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Sei Fratelli, a maggio in sala il nuovo film di Simone Godano

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Arriva al cinema dal primo maggio Sei
Fratelli, il nuovo film di Simone Godano (il regista di Marylin
ha gli occhi neri) prodotto da Gr›enlandia con Rai Cinema, e
distribuito da 01 Distribution. Simone Godano, che firma anche
la sceneggiatura insieme a Luca Infascelli, dirige un cast
corale composto da Riccardo Scamarcio, Adriano Giannini, Gabriel
Montesi, Valentina Bellè, Claire Romain, Mati Galey, Linda
Caridi, Judith El Zein, Imma Villa, Antonella Ponziani, Camilla
Barbieri e con Gioele Dix.

   
Marco, Guido, Leo, Luisa, Gaelle e Mattia hanno quattro madri
diverse, non sono tutti figli biologici dello stesso padre, ma
hanno un’unica vera figura paterna di riferimento: Manfredi
Alicante. Quando quest’ultimo viene a mancare, si ritrovano per
la prima volta tutti insieme nella casa paterna a Bordeaux,
vivendo l’illusione di poter diventare una famiglia unita. Ma
ormai ognuno di loro porta con sé una storia, un’identità e
tornare indietro non sarà facile.

   

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Guediguian, 'per un mondo migliore serve un'azione collettiva'

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Continuare a impegnarsi per “rendere
il mondo un posto migliore è necessario. È vero che la
stanchezza in chi ci prova da tutta la vita è costante, ma lo è
anche la volontà. Racconto nel film che combattere per questo è
una festa, ma anche che a volte possiamo avere meno energie,
demoralizzarci. L’importante è riprendersi e andare avanti”.

   
Parola di Robert Guediguian, che da oltre 40 anni insieme alla
moglie, una delle più grandi attrici francesi, Ariane Ascaride,
regala un viaggio di cinema dell’umano, della condivisione,
attento alla realtà, intima e sociale delle persone. Il nuovo
capitolo è ‘E la festa continua’, presentato alla Festa del
cinema di Roma e ora in sala dall’11 aprile con Lucky Red.

   
“La rassegnazione che esiste oggi nel mondo occidentale
rispetto al modo di fare politica, in cui c’è sempre meno
fiducia, non deve farci dimenticare l’importanza di ricostruire,
partendo dalla base, dalla strada, dalla piazza, di un senso di
prossimità. Senza un’azione collettiva il mondo sarebbe peggio
di quel che è” aggiunge il cineasta. Nella storia si trae spunto
da fatti reali “che rielaboro secondo il mio sguardo”, ha
spiegato alla Festa di Roma: il crollo nella sua città,
Marsiglia, nel 2018, di due edifici che ha causato la morte di
otto persone, e la scelta di Michele Rubirola, attivista eletta
sindaco di Marsiglia a luglio 2020 che ha deciso di lasciare il
ruolo pochi mesi dopo, a dicembre 2020.

   
Protagonista del film è Rosa (Ascaride), infermiera e punto
di riferimento da sempre, nel suo quartiere a Marsiglia, nelle
lotte sociali per i suoi concittadini. Un disastro annunciato,
però, mette in crisi le sue certezze. Sarà l’incontro con Henry
(Jean-Pierre Darroussin), padre di Alice (Lola Naymark), giovane
compagna di lotte e nuova compagna del figlio Sarkis (Robinson
Stevenin) a rimotivarla, dando spazio anche ai propri sogni,
sia sociali che privati.

   
Questo film “è anche un passaggio di testimone per le nuove
generazioni – ha sottolineato Ariane Ascaride -. Ci sono molti
ragazzi che oggi si dedicano con grande passione a cause, come
quella per l’ambiente. Abbiamo l’obbligo di aiutarli perché
stiamo lasciando loro un mondo di merda che certo non hanno
chiesto”. In quest’epoca “mantenere la speranza è
indispensabile. L’impressione è che il mondo stia affondando in
abissi terribili. Per questo è importante mostrare quelle
persone di cui non si parla mai, che agiscono insieme, per
migliorare questa realtà”.

   

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Dagli Stati Generali in Sicilia un Manifesto per fare cinema

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Un Manifesto del far cinema in Italia
e, di conseguenza, in Sicilia: è uno degli obiettivi che si
pone la tre giorni degli Stati Generali del Cinema convocati dal
12 al 14 aprile al Castello Maniace di Siracusa, sull’isola di
Ortigia.

   
Dal tax credit al cineturismo fino all’
internazionalizzazione, i focus degli incontri serviranno ad
alimentare un osservatorio su dinamiche e prospettive del
sistema audiovisivo.

   
Promossi e organizzati dalla Regione Siciliana in
collaborazione con il Ministero del Turismo ed Enit, sono stati
“fortemente voluti per il ruolo nodale” che l’audiovisivo
riveste nell’economia culturale e artistica dell’Isola,
importanza evidenziata e sostenuta dal presidente della Regione
Renato Schifani e dall’assessore regionale al Turismo, allo
Sport e allo Spettacolo Elvira Amata.

   
“Investire nel settore audiovisivo – dichiara Schifani –
significa rendere la nostra Isola sempre più presente sui
palcoscenici internazionali con notevoli ricadute in termini
economici e di immagine”. Saranno – spiega l’assessora Amata in
occasione della presentazione a Roma – tre giorni di dibattiti,
talk e tavole rotonde, con oltre 200 autorevoli rappresentanti
di tutto il settore del cinema italiano: registi, produttori,
attori, sceneggiatori, distributori, critici e altre figure
chiave nell’ambito della formazione professionale. In questa
cornice ci sarà una finestra sul “Verticale Turismo e Cinema”.

   
I dati relativi agli ultimi 9 anni testimoniano che le
produzioni determinano nell’Isola una spesa pari ad oltre il
300% dei contributi concessi dalla Regione. Tra il 2021 e il
2023, con l’erogazione dei contributi alle produzioni
cinematografiche, la Regione Siciliana ha cofinanziato oltre 100
progetti tra lungometraggi, film/serie tv, documentari e
cortometraggi: una strada che la Sicilia intende confermare.

   
“Per il 2024 – spiega Amata – è stato infatti già pubblicato
online il nuovo bando. Chi decide di “girare” in Sicilia potrà
anche usufruire di figure specializzate mentre la Regione
Siciliana, tramite il Centro sperimentale di cinematografia di
Palermo, ha realizzato la nuova Location Guide, uno strumento
multimediale altamente professionale al servizio di tutte le
produzioni che intendono investire nell’Isola, una mappa di 350
luoghi che rappresentano set ideali. Un archivio che la Sicilia
Film Commission potrà mettere a disposizione di chi è
interessato a scoprire le opportunità offerte in termini di
location cinematografiche, dalle località più note e frequentate
a quelle più insolite e meno conosciute.

   

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Loren e De Sica al centro de La settima arte cinema e industria

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Sono Sophia Loren e Vittorio De
Sica i protagonisti del manifesto della sesta edizione de ‘La
Settima Arte Cinema e Industria’, festival dedicato dedicata ai
saperi e al fare dell’industria del cinema, in programma a
Rimini dal 2 al 5 maggio prossimi ed organizzato da
Confindustria Romagna e Università di Bologna-Dipartimento delle
Arti, in collaborazione con il Comune di Rimini, il Fellini
Museum, la Cineteca di Rimini e Cfc-International Research
Centre.

   
Il filo conduttore della kermesse, nell’anno in cui si
celebra il 70/o anniversario de ‘La Strada’ di Federico Fellini
è il viaggio, “il legame – spiegano gli organizzatori – fra
passato, presente e futuro, nel ricordo della strada percorsa
dall’industria cinematografica italiana e della sua importanza
per la diffusione dei valori d’impresa e del Made in Italy nel
mondo”.

   
L’immagine scelta per i manifesto dell’edizione 2024 della
rassegna è un omaggio alla Loren, De Sica e alla terra di
Romagna: l’attrice è ritratta insieme al regista in una pausa
durante le riprese de ‘La Riffa’, pellicola del 1962, da lui
diretto e quarto atto del film Boccaccio ’70 che conta anche gli
episodi firmati da Federico Fellini, Luchino Visconti e Mario
Monicelli. L’episodio di De Sica con protagonista la Loren è
ambientato e girato in esterni in Romagna. Lo scatto è stato
realizzato dal fotografo Pierluigi Praturlon.

   
Nelle giornate della manifestazione si terranno proiezioni,
anteprime, masterclass, convegni, incontri, presentazioni di
libri e la cerimonia di consegna del Premio Cinema e Industria,
tutti ad ingresso gratuito.

   

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Kim's video, 55mila film da New York a Salemi e ritorno

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I fratelli Coen pare avessero
ancora più di 600 dollari da pagare per ritardi nella riconsegna
dei film quando oltre 15 anni fa, chiudeva lo shop di
videonoleggio indipendente più amato, grande e cinefilo
dell’East Village a New York. Il bizzarro e avventuroso destino
della straordinaria collezione accumulata di oltre 55 mila
titoli tra Vhs e dvd che approda nel 2009 nella siciliana
Salemi quand’era amministrata da Vittorio Sgarbi viene
ripercorsa da Kim’s video di David Redmon e Ashley Sabin. Il
documentario, dopo aver girato nel 2023 i festival
internazionali dal Sundance a Sydney, è appena arrivato nelle
sale della Grande Mela e Los Angeles e dal 12 aprile debutterà
in altre città Usa.

   
Il racconto segue l’impegno per quel patrimonio di cinema,
fra cronaca, ricerca e azione diretta, portato avanti da Redmon,
uno fra quegli oltre 250 mila membri di Kim’s video, il negozio
aperto a metà degli anni ’80 dall’imperscrutabile Yong-man Kim,
immigrato dalla Corea nel 1979, aspirante cineasta, prima
proprietario di una lavanderia e poi creatore di un piccolo
universo cinefilo dov’era possibile trovare film (capolavori e
rarità comprese) da 44 Paesi. Un paradiso per cinefili
(allargatosi negli anni a 7 negozi) che con l’avvento
dell’online abbassa la sua ultima saracinesca nel 2008. Kim
decide di cedere la sua straordinaria collezione a
un’istituzione che possa renderla fruibile al pubblico anche
online. Gli arrivano oltre 40 richieste da tutto il mondo e lui
sceglie quella avanzata da Salemi dove allora il sindaco
Vittorio Sgarbi aveva lanciato varie iniziative per il rilancio
anche a livello internazionale del borgo. Il container, zeppo di
film, viene accolto nella cittadina siciliana con entusiasmo ma
negli anni, dopo le dimissioni nel 2012 di Sgarbi e nello stesso
anno, lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, il
progetto per i 55 mila film scompare dai radar. Parte così nel
2017 la ricerca di Redmon a Salemi, dove li ritrova in un
magazzino, esposto anche alle perdite d’acqua. Nella ricerca di
soluzioni Redmon si lancia in quei mesi anche nella conoscenza
di Sgarbi, intervista il prefetto Leopoldo Falco, presidente nel
2012 della Commissione straordinaria a Salemi e va a ritrovare
Kim. Sarà tuttavia solo un’azione illegale del cineasta, la
sottrazione di parte dei titoli mascherata con le finte riprese
di un film in loco a convincere l’imprenditore coreano a cercare
e trovare con l’amministrazione di Salemi un accordo che nel
2022 ha riportato i film a New York, in una nuova casa all’Alamo
Drafthouse.

   

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Gillian Anderson, tra il principe Andrea e Epstein

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Da L’ultima minaccia a Tutti gli uomini del presidente, da Il caso Spotlight a Anche io – She said: Hollywood ama il giornalismo d’inchiesta, o almeno ama raccontarlo sullo schermo. Alla lunga lista di film sul quarto potere come “cane da guardia” contro ingiustizie e corruzione, bisogna ora aggiungere Scoop, il film prodotto da Netflix disponibile da ieri sulla piattaforma.
    Diretto da Philip Martin (uno dei registi di The Crown) e scritto da Peter Moffat, segue la produttrice della Bbc Sam McAlister (Billie Piper) mentre cerca e ottiene l’intervista che la conduttrice del programma Newsnight Emily Maitlis (Gillian Anderson) fece al principe Andrea (Rufus Sewell) in merito alla sua amicizia con Jeffrey Epstein. Era il 16 novembre del 2019: il finanziere newyorkese si era suicidato in carcere tre mesi prima, mentre attendeva il processo per abusi sessuali e traffico internazionale di minori.
    L’intervista fece il giro del mondo e andò malissimo per il duca di York, che non mostrò alcuna empatia con le vittime e negò di aver avuto rapporti con Virginia Giuffre, una delle ragazze coinvolte nel traffico di Epstein, che ai tempi lo accusava di averla stuprata quando era minorenne. Travolto dalle critiche, il terzo (e prediletto) figlio di Elisabetta II fu costretto a dimettersi dal suo ruolo istituzionale.
    “Fu un trionfo per il giornalismo”, dice in conferenza stampa Anderson, che però aggiunge: “La stampa – TV, carta o radio o web – è ancora così potente? Beh, onestamente non lo so. La verità giornalistica è diventata molto malleabile”. L’ex agente Dana Scully di X-Files racconta di essere entrata nella parte con uno studio minuzioso della giornalista inglese: “Ho guardato e riguardato le sue trasmissioni, ho letto il suo libro (Airhead: The Imperfect Art of Making News) e l’ho ascoltata leggerlo nell’audiolibro. Ho analizzato quell’intervista e l’ho scomposta in modo da poterla guardare o ascoltare in loop. Mi sono concentrata sulle sue singolarità, come gesticola, come inclina la testa, come cammina, come sta in piedi”.
    Ma con un accorgimento: “Quando sono stata Margaret Thatcher nella quarta stagione di The Crown – racconta Anderson – ho ricevuto un consiglio utile ogni volta che bisogna interpretare una persona reale: ‘Ricorda che hanno dato la parte a te perché sei tu’. È importante mantenere un elemento di sé, perché se cerchi di accantonare ogni minima parte di te stessa, l’interpretazione diventa un’imitazione, una forzatura”.
    In questo senso, l’attrice nata a Chicago nel 1968, fa i complimenti a Sewell: “Abbiamo girato la scena dell’intervista nella prima giornata di set per Rufus. L’avevo appena intravisto al trucco e me lo sono ritrovato davanti così, seduto sulla poltrona in quella perfetta ricreazione del salone di Buckingham palace, identico in tutto al principe, nell’atteggiamento, nel modo di parlare, di stare seduto e di guardarmi. È stato inquietante!” Sui retroscena della stessa intervista tornerà a breve la serie di Prime Video A Very Royal Scandal, in cui Emily Maitlis è produttrice esecutiva e Michael Sheen e Ruth Wilson interpretano l’intervistato e la anchorwoman. Intanto, ci pensa Netflix a punzecchiare i reali britannici, anche dopo che la popolarissima serie The Crown si è conclusa. Per rigore storico e morale, questo film richiama anche l’apprezzata miniserie documentaria Jeffrey Epstein: soldi, potere e perversione, che la piattaforma ha prodotto nel 2020.
   

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La star di Borat divorzia dopo 13 anni di matrimonio

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Sacha Baron Cohen e Isla Fischer
hanno divorziato dopo 13 anni di matrimonio. “Dopo un match di
tennis durato oltre vent’anni riponiamo le nostre racchette”,
hanno annunciato gli attori sui rispettivi profili Instagram.

   
Dopo essersi conosciuti nel 2001 a Sydney in Australia, la
Fisher, 48 anni, e Cohen, 52, si erano sposati nel 2010:
“Abbiamo sempre dato la priorita’ alla privacy e abbiamo
lavorato dietro le quinte per questo cambiamento”, hanno
aggiunto chiedendo rispetto per il loro riserbo anche in nome
dei tre figli in comune.

   
La notizia del divorzio è arrivata dopo che Rachel Wilson ha
rivelato che la star di Borat era l’attore da lei definito “un
enorme idiota” nel suo prossimo libro di memorie Rebel Rising.

   
Cohen ha negato le accuse della sua costar in The Brothers
Grimsby. La Wilson sostiene che Cohen l’ha minacciata con gli
avvocati per mettere a tacere il memoir.

   

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Le nuove uscite Disney, The Mandalorian e Toy Story 5 nel 2026

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The Mandalorian & Grogu di Jon
Favreau, legato alla saga di Star Wars che porterà sul grande
schermo i personaggi della serie già cult, uscirà il 22 maggio
2026. Toy Story 5 debutterà nelle sale il 19 giugno 2026;
Oceania, del quale arriverà questo novembre Oceania 2, il sequel
animato, esordirà anche in versione live action diretta da
Thomas Kail, il 10 luglio 2026. Nel ruolo di Maui ci sarà sempre
Dwayne Johnson (voce del personaggio anche nella versione
animata) e resta lo stesso sceneggiatore, Jared Bush. Sono fra
le nuove date di uscita anticipate in occasione della nuova
riunione degli azionisti della Disney:
Un incontro particolarmente importante dopo la vittoria
dell’attuale ad Bob Iger sul miliardario investitore Nelson
Peltz, che aveva lottato per ottenere due posti nel consiglio
d’amministrazione che gli permettessero di contrastare la linea
di Iger, secondo lui negativa per la casa madre di Topolino.
Invece gli azionisti hanno confermato, con un ampio margine di
voti, tutto il cda già in carica (sostenuto anche dalla
famiglia Disney e George Lucas) rilanciando così la fiducia in
Iger, che comunque, dopo il flop di film attesi come The
Marvels, aveva annunciato dei cambiamenti nella strategia, come
ridurre il numero dei sequel per tenere sempre alta la qualità e
l’attenzione sulle produzioni.


   
Altre notizie sulle uscite in programma, scrive The Wrap,
includono Tron: Ares di Joachim Ronning con Arturo Castro,
Gillian Anderson e Jared Leto, terzo film della saga di
fantascienza, che arriverà il 10 ottobre 2025. “The Amateur”, un
thriller/revenge movie di James Hawes con Rami Malek nei panni
di un crittografo della Cia, e un cast composto anche da Rachel
Brosnahan, Caitríona Balfe e Laurence Fishburne, sarebbe dovuto
arrivare in sala a novembre di quest’anno ma è stato
riprogrammato per debuttare l’11 aprile 2025. Nella lista anche
la commedia horror Nightbitch di Mariel Heller, tratta dal
romanzo satirico di Rachel Yoder e interpretata da Amy Adams,
nei panni di una mamma forzatamente casalinga per crescere suo
figlio piccolo. Nella storia la donna sempre più sfinita e sola
(il marito è spesso via per lavoro) inizia a sentire di avere il
potere di trasformarsi di notte in un cane. Il film era
inizialmente destinato a debuttare direttamente su Hulu, ora
invece si è deciso un esordio in sala, in una data che fa
pensare anche a una visibilità per i premi della stagione, il 6
dicembre 2024.


   
Nel 2026 la Disney ha in programma anche altre uscite di
primo piano di cui per ora non ha ancora rivelato i titoli:
arriverà un nuovo capitolo degli Avengers, un titolo dei Walt
Disney Animation Studios (potrebbe essere Frozen 3) e per il 18
dicembre 2026 un nuovo film Star Wars.


   

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Cucinotta, esploro i confini materiali e spirituali

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“È un film attuale sui confini materiali e spirituali, ma anche un lavoro molto ironico che parla di giustizia, razzismo e integrazione”. Così Maria Grazia Cucinotta parla de Gli agnelli possono pascolare in pace di Beppe Cino, già in concorso al Bif&st nella sezione competitiva Italia FilmFest 2024/Nuovo cinema italiano e in sala dall’11 aprile con Draka Distribution.
    Il film dall’animo pugliese, ambientato com’è tra i suoi olivi secolari, racconta la Madonna del paese che appare in sogno ad Alfonsina Milletarì (Cucinotta), una singolare bidella che ama i film di Pier Paolo Pasolini.
    La cosa curiosa è che questa Madonna appare più volte nei sogni di Alfonsina e, parlando con accento straniero, le chiede aiuto perché si trova sepolta sotto un albero di carrube. La bidella si rivolge così al fratello Saverio (Massimo Venturiello), con cui non parla da molti anni, che comincia a scavare senza trovare nulla.
    Ora il problema è che l’albero è esattamente al confine con il terreno dei Malavasi e tra le due famiglie i rapporti sono tesi da tempo. Ma alla fine, dopo tanto scavare, la statua di una piccola Madonna torna alla luce rivelando un inaspettato segreto familiare.
    “Questo film è un giallo metafisico teso al superamento di una cultura ossessionata dal feticcio della proprietà e del confine – dice il regista-. Una ricerca dove la potente leva del sacro porta alla luce antichi misfatti per descrivere un presente succube di pregiudizi che individuano nell’altro, nello straniero, un nemico. Un racconto morale che fa ricorso al realismo magico per affermare che davvero si può cambiare qualcosa. Perché da sempre è il cambiamento la logica profonda di ogni storia”.
    E ancora il regista: “Il titolo, ispirato alla sonata di Bach 208 ‘Le pecore possono pascolare in pace’, è diventato Gli agnelli possono pascolare in pace a sottolineare come le vittime sacrificali per antonomasia possano crescere e trovare l’opportunità di un nuovo equilibrio”.
    “Sono stata davvero felice di tornare a lavorare con Beppe, regista e poeta visionario che riesce a trasformare tutto in magia, senza rinunciare a messaggi precisi e forti” dice invece Maria Grazia Cucinotta.
    Mentre Massimo Venturiello sottolinea: “Con Beppe ho lavorato altre volte, avevo tanti riferimenti interiori per questo ruolo.
    Lui affronta nel modo migliore le tematiche importanti, con una leggerezza che le rende immediate e godibili”.
    Prodotto dalla Draka Production di Corrado Azzollini, con il contributo della Apulia Film Commission e distribuito dalla Draka Distribution, il film è stato girato interamente in Puglia, a Molfetta e vede nel cast anche Tiziana Schiavarelli, Umberto Sardella, Rossella Leone, Dante Marmone e Valentina Gadaleta. 
   

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Virginie Efira, 'la mia madre coraggio ispirata a Nicholson'

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Un piccolo incidente domestico, ovvero la voglia di patatine fritte di un ragazzino, e tutto precipita nella famiglia di Sylvie (Virginie Efira), madre di due figli che lavora in un locale notturno a Brest. E lo fa nel modo peggiore, ovvero lentamente e inesorabilmente. Questo il plot di Niente da perdere della regista Delphine Deloget, passato oggi alla XIV edizione di Italia RENDEZ-VOUS e in sala dal 25 aprile con Wanted Cinema, che racconta un dramma sociale tanto più terribile perché vero e riproducibile all’infinito.

Questa la storia. Sylvie è una donna separata della working class che vive a Brest con i suoi due figli, Sofiane, il più piccolo, e Jean-Jacques: i tre compongono un nucleo familiare molto unito. Ma una notte Sofiane in casa da solo si ferisce gravemente e la madre al lavoro, nonostante le molte telefonate, non risponde all’ospedale. Sylvie viene così denunciata per inadempienza nella cura dei figli e il bambino viene dato in affidamento in attesa del processo. Da qui una vera discesa agli inferi. Inizia infatti per lei una lunga e dura battaglia amministrativa e legale per riportare a casa suo figlio e dimostrare la sua capacità genitoriale di fronte allo stato e al mondo intero. Per fortuna che dalla sua parte ha due fratelli molto solidali. “Amo i registi che a inizio riprese indicano dei film utili per entrare nello spirito di quello che si sta per fare. Tra quelli consigliati c’era Qualcuno volò sul nido del cuculo, soprattutto la scena in cui Nicholson si mette le mani in tasca per non scattare e diventare furioso proprio come capita al mio personaggio quando frequenta i servizi sociali che gli impediscono di far tornare a casa suo figlio” dice a Roma Virginie Efira, attrice e conduttrice tv belga naturalizzata francese. E ancora l’attrice che è la protagonista anche de Il coraggio di Blanche, film di Valérie Donzelli prossimamente in sala:

“Nel caso di Sylvie il sistema rimane comunque il sistema. Per sua stessa natura quest’ultimo non è minimamente interessato ai casi individuali. I servizi sociali sono fondamentalmente buoni e il loro scopo è quello di aiutare le famiglie e i bambini, ma c’è ovviamente un punto di rottura dove il sistema inizia a funzionare male. È inevitabile”. Molte nel film le scene che raccontano i servizi sociali: “Sì, sono persone anche a volte molto simpatiche, ma Sylvie non riesce a smettere di pensare che siano tutti un mucchio di vigliacchi senza spina dorsale. Lei invece non è certo il tipo che si arrende”. “Se non fossi stata madre – dice ancora la Efira – sarebbe stato molto più difficile interpretare Sylvie. Inizialmente ho pensato che avrei dovuto interpretare una maternità carente, una madre che non sa toccare neppure bene i suoi figli, ma poi mi sono abbandonata al mio istinto e le scene migliori con Sofiane sono state quelle in cui mi sono ispirata al rapporto con mia figlia”. Oltre a Virginie Efira nel film troviamo Arieh Worthalter (Il Caso Goldman), Félix Lefebvre (Mon Crime – La colpevole sono io) e India Hair (Jeanne Du Barry – La Favorita del Re) e l’esordiente Alexis Tonetti.

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