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Ultimo aggiornamento 4 Settembre, 2019, 06:24:08 di Maurizio Barra

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L’app cinese Zao diventa un caso privacy come FaceApp
Bloccata da WeChat, dubbi su utilizzo dati personali

03 settembre 2019 06:22

Sta diventando un caso l’app cinese Zao che permette agli utenti lo scambio dei volti con le celebrities e su cui si adombrano dubbi sulla privacy. Una situazione che ricorda quella di FaceApp, l’app che invecchia i volti diventata virale a cavallo dell’estate.WeChat, il corrispondente cinese di WhatsApp, ha bloccato Zao sulla sua piattaforma. Cioè si possono condividere i video creati con l’applicazione ma non si possono invitare i propri contatti a utilizzare Zao tanto che appare un messaggio: “l’accesso a questa pagina è stato bloccato poichè contiene molti rischi sulla sicurezza”. Il problema principale dell’applicazione riguarda le politiche sulla gestione dei dati personali: una volta accettati i Termini e le condizioni di utilizzo dell’app, l’utente cede a Zao tutti i diritti riguardo l’utilizzo dell’immagine del proprio volto. La società pare aver annunciato su Weibo la sua intenzione di modificare questo passaggio in modo da rassicurare gli utenti. Zao è un’applicazione per iOS, il sistema operativo di Apple per i dispositivi mobili, sviluppata dalla società cinese Momo. E’ stata lanciata venerdì solo in Cina, e in poche ore ha scalato le classifiche dei download. Permette di creare video in cui gli utenti possono sostituire i volti delle celebrità in scene di film, spettacoli e video musicali popolari, semplicemente caricando un selfie. Sembra un caso simile a FaceApp, l’app russa per invecchiare i volti, che incamerava le foto degli utenti sui propri server e poteva usarle per diverse attività fra cui la cessione ad altre società del gruppo FaceApp.

Facebook come Instagram, potrebbe oscurare i ‘like’Scoperta di una ricercatrice sulla versione per Android

03 settembre 201916:35

Facebook potrebbe nascondere dai post il numero di like ricevuti come già sta facendo con Instagram in alcuni paesi, tra cui l’Italia, per evitare una eccessiva attenzione a questo dato rispetto ai contenuti. Lo ha rivelato il sito TechCrunch, che ha raccolto la conferma dell’azienda, sulla base delle osservazioni della ricercatric Jane Manchung Wong.

“Ho osservato – scrive Wong sul proprio blog – che Facebook ha recentemente iniziato a sperimentare una funzione che nasconde i like nella sua app Android”, segno che il test potrebbe diventare pubblico anche con una semplice attivazione lato server da parte di Facebook. La funzione è già in sperimentazione su Instagram in sette paesi tra cui l’Italia, il Canada e il Brasile al fine di “rimuovere la pressione su quanti like un post riceverà e per permettere agli utenti di condividere più liberamente contenuti”, ha spiegato a suo tempo l’azienda di proprietà di Mark Zuckerberg. Su Instagram i ‘mi piace’ non sono visibili pubblicamente ma possono essere visualizzati dall’autore del post.
Facebook ha confermato a TechCrunch che anche in questo caso le motivazioni sarebbero le stesse, senza fornire però dettagli su quando la novità potrebbe diventare ufficiale. Il trend sta diventando molto comune tra le piattaforme social: anche YouTube da settembre non mostrerà più il numero esatto di utenti dei canali con oltre mille iscritti, ma solo un numero approssimato.
“La mossa di Facebook potrebbe anche avere l’effetto di rendere meno evidente il calo di engagement organico che si registra da anni sulla piattaforma – spiega

Vincenzo Cosenza, esperto di social media –  Cosi come avvenuto per Instagram l’obiettivo è capire se il coinvolgimento sale o scende in assenza dell’effetto ‘bandwagon’, cioè la visione dell’apprezzamento già manifestato dagli altri. A ciò si aggiunge anche la volontà di spostare l’attenzione dalle facili interazioni, un meccanismo spesso accusato di stimolare una competizione effimera che può influire negativamente sulla vita degli adolescenti, ad azioni più pensate e di valore, come l’acquisto dei prodotti promossi sui social network”.”Viviamo in una società in cui ormai ogni esperienza ha senso soltanto se è popolare. In questo scenario iniziative come queste sono positive e potrebbero effettivamente permettere di concentrarsi di più sul contenuto rispetto alla popolarità”, commenta Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro di Milano che parla di vera e propria “dipendenza dalla popolarità”.

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YouTube, rimossi 100mila video d’odio nell’ultimo trimestre
Chiusi oltre 17mila canali per contenuti dannosi

03 settembre 201918:30

Nell’ultimo trimestre sono stati rimossi più di 100mila video di incitazione all’odio e sono stati chiusi oltre 17mila canali per contenuti d’odio, cinque volte di più rispetto al trimestre precedente. Sono alcuni dati contenuti in un post ufficiale di Google che fa il punto su ciò che è stato fatto nell’attività di rimozione dei contenuti dannosi da YouTube. “Nel secondo trimestre del 2019 – spiega Google – il numero di commenti rimossi è quasi raddoppiato raggiungendo oltre 500 milioni, in parte a causa di un grande aumento delle rimozioni di incitamento all’odio.Negli ultimi 18 mesi YouTube ha ridotto dell’80% le visualizzazioni dei video rimossi in un secondo momento per violazioni delle norme della piattaforma. E oltre l’87% dei 9 milioni di video rimossi nel secondo trimestre del 2019 è stato segnalato in prima battuta dai sistemi automatici di YouTube”. Secondo l’azienda di Mountain View, infine, “quasi 30.000 video rimossi per incitamento all’odio nell’ultimo mese hanno generato solo il 3% delle visualizzazioni totalizzate nello stesso periodo di tempo dai video dedicati al lavoro a maglia”.Google poi sottolinea che il lavoro è stato organizzato intorno a quattro principi: rimuovere il prima possibile i contenuti che violano le norme della piattaforma; dare visibilità a voci autorevoli quando gli utenti cercano una notizia; ricompensare creatori di contenuto e artisti affidabili; ridurre la diffusione di contenuti che oltrepassano le linee normative.”Siamo determinati a continuare a ridurre l’esposizione ai video che violano le nostre norme. È questa la ragione per cui Google conta in tutto più di 10.000 persone incaricate di rilevare, esaminare e rimuovere i contenuti che non rispettano le nostre linee guida”, conclude Google.

Donne brave in test matematica e scienzeSoprattutto se le prove sono di lunga durata

03 settembre 201917:13

– Le donne rispondono meglio ai test di matematica e scienze rispetto agli uomini, quando le prove hanno una durata superiore alle due ore. Viceversa se sono più brevi risultato più bravi i ragazzi. Lo indica lo studio che si è basato sui dati del test internazionale Pisa (Program for International Student Assessment), eseguito ogni tre anni per valutare le prestazioni dei quindicenni in matematica, scienze e lettura. Il risultato, che potrà aiutare a mettere a punto politiche per la riduzione del divario di genere negli studi scientifici, è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications da Pau Balart, dell’università delle Isole Baleari, e Matthijs Oosterveen, dell’università Erasmus di Rotterdam.

Su Gmail la funzione non disturbareDestinata a profili business, avvisa quando utente è in vacanza

03 settembre 201917:15

Anche su Gmail destinato alle aziende arriva una specie di funzione non disturbare, per ridurre al minimo le email durante il periodo di vacanza. Nel momento in cui viene inserito l’indirizzo email all’interno del messaggio il sistema mostra immediatamente un avviso per il mittente che segnala il giorno effettivo di rientro del destinatario. In questo modo chi scrive sa già che potrebbe dover attendere una risposta.La funzione è disponibile sia per Gmail sia per Hangouts Chat e le notifiche sono disponibili solo per gli utenti di G Suite, la piattaforma di strumenti aziendali del colosso di Mountain View. Verrà implementata nelle prossime settimane.Gmail, anche nella sua versione gratuita e per tutti, offre la possibilità di impostare un periodo di ferie durante il quale il sistema invia al mittente una risposta automatica avvisandolo della temporanea assenza.

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