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Zuppi in sinagoga a Bologna: “Cessate il fuoco subito”

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Ultimo aggiornamento 7 Novembre, 2023, 17:06:16 di Maurizio Barra

BOLOGNA “Combattere tutte le violenze è importantissimo, tanto più quando purtroppo ce ne sono tante, troppe, ingiustificate, che devono finire. L’appello del Papa sul cessate il fuoco è chiarissimo”, l’appello “sul rilascio degli ostaggi è chiarissimo. E quindi ci vuole a maggior ragione molta fermezza di fronte a una violenza così forte”, e avere “tanta fermezza per sconfiggerla”. Così il cardinale Matteo Zuppi uscendo dalla sinagoga di Bologna dove ha incontrato il presidente della Comunità ebraica bolognese Daniele De Paz per una ferma posizione contro ogni forma di antisemitismo che si sta diffondendo in Italia e in Europa.

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“Penso che questo incontro di oggi sia un incontro che possa e voglia assumere esattamente questa posizione di dialogo, di conoscenza”, perché “non si abbassi mai la guardia rispetto ai contenuti che in qualche modo possono essere strumento di difesa contro ogni forma di violenza, di intolleranza e oggi di nuovo anche di antisemitismo che vediamo affiorare nelle nostre città, nel nostro Paese Italia, in Europa, con atti piuttosto inquietanti che ovviamente ci hanno messo tutti in allerta”. Così Daniele De Paz, presidente della Comunità ebraica bolognese, commentando la visita del cardinale Matteo Zuppi oggi in sinagoga a Bologna.

Come “cittadini di buona volontà possiamo fare solo una cosa, garbata, silenziosa, non offensiva, riuscire a esprimere un concetto, un’idea che ci unisce su Pace”, ha detto poi a margine. “Qui siamo cittadini che esprimono la necessità di avere pace”.

“Usare la parola paura aprirebbe un fronte troppo complicato: non si può avere paura di vivere nella propria città – sottolinea – Le comunità ebraiche, gli ebrei italiani vivono nelle proprie città, contribuiscono alla vita sociale come sempre è stato nella storia. Non possiamo avere paura di girare per le strade, col capo coperto per chi lo copre. Apparteniamo a una società che accetta per sua costituzione la differenza culturale nel proprio Paese e di questo dobbiamo sentirci tutelati”.

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