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Ultimo aggiornamento 2 Marzo, 2020, 08:06:21 di Maurizio Barra

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Google investe 10 miliardi di dollari negli Usa nel 2020
Per realizzare uffici e centri dati, ‘creeranno migliaia di posti’
NEW YORK
26 Febbraio 2020 15:28

Google investirà più di 10 miliardi di dollari negli Stati Uniti nel 2020. Lo annuncia l’amministratore delegato Sundar Pichai, spiegando che gli investimenti riguarderanno uffici e centri dati e saranno concentrati soprattutto in 11 stati. Si tratta di Colorado, Georgia, Massachusetts, Nebraska, New York, Oklahoma, Pennsylvania, Texas, Washington e California. “Questi investimenti creeranno migliaia di posti di lavoro” dice Pichai.
Tim Cook, coronavirus per Apple è una sfida
Il Ceo, nel 2020 apriremo un negozio online in India
27 febbraio 2020
17:17
L’epidemia di coronavirus è “una situazione abbastanza dinamica”, che rappresenta “una sfida” per Apple. Lo ha detto il Ceo della Mela, Tim Cook, in un incontro con gli investitori. “La nostra prima priorità è la salute e la sicurezza dei nostri impiegati e dei nostri partner. Le nostre energie sono concentrate su questo”, ha ribadito Cook secondo quanto riferito da Bloomberg.
La dichiarazione arriva dopo che, 10 giorni fa, Apple ha avvisato che i ricavi per il trimestre in corso saranno più bassi di quanto stimato in precedenza, a causa delle scorte limitate di iPhone e di un calo della domanda sul mercato cinese.
Nell’incontro, Cook ha annunciato che Apple nel 2020 aprirà un negozio online in India. Il Paese asiatico nel 2019 ha scavalcato gli Usa diventando il secondo mercato mondiale degli smartphone alle spalle della Cina. Oltre allo store online, Apple in India inaugurerà anche un negozio “fisico” nel 2021.
Huawei impianta in Francia uno stabilimento per 5G
Almeno 200 milioni di euro di investimenti e 500 posti
PARIGI
29 febbraio 2020
13:29
Huawei intende impiantare in Francia un sito di produzione di equipaggiamenti radio per il 5G: è quanto annunciato dal presidente del gruppo, Liang Hua, in conferenza stampa a Parigi. Il sito, che rappresenta un investimento minimo di 200 milioni di euro e occuperà in un primo tempo 500 persone produrrà equipaggiamenti destinati all’insieme del mercato europeo. Secondo Huawei, la fabbrica dovrebbe produrre circa 1 miliardo di euro di equipaggiamenti all’anno.
YouTube social preferito da italiani, TikTok stella nascente
Cosenza, seguono Instagram e LinkedIn usato però 37 minuti mese
29 febbraio 2020
18:56
– A dicembre 2019 la piattaforma social preferita dagli italiani è stata YouTube, seconda Facebook mentre la stella nascente è TikTok. Lo spiega l’analisi ‘Social media in Italia: utenti e tempo di utilizzo nel 2019’ condotta dall’esperto di social media Vincenzo Cosenza, in un contesto in cui nel 2019 gli italiani che hanno navigato in rete almeno una volta al mese sono stati 41,6 milioni, per un tempo medio a persona di oltre 104 ore (dati Audiweb).

“A dicembre YouTube – spiega Cosenza – ha raggiunto 36.173 milioni di persone. Nello stesso mese Facebook ne ha catturate 35.906 milioni. Entrambi in leggero miglioramento, 2,7 punti, rispetto a 12 mesi fa”. Stabile in terza posizione è Instagram (coinvolge 27.073 milioni di italiani, 15,6% in più anno su anno); segue LinkedIn con un’audience di 18,781 milioni di persone (+13,5% in un anno), “un miglioramento di tutto rispetto – rileva l’esperto – che però si accompagna ai problemi di permanenza sul sito, utilizzato per 37 minuti al mese”. A seguire Pinterest (16,642 milioni di persone, +35% sul 2018) mentre la stella nascente è TikTok che ha conquistato in pochi mesi 3,6 milioni di persone, con un tasso di crescita annuale del 388%. Cresce anche Twitter arrivando a superare i 10 milioni (+9%) e Snapchat con oltre 2,7 milioni (+14%). Rispetto al tempo di permanenza degli utenti, il social utilizzato al primo posto per gli italiani è Facebook che a dicembre ha toccato le 16 ore e 24 minuti al mese per persona.

Segue Instagram (in media per circa 7 ore) e YouTube che cattura l’attenzione per 6 ore. Per Cosenza “sorprendono per la loro crescita Twitter, con 3 ore e 48 minuti, e TikTok con 2 ore e 45 minuti”. Infine, l’espero fa una distinzione tra social usati prevalentemente da smartphone e quelli che vengono fruiti anche da desktop. Quelli che presentano oltre il 90% di fruizione in mobilità sono Instagram (97%), Twitter (92%), Snapchat (92%), TikTok (91,5%). Quelli con l’utilizzo più alto da desktop sono YouTube (25%), Pinterest (19%) e Tumblr (18%).
L’AI rende Gmail più sicura
Individua allegati Office sospetti
28 febbraio 2020
10:17
– L’Intelligenza artificiale rende Gmail più sicura e l’aiuta a individuare documenti Office sospetti. Lo spiega la stessa società di Mountain View che ha implementato questo sistema a partire da fine 2019 aumentando del 10% la percentuale giornaliera di rilevamento di tali documenti. In particolare, il metodo è efficace nell’identificazione degli ‘adversarial attack’, cioè quegli attacchi mirati ai sistemi di intelligenza artificiale, il cui rilevamento ha registrato un incremento del 150%. Google afferma che sta sviluppando il software in modo da poterlo applicare, in futuro, anche all’identificazione di altri tipi meno comuni di allegati a Gmail infetti.
Coronavirus, Facebook cancella la conferenza degli sviluppatori
Sostituita da eventi locali e dirette in streaming
27 febbraio 2020
19:43
Facebook cancella la conferenza annuale degli sviluppatori in seguito al coronavirus. Lo comunica la società di Mark Zuckerberg, sottolineando che al posto della conferenza ci saranno eventi locali, video, e sarà preferito il live streaming dei contenuti.
Coronavirus, Microsoft abbassa stime su ricavi
‘Su Windows e Surface un impatto più negativo del previsto’
29 febbraio 2020
18:31
Microsoft ha corretto al ribasso le stime sui ricavi per il trimestre in corso, a causa dell’epidemia di coronavirus sulla divisione More Personal Computing, che comprende il sistema operativo Windows, il motore di ricerca Bing e i prodotti hardware come i computer Surface e la console Xbox. Lo ha comunicato l’azienda in una nota, spiegando che Windows e Surface stanno subendo “un impatto negativo maggiore di quanto previsto in precedenza”.
Il 29 gennaio scorso, Microsoft aveva stimato tra 10,75 e 11,15 miliardi i ricavi della divisione per i primi tre mesi del 2020, con una “forbice più ampia del normale per riflettere l’incertezza collegata alla situazione sanitaria in Cina”, si legge nella nota. “Anche se assistiamo a una forte domanda di Windows, in linea con le nostre aspettative, la catena di approvvigionamento sta tornando alle normali operazioni a un ritmo più lento di quanto precedentemente previsto”. Per questo, “non ci aspettiamo di soddisfare le nostre previsioni” per il trimestre in corso.
Tesla e Apple sotto accusa da ente Usa per incidente Model X
Indagine NTSB morte ingegnere, in Autopilot giocava con iPhone
28 febbraio 2020
13:47
Tesla e Apple sono state accusate dal National Transportation Safety Board (Ntsb) di aver avuto gravi responsabilità nell’incidente che nel 2018 nei pressi di Mountain View, in California, aveva causato la morte di Walter Huang, un ingegnere della Casa della Mela, sviluppatore di giochi, che era al volante di una Model X.

Sotto accusa da parte di questo ufficio federale – che indaga sugli incidenti e può formulare raccomandazioni sulla sicurezza – il sistema Autosteer di Tesla che il vice presidente di NTSB, Bruce Landsberg, ha definito ”completamente inadeguato”. Si tratta di una funzione beta di Autopilot, che dovrebbe mantenere il veicolo sulla sua corsia durante la guida semiautonoma a velocità autostradale. Il presidente della NTSB Robert Sumwalt – riporta Cnbc – ha ammonito gli automobilisti sulla pericolosità di questa funzione. ”Se possiedi un’auto con automazione parziale – ha detto – non possiedi un’auto a guida autonoma. Quindi non bisogna convincersi di poterlo fare”. Sumwalt ha anche affermato che il suo ufficio ha inviato nel 2017 a sei Case automobilistiche raccomandazioni per migliorare la sicurezza dei loro sistemi di guida semi-autonomi. ”Cinque di loro avevano risposto a NTSB accettando di apportare alcuni miglioramenti – ha precisato Sumwalt – purtroppo, un produttore ci ha ignorato, quel produttore è Tesla”.

Tra l’altro, NTSB vuole che Tesla migliori i propri sistemi di monitoraggio dell’attenzione dei conducenti. Oggi ci si affida al rilevamento delle mani sul volante per sapere se il guidatore è abbastanza attento alla strada durante l’utilizzo delle funzioni di pilota automatico. Altri produttori di auto usano invece le telecamere per accertare se gli occhi di un guidatore sono sulla strada.

L’NTSB ha anche messo sotto accusa datore di lavoro di Huang, la Apple, per non aver fissato una rigida politica per i suoi dipendenti che vietano l’uso non urgente di dispositivi mobili durante la guida. Huang durante l’incidente era infatti impegnato in un gioco. ”Ci aspettiamo che i nostri dipendenti rispettino la legge” – ha dichiarato la Casa della Mela a Cnbc – ma restano i dubbi sulla efficacia del dispositivo incluso in iOS 11 e le versioni successive del sistema operativo di Apple, grazie a cui l’iPhone può capire quando un utente può guidare e disattivare le notifiche di distrazione.
Hearst porta in Italia Harper’s Bazaar, giovedì il debutto
Lo storico brand si presenta con edizione digitale, social e tv
18 febbraio 2020
16:53 AGGIORNATO ALLE 22:14 DI MERCOLEDì 26 FEBBRAIO 2020

Harper’s Bazaar arriva in Italia. Durante la settimana della moda milanese, giovedì 20 febbraio, lo storico brand vedrà comparire la sua prima edizione digitale italiana: ‘Un brand in grado di rivoluzionare le regole dello stile’, si legge nella nota di presentazione. Harper’s Bazaar è il più antico fashion magazine a essere stato pubblicato in modo continuativo: fondato nel 1867 negli Stati Uniti e acquisito da Hearst già nel 1912, si è imposto nel tempo per la qualità e l’autorevolezza nel saper individuare e raccontare le tendenze gli stili. Tra le collaborazioni di prestigio negli anni, Helmut Newton, Diane Arbus, Richard Avedon, Patrick Demarchelier, Man Ray, Steven Meisel, per citare solo alcuni degli artisti che attraverso le sue pagine hanno contribuito a cambiare la storia del costume. Oggi Harper’s Bazaar è distribuito in 44 Paesi con 32 edizioni internazionali, attraverso le proprie scelte creative resta un ‘incubatore di sogni’, con la capacità di parlare di fashion e di società, ma soprattutto di incarnare la dimensione dello ‘chic’ in tutte le sue declinazioni. L’edizione italiana di Harper’s Bazaar sarà diretta da Alan Prada, di recente nominato anche editor in chief di Esquire: ‘La sua esperienza nel settore della moda e dello stile – si legge nella nota – sarà determinante anche per il successo della formula digital first, un passaggio innovativo che ha caratterizzato anche il lancio di Esquire; il primo approccio dei lettori italiani sarà dunque online, attraverso contenuti esclusivi dedicati’.
“Il sito di Harper’s Bazaar si rivolge a un’audience che non si definisce per l’età ma per il modo di vivere, persone con un gusto cosmopolita e con una passione per il glamour e il concetto di chic. La nostra missione è orientare e ispirare uno stile di vita, attraverso scelte selettive, esclusive e inaspettate di moda, lusso, arte e cultura, viaggi e design. Il nostro Harper’s Bazaar descriverà un mondo raffinato e contemporaneo, con l’utilizzo di immagini di altissimo livello per raccontare il sogno della moda, con la massima ricercatezza nella grafica, creando interconnessioni fra le varie discipline”, dice Prada. “Vogliamo essere una voce fresca e autorevole nel panorama dei femminili internazionali – aggiunge -: tra le nostre columnist, firme celebri accanto a nomi up and coming del giornalismo millennial. Le prime per dare spessore anche agli argomenti più pop, le altre per dare vitalità al costume e ai consumi culturali. Su Harper’s Bazaar si deciderà la prossima destinazione di viaggio, il libro di cui parlano i literary editor e il film da non perdere questa settimana, con la capacità di leggere in maniera originale il mainstream, scovando allo stesso tempo le perle autoriali meno conosciute nelle pieghe di Internet. Harper’s Bazaar vuole essere sempre un passo avanti con i tempi”. Oltre al sito si accenderanno anche i social media targati Harper’s Bazaar, ma ciò che caratterizzerà il lancio di questo brand in Italia sarà la Bazaar TV. “La Bazaar TV – dice Massimo Russo, chief product officer Hearst Europe – si presenta come un contenitore di video esclusivi: nel primo anno ne prevediamo circa 800, comprese anche miniserie di 5 puntate, girate a Milano, Firenze, Napoli, Roma, Parigi e New York da un team italiano dedicato”.
“Sul web la Bazaar TV sarà presente su DiLei.it, il portale di Italiaonline dedicato alle donne. Grazie a un accordo tra Huawei e Hearst i video della Bazaar TV si potranno vedere su Huawei Video, la app preinstallata sui dispositivi Huawei. Inoltre, al lancio, la app di Bazaar TV sarà presente nella AppGallery di Huawei, negli store iOS e Android, e presto sarà presente anche sulle Smart TV. Per l’Out of Home infine è stato raggiunto un accordo che prevede l’utilizzo di impianti full video, a Milano, del circuito Urban Vision”. “Al lancio sono previsti 5 milioni di streaming al mese, con una forte prospettiva di crescita. Racconteremo quel che sta cambiando nel mondo del video digitale applicato alla moda, al lusso, al lifestyle. Ci è sembrato naturale pensare a questo formato narrativo visto che Harper’s Bazaar è un brand fortemente visuale”, dice Russo. Il lancio di Harper’s Bazaar sarà celebrato in un evento nella sede di Banco BPM in piazza Meda a Milano il 19 febbraio, nel cuore del quadrilatero della moda. Tra i 450 ospiti, il board di Hearst Europe e Hearst US, i direttori delle edizioni internazionali di Harper’s Bazaar, i responsabili delle principali aziende internazionali della moda e del lusso, opinion leader, designer, registi, modelle, fotografi e celebrities. Per tutta la settimana della moda la sala centrale della sede di Banco BPM di Piazza Meda ospiterà anche l’installazione dedicata a Harper’s Bazaar, patrocinata dal Comune di Milano e dalla Camera Nazionale della Moda Italiana: un totem contemporaneo aperto al pubblico con schermi ad alta definizione dove sarà possibile interagire con il meglio della nuova Bazaar TV. Una promozione dei video di Harper’s Bazaar sarà visibile anche in Piazza Duomo, per un mese, attraverso un’affissione dinamica. STAI LEGGENDO:

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Coronavirus: Cina, big data aiutano a gestire crisi
Agevolate attività di monitoraggio, prevenzione e contenimento
27 febbraio 2020
17:19
– La tecnologia dei big data ha aiutato la Cina a gestire l’epidemia di COVID-19 a livello nazionale, agevolando le operazioni in diversi settori, tra cui l’analisi delle attività di monitoraggio e tracciamento del virus, il trattamento e la prevenzione della malattia e l’allocazione delle risorse necessarie a governare l’emergenza.
I big data contribuiscono al monitoraggio dei flussi e degli andamenti della popolazione, entrambi dati di cruciale importanza per il contenimento e la prevenzione dell’epidemia.
I cittadini della municipalità di Chongqing, nel sud-ovest della Cina, possono ad esempio avvalersi di una mappa basata sui big data per identificare eventuali casi confermati di contagio nelle vicinanze, ripercorrendo le proprie attività e spostamenti. Questa tecnologia aiuta la popolazione ad adottare le necessarie precauzioni nella propria vita quotidiana.
Le autorità della municipalità di Tianjin, in Cina settentrionale, utilizzano invece un sistema di registrazione per raccogliere informazioni dai residenti di ritorno in città per facilitare ulteriori analisi tramite i big data.
Anche gli istituti scientifici e le imprese cinesi si avvalgono di questa tecnologia per alimentare la ricerca medica, l’elaborazione di nuove politiche e misure di governance sociale attraverso l’estrazione, l’analisi e lo stralcio delle informazioni più utili.
De Masi, coronavirus è un prezioso esperimento di sociologia
Globalizzazione esplosa in tutta sua forza, tecnologia importante
29 febbraio 2020
18:57
L’epidemia del coronavirus che sta mettendo sotto assedio la vita di tante persone è una vicenda inedita in questi anni connessi e digitali e pone non solo interrogativi medico-scientifici. “E’ anche un grande e prezioso esperimento sociologico. Ci fa capire che viviamo in un grande vicinato unico in cui le cose risuonano in modo rapido. Il modello per il futuro ha come pilastri la globalizzazione e la tecnologia”: è questo il parere di Domenico De Masi, professore emerito di sociologia del lavoro all’Università La Sapienza di Roma.
Sotto la pressione di fatti imprevisti e di forte rilevanza – aggiunge il sociologo – scopriamo una serie di cose che avremmo potuto capire per conto nostro e con l’agio del tempo a disposizione. Penso alla dimensione globale – osserva – proprio mentre si parlava da più parte di una crisi della globalizzazione, la globalizzazione è esplosa in tutta la sua forza. Stiamo capendo che una cosa che avviene in una remota regione della Cina risuona da noi e rimbalza altrove. Ma penso anche all’importanza di lavorare da casa quando il lavoro lo consente – sottolinea De Masi – Si risparmia tempo e denaro, si può programmare la giornata e la vita e c’è meno inquinamento in città. In altri paesi il 10-15% dei lavoratori fa smart working, in Italia solo 500mila lavoratori su 23 milioni, una percentuale irrisoria dovuta ad una serie di motivi di carattere culturale”.
“Oggi le tecnologie ci consentono di interagire e le vedo in maniera ottimistica per le relazioni sociali, anche tra i ragazzi, non favoriscono l’isolamento. E nel caso del coronavirus sono fondamentali – riflette De Masi – Mentre si sta in quarantena con il corpo imbrigliato in quattro mura, la mente può spaziare dovunque interagendo. Abbiamo la fortuna, nella sfortuna, che questa situazione è capitata quando c’è Internet”. Un’esperienza ansiogena e globale come quella che stiamo vivendo può modificare la nostra società?
“Quello che sta avvenendo in questi giorni è un prezioso esperimento sociologico. E’ un passaggio ulteriore in una società post-industriale che rispetto a quelle precedenti non ha un modello teorico e vive un disorientamento totale – spiega il sociologo – Di certo stiamo capendo che il modello per il futuro ha come pilastri la tecnologia e la globalizzazione e abbiamo il beneficio di capire che siamo in un grande vicinato unico in cui le cose risuonano in modo rapido. E’ stato anche interessante vedere come gli italiani, che prima sono stati drastici con i cinesi, ora si lamentano perché all’estero fanno cose analoghe con noi. Così come è stato interessante notare un eccesso di allarmismo anche in una città razionale come Milano che si è presentata come un modello assoluto di convivenza, non ci si sarebbe aspettato un infantilismo di questo genere. Questo – conclude De Masi – è anche dovuto al fatto che non si è creata una regia centrale che obbligasse le regioni a fare le regioni. In un momento di urgenza, il comando centrale spetta allo Stato che prende decisioni per tutti, senza che tutti parlino, anche di fatti medici di cui non sanno nulla”.
L’AI aiuta diagnosi tumori e malattie rare
Partnership Bambino Gesù-IBM per accelerare cure pediatriche
29 febbraio 2020
13:29
– L’ospedale pediatrico Bambino Gesù e il colosso tecnologico IBM hanno annunciato oggi una collaborazione strategica che punta a sfruttare l’intelligenza artificiale (AI) per migliorare la ricerca pediatrica e tradurla più rapidamente in cure.
La partnership si concentrerà sui tumori cerebrali pediatrici. L’obiettivo – si legga in una nota congiunta – è sviluppare algoritmi per accelerare la diagnosi e il trattamento dei pazienti affetti da medulloblastoma, che rappresenta il 15-20% di tutti i tumori cerebrali pediatrici.
La collaborazione tra Bambino Gesù e IBM riguarderà anche le malattie rare, che collettivamente colpiscono il 6-8% della popolazione totale dell’Ue, e più di due terzi di questi disturbi interessano i bambini. Nel dettaglio, IBM supporterà l’ospedale nella realizzazione di un database di dati anonimizzati – incluse informazioni genomiche, cliniche, di laboratorio e di imaging – e svilupperà algoritmi che usano l’AI per migliorare la resa diagnostica, accelerare la diagnosi nei pazienti affetti da malattie rare, e per identificare nuovi geni della malattia e caratterizzare disturbi non ancora riconosciuti in precedenza.
“Per noi le frontiere della medicina necessariamente passano attraverso lo sviluppo della ricerca e della tecnologia scientifica”, ha detto Mariella Enoc, presidente del Bambino Gesù. “Poche sfide potrebbero essere più importanti per la società – ha commentato il vicepresidente di Ibm John E. Kelly III – se non quella di mettere l’AI al lavoro secondo modalità che potrebbero portare benefici ai bambini più bisognosi di aiuto”.
Coronavirus, danni economici come nel 2008
Non è difficile un risultato simile in caso di pandemia. E seduta pesante per le Borse Europee
27 febbraio 2020
18:30
I danni economici causati dal coronavirus potrebbero essere simili in entità a quelli della crisi finanziaria del 2008. E’ l’allarme lanciato da alcuni analisti.
Secondo Capital Economics, se il virus diventerà una pandemia globale il rischio è quello di una situazione simile a quella della crisi, quando il Pil mondiale si è contratto dello 0,5%. “Una delle cose chiare è che non è possibile prevedere” quanto il virus si diffonderà, “ma non è difficile avere qualcosa di simile alla crisi del 2008 con una pandemia. Ovviamente ci auguriamo di non arrivare a questo punto”, osserva Capital Economics.
Intanto, seduta pesante per le Borse europee con l’indice Euro stoxx 600, dove sono riuniti i principali gruppi quotati del Vecchio Continente, in calo del 3,75%, che corrisponde a 328 miliardi di euro andati in fumo.
Papa, serve algor-etica. Arriva Carta su intelligenza artificiale
Siglata in Vaticano con Microsoft, Ibm e governo italiano
29 febbraio 2020
18:58
La Chiesa entra nel campo della tecnologia più d’avanguardia e chiama le aziende, insieme alle istituzioni, a impegnarsi in uno sviluppo etico dell’innovazione digitale per scongiurare la “algo-crazia”, la dittatura degli algoritmi. A fare da apripista è la Pontificia accademia per la vita (Pav), che dopo due giorni di lavori in Vaticano ha promosso la “Rome Call for AI Ethics”, una carta etica per l’intelligenza artificiale (AI). A firmarla due colossi del settore informatico, Microsoft e Ibm, insieme al governo italiano e alla Fao.
Un primo passo per coinvolgere industria, politica e ricerca su scala globale nella costruzione di un futuro in cui l’hi-tech non sostituisce né condiziona l’uomo, ma è al suo servizio. La carta fissa le direttrici per lo sviluppo e l’impiego dell’AI: trasparenza, inclusione, responsabilità, imparzialità, affidabilità, sicurezza e privacy. Principi richiamati anche da Papa Francesco, che a causa di un’indisposizione ha mandato per iscritto il suo pensiero sul documento condiviso. Le nuove tecnologie sono “un dono di Dio” ma un loro cattivo uso comporta “gravi rischi per le società democratiche”, ha evidenziato Bergoglio, secondo cui una “algor-etica”, e cioè un’etica dell’algoritmo, “potrà essere un ponte per far sì che i principi di dignità della persona, giustizia, sussidiarietà e solidarietà si iscrivano concretamente nelle tecnologie digitali”.
“Dopo l’atomica e la crisi ambientale, con le nuove tecnologie siamo sul terzo fronte che mette in discussione direttamente l’umano”, è il monito di mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pav. “Rischiamo di distruggere le qualità specifiche degli esseri umani e della humana comunitas”. Per questo “dobbiamo interrogarci su come evitare che l’uomo venga tecnologizzato, invece che la tecnologia umanizzata”. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del Parlamento Ue David Sassoli, che ha invitato Paglia a Bruxelles. “Se non governeremo la quarta rivoluzione industriale”, quella hi-tech, “saranno gli algoritmi a governare noi”. Per evitare maggiori disuguaglianze, e bilanciare la perdita di posti di lavoro, “servono regole che sappiano coniugare progresso tecnologico, sviluppo delle imprese e tutela dei lavoratori. In altre parole, garantire la democrazia”.
Un invito a lavorare tutti insieme è arrivato dal presidente di Microsoft, Brad Smith, secondo cui “l’AI è una tecnologia troppo importante per essere lasciata solo nelle mani di chi la crea, perché avrà un impatto su tutti noi”. Un’intelligenza artificiale “al servizio dell’umanità” è invece l’auspicio del vicepresidente di Ibm, John Kelly III, che in questi giorni ha stretto una collaborazione con l’ospedale pediatrico Bambino Gesù per mettere l’AI al servizio della lotta ai tumori e alle malattie rare nei bambini. Un’iniziativa applaudita dalla ministra italiana per l’Innovazione, Paola Pisano, secondo cui l’AI va usata anche “per risolvere le grandi problematiche della società che ad oggi non hanno soluzione”. Tra queste c’è anche la fame nel mondo: “Guardiamo all’AI come fonte di speranza”, ha affermato il direttore generale della Fao Dongyu Qu.
Coronavirus: Speranza, con Google e YouTube per informazione
Le due piattaforme indirizzeranno utenti verso sito ministero
29 febbraio 2020
13:27
“In queste ore non facili è importante la corretta informazione. Google, con le sue ricerche, e YouTube, con i suoi video, possono far emergere notizie affidabili. Per questo è utile l’accordo fatto con il ministero della Salute: ora le due piattaforme indirizzeranno verso il nostro sito tutti gli utenti che cercheranno notizie sul nuovo coronavirus”. Queste le parole del ministro della Salute, Roberto Speranza.
“È già disponibile, infatti – spiega il ministero – in cima ai risultati di YouTube per ricerche correlate al coronavirus e in corrispondenza di video rilevanti, un pannello informativo in italiano che indirizzerà i visitatori alla pagina dedicata del Ministero della Salute. Il pannello informativo è visibile per gli utenti che hanno impostato l’Italiano come lingua sulla piattaforma”.

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Per gli utenti Usa la privacy vale 3 dollari al mese
Studio in sei paesi, prezzo sale per le informazioni bancarie
29 febbraio 2020
19:06
Un utente medio tedesco darebbe il permesso di vendere i propri dati a Facebook per poco più di 8 dollari al mese, mentre un utente statunitense si accontenterebbe di tre dollari e mezzo. A mettere in luce il valore della privacy per alcuni utenti nel mondo è uno studio del ‘think tank’ Technology Policy Institute, condotto in Usa, Germania, Messico, Brasile, Colombia e Argentina.
La ricerca ha analizzato anche quali sono considerate le informazioni più importanti per gli utenti, insomma quelle dovrebbero essere pagate di più. Al primo posto ci sono i dati finanziari, come il saldo del proprio conto in banca, che per un tedesco valgono oltre 15 dollari al mese e per uno statunitense poco meno di cinque; seguite dalle informazioni biometriche come l’impronta digitale. Mentre i dati sulla propria posizione sono quelli per cui gli utenti chiederebbero meno: circa 2,5 dollari per i tedeschi, i più ‘esosi’ in quasi tutte le categorie, mentre gli argentini meno di mezzo dollaro.
“Abbiamo constatato – scrivono gli autori – che le donne valutano la privacy di più rispetto agli uomini per tutti i tipi di dati e le piattaforme e in tutti i paesi. Inoltre le persone anziane in generale valutano le proprie informazioni personali di più rispetto ai giovani”.
Emissioni C02 in tecnologia 1,4% totali
Studio Ericsson punta a sfatare falsi miti inquinamento settore
01 marzo 2020
11:59
– Le emissioni di carbonio prodotte dalle tecnologie corrispondono all’1,4% delle emissioni totali di gas serra nonostante la continua crescita del traffico di dati. Lo mette in luce una ricerca di Ericsson, specificando che la ‘carbon footprint’ del ciclo di vita totale del comparto dell’Information technology (Ict) è pari a circa 730 milioni di tonnellate di Co2. Lo studio mette in parallelo le emissioni del settore Ict a quelle di altri comparti come l’aviazione, sottolineando che nel 2015 le emissioni prodotte dalla combustione di carburante nell’aeronautica sono state di circa 800 milioni di tonnellate di Co2. “Pertanto l’Ict potrebbe essere paragonato all’aviazione ma solo per il consumo di carburante e senza tener conto delle emissioni generate da altre attività, come la fabbricazione di aeroplani, il funzionamento degli aeroporti, lo smaltimento dei velivoli. In realtà, le emissioni di un viaggio transatlantico andata e ritorno sono pari a quelle generate dall’uso di uno smartphone per 50 anni”.
Inoltre, spiega Ericsson, si stima che prodotti e soluzioni Ict siano utilizzate dal 70% della popolazione, mentre solo il 10% si sposta in aereo ogni anno. Quindi, se anche la carbon footprint dei due settori fosse uguale, l’impatto sulla popolazione sarebbe diverso.

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