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Kalavria, un viaggio intimo nella Calabria sud del mondo

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“Il film documentario è un viaggio
intimo e nomade, costellato dalle visioni del protagonista, che
si materializzano nell’umanità variegata e speciale che
incontrerà durante il suo cammino permettendogli di entrare in
contatto con la storia e con il mito”. Così Cristina Mantis
parla di Kalavria, il suo film documentario che racconta il
viaggio di un novello Ulisse (Ivan Franek) nella Regione
Calabria ovvero di un uomo smarrito che alla fine ritrova se
stesso in uno di quei pochi luoghi dove e’ ancora possibile
farlo: il Sud del mondo.

   
Franek approdato in Calabria, perso nelle sue allucinazioni,
si ritrova a vivere i luoghi vissuti da Ulisse, prima del suo
ritorno ad Itaca. Ma non è il solo. Nella terra dei Feaci, la
maga Circe (Agnese Ricchi) si aggira in un anfiteatro vuoto.
Ulisse incrocia poi personaggi singolari come Pitagora (Domenico
Pantano), il musicista greco (Alexandros Hahalis) che vuole
riunire le terre calabre della Magna Grecia con la madrepatria,
Peppina, la donna dei gabbiani e, in un accampamento di
migranti, un griot dalla voce celestiale (Badarat Sat).

   
Il film conta anche sulla partecipazione del cantante Badara
Seck, le attrici Agnese Ricchi, (la Maga Circe) e Cristina
Golotta (Leucotea) e l’attore e direttore artistico del CTM
Domenico Pantano.

   

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Il corto italiano 'Treta' vince l'Ai Film Festival a Dubai

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Treta, il corto firmato dal regista
italiano Francesco Siro Brigiano e realizzato utilizzando
l’intelligenza artificiale, ha vinto all’Aiff di Dubai, the
Artificial Intelligence Film Festival, organizzato da Expo City
Dubai.

   
Il film racconta la storia di un malvagio giullare, ‘re’
delle tentazioni umane ed ha sbaragliato le oltre 500 opere
cinematografiche concorrenti, provenienti da 89 nazioni,
conquistando il riconoscimento per la regia e l’AI Choice,
assegnato dall’Intelligenza artificiale. Tra i componenti della
giuria di esperti, c’erano Richard Taylor: 5 volte Oscar per Il
Signore degli anelli e Ben Grossmann, premio Oscar per i
migliori effetti speciali di Hugo Cabret di Martin Scorsese.

   
“!Ho creato questo short film onirico – ha spiegato Francesco
Siro Brigiano – dopo due anni di studi e ricerche
sull’affascinante mondo dell’arte generativa. Le possibilità che
le nuove tecnologie riescono ad offrire sono incredibili. Certo
le AI hanno messo al centro molti quesiti e criticità non
prescindibili ma per chi avrà voglia di raccontare, esprimersi e
sognare sarà sempre più ampio il ventaglio di possibilità
offerte”.

   
L’Aiff, the Artificial Intelligence Film Festival di Dubai, è
nato con l’obiettivo di celebrare e promuovere la convergenza
tra intelligenza artificiale e cinema, sottolineando la
relazione simbiotica tra tecnologia e creatività umana. Oltre
alla competizione internazionale tra opere cinematografiche, il
festival mette a confronto esperti del settore in un dibattito
sul potenziale della tecnologia AI nel migliorare la narrazione
creativa e arricchire la creatività umana, fornendo nuovi
strumenti per la narrazione, l’editing e persino la creazione di
personaggi.

   

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L'attrice Silvana Strocchi ottiene il vitalizio Bacchelli, ha lavorato con Fellini e Puti Avati

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 L’attrice Silvana Strocchi ha ottenuto il riconoscimento del vitalizio sulla legge Bacchelli, che lo Stato riconosce ai cittadini che si sono distinti in campo culturale, sociale, scientifico o sportivo e che versano in difficili condizioni economiche. Lo riporta il sito d’informazione e di dibattito Cantiere Bologna.
    Strocchi, classe 1939, ha portato per trent’anni spettacoli nei teatri bolognesi con l’associazione Teatro Poesia, ha fondato nel ’74 il Teatro Perché con Gabriele Marchesini, nel ’78 Dacia Maraini ha scritto per lei il monologo ‘Una casa di donne’, che ha portato in scena in tutta Italia, ha lavorato in radio e al cinema (con Fellini ne ‘La voce della luna’ e con Pupi Avati in ‘Dichiarazione d’amore’), ma è stata anche sceneggiatrice e regista in film di produzione propria, come ‘Il giorno del melograno’ e ‘La gatta’, ispirato al romanzo di Colette.
    Colpita da una malattia neurologica degenerativa, ha una invalidità del 100 per cento e – spiegava un anno fa l’associazione culturale Teatro Poesia – vive sola in una casa Acer con una pensione di 570 euro e un modesto contributo della pubblica assistenza “che non le permette di coprire le spese delle costose cure e dell’aiuto domestico”. Proprio lo scorso anno una petizione aveva raccolto numerose firme e testimonianze tra mondo teatrale e universitario, amici e conoscenti: la stessa delegata alla cultura del Comune di Bologna, Elena Di Gioia, aveva caldeggiato l’iniziativa.
    “Ci speravo, ma sono sorpresa – ha commentato l’attrice parlando con Cantiere Bologna – Roma è sempre un mondo a parte, già anni fa ci avevo provato e non era andata. Pensavo che anche questa volta non si sarebbero accorti di me”. A Silvana Strocchi non mancano comunque i progetti: “Non mollo. Come attrice non posso più andare in scena, ma con le mie idee e come regista sono sempre molto attiva. Abbiamo presentato un progetto al Comune di Bologna per il bando cultura su ‘La signorina Else’ di Arthur Schnitzler, da realizzare al Teatro anatomico dell’Archiginnasio. Un progetto a cui tengo molto. Ci spero tanto”. 
   

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Virzì, solo un episodio increscioso per 'Un altro ferragosto'

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“Un episodio increscioso, che è stato peraltro riferito in modo alterato, mi fa venire voglia di precisare che in tutte le numerose sale affollate nelle quali abbiamo presentato ‘Un altro Ferragosto’ abbiamo riscontrato davvero uno standard elevatissimo della qualità delle proiezioni, con quella singola spiacevole eccezione”. Lo dice in una dichiarazione all’ANSA Paolo Virzì, commentando la querelle che a Torino ha avuto con il cinema Ambrosio, sulla qualità della proiezione nella sala della sua ultima opera. “Approfitto dell’occasione per ringraziare gli spettatori che hanno riempito le sale durante il Tour promozionale del film e per fare i complimenti agli esercenti dalle grandi città alle province più piccole – aggiunge – che hanno investito per rendere speciale l’esperienza della visione in sala.” Il regista aveva scritto sulla locandina del suo film all’ingresso dell’Ambrosio, “Scusate tanto, evitate di vederlo qui! Proiezioni annullate, andate a vederlo in un cinema decente”, aggiungendo una freccia con l’indicazione della sala, sempre a Torino, in cui andare a vedere la pellicola: ‘Il Massimo’.
    “Denuncerò Paolo Virzì per diffamazione – aveva replicato all’ANSA il proprietario dell’Ambrosio, Sergio Troiano – lui non ha visto il film, è entrato gli ultimi cinque minuti e ha sclerato. Mi è venuto addosso fisicamente: io non ho accettato la rissa perché sono un signore”.
   

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Tornano gli acchiappafantasmi in Ghostbusters: Minaccia Glaciale

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La famiglia Spengler torna dove tutto
è iniziato, l’iconica caserma dei pompieri di New York, e si
unisce agli acchiappafantasmi originali che hanno sviluppato un
laboratorio di ricerca top-secret per portare la lotta ai
fantasmi a un livello superiore. È il punto di partenza di
Ghostbusters: Minaccia Glaciale, nuovo capitolo della saga,
diretto da Gil Kenan, del quale ha appena debuttato un nuovo
trailer. Il film con Paul Rudd, Carrie Coon, Finn Wolfhard,
Mckenna Grace, Dan Aykroyd, Bill Murray, Ernie Hudson e Annie
Potts, arriverà nelle sale dall’11 aprile prodotto da Sony
Pictures e distribuito da Eagle Pictures.

   
Scritta da Jason Reitman e Gil Kenan, l’adventure fantasy
comedy è basata su Ghostbusters, il cult del 1984 diretto da
Ivan Reitman. Stavolta è la scoperta di un antico artefatto a
scatenare una forza malvagia: un pericolo che porterà i vecchi e
nuovi acchiappafantasmi a unire le forze per proteggere la loro
casa e salvare il mondo da una seconda era glaciale.

   
“Prendere il timone di un film di Ghostbusters è una
responsabilità che non vivi alla leggera, perché il livello
raggiunto è molto alto – spiega Gil Kenan nelle note di
produzione -. Ogni film precedente ha alcuni momenti
cinematografici indelebili. Puntiamo tutti al massimo per creare
un film degno del logo dei Ghostbusters, rispettando davanti
alla cinepresa quel loro spirito collettivo e vitale fatto di
improvvisazione, leggerezza, senso del gioco”.

   

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Al Bif&st La casa di Ninetta, l'Amarcord di Lina Sastri

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Un vero e proprio Amarcord, non senza coraggio, quello di Lina Sastri in La casa di Ninetta, opera prima da regista tratta dal suo romanzo omonimo (Guida Editori).
    Il film che passa al Bif&st 2024, al via da domani, è infatti dedicato alla sua famiglia e, soprattutto, all’amata madre Ninetta (interpretata da Angela Pagano), una donna speciale che vediamo inizialmente anziana e malata di Alzheimer in fase avanzata tanto da dover essere accudita da tre badanti.
    La vecchietta che vive a Napoli dove la figlia Lucia (Lina Sastri) va a trovarla ogni volta che le è possibile, è una donna confusa, infantile, capace di rubare i gioielli della figlia solo perché brillano, ma comunque ancora vivace, circondata com’è dall’affetto delle tre badanti napoletane.
    Poi il film vira più volte verso il passato: si passa così agli anni Sessanta con una Ninetta giovane (da ragazza Francesca Tizzano e, da adulta, Maria Pia Calzone) che si innamora dell’inaffidabile Alfonso (Gennaro Cassini da ragazzo e Massimo De Matteo, da adulto), l’uomo da cui avrà due figli, tra cui la stessa Lucia.
    Ma Alfonso, uomo affascinante e complicato, lavora sulle navi da crociera e sta fuori gran parte dell’anno. Ninetta lo aspetta sempre e lo ama molto, ma la sua misteriosa doppia vita in Brasile farà sì che a un certo punto non tornerà più.
    La casa di Ninetta è insomma una storia di ricordi, suggestioni, ma senza troppa malinconia tranne per la voce originale della madre della Sastri che, cantando antiche melodie napoletane, scandisce i capitoli del film.
    Non mancano nella narrazione declinata sulla napoletanità le figure classiche dell’immaginario partenopeo come la ‘bella’mbriana’ (nella credenza popolare lo spirito benefico della casa) e il ‘munaciello’, spirito bizzarro, a volte positivo, altre volte dispettoso.
    “Questo film vuole essere un flusso di memoria che passa dal presente al passato guidato dalla voce fuoricampo della figlia Lucia, da me interpretata”, dice la Sastri. “È un atto d’amore verso Ninetta, madre e donna speciale, leggera e nobile come la luce e la musica – aggiunge -. Ho voluto raccontare poi una storia d’amore, quella di Ninetta e di Alfonso, mio padre. Un amore di altri tempi che si nutre anche di gelosia e, a volte, di violenza. La storia di una famiglia dove Ninetta, forte e leggera, è presente come riferimento di vita, e dove l’uomo, Alfonso, è una figura dalle mille sfaccettature”. Comunque, sottolinea l’attrice, “è la storia di mia madre, del suo passato, e dei suoi ultimi anni. E tutt’intorno c’è Napoli, la musica, la magia, la luce. Una favola sospesa fra realtà e immaginazione, che si veste dei colori acquerellati di Napoli, della sua semplicità, della ricchezza, delle sue emozioni – conclude -. La mia prima sceneggiatura. La mia prima regia. La mia prima volta, battezzata dalla mia città unica e meravigliosa. Questo film è dedicato a mia madre Ninetta e a mio fratello Carmine che non c’è più”.
    Nel cast del film, una produzione Salina e Run Film con Rai Cinema e il contributo del Ministero della Cultura e della Film Commission Regione Campania, anche: Antonella Stefanucci, Antonella Morea, Franca Abategiovanni, Sofia Salerno, Luigi Credendino, Angela De Matteo, Antonio Giudicedipietro, Patrizia Pozzi, Enzo Romano, Francesca Tizzano e Valentina Martone.

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Il Bif&st apre il sipario con l'anteprima di May December

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La quindicesima edizione del Bari international film festival (Bif&st) apre sabato sera alle 21, al teatro Petruzzelli, con la proiezione, in anteprima internazionale, di May December di Todd Haynes. Poco prima sul palco Sergio Rubini e Luca Bigazzi riceveranno rispettivamente il premio Alberto Sordi per il miglior attore non protagonista, e il premio Giuseppe Rotunno per il miglior autore della fotografia, per il film Felicità di Micaela Ramazzotti che sarà presente in sala.
    Sempre Rubini, Ramazzotti e Bigazzi saranno protagonisti alle ore 11 nel teatro Petruzzelli, di una masterclass moderata da Enrico Magrelli, al termine della proiezione di Felicità (ore 9.30).
    La prima giornata del Bifest è ricca di appuntamenti in vari luoghi della città.
    Al Petruzzelli, per il tributo a Ettore Scola, Tutte le cose che restano-Studio E.L. a Cinecittà (ore 16), di Cinzia Lo Fazio: presente in sala la regista e Silvia Scola. Per il tributo Titanus 120 e Gian Maria Volonté 30, è prevista la proiezione de Le quattro giornate di Napoli (ore 18) di Nanny Loy.
    Il programma della giornata al teatro Piccinni si apre con la proiezione di N.e.e.t (ore 12) di Andrea Biglione (presente in sala il regista). Per la sezione Eventi speciali sarà proiettata la pellicola W Wolinski (ore 16) di Mauro Cappelloni, presente in sala. Nel pomeriggio inizia il concorso della sezione ItaliaFilmFest/nuovo cinema italiano con la proiezione del film La seconda vita (ore 18.30) di Vito Palmieri, introdotto da David Grieco (presenti in sala il regista Palmieri e l’attrice Marianna Fontana). In serata, alle 21.30, inizia anche l’ItaliaFilmFest/documentari, con Kalavrìa di Cristina Mantis presente in sala.
    La programmazione della giornata di apertura al teatro Kursaal Santalucia prevede per la sezione tributo a Marco Bellocchio, la proiezione de I pugni in tasca (ore 15) a cui segue l’incontro con Marco Bellocchio, Enzo Augusto e la montatrice Francesca Calvelli, e la presentazione di Bianco e Nero su Bellocchio e Calvelli moderata da Enrico Magrelli. Info e programma completo su ‘bifest.it’.
   

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Kung Fu Panda 4, "un film sull'ansia di cambiare"

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 Po è uno di noi. Ne è convinto Mike Mitchell, regista di Kung Fu Panda 4, nuovo capitolo della saga animata della Dreamworks in arrivo in Italia per Universal Pictures dal 21 marzo, con un’anteprima domenica 17. “Non abbiamo tutti paura del cambiamento?”, si chiede Mitchell in conferenza stampa a Los Angeles.
    “Avevamo lasciato il protagonista Po soddisfatto: era il Kung Fu Panda, il Guerriero Dragone – spiega il regista, che nel terzo film della serie, del 2016, era produttore esecutivo -.
    Abbiamo pensato tanto a come farlo evolvere e abbiamo deciso di togliergli tutto quello che aveva desiderato e per cui aveva lottato. In questo modo, il film affronta un tema in cui ci riconosciamo tutti: l’ansia di cambiare. I bambini possono avere paura quando passano dalle elementari alle medie, per esempio.
    Ma lo stesso succede a noi adulti, quando cominciamo un nuovo lavoro o ci trasferiamo. Po ci insegna che cambiare è grandioso.
    Se scegli di andare avanti, non lasci indietro nessuno e niente di quello che sei. Anzi, il più delle volte ti trasformi in qualcosa di meglio”.
    È quello che succede nel film, che in dieci giorni ha incassato 69 milioni di dollari nelle sale di Usa e Canada (a cui si aggiungono 30,5 milioni guadagnati all’estero). Il maestro Shifu ordina a Po di abbandonare il ruolo di guerriero dragone e di diventare una guida spirituale. Deve appendere la cintura di kung fu, scegliere un successore ed esserne il mentore. Questo incarico porta sulla sua strada la volpe Zhen, scaltra ladruncola perfetta spalla comico-drammatica dell’ingenuo eroe protagonista, e lo costringe a lasciare la Valle della Pace per perdersi a Juniper City. “Cos’è questo posto?”, chiede spaventato Po. “Ci vivono i peggiori criminali”, risponde con il tono di chi la sa lunga Zhen (in inglese doppiata da Awkwafina).
    Mentre lei scappa dalla polizia, con inseguimenti a perdifiato sui tetti e nei mercati, i due affrontano una nuova e potente avversaria, la maga Camaleonte (doppiata in originale da Viola Davis), una lucertola in grado di trasformarsi in qualsiasi creatura.
    “Abbiamo mantenuto i personaggi principali, per non deludere i fan – spiega Mitchell – ma abbiamo aggiunto una co-protagonista che stravolge la prospettiva di Po, gli insegna a non giudicare dall’apparenza, e una cattiva mai vista: una donna che ha superato i complessi per la sua piccola stazza e tiranneggia sulla città. Poi c’è un posto mai visto prima, una metropoli tentacolare piena zeppa di animali in cui abbiamo ambientato tante scene di azione”.
    Rimane inalterato lo spirito bonaccione e puro di Po, qui in bilico tra azione e spiritualità: “Non mi far scegliere tra le due anime. È una partita alla pari – risponde all’ANSA Jack Black, che al Panda più famoso dell’animazione dà voce e fisicità -. Sono affascinato dalla meditazione sulle grandi domande dell’universo e sul mistero della vita. Ma quanto mi diverto nelle scene di combattimento! Sono un grande fan delle arti marziali”. “Per noi Po è Jack, ma è inebriante vedere che funziona perfettamente anche doppiato”, dice all’ANSA Mitchell in riferimento all’interprete italiano della saga, Fabio Volo.

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Mazzi, basta film che nessuno vede, finanzieremo il buon cinema

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“Il codice dello spettacolo è un
provvedimento normativo di grande importanza voluto da tutto il
Parlamento. Attualmente siamo in fase avanzata di redazione e ci
siamo posti come obiettivo la sua pubblicazione entro il 18
agosto, con la speranza di concludere i lavori entro la fine di
luglio”. Lo ha detto il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco
Mazzi, nel corso di Non Stop News, su Rtl 102.5, annunciando che
dal 19 marzo, al ministero della Cultura, sono previste quattro
giornate di discussione e confronto.
“Sarà un codice che provocherà qualche scossone, perché
dobbiamo prepararci ad una rimodulazione dei finanziamenti
pubblici” ha sottolineato il sottosegretario. “Ad esempio,
attualmente – ha continuato – c’è una grande disparità nei
finanziamenti tra settori come il cinema e l’audiovisivo, che
ricevono circa 750 milioni di euro all’anno, e altri settori
come il teatro e la musica, che insieme ricevono 420 milioni di
euro. Questa disparità è eccessiva, specialmente considerando
che molti film finanziati non raggiungono un pubblico
significativo e non corrisponde neppure un livello occupazionale
adeguato a questo tipo di disparità. Cito due titoli: ‘Uomo di
fumo’, che polemicamente definirei come un produttore di fumo
solo in termini di risorse, e ‘Prima di andare via’. È
interessante notare che entrambi i film hanno ricevuto
finanziamenti per un totale di 2 milioni di euro, ma hanno avuto
un pubblico molto limitato, rispettivamente 128 e 27 spettatori
al cinema. Questo dimostra che vengono prodotti numerosi film
che nessuno vede. Vogliamo quindi concentrare i finanziamenti su
produzioni di qualità, come dimostrato dal successo di opere
come quella di Paola Cortellesi”.

   
“Questo sistema di finanziamento sostiene anche produzioni
come le serie su piattaforme come Netflix, incluso quelle su
Rocco Siffredi. È rispettabilissimo Siffredi, ma è lecito
chiedersi se sia giusto che il sistema di finanziamento italiano
supporti una serie su Rocco Siffredi prodotta da Netflix anziché
produzioni su icone come Sofia Loren, Roberto Benigni o
Raffaella Carrà” ha fatto notare Mazzi.

   

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Mikkelsen, eroico capitano per La terra promessa

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Ambizione, epica e vendetta, la grammatica del melodramma è tutta nel film La terra promessa di Nikolaj Arcel, in sala dal 14 marzo con Movies Inspired, che ci porta a metà ‘700, quando il re danese Frederik V mostra il folle desiderio di veder coltivata la brughiera selvaggia dello Jutland in modo che possa generare nuove tasse per la cassa reale.     Nessuno, però, osa eseguire il decreto reale perché la brughiera è un luogo desolato e pericoloso, popolato solo da nomadi e banditi. A questo punto entra in scena Ludvig von Kahler (Mads Mikkelsen), ex capitano dell’esercito danese, che decide di tentare l’impresa. E questo anche per un buon motivo: ricevere un titolo nobiliare lui che è un ‘bastardo’ (Bastarden è il titolo originale di questo film), ovvero figlio di un nobile e una serva.     Nel film, tratto dal romanzo del 2020 Kaptajnen og Ann Barbara di Ida Jessen, Ludvig, oltre ad avere contro l’ostilità della brughiera dovrà vedersela non solo con un perfido proprietario terriero (Simon Bennebjerg), che gli metterà in tutti i modi i bastoni tra le ruote, ma anche con la mentalità dell’epoca per il fatto che ha accolto nella sua fattoria una ragazzina di colore considerata allora foriera di sventure.     Dalla sua l’ex capitano ha, oltre un’ostinazione esagerata, anche la vicinanza di una ex cameriera con la quale farà famiglia.     “É vero – ha spiegato Mikkelsen a Venezia dove il film era in concorso l’anno scorso – il mio personaggio è pronto a fare qualsiasi cosa per ottenere un obiettivo, è un uomo straordinario, ma non posso dire mi somigli. Se, ad esempio, interpreto Einstein, più che imparare qualcosa da questo personaggio cerco di portare qualcosa di mio. Questo è il compito dell’attore”.     Ha sottolineato invece Nikolaj Arcel: “L’esperienza di padre ha cambiato il mio punto di vista sulle cose. È banale, ma è così. Da allora, ho iniziato a vedere i miei film passati e il modo in cui li avevo realizzati sotto una nuova luce. Pur rimanendo fiero del mio lavoro (o almeno della maggior parte), mi sono accorto che rifletteva il punto di vista di un uomo che aveva come unico scopo raccontare storie, ma niente di più. La terra promessa – continua il regista – nasce da questa presa di coscienza esistenziale ed è, fino ad oggi, il mio film più personale”.     E ancora Arcel: “Con l’aiuto del geniale romanzo di Ida Jessen, il mio sceneggiatore Anders Thomas Jensen e io volevamo raccontare una grande storia epica su come le nostre ambizioni e i nostri desideri tendano inevitabilmente a fallire se sono l’unica cosa che abbiamo. La vita è caos; è dolorosa e terribile, ma allo stesso tempo magnifica e straordinaria e noi ci ritroviamo spesso impotenti quando cerchiamo di controllarla.     Come dice il proverbio: ‘L’uomo propone e Dio dispone’.”

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