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La gustosa insalata di asparagi con pomodori, rucola e spinaci

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Primavera, epoca di asparagi. Ottimi con mille ricette e, perché no, con una fresca insalatina. Questo piatto unisce la freschezza degli ingredienti con sapori sottili e accattivanti. Gli asparagi, con il loro sapore delicato e la consistenza croccante, sono la star indiscussa di questa preparazione. Per iniziare, assicuratevi di avere a disposizione degli asparagi freschi e teneri (molto teneri). Lavateli accuratamente sotto acqua corrente e rimuovete le parti più dure dei gambi, piegandoli delicatamente finché non si spezzano naturalmente. Questo assicurerà che utilizzerete solo la parte più morbida e gustosa degli asparagi. Potete anche sbucciare leggermente i gambi con un pelapatate per renderli ancora più teneri. Una volta preparati gli asparagi, portate a ebollizione una pentola d’acqua leggermente salata e cuoceteli per circa 3-5 minuti, fino a quando saranno teneri ma ancora croccanti. Scolateli e immergeteli immediatamente in una ciotola di acqua ghiacciata per fermare la cottura e preservare il loro colore verde brillante.

Una volta raffreddati, asciugateli delicatamente con un canovaccio pulito. Nel frattempo, preparate il resto degli ingredienti. Utilizzate un mix di insalata verde, come lattuga, rucola o spinaci. Aggiungete anche dei pomodorini ciliegia tagliati a metà, che aggiungeranno dolcezza e freschezza al piatto. Se amate i contrasti di sapori, potete aggiungere anche del formaggio di capra morbido o fresco a pezzetti. Per dare un tocco croccante e arricchire di sapore l’insalata, aggiungete delle noci o mandorle tostate. Infine una buona aggiunta potrebbero essere le uova sode sbriciolate o una frittatina tagliata a striscioline sottili. Questi ingredienti completeranno perfettamente la consistenza e il gusto dell’insalata. Infine, preparate il condimento. In una piccola ciotola, emulsionate dell’olio extravergine d’oliva con dell’aceto balsamico di Modena. Aggiustate di sale e pepe secondo il vostro gusto personale.
Una volta pronti tutti gli ingredienti, assemblate l’insalata. Disponete il mix di insalata verde in una grande ciotola e aggiungete sopra gli asparagi. Versate il condimento preparato sull’insalata e gli asparagi e mescolate delicatamente per distribuire uniformemente tutti gli ingredienti e il condimento. L’insalata di asparagi è pronta per essere gustata.

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«Perfect Blue», thriller animato fra Alfred Hitchcock, Dario Argento e Brian De Palma

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Se gli anni Ottanta, secondo alcuni, sono stati dei Sessanta più colorati, lo spirito dei Settanta, seppure in maniera più sottile, era sicuramente presente nella cultura pop anni Novanta. Non necessariamente soltanto in quella occidentale. Ne è pervaso «Perfect Blue», lungometraggio animato giapponese (un cosiddetto “anime”) diretto nel 1997 da Satoshi Kon, tornato al cinema in versione rimasterizzata e restaurata in 4K.

Siamo nel mondo delle idol giapponesi, cantanti giovanissime di enorme successo specie fra gli otaku (i nerd nipponici), una di queste è Mima Kirigoe, che fa parte del gruppo delle Cham, Ma lo lascia per tentare la carriera di attrice, vista come più lucrosa (solo una volta una canzone della Cham è entrata nelle top cento). Ma abbandonare quel microcosmo rosa ha un prezzo: il mondo del “vero” showbiz la rende carne da macello.

Ottiene la parte di una ragazza psicologicamente instabile nella serie tv «Doppio legame», ma inizia a ricevere messaggi di minaccia anonimi da parte di uno stalker, un otaku che non ha accettato il suo cambiamento. E alcuni misteriosi incidenti colpiscono il set. La stessa Mima, colpita anche dal fatto che in un sito Internet (a fine Novanta la Rete è ancora vista come qualcosa di magico) esce il diario di una che asserisce di essere lei ma in realtà non lo è. Però, alla fin fine, chi è la vera Mima? La idol, pura e ingenua (almeno in apparenza) ma che suscita il desiderio negli otaku? Quella del sito Internet? La ragazza schizofrenica di «Doppio legame»?

«La memoria ci dà l’illusione di una continuità con noi stessi» le dice una psicologa, frase peraltro poco rassicurante.

Alla sua opera prima Satoshi Kon mostra di conoscere bene non soltanto l’animazione nipponica, ma anche il cinema occidentale. Il film è tratto molto liberamente dal romanzo omonimo di Yoshikazu Takeuchi (che nel 2002 avrebbe avuto una versione live action), però nella storia sono evidenti le influenze di Alfred Hitchcock, magari non solo dirette ma mediate dal cinema di due registi che molto hanno preso da lui, come Dario Argento e Brian De Palma. C’è il problema dell’identità e della difficoltà a distinguere cosa è reale e cosa no, e l’animazione è perfetta per cambiare fisicamente il personaggio quando la sua personalità cambia. Quello che Hitchcock in «Psycho» lasciava intuire sulla vera identità della mamma di Norman Bates qui, nel finale, è alla luce del sole, con il personaggio (ma non diciamo qual è per non spoilerare, non è affatto detto che si tratti di Mima) che muta totalmente aspetto con il mutare di personalità.

E Mima è un tipico protagonista perseguitato hitchcockiano.

Poco dopo il film avrebbe debuttato le popstar Britney Spears che sembrava una sorta di idol occidentale, ma, fin da subito, molto meno innocente e proposta per suscitare il desiderio nei ragazzi, adolescenti e non. È curioso che nel film il mondo “corrotto” della tv sia contrapposto a quello “puro” delle idol, ma probabilmente in questo caso giocano le differenze culturali.

Strano anche che in un film animato si stigmatizzino gli otaku (almeno alcuni di loro), grandi appassionati di anime e di manga.

Il film rappresenta molto bene un decennio, gli anni Novanta, di grande sviluppo per l’animazione: lo si vedeva in Occidente con il Rinascimento Disney (film come «Aladdin», «Il re leone» o «Mulan») e serie tv come I Simpson o South Park, e in Giappone con, ad esempio, i capolavori di Hayao Miyazaki (come «Porco Rosso» del 1992 o «Princess Mononoke» del 1997). Un’animazione che toccava temi un tempo proibiti come in «Perfect Blue» la sequenza dello stupro di Mima: poco importa se non è reale, almeno a quanto sembra, è comunque disturbante per lo spettatore.

Purtroppo Satoshi Kon autore in seguito di altri grandi film animati come «Tokyo Godfathers» (2003) o «Paprika» (2006) è morto nel 2010 a soli quarantasei anni.

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Dopo il Granchio blu, un'altra invasione nel Mediterraneo: cos'è il Pesce Leone e perché deve preoccuparci

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La biodiversità del Mediterraneo è attualmente sotto la minaccia di nuove specie invasive, tra cui spicca il pesce leone, noto anche come pesce scorpione. Questi pesci, originari delle acque tropicali, si sono distinti per la loro rapida diffusione nel bacino mediterraneo, causando gravi ripercussioni sugli ecosistemi locali e sulle economie basate sulla pesca tradizionale.

Il pesce leone, con il suo aspetto esotico e le pinne vistose, ha trovato nel Mediterraneo un ambiente ideale per prosperare, soprattutto a causa del riscaldamento delle acque dovuto al cambiamento climatico. La sua presenza è aumentata notevolmente da quando il primo esemplare è stato avvistato in Israele nel 1991, e da allora ha colonizzato diverse aree, mettendo a rischio le specie ittiche locali e le pratiche di pesca artigianale che dipendono da esse.

Inoltre, il pesce leone è noto per la sua capacità di consumare una quantità di prede sproporzionata rispetto al suo corpo, grazie allo stomaco che può espandersi fino a 30 volte le sue dimensioni normali. Questa voracità lo rende un predatore estremamente efficace, minacciando la sopravvivenza di molte specie native. I problemi non si fermano qui: il pesce leone ha spine velenose che rappresentano un rischio per i pescatori, complicando ulteriormente le operazioni di pesca tradizionale e danneggiando le attrezzature.

Acqua, l’oro blu che sprechiamo:

La risposta della comunità scientifica a questa crisi include studi approfonditi sulla biologia e sull’ecologia del pesce leone, nonché iniziative di citizen science che incoraggiano i residenti e i pescatori a segnalare avvistamenti e catture di questa specie. Questi sforzi sono vitali per tracciare la diffusione del pesce leone e per sviluppare strategie efficaci per mitigarne l’impatto. Il futuro degli ecosistemi marini del Mediterraneo dipende in gran parte dalla capacità di controllare e, sperabilmente, ridurre la presenza del pesce leone. È essenziale che le politiche di gestione delle specie invasive siano supportate da ricerca scientifica robusta e da un impegno condiviso tra governi, organizzazioni ambientali e comunità locali. Solo attraverso un approccio coordinato e informato si potrà sperare di preservare le ricchezze naturali e culturali che il Mediterraneo offre.

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Giuliano Montaldo e la sua Vera chiedete a loro che cos’è l’amore

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Chiedetemelo di nuovo che cos’è l’amore. Chiedetemelo oggi, dopo la serata di consegna dei Globi d’oro, i premi assegnati dalla stampa estera al cinema italiano, alla quale ho partecipato due sere fa. Eravamo nella Sala Petrassi dell’Auditorium di Renzo Piano, a Roma. Seduti e un po’ sbronzi: alcuni Negroni avevano preceduto l’entrata in sala. Si beve sempre un po’ prima delle premiazioni, che, diciamolo, non sono uno spasso. Di solito si diverte solo chi viene chiamato sul palco e inciampa e poi balbetta i ringraziamenti e si commuove e poi scende di corsa le scale e inciampa di nuovo. Ma quando siede di nuovo nella sua poltrona ricomincia a scalpitare e pensare soltanto a quando potrà andarsene. Anche perché i riconoscimenti sono pubblici ma la felicità è privata. Solo le persone davvero speciali sono capaci di condividere la felicità, per non parlare dell’amore. Questa serata, però, rispetto al solito ha una sua grazia e un certo brio. I presentatori sono scanzonati, le motivazioni esatte, i premi ben assegnati. Filiamo abbastanza leggeri, forse anche perché i Negroni con cui ci hanno ammansito erano buoni ed efficaci. Anche io siedo su una poltrona sulla cui spalliera c’è un cartello col mio nome, ma il mio nome è scritto sbagliato. Non importa, mi sento comunque abbastanza allegra e privilegiata a star lì, quando, come tutti, accolgo con un po’ di disappunto l’annuncio che il prossimo premio sarà il Globo d’oro alla carriera. Sono quei premi con cui si infarciscono le serate, offrendo al pubblico – televisione, streaming, sala – nomi molto noti ma spesso un po’ appassiti. Rompono il ritmo della competizione e sfastidiano i candidati, che scalpitano di poter ricevere il loro trofeo, inciampare, balbettare, ringraziare… Il Globo d’oro alla carriera di quest’anno è stato assegnato a un regista che tra qualche minuto dirà che ha chiuso serenamente la saracinesca alle sue spalle. Dobbiamo farci bastare Sacco e Vanzetti, Gli occhiali d’oro, L’Agnese va a morire e tanti altri suoi bellissimi film, scopriamo, perché di cinema non ne farà più. Neanche li riguardo mai, dice Giuliano Montaldo seduto sulla sua carrozzina in mezzo al palco, e sorride. Mi sono operato all’anca, spiega, per questo sono seduto. Ha 91 anni, una voce potente e sicura e un’intelligenza che luccica. Ho lavorato sessant’anni nel cinema, dice, e l’ho fatto sempre insieme a una donna. Questa donna, che è anche sua moglie più o meno da quei sessant’anni, è Vera Pescarolo. Figlia di una famosa attrice, Vera Vergani, sorella di un produttore, Leo Pescarolo, ha conosciuto Montaldo dopo un matrimonio concluso con un divorzio. Aveva già una figlia, Elisabetta, che è stata adottata dal regista. La loro storia l’ha raccontata Fabrizio Corallo in un documentario, Vera e Giuliano, uscito un paio d’anni fa. Aneddoti, ricordi, storie meravigliose di viaggi e di film. È giusto che anche lei sia qui con me, su questo palco, aggiunge Giuliano Montaldo. E si gira, sornione, verso la stessa quinta da cui è entrato lui. E in quel momento vediamo apparire un’altra carrozzina, sulla quale è seduta una donna che ha lo stesso, meraviglioso sorriso di lui. Adesso sono uno accanto all’altra, e ci guardano. Credo che tutti noi avvertiamo la stessa cosa in quel momento, ed è la ragione per cui ci alziamo in piedi per applaudire. Un’allegria prima di tutto, per niente solenne ma rispettosa e ammirata. Ma pur sempre un’allegria, leggera, persino maliziosa. Come quando, voilà, il domatore esce dalla gabbia dei leoni e si inchina. E ci prende quel senso di sollievo per il pericolo scampato e la voglia di abbracciarci. Raddrizziamo le spalle, ci sentiamo pronti per una nuova sfida. Come se quel leone l’avessimo addomesticato noi. Ci sentiamo così, mi pare, come se avessimo visto un numero perfetto. E infatti sorridiamo tutti guardando il palco, guardando quel modo strampalato e vivo di presentarsi uno accanto all’altra seduti su quelle sedie, come se fosse la cosa più divertente del mondo. E lo è, tutti quanti ne siamo così sicuri che vorremmo uscire di corsa e metterci a fare le gare per i corridoi dell’Auditorium, rincorrendoci con le sedie a rotelle. Poi Giuliano Montaldo riprende a parlare ma neanche per un istante abbandona quella sprezzatura, quella abilità di domare i leoni che gli fa dire cose serie senza smettere mai di farci credere che non è così difficile. E Vera Pescarolo accanto lo guarda, e le loro gambe e le mani che si muovono sembrano cercarsi anche se le sedie sono troppo lontane. I Felici Pochi li chiamava Elsa Morante ne Il mondo salvato dai ragazzini. Giovani e vecchi, ricchi e poveri, celebri e flagranti o sconosciuti e nascosti, gli F.P. hanno una cosa in comune: sono tutti e sempre bellissimi. E come si distinguono? Ma dal fatto che sono felici! Perché la felicità esiste, ed è invisibile soltanto a chi ha negli occhi «la cispa dei troppi fumi d’irrealtà»: gli Infelici Molti. Chiedetemelo di nuovo che cos’è l’amore, dopo aver visto quei due ragazzini ieri sera che scherzavano sulla loro sedia a rotelle. La sedia elettrica, come la chiamava Bernardo Bertolucci – altro ragazzino della stirpe dei Felici Pochi – quando non potè più farne a meno. L’amore non è il tempo, credo, non è nemmeno la smania di conoscersi se si è diversi o riconoscersi quando si è uguali. Non è soltanto la complicità, né l’incastro perfetto dei corpi. L’amore, ieri sera l’ho capito, è quella risata. Perché io so una cosa, scrive ancora Elsa Morante, «Pure se ci fa tremare / per gli spasmi e la paura / tutto questo / in sostanza e verità / non è nient’altro/che un gioco»

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Addio a Vera Pescarolo Montaldo

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È morta sette mesi dopo il compagno di una vita Giuliano Montaldo, Vera Pescarolo. Era nata come lui nel 1930, figlia della celebre attrice Vera Vergani, nipote dello scrittore e giornalista Orio Vergani, sorella del produttore Leo Pescarolo. Ha dedicato gran parte della sua carriera e della sua vita a Giuliano Montaldo di cui è stata produttrice, sceneggiatrice, attrice, casting director e aiuto regista. Una vera complice e musa ispiratrice. «Ero un principe stregato e quel colpo di fulmine dura da 60 anni», diceva Montaldo di lei.

Quasi 60 anni d’amore e di partnership artistica in giro per il mondo dal Brasile alla Cina, per un percorso che comprende opere come Sacco e Vanzetti, L’Agnese va a morire, lo sceneggiato Marco Polo, Gli occhiali d’oro, I demoni di San Pietroburgo, L’industriale. Montaldo – come attore – aveva vinto un David di Donatello nel 2017 per la sua interpretazione in Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni, nel quale anche Vera aveva fatto la sua ultima apparizione in un emozionante cameo. La loro immagine più famosa insieme è del 2021, alla premiazione del Globo d’oro, entrambi in sedia a rotelle, immagine di un amore durato una vita e tuttora inestinguibile. Giuliano ne aveva anche tratto un libro appunto Un grande amore (2021 La nave di Teseo), una storia ricca di amore e di cinema.

Il documentario Vera & Giuliano, di Fabrizio Corallo, disponibile su Rai Play, ne racconta la storia attraverso le loro parole. «Raccontare il nostro amore per noi è normale –spiegava Montaldo – ma è ancora più bello raccontare quello insieme al nostro percorso lavorativo. L’abbiamo fatto con gioia e divertendoci». A unirli il colpo di fulmine che Montaldo sentì al primo incontro con Vera a inizio anni ’60 nell’ufficio del produttore Leo Pescarolo, fratello della sua futura moglie. «Con i suoi meravigliosi occhi azzurri era come un principe azzurro anche se con lo sguardo un po’ da matto» raccontava Vera.


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Condanna definitiva per Cospito a 23 anni di carcere

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Diventa definitiva la condanna a 23 anni di carcere per l’anarchico Alfredo Cospito nel procedimento legato all’attentato alla ex caserma allievi carabinieri di Fossano del 2006. Lo hanno deciso i giudici della Cassazione che hanno ribadito anche la condanna a 17 anni e 9 mesi di per Anna Beniamino. I magistrati della sesta sezione hanno rigettato i ricorsi della Procura Generale di Torino e delle difese, così come sollecitato dal pg. Cospito è attualmente detenuto al regime del 41 bis nel carcere di Sassari dove è rientrato a giugno, dopo aver trascorso oltre quattro mesi nel penitenziario di Opera: a Milano era infatti stato trasferito per motivi di salute scaturiti dallo sciopero della fame a cui l’anarchico si era sottoposto – dal 20 ottobre del 2022 al 19 aprile del 2023 – per protestate contro il regime del carcere duro.

I supremi giudici hanno quindi accolto la richiesta del procuratore generale, che aveva chiesto di confermare le condanne inflitte nel giugno dello scorso anno dalla Corte d’assise d’appello di Torino. Il rappresentante dell’accusa aveva sollecitato il rigetto del ricorso del procuratore generale di Torino e l’inammissibilità di quelli presentati dalle difese dei due imputati, gli avvocati Flavio Rossi Albertini e Caterina Calia. Secondo il pg di Cassazione, Perla Lori, il danno “effettivamente realizzato” nell’azione “è di particolare tenuità. Appaiono quindi corrette le determinazioni poste nella sentenza impugnata”, ha aggiunto. L’udienza in Cassazione è stata anticipata dalle azioni in solidarietà a Cospito e Beniamino messe in atto da alcuni militanti anarchici: con diversi blitz a Roma sono infatti stati dati alle fiamme cassonetti e danneggiate le vetrate di alcune banche e bancomat. Le azioni sono state compiute nella zona del quartiere Tuscolano dove è stata anche danneggiata un auto e sui muri sono comparse le scritte “Anna e Alfredo liberi”. Nelle motivazioni della sentenza di Appello, i giudici di Torino scrissero che l’azione del 2006 fu “un grave atto terroristico” che però ebbe ripercussioni “modestissime”. Una “strage politica”, certo, ma senza vittime e senza grossi danni, e che quindi deve essere considerata di “lieve entità”. “L’azione – si legge – ha avuto una blanda ripercussione sulla compagine statale o, comunque, su una parte di essa (l’Arma dei carabinieri, ndr), e ha comportato un pericolo limitatissimo di una lesione alla personalità dello Stato e all’ordine democratico”.

“La decisione della corte di Cassazione conferma quanto sostenuto dalle difese nel corso del giudizio di rinvio ovvero che la pena dell’ergastolo con un anno di isolamento diurno invocato dalla procura generale di Torino rappresentava una richiesta sproporzionata e non sorretta da alcuna valida ragione giuridica. Rimane comunque il rammarico per una condanna estremamente severa”. Lo afferma l’avvocato Flavio Rossi Albertini, difensore di Alfredo Cospito commentando la decisione della Cassazione.

Il procedimento rappresenta il troncone principale del maxi-processo alle Fai-Fri, gruppo anarchico cui è attribuita una lunga serie di attacchi (plichi esplosivi, posizionamento di ordigni) avvenuti fra il 2003 e il 2016. Per quanto riguarda il regime del carcere duro, sempre la Cassazione, il 20 marzo scorso aveva dichiarato inammissibile l’istanza presentata dai difensori dell’anarchico contro la decisione del tribunale di Sorveglianza di Roma che il 23 ottobre aveva confermato il 41 bis per Cospito.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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L'argine delle erbarie di Silvia Cavalieri

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SILVIA CAVALIERI, L’ARGINE DELLE
ERBARIE (SOLFERINO, PP 384, EURO 20). La silenziosa alleanza
tra due bambine: Solidea, chiamata così dai versi di un canto
anarchico, e Liuba, destinata a diventare come sua nonna Zaira e
sua madre Armida, un’erbaria, cioè una
donna che conosce il potere della natura capace di guarire e di
portare la vita, curando con le
erbe. A raccontare la loro storia è Silvia Cavalieri nel romanzo
L’argine delle erbarie ,che esce il 26 aprile per Solferino
editore e sarà presentato in anteprima il 25 aprile alle 15.00
nello Spazio Sociale Autogestito Libera Officina, a Modena
dall’autrice accompagnata dalla band Partizani Mira. e
proiezione inedita di Gino e i Partigien dal Cavess.

   
Insieme a quelle di Solidea e Liuba si intrecciano anche le
storie delle loro famiglie in un tempo difficile: il fascismo,
la guerra, la fame, la battaglia delle idee e delle aspirazioni
a un mondo migliore con il comunismo, l’anarchia, le prime lotte
verso l’emancipazione femminile. Così, mentre la Storia
stravolge e ruba le vite degli uomini, le donne tengono viva la
sapienza millenaria della quale sono depositarie: pratiche e
conoscenze tradizionali, spesso messe ai margini, censurate,
condannate ma che modellano, nelle avversità, una forma
collettiva di salvezza.

   
Appassionata di musica di tradizione orale, Silvia Cavalieri,
nata a Modena nel 1973, canta in diverse formazioni dedite a
repertori dell’Europa
meridionale, in particolare di Italia e Portogallo,
e insegna lettere in una scuola media di Bologna. In questo
romanzo selvatico ma radicato nella storia, restituisce il
fascino misterioso della natura attraverso tre generazioni di
guaritrici, due guerre e un fiume.

   

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In spirito, storia di santa Lucia approda a Cannes

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In spirito, esercitazione di Nicolò
Folin, allievo di regia del CSC – Scuola Nazionale di Cinema –
sarà presentato in anteprima mondiale nella Selezione Ufficiale
del 77° Festival di Cannes. Il cortometraggio è stato
selezionato nell’ambito de La Cinef, la sezione dedicata ai film
prodotti dalle scuole di cinema di tutto il mondo.

   
Ambientato nel 1499, In spirito è la storia di Lucia, una santa
di vent’anni le cui stigmate sono famose in tutta Italia. Il
duca di Ferrara ha mandato i suoi uomini a Viterbo per
prelevarla clandestinamente e il giovane cortigiano Zoanin e il
capitano dei balestrieri ducali le fanno da scorta. Durante il
viaggio fra boschi e borghi abbandonati, a Zoanin toccherà
decidere del destino della giovane.

   
Racconta il regista Nicolò Folin: “Si tratta di una vicenda di
cinque secoli fa, ma penso che ci riguardi da vicino, perché
parla del nostro bisogno di raccontarci storie su chi siamo per
dare un senso a quel che ci accade”.

   
Scritto da Nicolò Folin e Francesco Bravi, è interpretato da
Beatrice Bartoni, Marco Folin e dallo stesso Nicolò Folin. La
fotografia è di Enrico Licandro, il montaggio di Bianca Vecchi,
le musiche di Lorenzo Barcella, le scenografie di Vanessa
Bondesani, i costumi di Rita Guardabascio, il suono di Samuele
Infantone, il montaggio del suono di Antonio Stella e Tommaso
Libero di Lorenzo, il mix di Rainer Russo; i produttori
esecutivi sono Arianna Pecorella e Anna Giuliano.

   
Il cortometraggio è una produzione CSC – Scuola Nazionale di
Cinema.

   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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In Iran rapper condannato a morte, partecipò alle proteste del 2022

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“Mi hanno inviato il verdetto oggi, ma non dirò qual è perché potrebbe avere un impatto psicologico sui miei fan, soprattutto quelli giovani”. Toomaj Salehi non è riuscito a rivelare subito di essere stato condannato a morte quando ieri ha appreso della sentenza nel carcere Dastgerd di Isfahan, dove è rinchiuso da circa un anno e mezzo. Era stato arrestato nell’ottobre del 2022 durante le proteste esplose dopo la morte Mahsa Amini, la 22enne di origine curda deceduta dopo essere stata messa in custodia dalla polizia morale di Teheran perché non avrebbe portato correttamente il velo.

Toomaj è uno dei volti più noti tra i quasi 20mila manifestanti arrestati durante le dimostrazioni anti governative del 2022 perché era già famoso come rapper di protesta e durante le rivolte aveva pubblicato una canzone molto critica nei confronti della Repubblica islamica, diventata un inno per molti manifestanti.

È stato uno dei suoi avvocati, Amir Raesian, a rivelare che il musicista di 33 anni è stato condannato a morte a causa della sua partecipazione alle manifestazioni, per “corruzione sulla terra”. L’artista aveva ricevuto una condanna a sei anni e tre mesi nel 2023, ma una decisione della Corte Suprema aveva escluso la pena capitale.

Il tribunale rivoluzionario di Isfahan “con una decisione senza precedenti ha deciso di non mettere in pratica la sentenza della Corte Suprema e ha condannato Salehi alla punizione più dura”, ha detto l’avvocato del rapper al quotidiano riformista Shargh, mentre altri legali dell’artista hanno annunciato che presenteranno appello alla sentenza, che ancora non è stata confermata dalla magistratura iraniana.

A causa della sua popolarità come musicista, Toomaj è stato prima attaccato dei media iraniani vicini alle Guardie della rivoluzione e una volta arrestato si è trovato incastrato in un groviglio giudiziario in cui le prime accuse mosse contro di lui non comprendevano nemmeno il reato di “corruzione sulla terra” per cui è stato successivamente incriminato e poi condannato alla pena di morte.

Dopo più di 250 giorni di carcere, era stato rilasciato nel novembre del 2023 ma meno di due settimane dopo è tornato dietro le sbarre, in seguito alla pubblicazione di un video in cui raccontava di aver subito torture mentre era in prigione. Mentre la pena di morte è già stata eseguita per almeno sette dei manifestanti arrestati durante le proteste del 2022, la sentenza inflitta al rapper ha sollevato un coro di proteste da parte di attivisti per i diritti umani e politici.

“Quel regime è rimasto della stessa ferocia e brutalità: non voltiamoci dall’altra parte, non dimentichiamoci di chi lotta per la libertà”, ha affermato la deputata del Pd Lia Quartapelle commentando la sentenza, che è stata contestata anche da varie organizzazioni non governative. La condanna potrebbe diventare anche un nuovo terreno scontro tra Berlino e Teheran dopo che la Germania era stata tra le voci più dure nel condannare il regime degli ayatollah per la repressione delle proteste del 2022, dove sono morte oltre 500 persone negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.

Una sentenza “assurda e inumana”, ha affermato la parlamentare tedesca Ye-One Rhie, esponente del Partito Socialdemocratico al governo in Germania, che già in passato aveva difeso la causa del rapper iraniano e oggi è tornata a chiederne il rilascio.

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Tg2 Costume & Società del 24/04/2024

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Puntata del 24/04/2024 ore 13:30 | Tg2 Costume & Società, Rubrica di Rainews

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  • direttore: ANTONIO PREZIOSI
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