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DI DOMENICA 04 NOVEMBRE 2018
SOMMARIO
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Golf: Rose vince Turkish Open, torna n.1
Il britannico batte al play-off Haotong Li: “Una gioia unica”
Rugby:O’Shea deluso,ora battiamo GeorgiaBrutto Ko con Irlanda, sabato a Firenze una sfida molto sentita
Maratona Torino, è dominio EtiopiaVittorie sia tra uomini che fra donne. Brogiato su podio, è 3/a
Rossi comunque festa, 1/a vittoria fratello LucaIn Moto2 a Sepang è anche il giorno del giovane Marini
Martin vince in Malesia ed è campione Moto3Ottavo trionfo di categoria per lo spagnolo
Tennis: sorpresa Khachanov, Djokovic battuto a Parigi 22enne russo supera in due set il serbo che torna però numero 1
Maratona NY: vincono Desisa e KeitaniL’etiope si impone in 2.06.26, quarto successo per la keniana
Sbrollini, da Egonu grande insegnamentoSenatrice Pd, “vive ed esprime cose importanti con naturalezza”
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L’ARTICOLO
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Justin Rose vince per il secondo anno consecutivo il Turkish Airlines Open di golf e torna in vetta alla classifica mondiale superando al play-off Haotong Li. “Sono felicissimo – la gioia dell’inglese – anche se nel finale non ho giocato bene. Tornare numero 1 è qualcosa di unico”. Finale di gara show ad Antalya dove prima il cinese e poi il britannico alla buca 18 sprecano tutto, realizzando un bogey a testa che li costringe allo spareggio (267, -17 lo score di entrambi). Il campione olimpico approfitta dell’ennesimo sbaglio del 23enne di Hunan andandosi a prendere una vittoria importantissima. E’ l’11/a vittoria sull’European Tour per il 38enne nato in Sudafrica, che conquista il terzultimo torneo stagionale delle Rolex Series scalzando dal trono mondiale Brooks Koepka. Terzo posto per lo spagnolo Adrian Otaegui e il belga Thomas Detry (269, -15). Quinto per il tedesco Martin Kaymer e il danese Lucas Bjerregaard (270, -14).
– L’Italia del rugby si lecca le ferite dopo la dura lezione che, a Chicago, le ha impartito l’Irlanda.
Quella del ct Conor O’Shea era una squadra azzurra sperimentale, ma non per questo l’amarezza viene meno, anche se a battere Campagnaro e compagni è stata la selezione attualmente n.2 al mondo, dietro solo agli All Blacks. “Sono deluso per i nostri errori – è il commento di O’Shea -. Contro l’Irlanda in fase difensiva abbiamo fatto anche cose buone, ma non sono contento per altre situazioni. Il vero problema per noi sono stati i primi minuti del secondo tempo. Abbiamo giocato contro la seconda squadra al mondo che ha sfruttato le occasioni create”.
Adesso però è tempo di pensare alla sfida di sabato prossimo a Firenze contro la Georgia, molto sentita in casa azzurra. Quella di Tbilisi è infatti la squadra che aspira a prendere il posto dell’Italia nel 6 Nazioni, forte anche del fatto che, attualmente, la precede di una posizione nel ranking internazionale. E’ quindi un match assolutamente da vincere.
– TORINO
– L’etiope Gena Amdai Sirai ha vinto la 32/a edizione della Maratona di Torino, a cui hanno preso parte in 1.500 atleti. Amda Sirai ha corso in 2 ore 14’48”, e ha preceduto sul traguardo in piazza Castello i keniani Moses Mengich (2 ore 15’51”) e Benjamin Kiprop (2 ore 16’55”); quinto e primo degli italiani Giovanni Grano (2 ore 19′ 03″).
Anche in campo femminile successo dell’Etiopia con Denbeli Chefo Shuke (2 ore 35′ 53″), davanti alla keniana Caroline Cherono; terza Laura Brogiato (2 h 38′ 58), campionessa italiana di mezza maratona e alla sua prima prova sui 42,195 km.
Non porta un cognome ‘pesante’ solo perché il papà non è lo stesso. Ma Luca Marini con suo fratello Valentino Rossi ha tanto in comune, da mamma Stefania a quella passione per le moto che a Sepang ha portato il giovane pilota a centrare la prima vittoria nel mondiale delle Moto2. Rossi lo aveva messo sull’avviso quando qualche anno il fratello gli aveva comunicato che non intendeva proseguire nel calcio – dove pure non era malaccio – e voleva seguire le sue orme. “Sei sicuro? – ha raccontato a Sepang Rossi – Guarda che per te potrebbero essere belle beghe”. Ma Luca, 21 anni compiuti lo scorso agosto, non si è lasciato dissuadere dagli inevitabili accostamenti con l’ingombrante fratello ed è andato dritto per la sua strada, anche perché il mondo delle minimoto lo aveva affascinato ben prima del pallone, già a 5 anni. In Malesia, al termine della gara di Moto2 è arrivato il suo primo successo, nel giorno in cui Francesco Bagnaia, compagno di box nello SKY Racing Team VR46, ha conquistato il titolo iridato della classe intermedia. Luca e Valentino si sono poi uniti in un lungo abbraccio, sulla pista. “E’ stata davvero dura, però quando sei primo e hai un gran feeling con la moto diventa tutto più semplice – le parole di Luca subito dopo il traguardo – A chi dedico questa vittoria? Alla mia famiglia, alla mia ragazza e a mio fratello, era lì alla fine della gara a guardarmi”. “Mi sono emozionato” ha risposto Valentino. La prima stagione iridata di Marini risale al 2013, in Moto3. Poi il passaggio alla Moto2 e, quest’anno, l’ingresso nello SKY Racing Team VR46 per un 2018 vissuto in costante ascesa. “Non mi sono mai sentito un raccomandato – ripete lui spesso – Io voglio fare la mia strada”.
Lo spagnolo Jorge Martin vince il Gran premio di Sepang in Malesia e si laurea campione del mondo della Moto3 per l’ottava volta. Sul podio anche Lorenzo Dalla Porta col secondo tempo ed Enea Bastianini, terzo.
Un anno fa giocava le Next Gen Atp Finals di Milano, lui che già ad ottobre del 2016 – a soli 20 anni – era stato capace di vincere un titolo del circuito maggiore, a Chengdu in Cina. Ora, esattamente 12 mesi dopo la partecipazione alle prime Next Gen Atp Finals, Karen Khachanov conquista il suo primo trofeo Masters 1000, battendo 7-5 6-4, in un’ora e 37 minuti di partita nella finale del torneo di Parigi-Bercy quel Novak Djokovic che da lunedì sarà nuovamente il numero uno dell’Atp. Il 22enne moscovita ha così chiuso una settimana da favola che lo ha visto battere ben quattro top-ten di fila – Isner, Zverev, Thiem e Djokovic – e guadagnarsi un best ranking da favola, numero 11, ad un passo soltanto dall’élite mondiale.Il moscovita ha anche allungato la sua imbattibilità nelle finali: ne ha vinte quattro su quattro: oltre quella già citata di Chengu nel 2016, quest’anno ha portato a casa il trofeo a Marsiglia e Mosca prima dell’exploit parigino. Dopo i successi del 2009, 2013, 2014 e 2015 Djokovic puntava al pokerissimo e ad eguagliare il record di trofei “1000” di Nadal (33). Il serbo ha sicuramente pagato la fatica delle tre ore necessarie a fermare Federer in semifinale. Nella sua 104esima finale in carriera – la sesta in questa stagione nella quale dopo aver perso al Queen’s (con match-point contro Cilic) ha conquistato Wimbledon, il Masters 1000 di Cincinnati, gli Us Open ed ancora il “1000” di Shanghai arrivando a 72 i trofei in bacheca – Nole è anche partito bene prendendo un break di vantaggio nel quarto gioco (3-1) dopo aver avuto una chance di riuscirci anche nel secondo game. Khachanov però se lo è ripreso immediatamente e con i suoi colpi devastanti a cominciare dal servizio.Nell’undicesimo gioco il serbo ha concesso la seconda palla-break di tutto il set ed anche stavolta il russo non se l’è lasciata sfuggire, archiviando poco dopo il primo parziale. Nella seconda frazione Khachanov ha strappato il servizio a Nole già nel terzo gioco ed il 31enne di Belgrado è già stato bravo nel settimo ad evitare che i break diventassero due. Djokovic ha messo in campo le ultime energie ma il russo nei suoi ultimi due turni di servizio ha concesso un solo “quindici”, chiudendo al primo match-point. Da domani Djokovic tornerà in vetta al ranking mondiale, spodestando Rafael Nadal. A giugno Nole era numero 22: il serbo è il primo tennista a diventare numero uno in una stagione in cui era fuori dai primi 20 dopo 18 anni (nel 2000 Safin passò dal n. 38 al n.1).
L’etiope Lelisa Desisa e la keniana Mary Keitany hanno vinto la 48/a edizione della maratona di New York. Desisa, in un finale al cardiopalma, si è imposto con il tempo di 2h05’59”, battendo di due secondi il connazionale Shura Kitata, Staccato di 27”, terzo posto per il keniano Kamworor. Keitany si è aggiudicata la corsa per la quarta volta dopo le tre vittorie dal 2014 al 2016 e il secondo posto del 2017 dietro l’americana Shalane Flanagan, oggi terza. Il suo tempo è stato di 2h22’48”. Secondo posto per un’altra keniana, Vivian Cheruiyot.
– “Il colore della pelle che non è un problema, atti di razzismo che capitano, una fidanzata che è cosa di tutti, nascere lontani in un’altra parte ed essere italiani. Soffrire, che poi passa. Aveva ragione il presidente Mattarella quando ha detto che ‘da queste ragazze abbiamo tanto da imparare'”. Così la senatrice del Pd Daniela Sbrollini, responsabile del dipartimento sport del partito, commenta in una dichiarazione
le parole dell’azzurra della pallavolo Paola Egonu, in un’intervista al Corriere della Sera sulla sua vita e sulla sua esperienza al Mondiale che ha visto l’Italia conquistare la medaglia d’argento. E’ la “capacità, solo apparentemente ingenua, di parlare di cose importanti con naturalezza, rendendole ovvie”, sottolinea la senatrice, che continua: “E’ una ragazza che ha dato un insegnamento di atteggiamento e di sentimento ad un Paese che cerca soluzioni impossibili e strade tortuose per cercare una serenità che si potrebbe trovare invece vivendo con semplicità le cose che capitano”. [print-me title=”STAMPA”]
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