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di Daniele Mastrogiacomo
California, da oggi c’è un secondo aeroporto di “San Francisco”. Ma è a Oakland, che ha ribattezzato il suo. E dal Golden Gate promettono battaglia
Il voto unanime del Board portuale
Il voto a favore dei cambio di nome è arrivato nelle scorse ore dal Consiglio dei commissari del Porto di Oakland ed è arrivato unanime. Il Board ha anche programmato una seconda lettura sulla questione il prossimo 9 maggio.
“Stiamo tutelando Oakland e la East Bay – ha scritto in una nota la presidente della commissione portuale Barbara Leslie -. Il (nuovo) nome farà capire a chiare lettere che OAK – questo il codice IATA dello scalo – è il più vicino aeroporto per 4,1 milioni di persone, tre laboratori nazionali, le università pubbliche migliori del Paese e alla California Wine Country”.
La tesi sposata dai promotori dell’iniziativa sostiene che i viaggiatori che hanno poca familiarità con l’area siano naturalmente portati a volare verso il più popolare e frequentato SFO, il San Francisco International Airport, anche quando la loro meta finale è più vicina all’OAK. Secondo loro, la modifica del nome, che lascerà invariato il codice IATA, cambierebbe le cose. Per la cronaca, i due scali si fronteggiano sui lati opposti della baia, a non più di 10 km in linea d’aria, mentre la distanza stradale, via San Francisco-Oakland Bay Bridge, o via San Mateo-Hayward Brigde, richiede – in condizioni di scarso traffico – poco più di mezz’ora per coprire una distanza dell’ordine dei 50 chilometri.
SFO: un marchio depositato intoccabile
Di opposto parere l’amministrazione pubblica di San Francisco, secondo cui la ridenominazione violerebbe un marchio depositato e confonderebbe i viaggiatori.
“Ricerche di mercato e interviste con le aerolinee partner dello scalo hanno dimostrato che le (nostre) rotte non hanno ottenuto i risultati economici che avrebbero potuto ottenere a causa della scarsa consapevolezza sulla posizione geografica – ha scritto in una nota il direttore della sezione aviazione del Porto di Oakland, Craig Simon -. Il tutto rende le compagnie riluttanti a sostenere le rotte o ad aggiungerne altre”. Simon ha aggiunto che l’aeroporto di Oakland ha perso 39 delle 54 nuove rotte aggiunte allo schedule nell’arco di tempo tra il luglio 2008 e il marzo 2024.
La crisi della città a est della Bay
Gli alti dirigenti dell’aeroporto stanno considerando il cambio di nome in un periodo in cui la città sta combattendo contro la crescente criminalità, frutto di una crisi economica che stra tra l’altro portando questa comunità di 430mila anime a perdere la sua ultima squadra sportiva professionale, gli Oakland Athletics, che militano nella Mayor League di baseball, ma che migreranno a Las Vegas. Il tutto dopo che la città aveva già perduto la National Football League (Raiders), la NBA (Warriors) e anche la National Hockey League (Seals).
Sul fronte opposto, gli amministratori del porto e dell’aeroporto di San Francisco vedono in maniera opposta la questione. Secondo Ivar C. Satero, direttore dello scalo SFO, l’omonimia confonderebbe i viaggiatori, in particolare quelli in arrivo dall’estero. Satero si manifesta “profondamente preoccupato” del potenziale disservizio che si creerà o che si creeerebbe. Il procuratore della città, David Chiu, ha minacciato di fare causa all’autorità portuale vicina se questa andrà avanti sul cambio di nome, sostenendo che andrebbe a violare il marchio di “San Francisco International Airport”. San Francisco “detiene queste registrazioni da così tanto tempo, che sono diventate incontestabili ai sensi della legge federale”, ha scritto Chiu in una lettera a vari funzionari di Oakland.
I commenti social
L’agenzia di stampa nordamericana Associated Press ha raccolto un po’ di opinioni sull’ipotesi del cambio di nome. Heleh Han, residente nella città del Golden Gate, è convinta che un secondo aeroporto di San Francisco confonderebbe le idee, in particolare a chi si affaccia sulla baia per la prima volta.
Aron Peskin, presidente del Consiglio dei supervisori di San Francisco, ha scritto su X che il nome dello scalo della città non è una cosa che si può “tagliare e incollare”. “Amo Oakland, ma Oakland è Oakland”, ha aggiunto, invitando i consiglieri vicini a “trovare un altro modo per venire a capo delle cose”.
Ma c’è anche chi sui social vede la cosa in un altro modo. Un utente di X ha evidenziato che lo stesso scalo internazionale di San Francisco è fisicamente ubicato nella città di Millibrae, nella San Mateo County. E un altro utente aggiunge. “Quando rinomineremo i 49ers?”, riferendosi alla celeberrima squadra NFL di San Francisco, che, a sua volta, gioca nel Levi’s Stadium di Santa Clara, che si trova fuori da San José, 70 chilometri a sud dalla Golden City.
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Il signor Jumaa, da Gaza, contro lo Stato tedesco. La Germania denunciata per le armi a Israele
Il protagonista
L’uomo che fa causa al governo federale non è mai stato in Germania. Abdalrahman Jumaa, 32 anni, vive a diverse migliaia di chilometri di distanza nella Striscia di Gaza e ai costituzionalisti di Ecchr ha raccontato la sua storia, che secondo lui implica Berlino in crimini di guerra. Era tarda sera il 20 febbraio a Rafah, stava giocando con la figlia Kenzi di 14 mesi ed era appena uscito di casa quando è stata bombardata. Muore Kenzi insieme ad altri quattro famigliari.
“Mia moglie è fuggita a casa di suo padre perché pensava che lì sarebbe stato al sicuro”, ha spiegato Jumaa in dichiarazioni a der Spiegel. Ma non c’è più un posto sicuro a Gaza. Lui stesso potrebbe essere ucciso in qualsiasi momento. E la colpa è anche della Germania. “La Germania è un partner importante di Israele in questa guerra, così come lo sono gli Stati Uniti”. Con questo intende il sostegno politico, ma anche la fornitura di armi. “Spero che il vostro Paese fermi le esportazioni per fermare questo bagno di sangue.”
La denuncia
La causa chiede ai giudici di ordinare urgentemente al governo di revocare tutte le licenze di armi rilasciate a Israele dal 7 ottobre, quando Hamas ha lanciato il suo attacco contro Israele. La Germania è il secondo maggiore esportatore di armi verso Israele dopo gli Stati Uniti.
La causa è stata presentata da quattro gruppi per i diritti umani per conto di cinque palestinesi che affermano di temere per la propria vita a Gaza e di subire una forma di punizione collettiva da parte di Israele.
“È ragionevole credere che il governo tedesco stia violando il trattato sul commercio delle armi, le convenzioni di Ginevra e i suoi obblighi ai sensi della convenzione sul genocidio – accordi che sono stati ratificati dalla Germania”, ha affermato una delle principali parti in causa, il Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (Ecchr).
Oltre ad Ecchr, partecipano all’iniziativa il Centro Palestinese per i Diritti Umani (Pchr) di Gaza, dal Centro Al Mezan per i Diritti Umani di Gaza e dall’organizzazione per i diritti umani Al Haq di Ramallah.
Le richieste alla corte
“Il diritto internazionale e i diritti umani sono fondamentali”, afferma il segretario generale dell’ECCHR Wolfgang Kaleck. “Un prerequisito fondamentale per una politica estera tedesca basata sulle regole e orientata ai diritti umani è il rispetto del diritto nel proprio processo decisionale. La Germania non può rimanere fedele ai suoi valori se esporta armi in una guerra in cui sono evidenti gravi violazioni del diritto internazionale umanitario”.
“Nella nostra causa, chiediamo alla corte, come parte di misure provvisorie, di sospendere le licenze di esportazione rilasciate dal governo tedesco per le spedizioni di armi a Israele – continua la nota -. L’azione legale sostiene che ci sono motivi per ritenere che la Germania non stia adempiendo e stia violando i suoi obblighi di diritto internazionale in conformità con la legge tedesca sul controllo delle armi da guerra”
