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A Gemonio sono arrivati dalla Lombardia, ma anche da Umbria e Marche, per omaggiare Bossi che, con il figlio Renzo, sta ricevendo i presenti fuori dalla sua abitazione.
“Salvini è un traditore, da dodici anni la Lega non esiste più. Salvini ha tradito tutti i nostri ideali”, ha detto Modesto Verderio, primo autista di Bossi e tra i primi militanti della Lega.
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La prima reazione dai vertici del partito arriva dal vicesegretario della Lega, Andrea Crippa. “Faremo le valutazioni quando ci sarà il congresso: io esplicito il mio voto, se si candida Salvini io voto Salvini. Perché secondo me senza Salvini in questo momento non esisterebbe più la Lega – dice il fedelissimo del Capitano -. Bossi ha creato la Lega, Maroni l’ha salvata e Salvini l’ha rilanciata. Siamo arrivati al 35% con Salvini e tra poche settimane si approva l’Autonomia. Quello che ha fatto Salvini rimarrà nella storia della politica e della Lega”. Assoluto silenzio, invece, da altri big leghisti: né Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia, né Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, né tantomeno Giorgetti vogliono commentare l’uscita del Senatùr. “Oggi sono molto contento, ho visto tanta gente che non vedevo da anni. È la Lega di 40 anni fa. Salvini ha preso la sua strada, ciascuno prende la sua strada – ragiona ancora Bossi, rivelando che Giorgetti nelle ultime ore lo ha chiamato mentre Salvini no -. Ci vuole un po’ di testa. La Lega di allora era radicata nella base popolare, in consiglio a Varese si parlava in dialetto. Se le radici sono forti è difficile che si fermino. Sicuramente abbiamo fatto un grande sforzo, era un mondo diverso, c’era necessità di nuovo e chiunque avesse intuito politico l’avrebbe capito. Lì siamo nati noi. Oggi serve un’altra spallata per cambiare le cose, la Sanità, ad esempio che mi pare non funzioni tanto bene. La Lega deve essere uno sprone”. E se Castelli parla di una “Lega che non esiste più”, Grimoldi è convinto che “Salvini debba fare un passo di lato e lasciare che il partito torni ai temi identitari che lo hanno contraddistinto 40 anni fa. Salvini è ministro, faccia il ministro”. Reguzzoni sottolinea che “la grande presenza di persone oggi qui è un segno di affetto nei confronti di un uomo che ha rappresentato, rappresenta e sempre rappresenterà la bandiera del Nord”. A Gemonio anche tanti militanti rimasti fedeli al Senatùr, dall’autista alla guida dell’ambulanza che lo soccorse nel 2004 quando ebbe il grave malore, al primo autista, Modesto Verderio: “Primo autista a titolo gratuito. Fu un onore – racconta – Salvini è un traditore. Ha tradito tutti gli ideali del Nord”
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Forza Nord, il comitato interno a
Forza Italia formato da ex leghisti che punta all’elettorato del
Nord, è “un’associazione libera che è stata fatta da alcuni
nostri parlamentari e dirigenti che punta ad aggregare gruppi di
persone che vogliono impegnarsi per la crescita del Nord del
nostro Paese. Non è né una corrente né un partito, ma solo
un’associazione di amici del Nord come ne abbiamo tanti anche
nel Sud”. Lo ha spiegato il ministro degli Esteri e segretario
di Forza Italia Antonio Tajani.
Si tratta di “un’iniziativa positiva che vuole valorizzare il
Nord dell’Italia. Ma dare un messaggio alle imprese del Nord non
vuol dire che rinunciamo a quelle del Sud. Siamo un partito
nazionale che punta alla crescita nazionale – ha aggiunto Tajani
-. Certamente in questo ambito il Nord e il suo tessuto
industriale va sostenuto. Ma non vogliamo un partito né nordista
né sudista”.
Forza Italia “guarda con attenzione a una politica
industriale e agricola che favorisca la piena occupazione e il
miglioramento delle condizioni economiche dei lavoratori” ha
concluso Tajani.
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“Oggi è la festa di chi è rimasto
vicino a Bossi dopo che è stato abbandonato da tutti. Non sarò
domani a Varese. L’errore di Salvini è stato quello di aver
trasformato un partito federalista, autonomista con venature
indipendentiste in un partito centralista e direi anche
meridionalista visto quello che sta facendo in Sicilia e
Calabria”. Così l’ex ministro Roberto Castelli arrivato a
Gemonio (Varese) per festeggiare i 40 anni della Lega nel paese
di Umberto Bossi.
“Secondo me neanche più una”, ha risposto Castelli alla domanda
su quante Leghe ci siano ora.
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Non dell’oggetto in sé ma dei dati telematici registrati dalle scatole nere installate sui veicoli, così da consentire al consumatore di scegliere ogni anno l’offerta più conveniente sul mercato, preservando e mantenendo i dati personali. A fronte di significativi sconti di “benvenuto” per i nuovi clienti, la riduzione di premio applicata dal secondo anno di installazione della scatola nera avviene infatti solo se l’assicurato non cambia compagnia. Un atteggiamento che genererebbe fenomeni di lock-in, ovvero di fidelizzazione “forzata” del consumatore.
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“Con Giorgia” scritto in grassetto, e
sotto “l’Italia cambia l’Europa”, tutto in stampatello: è lo
slogan sui primi manifesti elettorali di FdI in vista delle
Europee, comparsi a Milano. Si tratta di banner verticali appesi
ai pali dei lampioni, con in primo piano il volto della leader e
presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con alle spalle una
bandiera tricolore. La premier non ha ancora ufficialmente
sciolto il nodo della sua candidatura alle elezioni europee
dell’8 e 9 giugno.
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“Cercherò di convincere il
Parlamento ad esservi più vicini con maggiori risorse e con
strutture più grandi”. Lo ha detto il presidente del Senato
Ignazio La Russa incontrando a Pozzolengo, nel Bresciano,
ospiti, familiari, educatori della comunità Lautari.
“Fate un servizio alla nazione perchè ridate all’Italia dei
figli in grado di fare molto più di quello che facevano prima di
entrare in comunità” ha detto La Russa che ha poi aggiunto:
“Conosco Giorgia Meloni da quando ha 15 anni. Se c’è una cosa
per la quale si è sempre spesa è la lotta alle
tossicodipendenze. La risposta migliore alle dipendenze è la
comunità come questa, capace di seguire i ragazzi ogni giorno
per reintrodurli nella società”.
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E’ già partita, tra
l’Asia sud-orientale e l’Oceania, l’attesa del viaggio
apostolico che vi compirà papa Francesco, annunciato
ufficialmente ieri per il prossimo settembre. L’impegnativo tour
– con 12 giorni di durata, il più lungo del pontificato –
lungamente desiderato dal Pontefice, quindi si farà, salvo
imprevisti dell’ultima ora. E magari scongiurando nuovi problemi
legati alla salute dell’87/enne Bergoglio
Dopo le prime indiscrezioni fatte filtrare a gennaio dal
governo della Papua Nuova Guinea e l’annuncio dato nei giorni
scorsi dai vescovi dell’Indonesia, il portavoce vaticano Matteo
Bruni ieri ha confermato l’appuntamento, indicando nel dettaglio
tutte le tappe, anche se il programma definitivo arriverà in
seguito con una dichiarazione ufficiale. Tra il 2 e il 13
settembre il Papa sarà quindi in Indonesia, Papua Nuova Guinea,
Timor Est e Singapore: in particolate Francesco toccherà Jakarta
dal 3 al 6 settembre, Port Moresby e Vanimo dal 6 al 9
settembre, Dili dal 9 all’11 settembre, e Singapore dall’11 al
13 settembre.
Papa Francesco conferma così la sua grande attenzione per
l’Asia e per il cattolicesimo locale, ma non solo. Tre dei Paesi
che raggiungerà a settembre – Indonesia, Papua Nuova Guinea e
Timor Est – li avrebbe già dovuti visitare nel 2020, ma fu poi
costretto ad annullare il viaggio a causa della pandemia da
Covid-19. Si tratta fra l’altro di un nuovo viaggio con un
occhio alla Cina. Al programma precedente, infatti, “ora si
aggiunge anche Singapore, grande crocevia del Sud-est asiatico e
– come era stata la Mongolia lo scorso anno – un altro luogo
privilegiato per parlare al popolo e alla cultura cinese,
essendo tre quarti della sua popolazione di etnia cinese”,
sottolinea AsiaNews. Resta fuori, invece, il Vietnam che negli
ultimi mesi si era sperato potesse aggiungersi, visti i passi
avanti compiuti nelle relazioni tra Hanoi e la Santa Sede e il
grande desiderio dei cattolici vietnamiti di accogliere la
visita del Pontefice.
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“Faremo le valutazioni quando ci sarà
il congresso: io esplicito il mio voto, se si candida Salvini io
voto Salvini. Perché secondo me senza Salvini in questo momento
non esisterebbe più la Lega”. Lo ha dichiarato il vicesegretario
della Lega Andrea Crippa, interpellato dall’ANSA sulle parole di
Umberto Bossi, secondo cui al partito “serve un nuovo leader”.
“Bossi ha creato la Lega, Maroni l’ha salvata e Salvini l’ha
rilanciata – ha aggiunto Crippa -. Siamo arrivati al 35% con
Salvini e tra poche settimane si approva l’Autonomia. Quello che
ha fatto Salvini rimarrà nella storia della politica e della
Lega”.
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