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'Il mio vicino Adolf', quando il sospetto sposa la vendetta

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Ultimo aggiornamento 1 Novembre, 2022, 20:06:38 di Maurizio Barra

(ANSA) – ROMA, 01 NOV – Il sospetto unito alla vendetta è una
miscela ancora più esplosiva se non si è giovani. È il caso di
Polsky (David Hayman), ultrasettantenne ebreo con una famiglia
sterminata nei campi di concentramento e che ora, siamo nel
1960, si è rifugiato nel nulla della campagna colombiana. È lui,
insieme al coetaneo Herzog (Udo Kier), il protagonista de IL MIO
VICINO ADOLF di Leon Prudovsky, un dramedy all’ombra della Shoa,
in sala dal 3 novembre con I Wonder Pictures.
   
Chi è davvero Polsky? Un signore come tanti ferito dalla vita e
che ha due passioni: le rose nere e gli scacchi. Una vita
monotona la sua fino a quando si ritrova, nella sua isolata
casa, un vicino, Herzog, che più misterioso non potrebbe essere,
almeno per Polsky.
   
Basta uno sguardo e per il maestro di scacchi arriva una
certezza: Herzog non è altri che Hitler il quale, sotto mentite
spoglie, si è rifugiato proprio vicino a lui con tanto di cane
lupo, Wolfie, e assistente kapò che parla tedesco.
   
Una grande occasione per Polsky di vendicarsi finalmente.
   
Comincia così a spiarlo e tante sono le cose che sembrano
collimare con la figura di Hitler: ha un cane lupo, proprio come
il dittatore tedesco; dipinge improbabili paesaggi, è poi
mancino e, su tutto, gli somiglia molto nonostante una lunga
barba e inseparabili occhiali da sole.
   
Spiare qualcuno impone, ovviamente, di avvicinarsi molto al
sospettato, e questo avvicinamento spesso implica anche la
nascita di un’amicizia strumentale, di comodo, che spesso
diventa autentica. È quello che accade davvero a questi due
uomini che hanno alla fine molte cose in comune come, ad
esempio, la passione degli scacchi. (ANSA).
   

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