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Il fuoco della protesta francese si propaga in Svizzera

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Ultimo aggiornamento 2 Luglio, 2023, 17:00:40 di Maurizio Barra


ZURIGO – Contagia anche la Svizzera la rivolta scoppiata in Francia, dopo l’uccisione di Nahel, il 17 enne di origine algerina, abbattuto a Nanterre da un brigadiere della Polizia Nazionale. Nella serata di sabato primo luglio un centinaio di giovani, con il volto coperto da passamontagna, molti dei quali di origine nordafricana e balcanica, si sono radunati nel centro di Losanna, scatenando la loro rabbia contro diversi esercizi commerciali, alcuni dei quali sono stati saccheggiati.

Particolarmente toccato dai disordini il quartiere di Flon, ricco di ristoranti, boutiques e, nelle serate dei giorni di festa, frequentato da gente che apprezza il rito della movida. Per contenere i manifestanti violenti la polizia è intervenuta in forze, in tenuta anti-sommossa. Gli agenti sono stati fatti oggetto di lanci di pietre e di una bottiglia molotov. In un comunicato il comando della Polizia Cantonale dà notizia di 7 arresti, tra cui 6 minorenni. Per fortuna non si registrano feriti, né tra i poliziotti né tra i “casseurs”, come in francese vengono definiti coloro che danno vita a scene di guerriglia urbana. Resta il fatto che la Svizzera di lingua francese, soprattutto le città di Ginevra e Losanna, sono a rischio di rivolta, visto che nelle loro periferie esiste un disagio non dissimile da quello delle banlieues transalpine.

L’assenza dello Stato

Sono realtà dalle quali lo Stato si è progressivamente ritirato, dove i piccoli commerci stanno chiudendo e dove imperano i pusher e le piccole bande di adolescenti violenti, spesso figli di un’immigrazione non inserita. La cronaca si occupa di queste realtà, sulle quali la ricca Svizzera vorrebbe stendere un velo, in occasione di episodi di cronaca particolarmente cruenti. Come quello che, nell’aprile scorso, si è verificato nella cittadina di Thonex, nel Canton Ginevra, dove un gruppo di minorenni ha ucciso a coltellate un 18 enne. “In realtà- spiega a Repubblica il sociologo all’università di Ginevra, Sandro Cattacin -si fa un notevole lavoro di assistenza sociale e forse è più corretto dire che lo Stato è più presente in Svizzera che in Francia”.

Questi giovani che sono scesi in piazza a Losanna lo hanno fatto per solidarietà? “Conoscendo le situazioni direi che c’è stato un effetto di imitazione, legato più ad affermare uno spirito di banlieu, ma meno sofferente, almeno in base alla mia esperienza, di quello francese”. Resta il fatto che, ad esempio a Vernier, il secondo comune del Canton Ginevra per ordine di grandezza e uno dei più sfavoriti della Svizzera, ci sono “Le Libellules”, un quartiere dove la maggioranza dei circa 2500 abitanti è disoccupata e vive di sussidi. Un calderone perennemente in ebollizione, che le autorità e i servizi sociali faticano a tenere sotto controllo. Da lì e da altri luoghi sfavoriti che possiamo trovare a La Chaux de Fonds, a Neuchâtel, a Bienne ma anche a Schlieren, nella periferia di Zurigo, potrebbe partire una rivolta sull’esempio di quella francese.

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