritratti di animali’ nell’Italia del Settecento
BOLOGNA28 gennaio 202018:11
– ‘Zoo di Carta. La diffusione delle immagini zoologiche dell’Histoire naturelle di Buffon nell’Italia del Settecento’ è il tema della mostra in programma alla Biblioteca di Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale, a Bologna, dal 28 gennaio al 30 aprile.
La mostra, curata da Pierangelo Bellettini, direttore di San Giorgio in Poggiale, offre una selezione di 132 illustrazioni zoologiche (sulle 200 della Collezione completa) recentemente acquisite dalla Biblioteca di San Giorgio in Poggiale, tutte stampate a Bologna negli anni Ottanta del XVIII secolo ad opera dei calcografi Antonio Cattani e Antonio Nerozzi. Pubblicazioni che grande fortuna ebbero nel corso del Settecento, in piena epoca illuminista, quando si diffusero in tutta Europa traduzioni e imitazioni dell”Histoire naturelle’ di Georges-Louis Leclerc conte di Buffon. In esposizione quasi una collezione di figurine ante litteram: gatti d’Angora, iene, barboncini, formichieri, raffigurati ora su sfondi naturalistici, ora in ambientazioni domestiche.
Ciak per Robert Pattinson, è ‘The Batman’Regia di Matt Reeves, maxi cast, in sala nel 2021
29 gennaio 202009:33
Sarà un pipistrello più aristocratico e diafano nell’aspetto di quelli visti sul grande schermo fino ad oggi, ma una cosa è certa: al buio è abituato da tempo. Sono iniziate le riprese di “The Batman” della Warner Bros. Pictures, diretto da Matt Reeves (i film “Il pianeta delle scimmie”), e Robert Pattinson (l’imminente “Tenet, “The Lighthouse”, “Good Time”) interpreta il vigilante e detective di Gotham City, Batman, e il miliardario Bruce Wayne.
Al fianco di Pattinson, recitano nei panni di personaggi famosi e famigerati di Gotham, la brava e sofisticata Zoë Kravitz (“Animali fantastici: i crimini di Grindelwald”, “Mad Max: Fury Road”) nel ruolo di Selina Kyle; Paul Dano (“Love & Mercy”, “12 anni schiavo”) nel ruolo di Edward Nashton; Jeffrey Wright (i film di “Hunger Games”) nel ruolo di James Gordon del GCPD; John Turturro (i film di “Transformers”) è di Carmine Falcone; Peter Sarsgaard ( “Black Mass – L’ultimo gangster”) nel ruolo del Procuratore Distrettuale di Gotham, Gil Colson; Jayme Lawson (“Farewell Amor”) è la candidata sindaco Bella Reál, con Andy Serkis (i film “Il pianeta delle scimmie”, “Black Panther”) nel ruolo di Alfred; e Colin Farrell (“Animali fantastici e dove trovarli”) in quello di Oswald Cobblepot.
Il film è prodotto da Reeves e Dylan Clark mentre Simon Emanuel, Michael E. Uslan, Walter Hamada e Chantal Nong Vo sono i produttori esecutivi. Il team creativo di Reeves che lavora dietro le quinte, include il direttore della fotografia nominato all’Oscar Greig Fraser (“Lion – la strada verso casa”, l’imminente “Dune”); il suo scenografo de “Il pianeta delle scimmie”, James Chinlund; i montatori William Hoy (i film “Il pianeta delle scimmie”) e Tyler Nelson (“Rememory”); il supervisore ai VFX premio Oscar, Dan Lemmon (“Il libro della giungla”); il supervisore SFX nominato all’Oscar, Dominic Tuohy, (“1917”, “Star Wars: L’ascesa di Skywalker”); il sound mixer nominato all’Oscar, Stuart Wilson (“1917”, il franchise di “Star Wars”); la costumista premio Oscar, Jacqueline Durran (“1917”, “Piccole donne”, “Anna Karenina”) ed i costumisti Glyn Dillon (la saga di “Star Wars”) e David Crossman (“1917”, la serie “Star Wars”); la hair designer Zoe Tahir (l’imminente “No Time to Die”, “Spectre”); e la truccatrice nominata all’Oscar, Naomi Donne (“1917”).
Batman è una creazione di Bob Kane con Bill Finger. Basato su personaggi della DC, “The Batman” uscirà nelle sale nel 2021 e sarà distribuito in tutto il mondo dalla Warner Bros. Pictures.
Villetta con ospiti, tutti molto ‘cattivi’In sala la commedia noir di De Matteo con Giallini e Gallo
29 gennaio 202010:21
In ‘Villetta con ospiti’, film diretto da Ivano De Matteo e che si svolge in sole ventiquattro ore, c’è una famiglia borghese piena zeppa di scheletri nell’armadio, di veri peccatori. E questo vale purtroppo anche per chi circonda questo nucleo familiare compreso il prete e il poliziotto.
Ci troviamo in una plumbea villetta benestante nel Nord Est d’Italia, una casa ai confini con il bosco dove la natura mette in scena le crudeli ordinarie dinamiche della sopravvivenza.
All’interno della villa si consuma un’inaspettata tragedia: un ragazzo innocente, rumeno, viene ucciso perché scambiato per ladro, ma nessuno in questa piccola comunità protagonista della storia si sente davvero colpevole di quello che è appena accaduto o, forse, a nessuno conviene denunciare la verità. Questi i protagonisti del film in sala dal 30 gennaio con Academy Two: Giorgio (Marco Giallini), sposato con Diletta (Micaela Cescon), con la quale ha due figli, gestore della proprietà della ricca moglie e fervente fedifrago. Anche se, va detto, pure Diletta ha le sue colpe. Nella villa è poi presente occasionalmente un’assistente domestica, Sonja (Cristina Flutur), che ha un figlio adolescente Adrian (Ioan Tiberiu Dobrica). Tra gli altri protagonisti, il goloso ortopedico De Santis (Bebo Storti), il commissario Panti (Massimiliano Gallo) e il lussurioso sacerdote Don Carlo (Vinicio Marchioni).
Scritto da De Matteo, insieme alla compagna Valentina Furlan, anche stavolta il regista attinge alla realtà ed esattamente allo scottante tema delle armi e della legittima difesa. Dicono i due sceneggiatori: “Ci aveva colpito un fatto efferato di cronaca accaduto in un contesto perbene e così abbiamo pensato di raccontare, con candore e leggerezza, una storia cattiva. L’abbiamo ambientata nel Nordest – aggiungono – perché nella provincia ricca c’è più l’idea di difendersi, anche se fatti così succedono ovunque”.
Nel film che guarda dichiaratamente a ‘Seven’, ma anche ad ‘Ascensore per il patibolo’ di Louis Malle, e in generale ai noir degli anni Cinquanta, spiega il regista: “Parto sempre dalla famiglia con l’idea che, alla fine, in questa istituzione nessuno è salvabile, neppure il mio stesso figlio che a un certo punto potrebbe ubriacarsi e uccidere qualcuno. È – continua – racconto in fondo una storia di ordinaria follia che instilla comunque il dubbio a tutti noi. Vale a dire: che cosa avrei fatto io al posto loro?”. Conclude De Matteo che ha annunciato che il suo prossimo film potrebbe trattare del rapporto di un padre con una figlia adolescente, “non mi metto neanche in questo film certo a giudicare, ma quello che in caso vorrei dalle istituzioni è che mi mettessero in condizione di non dovermi trovare in una situazione così”. Per il disincantato Marco Giallini, infine, il vizio capitale della contemporaneità: “È il fatto che tutti oggi si sentono più colti, pensano di sapere tutto, come capita sempre di vedere sui social. E questo è un vero e proprio schifo”.
Mostre: Helmut Newton. Works, retrospettiva alla Gam TorinoA cura di Matthias Harder, 68 fotografie in 4 sezioni
TORINO29 gennaio 202010:54
– La Gam – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino apre la stagione espositiva 2020 con la retrospettiva ‘Helmut Newton. Works’, promossa dal 30 gennaio al 3 maggio dalla Fondazione Torino Musei e prodotta da Civita Mostre e Musei, con la Helmut Newton Foundation di Berlino. Il progetto espositivo è di Matthias Harder, direttore della fondazione tedesca, che ha selezionato 68 fotografie con lo scopo di presentare un’ampia panoramica della carriera del grande fotografo: ritratti a personaggi come Andy Warhol, Gianni Agnelli, Paloma Picasso, Catherine Deneuve, Anita Ekberg, Claudia Schiffer e Gianfranco Ferrè, servizi per importanti campagne di moda. Un insieme di opere che hanno raggiunto milioni di persone grazie anche alle riviste e ai libri su cui sono apparse.
Nel percorso della mostra, in quattro sezioni, si spazia dagli anni Settanta con le numerose copertine per Vogue sino all’opera più tarda con il bellissimo ritratto di Leni Richensthal del 2000.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
A teatro, le dittature di Canetti e l’Apologia della Pozzi
In scena anche Timi, Cristicchi, Piroso e il debutto di Ghost
29 gennaio 202010:55
– “La commedia della vanità” del Premio Nobel Elias Canetti secondo Claudio Longhi, con Fausto Russo Alesi; “Ghost Il Musical” per Federico Bellone; e Antonello Piroso con “I nostri primi, splendidi 60 anni”, tutti a Roma. E poi Filippo Timi nel suo “Skianto”, tra Milano e Torino; Elisabetta Pozzi in “Apologia” dell’anglosassone Alexi Kaye Campbell, diretta da Andrea Chiodi, a Napoli; e Simone Cristicchi nel “Manuale di volo per uomo”, a Genova: sono alcuni degli spettacoli teatrali in scena nel prossimo week end.
Finissage Aurora Eterna, 100 anni di classe italianaStoria dell’azienda a confronto con eventi politici e culturali
29 gennaio 202012:46
– Una storia di 100 anni di bellezza e qualità del Made in Italy a confronto con i principali eventi politici, sociali e culturali del Paese: chiude a Torino il 31 gennaio “Aurora Eterna”, mostra organizzata e ideata da Officina della Scrittura in occasione dei primi cento anni della celebre azienda torinese di penne. Al finissage, sono attesi tra gli altri anche Gian Giacomo Della Porta, Régis Gonzalez e Leonardo Gaffo e alcuni degli artisti che hanno contribuito con le loro opere alla realizzazione della mostra. Il percorso, a cura di Cécile Angelini e allestito negli spazi di Officina della Scrittura, è suddiviso per decadi in cui il dialogo avviene tra due linee del tempo, il mondo di Aurora e l’aurora del Mondo, mentre una penna iconica si relaziona con opere d’arte, oggetti di design e documenti storici.
Tante le penne imperdibili e storiche che il visitatore potrà ammirare nell’itinerario della mostra: direttamente dagli anni ’20 arriva la R.A.00 (Rientrante Aurora), una piccolissima penna stilografica in ebanite di nemmeno 6 centimetri pensata per essere portata al polso dalle debuttanti; al decennio successivo appartiene la R.A.3 Egizia, laminata d’oro con fregi che ricordano l’antico Egitto. L’Asterope che si apre e si chiude con una sola mano dedicata agli uomini d’affari è degli anni ’40, mentre risale al 1947 l’Aurora 88, la straordinaria penna creata con Marcello Nizzoli e tuttora in produzione. Non potevano mancare dagli anni ’60 la mitica Auretta, frutto della collaborazione con Albe Steiner né tantomeno le iconiche Hastil e Thesi disegnate da Marco Zanuso negli anni ’70 e da allora esposte al Moma di New York. Infine le creazioni più recenti: Ipsilon, la penna dal fermaglio inconfondibile realizzata in collaborazione con Giampiero Bodino; Optima, l’attualizzazione di una penna degli anni ’30 caratterizzata da un’originale greca sull’anello e infine una Giuseppe Verdi, simbolo delle creazioni più prestigiose e più preziose della maison. Nell’ultima decade figurano le lettere scritte a mano con una penna Aurora da artisti e autori italiani e internazionali, da Emilio Isgrò a Giulio Paolini.
Mostre: a Roma arriva “Banksy, a visual protest”Al Chiostro del Bramante artista dialoga con Raffaello
29 gennaio 202012:57
– La guerra, la ricchezza e la povertà, gli animali, la globalizzazione, il consumismo, la politica, il potere, l’ecologia affrontati con un linguaggio sferzante, anticonformista, che rifiuta le regole del sistema e si rivolge al pubblico senza filtri: le opere dell’artista in incognito più celebre al mondo arrivano al Chiostro del Bramante nella mostra “Banksy a visual protest”, ideata da Madeinart in collaborazione con 24 Ore Cultura e allestita dal 21 marzo al 26 luglio.
Da Love is in the Air a Girl with Balloon, da Queen Vic a Napalm, da Toxic Mary a HMV, dalle prove di stampa per il libro Wall & Piece ai progetti discografici per le copertine di vinili e CD: in un percorso rigoroso, sono esposte circa 80 opere di Banksy databili dal 2001 al 2017, che dialogano con l’architettura cinquecentesca progettata da Donato Bramante, in un confronto dialettico tra antico e contemporaneo. La mostra propone al pubblico tutto il mondo di Banksy, documentando le tecniche utilizzate nei suoi lavori (stampe su carta o tela, olio o acrilico su tela, spray su tela, stencil su metallo o su cemento, sculture di resina polimerica dipinta o di bronzo verniciato) e le tematiche affrontate.
Insieme al progetto espositivo, il Chiostro del Bramante presenta, nel cinquecentenario della morte di Raffaello, anche l’iniziativa #ARTisalwaysCONTEMPORARY: un progetto di sensibilizzazione, per proporre un dialogo inedito, a 5 secoli di distanza, tra Banksy e il maestro rinascimentale, con l’obiettivo di dimostrare quanto l’arte sia sempre contemporanea. Chi visita la mostra avrà dunque la possibilità non solo di conoscere Banksy ma anche di ammirare, salendo al primo piano del Chiostro, l’affresco di Raffaello Sibille e Angeli, commissionato all’artista da Agostino Chigi nel 1515 come parte della decorazione della Basilica di Santa Maria della Pace e visibile da una grande finestra nella Sala delle Sibille.
Cercasi direttori, bando per 13 postiFranceschini richiama i licenziati. Torna domenica gratis, per sempre
29 gennaio 202020:54
“Oltre 10 milioni di visitatori in più in cinque anni di riforma, l’autonomia ha dato risultati che sono sotto gli occhi di tutti, si va avanti così”. Il ministro della cultura Franceschini presenta alla stampa estera il nuovo bando per l’assunzione di direttori di prestigio internazionale da destinare ai musei statali resi autonomi dalla legge che porta il suo nome. E l’occasione è buona per rivendicare il successo delle sue iniziative, dall’autonomia gestionale estesa a 32 istituti, alle domeniche gratuite al museo che dopo la parziale cancellazione decisa dal predecessore Bonisoli da oggi tornano in grande stile, rese stabili da un decreto annunciato alle Camere in Question Time. “In cinque anni hanno portato nei musei 17 milioni di persone, in qualche domenica più di quante ne entravano allo stadio per una partita di serie A”, sottolinea soddisfatto rivendicando forse con un significato più ampio rispetto alla cultura “il bisogno di stabilità degli italiani”. La nuova fase della riforma arrivata con il secondo mandato del politico ferrarese alla guida del ministero del Collegio Romano restituisce l’autonomia alle Gallerie dell’Accademia di Firenze, al Museo Nazionale Etrusco e al Parco Archeologico dell’Appia a Roma e riporta in sella i tre direttori “licenziati” tra le polemiche da Bonisoli.Mentre estende ancora l’autonomia gestionale e scientifica promuovendo 8 nuovi istituti, dall’Archeologico di Cagliari al Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila; dal Complesso napoletano dei Girolamini che dopo l’incresciosa vicenda della razzia di libri cerca una nuova vita, al Palazzo Reale di Napoli. E ancora, il Vittoriano e Palazzo Venezia che a Roma diventano un unico complesso museale e anzi -annuncia il ministro- potranno forse contare su un collegamento sotterraneo grazie alla nuova fermata della metropolitana che secondo un progetto condiviso con il comune di Roma dovrebbe consentire l’ingresso diretto nei due palazzi “sul modello del Louvre”. Promosso a Matera il Museo Nazionale, dove la sfida sarà tesaurizzare il successo della città Capitale della Cultura; promosso in Calabria il Parco Archeologico di Sibari, devastato anni fa dall’alluvione di fango e reso lontano dalla mancanza di efficienti collegamenti (“Una sfida da vincere” rilancia il ministro). Premiata, infine, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, ricca di tesori.Otto sfide che cercano otto direttori manager in grado di promuoverle come hanno fatto colleghi italiani e stranieri in tante realtà da Capodimonte a Brera, anche se Franceschini “per non far torto a nessuno” non fa nomi. Mentre servono professionisti per coprire i posti resi vacanti da pensioni, spostamenti e rinunce: a Roma per la Galleria Borghese (Anna Coliva andrà in pensione a giugno) e per il Museo Nazionale Romano (Anna Maria Porro è passata a dirigere la Soprintendenza Speciale) a Ostia per il Parco Archeologico(andrà in pensione anche Anna Rosa Barbera). E poi alle Gallerie nazionali delle Marche dove Peter Aufreiter se ne andato sbattendo la porta contro la mancanza di certezze della passata gestione (“Con l’Austria nessuna polemica” giura il ministro) per tornare al museo della tecnica di Vienna. Infine Palazzo Ducale di Mantova, dove Peter Assmann, nell’incertezza ha preferito lasciare per Innsbruck e i Musei del Tirolo. Franceschini evita le polemiche, preferisce concentrarsi sui visitatori “cresciuti di più rispetto a quelli di altri paesi confrontabili con il nostro”. Un cronista dell’Associated Press gli ricorda le polemiche seguite al primo concorso e quelle più recenti per le decisioni di Bonisoli: “Come pensate di riconquistare la fiducia dei candidati stranieri?”. Lui non si scompone: “Chi viene in Italia sa che farà un’esperienza straordinaria”, risponde sottolineando poi che le condizioni oggi sono più certe rispetto al 2014. Domani come cinque anni fa l’annuncio sarà sulle pagine dell’Economist. Il capo dei ministri pd ha fretta di tornare a Palazzo Chigi: “Mi aspetto tante candidature di italiani e stranieri. Nella cultura la nazionalità non vuol dire nulla, conta il merito”.
Emma, la prima volta da ospite al festivalAll’Ariston il 4 febbraio, celebra 10 anni di carriera
29 gennaio 202015:09
– Emma Marrone sarà ospite della serata di apertura del Festival di Sanremo, martedì 4 febbraio.
Vincitrice di Sanremo 2012 con il brano “Non è l’inferno”, co-conduttrice nell’edizione 2015 al fianco di Carlo Conti, Emma nel suo decimo anno di carriera torna a calcare il palco dell’Ariston, per la prima volta come ospite.
La cantante, oltre a presentarsi insieme al cast del nuovo film di Gabriele Muccino, Gli anni più belli, in cui interpreta il ruolo di Anna, si esibirà portando dal vivo un brano estratto dal suo ultimo album “Fortuna” e un medley dei suoi più grandi successi.
Scamarcio, padre criminale dal cuore melòIn sala dal 6 febbraio Il ladro di giorni di Guido Lombardi
29 gennaio 202019:35
Revenge movie, film di formazione e sicuramente di relazioni tra padre e figlio, ‘Il ladro di giorni’ firmato da Guido Lombardi e tratto dal suo romanzo omonimo (Feltrinelli). Il film, passato alla Festa del Cinema di Roma e in sala dal 6 febbraio con Vision Distribution, parte tra le montagne del Trentino e racconta l’incontro dopo sette anni di un ragazzino, Salvo (Augusto Zazzaro) con Vincenzo (Riccardo Scamarcio) il padre appena uscito di galera. Salvo, undici anni, vive infatti con gli zii dopo la morte della madre. Il giorno della sua prima comunione, mentre gioca a pallone con gli amici, compare inaspettatamente a bordo campo un uomo che scoprirà essere suo padre.Salvo non lo vede da troppo tempo per riconoscerlo subito ovvero da quando due carabinieri lo avevano portato via dalla loro casa in Puglia. Ora Vincenzo, appena uscito di prigione, ha deciso di trascorrere qualche giorno con il figlio e parte con lui verso il sud. Il ragazzino è diffidente e curioso allo stesso tempo verso questo padre dai modi spicci e armato di pistola. Ma durante questo viaggio lungo l’Italia Salvo imparerà a conoscere suo padre e ad essere meno diffidente e Vincenzo a provare affetto per questo figlio mai davvero vissuto.”Questo film non è un crime, ma un melò – ci tiene a dire Scamarcio -. Leggendo il copione ho subito pensato al film di Zeffirelli, ‘Il campione’, dove c’è appunto il rapporto tra un boxeur e un bambino. Un film che emozionava e faceva piangere. Un genere, il melò, che purtroppo in Italia non si usa fare più perché si preferisce fare film più asciutti”. E va detto che proprio su questo genere si è formato l’attore, che ha interpretato tanti ruoli da maledetto ma non manca di cuore tenero: “Ho tanto amato ‘Elephant Man’ o film come ‘Nuovo Cinema Paradiso’ di Tornatore che avrò visto almeno ventisei volte, ogni volta, lo confesso, piangendo”. E sempre da Scamarcio, attore e produttore, la sua idea di cinema : “per me il cinema è un’alchimia – dice – che si basa anche sui rapporti di amicizia e affinità. Oggi nell’ambiente sono tutti professionisti e il cinema italiano è finito”.Dice infine il regista Guido Lombardi, nato a Napoli nel 1975 e che ha collaborato, tra gli altri, con Abel Ferrara e Paolo Sorrentino: “Spero si capisca che questo film è solo una favola nera, un melò, per niente un film realistico. Quando ero piccolo – aggiunge – a scuola il primo della classe aveva il compito di mettere alla lavagna una linea che divideva buoni e cattivi: mi hanno sempre interessato le ragioni del superamento di quella linea”. Nel cast del film, prodotto da Indigo , Bronx Film con Rai Cinema e Minerva Pictures Group con il sostegno di ben tre film commission (Trentino, Campania e Apulia), anche Massimo Popolizio, Giorgio Careccia, Vanessa Scalera, Carlo Cerciello e Rosa Diletta.
Gualazzi, io anima divisa tra pop e jazzIn gara con Carioca. “Ho un piano”, nuovo album dopo 4 anni
29 gennaio 202019:37
Un’anima divisa a metà, tra il jazz – primo e immenso amore – e il pop. Tra la passione per un genere considerato di nicchia in Italia e la necessità di farsi ascoltare da tanti. Raphael Gualazzi, dopo quattro anni dall’ultimo disco (Love Life Peace del 2016), torna a proporre le sue sperimentazioni, le sue evoluzioni pianistiche, superando confini e orizzonti. E lo fa ripartendo dal festival di Sanremo, per la sua quarta volta all’Ariston, con Carioca, un brano lontano dall’immagine che si ha di lui, tra atmosfere urban e cubane, che promette ritmo e divertimento sul palco ed è contenuto nel nuovo progetto “Ho un piano”, in uscita il 7 febbraio per Sugar.”Il brano lo ha scelto lo stesso Amadeus, al quale ho fatto sentire tutto il progetto”, rivela Gualazzi. “All’estero sono percepito più come musicista jazz (e per questo dovrò fare una seconda pubblicazione del disco), ma in Italia il jazz, al di fuori della dimensione live, non è supportato, non ha abbastanza spazio, né in radio, né in tv, né sui media in generale. E così vivo questo dualismo, senza rimpianti né rimorsi. Un eterno crossover che asseconda la mia mai appagata curiosità e mi porta a sperimentare. Perché quello che può essere visto come un limite, alla fine diventa un’opportunità. Ed è incredibile vedere quali strade può prendere la musica”, racconta Gualazzi. Quattro anni di assenza discografica, che nel frattempo lo hanno portato in giro per il mondo. In Giappone, in particolare, “dove è uscito un Best of, il brano Unika è entrato nella Top40 e io ho suonato al Blue Note di Tokyo”, dice senza nascondere l’orgoglio. “Prima di mettere qualcosa in musica – aggiunge poi il 38enne artista marchigiano -, credo nella necessità di vivere esperienze, elaborarle, prenderne coscienza”. Il suo – spiega ancora – “è un approccio poliforme alla musica, perché non rinuncio alla tavolozza di colori che ho a disposizione. Ma senza mai tradire il jazz”.Colori e sfumature che sono finiti nel suo disco: 11 brani che raccontano in un unico fil rouge il presente, tra temi sociali (immigrazione in Italià, culto dell’immagine in Nah Nah, superficialità della società moderna in La Parodie) e ambientali (in Per noi), senza dimenticare l’amore (per la vita in Carioca, per la musica in Immobile Aurora), viaggiando attraverso la fusione di musica urban, pop, elettronica, soul, africana e vintage (come il suo nuovo look anni Settanta). “Quando mi sono seduto in studio ho dichiarato ai miei produttori: Ho un piano. E loro pensando al pianoforte – la mia cifra stilistica distintiva – mi hanno risposto che già lo sapevano. Ma Volevo che fosse proprio questo il titolo. Perché il mio piano era quello di aprirmi a nuove commistioni. Non mi piacciono gli album ‘stampino’, con canzoni tutte uguali: sarei il primo ad annoiarmi”. Si va dalla chanson d’autore a marcette da teatro-canzone, passando per atmosfere dal sapore rossiniano e per omaggi a Demetrio Stratos, George Gershwin, Serge Gainsbourg e Mina. “Mina, con E se domani, è anche l’artista che ho scelto di omaggiare nella serata delle cover. Una delle più grandi che abbiamo avuto. E Simona Molinari, che ho chiamato come ospite, è perfetta per interpretarla insieme a me”. Ad aprile Gualazzi porterà le nuove sonorità dal vivo, nei teatri italiani. Il via il 26 aprile da Senigallia.
Musei: Franceschini, torna prima domenica gratis “stabile”A question time, schema decreto inviato a Consiglio Stato
29 gennaio 202016:10
– Dalla loro introduzione sperimentale nel 2014 le domeniche gratis al museo “hanno dato risultati eccellenti”. Lo ribadisce in Question Time il ministro della cultura Franceschini che annuncia di aver “inviato al Consiglio di Stato il nuovo schema di decreto” per allargare l’iniziativa a tutte le prime domeniche del mese e renderla stabile.
L’esperienza di questi anni, spiega il ministro rispondendo all’interrogazione presentata dalle deputate Pd Flavia Piccoli Nardelli e Rosa Maria Di Giorgi , “ha portato nei musei statali italiani oltre 17 milioni di visitatori”, anzi, aggiunge, “in alcuni casi è stata festa di popolo, nei musei sono entrate più persone che in una domenica allo stadio”. Turisti, certo, “ma anche cittadini e famiglie. L’iniziativa ha funzionato anche perché ha portato al museo persone che pur abitandovi vicino non ci erano mai entrate”. Valore pedagogico quindi, sottolinea il ministro, ma anche finanziario: “perché le domeniche gratuite sono state il traino per i giorni successivi, hanno portato nei musei nuovi visitatori paganti”.
Nella passata legislatura, il ministro 5stelle Alberto Bonisoli aveva ridotto l’iniziativa a sei mesi l’anno accordando ai musei la possibilità di scegliere quando applicare la gratuità: un esperimento che secondo Franceschini non ha funzionato, portando anche ad una riduzione del numero complessivo di visitatori dei musei che nel 2019, per la prima volta dopo anni, non è aumentato anzi è calato, seppure di poco. “Sia i numeri, sia l’esigenza di stabilizzazione, che in Italia è importante, mi hanno convinto – conclude il ministro – a confermare la gratuità della prima domenica del mese per tutto l’anno”.
Marcuzzi rinuncia a Isola, per lei nuovi progettiIn accordo con Mediaset. Confermata puntata settimanale Le Iene
29 gennaio 202016:11
– Alessia Marcuzzi, “in pieno accordo con Mediaset, ha preferito rinunciare alla conduzione della prossima edizione dell’«Isola dei Famosi”. Lo ufficializza in una nota Cologno Monzese precisando che “sono alle porte per Alessia Marcuzzi nuovi progetti su Canale 5 che andranno ad aggiungersi alla sua puntata settimanale delle “Le Iene” (in onda da febbraio su Italia 1)”.
Lauren, Kate, da Miu Miu jeans con nomi donne celebriCapsule Denim Icons, 6 modelli, dai Capri alle zampe d’elefante
29 gennaio 202016:12
– Lauren, Brigitte, Francoise , Jane, Brooke, Kate, sono i nomi di donne famose con i quali il marchio di abbigliamento del Gruppo Prada, Miu Miu, ha deciso di chiamare i sei modelli di jeans della sua nuova capsule, denominata “Denim Icons”. Ognuno dei sei modelli di pantaloni è ispirato al decennio in cui è stato creato, mentre il nome richiama alla mente la donna sofisticata, elegante o ribelle più famosa per averli indossati. Dopotutto, sono pochi i capi in grado di rievocare un’epoca come un paio di jeans. Ormai sono diventati simbolo universale di democrazia nel guardaroba di tutti e ogni persona, anzi, ogni generazione, li indossa nel proprio, personalissimo modo.
Tagliato in denim pesante blu scuro, il modello Lauren (Bacall) ricorda il classico indumento da lavoro anni Quaranta, grezzo e soprattutto funzionale, largamente in uso allora. Negli anni Cinquanta, i jeans sono diventati più un’affermazione di stile: Brigitte (Bardot) è a vita alta in denim scuro, tagliato alla caviglia per richiamare la linea molto femminile dei pantaloni Capri.
Il modello Françoise (Hardy) è in denim bianco, dritto e a vita alta, tipico degli anni Sessanta: all’epoca i jeans erano già diventati onnipresenti, simboli di gioventù ed emancipazione; col crescere della loro popolarità, si moltiplicarono anche i tipi di peso e lavaggio e la varietà di colori disponibili.
In denim sbiadito e di forma svasata come in uso negli anni Settanta, i jeans Jane (Fonda) hanno la vita bassa appoggiata sui fianchi: il flower power era al culmine così come i pantaloni a zampa, e i jeans erano l’ultimo grido. Il modello Brooke Shields è unisex, nel denim scuro tanto amato negli anni Ottanta, ora con whiskers per un tocco più attuale. E infine Kate (Moss), un paio di jeans blue ampi che sembrano rubati al guardaroba di lui, dall’ eleganza naturale e minimale, come in voga nel corso degli anni Novanta.
Musei: Hollberg, concluderò lavoro lasciato a metà(v.’ Musei: tornano in sella Hollberg…’
FIRENZE29 gennaio 202016:13
– Si dice “molto contenta” della decisione del ministro Dario Franceschini, anticipatale nei giorni scorsi dal ministero: le consentirà “di portare a termine quanto avevo iniziato e che ero stata costretta a lasciare”. A parlare è Cecilie Hollberg che, come confermato oggi, torna alla guida della Galleria dell’Accademia di Firenze dalla quale era stata rimossa ad agosto scorso dopo la decisione di Alberto Bonisoli, predecessore di Franceschini, di togliere l’autonomia al museo fiorentino che custodisce il David di Michelangelo.
Hollberg ha ringraziato Franceschini per averla riportata alla direzione della Galleria dell’Accademia e si è detta molto “commossa per i tanti messaggi che sto ricevendo da Firenze e non solo: in particolare mi ha colpito un fiorentino che mi ha scritto ‘Sono veramente felice per noi'”.
Oggi Franceschini, sul ripristino dell’autonomia per Accademia e anche per il Parco Archeologico dell’Appia Antica e per il Museo Nazionale etrusco di Villa Giulia, ha assicurato che “avverrà in tempi molto brevi”, comunque non prima del 5 febbraio, hanno chiarito i suoi uffici per i tecnici del decreto. Dal canto suo Hollberg non aggiunge nulla sulla data del suo ritorno.
Quando lasciò ad agosto, rivendicando i suoi risultati, Hollberg sottolineò che “le carte sono state messe in regola, gare importanti sono state pubblicate e ci stiamo avviando, con i grandi cantieri, a portare la Galleria dell’Accademia dall’Ottocento al XXI secolo”.
Autoritratto in blu sul Berlino-ParigiFlusso di coscienza in volo per musicologa Noemi Lefebvre
29 gennaio 202017:00
– “Aveva appena ordinato quel blenðded whisky on the rocks allungato con l’acqua quando gli ho fatto notare, con la disinvoltura che mi caratterizza, che era un vero americano per bere una roba simile, perché l’ho detto? Non trovo il perché per quanto cerchi, forse perché non sono stata capace di aspettare, seduta da agnello sulla mia poltrona club, che desse inizio lui alla conversazione, forse perché fin dal momento del suo arrivo mi è parso di notare nel pianista un leggero malessere, e per rassicurarlo non ho trovato di meglio che prenderlo come si deve per i fondelli, era forse un modo di mettere subito i nostri rapporðti sul piano di un franco cameratismo”. Quanto è lungo un volo Berlino-Parigi? Un’ora e mezzo di attesa. Un’ora e mezzo di pensieri, riflessioni, note che si affastellano nella mente per Noémi Lefebvre, musicologa e politologa francese, classe 1964, già autrice di tre romanzi acclamati dalla critica francese come L’état des sentiments à l’âge adulte, L’enfance politique, Poétique de l’emploi editi da Gallimard nell’originale marchio di ricerca Verticales, della quale arriva il 30 gennaio per la prima volta in Italia “L’autoritratto in blu” per Safarà. Proprio come Virginia Woolf in Mrs Dalloway aveva costruito un romanzo in un preciso giorno, Lefebvre, costruisce il suo nel tempo di un viaggio in aereo.
Protagonista, una donna francese, “perseguitata” dall’incontro con un pianista tedesco-americano a sua volta ossessionato dall’autoritratto di Arnold Schönberg (opera appartenente alla brevissima stagione pittorica del compositore pionere del sistema tonale), che vola verso casa in compagnia della sua vivace sorella e portando con sé un volume di lettere di Theodor W. Adorno a Thomas Mann. Tutto accade nella sua testa, in un flusso di coscienza molto vicino a una partitura musicale, nel quale le idee si rincorrono, si avvicendando e risuonano l’una con l’altra, raccontando quasi dieci anni della sua vita. Mentre lei rivela i suoi fallimenti sociali, il pianista compone un autoritratto musicale in cui risuona il blu appassionato e agghiacciante di Schönberg.
“Ripensare alla macchina del pianista mi ha fatto sentire male – si dice la protagonista – avevo le gambe molli e la testa in fiamme, poteva passare per mal d’aria ma in realtà era vergogna pura e semplice, e per associazione di vergogne mi sono rivista mentre esasperavo all’estremo il pianista guidatore facendogli scendere e risalire la Neue Kantstrasse perché non trovavo più l’ingresso della mia pensione polacca”. Dal finestrino si intravede Wannsee con la sua Isola dei pavoni e i laghi satellite dove i berlinesi facevano il bagno d’estate ed ecco che la mente corre alla Conferenza di Wannsee, quando gli alti ufficiali nazionalsocialisti vennero messi al corrente della Soluzione finale della questione ebraica. E poi il cinema e i leggendari caffè europei che la donna ha visitato, il fallimento del suo matrimonio, il mondo dell’arte tedesco, il nazismo e la felicità collettiva, la memoria, ancora Schönberg, Thomas Mann e Adorno, il comandante di volo.
“Dormire un po’, se soltanto! Chiudere gli occhi per dormire e non per pensare né pregare né sentire ma, sì, dormire, oh dormire finalmente! – sospira – Qui e ora senza pensarci troppo ma senza lottare né volere, ho chiuso gli occhi però non più di qualche secondo, dormire in aereo è impossibile di fianco a mia sorella con quella sua gioia di volare che non viene mai meno prima dell’atterraggio”. E allora ecco ancora l’immagine del pianista, le sue mani sui tasti, il vizio del fumo, Beethoven, Goring, l’educazione, quell’incomprensibile fascinazione della sorella per l’aereofreno.
“Mi sono immersa nel mio libro con smisurata energia, ho divorato una decina di lettere di Thomas Mann a Theodor W.
Adorno e una decina di lettere di Theodor W. Adorno a Thomas Mann, dicendomi non è mai troppo tardi per imparare”, ma i pensieri tornano ad avvitarsi fino a quel giorno nel parco e il pianista sotto l’albero. Quando finalmente, dal finestrino, ecco Parigi.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
S. Cecilia, il debutto di Malkki e Malofeev
Direttrice finlandese e pianista russo in concerto Cajkovskij
29 gennaio 202017:11
– Occhi puntati giovedì 30 gennaio su Susanna Mälkki e Alexander Malofeev al loro debutto sul palcoscenico per la stagione sinfonica di Santa Cecilia (alle 19:30, Auditorium Parco della Musica, repliche venerdì 31 alle 20.30 e sabato 1 febbraio alle 18). La direttrice finlandese, direttore principale della Helsinki Philharmonic Orchestra, Direttore ospite principale della Los Angeles Philharmonic e già nel 2006 alla guida dell’Ensemble InterContemporain di Pierre Boulez, dirigerà l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e il giovanissimo pianista Alexander Malofeev, -enfant prodige pupillo di Valery Gergiev, nel Concerto per pianoforte n. 1 di Čajkovskij. Il programma della serata prevede inoltre la prima esecuzione italiana di Flounce, opera della finlandese Lotta Wennäkoski, considerata tra i nomi più interessanti della scena contemporanea internazionale, e il Concerto per Orchestra di Béla Bartók. Il Primo Concerto di Čajkovskij è una miscela esplosiva di virtuosismo, sensualità, composizione intima e monumentale al tempo stesso. Il tema dell’ Allegro iniziale resta uno dei più celebri dell’intera letteratura pianistica.
Scritto da Bartók nel 1943 nell suo esilio americano, il Concerto per orchestra fu accolto da un successo di pubblico tale da garantirgli per anni centinaia di repliche in tutto il mondo. Molti dei critici più intransigenti accusarono, però, l’autore di aver abbandonato la fedeltà nei confronti della dissonanza per assecondare i gusti facili del pubblico americano.
Helmut Newton Works, retrospettiva a TorinoAlla Gam, curata da Matthias Harder, 68 fotografie in 4 sezioni
TORINO29 gennaio 202017:28
– Helmut Newton fotografo di moda, ma anche artista. Donne e ritratti vip. Apre al pubblico domani la retrospettiva Helmut Newton. Works, che dà il via alla stagione espositiva 2020 della Gam – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Promossa dalla Fondazione Torino Musei e prodotta da Civita Mostre e Musei, con la Helmut Newton Foundation di Berlino, è un primo appuntamento in attesa della grande mostra che Berlino dedicherà a Newton nel mese di ottobre per celebrare il centenario della nascita e che nel 2022 sbarcherà, prima tappa internazionale, a Milano a Palazzo Reale.
Il progetto espositivo è di Matthias Harder, direttore della fondazione tedesca, che ha selezionato 68 fotografie con lo scopo di presentare un’ampia panoramica della carriera del grande fotografo: ritratti a personaggi famosi del Novecento, come Andy Warhol, Gianni Agnelli, Paloma Picasso, Catherine Deneuve, Anita Ekberg, Claudia Schiffer e Gianfranco Ferrè, servizi per importanti campagne di moda. Un insieme di opere che hanno raggiunto milioni di persone grazie anche alle riviste e ai libri su cui sono apparse. Nel percorso della mostra, in quattro sezioni, si spazia dagli anni Settanta con le numerose copertine di Vogue sino all’opera più tarda con il bellissimo ritratto di Leni Richensthal del 2000. Al centro le donne, il loro corpo, i nudi, ma anche l’interazione tra uomini e donne.
Alla Gam sono esposti alcuni servizi realizzati per Mario Valentino e per Thierry Mugler nel 1998, oltre a una serie di fotografie ormai iconiche per le più importanti riviste di monda internazionali.
“Sono foto che parlano da sole”, afferma Maurizio Cibrario, presidente della Fondazione Torino Musei. “Ancora la fotografia protagonista a Torino”, sottolinea l’assessore comunale alla Cultura Francesca Leon. “La fotografia di Helmut Newton, che abbraccia più di cinque decenni – spiega Matthias Harder – sfugge a qualsiasi classificazione e trascende i generi, apportando eleganza, stile e voyeurismo nella fotografia di moda, esprimendo bellezza e glamour e realizzando un corpus fotografico che continua a essere inimitabile”.
Uno dei set fotografici preferiti era il garage del suo condominio a Monaco, con modelle e auto parcheggiate disposte a formare un dialogo visivo. Helmut Newton morì improvvisamente il 23 gennaio 2004 a Los Angeles, prima di poter assistere alla completa realizzazione della Fondazione a lui dedicata.
Helmut Newton Works è il titolo del grande volume edito da Taschen che comprende anche le foto esposte in mostra e ne rappresenta idealmente il catalogo.
Fellini 100:a 8 anni primo ‘articolo’ da giornalista MaestroSul periodico ‘Lucignolo, il giornalino dello scolaro’
BOLOGNA29 gennaio 202018:00
– Aveva 8 anni, Federico Fellini, quando scrisse il suo primo ‘articolo’: un tema di una decine di righe dedicato al riso, la pianta e il frutto, “ancora poco utilizzato in Italia”. Righe pubblicate, in pieni Anni venti, sul periodico ‘Lucignolo, il giornalino dello scolaro’ edito dalle scuole elementari ‘Tonini’ di Rimini frequentate da quello che poi sarebbe diventato uno del maestri del Cinema mondiale.
A svelarlo, in uno studio che comparirà domani sul settimanale riminese ‘il Ponte’, è Davide Bagnaresi, docente a contratto in Storia dei consumi e delle imprese turistiche all’Università di Bologna e studioso del Fellini bambino e ragazzo.
Tra i tanti articolisti della pubblicazione scolastica figura anche l’amico del regista Luigi ‘Titta’ Benzi, immortalato in ‘Amarcord’ che scrisse un pensierino sulla madre. A illustrare la composizione di Fellini – nonostante la sua passione per il disegno che lo portò, crescendo, a produrre vignette per diversi giornali – fu il coetaneo Ciro Angelini.
Matera 2019: Fondazione, venduti 70mila ‘passaporti’Capitale della cultura con tasso di crescita turistica più alto
MATERA29 gennaio 202018:44
– Matera è stata la capitale europea della Cultura “che, in assoluto, ha registrato il tasso di crescita turistica più alto”: è uno dei dati emersi a Matera – che è stata Capitale nel 2019 – in occasione dell’approvazione del bilancio di previsione della Fondazione Matera-Basilicata 2019. I dati definitivi – è stato spiegato – sono in via di elaborazione e saranno definitivi nei prossimi giorni, ma ve ne sono già di disponibili. Fra questi, i 70mila “passaporti” venduti (il documento per assistere a tutte le manifestazioni in programma lo scorso anno, finito nelle mani di turisti nel 65 per cento dei casi e di lucani nel 44 per cento).
In edizione critica gli inediti diari americani di BorgesePresentazione a Firenze il 30 gennaio
FIRENZE29 gennaio 202019:13
– Presentazione a Firenze di ‘Cinque diari americani’, edizione critica degli inediti diari americani di Giuseppe Antonio Borgese (1882-1952) relativi agli anni 1928-1935, a cura di Maria Grazia Macconi per le Edizioni Gonnelli di Firenze. L’appuntamento è per il 30 gennaio alle 15:30 all’Accademia Toscana di scienze e lettere La Colombaria.
L’edizione è arricchita da un saggio di Gandolfo Librizzi e da una nota introduttiva di Luciano Canfora: entrambi parteciperanno alla presentazione insieme a Marino Biondi, Maria Grazia Macconi e Rosario Pintaudi.
“Il libro del diario resterà costantemente sullo scrittoio”.
Con queste parole Borgese si approccia a scrivere i suoi 15 diari in terra di America in un arco cronologico che va dal 29 dicembre 1928 al 26 novembre 1952, pochi giorni prima della sua morte avvenuta a Fiesole la notte del 4 dicembre. L’ingente mole dei suoi documenti manoscritti fu poi donata dalla moglie Elisabeth Mann alla Biblioteca Umanistica dell’Università di Firenze. Tra questi materiali erano conservati i 15 diari che il 24 marzo 1960 vennero sigillati alla presenza della donatrice con l’avvertenza che non venissero violati prima del 1979.
Scritti a piena pagina con una chiara e regolare scrittura, recano pesanti tracce dell’alluvione che colpì Firenze nel 1966.
Ora per la casa editrice Gonnelli di Firenze sono pubblicati per la prima volta i primi cinque scritti in lingua italiana (gli altri sono in inglese), che comprendono il periodo 1929-1935.
Mise di Antonio Grimaldi per Emma D’AquinoDue abiti dalle passerelle parigine e una creazione inedita
29 gennaio 202019:17
– Emma D’Aquino ha scelto lo stilista Antonio Grimaldi per il suo debutto da conduttrice sul palcoscenico del Festival di Sanremo 2020. Atelier a Roma e una presenza consolidata nel calendario ufficiale dell’haute couture di Parigi, dove presenta le proprie collezioni già da qualche anno, Antonio Grimaldi ha scelto per la giornalista del Tg1, per la serata di mercoledì 5 febbraio, due creazioni presentate sulle passerelle parigine. Sono capi della collezione Spring/Summer 2020, reinterpretati per Emma D’Aquino sulle sue misure: un abito monospalla color glicine, in crepe cady di seta, dal taglio asimmetrico, ricamato su tulle, con cannette di cristallo color argento; un abito décolleté con ampia gonna composta da curve ellittiche e tagli asimmetrici, in mikado color rosa cipria, abbinato a una T-shirt ricamata con fettucce di jais con un effetto tricot, color platino.
La terza creazione è inedita, disegnata e creata su misura per la conduttrice. Si tratta di un abito da sera con scollatura “all’americana”, color argento, su tulle di seta con ricami in filo lamé di cristalli e grovigli di fili di cuoio argentei.
La rinascita di Giulia Ligresti in ‘Love’ a MilanoNon c’è rabbia, ho vinto. Ora penso a chi sta in carcere
29 gennaio 202019:47
– L’amore a lettere cubitali: è quello della collezione di oggetti di arredo e design ‘Love’ di Giulia Ligresti, esposti in una prima mostra personale alla Galleria Glauco Cavaciuti di Milano.
L’amore delicato e avvolgente dei velluti delle sedute e quello forte e tenace dei metalli, come il ferro e il bronzo, delle strutture di sedie, sculture, consolle e tavolini, pezzi unici realizzati a mano e made in Italy. “L’amore, titolo della mostra, è il fil rouge della mia vita che mi ha permesso di superare ogni difficoltà. Ho scelto materiali resistenti e forti come mi sento io, indistruttibili, e questa mostra mi rappresenta al 100%”, ha detto l’imprenditrice milanese, protagonista di un calvario giudiziario in seguito alle accuse nell’ambito dell’inchiesta Fonsai, da cui poi è stata completamente assolta dopo aver trascorso però diverso tempo in carcere, ingiustamente.
Di quella esperienza “rimane la forza di essere riuscita a superare e affrontare con determinazione quello che la vita mi ha portato, nel bene e male. Non c’è rabbia, non esiste odio”, ha aggiunto Ligresti. Diversi pezzi, come ha detto il gallerista e Glauco Cavaciuti, sono già stati venduti. Il ricavato sarà utilizzato per altri progetti non solo riguardanti il design ma anche “charity”, ha detto Giulia Ligresti, che pensa ad un progetto “anche se in fase embrionale” per “aiutare le persone che non sono riuscite ad avere giustizia. Per me tutto è finito ed è finito bene. Ho vinto io, sono stata assolta da tutto; il mio pensiero va a chi invece subisce il carcere ingiustamente”.
La collezione ‘Love’ sarà visitabile alla Galleria Glauco Cavaciuti dal 30 gennaio.
Riki posta 20 secondi della cover, ma non rischiaStriscia solleva il caso. L’organizzazione, gara non compromessa
29 gennaio 202020:29
– Striscia la notizia, il tg satirico di Canale 5, ha sollevato il caso di Riki, uno dei 24 Big in gara a Sanremo 2020, segnalando che l’artista avrebbe “intonato su Instagram alcuni versi della sua versione de ‘L’edera’ di Nilla Pizzi, canzone in cui si cimenterà nella serata dedicata alle cover di giovedì 6 febbraio. Purtroppo per lui, però, il regolamento di Sanremo 2020 parla chiaro: ogni cantante è obbligato a non diffondere i brani partecipanti, incluse le cover, sino alla loro prima esecuzione nel Festival stesso, pena l’esclusione dal concorso. Ci saranno dei provvedimenti per Riki?”, si è chiesto il tg satirico.
A stretto giro la risposta dell’organizzazione del festival: trattandosi di un brano edito e tenuto conto della buona fede dell’artista (che ha prontamente rimosso i 20 secondi del brano dal suo profilo), non si procederà all’esclusione anche in considerazione del fatto che in quella serata saranno valutati principalmente l’interpretazione e l’arraggiamento. I 20 secondi svelati non compromettono in alcun modo il valore della gara del giovedì, visto che Riki si esibirà insieme a Ana Mena (che non appare nei 20 secondi pubblicati).
Sanremo: Romina Power, felice di cantare con Al BanoRaccogli l’attimo primo brano a trovarci d’accordo dopo 25 anni
29 gennaio 202020:43
– “Sono felice di partecipare come ospite d’onore insieme ad Al Bano alla 70esima edizione di Sanremo il 4 Febbraio ed in quella occasione presentare in anteprima il nostro nuovo singolo ‘Raccogli l’attimo’ scritta con Cristiano Malgioglio. Il primo brano a trovarci d’accordo dopo 25 anni e che da il via al nuovo album omonimo”: lo ha detto Romina Power, in vista della sua partecipazione al Festival.
“E inoltre – aggiunge Romina Power – ci sarà una grande Sorpresa!!!”.
Beni culturali:nuova illuminazione Cappella dei Magi FirenzeAll’interno del percorso museale di Palazzo Medici Riccardi
FIRENZE29 gennaio 202021:04
– E’ stata inaugurata la nuova illuminazione della Cappella dei Magi in Palazzo Medici Riccardi, sede della Città metropolitana, a Firenze.
L’intervento, presentato oggi alla presenza del sindaco Dario Nardella, è stato realizzato dall’azienda ‘Linealight’ e ha avuto un costo complessivo di 20mila euro: si tratta di un progetto messo in opera grazie a Muse, alla Direzione cultura e manutenzione e valorizzazione del patrimonio edilizio storico e artistico, in collaborazione con la Soprintendenza di Firenze. L’intervento permette una rinnovata vivibilità dello spazio museale e risolve alcune criticità che la vecchia illuminazione, risalente agli anni ’90, presentava: tra queste il surriscaldamento dell’ambiente, riconducibile alle sorgenti alogene, con disagi per i visitatori e rischi per tutela degli affreschi e degli arredi lignei, o la disposizione invasiva di lampade e dissuasori, che ostruiva in parte la visione dei dipinti e non consentiva l’accesso nella scarsella.
Downey Jr da supereroe a super medico DolittleFilm da 175 mln ma incassi Usa deludono. In cast anche Smutniak
30 gennaio 202010:38
La febbre (e i compensi) da blockbuster continuano a lasciare un segno nella carriera di Robert Downey Jr. Dopo aver interpretato, dal 2008, Iron man, una decina di volte, tra film su di lui, Avengers e altri superhero movies Marvel (potrebbe aggiungersi anche un cameo in Black Widow), l’attore resta nel terreno del fantasy, anche se in chiave di adventure comedy. Lo fa con Dolittle di Stephen Gaghan, in sala dal 30 gennaio con Universal. Alla base c’è il personaggio creato dal britannico Hugh Lofting per le lettere che spediva ai suoi figli dal fronte belga durante la I guerra Mondiale, poi diventato dal 1920 protagonista di una serie di libri per ragazzi. Il super medico veterinario che sa parlare con tutti gli animali era già approdato sul grande schermo nelle interpretazioni di Rex Harrison nel 1967, per due film nel 1998 e il 2001 con Eddie Murphy più tre sequel dal 2006 al 2009 con Kyla Pratt. Questa nuova versione da 175 milioni di dollari che rispetta l’ambientazione viittoriana e ripesca molti dei personaggi dei libri, ha nel cast anche Antonio Banderas, Michael Sheen e Kasia Smutniak (nel ruolo quasi non parlante della moglie scomparsa di Dolittle) .Il film tuttavia è stato accolto male dalla critica e con poco entusiasmo dal pubblico Usa. In 10 giorni di uscita negli Stati Uniti ha incassato intorno ai 43 milioni di dollari e gli analisti parlano di un flop che potrebbe perdere intorno ai 100 milioni di dollari, a meno di un exploit sui mercati internazionali.
Sulla carta non mancano i punti di forza, come aver affidato nella versione originale le voci degli animali parlanti, realizzati in computer grafica, fra gli altri, a Emma Thompson per il saggio pappagallo Polinesia; Rami Malek per l’ansioso e pauroso gorilla Ci-Ci; John Cena per l’orso polare freddoloso Yoshi; Octavia Spencer per l’oca svampita Deb Deb; Kumail Nanjiani per lo struzzo asociale Plimpton; Marion Cotillard per la volpe Tutu; Tom Holland per l’affidabile cane occhialuto Jip e Ralph Fiennes per la tigre mammona e feroce Barry. Eppure proprio per integrare al meglio gli animali digitali nella storia, i produttori (tra i quali Susan Downey, moglie dell’attore, che è produttore esecutivo), dopo delle preview deludenti, hanno voluto rigirare delle scene, affidandole a due cineasti più a proprio agio con le creature in Cgi, Jonathan Liebesman (Tartarughe Ninja) e Chris McKay (Lego Batman), anche se Gaghan è l’unico a firmare da regista. Il risultato è un andamento del film macchinoso e confuso, con effetti digitali non proprio fluidi, che riserva comunque qualche momento divertente, in particolare di comicità slapstick.
Il Dolittle di Downey Jr, lo troviamo a inizio della storia nel pieno di una vita da eremita, insieme solo alla sua ‘famiglia’ di animali, nella dimora in Inghilterra dove si è rinchiuso dopo la scomparsa in mare, anni prima della moglie Lily (Smutniak). Quando la giovane Lady Rose (Carmel Laniado) , gli chiede di tornare ‘in servizio’ per curare di un’adolescente Regina Vittoria (Jessie Buckley), colpita da una misteriosa malattia che nessun altro dottore ha saputo individuare, Dolittle, è costretto a tornare nel mondo per un’avventura in mare, alla ricerca di un rarissimo antidoto. Insieme agli amici animali, lo accompagna un improvvisato e entusiasta assistente, il teenager Tommy Stubbins (Harry Collett). Non mancano però gli avversari, dall’infido ex compagno di corso, il Dr. Blair Mudfly (Sheen, nella performance più convincente del film) e re Rassouli dell’isola di Monteverde (Banderas), padre di Lily, che non ha perdonato a Dolittle di avergli portato via la figlia.
Nel guardare il film, “le persone possono commuoversi e divertirsi allo stesso tempo – spiega nelle note di produzione Robert Downey Jr -. La mia paziente signora ha detto che doveva incantare gli spettatori dai 4 ai 94 anni. Quindi, missione compiuta per la Team Downey! (la loro società di produzione, ndr)”. L’attore ora ha in cantiere anche un altro ritorno ad alto budget, con Sherlock Holmes 3, che al contrario dei primi due capitoli, non sarà diretto da Guy Ritchie ma da Dexter Fletcher.
Libro del giorno: Paolo Ruffilli, Le cose del mondoUna lunga elaborazione di un lavoro più che quarantennale
30 gennaio 202010:36
– PAOLO RUFFILLI, ‘LE COSE DEL MONDO 1978-2019’ (Mondadori, pag. 205, euro 20,00) – ”Opera unitaria”, ”costruzione poematica” frutto di una lunga ”elaborazione, di un lavoro più che quarantennale”, e che, appunto, attraversa tutta la produzione di Paolo Ruffilli, dal 1978 al 2019, per portare in un unico volume l’idea che, pure tra le forme diverse, fa da filo conduttore alla sua espressione, alla sua necessità di ”perlustrare il concreto mondo”, ”in un gioco di continui rimandi e rispondenze tra io e realtà esterna attraverso la pratica del linguaggio”. Ma non solo. Scrive l’autore che questo libro è ”una tappa fondamentale del mio percorso poetico”. Ma non solo aggiungerei ancora. ”Le cose del mondo”, che esce in questi giorni nella prestigiosa collana dello Specchio Mondadori, inizia con ”Nell’atto di partire”, dando subito l’idea dinamica di un viaggio, il suo viaggio non solo fisico. Anche se qui il poeta intende il viaggio piuttosto come lo sguardo che vede lontano per interpretare a modo suo e ”contro i rischi dell’ignoto”.
Ecco da evitare è proprio l’ignoto, intendendo la poesia prima di tutto come forma di conoscenza, ”scoprendo che la vita ci precede/ nel mentre stesso che rimane indietro”. Mai partito mai arrivato con la vita che pizzica in gola come un rimorso e spaventa il poeta che attraversa in treno l’esistente cogliendo la vita dal finestrino o da stanze d’albergo ”da lasciare all’alba”. Di passaggio, come la sua lingua che esita tra il quotidiano e l’aulico alla ricerca di una sua semplice classicità. Spoglia, lineare, priva di orpelli e in questo bellissima e immutata in quarant’anni di leggerezza come ”un soffio che respira su ogni cosa,/ una condensa di fiati e di sostanze” che però non dimentica di essere ”alito di morte”.
”Morale della favola”, sostiene Ruffilli nominando uno ad uno i suoi capitoli, è che ci sono un principio e una fine dentro i quali tutto accade, la rivolta, la paura, le bugie, il buio, l’intenzione, gli amici, la scuola, la seduzione, la resistenza, la fantasia, il successo, l’orrore o la semplicità di un pettine che scivola tra i capelli e molto altro. Fino all’evidente che ”ti impedisce di vedere la parte più importante”. Le cose nominate in un catalogo e racchiuse nei versi di una poesia da portare in tasca in treno, in un libro ”memoria e magazzino: la sorgente,/ nel cuore della vita, il laccio e /uncino, il continente che addita e ruota/ il divieto e la licenza, amore e disamore/ gioia e rimpianto”. Poi alla fine non potrebbe che esserci l’inventario dell’anatomia, che è carne ma anche sentimento e a chiudere la sua sublimazione nella ”Lingua di fuoco”, realtà e metafora, scrittura, sapere, fine.
Ed è forse la più antica.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Aldo Giovanni Giacomo tornano al passato con Odio l’estate
500 copie per la commedia agrodolce di Massimo Venier
28 gennaio 202010:09
Aldo, Giovanni & Giacomo con ‘Odio l’estate’ di Massimo Venier, in sala dal 30 gennaio con Medusa in 500 copie, tornano al passato in una commedia agrodolce che fa ridere e commuove. Una sorta di sequel ideale di ‘Tre uomini e una gamba’ ventitré anni dopo con Aldo, Giovanni e Giacomo più maturi con tanto di moglie e figli.
Questa la storia del loro decimo film. Il caso vuole che Aldo, Giovanni e Giacomo si ritrovino con le rispettive famiglie ad aver affittato per sbaglio la stessa villa in una località di mare. L’istinto iniziale è quello di litigare e rivendicare ognuno i propri diritti sulla casa, ma alla fine prevale la soluzione di convivere alla meglio nella villa che, tra l’altro, si presta perché è molto grande. E così inizia la loro folle vacanza nel segno della differenza.Aldo, il più naif del gruppo. è un impiegato assenteista e terrone appassionato di Massimo Ranieri, con un cane di nome Brian, una moglie extralarge (Maria Di Biase) con la quale consuma frequenti e rumorosi rapporti sessuali e tre figli. C’è poi Giacomo, dentista di successo, il più ricco del gruppo, con moglie non proprio simpatica (Lucia Mascino) e figlio adolescente problematico e, infine, Giovanni, l’uomo più pignolo di tutti, negozio fallimentare di forniture per calzolai, sposato con Paola (Carlotta Natoli) da cui ha avuto una figlia molto bella ormai adolescente. Il tutto per una miscela esplosiva di coesistenza coatta che però tirerà fuori in questa famiglia allargata e interclasse un’inaspettata amicizia e grande umanità.
Nel film due straordinari camei. Quello di Massimo Ranieri, nei panni di se stesso, che coinvolge durante un suo concerto Aldo Baglio, suo fan da sempre, e soprattutto quello di Michele Placido nei panni di un maresciallo dei carabinieri furbetto e scansafatiche, sempre pronto a correre a casa dalla moglie per mangiare la pastasciutta.
Il film è stato girato per una piccola parte a Milano, ma principalmente in Puglia, tra Bari, Mola di Bari e Parchitello.”Se si pensa bene Odio l’estate – spiega il regista milanese che ha esordito proprio con ‘Tre uomini e una gamba’ nel 1997 – racconta una storia che smentisce in qualche modo il titolo.
Volevo raccontare una fase della vita in cui le vacanze più che un godimento diventano una noia. E questo cercando quell’autenticità e umanità che ho sempre trovato in Aldo, Giovanni e Giacomo”.
Spiega invece Giacomo come siano del tutto casuali alcuni riferimenti politici del film come la spiaggia del Papeete: “Siamo fondamentalmente apolitici, noi amiamo più raccontare le tipologie umane che in questo lavoro ci sono tutte”.E sempre Giacomo sulla comicità del trio: “Non abbiamo certo una formula, ma la nostra comicità rispetta un po’ il nostro modo di vedere le cose. compresa la difficoltà dei rapporti con le persone. Comunque nulla di autobiografico, ma solo il nostro modo di essere”. Belle le musiche di Brunori Sas.
Oscar: sempre più green, menù vegan per le starA base di vegetali pranzo dei candidati e quello del 9 febraio
28 gennaio 202012:20
– Joaquin Phoenix, candidato per Joker, vegano e attivista ha già vinto: dopo i Golden Globe anche gli Oscar sono sempre più green ed etici. La sera del 27 gennaio al tradizionale festoso pranzo con i candidati alla statuetta per ogni categoria il menù è stato interamente a base di piante e così sarà anche al ricevimento al Dolby Theatre di Los Angeles dell’edizione 92 degli Oscar il 9 febbraio.
Il Governors Ball post cerimonia sarà composto per il 70% da piante e per il 30% pietanze vegetariane, pesce e carne. Tutto il cibo sarà di provenienza responsabile e coltivato in modo sostenibile. “L’Academy è un’organizzazione di storyteller da tutto il mondo e dobbiamo alla nostra appartenenza globale l’impegno a sostenere il pianeta”, ha dichiarato. “Negli ultimi dieci anni, l’Academy si è impegnata a ridurre la propria impronta di carbonio. Negli ultimi sette anni, lo spettacolo degli Oscar ha avuto un’impronta zero-carbon. Continuiamo ad espandere il nostro piano di sostenibilità con l’obiettivo finale di diventare carbon neutral. “.
Cesar 2020, domina ‘J’accuse’ di Roman PolanskiPresidente accademia, ‘il premio non assume posizioni morali’
PARIGI29 gennaio 202011:10
– “J’accuse”, il film di Roman Polanski, la cui uscita fu caratterizzata da polemiche e contestazioni per le nuove accuse di stupro contro il regista, domina le nomination per i Cesar 2020, gli “Oscar” francesi del cinema.
Il thriller storico sul caso Dreyfus è in lizza in 12 categorie, davanti a “Les Miserables” di Ladj Ly, il film sulle banlieue che ha scosso la Francia, e “La Belle epoque” di Nicolas Bedos, entrambi con 11 nomination.
Lo hanno annunciato gli organizzatori della 45/a cerimonia, in programma il 28 febbraio prossimo a Parigi.
“I Cesar – ha commentato il presidente dell’Accademia dei Cesar, Alain Terzian, interpellato sul record di nomination per Polanski – non è un’istanza che deve assumere posizioni morali”.
Diritti, grazie Ligabue, insieme a BerlinoIl regista in concorso con ‘Volevo nascondermi’, con Germano
29 gennaio 202013:13
– “Sono molto contento che Toni Ligabue “mi porti” a Berlino. Quando ho saputo della presenza del film in concorso me lo sono immaginato arrivare in moto a Potsdamer Platz, sfilare i guanti ed entrare dicendo “Grazie, grazie!” con quella sua strana cadenza tra emiliano e svizzero tedesco. Amo la sua storia, esprime la ricchezza della diversità e la voglia di riscatto” è il commento anche ironico di Giorgio Diritti all’annuncio che Volevo Nascondermi, il suo atteso nuovo film che vede Elio Germano interpretare il pittore Ligabue è in concorso a Berlino, insieme a Favolacce dei Fratelli d’Innocenzo, casualmente anche questo con protagonista Germano.
Terza produzione italiana Siberia di Abel Ferrara con Willem Dafoe. “Ringrazio il direttore della Berlinale Carlo Chatrian e tutti quelli che hanno reso possibile questo film”, ha concluso Diritti. Volevo Nascondermi, prodotto da Palomar con Rai Cinema, sarà in sala dal 27 febbraio distribuito da 01 Distribution.
Asia Argento, sull’Italia ho cambiato idea, c’è risveglio coscienzeAttrice, #metoo è ormai prodotto hollywoodiano
PARIGI29 gennaio 202016:55
L’Italia una ‘cattiva madre’? “Non lo penso piu’. All’inizio del caso Weinstein, i media di destra mi avevano assalita in modo abbastanza disgustoso. Da allora, c’è stato un bel risveglio delle coscienze”: lo dice l’attrice e regista italiana, Asia Argento, intervistata dal quotidiano Le Monde in occasione del Festival du Film Fantastique di Gérardmer, di cui quest’anno è stata scelta come presidente di giuria. “Per quanto riguarda le ingiustizie di cui sono stata vittima – prosegue Asia Argento – gli europei sono stati piu’ lungimiranti degli americani. In molti, qui ,hanno capito che l’attore che mi accusa di pedofilia, Jimmy Benett, è stato sfruttato. Questo slancio di solidarietà mi ha commossa, perché ho vissuto un terribile biennio 2017-2018”.
“All’inizio si trattava di denunciare gravi abusi di potere. Ma con il tempo questa vena militante si è dilapidata. #Metoo è diventato un prodotto hollywoodiano, qualcosa che instupidisce, di un po’ finto e bigotto. Un pass, un vestito da sera e basta.
La Democrazia Cristiana in tutto il suo splendore”, dice l’attrice intervistata dal quotidiano Le Monde.
Cinema: 60 corti e lungometraggi a Florence Korea Film FestOspite speciale l’attore Cho Jin-woong
FIRENZE29 gennaio 202019:09
– Sessanta titoli tra corti e lungometraggi, la maggior parte in anteprima italiana ed europea, saranno protagonisti dell’edizione numero 18 del ‘Florence Korea Film Fest’, il festival dedicato al meglio della cinematografia sud-coreana contemporanea, in programma dal 19 al 27 marzo al cinema La Compagnia di Firenze.
Ospite speciale sarà l’attore Cho Jin-woong, star del cinema sud-coreano, divenuto celebre per i tanti ruoli da ‘cattivo’, che interverrà in sala per promuovere il film ‘Black Money’ del regista Chung Ji-young. L’attore sarà poi omaggiato da una selezione di titoli dedicata al suo percorso artistico: dal thriller apprezzato dalla critica e dal pubblico ‘A hard day’ (2014) di Kim Seong-hun al dramma carcerario tratto da una storia vera ‘Man of will’ (2017) di Lee Won-tae passando per l’action poliziesco sul mondo della droga ‘Believer’ (2018) di Lee Hae-Young fino alla più recente commedia ‘Man of man’ (2019) del regista Yong-Soo in cui le strade di un avvocato in fin di vita e un gangster che vuole redimersi si incontrano.
Record nomination Polanski ai César ma è buferaFemministe indignate: ’12 come donne che lo accusano di stupro’
PARIGI30 gennaio 202009:29
Ancora polemiche in Francia contro Roman Polanski, l’ottantaseienne regista di origini polacche travolto dalle nuove accuse di stupro dall’ex modella e fotografa, Valentine Monnier. Ad indignare questa volta è stata la decisione dell’Académie des César, equivalente transalpino degli Oscar, di nominare ‘J’accuse’ (L’ufficiale e la spia), il suo ultimo film sull’affaire Dreyfus già premiato a Venezia con il Leone d’argento, in ben 12 categorie. Un record, davanti a “Les Miserables” di Ladj Ly, il film sulle banlieue che ha scosso la Francia e “La Belle Epoque” di Nicolas Bedos, entrambi con 11 nomination. “Il cinema francese deve evidentemente ancora portare a compimento la sua rivoluzione sulle violenze sessiste e sessuali”, deplora ai microfoni di radio RTL, la segretaria di Stato alla Parità tra Uomo e Donna Marlène Schiappa, furiosa per le 12 nomination a Polanski, tra cui quella per miglior film e miglior regia. Nella valanga di reazioni indignate e proteste, incluso sui social network, anche quella dell’associazione ‘Osez Le Féminisme’. “Dodici nomination per il film di Polanski ! – si legge su Twitter – 12 come il numero di donne che l’accusano di stupro! Vergogna ai César”.
Quindi l’appello a manifestare dinanzi alla Salle Pleyel di Parigi, in occasione della cerimonia di premiazione il 28 febbraio. “I César – ribatte il presidente dell’Académie, Alain Terzian, interpellato sul record di nomination per Polanski – non è un’istanza che deve assumere posizioni morali”. “Se non sbaglio – ha aggiunto – 1,5 milioni di francesi sono andati a vedere il film. Andate a chiedere a loro”.
La fotografa francese, Valentine Monnier, ha dichiarato lo scorso autunno di essere stata picchiata e violentata da Polanski nel 1975, quando lei era diciottenne, durante un soggiorno sciistico nello chalet del regista a Gstaad, in Svizzera. Accuse che lui smentisce in toto. Nella cruda testimonianza pubblicata a inizio novembre dal quotidiano Le Parisien, la donna precisò di non voler rivolgersi alla giustizia, anche perché i fatti sono ormai ampiamente prescritti, ma di voler lanciare un grido d’allarme contro i comportamenti del regista. La testimonianza si aggiunge ad altre simili accuse di stupro mosse in passato contro Polanski. Tra l’altro, il regista che ha lungamente beneficiato di forti appoggi in Francia continua ad essere nel mirino della giustizia Usa, per lo scandalo legato agli abusi su una minorenne, Samantha Geimer, nel 1977.
Berlino, Italia da record e Elio Germano raddoppia9 film selezionati. In concorso i D’Innocenzo, Diritti e Ferrara. Garrone special Gala
29 gennaio 202017:38
Numeri da record per l’Italia alla 70/a edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino (20 febbraio-1 marzo): 9 film selezionati, 2 registi e 2 titoli per un evento speciale, 4 classici riproposti, un cortometraggio, un progetto al Berlinale Coproduction Market ed un romanzo in Books at Berlinale. Senza dimenticare l’omaggio a Federico Fellini nel centenario della nascita, con il restauro de Il bidone a Berlinale Classics.
Il concorso ospita tre produzioni italiane: Favolacce di Damiano e Fabio D’Innocenzo, opera seconda di autori rivelati proprio dalla Berlinale, Siberia di Abel Ferrara, dove uno straordinario Willem Dafoe incontrerà sogni e ricordi e Volevo nascondermi di Giorgio Diritti, poetica e toccante biografia del pittore Ligabue. Sia questo film che Favolacce hanno Elio Germano tra i protagonisti.
Pinocchio di Matteo Garrone sarà tra i Berlinale Special Gala, mentre in Panorama verrà presentato Semina il vento, secondo film di Danilo Caputo, ambientato tra i millenari ulivi pugliesi che combattono un parassita letale. Nella sezione Generation è stato selezionato Palazzo di giustizia, esordio nella finzione di Chiara Bellosi.
Due i titoli italiani invitati dal Forum: La casa dell’amore di Luca Ferri e Zeus Machine. L’invincibile di Nadia Ranocchi e David Zamagni. E il Forum che compie i suoi primi 50 anni festeggia riproponendo il programma della prima edizione del 1971, dove si videro e si rivedranno Ossessione di Luchino Visconti, Ostia di Sergio Citti, e Othon o Gli occhi non vogliono in ogni tempo chiudersi di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet.
Alla Settimana della Critica verrà programmato Faith di Valentina Pedicini, documentario su una comunità di monaci guerrieri. Nell’ambito degli eventi speciali per il settantesimo anniversario del Festival, nel programma On Transmission, Paolo Taviani riproporrà l’Orso d’Oro Cesare deve morire e introdurrà un nuovo autore ed un film da lui scelti: Carlo Sironi e il suo recente esordio, Sole.
Tra i dieci libri selezionati in tutto il mondo per altrettanti potenziali film per Books at Berlinale c’è il romanzo italiano di Romina Casagrande I figli di Svevia. E’ stato selezionato un italiano anche al Berlinale Co-production Market: il progetto The Long Run di Andrea Magnani.
Due film italiani in concorso a Berlino”Favolacce” di D’Innocenzo e “Volevo nascondermi” di Diritti
BERLINO29 gennaio 202011:56
Ci sono due film italiani in concorso alla Berlinale di quest’anno: “Favolacce”, di Damiano e Fabio D’Innocenzo, e “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti. Lo ha reso noto il direttore artistico della Berlinale Carlo Chatrian, rivelando in conferenza stampa il programma del festival del 2020.
Tornano in sella Hollberg, Nizzo, QuiliciL’annuncio del ministro Franceschini
29 gennaio 202011:48
– Cecilie Hollberg alle Gallerie della Accademia di Firenze, Valentino Nizzo al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, Simone Quilici al Parco dell’Appia Antica: con il ripristino della riforma Franceschini tornano in sella i tre direttori dei musei autonomi “licenziati” dall’ex ministro Bonisoli. Lo conferma il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini alla stampa estera presentando il bando che verrà pubblicato il 30 gennaio sull’Economist per cercare 13 nuovi direttori per altrettanti musei, 8 dei quali di nuova creazione.
Italia Independent, licenza occhiali CR7Lapo Elkann con Cristiano Ronaldo per collezioni eyewear
29 gennaio 202011:12
La società eyewear di Lapo Elkann, Italia Independent, e il brand di Cristiano Ronaldo hanno firmato un accordo globale esclusivo della durata di cinque anni per la creazione di collezioni eyewear sotto il brand CR7. La prima collezione CR7 Eyewear è stata interamente ispirata e disegnata per Cristiano Ronaldo e verrà presentata in occasione di Mido 2020 per poi essere disponibile sul mercato a partire dalla primavera-estate 2020.
“Sono sempre stato appassionato di occhiali e ho sempre voluto avere una mia linea. Sono davvero entusiasta di collaborare con Italia Independent su questo progetto. Sono molto attento ai dettagli ed ho sempre lavorato duramente per raggiungere la perfezione in tutto quello che faccio”, ha commentato il fuoriclasse della Juve. “Oggi per me e per tutta Italia Independent è una giornata da ricordare: aver ottenuto la licenza eyewear CR7 è un tassello di straordinaria importanza nel nostro percorso di crescita”, ha sottolineato Lapo.
Georgina Rodriguez, voglio mostrare quella che sonoLa compagna di CR7 si racconta a ‘Grazia’ prima del festival
30 gennaio 202013:01
– “Sono una persona nota, ma quello che desidero veramente è mostrarmi per quella che sono, farmi scoprire dalla gente e non c’è posto migliore del festival. Per me è un piacere e un orgoglio essere stata scelta tra le protagoniste femminili”. A raccontarsi a Grazia nel numero in edicola questa settimana è Georgina Rodríguez, uno dei volti femminili del Festival di Sanremo, al via il 4 febbraio.
Georgina sarà sul palco per la terza serata e nell’intervista spiega che cosa l’ha spinta ad accettare la proposta di Amadeus: “Anche se per me i miei figli sono la cosa più importante, sono comunque una donna e desidero lavorare ed essere autonoma. Non devo trascurare la mia sfera professionale e mi piace lavorare in campo artistico”.
Cresciuta sui Pirenei e trasferita a Madrid per lavoro, oggi vive in Italia insieme al compagno Cristiano Ronaldo, incontrato mentre lavorava in una boutique: “Davanti a lui tremavo, ma è scattata una scintilla”. E a proposito del fidanzato la modella confessa: “Cristiano è l’unico che riesca a farmi entusiasmare durante una partita. Ho la fortuna di essere la compagna del migliore calciatore di tutti i tempi. Quando è in campo fa provare un’infinità di emozioni. Non ha rivali”.
Ma che cos’è oggi la normalità per la compagna del calciatore più celebre del mondo?: “Conduciamo una vita privilegiata, ma proveniamo da famiglie umili. Ci siamo impegnati molto per ottenere ciò che abbiamo e questo è l’insegnamento che vogliamo trasmettere ai nostri figli”, spiega Georgina. “Vogliamo che loro siano combattenti come lo siamo noi. Il sacrificio, la disciplina, il senso di responsabilità, i sogni, la perseveranza e la gratitudine sono valori che desideriamo trasmettere loro ogni giorno”.
