Aggiornamenti, Cinema, Notizie, Spettacoli Musica e Cultura, Ultim'ora, VIDEO NOTIZIE

Pesce, figlio 'edipico' a passo di merengue

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 4 Settembre, 2023, 08:55:17 di Maurizio Barra

Un punto d’appoggio dove ‘liberare
il proprio ‘carico’ in una casetta sul litorale romano per i
‘muli’ (le persone reclutate dai trafficanti per ingerire ovuli
di droga, ndr), provenienti dalla Colombia. E’ quello che
offrono il quasi 40 enne Julio Cesar (Edoardo Pesce) e la madre
colombiana, tanto carismatica quanto passionale e
incontrollabile (Margarita Rosa De Francisco Baquero),
protagonisti di El Paraiso di Enrico Maria Artale, il dramma
famigliare, con un tocco di favola nera, dramedy e crime, in
gara ad Orizzonti alla Mostra Internazionale del cinema di
Venezia, per poi arrivare in sala l’anno prossimo con I Wonder
Pictures.

   
Un film (prodotto da Ascent Film e Young Films con Rai
Cinema) nato “da una conversazione un po’ strampalata con
Edoardo. Siamo molto amici, e avevamo già fatto un film insieme
– spiega il cineasta, qui al secondo lungometraggio e già
regista di grandi serie internazionali, come Sanctuary, Romulus,
Django e ora al lavoro su Un prophete, tratta dall’omonimo cult
di Jacques Audiard -. Lui mi ha raccontato questa suggestione
che mi ha molto colpito”. Lavorandoci “negli anni l’ho portato
altrove. Piano piano il film è diventato sempre più il racconto
di una madre e di un figlio, quello che a me premeva”. Proprio
l’amore apparentemente senza confini tra i due (comprese le
serate insieme a ballare il merengue), viene scosso
dall’interesse che Julio Cesar prova per la nuova arrivata dalla
Colombia, Ines (Maria Del Rosario Barreto Escobar), che la
madre considera da subito una nemica.

   
“La madre ha cresciuto Julio Cesar da sola e l’ha plasmato
secondo le sue esigenze – spiega Artale – è responsabile per
quello che è. Lui vive questo rapporto con una sofferenza e
frustrazione interiore, ma è qualcosa che gli riempie la vita.

   
Quella tra loro non è una gabbia, è una simbiosi. Lui è un po’
intrappolato ma è anche dipendente, accudente e trova la sua
pienezza esistenziale in questo rapporto. Volevo sottrarre
questo legame al giudizio, a etichette di figlio succube o di
madre arpia. Volevo che anche in un rapporto che ha le sue
violenze, ci fosse una bellezza, una ricchezza emotiva, una
poesia”

   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

source

La Tua opinione è importante! Vota questo articolo, grazie!
No votes yet.
Please wait...

Vuoi scrivere, commentare ed interagire? Sei nel posto giusto!

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.