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Israele, crepe nel governo Netanyahu: "Fermate la riforma"

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Ultimo aggiornamento 26 Marzo, 2023, 07:37:37 di Maurizio Barra

Prime crepe nel governo di Benjamin Netanyahu sulla riforma giudiziaria che sta spaccando Israele: due ministri hanno chiesto che sia “fermata subito”. Alla 12esima settimana di proteste contro il contestato provvedimento dell’esecutivo di destra – 250mila di nuovo in piazza oggi, secondo i media – il ministro della Difesa Yoav Gallant, una delle figure chiave del Likud, ha chiesto di fermare l’iter della legge alla Knesset almeno fino al 26 aprile, il giorno dell’Indipendenza.

“Occorre ritrovare l’unità nazionale. Già adesso – ha detto Gallant che da giorni aveva espresso le sue preoccupazioni sulla situazione a Netanyahu – esiste un pericolo chiaro, immediato e concreto alla nostra sicurezza nazionale”. Dopo essersi dichiarato disposto a pagare un “prezzo personale” per la sua posizione, Gallant ha domandato che il blocco della legge sia accompagnato da quello delle manifestazioni e dall’inizio di “un dialogo di riconciliazione fra le parti”. “Gli eventi in corso nella società israeliana – ha denunciato Gallant sotto la cui casa oggi hanno protestato in circa mille persone – coinvolgono anche le forze armate. Da ogni parte giungono sentimenti di collera, di dolore e di massima delusione di un’intensità che non avevo mai visto prima. Constato come la fonte della nostra forza si sta erodendo. In quanto ministro della Difesa di Israele, io dico nel modo più chiaro che le lacerazioni che si stanno verificando nella nostra società stanno penetrando anche nell’esercito e nelle altre istituzioni di sicurezza”. Una convinzione maturata dopo il malessere diffuso in seno all’esercito per le ricadute della riforma e per gli annunci dei riservisti di non volersi presentare al richiamo in servizio in nome della “disobbedienza civile” contro la legge.

Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, l’esponente dell’estrema destra Itamar Ben Gvir, ha invitato Netanyahu a sollevare dal suo incarico Gallant, dopo il suo appello a fermare l’iter della riforma giudiziaria. “Chiedo al presidente del Consiglio di licenziare Gallant, che è entrato con i voti della destra, ma si è arreso alle pressioni di chi ha minacciato di rifiutare di prestare servizio militare”, ha affermato Ben Gvir.

Ma Gallant non è il solo ad aver rotto l’argine. Anche il ministro dell’Agricoltura Avi Dichter ha chiesto al premier di fermare la legge per lo meno fino al giorno dell’Indipendenza. “Non c’è altro modo”, ha detto Dichter, ex capo dello Shin Bet (la Sicurezza interna di Israele) e uno dei maggiori dirigenti del Likud. Sulla stessa posizione anche Yuli Edelstein, altro autorevole esponente del partito di Netanyahu ed ex presidente della Knesset.

La svolta nel fronte – finora granitico – del governo è stata salutata con favore dal capo dell’opposizione Yair Lapid. “Gallant – ha osservato – ha assunto un vitale e coraggioso passo per la sicurezza di Israele. Questo è un momento della verità. Faccio appello al governo: fermate tutto”. 

Le proteste andranno avanti, secondo gli organizzatori, anche nella settimana che inizia, quando il governo intende arrivare all’approvazione finale della legge. Un muro contro muro – ed oggi c’è stato un nuovo attentato terroristico ad Huwara, in Cisgiordania, in cui sono rimasti feriti due soldati (uno grave) – che attende Netanyahu al suo rientro da Londra. Dove peraltro è stato pizzicato in un ristorante non kosher in pieno shabbat. 

 

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