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Jasmine Trinca, io giornalista prigioniera dell'Isis

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Ultimo aggiornamento 25 Gennaio, 2023, 02:24:18 di Maurizio Barra

PROFETI, in sala dal 26 gennaio con Lucky Red, è la storia di un confronto culturale tutto al femminile tra Sara (Jasmine Trinca), giornalista italiana andata in Medio Oriente per raccontare la guerra all’Isis, e Nur (Isabella Nefar), foreign fighter radicalizzata a Londra che ha sposato un miliziano e ora vive nel Califfato. Firmato da Alessio Cremonini, David di Donatello come regista esordiente per SULLA MIA PELLE, il film vede appunto Sara rapita dall’Isis mentre è inviata di guerra e in quanto donna, ritenuta quindi in quell’ambiente un’essere inferiore, affidata ad un’altra donna, Nur, che diventa la sua carceriera con una mission, quella di convertirla all’islamismo. La casa di Nur diventerà la prigione di Sara. Da una parte la foreign fighter piena di fede e sicurezze e dall’altra la giornalista che si sente portatrice di una modernità della quale lei stessa comincia a dubitare. Mentre tutto intorno scoppiano bombe e i nemici dell’Isis vengono bruciati vivi. Il film inizia con le parole di una combattente curda intervistata da Sara che dice: “Combatto per i curdi, per la libertà e per le donne. In Medio Oriente, se sei una donna, devi imparare a difenderti il prima possibile. Qui la maggior parte dei regimi è basata sulla sottomissione, sull’oppressione delle donne. È per questo che le uniche persone che possono cambiare questa mentalità sono le donne”. Dice Jasmine Trinca del suo personaggio: “Per prepararmi ho trascorso tanto tempo a parlare con Domenico Quirico, giornalista rapito in Siria. Mi ha raccontato della mancanza di senso che prende chi viene imprigionato. Nel caso di Sara, lei ha la presunzione di sapere come le donne debbano comportarsi e così verso Nur ha un grande pregiudizio e solo alla fine scopre l’importanza dell’ascolto”. E ancora l’attrice romana: “Certo in Sara c’è sempre lo sguardo di donna occidentale verso una donna orientale, ma mi imbarazza questa presunzione se si considera che sono oggi le donne iraniane a scendere in piazza, a rischiare la vita e che sono le donne curde ad andare in prigione, mentre noi siamo delle privilegiate”. Alessio Cremonini che aveva già raccontato le vicende di Stefano Cucchi in SULLA MIA PELLE ed è da sempre legato a tematiche come prigionia, diritti delle donne, Medio Oriente, religione e scontro di civiltà sottolinea: “Sono questi da sempre i temi della mia indagine: lo strumento è il cinema. Un cinema inteso come ‘viaggio’ che svela storie, che percorre strade poco battute. Un cinema politico. Un cinema radicale. Un cinema essenziale. Un film questa volta su due donne occidentali che hanno fatto scelte diverse”.

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