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Putin (in video) e Xi corteggiano i Brics. La risposta degli Usa: “Non li seguiranno”

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Ultimo aggiornamento 23 Agosto, 2023, 10:58:48 di Maurizio Barra

New York – Quella andata in scena ieri, a cavallo tra Johannesburg, Mosca e Washington, è stata la dimostrazione plastica della sfida per l’egemonia globale in corso tra autocrazie e democrazie, con il sud del mondo a fare da ago della bilancia o preda nel mezzo. Nella città sudafricana si è aperto il vertice dei Brics, col presidente russo Putin collegato da Mosca che annunciava la fine dell’era del dollaro, mentre l’amico cinese Xi predicava il dialogo per mettere fine alla guerra in Ucraina e prometteva una rapida ripresa della sua economia in panne. Nelle stesse ore a Washington il consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan rispondeva direttamente, rivelando i piani del presidente Biden per usare le istituzioni finanziarie internazionali allo scopo di favorire lo sviluppo dei paesi poveri, negando che la controffensiva di Kiev sia impantanata, e sminuendo la possibilità che i Brics diventino un blocco coeso in grado di minacciare la supremazia geopolitica occidentale.

Il primo ad alzare la voce è stato Putin, costretto a non andare in Sudafrica per non mettere il governo locale nell’imbarazzo di arrestarlo per i crimini di guerra commessi in Ucraina. Ha detto che «il comportamento irresponsabile di alcuni paesi» provoca l’inflazione che pesa sui poveri, mentre «le sanzioni illegittime calpestano tutte le norme del libero commercio». Quindi ha aggiunto che «un processo equilibrato e irreversibile di de-dollarizzazione dei nostri legami economici sta prendendo piede». Dunque attacco agli occidentali per le loro politiche economiche e le sanzioni provocate dalla sua invasione dell’Ucraina, e rappresaglia contro la moneta verde. Poi ha promesso di tornare all’accordo per l’esportazione del grano dai porti ucraini sul Mar Nero, se le condizioni a favore di Mosca saranno rispettate, perché si rende conto di quanto sia contraddittorio corteggiare il sud del mondo con una mano, mentre con l’altra lo affama.

L’amico cinese Xi Jinping, sulla difensiva per la pericolosa frenata della sua economia, ha assicurato che Pechino ha «una forte capacità di recupero, un grande potenziale ed è piena di vigore». Quindi incontrando l’ospite sudafricano Ramaphosa ha ribadito che i due paesi sollecitano dialogo e negoziato come unica via d’uscita possibile all’invasione dell’Ucraina.

Poco dopo Sullivan ha tenuto un briefing con i giornalisti, in cui ha risposto presentando il modello opposto. Come prima cosa ha annunciato che uno degli obiettivi prioritari di Biden al G20 di Nuova Delhi, in programma fra due settimane, sarà «accelerare la riforma di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, per rispondere alle necessità del sud del mondo». Il capo della Casa Bianca offrirà 50 miliardi di dollari in nuovi finanziamenti, che dovrebbero salire a 200 con i contributi degli altri alleati. Lo scopo è costruire un sistema di aiuto per lo sviluppo alternativo a quello «coercitivo» offerto dalla Cina con la Via della Seta, e ciò riporta alla mente l’impossibilità per l’Italia di restare in questa trappola. Un sistema «efficace e trasparente, con standard più elevati di quelli della Belt & Road Initiative di Pechino», peraltro in difficoltà a proseguirla per i suoi problemi economici interni, che nasconde al mondo.

(reuters)

Sullivan ha affermato che «non vediamo i Brics come rivali geopolitici, perché si tratta di una collezione di paesi molto diversi. Brasile, India e Sudafrica sono democrazie, Russia e Cina autocrazie. Hanno modelli economici diversi, e visioni differenti in politica estera, dall’Ucraina alla regione Indo-pacifica». Dunque Washington continuerà a collaborare con i singoli membri disposti a farlo, con l’evidente scopo di spingerli quanto meno a tenere il piede in due scarpe, per ostacolare la realizzazione delle ambizioni egemoniche di Pechino e delle aggressioni di Mosca. Ad esempio Sullivan non ha confermato che Biden incontrerà il principe saudita bin Salman a Delhi, o aiuterà l’Arabia ad arricchire l’uranio, ma ha sottolineato che un eventuale accordo per normalizzare le relazioni con Israele offrirebbe grandi ritorni a tutti in termini di stabilità e prosperità. Quindi ha contestato la narrativa secondo cui la controffensiva ucraina è in stallo: «Non la vediamo così. Ogni guerra è necessariamente dinamica, ma Kiev sta metodicamente riconquistando territorio e noi continueremo a sostenerla». Nessuna concessione poi alle fonti anonime che parlano di frustrazione americana per la gestione della controffensiva e imminenti concessioni per la pace. Perché la sfida con le autocrazie si gioca insieme su tutti questi tavoli, e non consente alcun cedimento.

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