Ultimo aggiornamento 17 Ottobre, 2018, 05:23:52 di Maurizio Barra
DALLE 16:16 DI MARTEDì 16 OTTOBRE 2018
ALLE 05:23 DI MERCOLEDì 17 OTTOBRE 2018
SOMMARIO
CRONACA TUTTE LE NOTIZIE
Giovani uccisi:difesa chiede assoluzione
Nuoro, “contro di lui solo indizi non una sola certezza”
Maltempo Sardegna: riaperta statale 195Interventi iniziati già giovedì 11 dopo i tre crolli
Mattarella: ‘La deportazione degli ebrei del ghetto di Roma ferita insanabile’ ‘Il martirio monito alla nostra civiltà’
Rifiuti: crisi Roma, no commissariamentoStop termovalorizzatore Colleferro, sintonia Zingaretti-ministro
Ingegnere, degrado Morandi da anni ’90Ma nessun elemento per dire che andava chiuso
‘Ndrangheta in Liguria, nove le condanneUn assolto.Nel nuovo processo d’appello per l’inchiesta Maglio 3
Salvini, Francia ci dia nomi migranti’Altri episodi inquietanti, no a ridicole giustificazioni’
Sbarco a Crotone, fermati due scafistiSono cittadini ucraini, denunciati anche due iracheni
Torna in esposizione iscrizione giudaicaMuseo ricorda ricorrenza deportazione ebrei da ghetto di Roma
Raid in bar: Casamonica contro testeProprietario: ‘mi dissero qui comandiamo noi e mi picchiarono’
Cade a terra dopo pugno, grave giovaneAggressione notte vigilia Barcolana. Indagini in corso
Medico aggredito da paziente in ospedaleAl Sant’Andrea di Roma, dove viene chiesto un posto di polizia
Sciopero fame per danni da cinghiali’Disattesa legge su recinti di cattura. Solo il 20% di raccolto’
Tap: Emiliano contro M5S, voltagabbanaDopo le accuse di inerzia dei pentastellati pugliesi
Lodi: presidio concluso sotto il ComuneIl sindaco Sara Casanova non ha ricevuto i manifestanti
Riace, revocati i domiciliari a LucanoMa disposto il divieto di residenza nel comune
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L’ARTICOLO
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NUORO
– “Assolvete Alberto Cubeddu, restituite la libertà a questo ragazzo, a carico del quale vi sono solo indizi, probabilità, verosomiglianze, non una certezza”. Conclude così la sua arringa, dopo sette ore in due giorni, l’avvocata Mattia Doneddu. Davanti ai giudici della Corte d’assise di Nuoro ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito, il giovane di 22 anni di Ozieri accusato degli omicidi di Gianluca Monni, 19 anni di Orune, e Stefano Masala, di 29 di Nule, avvenuti tra il 7 e l’8 maggio 2015. Per l’imputato il pm Andrea Vacca ha chiesto l’ergastolo. Formulata la richiesta della difesa, è calato in aula un silenzio carico di tensione. Poi si è alzata forte una voce: “Restituiteci Stefano Masala”. A parlare è Giuseppe Masala, il fratello del 29enne il cui cadavere non è mai stato trovato.
Sulla scomparsa del giovane, l’avvocata di Cubeddu è stata chiaria. “I cani hanno fiutato tracce di Stefano nel luogo dove è stata ritrovata l’auto bruciata, vicino alla statale 128 bis.
– CAGLIARI
– Riaperta al traffico in entrambe le direzioni la strada statale 195 “Sulcitana” danneggiata in tre punti a seguito delle intense piogge di mercoledì 10 ottobre, che hanno causato forti esondazioni della laguna nei pressi di Capoterra (Cagliari). Lo annuncia l’Anas, che aveva avviato, sin dalla mattina di giovedì 11 ottobre, i lavori di ripristino.
E’ stato ricostruita la parte asportata dalle acque, mediante il riempimento e il ripristino della sovrastruttura stradale di avvicinamento a tre ponti (opere idrauliche) al km 8,900, km 9,300 e km 10,100. Successivamente si è provveduto all’installazione delle barriere delle sicurezza, al ripasso della segnaletica orizzontale e alla pulizia del piano viabile lungo tutta la tratta. Gli interventi sono stati eseguiti dall’impresa Achenza di Ozieri che, insieme ai tecnici Anas, ha svolto le attività con turni h24 e ha completato le opere nei tempi previsti.
“Il 16 ottobre 1943 fu un sabato di orrore, da cui originò una scia ancor più straziante di disperazione e morte: la deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma costituisce una ferita insanabile non solo per la comunità tragicamente violata, ma per l’intero popolo italiano”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il rastrellamento dei 1024 che quella mattina del 16 ottobre di settantacinque anni fa, lasciarono le loro case, le loro cose, le loro vite. Per non far più ritorno. Tutti, tranne 16, destinati a riportare indietro, oltre alla fortuna di non essere morti, il peso della solitudine che il rastrellamento del ghetto di Roma.’In questo giorno di memoria e raccoglimento – ha continuato il Capo dello Stato – la Repubblica si stringe alla Comunità ebraica italiana, ai parenti, ai discendenti dei deportati, poi torturati e uccisi, e rinnova il proprio impegno per rafforzare i valori della Costituzione, che si fonda sull’inviolabilità dei diritti di ogni persona e che mai potrà tollerare discriminazioni, limitazioni della libertà, odi razziali. Fu l’inizio anche in Italia, favorita dalle leggi razziali varate dal regime fascista, di una caccia spietata che non risparmiò donne e bambini, anziani e malati, adulti di ogni età e condizione, messi all’indice solo per infame odio. Oltre duemila italiani di origine ebraica scomparvero da Roma in pochi mesi, costretti nei treni della morte verso i campi nazisti. Davanti all’Olocausto – abisso della storia – torniamo a inchinarci. Il ricordo non può non fermarsi sui duecento ragazzi, strappati quella mattina di ottobre dalle loro case, attorno al Portico d’Ottavia: nessuno di loro riuscì a sopravvivere e a fare ritorno nella terra dei loro padri e dei loro giochi. Le lezioni più tragiche della storia vanno richiamate alla conoscenza e alla riflessione delle giovani generazioni, affinché, nel dialogo, cresca la consapevolezza del bene comune’.”Il sacrificio, la tribolazione, il martirio di tanti innocenti, – sostiene il Presidente della Repubblica – è un monito permanente alla nostra civiltà, che si è ricostruita promettendo solennemente “mai più” e, tuttavia, ogni giorno è chiamata a operare per svuotare i depositi di intolleranza, per frenare le tentazioni di sopraffazione, per affermare il principio dell’eguaglianza delle persone e del rispetto delle convinzioni di ciascuno”.
– ROMA
– “Confermo che non c’è nessuna intenzione da parte mia di proporre alcun commissariamento, perché ogni commissariamento è un fallimento di qualcosa e qualcuno. Qui invece le istituzioni nella loro pienezza di poteri e responsabilità devono fare il proprio, come Regione, come Città Metropolitana, come Campidoglio”. Così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa al termine dell’incontro con il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. “Abbiamo illustrato al ministro un’ipotesi di soluzione che giudichiamo molto positiva e innovativa anche per affrontare il tema di Roma che si basa sull’opzione di superare la scelta della termovalorizzazione nell’area di Colleferro”, ha spiegato Zingaretti. Un’idea che è piaciuta al ministro. “Cambiare l’ipotesi sul sito di Colleferro superando il concetto di incenerimento – spiega Costa – è una cosa che gradisco come ministro. Su questo ci siamo avvicinati molto. Questo significa trovare soluzioni condivise. Il percorso si sta sempre più avvicinando”.
– GENOVA
– “Non c’erano ancora risposte sulla stabilità del viadotto né sulla sicurezza né sul progetto. Avevo visto il lavoro del Cesi e quelle prove erano corrette. C’era comunque un degrado che era stato accertato dagli anni ’90”. Lo ha detto Fabio Brancaleoni, ingegnere della Edilgegneria, società che fece uno studio sul ponte Morandi, sentito dai pm come persona informata dei fatti dai magistrati che indagano sul crollo del viadotto. “Nel 2015 – ha ricordato – venni contattato da Mario Bergamo (direttore alla sicurezza per Aspi, tra i 21 indagati ndr) per fare lo studio. A fine agosto invece venni contattato da Aspi per fare parte di un gruppo di indagine interna ma non accettai per non intralciare le indagini. Me lo chiese per primo l’ingegner Roberto Tomasi”. “Il crollo – ha concluso l’ingegnere – è stato uno choc per tutti. Ma noi non avevamo elementi per dire che il ponte andava chiuso. Dagli studi era emerso che lo stato di degrado della pila 10 era inferiore alla 11 e quello del 9 ancora inferiore”.
– GENOVA
– Nove condanne e una assoluzione per l’inchiesta Maglio 3 sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Liguria.
La corte d’appello ha condannato Onofrio Garcea a 7 anni e 9 mesi, a sei anni Benito Pepè e a 4 anni e 8 mesi Rocco Bruzzaniti; 6 anni ciascuno per Fortunato e Francesco Barilaro e Michele Ciricosta; tre anni e un mese per Raffaele Battista, 4 anni e 8 mesi per Antonino Multari e Lorenzo Nucera. Assolto Antonio Romeo. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso. Un anno fa la Cassazione aveva annullato le assoluzioni e aveva disposto un nuovo processo di secondo grado. Nel processo di primo grado, nel novembre 2012 con rito abbreviato, tutti erano stati assolti con la formula “perché il fatto non sussiste”.
“La sentenza riconosce la presenza della ‘Ndrangheta in questi territori, dove sono stati sciolti anche Comuni per mafia”, commenta il sostituto procuratore generale Giuseppa Geremia.
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“Dopo il furgone della gendarmeria avvistato a Claviere stanno emergendo altri episodi inquietanti.
Non ci interessano le giustificazioni, peraltro ridicole, né le indagini interne avviate dai francesi. Parigi deve comunicarci immediatamente le identità degli immigrati lasciati nei boschi.
Nomi, cognomi, nazionalità, date di nascita”. Lo chiede il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “La gendarmeria – chiede – è abituata a scaricare delle persone in mezzo al nulla? L’ha fatto anche con dei minori? Ci sorprende la timidezza dell’Europa e degli organismi internazionali, solitamente solerti a bacchettare l’Italia”.
“Faccio gli auguri di buon lavoro – prosegue – al nuovo ministro dell’Interno francese, Castaner, con l’auspicio possa controllare i suoi uomini meglio di quanto abbiano fatto i suoi predecessori”.
– CROTONE
– La Squadra mobile di Crotone, in collaborazione con il personale dell’Unità navale della Sezione operativa della Guardia di finanza, ha posto in stato di fermo due cittadini ucraini di 47 e 45 anni, con l’accusa di essere stati gli scafisti dello sbarco di 80 migranti avvenuto la sera del 14 ottobre scorso in località “Gabella grande”.
I due fermati sono accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La Squadra mobile, nell’ambito delle indagini sullo stesso sbarco, ha anche denunciato in stato di libertà due cittadini iracheni con l’accusa di ingresso illegale nel territorio dello Stato italiano.
– REGGIO CALABRIA
– Una data non casuale quella scelta dal Museo archeologico di Reggio Calabria per il ritorno in esposizione dell’epigrafe marmorea con iscrizione Ioudaion, per alcuni mesi data in prestito al Museo nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah (Meis) di Ferrara. Oggi ricorrono i 75 anni dal 16 ottobre 1943 che ha segnato la storia dell’ebraismo in Italia con il rastrellamento e la deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma. “Abbiamo deciso di dare un valore significativo a questo rientro – commenta il direttore del Museo Carmelo Malacrino -. L’iscrizione che ritrova il suo posto nell’allestimento permanente ha una valenza storica eccezionale: testimonia la presenza di una comunità ebraica a Reggio tra la fine del III e il IV secolo d.C., mentre nella vicina Bova si sviluppava una grande sinagoga. Abbiamo voluto evocare il ricordo di quel tragico 16 ottobre nel quale si è deciso il destino di tante persone innocenti. La storia è memoria, e i musei devono raccontarla, non solo conservarla”.
– “Dì che ti ho aiutato”. Così ha urlato dalla gabbia dei detenuti Antonio Casamonica alla teste che aveva appena detto “di avere paura del clan”. Testimonianze cariche di tensione e di paura nel processo a carico di Antonio Casamonica, accusato di lesioni e violenza privata aggravate dal metodo mafioso per il raid in un bar di Roma avvenuto il primo aprile scorso. Il proprietario del “Roxy Bar”, la moglie e la giovane disabile che venne presa a calci e pugni da due appartenenti al clan Di Silvio, ieri sono stati condannati al termine di un processo svolto con il rito abbreviato.
“Avevo paura. I Di Silvio mi dissero ‘non ti scordare che questa è zona nostra’, poi mi hanno preso a calci e pugni”, ha raccontato Marian Roman. Una testimonianza la sua caratterizzata dalla paura: nel corso dell’audizione il teste è apparso tremante e in alcuni casi non ha avuto la forza di rispondere alle domande che vertevano sul ruolo dei Casamonica e sulla loro influenza nella zona della Romanina.
– TRIESTE
– Sarebbe stato colpito da un pugno in faccia al termine di una lite e, cadendo, avrebbe battuto la testa su un marciapiede: è questa, secondo una ricostruzione, la dinamica dell’aggressione in cui è rimasto coinvolto un giovane di 23 anni, originario di Roma, la notte della vigilia della Barcolana, lungo le Rive, in centro a Trieste. Il giovane, cameriere in un ristorante della città, si trova ora ricoverato in prognosi riservata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Cattinara. L’aggressione, avvenuta durante un litigio, si sarebbe verificata sabato notte dopo le 2, in una città in festa per la regata Barcolana. Il ragazzo sarebbe stato da solo. Sul posto sono giunti i soccorsi sanitari e la squadra Volanti della Questura di Trieste. Sono in corso le indagini delle forze dell’ordine, coordinate dall’autorità giudiziaria, che in queste ore si stanno focalizzando sul racconto di alcuni testimoni. Gli investigatori starebbero anche visionando i filmati di alcune telecamere della zona.
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ROMA
– Ennesima aggressione ai danni di un medico. E’ accaduto la notte scorsa all’ospedale Sant’Andrea di Roma dove un medico di guardia è stato aggredito da un paziente.
L’episodio è stato reso noto dall’ospedale. “L’aggressione è stata arginata grazie all’intervento di un secondo sanitario e alla successiva azione di contenimento del servizio di vigilanza”, ha comunicato il Sant’Andrea spiegando che la vittima, che non era medico curante del paziente, era scossa, ma non ha riportato conseguenze fisiche. “L’episodio è stato segnalato alle forze dell’ordine ed è occasione per richiedere un posto di polizia presidiato H24 presso il nosocomio, al fine di garantire un adeguato livello di controllo e sicurezza di pazienti e personale in servizio”, ha sottolineato l’ospedale.
– PESARO
– Andrea Busetto, 58 anni, agricoltore di Montecalvo in Foglia, in lotta da anni contro i cinghiali che gli rovinano i raccolti, ha deciso di iniziare uno sciopero della fame in piazza del Popolo a Pesaro, di fronte alla Prefettura. “Rimarrò qui finché il prefetto non ci autorizzerà a installare dei recinti di cattura dei cinghiali – ha spiegato -. Non lo pretendo senza una legge, ma protesto perché la legge esiste ed è disattesa. La Regione Marche nel maggio scorso ha approvato un regolamento che autorizza gli agricoltori a creare questi recinti, ma prima occorre partecipare ad un corso di formazione, non ancora fatto dall’Atc. Nel frattempo i cinghiali continuano a mangiarci il raccolto. Su sei ettari di mais, ne ho raccolti nemmeno 22 quintali, solo il 20% del previsto. L’80% è stato mangiato da branchi di cinghiali che continuano ad impazzare liberi nei nostri campi”. Così Busetto si è seduto in una panchina di piazza del Popolo, col cartello ‘vendesi azienda agricola per impossibilità di coltivare’.
– BARI
– “Trovo raccapriccianti le dichiarazioni del gruppo del M5S Puglia che sostengono che avrei potuto fermare il Tap e che non ho voluto farlo. Mi diffamano sapendo di mentire”. E’ la durissima replica del governatore della Puglia, Michele Emiliano, all’accusa di inerzia sostenuta nei suoi confronti dai consiglieri del M5s alla Regione Puglia.
I cinquestelle che lo accusano, vengono definiti “voltagabbana”, “ragazzi in malafede e ingrati” che “non sono dotati di capacità di autocritica” e “carichi di chiacchiere incapaci di dimettersi dai loro incarichi ottenuti con i voti ricevuti imbrogliando i pugliesi”. “La competenza sul gasdotto Tap – puntualizza Emiliano – è dello Stato, cui spetta in via esclusiva ogni decisione sulla sua realizzazione”.
– LODI
– Si è concluso poco fa il presidio di 12 ore in piazza Broletto, sotto il palazzo comunale di Lodi.
Convocato dal Coordinamento Uguali Doveri, è stato organizzato in protesta contro il nuovo regolamento per le agevolazioni comunali come mensa e trasporto scolastico che richiede, agli extracomunitari, di produrre certificati dai loro Paesi d’origine spesso difficili da ottenere.
Il Coordinamento, nel corso della giornata, ha suonato per 6 volte il citofono comunale per cercare di incontrare il sindaco Sara Casanova e chiedere formalmente di modificare il regolamento, ma né il sindaco né il vicesindaco o gli assessori comunali si sono fatti trovare. La serata si è conclusa con lo slogan gridato da tutta la piazza e ritmato dai battiti di mani: “Il cibo dei bambini non si tocca, lo difenderemo con la lotta”.
– REGGIO CALABRIA
– Il tribunale del riesame di Reggio Calabria ha revocato gli arresti domiciliari al sindaco di Riace, Domenico Lucano, sostituendoli con la misura del divieto di dimora nel comune. La decisione è stata depositata stasera. [print-me title=”STAMPA”]
