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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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Ultimo aggiornamento 18 Ottobre, 2019, 10:36:32 di Maurizio Barra

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A Patrizia Sandretto il Leo Award
Presidente omonima fondazione riceverà il premio a New York

TORINO17 ottobre 2019 03:49

– Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, riceverà il 21 ottobre a New York il Leo Award 2019 dall’Independent Curators International (Ici) per il lavoro svolto nel campo della promozione e dell’educazione dell’arte contemporanea. In passato il premio è andato, tra gli altri, a Dimititris Daskalopoulos, Marian Goodman, Emily Rauh Pulitzer.

Enigma Pinocchio, mostra a FirenzeA Villa Bardini celebre burattino ritratto da artisti

FIRENZE17 ottobre 201910:55

– Figura, mito, enigma del burattino di legno più famoso al mondo attraverso le opere degli artisti che lo hanno reso protagonista del loro universo immaginario. E’ la mostra interamente dedicata a Pinocchio, la creatura di Collodi simbolo universalmente noto dell’Italia e della Toscana, ospitata dal 22 ottobre al 22 marzo prossimi a Villa Bardini a Firenze.
‘Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle’: questo il titolo dell’esposizione nata da un’idea di Lucia Fiaschi, curatrice, e Ambra Nepi, e che raccoglie anche opere di Munari, Paladino, Calder, Ontani, McCarthy, Venturino Venturi e altri. Specchio della complessità e dell’elusività del nostro tempo la figura di Pinocchio viene raccontata sotto mille forme e attraverso i tanti occhi che gli artisti hanno dato alla celebre marionetta di origine toscana: sculture in legno, ferro e cartapesta, dipinti, bronzi, foto storiche e video. La mostra su Pinocchio vuole dare conto del ruolo e dell’importante passaggio che questa marionetta di legno, e le sue avventure tradotte in tutto il mondo, ha avuto nell’arte del secolo appena trascorso, segnando non solo l’immaginario collettivo. L’esposizione è prodotta e organizzata da Generali Valore Cultura, Fondazione Cr Firenze e Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron con il coordinamento del Gruppo Arthemisia, in collaborazione con Unicoop Firenze.

Mehta annulla concerti Firenze e PalermoIn programma a dicembre. Maestro: ‘Devo sottopormi a cure’

FIRENZE17 ottobre 201912:53

– Il maestro Zubin Mehta ha informato il Maggio Musicale Fiorentino e il Teatro Massimo di Palermo che è costretto a cancellare i suoi due appuntamenti di dicembre 2019, il 3 a Firenze e il 12 nel capoluogo siciliano.
“Sono davvero molto dispiaciuto – le parole di Mehta diffuse dal Teatro del Maggio – di dover cancellare i due concerti che avrei diretto in Italia” a dicembre: “Devo essere sottoposto a delle cure sanitarie a Los Angeles”. “Ci tenevo molto a questi due appuntamenti e spero proprio di poterli recuperare nel prossimo futuro” ha aggiunto Mehta. Il Teatro del Maggio rende noto che il concerto del 3 dicembre è confermato, anche nel programma, e che sul podio salirà Adam Fischer. Sempre il Maggio ringrazia Fischer per la sua disponibilità e attende il maestro Mehta, suo direttore onorario a vita, “per i prossimi appuntamenti a Firenze”.

Floris, il mio thriller sull’identitàEsce ‘L’invisibile’, il 18/10 presentazione a Roma

17 ottobre 201913:12

– Un thriller psicologico sull’identità e sulla tendenza della società in cui viviamo a semplificare tutto. Ma anche un libro sui segreti e sugli affetti. Giovanni Floris percorre questa sfida nel suo nuovo romanzo ‘L’invisibile’ che esce per Rizzoli e sarà presentato il 18 ottobre a Roma, alla Feltrinelli-Galleria Alberto Sordi dall’autore con Aldo Cazzullo e Teresa Ciabatti. Tutto si gioca in una settimana e parte dall’incontro tra due personaggi molto diversi eppure simili: un giornalista cinquantenne, Antonio, sempre connesso al suo sito notizievere.com e impegnato, in attesa che il mondo riconosca il suo talento, in vari lavoretti per sopravvivere, tra cui scrivere la tesi per un tizio di CasaPound. L’altro protagonista è un imprenditore di successo, Fausto Maria Borghese, super riservato, con una famiglia perfetta, che si dice voglia candidarsi a sindaco della Capitale.
“Lavorare sull’identità significa cercare di ricostruire se stessi attraverso quello che si è stati, che si è e che si vuole diventare. Se non riesci a mettere insieme queste tre cose finisci per basarti su quello che gli altri dicono di te e possono dire di tutto. Antonio e Fausto sono, in qualche misura, lo specchio della società in cui viviamo. Ognuno vuole raccontarsi come si immagina di essere e non come è. Si etichettano gli altri” dice Floris, autore e conduttore di Dimartedì su La7, dopo tredici anni di ‘Ballarò’ su Rai3, autore di tre romanzi dedicati all’amicizia maschile tra cui ‘Quella notte sono io’, ispirato a una storia di bullismo.
Questa volta il giornalista non prende spunto da un fatto di cronaca e racconta, con una vena di ironia, una storia di fantasia in cui trovano spazio degli inaspettati e significativi intermezzi. “E’ un romanzo d’invenzione ma estremamente probabile, che si compone di piccoli fatti di cronaca, come la vicenda dell’apolide totale” spiega Floris. Una vicenda ha ispirato il primo intermezzo: “Ero straniero ovunque. Un apolide, un ‘sedicente’, secondo la legge”. E chi potrebbe essere nella realtà l’imprenditore Fausto Maria Borghese? “Ognuno di noi può rispondere in modo diverso su chi sia. Può essere tante persone” dice il giornalista. “E’ un clima e una cultura – aggiunge – quella a cui mi sono ispirato. In verità, l’idea del romanzo è partita un giorno in cui sono andato a tagliarmi i capelli e osservavo quante identità diverse passino dal barbiere. Il libro si gioca sul fatto che le persone che vogliono apparire semplici spesso nascondono qualcosa” spiega. Ed e’ proprio l’incontro da Oreste, un anonimo barbiere al quartiere Nomentano di Roma, dove Antonio non si aspetta proprio di vedere Fausto, a far decollare la storia e la macchina del fango. Una macchina che diventa inarrestabile quando, poco dopo, Oreste scompare e Antonio comincia a scavare nella vita di Fausto per distruggerlo. Un gioco pericoloso però “cercare la verità di qualcun altro se non si sono fatti i conti con la propria” dice Floris.
Un gioco che porta dritto alle fake news, al mondo dei social e al problema del chi sono. “Le fake news sono un esempio di come si rischia di ragionare in questi tempi. Grazie ai social la macchina del fango è alla portata di chiunque. Antonio utilizza il suo lavoro per piegare la realtà al suo desiderio” afferma Floris, ma sottolinea: “questo gioco non è solo del giornalismo, è di una società che pensa che basti pronunciare una parola perchè la realtà corrisponda a quello che pensiamo.
C’è il tentativo forzato, anche in politica, di semplificare.
Così la manovra è risolutiva, il decreto immigrazione è risolutivo mentre sono dei tentativi di risolvere. I rapporti fra le cose sono più complessi” racconta Floris, 52 anni che è padre di tre figli a cui è dedicato il libro. “‘L’invisibile’ è anche un romanzo sulla famiglia, su quello che ci portiamo dentro, che abbiamo davanti e che lasciamo successivamente” spiega il giornalista.
Nel libro c’è anche una storia che ci fa riflettere sull’immigrazione: quella dei bambini italiani che hanno vissuto in clandestinità in Svizzera negli anni Settanta, quando i loro padri erano lavoratori stagionali. “Quanto è facile rimuovere elementi della nostra identità. Fausto e Antonio rimuovono il loro passato come la nostra società che lo ridisegna nel racconto. Non c’è memoria di se stessi” dice Floris. E a portare a galla le verità, in un crescendo di colpi di scena, saranno le donne.

Prove aperte Filarmonica per solidarietàIn prime dieci edizioni raccolti 1,2 milioni di euro

17 ottobre 201915:10

– E’ dedicata a quattro associazioni che a Milano ospitano e assistono le famiglie di bambini e ragazzi ricoverati nei più importanti ospedali milanesi l’undicesima edizione di ‘Prove Aperte’ della Filarmonica della Scala. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Comune di Milano, Unicredit Foundation ed Esselunga, prenderà il via con l’anteprima gratuita a inviti domenica 3 novembre, in occasione dell’apertura della Stagione Filarmonica, con Riccardo Chailly. Sono in tutto 4 gli appuntamenti che permetteranno di assistere alle prove dei concerti alla Scala a prezzi contenuti, con un ricavato che andrà alle associazioni. “Suonare in questa occasione – ha sottolineato il direttore artistico della Filarmonica Damiano Cottalasso – ci fa sentire che la nostra professione ha anche lo scopo di aiutare i bisognosi, chi è rimasto indietro”. In dieci anni l’iniziativa ha coinvolto 90 mila spettatori, permettendo di raccogliere oltre 1,2 milioni di euro per più di 40 associazioni.

Cenacolo diventa app e sito webSocial e realtà aumentata per guardare al futuro

17 ottobre 201915:12

– Il Cenacolo di Leonardo da Vinci si proietta nel futuro rinnovandosi grazie a un progetto digitale che comprende sito internet, pagine social e realtà aumentata.
Al centro dell’idea, sviluppata ad hoc, c’è un’app che permette percorsi interattivi aumentando molto la fruibilità del museo, una delle realtà culturali più note del mondo, meta imprescindibile per i 500 anni del genio rinascimentale.
Il ‘Cenacolo 4.0’ è da agosto attivo su Instagram, a breve su Facebook e l’app è già scaricabile per mobile. Da essa si potranno anche prenotare e acquistare biglietti, oltre che avere informazioni e percorsi sulla Milano leonardesca, per bambini e per ipovedenti.

Nasce Ergobando, pelletteria made in Italy e fantasia AfricaDa Costa Foundation e Cromia linea borse a sostegno progetti

17 ottobre 201916:06

Dalla tradizione della pelletteria artigianale italiana e dalla creatività delle donne africane di immaginare fantasiose stoffe è nato un nuovo progetto tra moda, cooperazione internazionale e solidarietà. Si tratta di Ergobando che in ladino significa arcobaleno) che ha portato alla creazione di una collezione di borse in pelle, graficamente ispirate ai tessuti africani.
Partners del progetto, presentato a Bagno Vignoni in provincia di Siena, sono Cromia, storica azienda di pelletteria marchigiana, e Costa Family Foundation, da oltre 10 anni impegnata a difesa dei diritti dei minori, delle donne e per la promozione del lavoro in tutto il mondo.
Parte dei proventi delle vendite andranno a sostenere proprio dei progetti in Uganda, come scuole di sartoria, creazioni di oggetti di artigianato, con capacità di sfruttare al meglio anche i prodotti della natura ma anche strutture sanitarie contro la sieropositività .
“Un’idea nata dalla convinzione che chi tanto ha avuto da questo mondo – ha spiegato Michil Costa, presidente della Fondazione – ha l’obbligo di fare in modo che anche altre persone possano usufruire della fortuna che abbiamo avuto noi”. La sfida di trasformare la fantasia africana in giochi e disegni geometrici (le stoffe acquistate in Togo e Uganda non sono solo fonte di ispirazione ma sono diventati veri e propri accessori coordinati alle borse da trasformare in fiocchi, foulard e fusciacche) per la collezione che va in vendita da novembre, l’ha accettata Cromia. L’azienda è nata sulla scia di La.i.pe, fondata nel 1963 da Germano Sciamanna, pellettiere marchigiano, al quale già nel 1981 Gianni Versace aveva affidato produzione e distribuzione di accessori in pelle per la donna. Con l’ingresso come Ad del figlio Sergio è stato creato il proprio brand, ma la produzione in conto terzi per noti marchi nazionali e internazionali continua ad essere tra i punti di forza della La.i.pe(un fatturato di quasi 30 milioni di euro nel 2018).
Per Cromia i mercati di massima espansione sono la Russia, le aree baltiche e l’Oriente. In Cina è stato appena aperto il primo monomarca, mentre sul canale e-commerce si è registrato un +24%.

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Accademia, progetto per Uomo Vitruviano
Direttore Manieri Elia, una stazione multimediale nel museo

VENEZIA17 ottobre 201916:16

– Grazie al prestito dell’Uomo vitruviano al Louvre di Parigi, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, vogliono avviare “un’inedita operazione di valorizzazione del disegno, diventato ormai un simbolo identitario del patrimonio culturale italiano”. Lo sottolinea oggi una nota del museo lagunare.
“Primo obiettivo di questo progetto – afferma il direttore Giulio Manieri Elia – sarà quello di incentivare i necessari controlli al fine di tutelare i diritti spettanti allo Stato sull’uso commerciale dell’immagine. Quindi di prevedere, nel nuovo allestimento del museo, la creazione di una stazione multimediale dedicata a un approfondimento storico-artistico dell’opera con dettagli e curiosità perlopiù inediti o poco noti, che permetterà di superare parzialmente le difficoltà connesse alla sua esposizione discontinua, dovuta a ragioni di conservazione del disegno”.
Le Gallerie infine “stanno valutando l’idea di un’esposizione dedicata all’analisi e presentazione critica dell’evoluzione della straordinaria fortuna universale dell’Uomo vitruviano – conclude Manieri Elia – divenuto, nonostante la sua limitata visibilità, una vera icona pop nell’immaginario collettivo”.

Il St.Regis nuova location del Gran Ballo ViennesePiù prestigio per la 13esima edizione dell’evento romano

17 ottobre 201916:23

Nell’era 3.0 l’evento più glam e romantico del mondo torna per stregare ancora una volta la Capitale: il 19 ottobre i riflettori si accendono sul Gran Ballo Viennese di Roma. Questo appuntamento è giunto in Italia nel 2007, grazie ad Elvia Venosa, ideatrice e direttore artistico dell’evento. Ma nella realtà iperconnessa in cui viviamo il Gran Ballo Viennese oggi sceglie di raccontare un’epoca apparentemente lontana avvicinandosi al linguaggio delle giovani generazioni, perché tradizione e modernità sono solo facce della stessa medaglia. Tutto questo sarà possibile in un’edizione completamente rinnovata, a partire da una nuova e sorprendente location, infatti, per la sua XIII edizione l’evento, cambia indirizzo e sceglie uno dei luoghi più ambiti e ricercati della Città eterna: Il St. Regis Rome. Una scelta dettata non solo dalla straordinaria bellezza di questo albergo, ma dal perfetto connubio stilistico e creativo con il prestigioso Gran Galà Charity. Un cambiamento dettato dalla ricerca di un file rouge tra passato e presente con uno sguardo rivolto al futuro, che riesca a proiettare i protagonisti di questa edizione in una “fiaba moderna”. Perché il St. Regis, costruito nel 1894 dal leggendario albergatore svizzero César Ritz, è stato recentemente oggetto di un restyling dell’interior designer Pierre-Yves Rochon. Restyling che non ha intaccato però il fascino dell’iconico hotel romano. Qui resterete completamente incantati dalla Ritz Ballroom, prima sala da ballo di Roma, scelta per veder volteggiare le giovani coppie di questa edizione; progettata dall’architetto romano Giulio Podesti, con la volta affrescata a fine Ottocento da Mario Spinetti e dedicata a César Ritz. Insomma, un luogo da favola per dare vita alla più antica e al contempo moderna delle favole: Il Gran Ballo Viennese di Roma.
Ma sono tanti i dettagli che racconteranno in una serata, come le giovani generazioni ricercano con sempre maggior interesse un richiamo a valori e tradizioni antiche. Attraverso la salvaguardia del nostro pianeta, l’utilizzo di prodotti biologici, il desiderio di imparare mestieri ormai dimenticati, ma anche nuove passioni. Il ballo di coppia ne è un valido esempio regalando non solo: contatto, armonia e gioia, ma soprattutto una forma di socializzazione ormai in via di estinzione. Questi giovani in un momento così straordinario hanno la possibilità di riconnettersi con i propri sensi. Le statistiche ci raccontano che oggi si spendono online tra le 4 e le 6 ore al giorno, ma la vita “offline” non è uguale a quella vissuta in rete: nella prima si utilizzano tutti i sensi a nostra disposizione. Nel ballo di coppia il legame e la complicità che si stabilisce tra dama e cavaliere è un filo sottile, un legame, fatto di piccoli gesti che ci permettono di entrare in contatto con l’altro con la mente e con il corpo. Questa edizione non vuole solo raccontare un mondo, bensì si prefigge l’obiettivo di “contagiare” tutti i giovani che lo desiderano attraverso un nuovo modo di rappresentare la tradizione: grazie anche allo straordinario contributo delle tecnologie più innovative applicate al settore luci, audio, video, effetti speciali.La manifestazione unisce cultura, tradizione e solidarietà e, proprio grazie ai suoi obiettivi ed ai progetti sociali realizzati, ha avuto il sostegno di importanti organizzazioni quali: Unicef, FFC – Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica, Doppia Difesa, Croce Rossa Italiana, Giovani per L’Abruzzo. La XIII edizione del Gran Ballo Viennese di Roma rinnova il suo impegno di sostenere, “Make-A-Wish Italia Onlus” (www.makeawish.it), per realizzare il sogno di un bambino affetto da patologie gravi o croniche. Un desiderio che si realizza ha il potere di migliorare la qualità della sua vita, di renderlo più forte nella sua battaglia contro la malattia e ritrovare gioia e speranza. “Make-A-Wish Italia Onlus” è un’organizzazione non profit che realizza i desideri di bambini e ragazzi di età compresa tra i 3 e i 17 anni, colpiti da gravi malattie. Presente in 50 Paesi, nei 5 continenti e, in Italia, ha realizzato dal 2004 più di 1600 desideri.
Per la XIII edizione non poteva mancare l’assegnazione del prestigioso Premio Vindobona ad artisti e professionisti di fama italiana e internazionale per i meriti conseguiti durante la loro carriera: Premio Vindobona 2019 a http://www.makeawish.it, per aver dimostrato durante la sua carriera, nonostante la giovane età, di essere un grande professionista esperto di ballo latino. Un valido esempio di valori per le nuove generazioni con una grande capacità interpretativa e di comunicazione attraverso la danza
Il Gran Ballo Viennese di Roma si svolge con ilwww.makeawish.it.

Fotografia, torna il Siena awardsIn programma dal 26/10 all’1/12: 9 mostre e premio Sipa

SIENA17 ottobre 201917:20

– Torna, dal 26 ottobre all’1 dicembre, il Siena awards festival della fotografia, con mostre, eventi, workshop e photo tour. Il via con la cerimonia di premiazione del Sipa – Siena international photografy award, contest con fotografi professionisti, dilettanti e amatori provenienti da 161 paesi.
Le foto del Sipa saranno poi protagoniste di ‘Image all the people sharing all the world’, una delle 9 mostre del Siena awards. Tra le altre ‘Above us only sky’, selezione delle foto premiate ai ‘Drone Photo Awards’; la sfida ambientalista di Randy Olson con ‘Plastic Apocalipse’; il racconto di Philip Coburn sulla missione dell’Isaf legata alla riconquista di Musa Qala in Afghanistan; Constanza Portnoy con ‘Life force: what love can save’. Celebra la prodezza delle pescatrici coreane Alain Schroeder con ‘Grandma Divers’ mentre Mary F.Calvert espone ‘Prisoners of War: Male on Male Sexual Assault in America’s Military’ e ‘Blue Karma’ è dedicata al mondo ‘Underwater’ ritratto da Filippo Borghi.

Michelucci fotografo, mostra a FiesoleEsposti scatti realizzati tra gli anni ’30 e ’50

FIRENZE17 ottobre 201917:39

– Una serie di fotografie dell’architetto Giovanni Michelucci che ritraggono momenti di vita quotidiana, ma anche architetture del passato: è quanto propone la mostra ‘Giovanni Michelucci Fotografo. Lo sguardo dell’architetto’ in programma fino al 22 novembre nella Fondazione Michelucci di Fiesole (Firenze). L’esposizione, curata da Alessandro Masetti e Nadia Musumeci e che rientra tra le iniziative di ‘Firenze Fotografia d’Architettura 2019’, è articolata in quattro sezioni e rivela lo sguardo dell’architetto che tra gli anni Trenta e Cinquanta immortala gli ‘Spazi umani’ come le piazze nei giorni di festa, i mercati rionali e lo struscio pomeridiano nelle strade dei centri abitati, ma anche le grandi architetture del passato che percepisce come vive, in continua metamorfosi. La ricerca continua con la modernità degli architetti suoi contemporanei.
Tra queste figurano la Casa del Fascio di Terragni a Como, il Padiglione svizzero di Le Corbusier a Parigi e la nuova stazione di Roma Termini, simbolo degli anni della trasformazione e rinascita italiana. Chiude la mostra, infine, una sezione speciale dedicata alle foto di strutture e infrastrutture in ferro che confermano l’interesse del maestro verso questo materiale.

Dopo restauro riapre a Pisa Opera DuomoOltre 380 opere esposte, anche corona e scettro di Enrico VII

17 ottobre 201917:40

– Da domani, e dopo un lungo restauro durato cinque anni, riapre al pubblico il Museo dell’Opera del Duomo di Pisa, completamente ristrutturato e con un nuovo allestimento curato dagli studi di architettura di Adolfo Natalini e di Magni&Guicciardini, coordinati dall’ingegner Fabrizio Bentivoglio, direttore dei lavori per conto della primaziale e con la supervisione dello storico dell’arte Marco Collareta. Il museo dell’Opera del Duomo raccoglie e conserva capolavori e memorie provenienti dai monumenti della piazza dei Miracoli, opere di volta in volta sostituite o con altre più ‘attuali’ o con copie. Il percorso espositivo si arricchisce anche di nuove opere restaurate: il Trittico della Madonna in trono e santi, tempera e oro su tavola realizzata da Spinello Aretino o la corona, lo scettro, il globo e un raffinatissimo drappo dell’Imperatore Enrico VII recuperati in occasione della ricognizione della sua tomba effettuata nel 2014. Le 380 opere esposte sono suddivise in 26 sezioni.

Norton, io detective ricco di sindromiIn Motherless Brooklyn racconto anche ombre di oggi

17 ottobre 201918:25

– Non si era mai visto un detective privato come Lionel Essrog, affetto dalla sindrome di Tourette (frasi e gesti, anche volgari, fuori controllo e maniacalità tipica degli Asperger). E questo in una New York anni Cinquanta perfettamente ricostruita. A dare luce e anima al personaggio è Edward Norton in ‘Motherless Brooklyn – I segreti di una città’ – che sarà distribuito dalla Warner Bros dal 7 novembre- , film, interpretato, scritto e diretto dallo stesso Norton, che apre la quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, ispirato molto liberamente dal romanzo di Jonathan Lethem. Al suo interno una miscela esplosiva dove si racconta l’eterna storia di corruzione, malaffare e razzismo all’interno della Grande mela e non solo. “Chi vedrà nel film, per quanto riguarda il potere, la situazione attuale non sbaglierà certo – spiega a Roma Norton -. C’è ora più che mai nel mondo un innamoramento verso i potenti, un’ombra sul potere che vediamo in azione anche in Europa e America Latina”.

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Nomad, Herzog sulle tracce di Chatwin
Regista ripercorre viaggi dello scrittore scomparso nel 1989

17 ottobre 201921:06

– Non poteva che essere l’amico fraterno Werner Herzog, a raccontare a 30 anni di distanza dalla scomparsa, il grande scrittore e narratore Bruce Chatwin, morto nel 1989 a soli 48 anni di Aids. Il regista tedesco lo fa nel documentario Nomad: In The Footsteps Of Bruce Chatwin, in selezione ufficiale alla Festa del Cinema di Roma, e poi distribuito da Feltrinelli Real Cinema e Wanted Cinema. Herzog segue fisicamente le tracce di alcuni dei viaggi dell’autore di In Patagonia, unendo alle suggestioni e le verità ‘arricchite’ dei libri di Chatwin, una narrazione personale e intima, fatta di ricordi e momenti condivisi. Un legame di profonda unione, il loro, costruito sulla comune passione, per il racconto, tra verità e visione (“Chatwin non scriveva mezze verità, ma una verità e mezzo, le arricchiva”, spiega il suo biografo Nicholas Shakespeare) e il valore simbolico che entrambi danno al cammino, al viaggio, al popolo in marcia, all’essere nomadi. Un elemento fondante, per i due autori, dell’essere umano, la cui perdita è il segno, del destino segnato, secondo entrambi per l’uomo sulla Terra. Il percorso di Herzog, sempre accompagnato dallo zaino di pelle di Chatwin, che lo scrittore gli regalò poco prima della scomparsa (Chatwin gli chiese anche aiuto per morire prima, ma il regista non se la sentì), parte proprio dalla Patagonia, dove l’autore britannico arrivo a metà anni ’70. Era la realizzazione di un desiderio che aveva fin da bambino, nato da un ‘reperto’ archeologico tramandato in famiglia, un pezzo di pelle di quello che pensava fosse di un brontosauro, mentre era un milodonte, una sorta di bradipo gigante scoperto da Charley Milward, cugino di nonna Isobel. Da quel viaggio, durato sei mesi, nasce ‘In Patagonia’ (1977) che diventa un caso letterario, e porta l’inquieto, affascinante, seduttore, ‘nomade’ Chatwin dall’altra parte del mondo, in Australia, tra gli aborigeni, dove incontra nel 1983 Werner Herzog. Il regista porta l’influenza dello scrittore anche nel suo cinema: nel 1987 firma Cobra verde, adattamento del libro di Chatwin, Il viceré di Ouidah, e ultimo film della collaborazione tra Herzog e Klaus Kinski, “già fuori controllo” ricorda il cineasta. Lo scrittore, già malato, accetta di andare sul set e nel suo ultimo libro, raccolta di note, diari, e pensieri, Che ci faccio qui? (1988) rende anche un ritratto dell’amico cineasta, che descrive come una collezione di contraddizioni, “affettuoso e distaccato” e “un monumento di sanità mentale in un cast di esauriti”. E in Grido di pietra (1991), Herzog rende un omaggio allo scrittore, il cui zaino, ha un ruolo importante, in un momento critico delle riprese del film. Con Chatwin “avevamo spiriti affini, lui come scrittore, io come regista – spiega Herzog nelle note di produzione -. Volevo realizzare un film che non fosse una semplice biografia tradizionale ma che desse conto di una serie di incontri ispirati dai viaggi e dalle idee di Bruce. Personaggi stravaganti e selvaggi, bizzarri sognatori e grandi idee sulla natura dell’esistenza umana erano i temi da cui Chatwin era ossessionato e di questi ho cercato di raccontare.”

Cinema: Yuli, da L’Avana a star della danzaIn sala biopic su grande ballerino cubano

17 ottobre 201921:08

– La straordinaria storia del ballerino cubano Carlos Acosta, in arte Yuli, cresciuto in povertà a L’Avana e diventato una star internazionale della danza, primo ballerino di colore a interpretare molti dei più grandi ruoli classici, arriva nelle sale, con il biopic Yuli – danza e libertà, di Iciar Bollain, distribuito da Exit Media. A firmare la sceneggiatura, basata sull’autobiografia del danzatore (che appare anche nel film, dove a interpretarlo nelle diverse età, dall’infanzia, sono Edlison Manuel Olbera Núñez e Keyvin Martínez) è Paul Laverty storico collaboratore di Ken Loach, per cui ha scritto anche la Palma d’oro a Cannes, Io, Daniel Blake; con Yuli, Laverty ha già conquistato il premio per la Miglior sceneggiatura al Festival di San Sebastian. Il film esce in edizione italiana e in versione originale sottotitolata, nella settimana in cui si celebra anche il Giorno della Cultura Cubana (20 ottobre).

Leonardo, al Louvre è tutto pronto per la super mostraAlla fine anche L’Uomo di Vitruvio. E scatta l’emergenza folla

PARIGI17 ottobre 201921:15

– Alla fine, è arrivato anche L’Uomo di Vitruvio: la grande e attesissima mostra sui 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, al Louvre, che apre al pubblico fra una settimana, è già molto più di un successo. E’ uno straordinario evento artistico, è lo sbocco positivo di un difficile periodo politico e diplomatico tra Italia e Francia ed è anche fonte di preoccupazione per una folla di visitatori che si annuncia senza precedenti.
Era ancora giugno quando i responsabili del museo francese diedero il via alle prenotazioni per la grande mostra, con 4 mesi di anticipo. Il sito del Louvre andò subito in tilt, i tecnici non si erano mai trovati di fronte a nulla del genere.
Dopo altri tentativi di rimettere in piedi il sistema, il Louvre ha alla fine rinunciato a rendere obbligatoria la prenotazione.
C’è quindi timore che, esauriti i posti prenotabili, migliaia di persone si mettano comunque in fila, saturando gli ingressi.
I motivi della “febbre” che da mesi sta travolgendo il pubblico si spiega soprattutto con l’eccezionalità dell’offerta: attorno alla sua collezione di 5 quadri e 22 disegni, il museo parigino mette insieme 120 opere – dipinti, disegni, manoscritti, sculture, oggetti artistici – affluite dai più importanti musei, fondazioni, istituti del mondo intero, dalla Royal Collection al British Museum, dalla National Gallery di Londra alla Pinacoteca Vaticana, dal Metropolitan di New York all’Institut de France.
C’è stato poi lo scambio con l’Italia, che ha dato ancora più prestigio alla grande mostra, soprattutto perché giunto al termine di un lungo braccio di ferro e dopo il periodo più difficile nelle relazioni fra i due paesi dal dopoguerra. Il disgelo fu sancito, lo scorso 1 maggio ad Amboise – il castello accanto al quale sorge la Clos Lucé, la dimora donata a Leonardo da Francesco I in cui il genio italiano visse i suoi ultimi 3 anni – dai presidenti Sergio Mattarella ed Emmanuel Macron. Lo straordinario evento è stato completato dal protocollo d’intesa firmato dai ministri della Cultura dei due Paesi, Franck Riester e Dario Franceschini. Vi si prevede i il trasferimento a Parigi di cinque disegni di Leonardo più due dipinti, copie antiche di sue opere. In cambio, la Francia si è impegnata ad inviare 5 dei suoi Raffaello a Roma il prossimo marzo, dove alle Scuderie del Quirinale si prepara la retrospettiva per i 500 anni della morte dell’altro gigante del Rinascimento, Raffaello.
I fortunati visitatori ammireranno dunque innanzitutto i 5 capolavori che abitano al Louvre – la Gioconda, appena tornata nella sua sala abituale, ristrutturata, la Vergine delle Rocce, la Belle Ferronniere (Ritratto di Dama), il San Giovanni Battista e Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’Agnellino.
Il museo francese offrirà al pubblico anche la visione dei suoi 22 disegni di Leonardo. Poi, i prestiti del “San Girolamo” della Pinacoteca Vaticana, il grande cartone di Burlington House della National Gallery. E, in extremis, dopo la sentenza emessa ieri dal Tar del Veneto arriverà anche L’Uomo di Vitruvio.

Cuba, morta la ballerina Alicia AlonsoAveva 98 anni, la sua ultima esibizione a Roma nel 1987

L’AVANA18 ottobre 201905:36

– La ballerina Alicia Alonso, probabilmente l’artista cubana più conosciuta al mondo, è morta ieri all’età di 98 anni. Lo ha reso noto il Balletto nazionale di Cuba (Bnc), da lei diretto e fondato nel 1948.
In gioventù la Alonso fece parte del gruppo che inaugurò l’American Ballet Theatre degli Stati Uniti, ricorda l’agenzia di stampa Prensa latina. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha evocato la figura della “prima ballerina assoluta” cubana sostenendo che la sua morte “ci lascia un voto immenso ma anche una eredità ineguagliabile”. Impegnata a calcare le scene fino a età avanzata – la sua ultima esibizione al Teatro dell’Opera di Roma fu nel 1987 a 67 anni – la Alonso ha ottenuto numerosi riconoscimenti in tutto il mondo, fra cui il Premio Porselli ‘Una vita per la danza’. Nel 2003 il presidente francese Chirac la insignì con la Legione d’onore nel grado di ufficiale, mentre due anni fa l’Unesco la designò sua ambasciatrice di Buona volontà.

Grazie a Dio, il thriller di Ozon su preti pedofiliStoria vera avvenuta a Lione in Francia, su abusi a minori

17 ottobre 201909:48

–  ‘Grazie a Dio’ di Francois Ozon e’ un film sorprendente, duro, teso come un thriller. Il tema e’ tratto da una storia vera (il caso Preynat-Barbarin su abusi sessuali ai danni di minori commessi nella diocesi di Lione) e in sala dal 17 ottobre con Academy Two, le emozioni sono tante: uomini adulti che confessano nei minimi particolari, e tra mille imbarazzi, gli abusi subiti trent’anni prima e, soprattutto, la prepotenza della Chiesa nel negare i fatti, la sua ostentata impunita’.
“Non volevo fare un film sul cattolicesimo e sulla pedofilia, ma piuttosto sulla fragilita’ maschile. Una cosa che si vede poco al cinema” ha detto il regista.
Protagonista del film – che ha vinto il premio della Giuria al Festival di Berlino – e’ Alexandre (Melvil Poupaud) che un giorno scopre come padre Preynat (Bernard Verley), il prete che lo ha molestato durante l’infanzia, e’ tornato a dir messa nella regione di Lione. Una cosa assurda perche’ Alexandre, oltre ad essere una vittima, e’ anche un padre e non accetta che il sacerdote possa avere ancora contatti con altri bambini.
Considerato che la Chiesa si rifiuta di sanzionare Preynat, grazie anche alla copertura dal cardinale Barbarin (Francois Marthouret), Alexandre e’ pronto ad agire per conto suo, e poi insieme ad alcuni amici di vecchia data ed ex vittime, Francois (Denis Me’nochet) ed Emmanuel (Swann Arlaud).
Iniziano cosi’ le denunce alla giustizia ordinaria, anche se nella maggior parte dei casi i reati sono andati in prescrizione. Lentamente le vittime degli abusi escono allo scoperto e prendono coraggio, anche grazie alla costituzione di un’associazione che raccoglie le testimonianze degli abusi, e cosi’ la battaglia all’omerta’ ecclesiastica prende forza fino a trovare giustizia.
Questa la situazione giudiziaria ad oggi. Preynat e’ stato costretto dalla Chiesa alle dimissioni dello stato clericale, ma e’ ancora sotto processo per la giustizia ordinaria, mentre il cardinale Barbarin, colpevole di “omessa denuncia di maltrattamenti” in primo grado, ha presentato le sue dimissioni a Papa Francesco che le ha pero’ rifiutate.
“A Lione il film ha avuto un successo imprevedibile e inatteso – ha spiegato Ozon – come d’altronde in tutta la Francia dove ha ottenuto un milione di spettatori. Va detto che c’e’ stata una forte resistenza della Chiesa, una cosa che alla fine ci ha fatto anche pubblicita’. Ma una cosa e’ certa, a pochi giorni dall’uscita prevista del film nessuno di noi era certo che sarebbe mai arrivato in sala”.
“Da parte della Chiesa – ha detto il regista – si continua a parlare di tolleranza zero verso queste cose, ma di fatto le azioni non sembrano seguire questa volonta’. Ad esempio – ha concluso – dispiace pensare che Papa Francesco a tutt’oggi non abbia accettato le dimissioni di Barbarin”.

Da Dante a Elsa Morante, ecco le fiction Rai del futuroTra i progetti, anche Il Regno di Emmanuel Carrère

17 ottobre 201919:33

Da Dante a Elsa Morante, ma anche vere chicche assolute. Nascono i semi del nuovo: “progetti in una fase preliminare di sviluppo che danno continuità e coerenza alla linea editoriale della fiction Rai con l’ambizione di muoversi in una dimensione globale”, come spiega presentando l’iniziativa a Roma il direttore della fiction Eleonora Andreatta.
Il Regno, in sviluppo con Cattleya, è l’adattamento di Sandro Petraglia dell’omonimo romanzo di Emmanuel Carrère, che ha contribuito ai soggetti e alle sceneggiature. Una serie che riscopre e riscrive una delle storie più grandi mai raccontate: un viaggio sorprendente attraverso il bacino del Mediterraneo – da Filippi a Gerusalemme a Roma – alla scoperta della vita di Gesù vista attraverso il prisma variegato delle testimonianze di chi lo ha incontrato, ma soprattutto un viaggio nel mistero della scelta di credere.
‘La Storia’, in sviluppo con Picomedia, è l’adattamento seriale del capolavoro di Elsa Morante, ambientato nella Roma della seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra. Una produzione internazionale – scritta da Francesco Piccolo, Giulia Calenda e Ilaria Macchia – che racconta, sottolinea Andreatta – “l’epopea di una donna coraggiosa e resistente. Un affresco dolente delle tante storie della piccola gente che viene toccata, attraversata, cambiata dalle violenze e le ingiustizie della grande Storia”. Un’altra sfida ancora seminale, ma estremamente ambiziosa, è Dante, in procinto di sviluppo con Fabula Pictures e Fédération.
Una serie tratta da un soggetto di due autori noti per il successo dei loro romanzi storici, Rita Monaldi e Francesco Sorti. I leoni di Sicilia, in sviluppo con Compagnia Leone Cinematografica, tratta dal best seller di Stefania Auci. Una grande saga familiare che ha dominato la classifica italiana dei libri più venduti negli ultimi mesi e ora in uscita in tutto il mondo.
Il conte di Montecristo, in sviluppo con Palomar, farà rivivere le pagine del più celebre romanzo di Alexandre Dumas. Un capolavoro capace di raccontare anche a un pubblico contemporaneo l’universalità di sentimenti e pulsioni umani.
Tutti questi progetti, novità assolute sono state presentate dal direttore di Rai Fiction in una conferenza Stampa a Roma nell’ambito del Mia. “La sfida che ha contraddistinto finora il lavoro della fabbrica della fiction RAI – ha detto – e che si rilancerà nei prossimi anni – è quella di alzare l’asticella della qualità e della capacità progettuale, mettendo a valore la ricchezza del nostro patrimonio culturale, letterario e storico con linguaggi e standard produttivi sempre più alti. È proprio da questa importante eredità e dalla vocazione di servizio pubblico che nascono i semi del nuovo”.  Tra i progetti in fase di realizzazione con inizio riprese già calendarizzate a dicembre da segnalare, ‘Leonardo’. Una produzione Lux Vide in collaborazione con Rai fiction e Big Light Productions. Il lavoro di scrittura è di Frank Spotnitz (Medici, Castle, X-Files) e Steve Thompson (Sherlock). La regia è affidata a Daniel Percival. Leonardo sarà interpretato da Aidan Turner (Lo Hobbit, Poldark). Nella serie anche Giancarlo Giannini nei panni dello storico maestro del genio Verrocchio.

Il ‘ritorno’ di Mika a X FactorEx giudice sarà ospite del primo live show – VIDEO –

17 ottobre 201919:11

Il primo live di X Factor 2019 si accende con Mika. Un atteso e gradito ritorno per la star internazionale per 3 edizioni protagonista indiscusso e inconfondibile al tavolo dei giudici del talent di Sky prodotto da Fremantle.

Il videomessaggio di Mika

Mika torna ma come ospite sul palco, nella puntata d’esordio del live show dell’edizione 2019, in onda giovedì 24 ottobre. Eclettico protagonista di una straordinaria carriera artistica, con certificazioni d’oro e di platino in 32 Paesi del mondo per oltre 10 milioni di dischi venduti, Mika torna per una notte a X Factor per una performance inedita e sorprendente e per presentare il suo ultimo lavoro, il disco ‘My Name Is Michael Holbrook’, che da novembre porterà in giro per l’Italia con il ‘Revelation Tour’.

La prima puntata dei Live di X Factor 2019 sarà su Sky Uno giovedì 24 ottobre alle 21.15, sempre disponibile on demand, visibile su Sky Go e in streaming su NOW TV.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Il ’69 a Torino, racconto bianco e nero
Cinquanta anni dopo nel volume con le foto di Mauro Vallinotto

18 ottobre 201910:26

I cartelli di protesta erano di uno sgualcito cartone (tra i 5 e i 6 milioni di lavoratori pronti a lottare), le strade piene di fango e di gente (scioperi per mezzo miliardo di ore di astensione dal lavoro), le moto fatiscenti, gli abiti e le tute da lavoro consumati dall’uso (46 contratti di categoria da rinnovare, cassa integrazione di massa soprattutto alla Fiat e alla Pirelli). Sono passati cinquant’anni ma ne sembrano trascorsi mille, ere geologiche che hanno trasformato quei volti segnati dal vento e dal freddo, quelle mani sporche e soprattutto quegli occhi pieni di voglia di riscatto da tutto questo. Era il 1969 e il giovane Mauro Vallinotto era lì, armato della sua straordinaria macchina fotografica, in mezzo a quelle persone scese in piazza per protestare. Un momento, l’ottobre di 50 anni orsono, poi passato alla storia come l’Autunno caldo. Un autunno in realtà nato a luglio, come si legge nel bel volume in uscita per Laterza, ”Torino’69’ con le foto del mitico Vallinotto appunto e i testi degli altrettanto mitici Ettore Boffano e Salvatore Tropea. Quel 3 luglio aprì ”un’epoca di per sé relativamente breve ma senza precedenti e dopo la quale niente fu più come prima. A Torino e nel resto d’Italia”.    Un bianco e nero che a volte sgrana in un meraviglioso puntinismo, sfoca in un disadorno racconto di particolari che, nella lente del tempo, appaiono mitici. Il dolore e la fatica della vita in fabbrica, giovani e vecchi colti alla catena di montaggio, in pausa, mentre mangiano cibo portato da casa con il ‘barachin’, in sella, sul piazzale della stazione invaso dall’acqua della pioggia, il sorvegliante con la mantella e le strade coperte, d’autunno, già dalla neve. Le teste, quelle teste sul tram piegate dalla fatica, dal sonno della sveglia all’alba, dalla stanchezza. Italiani immigrati a Torino, da patria a patria come non fosse lo stesso paese. Come la famiglia Geraci, ritratta da Vallinotto nella soffitta di via Bunivia con quei bambini dagli abiti dimessi sul letto sgualcito, che ci ricordano altri bambini, tragedie che oggi sembrano appartenere ad altri. Torino per loro città ”sbagliata”, perché bambini sottratti ”alle tradizioni affettuose, in qualche modo accudenti, pur nella povertà, della società contadina del sud”. E poi Mamma Fiat, le macchine, gli stabilimenti, l’avvocato Agnelli nella sua iconica eleganza, i presidi (a volte con il sorriso sulle labbra). Infine i volti noti, quelli che avrebbero segnato, in un modo o nell’altro, i decenni successivi: dallo stesso Gianni Agnelli e il fratello Umberto, a Bruno Trentin, Donat-Cattin, Chiaromonte, Lama, Sofri, Deaglio, Bobbio, Ravera, Novelli, Dario Fo e Franca Rame.    Cosa resta di quell’anno? ”Niente”, considerando che quasi tutto, come era in quel momento, è scomparso (Fiat compresa), ”Molto, invece, se la memoria non si fa tradire dalla nostalgia e serve per comprendere, ormai con il distacco della storia, un sommovimento epocale per l’Italia”.    Alla fine la foto simbolo con Agnelli che esce – teso, sportivo, trionfante – dal salone dell’automobile con dietro Giovanni Nasi, e fuori sulle scale seduto, sfinito, un operaio sgualcito che lo guarda dal basso: ”In fondo, la battaglia di quei mesi (e anche il suo finale, i ’35’ giorni e la ‘marcia dei 40 mila’) è tutta qui: riassunta da due uomini, da due destini e da due condizioni agli antipodi della scala sociale. E la bravura dei grandi fotografi è proprio quella che nasce dalla capacità di essere al posto giusto, dalla fortuna di combinazioni che sembrano impossibili, da uno scatto che sa raccontare la vita. creando i simboli di un’epoca”. Mauro Vallinotto era lì.

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