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Ultimo aggiornamento 17 Giugno, 2019, 16:40:05 di Maurizio Barra

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Tim Cook, hitech si assuma responsabilità del caos creato
AD Cupertino agli studenti, in gioco la libertà di essere umani

NEW YORK 15 Giugno 2019 07:03

Tim Cook mette in guardia la Silicon Valley: le società tecnologiche devono assumersi la responsabilità del caos che hanno creato. Intervenendo davanti agli studenti dell’università di Stanford Cook non nomina alcuna aziende in particolare, anche se il suo riferimento appare diretto ai social media e anche a Theranos, la start up che prometteva di rivoluzionare gli esami del sangue e poi è stata travolta dagli scandali.”Ultimamente l’industria tecnologica è più conosciuta per qualcosa che è meno nobile dell’innovazione: ovvero per il ritenere che si possano rivendicare i meriti senza accettare la responsabilità”, dice Cook.”Lo vediamo tutti i giorni con il furto di dati, le violazioni della privacy, un occhio chiuso sui discorsi di incitamento all’odio, le fake news che avvelenano il nostro dibattito nazionale, e i falsi miracoli in cambio di una goccia di sangue” aggiunge Cook. “Se accettiamo come normale e inevitabile che qualsiasi cosa nella nostra vita possa essere aggregata, vendita e rubata in caso di attacco, allora perdiamo molto più che i soli dati. Perdiamo la libertà di essere umani”.

Snowden, tracciabilità Internet è pericolosa come l’atomica Con i dati personali si influenzano elezioni democratiche

TRONDHEIM (NORVEGIA)17 giugno 201910:53

– “Se non fermiamo l’attuale processo di manipolazione e tracciamento di massa, il costo sociale sarà enorme e forse irreversibile”. E’ l’allarme lanciato da Edward Snowden, l’informatico e attivista statunitense che ha dato il via al Datagate, in collegamento video da Mosca in occasione dell’apertura del festival internazionale delle scienze ‘The Big Challenge 2019’ organizzato a Trondheim, in Norvegia, dall’Università norvegese per la scienza e la tecnologia (Utnu).

“Il desiderio umano di interagire e cooperare è stato trasformato in un sistema totalitario di controllo sociale” ha incalzato Snowden. “Internet è in grado di connettere tutto il mondo senza confini, però è stato corrotto, come l’applicazione della fisica nucleare è stata rubata alla medicina e impiegata per costruire la bomba atomica”. Secondo Snowden, questo controllo di massa si manifesta oggi in primis con “l’accesso e la vendita di dati personal da parte di soggetti privati” che “insieme ai governi di certi Paesi” sono così in grado di “influenzare perfino le elezioni delle nostre democrazie”. Secondo l’ex agente della National Security Agency (NSA) americana, l’unica soluzione oggi consiste nel “cambiare il mondo, rendendolo pericoloso per quelli che limitano la nostra libertà”.

Il Cern da l’addio a Microsoft per l’open sourceProgramma troppo costoso, “obiettivo è riprendere controllo”

17 giugno 201914:26

Il Cern di Ginevra abbandona Microsoft e passa all’open source, cioè un software aperto, per le sue apparecchiature informatiche. Il Centro di ricerche europeo, che ha dato i natali al World Wide Web, ha preso la decisione per ragioni economiche.Il colosso di Redmond, infatti, ha deciso di revocare lo status di istituzione accademica che consentiva uno sconto sui costi delle licenze. Il nuovo contratto avrebbe previsto un somma da corrispondere per ogni utente, che avrebbe fatto moltiplicare notevolmente i costi per l’uso del sistema operativo Windows.Prevedendo quanto sarebbe successo, il Cern dallo scorso anno ha iniziato a sviluppare il programma Malt (Microsoft Alternatives), con il quale ha intrapreso un percorso che porterà l’istituto europeo a dismettere le soluzioni proprietarie a vantaggio di quelle ‘aperte’, operazione che si tradurrà in un notevole risparmio dei costi di licenza.”L’obiettivo è riprendere il controllo usando un software aperto. Il progetto è ambizioso ma è anche un’occasione unica per dimostrare che è possibile realizzare i servizi più importanti senza un accordo in esclusiva con un venditore”, ha spiegato il Cern in un post ufficiale.

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Instagram, tasto per recuperare account
Anche se informazioni personali sono state modificate

17 giugno 201914:47

– Instagram mette in campo nuove misure per recuperare un profilo hackerato, con una nuova funzione ‘in-app’. Ci sono due modi per accedervi. Uno indiretto, se la società rileva che un utente non riesce ad accedere (ad esempio se inserisce ripetutamente una password errata); uno diretto, cliccando nella pagina di accesso sull’opzione “Bisogno di ulteriore aiuto”. A questo punto verrà richiesto l’inserimento di una serie di informazioni (e-mail o il numero di telefono associato o e-mail o numero di telefono utilizzato al momento della registrazione). Verrà poi inviato un codice a sei cifre ai contatti di riferimento indicati che permetterà di recuperare l’accesso all’account. Una volta garantito nuovamente l’accesso – spiega la società – “adotteremo misure aggiuntive per garantire che nessun hacker possa utilizzare i codici inviati all’indirizzo e-mail o al numero di telefono per accedere al tuo account da un altro dispositivo”. Lo strumento permette di recuperare il profilo anche se le informazioni (come il nome utente) sono state modificate da un hacker. “L’obiettivo nei prossimi mesi – precisa Instagram – è quello di consentire agli utenti di recuperare l’account direttamente dall’applicazione, senza bisogno di ulteriore supporto da parte del nostro Community Operation team”. Inoltre, osserva, “vogliamo assicurarci che l’username sia al sicuro per un determinato periodo di tempo dopo aver apportato modifiche all’account, il che significa che non può essere richiesto da qualcun altro se perdi l’accesso al tuo account. Questo strumento è disponibile per tutti gli utenti Android ed è attualmente in fase di rilascio su iOS.

Società accusa Google, copia le canzoniSito specializzato Genius, “abbiamo prove, sono negli apostrofi”

17 giugno 201914:52

– Google ruba i testi delle canzoni che mostra nel suo motore di ricerca. Così facendo toglie traffico ai siti web da cui attinge e che hanno in quello la loro ragione di vita. A formulare l’accusa è Genius Media Group, che sostiene di averne le prove: nei testi ha usato gli apostrofi dritti e curvi con un’alternanza precisa, in modo da lasciare una traccia. Mountain View si difende spiegando che i testi mostrati sono forniti in licenza da partner, e che metterà fine ai rapporti con quelli che non seguono “buone pratiche”.
A ricostruire la vicenda è il Wall Street Journal, a cui Genius riferisce di aver contattato Google nel 2017 e, l’ultima volta, lo scorso aprile. Al colosso di internet, l’azienda ha fatto presente che il riutilizzo delle sue trascrizioni dei brani viola i termini d’uso del sito, oltre che le leggi antitrust.
Il problema si è presentato solo in anni recenti, quando Google ha fatto una modifica al suo motore di ricerca. Prima, quando si cercava il testo di una canzone, i risultati mostrati da Big G rimandavano ai siti web specializzati come genius.com, che offre i testi musicali soprattutto nel genere hip hop.
Adesso, a fronte della stessa ricerca, Google mostra direttamente il testo del brano cercato, rendendo inutile cliccare sui siti. A causa di questo, Genius lamenta un calo delle visite al suo sito.
Il sito sostiene di poter dimostrare l’accusa perché – spiega – dal 2016 usa alternativamente l’apostrofo dritto e curvo nei testi come fosse un codice morse, in modo da comporre sempre la stessa parola, “Red Handed”.

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