Ultimo aggiornamento 20 Giugno, 2019, 13:20:06 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
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ALLE 13:20 DI GIOVEDì 20 GIUGNO 2019
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Lucrezio e Seneca in ‘prima’ a Ravenna
‘Quando la vita ti viene a trovare’ con Vetrano e Randisi
RAVENNA19 giugno 2019 09:21
– Debutta in prima nazionale a Ravenna Festival, giovedì 20 giugno al Teatro Alighieri, ‘Quando la vita ti viene a trovare’, il “dialogo tra Lucrezio e Seneca” su testo di Ivano Dionigi, prodotto da Emilia-Romagna Teatro e affidato alla forza interpretativa di attori come Enzo Vetrano e Stefano Randisi. Le musiche originali di Alessandro Cipriani sono eseguite dal vivo da Gianni Trovalusci al flauto e ai tubi sonori e da Roberto Bellatalla al contrabbasso.
Randisi (Seneca) e Vetrano (Lucrezio), uniti in sodalizio artistico da oltre 40 anni, danno vita a un dialogo immaginario e straordinariamente concreto sottolineando “la comprensibilità e la lucidità delle parole di questi filosofi”. La forza dei classici, sostiene Dionigi, è nell’essersi posti, ben prima di noi, quelle domande che ancora oggi sentiamo come fondamentali.
Lucrezio e Seneca, a un secolo di distanza l’uno dall’altro, si sono occupati con visioni profondamente opposte di politica, religione, felicità, amore e morte.
Cacciateli!, gli italiani in SvizzeraConcetto Vecchio racconta paure e intolleranza verso i migranti
19 giugno 201910:39
– CONCETTO VECCHIO, “CACCIATELI! QUANDO I MIGRANTI ERAVAMO NOI” (FELTRINELLI, pp. 190 – 18 euro) – “Ci fanno sentire stranieri in patria”, “loro avranno il lavoro e noi no”, “sono troppi”, “ci sfrattano per dare la casa a loro”, “se scorgono una donna sola diventano appiccicosi come cimici”, “non si affitta a cani e italiani”. Il risultato è questo quando dilagano l’intolleranza e la paura. E’ quanto accadde negli anni Sessanta a una certa Svizzera, attraversata dal clima di odio per il forte aumento di lavoratori del Belpaese, non molto diverso dalla reazione provocata in questi anni dall’arrivo via mare della moltitudine di disperati in fuga da guerre e povertà.
Come capita puntualmente, la preoccupazione che si diffuse negli strati sociali della Confederazione trovò un leader che cercò di cavalcare l’onda. James Schwarzenbach, esponente di una delle famiglie industriali più ricche del paese, entrò in Parlamento, unico deputato di Nationale Aktion, il partito di estrema destra, e con lo slogan “Prima gli svizzeri” lanciò un referendum per espellere gli stranieri che fallì per poco. In quello sterminato gruppo di “diversi”, c’erano i genitori del giornalista Concetto Vecchio, che a questa pagina amara di storia sociale tricolore dedica “Cacciateli! Quando i migranti eravamo noi”.
L’autore, nato ad Aarau nel Canton Angrovia da genitori siciliani, parla di un argomento che ha vissuto sulla pelle. Il suo cammino a ritroso parte da una sua visita recente a Zurigo dopo tanti anni. Si rivede bambino al ritorno dall’asilo con la mamma Giuseppa che gli raccomanda: “Non facciamoci riconoscere dagli svizzerazzi, sennò arriva Schwarzenbach”. Il puzzle di ricordi si ricompone con il racconto dei genitori e l’aiuto di articoli di giornale e spezzoni di inchieste tv sui braccianti e sugli operai che prima dal settentrione e poi, in maniera ancora più massiccia dal sud, invadono la Svizzera.
E’ una storia di baracche in cui si vive in condizioni pietose, di privazioni e segregazione, di stagionali lontani dalle famiglie perché i ricongiungimenti venivano ostacolati, di bimbi fatti passare alla dogana nascosti nel bagagliaio di un’auto e tenuti reclusi in casa.
All’inizio le braccia italiane erano viste come una ricchezza. Dal 1946 al 1968 espatriarono in Svizzera due milioni di italiani. I due paesi avevano firmato un accordo: la Svizzera accoglieva i lavoratori di cui l’Italia si liberava perché non c’era occupazione per tutti. La paura era che – finito il boom – migliaia di stranieri restassero disoccupati. Il padre Carmelo racconta al figlio che emigrò nel 1962, anno in cui in Svizzera arrivarono più di 143 mila italiani. Lì conobbe Giuseppe, che era partito l’anno prima con lo zio.
Schwarzenbach accettò nel 1967 la candidatura al Parlamento che per la Nationale Aktion. Qualche anno prima aveva tentato senza successo la corsa al Parlamento Albert Stocker, fondatore di un partito contro gli italiani, che bollava come portatori di malattie, potenziali delinquenti, “cattivi soldati e tutti rossi”, figli di un paese che “moralmente è una fogna”. Il paradosso è che una prima proposta, bocciata, di un referendum per ridurre il numero dei lavoratori stranieri era stata del Partito Democratico. Gli stessi sindacati volevano mettere un limite. L’odio cresce, nascono i comitati contro i matrimoni misti. Nel 1967 i lavoratori italiani sono quasi 700 mila in una Svizzera che ha cinque milioni di abitanti. Alcuni temono che somme enormi di franco svizzero finiranno in Italia per pagare le loro pensioni. Schwarzenbach lanciò nel 1968 un nuovo referendum contro la manodopera straniera. Si votò il 7 giugno 1970. Se avesse vinto il sì in quattro anni 300 mila persone, per lo più italiani, sarebbero state espulse. “Non sono xenofobo – assicurò – mai pronunciata una parola contro gli italiani. Non prendetevela con i lavoratori stranieri ma con chi li ha chiamati qui”. Poi a un giornalista confessò: “Il problema si è aggravato con l’arrivo dei meridionali, con gli immigrati del nord le differenze culturali non si notavano particolarmente”.
Eppure, dopo la lunga e documentata descrizione di soprusi, umiliazioni, discriminazioni e pestaggi, il libro si chiude in modo inaspettato. La storia di migliaia di italiani che lasciarono case, affetti e amici in cerca di lavoro e fortuna affrontando mille difficoltà, l’ostilità e i pregiudizi di un paese straniero, letta con la consapevolezza di come per molti si è poi risolta concretamente, può riservare davvero un altro finale.
Cenerentola in India diventa una favola socialeIn sala il film di Rohena Gera già alla Semaine a Cannes
19 giugno 201910:43
Con grande merito di una distribuzione indipendente come Academy Two, arriva nelle sale italiane dal 20 giugno uno dei film scoperti un anno fa dalla prestigiosa Semaine de la Critique del Festival di Cannes: SIR – CENERENTOLA A MUMBAI, opera d’esordio della regista indiana Rohena Gera. Il dettaglio distributivo non è marginale perché conferma come il cinema di qualità debba oggi cercare mille diversi rivoli per imporsi e non è un caso che l’uscita in sala del film sia preceduta da una serie di anteprime nelle maggiori città italiane proprio per creare un “effetto evento” specialmente utile alla promozione del cinema indiano sui nostri schermi. Alcune avvertenze per l’uso: non si tratta di un melodramma cantato nello stile sfarzoso quanto distante dai gusti occidentali della produzione di Bollywood (il grande cinema commerciale della seconda potenza mondiale dell’immaginario); non è nemmeno un severo dramma a tinte neorealiste come talvolta abbiamo imparato a vedere nelle produzioni di quella cultura. E’ davvero una fiaba, ispirata alla molto europea ricerca della felicità da parte di Cenerentola, ma condita con spezie piccanti e colorati sottotesti sociali che avvicina la cultura orientale a quella occidentale secondo i modi appresi dalla stessa regista. Rohena Gera è infatti cresciuta in America e dal 1996 ha iniziato a farsi stimare nel selettivo mondo degli Studios come soggettista e sceneggiatrice alla Paramount di New York per poi farsi le ossa in patria come aiuto regista, sceneggiatrice e produttrice esecutiva. Sicché molti dei disagi e delle insofferenze del protagonista di SIR (il giovane Ashwin che fa ritorno nella gabbia dorata della sua famiglia benestante dopo l’annullamento del matrimonio) sono gli stessi vissuti da Rohena quando ha dovuto fare i conti con la realtà sociale dell’India di oggi, ancora rigidamente divisa da caste, differenze di classe, antiche tradizioni difficili da abbattere. Nel palazzo di Ashwin va servizio la giovanissima e romantica Ratna, che proviene dalla campagna ed è rimasta vedova giovanissima.
L’attrazione tra i due è pari a quella tra il Principe e Cenerentola, ma far sì che la fiaba arrivi allo stesso lieto fine sarà ben più arduo per i due promessi sposi indiani. Il film ha passo svelto, ambientazioni tanto suggestiva da mozzare il fiato, siparietti paradossali che sfiorano il comico e asprezze di contrasto sociale che ben fotografano una società sospesa tra passato e futuro. Anche la regia è di solido mestiere e rivela una maturità di sguardo poco prevedibile in una autrice all’esordio che si destreggia più che bene coi (prevedibili ma non scontati) colpi di scena che scandiscono la storia d’amore. Tutto perfetto, specie per chi cerchi nel cinema d’estate una boccata d’aria fresca lontana dai più attesi (ma anche più prevedibili) blockbuster americani di stagione. Semmai si può notare che con opere come queste il cinema indiano si sforza di aprirsi a un pubblico mondiale ben diverso da quello di casa e che l’operazione, inevitabilmente un po’artificiale, toglie qualche grado di autenticità al risultato finale. Ma è forse un prezzo da pagare per portarci in mondi diversi e fornirci qualche codice interpretativo in più Basti vedere, nella versione originale coi sottotitoli, come i due protagonisti parlino in realtà lingue diverse (il marathi di Ratna e l’hindi di Ashwin) e siano costretti a ricorrere all’inglese per dirsi… ti amo.
Festival Animavì premia Toni ServilloRassegna animazione e arte poetica a Pergola dal 10 al 14 luglio
PERGOLA (PESARO URBINO)19 giugno 201912:40
– Dopo aver premiato nelle scorse edizioni Alba Rohrwacher, Ninetto Davoli e Roberto Herlitzka, il Festival internazionale di animazione e arte poetica Animavì che si svolgerà a Pergola (10-14 luglio), dedica il Bronzo Dorato all’Arte della recitazione all’attore Toni Servillo, ennesimo ospite prestigioso della quarta edizione del Festival. Già annunciata la presenza di Jim Jarmusch, a cui verrà consegnato il premio alla carriera, di Valerio Mastandrea e degli Zen Circus. La giuria internazionale dei film di animazione sarà composta da Dario Brunori Sas, Mimmo Cuticchio e Jerzy Kucia. Ancora non è fissata la data nella quale Servillo ritirerà il riconoscimento ma probabilmente gli organizzatori promuoveranno un’ulteriore giornata dedicata unicamente all’attore napoletano, vincitore di due European Film Award, quattro David di Donatello, altrettanti Nastri d’argento, due Globi d’oro, tre Ciak d’Oro e del Marc’Aurelio d’Argento per il miglior attore al Festival internazionale del film di Roma.
Il Vittoriano diventerà museo autonomoBonisoli annuncia, avrà un comitato scientifico e sarà gratis
19 giugno 201913:39
– “Il Museo Il Vittoriano diventerà museo autonomo. Avrà un suo comitato scientifico e sarà gratuito”. A dirlo, il ministro di beni culturali Alberto Bonisoli, oggi nel corso della presentazione della mostra Lessico Italiano.
Berton,piatto con ketchup per Ed SheeranPopstar live a San Siro, in ristorante teca ‘in case of Ed’
MILANO19 giugno 201913:44
– Il ketchup gli piace talmente tanto che si è tatuato la marca della sua salsa preferita su un braccio. Dopo averlo chiesto in un ristorante stellato, con grave disappunto dello chef, Ed Sheeran – in concerto stasera allo stadio San Siro, a Milano – ha capito che era ora di far qualcosa per sdoganare il condimento da patatine fritte fuori dai fast food. Ha contattato la Heinz, le ha proposto di diventare loro testimonial e interprete dello spot in cui racconta le sue disavventure nei locali a 5 stelle. Ora, per il suo arrivo a Milano, il superchef Andrea Berton ha allestito nel suo ristorante una teca da aprire ‘In case of Ed’ che contiene, ovviamente, l’amatissimo ketchup.
Non un qualsiasi Ketchup, ma le bottiglie ufficiali di Edchup, nate dalla fusione di Ed e Heinz TK in una emoji.
Per salutare l’arrivo della popstar inglese e del suo ‘Divide tour’, Berton ha anche ideato un piatto in suo onore, la “Pancetta di maialino con panizza e Ketchup Heinz” che sarà nel menùfino al 30 giugno.
A teatro Zeno, Argentero, BalianiBruni-De Capitani firmano Angels in America
19 giugno 201913:49
– Giuseppe Zeno, Mariano e Ruben Rigillo in ‘Shakespeare e Cervantes in Ghost Writer’ di Stefano Reali ad aprire la stagione del Globe Theatre di Roma e Luca Argentero con ‘È questa la vita che sognavo da bambino?’, per la regia di Edoardo Leo, all’Ostia Antica Festival – Il Mito e il Sogno; il ritorno di ‘Angels in America’ per Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani e Marco Baliani nel suo ‘Una notte sbagliata’, tutti al Napoli Teatro Festival Italia. E ancora Luigi Lo Cascio diretto da Valter Malosti ne ‘Il sistema periodico’ da Primo Levi e la favola di ”Hans e Gret” secondo Emma Dante ad Asti Teatro 41; fino alla rassegna shakespeariana che trasforma il Carignano di Torino in un Prato inglese tra La bisbetica domata e Otello: sono alcuni degli appuntamenti teatrali in cartellone nel prossimo week end.
All’asta pistola suicidio di Van GoghVenduta a Parigi per 162.500 euro
PARIGI20 giugno 201909:33
E’ stata venduta per 162.500 euro la presunta pistola arrugginita con cui Vincent Van Gogh si sarebbe suicidato nel 1890, andata all’asta all’Hotel Drouot di Parigi. Scoperta soltanto nel 1960, l’arma ha suscitato l’interesse e la curiosità di musei e collezionisti e affascinato gli appassionati del celebre pittore olandese. Battezzata come “l’arma più celebre della storia dell’arte”, la pistola di tipo Lefaucheux, di calibro 7 mm, è stata acquistata da un individuo al telefono di cui si ignora l’identità. Il valore stimato del pezzo da collezione si aggirava intorno ai 40.000-60.000, 20.000 euro il prezzo di partenza.
Al via il 30/o Musicultura FestivalPresentano Ruggeri e Stefanenko. Tra ospiti Sananda Maitreya
MACERATA19 giugno 201915:36
– Al via all’Arena Sferisterio di Macerata la 30/a edizione di Musicultura (20, 21 e 23 giugno), storica vetrina della musica popolare d’autore ideata e diretta da Piero Cesanelli, che abbina al debutto sul palco degli otto cantautori finalisti dell’omonimo concorso, l’esibizione di pezzi da novanta nel campo della canzone e della cultura. La manifestazione, dopo la scomparsa di Fabrizio Frizzi, che l’ha presentata per nove anni, si avvale quest’anno di due conduttori d’eccezione: Enrico Ruggeri e Nathasha Stefanenko, accompagnati da commenti e interviste sul palco di John Vignola in collegamento con Rai Radio 1 per le tre serate. Ecco gli otto finalisti selezionati tra i 719 artisti al concorso: Luca Bocchetti con la canzone “Furius”, Francesco Lettieri con “La mia nuova età”, Lo Straniero con “Quartiere italiano”, Lavinia Mancusi con “Ninù”, Paoloantonio con “Questa assurda storia”, Gerardo Pozzi con “Badalum”, Enzo Savastano con “Le mogli dei cantanti famosi” e Francesco Sbraccia con “Tocca a me”.
Zeffirelli, ceneri tumulate al cimiteroCerimonia intima alle Porte Sante a Firenze
SAFIRENZE19 giugno 201915:
– Le ceneri di Franco Zeffirelli sono state tumulate il 19 giugno, con una cerimonia strettamente privata, all’interno della cappella di famiglia nel cimitero monumentale delle Porte Sante a Firenze, posto sul colle di San Miniato al Monte dove sorge la basilica omonima e che domina la città natale del regista scomparso sabato scorso all’età di 96 anni. Contenute in un’urna di alabastro, le ceneri di Zeffirelli hanno ricevuto la benedizione da padre Stefano Brina, di fronte ai figli adottivi Pippo e Luciano, e a un ristrettissimo gruppo di amici. Intanto il Maggio musicale fiorentino ha annunciato l’intitolazione a Zeffirelli di una sala del teatro.
L’anima nera di Trapero e la sorellanzaIn sala dal 4 luglio ‘Il segreto di una famiglia’
20 giugno 201909:56
– L’anima nera, introspettiva del regista argentino Pablo Trapero torna alle atmosfere plumbee de ‘Il clan’ per raccontare ancora una volta un universo malato nel film ‘Il segreto di una famiglia’ (La Quietud) in sala dal 4 luglio con Bim. Di scena, come rivela anche troppo il didascalico titolo adottato nella versione italiana, un nucleo familiare, i Montemayor, in cui si consuma lentamente una storia tutta al femminile, di sorellanza, peccato e mistero all’ombra della dittatura militare.Dopo lunghi anni di assenza, a seguito di un ictus che ha colpito il padre, Eugenia (Bérénice Bejo) ritorna a La Quietud, la ricca tenuta di proprietà della sua famiglia vicino a Buenos Aires, dove si ricongiunge con madre e sorella Mia (Martina Gusman). Eugenia e Mia – le due protagoniste – appaiono alquanto simili, quasi non si distinguono ad inizio film, sembrano gemelle ed amanti. Ridono, scherzano e si masturbano complici in uno dei tanti letti della casa ricordando un idraulico che da ragazze era nei loro sogni erotici. E ora per loro non è molto diverso, condividono segretamente lo stesso uomo, ma i veri segreti, le vere sorprese in questo film arriveranno dal passato dei loro genitori. Tutto si svolge in un’enorme e splendida villa – La Quietud – situata nella vasta e sconfinata campagna nei pressi di Buenos Aires. Una casa piena naturalmente di ricordi pronti a resuscitare con tutta la loro forza.”I tranquilli paesaggi che abbracciano le donne durante il giorno, mentre si aggirano tra gli alberi e gli animali, sono in netto contrasto con gli scenari notturni, quando un silenzio assordante rivela la storia vissuta tra queste mura – dice Trapero nelle sue note di regia – . ‘Il segreto di una famiglia’ – aggiunge il regista che con ‘Il Clan’ ha ottenuto il Leone d’argento per la Miglior regia alla Mostra del Cinema di Venezia e il premio Goya come Miglior lungometraggio – invita lo spettatore a condividere la singolare profondità di ciascun personaggio, il suo percorso e il suo ambiente, e suggerisce al pubblico di immergersi nei labirinti emotivi in cui questi splendidi e disperati individui metteranno in scena la propria storia”.
Monet ad Asti, mostra a Palazzo MazzettiCapolavori collezione Peindre en Normandie esposti a settembre
ASTI19 giugno 201916:01
– Dopo Chagall, che ha portato ad Asti quasi 47mila spettatori, Palazzo Mazzetti punta su un’altra mostra evento per trasformare la città in meta di turismo culturale. Si intitola ‘Monet e gli impressionisti in Normandia.
Capolavori dalla collezione Peindre en Normandie’ l’esposizione in programma dal 13 settembre. Curata da Alain Tapié, che l’ha presentata col critico Vittorio Sgarbi, ripercorre le tappe salienti della corrente artistica attraverso capolavori di Delacroix, Courbet, Étretat, Monet e Renoir.
Il progetto espositivo si concentra sul patrimonio della Collezione Peindre en Normandie, una delle più rappresentative del periodo impressionista, accanto a opere provenienti dal Musée Alphonse-Georges-Poulain di Vernon, dal Musée Marmottan Monet di Parigi e dalla Fondazione Bemberg di Tolosa.
La mostra è realizzata dalla Fondazione Asti Musei presieduta da Mario Sacco. Alla presentazione col sindaco di Asti Maurizio Rasero è intervenuto il vicepresidente della Regione Piemonte Fabio Carosso.
Scala,sindacati chiedono incontro a SalaCda ha scelto Dominique Meyer come nuovo sovrintendente
MILANO19 giugno 201916:04
– Dopo la notizia che il cda della Scala ha scelto il nuovo sovrintendente, Dominique Meyer, Cgil, Cisl, Uil e Fials hanno scritto una lettera chiedendo un incontro urgente al sindaco di Milano Giuseppe Sala, che è presidente del teatro. Nella richiesta, i sindacati – che non hanno mai nascosto di vedere di buon grado una proroga all’attuale sovrintendente Alexander Pereira – ricordano che Sala aveva preso l’impegno di tenerli informati e di reincontrarli “prima di assumere decisioni”.
“Come rappresentanti dei lavoratori – sottolineano – vorremmo conoscere le motivazioni che hanno portato il cda a questa scelta e poter dire la nostra”, “a prescindere dai nomi e dai profili, in merito a quale modello di Teatro si vuole e/o si sta progettando per il futuro e quali linee guida su programmazione, organici, risorse, modello organizzativo, nuovo centro di produzione” e così via.
Ravenna, torna ‘Una spiaggia che legge’A disposizione mille volumi della Biblioteca Classense
RAVENNA19 giugno 201916:41
– Torna ‘Una spiaggia che legge è una bella storia’: in 15 stabilimenti balneari del Ravennate da domani si potranno prendere in prestito mille libri della Biblioteca Classense. Volumi di tutti i generi, dal thriller al romanzo sentimentale, passando per qualche classico italiano.
Grazie al coordinamento della Classense che ha curato la scelta, la consegna dei libri e la campagna promozionale, i bagni aderenti – a Lido Adriano, Marina di Ravenna, Marina Romea e Punta Marina – diventano così “promotori della lettura”. Lì si potranno prendere in prestito i volumi e riconsegnarli dopo la lettura.
In questi anni i clienti degli stabilimenti balneari hanno accolto prima con sorpresa, poi con curiosità ed entusiasmo, la possibilità di trovare direttamente in spiaggia un’offerta di libri tra cui poter scegliere. Anche per questo il Centro per il libro e la lettura, insieme all’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani), riconosce a Ravenna la qualifica di “Città che legge”.
Mahomood, Soldi 81 mln stream su SpotifyIl videoclip sfonda quota 100 milioni su YouTube
19 giugno 201916:45
– Dopo la vittoria a Sanremo 2019, il secondo posto all’Eurovision Song Contest, il successo della hit Soldi nella classifica Global di Spotify e in tutto il mondo, il successo del singolo estivo Calipso al fianco di Charlie Charles, Sfera Ebbasta, Fabri Fibra e Dardust, prosegue la carrellata dei record per Mahmood. A soli quattro mesi dalla sua uscita, infatti, Soldi diventa il brano italiano più ascoltato di sempre su Spotify, con oltre 81 milioni di stream. Un traguardo che vale doppio considerando che, in questa stessa settimana, il relativo videoclip per la regia di Attilio Cusani sfonda quota 100 milioni di views su YouTube.
Mahmood festeggia il nuovo primato mentre è in studio in Spagna, dove Soldi è già stato certificato Oro, per ultimare le registrazioni del nuovo singolo inedito, mentre prosegue il suo tour estivo, che lo porta a esibirsi in alcuni degli eventi e i festival più ambiti: dal Caterraduno di Senigallia, a Collisioni, festival agri-rock nelle Langhe.
A Siena una mostra del fotografo ArakiA Santa Maria della Scala esposta una selezione di 2200 scatti
– Una selezione di 2200 scatti per ripercorrere la carriera del maestro giapponese Nobuyoshi Araki (Tokyo, 1940). E’ ‘Effetto Araki’, la mostra ospitata dal 21 giugno al 30 settembre nel complesso museale Santa Maria della Scala a Firenze. L’esposizione è curata di Filippo Maggia che ha scelto opere appartenenti a oltre venti serie prodotte dal fotografo giapponese dai primi anni Sessanta ad oggi, offrendo un panorama pressoché completo sulla sterminata produzione di Araki, “assai complessa e articolata, ben oltre le immagini di bondage che l’hanno reso celebre in tutto il mondo” si spiega.
Molte serie – Satchin and his brother Mabo, Sentimental night in Kyoto, August, Tokyo Autumn e altre ancora – vengono presentate per la prima volta in Italia, alcune sono inedite in Europa – come Anniversary of Hokusai’s Death e Gloves – e la raccolta Araki’s Paradise – fotografie che Araki scatta utilizzando la sua casa come un palcoscenico – è stata appositamente realizzata per Siena. “Un Araki dunque originale, riflessivo e emozionante che sembra voler riassumere in questa mostra la sua intera vicenda artistica e umana” si spiega ancora. A completare la mostra un video che presenta Araki mentre seleziona le opere della mostra insieme al curatore Filippo Maggia e un libro catalogo, edito da Skira, con una selezione di 300 opere fra quelle in mostra.
Ciak in Irlanda prequel Trono di spadeAncora senza un titolo, ambientato mille anni prima serie Hbo
NEW YORK19 giugno 201917:35
– Sono iniziate in Irlanda del nord le riprese per il prequel di ‘Trono di Spade’. Lo scrive Cnn citando il Belfast Telegraph. La fortunata serie in onda su Hbo aveva già visto realizzare in Irlanda del nord scene come ‘Le nozze rosse’ e la ‘Battaglia dei bastardi’. La produzione ancora non ha scelto un titolo per il prequel, tuttavia è ambientato mille anni prima gli eventi raccontati nella serie tv. L’ultimo episodio di Trono di Spade è stato visto da oltre 19 milioni di telespettatori.
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Oscar Murillo e la sfida al capitalismo
Pupazzi proletari, “Hudson Yard è il nuovo Rockefeller Center”
EW YORK19 giugno 201917:46
– In sedia a rotelle una processione di pupazzi di cartapesta a misura d’uomo si è recata la scorsa settimana in pellegrinaggio a Rockefeller Center.
Contadini, operaie, lo sguardo rivolto verso l’alto, hanno sfidato il complesso costruito sulla fortuna di Standard Oil dove i murali di Diego Rivera sul socialismo che confronta il capitalismo furono distrutti nel 1934 per volere dei petrolieri dopo che l’opera era stata etichettata “propaganda anticapitalista” sui media. “Sono proletari”, ha detto Oscar Murillo, l’artista candidato al Turner Prize la cui performance nel cuore di Manhattan è stato il primo atto della installazione Collision/Collusion inaugurata il 19 giugno allo Shed. Lì, nel nuovo centro per le arti costruito su terreno municipale all’estremità nord della High Line, i manichini di Murillo guardano i grattacieli di Hudson Yard, il complesso immobiliare inaugurato in gennaio che, secondo Murillo, è il nuovo simbolo del capitalismo: “Il nuovo Rockefeller Center”. Collision/Coalition abbina fino al 25 agosto il lavoro del colombiano, trasferito da bambino a Londra e che nel 2015 ha esposto alla Biennale, a quello dell’americano Tony Cokes, complice la curatrice Emma Enderby, arrivata allo Shed dal New York Public Art Fund e prima dalla Serpentine Gallery dove ha lavorato alla prima edizione di Hilma af Klimt prima del Guggenheim. Il senso, spiega la Enderby nella presentazione alla stampa, è interrogarsi sul ruolo dell’arte a fronte del potere politico, sociale e economico: “La relazione col capitale e il suo potere di soccombere o sovvertire”. Sono le domande che si pone Cokes appropriandosi di musica pop e testi di giornali in un collage multimediale che esplora la relazione tra artista, il suo studio e la gentrificazione, il ruolo degli studi di artista nel trasformare le comunita’, delle gallerie, della critica che non e’ piu’ critica perché l’arte e’ ormai soprattutto business. Tutto illustrato su maxi schermi su cui scorrono testi con la colonna sonora hip hop di Drake e del dubstep britannico.
Mario Soldati, omaggio Cirio sulla tombaGovernatore Piemonte, torinese da sempre legato a sua terra
TORINO19 giugno 201917:56
– Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha reso omaggio alla tomba di Mario Soldati nel ventennale della morte. A riceverlo, all’ingresso del Cimitero Monumentale di Torino, è stato il professor Pier Franco Quaglieni, direttore e cofondatore insieme a Soldati e Arrigo Olivetti del Centro Pannunzio. Con Quaglieni i dirigenti del Pannunzio, di cui Soldati fu presidente per oltre vent’anni, e Giampiero Leo, vincitore del premio Mario Soldati per la cultura 2019.
“Ho voluto rendere omaggio come presidente della Regione a un grande torinese che ha sempre sentito fortemente il legame con la sua terra – ha detto il presidente Cirio -. Un legame che si ritrova costantemente nei suoi libri e nei suoi film”.
Il figlio Giovanni Soldati, impossibilitato ad intervenire per ragioni di salute, ha inviato un messaggio di ringraziamento per la cerimonia.
Al Vittoriano l’identità del PaeseBonisoli, diventerà museo autonomo e sarà gratuito
19 giugno 201919:48
Inaugurato nel 1911 per celebrare i primi 50 anni dall’Unità d’Italia, dedicato a Vittorio Emanuele II, ma a lungo inviso agli italiani che ne collegavano l’immagine agli anni bui del fascismo, il Vittoriano, oggi uno dei monumenti più visitati del Paese, inaugura un nuovo corso della sua storia. E diventa il museo del racconto dell’identità nazionale, dell’Italia e degli italiani di oggi. Primo passo, la mostra, ‘Lessico italiano, volti e storie del nostro Paese’, visitata anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta e il prefetto Paolo Tronca, commissario straordinario del Museo della Storia del Risorgimento (che ha sede nel Vittoriano). E soprattutto l’intenzione di renderlo “museo autonomo, a partire dal primo gennaio 2020″, come annuncia il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli.”Ogni anno il monumento conta quasi 3 milioni di visitatori”, spiega la direttrice del Polo museale del Lazio, Edith Gabrielli. Un altro milione va al Sacrario delle bandiere e 500mila sfruttano gli ascensori per le terrazze. “Ma con una scarsa consapevolezza di quel che rappresenta questo luogo”. “A Roma, invece – prosegue Bonisoli – esistono due posti che rappresentano l’identità nazionale in senso pieno: il Quirinale e il Vittoriano”. E nel secondo caso, dice, “si tratta di un potenziale pazzesco non sufficientemente sfruttato. Il Vittoriano è il nostro monumento, appartiene al Paese, a tutti noi”. Così, racconta, “un anno fa abbiamo iniziato a pensare come dargli un percorso unitario: bene il Museo del Risorgimento, bene il Sacrario delle bandiere. Mancava però il racconto della nostra identità”, tema, sottolinea, “che dobbiamo iniziare ad affrontare in modo sereno, aperto e anche dialettico”.Con l’autonomia, il Vittoriano “uscirà dal Polo Museale del Lazio, avrà un Comitato scientifico e visto che appartiene a tutti sarà completamente gratuito. Avevo chiesto di aprirlo anche di notte. Mi hanno detto che non si può fare”, sorride. Il progetto, costruito coinvolgendo tutte le istituzioni interessate, prevede un nuovo “percorso organico e unitario – racconta la Gabrielli – che renda il Vittoriano un luogo che ogni italiano almeno una volta nella vita deve visitare”. Ma anche la dotazione “di tutti gli strumenti di comunicazione necessari, dai pannelli analogici a quelli più sofisticati per le nuove generazioni, con una app appositamente sviluppata con cui attraversarlo tutto oppure seguire percorsi tematici come Arte e architettura, Forze armate o Risorgimento. Più un nuovo sito web”. Crescono gli spazi espositivi, con le nuove Gallerie dell’Unità (già Gallerie Sacconi) e Gallerie della Costituzione (già Sala Zanardelli) per le mostre stabili e le Gallerie delle arti e delle scienze (Ala Brasini) per quelle temporanee.Ed è proprio un viaggio attraverso il ‘sentirsi italiani’ la mostra Lessico italiano, che, non a caso, si è aperta il 19 giugno, anniversario della proclamazione del tricolore come bandiera nazionale. Accolti dai sommi poeti, Dante, Petrarca e Boccaccio, si va dalla nascita della lingua italiana al significato di Democrazia. E poi la Pace e la difesa della Patria, i Diritti, il Lavoro, Chi siamo oggi, tra oggetti simbolo come il manoscritto membranaceo di fine ‘300 della Divina Commedia, la tonaca del magistrato ucciso dalla mafia Rocco Chinnici e la tuta da astronauta di Samantha Cristoforetti.
Opera di Roma, stagione di svolta con GattiAprirà con ‘Vespri siciliani’. Ai Weiwei firmerà una ‘Turandot’
19 giugno 201919:56
– Sarà una stagione, quella 2019-2020, di svolta per il Teatro dell’Opera di Roma, di “passo decisivo in avanti”, come lo ha chiamato il sovrintendente Carlo Fuortes, nel consolidamento del processo di sviluppo organizzativo e artistico, grazie anche all’arrivo di Daniele Gatti come direttore musicale, e, come ha detto la sindaca Virginia Raggi, con il “ripristino dei premi produzione per le maestranze che hanno sinora subito la criticità della situazione economica mentre oggi le cose vanno costantemente migliorando” con i ricavi dello sbigliettamento (raddoppiati dal 2014, arrivando a 15 milioni di euro) e l’arrivo di nuovi sponsor (Camera di Commercio, su richiesta della sindaca, interviene con un milione di euro) e la soluzione di fitti passivi, come quelli per i magazzini di Via dei Cerchi, trasferiti al Quarticciolo.Gatti dirigerà quattro opere nella prossima stagione, a cominciare naturalmente da quella d’apertura il 10 dicembre: ‘Les Vespres siciliennes’, esordio parigino di Verdi nel 1855, con la regia di Valentina Carrasco e con Roberto Frontali, Dario Russo e Roberta Mantegna. Sarà poi la volta de ‘I Capuleti e i Montecchi’ di Bellini con regia di Denis Krief, titolo belcantistico che Gatti ha detto di aver diretto da giovane nel 1989 e che gli piace ripensarlo con l’esperienza di oggi. Infine due opere contemporanee di Stravinsky, ‘The Rake’s Progress’, su “quel mondo buffo, crudele, affascinante e osceno di Hoggart”, come sottolinea sempre Gatti, con regia di Graham Vick, e ‘Oedipus Rex’ in forma di concerto.Nome di punta di questa stagione sarà poi il debutto all’opera del grande artista cinese Ai Weiwei, che firmerà regia, scene e costumi di una nuova ‘Turandot’ con Alejo Perez direttore e Anna Pirozzi protagonista, impegno accettato anche perché da giovane senza soldi fece a Parigi la comparsa proprio nell’opera di Puccini firmata da Zeffirelli. Per la prima volta arrivano poi sul podio dell’Opera di Roma David Robertson per dirigere un raro Janacek, ‘Kat’a Kabanova’ con regia di Richard Jones (in coproduzione col Covent Garden); Bertrand De Billy per una nuova ‘Carmen’ con regia di Emilio Sagi, i costumi Fendi e Veronica Simeoni protagonista; e quindi Myung-Whun Chung con la verdiana ‘Messa da Requiem’.La stagione operistica che, come si vede, “cerca di giocare tra grande tradizione e ricerca e rinnovamento per avvicinare un nuovo pubblico”, come ha detto il direttore artistico Alessio Vlad, prevede poi un altro grande titolo ‘Evgenij Onegin’ di Cajkovskij con James Conlon (allestimento canadese nato per il Metropolitan con regia di Robert Carsen) e quindi ‘Luisa Miller’ di Verdi con Roberto Abbado e regia di Damiano Micheletto (dall’Opernhaus di Zurigo), oltre alle riprese di ‘Tosca’ e ‘La traviata’ con regia di Sofia Coppola. Cinque infine gli spettacoli di balletto, annunciati dalla direttrice Eleonora Abbagnato che, annunciando il suo abbandono della scena dell’Opera di Parigi il 23 dicembre, spiega che avrà più tempo per lavorare col copro di ballo di Roma: ‘Il lago dei cigni’ di Petipa; ‘Il corsaro’ in una nuova coreografia affidata a Martinez; ‘Suite en blanc/Serenade/Bolero’ di Lifar/Balnachine/Pastor; ‘Notre Dame de Paris’ di Petit e poi una serata omaggio a Jerome Robbins con tre suoi classici ‘Glass pieces/In the night/The concert’. A questi lavori si aggiungerà, nell’estate di Caracalla, un grande balletto-musical in cui convivono vari generi di ballo e musica ‘Strictly Gershwin’ di Gareth Valentine e Derek Deane. Sempre a Caracalla tre le opere: ‘Aida’, ‘Il barbiere di Siviglia’, ‘La vedova allegra’. Mentre le prove dell’opera si apriranno al mondo del volontariato romano e della Protezione civile, sarà incrementato il progetto ‘Opera camion’ che porterà ‘Tosca’ e ‘L’opera da tre soldi’ in giro per le periferie e ‘Fabrica – Young Artist Program’ corsi di perfezionamento per giovani talenti che vengono poi inseriti nelle produzioni del teatro.
Germania restituisce all’Italia una testa romanaE’ in marmo risalente al II secolo d.C. rappresenta un giovane
20 giugno 201909:34
Una testa di marmo, risalente all’epoca romana (II secolo d.C.), è stata restituita oggi all’Italia durante una cerimonia che si è tenuta presso la residenza dell’ambasciatore tedesco a Roma. Il reperto, secondo quanto ricostruito dagli esperti, fu rinvenuto nel corso di alcuni scavi urbani eseguiti a Fondi. Le prime notizie della sua esistenza risalgono al 1937 e il reperto faceva parte di una statua composta da testa e busto di un giovane. Trafugata dall’Italia presumibilmente tra il 1944 e l’inizio degli anni ’60, fu solo nel 1964 che il reperto finì nel Museo Archeologico dell’Università di Münster poiché il direttore dell’epoca l’aveva acquistato da un privato cittadino di Amburgo. Non vi erano, allora, evidenze sulla provenienza illecita. La buona fede dell’Università di Münster e del suo Museo Archeologico è stata confermata quando, da parte tedesca, è stata avanzata spontaneamente la proposta di restituzione della testa.”Si tratta di un atto dal valore altamente simbolico – ha detto il Ministro Bonisoli – in quanto testimonia la piena adesione di Italia e Germania a principi e valori di carattere universale e il nostro approccio condiviso al concetto di tutela del patrimonio culturale. L’atteggiamento dell’Italia non è solo quello di un Paese che rivendica la restituzione di opere d’arte trafugate ma siamo in prima fila, quando ne ricorrono le circostanze, nella restituzione di opere d’arte appartenenti al patrimonio culturale di altri Paesi. È così che intendiamo combattere il fenomeno del mercato illegale del patrimonio culturale”.Alla cerimonia di restituzione erano presenti, l’ambasciatore tedesco in Italia, Viktor Elbling, il rettore dell’Università di Münster, Johannes Wessels, il capo dell’Ufficio Legislativo del Mibac, Lorenzo D’Ascia, il comandante del Comando Tutela Patrimonio Culturale, Generale Fabrizio Parrulli e il sindaco del Comune di Fondi, Giuliano Carnevale.
Le Musichall di Brachetti raddoppia86 repliche e nuovi spazi. Inaugurano ‘The Umbilical Brothers’
TORINO19 giugno 201921:08
– Per la sua terza stagione, il teatro ‘Le Musichall’ di Torino pensato e diretto dal Arturo Brachetti, raddoppia le repliche, passate a 86, e si ampia includendo lo spazio dell’ex Caffè Juvarra, sempre all’interno del Collegio Artigianelli. Le Musichall si conferma così come palcoscenico dell’insolito, come teatro di intrattenimento leggero, ma mai banale, con spettacoli pensati per tutti i tipi di pubblico. Si alternano sul palco volti nuovi, ritorni e artisti internazionali, da Giacomo Poretti ad Eugenio Allegri, dai Bandakadabra a Paolo Hendel diretto da Gioele Dix, Claudio ‘Greg’ Gregori, Federico Sirianni per un omaggio a Giorgio Gaber, Simone Campa della Paranza del Geco, il duo Le2eunquarto.
Tra i gruppi internazionali l’australiano ‘The Umbilical Brothers’, che aprirà la stagione l’11 ottobre. Da quest’anno, nella gestione del teatro si affiancano ad Art9, Arte Brachetti, Cita Cooperativa Italiana Artisti e EduCcare società cooperativa.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Carignano Torino diventa prato inglese
Con giovani talenti impegnati in Otello e Bisbetica Domata
TORINO19 giugno 201921:09
– Dal 25 giugno al 21 luglio 2019, la platea del Teatro Carignano di Torino, con i suoi velluti e i suoi ori, si trasforma in un grande prato all’inglese per ospitare due spettacoli del grande repertorio shakespeariano, ‘La Bisbetica domata’ e ‘Otello’, che saranno rappresentati a sere alterne. Un’occasione per il pubblico di vivere il teatro da una prospettiva insolita, tra innovazione e tradizione.
Con l’intento di valorizzarne e affermare i giovani talenti, il Teatro Stabile di Torino ha scritturato, per proporre i due titoli, una compagnia di artisti con un’età media di 30 anni, alcuni noti a livello nazionale, altri emergenti. In totale un cast di 11 giovani talenti pieni di entusiasmo.
La regia del ‘La Bisbetica domata’ è affidata a Elena Gigliotti, in collaborazione con Dario Aita e la messa in scena di Otello a Marco Lorenzi.
Remotti, Somiglianze tra noi e gli altriSaggio per provare a convivere, quando l’altro ci fa paura
20 giugno 201910:53
– FRANCESCO REMOTTI, SOMIGLIANZE. UNA VIA PER LA CONVIVENZA (LATERZA, PP. 374, 24 EURO). Per alcuni è un obiettivo rassicurante, per altri un’aspirazione seducente, per altri ancora (molti oggi, a quanto sembra) un’ossessione politica: l’identità attrae, viene ricondotta al bagaglio di valori e credenze che ognuno porta con sé, è un’idea che in qualche modo dà stabilità. Eppure, proprio alla luce dei tempi che stiamo attraversando, converrebbe considerare il concetto di identità per quello che è, ossia come qualcosa che divide e genera chiusura, e che dietro a un aspetto solo illusoriamente nobile e positivo nasconde delle insidie. Ne è convinto l’antropologo Francesco Remotti, autore per Laterza di “Somiglianze. Una via per la convivenza”, lungo e dotto saggio che spiega al lettore il valore di una migliore vita in comune, nella quale il “noi” possa coesistere insieme agli “altri”.Un libro la cui attualità balza agli occhi, proprio ora in cui la paura nei confronti dell’altro e del diverso sembra aver preso irrimediabilmente il sopravvento: se assumiamo infatti come unico obiettivo la mera coesistenza, se ci arrocchiamo sulla nostra identità e non vediamo “simili” attorno a noi ma solo altri, il pericolo è quello dell’indifferenza, del respingimento, della discriminazione e della reciproca distruzione. Secondo lo studioso è dunque venuto il tempo di abbandonare il mito dell’identità in favore delle somiglianze, “o meglio ancora: intrichi di somiglianze e differenze”: solo questo infatti è garanzia di condivisione, e dunque di una migliore convivenza gli uni accanto agli altri. Diviso in tre parti, il volume spazia da Platone e Aristotele a Hume e Foucault per illustrare – in una affascinante passeggiata nei secoli – come si sia affermato il concetto di identità, a livello individuale e collettivo, a discapito delle somiglianze, nonché quali siano i sostenitori illustri dell’uno o dell’altro pensiero. Nonostante la tematica non certo semplice, con continui riferimenti ad antropologia, filosofia, teologia e anche biologia, l’autore riesce a veicolare la complessità rifuggendo le banalizzazioni e creando numerosi rimandi al nostro quotidiano per esortare il lettore a interrogarsi sulla strada che stiamo percorrendo, sulle sue derive e i suoi pericoli. Abbandonare la prigione dell’identità in favore delle somiglianze non è per nulla semplice, anzi richiede un prezzo da pagare, che è quello dell’impegno: riconoscere ciò che ci rende simili e differenti, ciò che ci lega e che ci divide (non solo tra esseri umani ma anche con la natura) è solo il primo passo, poi bisogna progettare le modalità del convivere. Ma Remotti alla fine del libro si spinge ancora più avanti per superare anche il concetto di individuo a favore del “con-dividuo”. Per farlo ricorda il personaggio di Diotima, sacerdotessa di Mantinea, a cui Platone dà la parola nel Simposio: è lei che ci spiega che l’uomo stesso è un insieme di somiglianze e differenze, in continuo mutamento, mai uguale a se stesso. Ecco perché l’autore parla di “con-dividuo”, come entità costituita da intrecci di somiglianze. Lungi dall’essere solo un problema politico, la convivenza, scrive Remotti, “è un problema che ci riguarda assai più da vicino, fin nel nostro intimo più profondo, e la teoria delle somiglianze ci fa capire – o per lo meno intuire – quanti e quali ponti ci siano tra i problemi della convivenza tra (tra noi e i nostri “simili”) e i problemi della convivenza intra (quella che prende forma nella nostra intimità)”.
I lumi di Chanukkah a Must LecceDopo Matera apre esposizione lampade unica al mondo
BARI20 giugno 201911:52
– Dopo il successo di pubblico riscosso a Matera la mostra “i Lumi di Chanukkah”, la collezione di Chanukkiot di Arte Contemporanea unica al mondo, apre da oggi al Must di Lecce dove sarà visitabile fino al 22 Settembre, Giornata Europea della Cultura Ebraica.
La mostra, partita dalla Fondazione Arte, Storia e Cultura Ebraica a Casale Monferrato e nel Piemonte Orientale, ONLUS, arriva in Puglia con alcune novità. La collezione di Lumi, custodita accanto alla Sinagoga della città piemontese, è infatti il risultato di un progetto cresciuto nel tempo grazie alla collaborazione di artisti, architetti e designer che hanno omaggiato la piccola Comunità Ebraica di Casale Monferrato con una propria e libera interpretazione dell’oggetto rituale, protagonista della festa ebraica di Chanukkah ed è oggi un unicum al mondo. Chanukkah significa “Inaugurazione” ed è la festa ebraica che celebra la riaccensione della luce sacra nel Tempio di Gerusalemme dopo la sua liberazione dall’occupazione di Antioco IV.
Ezio Bosso cittadino di Roma, “commosso”Da Raggi cittadinanza onoraria a maestro. Standing ovation Aula
20 giugno 201912:15
– Il maestro Ezio Bosso, questa mattina in Campidoglio, ha ricevuto ufficialmente la cittadinanza onoraria di Roma dalla sindaca Virginia Raggi. Standing ovation al suo arrivo in Aula Giulio Cesare dove si è tenuta una cerimonia in onore di Bosso. “Abbiamo l’onore e piacere di accogliere nella nostra comunità il maestro Ezio Bosso. Un’onorificenza al musicista, al compositore e al direttore di orchestra. Un uomo e un artista unico”, è intervenuto il vicepresidente dell’Aula Enrico Stefàno (M5S). “Oggi è un giorno speciale per Roma, diamo il benvenuto al maestro Ezio Bosso che ringrazio. Grazie anche all’Assemblea che ha votato all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria. Roma si arricchisce di un ambasciatore di bellezza e arte nel mondo”, ha detto Raggi. Che rivolta a Bosso ha aggiunto: “So che Roma è stata fonte d’ispirazione per lei, maestro. Oggi Roma vuole ricambiare questo amore”. “Sono commosso -. ha detto Bosso -Grazie. Roma ha un cittadino orgoglioso che le vuole bene”.
Muhammad Ali, c’è docu evento Sky ArteImmagini mai viste per ricostruire la leggenda del campione
20 giugno 201912:55
– Tre volte campione del mondo, atleta straordinario, militante per i diritti dei neri e schieratosi apertamente contro la guerra del Vietnam, Muhammad Ali ha segnato la storia dello sport e del costume degli Stati Uniti diventando una delle figure più iconiche del XX secolo. Venerdì 21 giugno alle 21.15, Sky Arte (canale 120 e 400 di Sky) lo ricorda con una prima visione: il documentario evento diviso in due parti What’s My Name: Muhammad Ali.
Diretto da Antoine Fuqua il film ripercorre sfide, cadute e trionfi del grande pugile attraverso la sua stessa voce e materiale d’archivio mai visto prima. Il documentario è un ritratto intimo di un uomo che è diventato un faro di speranza per tutti gli oppressi. Dalle Olimpiadi di Roma fino alla fiaccola accesa alle Olimpiadi di Atlanta il film racconta anche la conversione all’Islam, la vicinanza a Malcom X e Martin Luther King, il rifiuto della guerra in Vietnam e la sua vita nel campo di allenamento di Orwigsburg: senza elettricità, senza tv, senza acqua calda
Oltre 400 titoli per ‘Cinema ritrovato’Dal 22/6 al 30/6 rarità e film restaurati
BOLOGNA19 giugno 201918:27
– Dalla proiezione di pochi frammenti scoperti negli archivi di tutto il mondo a film restaurati o rimontati. Saranno oltre 400 i film in cartellone dal 22 al 30 giugno a ‘Il cinema ritrovato’, in sei sale, oltre alle proiezioni all’aperto in piazza Maggiore e con il proiettore a carbone nella piazzetta Pasolini. Tra gli ospiti, come Francis Ford Coppola che presenterà in prima europea il final cut di ‘Apocalypse now’, Jane Campion con ‘Lezioni di piano’, l’omaggio a Eduardo De Filippo, i ritratti di un’icona come Jean Gabin e di una diva del muto transalpino, Musidora. E ancora i restauri, da ‘Easy rider’ a ‘Roma’ di Federico Fellini, i cine-concerti in Piazza Maggiore con l’orchestra del teatro comunale ad accompagnare ‘The circus’ di Charlie Chaplin e ‘The cameraman’ di Buster Keaton. Per il direttore della Cineteca Gianluca Farinelli, “è un festival che fa del passato un momento presente, raccogliendo nella creativa varietà dei suoi programmi le origini delle immagini in movimento”.
