Ultimo aggiornamento 24 Agosto, 2023, 11:23:07 di Maurizio Barra

L’ex capo della Casa Bianca non ha degnato i rivali della sua presenza, perché ha oltre venti punti di vantaggio sul secondo e non ha alcuna convenienza ad offrire agli avversari occasioni per recuperare. Perciò a Milwaukee si sono ritrovati solo il governatore della Florida Ron DeSantis, l’ex vice Mike Pence, gli ex governatori di New Jersey e Arkansas Chris Christie e Asa Hutchinson, l’ex ambasciatrice all’Onu Nikki Haley, il senatore Tim Scott, il governatore del North Dakota Doug Burgum, e il giovane imprenditore Vivek Ramaswamy, che forse ha colpito più degli altri come surrogato di Donald, perché come lui non è un politico di professione, parla in maniera diretta, e condivide le posizioni più estremistiche.
Il primo scontro è avvenuto sull’economia, perché è vero che tutti accusano il presidente Biden di aver provocato l’inflazione e spinto l’America verso il declino, ma Haley ha ammesso che “l’esplosione del debito è stata provocata soprattutto dall’amministrazione Trump”, di cui peraltro faceva parte.
Il secondo scontro è avvenuto sull’aborto, perché mentre DeSantis ha approvato il divieto dopo le sei settimane di gravidanza in Florida, e Pence ne vorrebbe imporre uno dopo le 15 settimane a livello federale, gli altri non sono così convinti di puntare su questo tema che rischia di far perdere loro milioni di voti nell’elettorato femminile. Infatti proprio Haley si è incaricata di riportare i colleghi con i piedi per terra: “Al Congresso non c’è la maggioranza necessaria per stabilire questi divieti federali, e quindi sarebbe meglio essere più onesti con i nostri elettori, promettendo solo quello che possiamo davvero ottenere”.
Discutendo l’emergenza clima nessuno ha detto di ritenere che il comportamento dell’uomo abbia avuto qualsiasi impatto sul problema, e quindi almeno su questo punto si è ricostituita l’unità, ma sul lato dell’irresponsabilità già scelta da Trump quando era alla Casa Bianca.

Lo scontro è tornato proprio sull’eleggibilità del tycoon, perché solo Christie e Hutchinson hanno avuto il coraggio di dire che non lo voterebbero, dopo le incriminazioni. “Ognuno è libero di pensare quello che vuole sulla solidità dei capi d’accusa – ha spiegato l’ex procuratore Christie – però dovremmo essere tutti d’accordo nell’affermare che bisogna fermare questa condotta, perché è sotto lo standard richiesto ad un presidente. Trump ha detto che era pronto a sospendere la Costituzione per fare il proprio interesse politico personale, mentre il dovere del capo della Casa Bianca sancito dal suo giuramento è quello di difenderla e proteggerla”.
(reuters)
Pence ha rivendicato il suo comportamento del 6 gennaio 2021, quando si era rifiutato di obbedire agli ordini di Trump che gli chiedeva di “violare la Costituzione per rovesciare il risultato elettorale”, ma non si è spinto a dire che il suo ex capo non è più eleggibile, perché come tutti gli altri colleghi teme la forza e la popolarità del miliardario nella base del Partito repubblicano, che nessuno degli avversari può permettersi di alienare. Così il dibattito è sembrata un’audizione per fare il vice presidente o strappare una poltrona nel governo, più che una vera sfida all’inevitabile re.
L’ultimo scontro, ancora più preoccupante dopo quanto è accaduto nelle ultime ore all’aereo di Prigozhin, è avvenuto sull’Ucraina. Ramaswamy ha detto che metterebbe fine a tutti gli aiuti, DeSantis ha attaccato l’Europa chiedendo che paghi e faccia di più, mentre Pence, Christie e soprattutto Haley hanno difeso con forza gli aiuti a Zelensky: “Un presidente – ha detto l’ex ambasciatrice – dovrebbe essere in grado di distinguere il bene dal male, e il giusto dall’ingiustizia. L’Ucraina, Paese a noi amico, è la frontiera per la difesa degli Stati Uniti, perché se Putin vincesse poi minaccerebbe i membri della Nato, trascinando anche noi nel conflitto. E poi dovete capire che una vittoria di Mosca sarebbe una vittoria anche di Pechino, e quindi togliendo gli aiuti a Kiev faremmo un favore al nostro principale avversario geopolitico”.
Nel frattempo Trump diceva a Carlson che le incriminazioni sono “un gioco”, l’assalto al Congresso era stato in realtà “una giornata di amore e unità”, i suoi rivali non hanno credibilità, Biden è un fallimento. Ma soprattutto rispondeva così alla domanda se gli Usa spaccati corrono il rischio di una nuova guerra civile: “Non lo so. C’è un livello di passione che non avevo mai visto prima. C’è un livello di odio che non avevo mai visto. E questa probabilmente è una cattiva combinazione”. Oggi sarà ad Atlanta per il quarto arresto, nel caso relativo al complotto per rovesciare il risultato elettorale in Georgia, alimentando questi timori.
