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Green jobs per cinema e teatri, arrivano i corsi

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Sono aperte fino al 30 aprile 2024 le
selezioni per i corsi gratuiti per diventare manager e tecnici
per la progettazione e gestione sostenibile delle sale
cinematografiche e teatrali.

   
Orientati all’ecologia – Percorsi di orientamento e formazione
per lo spettacolo e l’ambiente, prevede tre diverse sessioni per
un totale di 250 ore che potranno essere seguite anche
singolarmente e che si svolgeranno da maggio a ottobre prossimi.

   
A realizzarli è l’Osservatorio Spettacolo e Ambiente costituito
dalla Rete dello spettacolo e dell’ambiente, di cui fanno parte
Anec – Associazione Nazionale Esercenti Cinema – Sezione
regionale del Lazio, Green Cross Italia, Atip – Associazione
Teatri Privati Italiani e finanziato dall’ Unione Europea –
NextGeneration EU per progetti di Capacity building per gli
operatori della cultura.

   
“I tecnici del settore radiotelevisivo, cinematografico e
teatrale sono nella top ten delle professioni censite dal
sistema Excelsior di Unioncamere per le quali sono richieste
l’attitudine al risparmio energetico e la sensibilità alla
riduzione dell’impatto ambientale”, spiega Marco Gisotti,
direttore scientifico dell’Osservatorio e fra i maggiori esperti
italiani di green jobs. “Nei prossimi quattro anni il settore
richiederà circa 9.000 nuovi occupati, fra professionisti e
tecnici -prosegue – e lo stesso vale per le competenze digitali
4.0”.

   
“Dopo i 200 milioni di euro del 2022 e gli ulteriori 19 milioni
del febbraio scorso destinati dal Pnrr all’ecoefficienza si è
dato avvio ad un ammodernamento radicale di una grandissima
parte delle sale teatrali italiane”, aggiunge Massimo Arcangeli,
direttore generale di Atip. “Questo, però, significa la
necessità di impiegare migliaia di nuovi professionisti con
competenze green”.

   
Alla progettazione del corso ha partecipato la scuola di
formazione Isnova, partecipata da Enea.

   
“Grazie all’Osservatorio su Spettacolo e Ambiente potremo
mettere insieme tutte quelle esperienze e competenze affinché
l’industria dello spettacolo sia fra le più sostenibili e
moderne del Paese”, sostiene Elio Pacilio, presidente di Green
Cross Italia, la Ong fondata da Mikhail Gorbaciov e Rita Levi
Montalcini.

   

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Kevin Costner porta il suo Horizon al Festival di Cannes

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“Vorrei ringraziare il Festival di
Cannes per aver incluso il mio film Horizon, An American Saga
nella selezione di quest’anno. Erano venti anni che non avevo il
piacere di tornare sulla Croisette. Ho aspettato il momento
giusto e sono orgoglioso di dire che è arrivato. Horizon, An
American Saga è una storia iniziata 35 anni fa e non posso
pensare a un posto migliore del Festival di Cannes per rivelare
al mondo il risultato di un’avventura così meravigliosa. I
francesi hanno sempre sostenuto i film e credono profondamente
nel cinema. Così come io credo profondamente nel mio film”. Così
Kevin Costner ha accolto la notizia che la prima parte del
dittico Horizon, An American Saga, sarà in prima mondiale fuori
concorso al Festival di Cannes 77.
Costner è anche protagonista del film, al fianco di Sienna
Miller, Sam Worthington e Jena Malone. Horizon è una saga
western che omaggia il più classico dei generi del cinema
americano e Costner è sempre stato interessato a ritrarre
l’America, le sue origini, i suoi difetti e le sue leggende
attraverso questo genere. Per lui, fin da Balla coi lupi, il
western è il genere preferito per esprimere il suo impegno
politico e ambientale. Horizon, An American Saga sarà composto
da quattro episodi e passerà a Cannes il 19 maggio.

   

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Zendaya, 'cerco personaggi che ami odiare e odi amare'

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(di Francesca Pierleoni)
“Amo Tashi perché è imprevedibile,
incasinata e complicata, i personaggi migliori sono quelli che
ami odiare e odi amare, quelli che non hanno una sola
dimensione”. Lo dice Zendaya, in un elegante completo bianco,
sul red carpet allestito sulla terrazza del cinema Barberini a
Roma per Challengers di Luca Guadagnino (che ha preferito non
fermarsi con i giornalisti), film in cui è protagonista con Josh
O’Connor e Mike Faist di un intenso triangolo amoroso e di
personalità ambientato nel mondo del tennis, tra vincitori e
vinti, Il film, in arrivo il 24 aprile distribuito dalla Warner
Bros,. avrebbe dovuto debuttare in apertura della scorsa Mostra
del Cinema di Venezia ma poi, per lo sciopero degli attori Usa,
l’uscita è stata rimandata al 2024. Ora il cast, impegnato nel
tour internazionale di lancio, è approdato nella capitale per la
premiere italiana.

   
Zendaya, giovane vincitrice, fra gli altri, di due Emmy e un
Golden Globe per Euphoria e già protagonista in questa stagione
di Dune – Parte 2, in Challengers (di cui è anche coproduttrice)
è Tashi Duncan, prodigio del tennis che dovrà rivedere i suoi
obiettivi e diventa allenatrice: una giovane donna che non
ammette errori, sia dentro che fuori dal campo. Sposa Art
(Faist), un fuoriclasse reduce da una serie di sconfitte. La
strategia di Tashi per aiutarlo prende una piega inaspettata
quando il marito si ritrova ad affrontare Patrick (Josh
O’Connor), un tempo suo migliore amico ed ex fidanzato di Tashi.

   
In un mix tra presente e passato la tensione e il legame (anche
sessuale) fra i tre arriva a un punto di rottura.

   
“Abbiamo avuto un intimacy cordinator sul set – spiega
l’attrice – è stato fantastico e molto d’aiuto, Ci ha fatto
sentire molto sicuri. Ci ha fatto parlare molto tra noi, per
farci sentire tutti a nostro agio. Abbiamo passato molto tempo
insieme, ci siamo allenati nel tennis insieme c’è stato il tempo
di creare fra noi un legame e sentirci sicuri”. Luca Guadagnino
poi “crea la sensualità molto bene, comprende profondamente i
personaggi”.

   
Per O’ Connor (che girerà con Guadagnino anche Camere
separate, tratto dal romanzo di Tondelli), “la cosa più
interessante fra i personaggi, è la loro competitività e
rivalità, la combinazione tra sport e amore è molto eccitante”.

   
Faist come Zendaya e O’ Connor ha amato lavorare con Guadagnino:
“E’ un visionario, molto preciso nel suo lavoro, sai che
riuscirà a ottenere quello che cerca e questo ti fa sentire
sicuro”.
L’evento ha radunato una folla di fan, in gran parte
adolescenti e ventenni davanti al cinema, molti dei quali con
già le locandine e le foto del film da firmare. “Zendaya, come
Timothée Chalamet o Florence Pugh sono simboli della generazione
Z -spiega Annalisa, studente universitaria al Dams a Roma, in
attesa lungo le transenne con amici coetanei, Eleonora,
Francesco, Angelo e Eleonora – perché sono a aperti e
disponibili con i fan e al tempo stesso emblemi di qualcosa di
lontano, irraggiungibile”. Zendaya poi “è una grande attrice,
io la seguivo da ancora prima di Euphoria, fa Disney Club…
colpisce anche per il grande lavoro che dedica all’immagine,
con ogni abito, ogni particolare”.
La première di Challangers (in platea fra gli altri il
direttore della mostra di Venezia Alberto Barbera, Pietro
Castellitto, Beppe Fiorello, Gabriele Mainetti, Paolo
Sorrentino, Andrea Delogu) avviene in una giornata zeppa di
eventi cinematografici nella capitale. L’arrivo di Catherine
Deneuve per presentare il film La moglie del presidente e in
serata al cinema Moderno l’anteprima di Ennio Doris – C’è ancora
domani di Giacomo Campiotti con Massimo Ghini nei panni del
banchiere. Una premiere che ha tra gli spettatori anche Marina,
Paolo e Barbara Berlusconi.

   

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Deneuve, 'racconto il riscatto di Bernadette Chirac'

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Se è vero il detto che “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, vale anche di più se questa donna si chiama Bernadette Chirac e se viene interpretata da una Catherine Deneuve in stato di grazia. E se a questo si aggiunge poi che il film La moglie del presidente di Léa Domenach (al cinema dal 25 aprile con Europictures) non è un biopic con fiction (come dichiarato nei titoli di testa), ci piace immaginare che questa ex first lady che oggi ha novant’anni sia proprio come la rappresenta la signora del cinema francese. Ovvero allo stesso tempo una donna schiva, sincera, ironica, incapace di mentire, femminista ante litteram, capace di prendere la scena al marito che la tradisce e la sottovaluta, pur amandola. Per Deneuve interpretare questo personaggio è stato possibile “solo perché non era un biopic puro, ma c’era invece la fiction, la commedia che ha reso tutto più facile e mi ha reso più libera”. “Oggi – aggiunge l’attrice, a Roma, ospite d’onore di Rendez Vous – è meglio stare zitti, in Francia non si può parlare più di niente se non di cifre, date, cose concrete perché tutto può essere montato su internet anche in maniera anonima”. Il politicamente corretto? “Oggi ha un grande potere. Ad esempio il MeToo è una cosa sicuramente giusta, ma bisogna stare attenti perché le donne hanno preso un potere dalle proporzioni enormi”. Interpretare una donna di destra, spiega sempre Denevue, non è stato difficile, “perché è solo un film, non le mie idee”. Mentre si può parlare nel caso di Bernadette di una sorta di rivincita: Chirac era certo uno che occupava molto spazio e non dava luce ad altro e lei una donna molto intelligente ma timida. “Sono cambiate le cose quando lei ha cominciato a fare questa iniziativa di beneficenza, la fondazione Hôpitaux de Paris-Hôpitaux de France, che è diventata importantissima e le ha dato molta notorietà oltre al suo impegno in politica”. E ancora sulla ‘figura in ombra’ di Bernadette: “Lei non stava dietro di lui, era a parte, aveva le sue idee. Lui poi era un uomo molto forte, ingombrante e lei una signora molto più discreta”. Quanto alla rappresentazione di una vicenda nota, quella della sparizione di Chirac durante l’incedente mortale di Lady Diana il 31 agosto 1997, spiega la regista: “No, non c’è stata nessuna censura, ma abbiamo messo in scena solo indiscrezioni, pettegolezzi della stampa che dicevano che Chirac fosse quella sera con Claudia Cardinale, ma era solo un modo per far capire quanto Bernadette soffrisse per i continui tradimenti del marito”. E aggiunge l’attrice: “In realtà tra Claudia Cardinale e Chirac c’era una forte amicizia. Era il classico uomo che ama molto la moglie, ma la tradisce. Il suo, però, è un tradimento solo fisico”. Mentre sulla figura di Sarkozy più volte dileggiata nel film, sia da parte di Macron che della moglie, spiega la regista: “Lì è tutto vero, comunque non ci sono state proteste da parte di Sarkozy”. Analogie tra Bernadette e Marine Le Pen? “No assolutamente. Lei era una donna tradizionale, una donna casomai conservatrice”. Infine, cosa pensa Deneuve di un’altra ex premiere dame come Carla Bruni? Dopo una pausa, l’attrice risponde: “Non la conosco, ma mi sembra non abbia fatto molto per la Francia”.

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Restaurato Smog, primo film italiano girato negli Usa

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Lido di Venezia, fine agosto
1962: comincia la 23/a edizione della Mostra del cinema. Dai
vaporetti scendono registi e divi di tutto il mondo, da Burt
Lancaster, protagonista di L’uomo di Alcatraz di John
Frankenheimer, a Sue Lyon, la Lolita di Stanley Kubrick (che
diserta il festival); da Pier Paolo Pasolini con Mamma Roma a
Roman Polanski con Il coltello nell’acqua. L’apertura del
festival è affidata a Smog, girato l’anno prima da Franco Rossi
per le strade di Los Angeles.
Dopo quella proiezione in Sala Grande, però, il film viene
dimenticato e le sue bobine perdute, finché la Cineteca di
Bologna e l’Università della California di Los Angeles (Ucla)
non si sono unite per ritrovare e restaurare la pellicola,
grazie a un finanziamento di 75.000 dollari della Hollywood
Foreign Press (ora Golden Globe Foundation). Rinato nella
versione originale di 101 minuti, dopo una proiezione al Cinema
Ritrovato di Bologna a giugno 2023, Smog è tornato a Los Angeles
per chiudere domenica sera la 21/a edizione del Festival of
Preservation organizzato dal Ucla Film & Television Archive.
“È il primo film italiano ad essere interamente girato negli
Stati Uniti. Un’operazione inconsueta per quegli anni in cui
eravamo noi ad andare lì, a usare i teatri e le maestranze di
Cinecittà”, dice la direttrice dell’archivio May Hong HaDuong,
introducendo la prima proiezione di Smog nella città in cui è
stato girato 60 anni fa. Non c’è una poltrona vuota al Billy
Wilder theatre, all’interno dell’Hammer museum. “Questa è la
première hollywoodiana che il film non ha mai avuto”, sorride
Luca Celada, giornalista che guidava il programma di restauro
della Hollywood Foreign press e che ha accompagnato l’opera alla
sua seconda vita.
Il film fu prodotto dalla Titanus di Goffredo Lombardo, che
per evitare la bancarotta vendette un pacchetto di titoli alla
MGM, tra cui anche Smog, dimenticato nei magazzini dello Studio
a Beverly Hills.

   

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Un Mondo a Parte campione di incassi nel week end

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Un Mondo a Parte scala la classifica
e nella seconda settimana di proiezione sale sul podio degli
incassi nel weekend. La commedia diretta da Riccardo Milani, con
Antonio Albanese e Virginia Raffaele ha incassato 1 milione
309mila euro portando il totale del box office a circa 4,5
milioni di euro e scalzando dal primo al secondo posto Kung Fu
Panda 4. La pellicola di animazione che nelle tre settimane
dall’uscita ha già raccolto quasi 10 milioni di euro (9.610.253
euro) ha totalizzato nel week-end poco meno di un milione
(880.255 euro).

   
Terzo in classifica Godzilla e Kong – Il nuovo impero che
alla seconda settimana di uscita passa dal secondo posto in
classifica al terzo, ottenendo al box office 615mila euro che
portano però il totale a quota 3 milioni 231mila euro.

   
Si piazzano invece sotto il podio della classifica Cinetel le
new entry della settimana. Omen – L’origine del presagio, sesto
capitolo del franchise di Omen e prequel al film Il presagio, si
piazza quarto con meno di 370mila euro mentre si piazza solo
quinto, con 226mila euro di incassi, Zamora, il film diretto e
interpretato da Neri Marcorè, al suo debutto alla regia di un
lungometraggio. Ed è sesto l’altro debutto della settimana
l’action movie Monkey Man, con 157 mila euro di incassi.

   
Scende poi dal quarto al settimo posto l’adattamento
cinematografico delle memorie di Priscilla Presley diretto da
Sofia Coppola: la pellicola ha incassato 128mila euro con un
totale di 702mila. A seguire, scende dal quinto all’ottavo posto
Dune 2 che ha raccolto nel week end 116mila euro ma che ha
totalizzato nelle 6 settimane di proiezione quasi dieci milioni
di euro (9.885.379). Si piazza invece nona la nuova uscita
Tatami, il film diretto da un’iraniana e un israeliano e
premiato a Venezia (premio Brian) che ha raccolto 100.965 euro.

   
E chiude la top ten La zona di interesse da 7 settimane sugli
schermi: il film di Jonathan Glazer ha raccolto nel week end
poco meno di 55mila euro ma ha realizzato un incasso totale da
4,5 milioni di euro.

   
In totale le sale italiane hanno incassato nel week end 4
milioni 402mila euro, il 44% in meno della settimana precedente
e il 52,45% in meno rispetto alla stessa settimana dello scorso
anno.

   

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>ANSA-FOCUS/I misteri del Bar Etoile, tra follia e malinconia

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(di Francesco Gallo)
I misteri del Bar Etoile di e con
Abel&Gordon è un film surreale e sgangherato, tra follia,
nichilismo e malinconia. Da una parte la tenerezza di un’opera
di Aki Kaurismaki e, dall’altra, un pizzico di follia alla
Buster Keaton.

   
“I nostri film sono spesso descritti come ‘poetico-burlesque’.

   
Siamo passati dalla commedia slapstick al film noir, senza
abbandonare la voglia di far ridere utilizzando note più amare.

   
Nichilismo e malinconia irrorano I misteri del bar Étoile, ma il
nostro insieme di personaggi moralmente inetti riempie il nostro
film noir di colori vivaci e gioiosi”.

   
Così dicono di questo loro quinto film, passato a Rendez Vous e
in sala dall’11 aprile con Academy Two, gli stessi registi
Fiona Gordon, nata in Australia nel 1957, e Dominique Abel nato
invece in una piccola città belga chiamata Lobbes nello stesso
anno.

   
Questa la scarna trama: l’ex attivista Boris (Dominique Abel)
lavora in incognito come barista all’Étoile Filante. Ma una
delle sue vittime lo identifica e reclama vendetta. La comparsa
di un sosia, il solitario Dom (Abel), sembra fornire a Boris,
alla sua ingegnosa compagna Kayoko e al loro fedele amico Tim un
perfetto piano di fuga. Non hanno calcolato, però, la ex moglie
di Dom (Fiona Gordon), una sospettosa detective che si mette
sulle loro tracce.

   
Che rapporto avete con il cinema italiano?
“Finalmente abbiamo l’occasione di dire che amiamo moltissimo
Fellini e Benigni, i clown del cinema italiano, ma anche il
vostro Maurizio Nichetti, quando eravamo più giovani volevamo
vedere tutto quello che produceva” dicono all’ANSA i registi
Abel&Gordon.

   
“I misteri del bar Étoile, il nostro quinto film, è ambientato
in un mondo scosso da manifestazioni di protesta ai giorni
nostri. Se apriamo le finestre – dicono i registi – sentiamo le
urla di protesta: un mondo senza coscienza sta distruggendo il
pianeta. Abbiamo collocato il nostro eroe politico caduto in
disgrazia in questo contesto contemporaneo. Boris continua a
nascondere la testa sotto la sabbia mentre intorno a lui
attivisti arrabbiati protestano per un mondo più giusto e più
pulito. Parallelamente, con Dom e Fiona, assistiamo a un
conflitto più intimo e personale, di due esclusi dalla società
che continuano a esistere in un mondo che continua ad esistere
senza di loro”.

   
E l’improvvisazione nei vostri film?
“Sì ce n’è molta, ma solo prima delle riprese. Noi proviamo
molto con attori e comparse, prima di girare”
C’è una linea continua nelle vostre opere?
“All’inizio eravamo più puristi, il nostro primo film era tutto
un piano sequenza quindi senza nessuna possibilità di tagliare,
fare interventi di qualsiasi tipo, poi man mano che siamo andati
avanti abbiamo un po’ adottato la cultura del puzzle cioè
diversi pezzi che si incastrano. Il nostro interesse resta
sempre l’essere umano in difficoltà, questa è una cosa che per
noi non cambierà mai”.

   
Nel cast anche: Kaori Ito, Philippe Martz e Bruno Romy.

   

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I misteri del Bar Etoile, tra follia, nichilismo e malinconia

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I misteri del Bar Etoile di e con
Abel&Gordon è un film surreale e sgangherato, tra follia,
nichilismo e malinconia. Da una parte la tenerezza di un’opera
di Aki Kaurismaki e, dall’altra, un pizzico di follia alla
Buster Keaton.

   
“I nostri film sono spesso descritti come ‘poetico-burlesque’.

   
Siamo passati dalla commedia slapstick al film noir, senza
abbandonare la voglia di far ridere utilizzando note più amare.

   
Nichilismo e malinconia irrorano I misteri del bar Étoile, ma il
nostro insieme di personaggi moralmente inetti riempie il nostro
film noir di colori vivaci e gioiosi”.

   
Così dicono di questo loro quinto film, passato a Rendez Vous e
in sala dall’11 aprile con Academy Two, gli stessi registi
Fiona Gordon, nata in Australia nel 1957, e Dominique Abel nato
invece in una piccola città belga chiamata Lobbes nello stesso
anno.

   
Questa la scarna trama: l’ex attivista Boris (Dominique Abel)
lavora in incognito come barista all’Étoile Filante. Ma una
delle sue vittime lo identifica e reclama vendetta. La comparsa
di un sosia, il solitario Dom (Abel), sembra fornire a Boris,
alla sua ingegnosa compagna Kayoko e al loro fedele amico Tim un
perfetto piano di fuga. Non hanno calcolato, però, la ex moglie
di Dom (Fiona Gordon), una sospettosa detective che si mette
sulle loro tracce.

   
Che rapporto avete con il cinema italiano?
“Finalmente abbiamo l’occasione di dire che amiamo moltissimo
Fellini e Benigni, i clown del cinema italiano, ma anche il
vostro Maurizio Nichetti, quando eravamo più giovani volevamo
vedere tutto quello che produceva” dicono all’ANSA i registi
Abel&Gordon.

   

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Cinema del Mediterraneo e cinema italiano in Portogallo

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Con la collaborazione dell’Istituto
Italiano di Cultura di Lisbona e del Consolato Onorario d’Italia
a Albufeira, si terrà nella città di Faro, il Convegno
Internazionale Cinema del Mediterraneo – Cinema Italiano,
organizzato dal Grupo de Trabalho de Estudos Fílmicos do CIAC -
Centro de Investigação em Artes e Comunicação dell’Università
dell’Algarve. L’evento, in programma il 10 e 11 aprile prossimi,
ha l’obiettivo di promuovere il dialogo interculturale e la
collaborazione scientifica tra i ricercatori europei che
studiano il cinema del Mediterraneo. Fra le conferenze in
programma, “Once Upon a Time in Italy” di Christopher Frayling
(Royal College of Art), biografo di Sergio Leone, che rivisiterà
e riesaminerà il film “Per un pugno di dollari” (1964) e la sua
eredità, a sessant’anni dalla sua uscita in sala; “Imitate,
reuse, recycle: for a new approach to the Italian filone” di
Stefano Baschiera, docente di Cinema e Industrie
Cinematografiche alla Queen’s University di Belfast, che
affronterà temi come il “cinema dell’imitazione” e lo sviluppo
dei sottofiloni cinematografici “Fulguração e metamorfose: o
cinema segundo Pier Paolo Pasolini” di José Bogalheiro (ESTC /
CIAC/UALg); “The Rise and Fall of Italian Silent Cinema in
Brazil: 1913-1918” di Rafael de Luna Freire (Fluminense Federal
University); “The French and Italian films banned in Portugal
during the 1950s” di Cristina Batista Lopes (CEIS 20/University
of Coimbra).


   

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Tim Burton da record, 500mila visitatori al Museo del Cinema

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È un Tim Burton da record quello
del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Sono infatti oltre
500.000 le persone che hanno visitato la mostra Il Mondo di Tim
Burton in 6 mesi di apertura, dall’11 ottobre 2023 a ieri, 7
aprile 2024.

   
“Un evento senza precedenti, una Mole Antonelliana
fantastica, e noi siamo emozionati per questo grande successo.

   
La mostra ha avuto un enorme interesse nazionale e
internazionale, a dimostrazione che Tim Burton si conferma uno
dei più importanti e amati autori del cinema mondiale per
diverse generazioni” commentano Enzo Ghigo e Domenico De
Gaetano, rispettivamente presidente e direttore del Museo
Nazionale del Cinema di Torino.

   

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