Ultimo aggiornamento 30 Dicembre, 2018, 04:44:21 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
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Il 2019 tra il nuovo Houellebecq e ‘Fedeltà’ di Missiroli
Anche maestri come Murakami e italiani da Gamberale ad Albinati
28 dicembre 2018 10:28
– L’atteso ritorno del provocatorio e visionario anticipatore dei mali del nostro tempo Michel Houellebecq con ‘Serotonina’, l’arrivo in Italia di ‘In bocca al lupo’, miglior giallo dell’anno per la BBC e ‘The Times’, del “nuovo John le Carrè” Mick Herron e la ‘Fedeltà’ in tutte le sue luci e ombre raccontata da Marco Missiroli. Il 2019 in libreria si apre tra grandi maestri, da Murakami Haruki alla Pulitzer Jennifer Egan e tra molte novità di autori italiani come Chiara Gamberale ed Edoardo Albinati.Ecco alcuni titoli di punta: La Nave di Teseo parte alla grande con l’uscita il 10 gennaio di ‘Serotonina’, in cui Houellebecq ci racconta la solitudine di un ingegnere agronomo che chiude con tutto: il lavoro, la fidanzata, le amicizie e sopravvive grazie a un antidepressivo. Come era successo con ‘Sottomissione’, uscito nel giorno dell’attentato a Charlie Hebdo, nel nuovo romanzo, dove il sesso ha come sempre un ruolo centrale, lo scrittore sembra anticipare le proteste dei gilet gialli.In tutt’altre atmosfere ci porta ‘In bocca al lupo’ (Feltrinelli), il nuovo capitolo della serie di Jackson Lamb, in cui Herron mette in scena la perfetta occasione di riscatto per ‘i Brocchi’, un branco di agenti segreti allontanati dall’Intelligence, ma ancora in azione. Tutti gli eventi inspiegabili e le apparizioni trovate nel primo volume de ‘L’assassinio del Commendatore’ di Murakami, più volte candidato al Nobel, trovano imprevedibili soluzioni nel secondo volume ‘Metafore che si trasformano’ (Einaudi) in cui ci confrontiamo con le paure che ci divorano. Dopo il successo di ‘Parlarne tra amici’ torna Sally Rooney con ‘Persone normali’ (Einaudi) in cui reinventa il modo di raccontare l’amore. Esce per HarperCollins il nuovo capitolo della saga dei Courtney di Wilbur Smith con David Churchill che ci porta nel cuore del secondo conflitto mondiale ne ‘La guerra dei Courtney’. Undici racconti della Premio Pulitzer Jennifer Egan, raccolti in ‘Emerald City’ (Mondadori) vedono protagoniste modelle e casalinghe, banchieri e studentesse alla ricerca di se stessi. E’ un giallo originale tra realtà e finzione ‘La grande esposizione’ (Guanda) della svedese Marie Hermanson, ispirato a un vero episodio della vita di Albert Einstein.Arriva anche il political thriller ‘Codice Kingfisher’ (Longanesi), tra i titoli più contesi alla Fiera di Francoforte 2018, che getta una nuova luce sui legami politici ed economici tra Stati Uniti e Russia, firmato da uno scrittore e giornalista americano che ha deciso di mantenere l’anonimato per proteggere la sua fonte. E’ ispirato a una storia vera ‘Stella’ (Feltrinelli), il romanzo d’amore ossessivo nella Berlino del 1942, di Takis Wurger, giornalista d’inchiesta per il Der Spiegel. E Matt Haig in ‘Vita su un pianeta nervoso’ (e/o) ci spinge a chiederci come possiamo restare umani in un mondo sempre più tecnologico. Per Fazi esce ‘Nel cuore della notte’, secondo atteso volume della trilogia di Rebecca West. Resistere a una tentazione siamo sicuri che non significhi tradire la nostra indole più profonda? Va al cuore di questo dilemma Marco Missiroli in ‘Fedeltà’ (Einaudi). Tra gli italiani di punta: Chiara Gamberale che ne ‘L’isola dell’abbandono’ (Feltrinelli) da voce alla paura di perdere il controllo della nostra esistenza. Mentre Michela Marzano in ‘Idda’ (Einaudi) indaga sull’identità, la famiglia e l’amore attraverso la storia di due donne di diverse età che si rispecchiano tra passato e presente.In arrivo anche ‘Cuori fanatici’ (Rizzoli), il nuovo romanzo del Premio Strega 2016 Edoardo Albinati che ci porta nel 1981, sullo sfondo di una città bella e disincantata dove la posta in gioco è la profondità oscura della vita. Giuseppe Culicchia ne ‘Il cuore e la tenebra’ (Mondadori) ricostruisce la vita del padre scomparso e Alberto Schiavone in ‘Dolcissima abitudine’ (Guanda) attraverso la voce di Piera, che per la maggior parte della sua vita è stata la prostituta Rosa ci racconta le trasformazioni di Torino e dell’Italia, dagli anni Cinquanta a oggi. Un toro semina invece il terrore a Bellano nel nuovo romanzo ‘Certe fortune’ (Garzanti) di Andrea Vitali. Tra Cormac McCarhty e Quentin Tarantino, arriva anche ‘Il fuoco e la polvere’ (Frassinelli), il nuovo romanzo di Mauro Garofalo, l’autore di ‘Alla fine di ogni cosa’, che ci porta in Maremma.
Torna Mary Poppins, tra omaggio e magiaEmily Blunt nel ruolo iconico che fu di Julie Andrews
29 dicembre 201810:54
– C’è un altro Mr Banks che ha bisogno di essere salvato e non può che pensarci la tata magica più amata da piccoli e grandi. E’ il punto di partenza de Il ritorno di Mary Poppins, sequel di Rob Marshall con Emily Blunt per il ruolo reso iconico da Julie Andrews nel capolavoro del 1964 tratto dalla serie letteraria di P.L. Travers. In sala dal 20 dicembre con Disney, questo seguito, ripropone temi universali, come l’infanzia a confronto con le durezze del mondo adulto e il rapporto padre – figli, filtrati da magia, canzoni corali, coreografie e un tocco di animazione 2d, rendendo un omaggio rispettoso nelle virgole ma vitale al film di Robert Stevenson. Insieme a Emily Blunt (doppiata in italiano da Domitilla D’Amico, e per le canzoni da Serena Rossi) ci sono, fra gli altri, il nuovo re di Broadway, Lin-Manuel Miranda, Ben Whishaw, Emily Mortimer, Julie Walters, Colin Firth. Senza dimenticare i cameo di Meryl Streep, nei panni della bizzarra cugina di Mary Poppins, Topsy (che canta anche uno dei brani più riusciti della colonna sonora, ‘Sopra Sotto’), Angela Lansbury e il sempre straordinario, oggi 93enne, Dick Van Dyke a fianco di Julie Andrews nel 1964.Con la trama originale scritta da David Magee, che ha tratto spunto dagli elementi principali nei libri di P.L Travers, si viene trasportati nella Londra degli anni ’30, alle prese con le conseguenze della Grande Depressione, 25 anni dopo la prima avventura. Michel Banks (Whishaw) ora è adulto, sempre legatissimo alla sorella Jane (Mortimer), e padre di tre bambini, Annabel (Pixie Davies), John (Nathanael Saleh) e Georgie (Joel Dawson). Per loro è un periodo molto difficile: stanno affrontando il lutto per la recente morte della madre dei piccoli e la prospettiva di perdere, a causa di un debito, la casa di famiglia. Una situazione che impone il ritorno della tata ‘praticamente perfetta’ e dalle mille risorse, sempre giovane, Mary Poppins. Ad aiutarla a guidare i Banks fuori dal tunnel, ci sono il lampionaio Jack (Miranda, che partecipa anche a una delle coreografie più belle del film, un numero di lampionai ballerini/biker), e le incursioni in mondi paralleli 2d, dal mare esplorato con una vasca da bagno a Vasellamia, all’interno di un vaso rotto.L’empatia istintiva e la solarità di Julie Andrews (oggi 83enne, che ha rifiutato di apparire in un cameo, proprio per lasciare libera la nuova protagonista, ndr) sono inimitabili, ma Emily Blunt saggiamente prende una strada diversa. La sua Mary Poppins, apparentemente più riservata, conquista i bambini e il pubblico con charme, dolcezza e uno humour molto personale.”Quando mi hanno offerto di interpretare Mary Poppins sono stata contemporaneamente elettrizzata all’idea ma anche terrorizzata perché è un personaggio così iconico e amato dal pubblico – ha spiegato l’attrice a Entertainment Weekly -. Mi sono chiesta cosa potessi portare di mio al ruolo e in questo mi ha aiutato molto Rob Marshall che è riuscito a rendere il film intimo pur essendo una grande sfida per tutti”. A confrontarsi con le indimenticabili canzoni dei fratelli Sherman nel primo film, sono Marc Shaiman (autore di tutte le musiche) e Scott Wittman (testi) che evocano le atmosfere di brani come ‘Supercalifragilistichespiralidoso’ e ‘Un poco di zucchero’, senza però ritrovare la stessa immediatezza. Regalano comunque alcune canzoni emozionanti, come la ninna nanna “Il Posto Dove si Nasconde” e “L’Abito Non Fa il Monaco”.Molti critici Usa pur apprezzando generalmente il sequel e l’interpretazione di Emily Blunt, rimproverano al regista di essere rimasto troppo legato all’originale, ma per Marshall “questo è probabilmente il film più personale che io abbia mai realizzato, principalmente perché è incentrato sull’idea di trovare il bambino che si nasconde dentro di noi e mantenere viva la speranza in tempi oscuri. un tema che mi sembra davvero attuale, considerando lo stato in cui il mondo si trova al momento”.
Castelli, ville e manicomi, l’Italia abbandonataViaggio fotografico tra luoghi splendidi piombati nell’incuria
29 dicembre 201810:56
– ROBIN BRINAERT, “ITALIA ABBANDONATA” (JONGLEZ, PP. 288, 39,95 EURO) Cinema in disuso, ex manicomi, impianti industriali, antiche ville nobiliari dai panorami mozzafiato ma travolte da un oblìo che appare inesorabile, e persino vecchi ospedali e castelli da fiaba. Il volume fotografico “Italia Abbandonata” di Robin Brinaert, edito da Jonglez, conduce in uno spettacolare viaggio tra i luoghi dimenticati sparsi lungo lo Stivale. Brinaert è riuscito a restituire luce a luoghi sui quali da anni è calato il buio dell’incuria e, talvolta, della negligenza. Sfogliando il volume sarà possibile imbattersi, per esempio, in un’imponente torre industriale con pareti punteggiate di finestre: è il caso dell’ex distilleria “Oculus” in Toscana, fondata nel 1889 e poi caduta in disuso una quindicina di anni fa. Rimanendo nella stessa regione, si possono immaginare le grandiose serate danzanti organizzate in una grande discoteca che occupava gli ambienti di un finto castello medievale che ospitò personaggi di fama mondiale come Alain Delon. Rimasta attiva solo quattro anni, da tempo i cancelli sono chiusi e l’intero edificio è in totale disuso.
Inerpicandosi in un piccolo villaggio umbro si potrà scorgere, attraverso alcune finestre, cosa rimane del set cinematografico del film “Pinocchio” girato da Roberto Benigni.
Il “Castello di R” in Piemonte colpisce per i suoi affreschi da sogno e le raffinate torrette medievali: panorami e scenografie che non potranno non richiamare alla mente storie e suggestioni tipiche dei luoghi misteriosi e segreti, consumati dal tempo e dall’oblìo.
Un trionfo di Art Nouveau caratterizza invece la splendida Villa Camilla in Lombardia, che fu offerta come regalo di nozze alla moglie dal ricco imprenditore che la fece costruire. Non mancano, tra gli oltre 50 luoghi fotografati, una ex fabbrica di tessuti nelle Marche, dove decine di macchine da cucire sembrano rimuginare sul loro arresto forzato, e un grandioso esempio di architettura tardo-barocca nel Lazio.
Robin Brinaert, fotografo ed esploratore urbano, ha viaggiato in giro per l’Italia per oltre otto anni alla ricerca di luoghi abbandonati, proibiti e dimenticati.”Non si tocca nulla, non si deteriora nulla, si fa solo qualche scatto. E poi si va. Il mondo è un teatro e io ho scelto di guardare anche dietro le quinte”, scrive nella prefazione del volume. Classe 1988, vive nella provincia dell’Hainaut, in Belgio. Da alcuni anni percorre, con la sua macchina fotografica, le strade del suo Paese e di quelli limitrofi alla ricerca dell’insolito e del bizzarro, per stimolare una riflessione sulla necessità di una più incisiva azione di salvaguardia del patrimonio architettonico e culturale.
I live accendono Capodanno in SardegnaNotte di San Silvestro in musica, dj set d’eccezione ad Alghero
CAGLIARI29 dicembre 201812:57
– Nannini, Subsonica, Màneskin, Mannarino, la Fura dels Baus. Un ventaglio di proposte tra musica e performance per accendere il Capodanno in Sardegna. Gianna Nannini è l’attesissima star dell’ultimo dell’anno a Castelsardo, l’antico Borgo dei Doria, per una notte dall’anima rock. 40 anni di successi racchiusi nel tour “fenomenale”. A Cagliari dove come a Castelsardo le misure di sicurezza impongono anche lo stop allo spray urticante, arrivano i Subsonica, reduci dal tour europeo e attesi da febbraio sui palchi italiani. Oltre ai loro successi presenteranno nel capoluogo sardo anche alcuni brani dell’album ‘8’ uscito a ottobre. Riflettori puntati a Olbia sui Màneskin, band rivelazione dell’anno, arrivata al secondo posto a X Factor nel 2017, mentre a salutare il Capodanno a San Teodoro sarà il cantautore Mannarino, premio De Andrè 2018.
Conto alla rovescia ad Alghero con i big della consolle Albertino, Fargetta, Molella e Prezioso.
E’ morta Iaia Fiastri, regina della commedia musicaleFirmò con Garinei e Giovannini le più celebri commedie musicali
29 dicembre 201815:40
– E’ morta il 28 dicembre, nella sua casa di Roma, all’età di 84 anni, dopo una lunga malattia, Iaia Fiastri, commediografa e sceneggiatrice. Ne dà notizia il figlio Iacopo. Nata a Roma nel 1934, Iaia Fiastri ha iniziato la sua carriera scrivendo per il cinema, collaborando con Pasquale Festa Campanile e Dino Risi. Ma è soprattutto nel teatro che ha lasciato il segno, nel trentennale sodalizio con Garinei e Giovannini, con cui ha firmato alcune tra le più celebri commedie musicali, da Aggiungi un posto a tavola ad Alleluja brava gente, a Taxi a due piazze.
Lotto…e dintorni, a Monte San GiustoUna drammatica ‘Crocifissione’ e un gioiello rinascimentale
MONTE SAN GIUSTO (MACERATA)29 dicembre 201813:03
– Non ci sono solo le splendide sale di Palazzo Buonaccorsi a Macerata per la mostra “Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche”. Le opere dell’artista veneto si possono ammirare in otto città lottesche, che rappresentano un vero e proprio museo diffuso sul territorio marchigiano. Centri grandi e piccoli come Monte San Giusto (Macerata), dove si trova Palazzo Bonafede, una delle maggiori architetture del Rinascimento nelle Marche, insieme al Palazzo Ducale di Urbino. Di fronte c’è la chiesa di Santa Maria in Telusiano, dove è custodita la “Crocifissione” (1529-1530), capolavoro di Lotto, ancora inserita nella sua cornice originale, un’eccellenza dell’ebanistica rinascimentale. Secondo Berenson, è “la più bella e intensa rappresentazione del Golgota del Rinascimento”: il committente, il vescovo di Chiusi Niccolò Bonafede compare in basso inginocchiato: caso eccezionale di raffigurazione del committente dal vivo. La pala venne realizzata in gran parte a Venezia e conclusa a Monte San Giusto.
Merisana, un’app per leggenda dolomiticaLa storia della regina raccontata con 400 animazioni
BOLZANO29 dicembre 201813:32
– Una nuova app per bambini racconta Merisana, la più celebre leggenda delle Dolomiti sulla felicità, in una maniera nuova. Le illustrazioni di Licia Zuppardi celano innumerevoli elementi interattivi. L’app della casa editrice bolzanina Larixpress, la terza dopo Re Laurino e Ötzi dedicata a storia e leggende altoatesine, contiene oltre 400 animazioni.
Un tempo nel cuore delle Dolomiti viveva la bellissima regina delle ondine Merisana. Nonostante avesse tutto ciò che una regina potesse desiderare, era molto preoccupata. Sentiva la tristezza delle altre creature e avrebbe voluto donare loro la felicità. Un giorno il re dei Raggi, passando dal suo regno, si innamorò perdutamente della regina dal gran cuore. Riuscirà il re a realizzare il sogno di Merisana e a renderla sposa felice? L’app è disponibile in italiano, inglese, tedesco, – visto che si tratta di una leggenda delle Dolomiti – ladino (Badiot e Gherdëina), oltre alla voce di speaker professionali anche i genitori possono registrare il testo.
Da Matera il Capodanno di Rai1 con AmadeusDal 19 gennaio il presentatore con ‘Ora o mai più’
MATERA29 dicembre 201819:50
MATERA – Nella sera di San Silvestro, da Matera, Capitale europea della Cultura 2019, Rai1 trasmetterà “L’Anno che verrà”, uno show di Capodanno “cantabile, con le canzoni che piacciono a tutti, grandi e piccini”. Sarà quindi “un Capodanno per la famiglia, come nella migliore tradizione di Rai1”. Così lo hanno pensato gli autori e così lo vuole il presentatore, Amadeus, che dal 19 gennaio sarà invece alla guida della seconda edizione del talent “Ora o mai più”, sempre sulla rete ammiraglia, sei puntate il sabato sera, le prime tre prima di Sanremo e le altre dopo il tradizionale appuntamento con il Festival della canzone italiana.”E’ un gran bel progetto e – ha detto Amadeus – sono molto contento di rifarlo e di averlo potuto anticipare da giugno a gennaio”. Per il Capodanno, la Rai ha scelto un cast “fortissimo” – ha sottolineato il presentatore nella conferenza stampa che si è tenuta nella Casa Cava, affascinante location nel Sassi – con tanti ospiti, con nomi noti e meno noti. Da Massimo Ranieri, Malika Ayane, Il Volo, Fausto Leali, Red Canzian, Gianni Togni, Michele Zarrillo, Ivana Spagna, Alan Sorrenti, Donatella Rettore, Formerly of Chic, Massimo Di Cataldo, Lisa, I Jalisse, Ice Mc, Edoardo Vianello, l’Orchestraccia, i Los Locos per finire con Maggie & Bianca per i più piccoli. Dopo il messaggio a reti unificate del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, su Rai1 da Matera saranno trasmesse nelle case degli italiani “canzoni che conoscono tutti e che – ha sottolineato Amadeus, il quale dovrà fare i conti con le incursioni del comico Sergio Friscia – fanno parte del nostro repertorio. Fino all’1 di notte vogliamo far cantare le famiglie italiane”. Sul mega palco di piazza Vittorio Veneto – 500 metri quadrati, regia di Maurizio Pagnussat che utilizzerà tecnologie innovative e a risparmio energetico, orchestra diretta dal maestro Stefano Palatresi – ci saranno anche tre gruppi lucani (I Tarantolati di Tricarico, Officine lucane e Renanera). E durante lo show saranno trasmesse cinque clip con Samanta Togni che promuoverà la Basilicata, la terra che per il quarto anno consecutivo, grazie a un accordo tra la Regione e la Rai, ospiterà il Capodanno di Rai1.A Matera – dove, per motivi di sicurezza, nei pressi del palco ci potranno essere 7.500 persone, 13 mila invece quelli che potranno accedere al centro storico – si torna dopo l’edizione del Capodanno 2016, nel 2017 e nel 2018 era toccato a Potenza e Maratea. “Tre anni dopo – ha ammesso Amadeus – ho trovato una città ancora più viva, più ospitale e con negli occhi della gente l’orgoglio dell’appartenenza”. Una città che con il Capodanno di Rai1 farà le prove generali per la cerimonia inaugurale dell’anno da Capitale europea della Cultura prevista per il 19 gennaio. E, anche in quell’occasione, ci saranno le telecamere di Rai1, che trasmetterà la fase più importante della giornata, quella con il discorso di Mattarella.
Incidenti librari in mostra a MilanoEsposti al Castello Sforzesco volumi dal 700 al 1700
29 dicembre 201814:22
– Serve a mostrare come non si tiene un libro l’esposizione gratuita allestita nella sala del tesoro della Biblioteca Trivulziana, all’interno del castello Sforzesco di Milano, fino al 14 aprile.
Un modo per mostrare alcuni tesori delle raccolte civiche, con volumi dall’VIII secolo fino al XVIII, con una particolarità. Si tratta infatti di volumi (manoscritti, pergamene, cartacei e libri a stampa) che hanno avuto degli ‘incidenti’.
Non a caso il titolo della mostra è preso a prestito da Gaetano Volpi che nel 1756 pubblicò un dizionario per mettere in guardia contro la cattiva conservazione, la sciatta rilegatura e stampa dei volumi: ‘Avvertenze necessarie e profittevoli a’ Bibliotecarj, e agli Amatori de’ buoni Libri’. Così in un percorso con supporti multimediali e didattici (e anche una ‘versione’ divulgativa per i ragazzi) si trovano volumi ‘gonfiati’ dall’acqua, rovinati dal fuoco e persino la pergamena superstite di un’antica Bibbia in ebraico posta a protezione di un testo in latino.
I curatori (Isabella Fiorentini, con Loredana Minenna e Stefano Dalla Via) saranno presenti per una serie di incontri, a cui si aggiungeranno anche laboratori e persino visite animate.
Gazzè, La favola di Adamo ed Eva 20 anni dopoAl via da Roma il tour per lo storico album del ’98
29 dicembre 201819:48
– Gli scherzi del tempo, che trasformano anche una ghost truck (ricordate, la traccia nascosta quando c’erano ancora i Cd?) nella canzone di apertura di un tour. Un ventennio dopo. Così Max Gazzè è con il brano Etereo che ha aperto ieri sera all’Auditorium Parco della Musica di Roma il primo dei tre concerti-evento de La favola di Adamo ed Eva Tour, grande festa per i 20 anni esatti di quell’album che nel ’98 segnò una svolta per la sua carriera, con uno dei lavori pop più amati e sperimentali di questi anni, tra testi ironici, surreali e poetici e suoni a tratti avveniristici.Il 29 e 30 dicembre si fa il bis a Roma, poi il tour, targato OTR Live, prosegue a Torino (3-5 gennaio al Teatro Concordia Venaria Reale) e poi Reggio Emilia, Roncade (TV), Livorno e Teramo. “Sono passati 20 anni e sono accadute molte cose – racconta Gazzè dal palco al pubblico dell’Auditorium – Sono molto soddisfatto del mio percorso dal ’98 a oggi. Questo è stato un album importante, che mi ha dato la possibilità di farne altri. E’ stato anche l’inizio della collaborazione con mio fratello Francesco sull’idea di scrivere canzoni con una certa assonanza e ironia. E allora ho deciso di farvelo riascoltare tutto – sorride – Anche i brani che non abbiamo mai suonato dal vivo. Chissà perché…”. Una dopo l’altra ecco le 15 tracce dell’album, tra le animazioni di sirene e onde di Filippo Rossi che accompagnano Vento d’estate e poi Come si conviene con il “futuro che fa le fusa”, Autoironia (quasi uno stile di vita per il cantautore), i versi poetici de L’amore pensato e Comunque vada, le canzoni più sperimentali come Nel verde, L’origine del mondo, Colloquium Vitae. O il “dadaista” (come lui stesso lo definisce ridendo) Due apparecchi cosmici, “storia di un coltello che salva un granello di zucchero dalla terribile macchina per lo zucchero filato”.Due ore tutte di musica e poche chiacchiere, con Gazzè, reduce anche dal tour europeo, che sprizza voglia di suonare e dopo i concerti sinfonici di Alchemaya Tour della scorsa estate riprende in mano il basso, accompagnato dalla sua band storica (Clemente Ferrari a tastiere e sintetizzatori, Cristiano Micalizi alla batteria e Adriano Viterbini alla chitarra elettrica, Max ‘Dedo’ De Domenico ai fiati). Colto e popolare, come è nella sua cifra, si mixano fino ai ritornelli più amati, con La favola di Adamo ed Eva che dà il titolo all’album e Cara Valentina sul quale, anche 20 anni dopo, tra Madonne su draghi alati, il pubblico gli scandisce il tempo nell’inesauribile coro “Valentina/Non è vero/Che poi mi dilungo spesso/Su un solo argomento”. “Sono 20 anni che va avanti questa storia”, sorride sornione lui. Vent’anni, ma i brani non sembrano soffrirli. “Quando lo suonavamo questo era un album molto rock, ‘cazzuto’ – racconta ancora dal palco – Ora mi adatto a suonare con le cuffiette. Capitemi, io suono il basso. Il Sol dovrei sentirlo nelle palle. Ora lo sento nelle cuffiette – ride incredulo – Domani mi porto un Woofer da Ritorno al futuro”. Poi via agli assoli sulle note de La musica può fare, che lo portò a Sanremo Giovani nel ’99 (e che venne poi inserita ne La favola di Adamo ed Eva). Seconda parte, con alcuni dei successi venuti dopo quell’album, da L’uomo più furbo a Il solito sesso (altro Sanremo nel 2008), Ti sembra normale, L’amore non esiste, la circense La vita com’è. Chiude Sotto casa, con tutto il pubblico della blasonata sala Santa Cecilia in piedi sotto il palco.
Suspiria tra donne, estetica e sabbaIn sala dal 1 gennaio il remake di Argento, a firma Guadagnino
9 dicembre 201819:35
– Certo in quanto a cura estetica e approfondimento dei personaggi e temi, ‘Suspiria’ di Luca Guadagnino, che arriva in sala dal 1 gennaio con Videa, non fa certo rimpiangere l’originale di Dario Argento. Le streghe raccontate dal premio Oscar sono in una Berlino dove c’è chi va ad ascoltare le lezioni di Lacan, dove si parla di persone affette da “costruzioni mitologiche” e dove irrompe, anche con il suo femminismo nascente, la banda Rote Armee Fraktion, la RAF più conosciuta come Banda Baader-Meinhof.Quello che resta all’incirca uguale tra originale e remake è l’ossatura della storia e la consapevolezza che, se nel film di Argento le ballerine-streghe erano forse solo un pretesto per dare dei personaggi a un horror, anche se con il sostegno del testo di Thomas De Quincey, in quello di Guadagnino la componente femminile è centrale, ingombrante, totale, sostenuta e voluta. “In Suspiria ho messo in scena donne potenti, non vittime, una caratteristica tutto il mio cinema dove c’è sempre complicità e piacere nell’indagare l’universo femminile”, ha detto Guadagnino alla Mostra del cinema di Venezia dove il film era concorso per l’Italia.A confrontarsi in questo nuovo Suspiria sono, infatti, solo donne: streghe dichiarate, streghe inconsapevoli o solo in essere. E a prevalere nel remake è il culto della madre terra nella triplice versione demoniaca di Quincey che nel libro ‘Suspiria De Profundis’, a cui si è ispirato Argento, dice di aver sognato la dea latina Levana, che lo avrebbe introdotto alle Nostre Signore del Dolore: Mater Lacrimarum, Nostra Signora delle Lacrime; Mater Suspiriorum, Nostra Signora dei Sospiri e Mater Tenebrarum, Nostra Signora delle Tenebre. “Suspiria – ha spiegato ancora il regista – ha segnato il mio immaginario da sempre. Avevo sei anni quando è uscito il film e mi ricordo un po’ quell’atmosfera politica che si avverte chiaramente nel film di Argento, fatti come il rapimento di Moro e soprattutto la violenza che c’era nell’aria”.Differenze con l’originale? “Il cinema è il figlio di chi lo fa – ha precisato Guadagnino -. Quello di Dario brulicava di una tensione che era propria di quel periodo, noi abbiamo avuto la fortuna di farlo in un modo più controllato, che rispettasse maggiormente i nostri tempi”. La storia ha luogo nella Germania degli anni ’70, in un’accademia di danza, la Tanz Akademie, alla quale una ballerina americana Susie Bannon (Dakota Johnson), piena di entusiasmo e talento, decide di iscriversi. A capo della compagnia, la Markos Tanz Company, l’algida e luciferina coreografa Madame Blanc (Tilda Swinton) che sembra tanto Pina Bausch. Ma la scomparsa di alcune ragazze, e i tanti misteri che lentamente si rivelano nella scuola, ci portano in maniera diretta dentro il più tradizionale dei sabba, dove la danza è possessione (“è come fare sesso con un animale” dice a un certo punto Susie) e dove le streghe hanno un vantaggio sugli umani: “ci vedono come parte del mondo reale”, dice una di loro con disprezzo.Nel cast del remake dell’omonimo classico horror diretto da Dario Argento nel 1977 anche Mia Goth, Chlo Grace Moretz e Jessica Harper, già protagonista dell’originale. La colonna sonora è curata da Tom York, frontman dei Radiohead. Frase cult del film, quella che la Swinton dice alla sua allieva Susie come indicazione estetica per una danza-sabba perfetta: “Bisogna rompere il naso a tutto ciò che è bello”.
Addio Gimbel, creò sigla Happy DaysAutore e paroliere vinse Oscar e Grammy, aveva 91 anni
29 dicembre 201816:25
La mitica sigla di Happy Days ma anche la famosissima Killing Me Softly o la versione inglese della canzone della bossa nova brasiliana The Girl from Ipanema.
Il mondo della musica piange Norman Gimbel, autore e paroliere americano morto a 91 anni in California, consacrato nella Hall of Fame degli autori musicali e premiato con tantissimi riconoscimenti tra cui Oscar e Grammy. La notizia della morte è stata data dal figlio Tony all’Hollywood Reporter. Assieme al compositore Charles Fox, Gimbel creò Killing Me Softly (cantata da Roberta Flack nel ’73 e poi ripresa dai Fugees nel ’96) con cui vinse un Grammy. Tre anni dopo fu la volta della canzone iniziale della serie tv con Fonzie protagonista, divenuta famosissima anche in Italia. Di Gimbel-Fox anche I Got a Name di Jim Croce, pubblicata dopo la tragica morte del cantante in un incidente aereo nel 1973. Nel 1997 arrivò la consacrazione dell’Oscar, vinto con David Shire per la miglior canzone originale con It Goes Like It Goes nel film Norma Rae. Gimbel con Fox aveva ottenuto la nomination anche per Richard’s Window cantata da Olivia Newton-John nel film Una finestra sul cielo e Ready to Take a Chance Again interpretata da Barry Manilow nel film Gioco sleale.
Nella loro trentennale collaborazione Gimbel e Fox hanno composto più di 150 canzoni e hanno scritto anche temi per Laverne & Shirley, Paper Chase, Lifestyles of the Rich and Famous e Wonder Woman.
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Harris cancella concerti Uj winter
A causa di un’indisposizione, modificato programma rassegna
ORVIETO (TERNI)29 dicembre 201816:43
– Barry Harris ha cancellato, a causa di una indisposizione, i suoi concerti previsti a Umbria Jazz Winter#26 in programma a Orvieto fino al 31 dicembre. Lo hanno reso noto gli organizzatori.
Il programma delle serate al Teatro Mancinelli prevede quindi il 29 dicembre Ethan Iverson feat. Ben Street & Lewis Nash “Bud Powell in the 21 century”, il 30 e 31 dicembre Dado Moroni feat. Ben Street & Lewis Nash.
Umbria jazz ha reso noto che tutti i possessori del biglietto per le tre date modificate avranno la possibilità di richiedere il rimborso tramite il canale attraverso il quale hanno fatto l’acquisto.
Black Mirror, su Netflix la tv interattivaLe scelte degli spettatori portano a cinque diversi finali
NEW YORK29 dicembre 201819:45
– Ogni decisione, anche quella apparentemente più futile, ha le sue conseguenze. “Black Mirror” è tornato su Netflix con una puntata interattiva che fin dall’inizio dello show testa lo spettatore imponendogli di scegliere per il protagonista lo svolgimento successivo del film. Si intitola “Bandersnatch”, dal nome dell’animale fantastico di “Alice nel Paese delle Meraviglie” ma anche da quello di un videogioco mai realizzato degli anni Ottanta di Imagine Software, l’unico episodio della saga di fantarealtà creata da Charlie Brooker uscito a sorpresa in vista del lungo ponte di fine anno.”Bandersnatch” è più di una singola puntata: dietro la trama ambientata nel 1984 del teenager programmatore di videogiochi Steven Butler (Fionn Whitehead di “Dunkirk”) ci sono 312 minuti di contenuti complessivi, un percorso in media di 90 minuti per ogni trama (ma si va da un minimo di 40 a un massimo di due ore e mezza) ed è possibile guardarlo più volte per valutare la portata delle scelte nelle sue possibili varianti. I numeri ufficiali indicano cinque diversi finali, ciascuno con multiple variazioni a cui si arriva sulla base di 250 segmenti e mille miliardi di possibili permutazioni uniche influenzate dalle scelte dello spettatore.Il primo “bivio” arriva all’inizio dello show, ed è apparentemente irrilevante: il padre di Steven chiede al figlio, impegnato nella creazione di un videogame basato su un romanzo di Jerome F. Davies lasciato dalla madre morta in un deragliamento ferroviario, quali cereali preferisce per la colazione. Il pulsante a due opzioni che appare sulla banda alla base dello schermo è solo il primo nell’arco dello show che rappresenta una “prima storica” per la tv in streaming. Netflix aveva già testato il modello dell’interattività con due programmi per bambini (“Il gatto con gli stivali – Intrappolato in una storia epica” e “Buddy Thunderstruck”), ma stavolta è una prima assoluta per un pubblico di adulti. Contrastato il giudizio della critica: per il Guardian “Bandestnatch” è “un capolavoro di sofisticazione”, mentre “Variety” è convinto che lo show abbia imboccato la strada sbagliata”. Polemiche anche per alcuni limiti posti agli spettatori: il nuovo “Black Mirror” non si può vedere su Apple TV, Chromecast e su “qualche modello più anziano di smart tv”.
Verdi e Puccini per il Capodanno alla FeniceCon l’Unicef raccolta fondi per i bimbi, in diretta su Rai1
VENEZIA29 dicembre 201819:43
– C’è una marcia da Carmen di Georges Bizet, con un coro di bambini, o “Una furtiva lacrima” da L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, ma la parte dedicata al melodramma del Concerto di Capodanno del Teatro La Fenice di Venezia, diretto dal maestro Myung-Whun Chung, ha le “voci” di Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini con arie dalle loro opere più celebri: da Traviata, Nabucco o Rigoletto per il ‘cigno di Bussetto’, a Tosca o Turandot per il maestro toscano. Verdi e Puccini, nella seconda parte del concerto, in diretta su Rai1 il primo gennaio, dopo l’apertura orchestrale con la Sinfonia n.7 di Beethoven, si spartiranno idealmente anche i brindisi di augurio per il nuovo anno.Se il tradizionale “Libiam ne’ lieti calici” verdiano chiuderà, un’altra alzata di bicchieri ci sarà a metà concerto con “Bevo al tuo fresco sorriso” da “La rondine” pucciniana. Giunto alla sedicesima edizione, forte dei risultati d’ascolto maturati in questi anni, il Concerto di Capodanno alla Fenice”, in coproduzione con Rai Cultura, con i solisti Nadine Sierra e Francesco Meli, insieme all’Orchestra e Coro del Teatro, presenta una serie di novità. Sul piano della scaletta, nella parte finale restano due capisaldi del patrimonio musicale italiano – il coro de “Va’ pensiero” e il brindisi da Traviata – intervallati stavolta dal finale della Turandot con i versi “Padre augusto, conosco il nome dello straniero! il suo nome è amor”.Versi che si rifanno a un fatto personale tra la principessa cinese e Calaf, ma che in sede di conferenza stampa hanno stuzzicato qualche domanda su una loro possibile attualizzazione temporale. “La grande musica – ha risposto il sovrintendente Fortunato Ortombina – è una esortazione al cuore dell’uomo, ci deve dare un grande messaggio di speranza”, ha detto, sottolineando che i grandi musicisti, come Verdi, Puccini, Donizetti, quelli che hanno scritto “la nostra letteratura”, non erano solo compositori, “ma anche profeti. Hanno saputo cogliere il cuore dell’uomo. Hanno saputo mettere sulla carta per sempre delle musiche con messaggi all’umanità, che trascendono ogni limite di spazio e tempo”. Un messaggio di solidarietà arriva dalla collaborazione con Unicef, con un tavolo nel foyer del Teatro per la raccolta fondi a favore dei bambini in tutto il mondo. Una collaborazione fortemente voluta dal maestro Chung, che da anni è Unicef Goodwill Ambassador, e da lui è partito un caldo invito a sostenere l’attività dell’organizzazione. Chung ha ricordato che si è recato in varie parti del mondo per vedere come lavora Unicef. “Posso dire con sicurezza – ha aggiunto – che vale la pena avere fiducia”.La musica del Concerto di Capodanno in diretta su Rai1, ma anche in vari Paesi europei e in Corea – trasmesso poi in differita in Cina, Giappone e negli Emirati Arabi – sarà punteggiata da momenti danzanti, con la compagnia Abbondanza Bertoni. Nei contributi video protagonisti anche gli alunni di una scuola multietnica (21 nazionalità) di Porto Marghera, proprio a sottolineare l’impegno di Unicef a favorire la nascita di una società interculturale dove le diverse tradizioni e culture dialoghino tra loro e lavorino per l’integrazione.
Jonathan Pryce, che commozione essere Papa FrancescoL’attore inglese a Capri parla di ‘The Pope’ di Meirelles
CAPRI (NAPOLI)29 dicembre 201819:54
CAPRI (NAPOLI) – “Non sono cattolico ma interpretare papa Bergoglio mi ha lasciato qualche cosa dentro. Rivedere la scena in cui lo impersono a Lampedusa mi ha commosso”. Da Don Quixote a Francesco: chi è più ‘leggenda’ di Jonathan Pryce? Il settantunenne attore inglese si gode Capri, Hollywood con l’amico Terry Gilliam (che ne ha fatto il suo ‘feticcio’ sin dal cult ‘Brazil’) in attesa di ritirare il 30 dicembre il ‘Legend award’, massimo riconoscimento della manifestazione prodotta da Pascal Vicedomini. E per la prima volta parla diffusamente del suo ruolo in ‘The Pope’ di Fernando Meirelles, film Netflix attualmente in post produzione, con Anthony Hopkins nel ruolo di Ratzinger ed alcune scene girate alla Reggia di Caserta.”Da non religioso sono entrato come in un mondo alieno – racconta -. Sappiamo che Bergoglio non è un santo, ma un uomo che ha avuto dei problemi per la sua vita passata, nel suo paese, l’Argentina, una storia che ha generato anche delle controversie di cui il film parla. Non è un biopic, ma spero che possa essere un’opera apprezzata da tutti perché il regista ha fatto davvero un grande lavoro. Anche se si basa sulle conversazioni immaginarie di due anziani uomini è un film pieno di energia. I due Papi si dicono però cose realmente dichiarate da entrambi. E sono due Papi gallesi!”, nota ironico il grande attore. “Per entrare nella parte di Francesco mi sono rasato e ho messo su qualche chilo, per il resto ho seguito la sceneggiatura come faccio sempre, senza compiere ulteriori ricerche”. La forza di Bergoglio, però, lo ha colpito. “La colpa di nessuno è la colpa di tutti”, ripete Pryce rinnovando la sua emozione nel girare la scena del discorso di Lampedusa ai migranti, quando il Papa parlò di perdita della responsabilità collettiva dinanzi alla tragedia.Settantuno anni, settanta film (l’ultimo The Wife al fianco di Glenn Close, favorita alle vittoria dell’Oscar 2019) e quarantasei titoli televisivi all’attivo tra cui ‘Il trono di Spade’ (era l’Alto Passero), Jonathan Pryce è stato anche Elliot Carver nel film ‘007 – Il domani non muore mai’, il perfido magnate che vuol scatenare una guerra tra Cina e Regno Unito. Ma chi sarebbe oggi un cattivo per antonomasia? Pryce non ha dubbi. “Qualcuno che ha a che fare con twitter, con i social e che manipola le persone per stravolgere la realtà”. [print-me title=”STAMPA”]
