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George Weah ammette la sconfitta: non è più presidente della Liberia

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Ultimo aggiornamento 18 Novembre, 2023, 05:00:40 di Maurizio Barra

Il pressing è stato estenuante, e ora la palla non è più sua. George Weah ha ammesso la sconfitta, non è più presidente della Liberia. All’ex Pallone d’oro del Milan, già Capo dello Stato dal 2018, non sono bastate le promesse in campagna elettorale per ottenere una seconda rielezione: a succedergli al vertice delle istituzioni sarà Joseph Boakai, ex vicepresidente del governo di Ellen Johnson Sirleaf, premio Nobel per la Pace nel 2018, sostituita al vertice delle istituzioni proprio da “King George”. Weah è stato il primo e unico calciatore africano di tutti i tempi a salire sullo scranno di France Football, nel 1995, prima di assurgere alla carriera politica. Lo spoglio, che sarebbe dovuto durare più di 15 giorni, si è arreso all’evidenza già dopo poche sezioni: sempre avanti lo sfidante, che ha incassato l’ammissione di sconfitta da parte del Capo dello Stato in carica al raggiungimento del 99,58 per cento delle schede valide: il risultato recita 50,89 a 49,11 per cento.

E’ stata un’elezione sul filo di lana: più volte il presidente in carica si era manifestato fiducioso sulle possibilità di una nuova elezione, ma alla fine ha dovuto capitolare dinanzi al 50,89 per cento ottenuto dallo sfidante, a fronte del suo 49,11 per cento. Il 57 enne Weah, padre della stella della Juventus Timothy, era già stato incalzato al primo turno, quando aveva strappato il ballottaggio all’ex vicepresidente con soli 800 voti di margine: decisivo il voto nelle classi sociali della capitale Monrovia, che hanno sancito il trionfo dell’ex vicepresidente. “Esprimo le mie più sentite congratulazioni al presidente eletto Boakai – ha dichiarato Weah – ai suoi sostenitori e al suo team elettorale. Possa la sua presidenza essere segnata dal successo per tutti i liberiani e possa la nostra nazione prosperare sotto la sua guida. Con il vostro voto pacifico avete dimostrato ancora una volta il vostro impegno nei confronti dei principi democratici che ci uniscono come nazione”.
Proprio la tenuta sociale della consultazione a livello di ordine pubblico era uno dei temi più dibattuti in campagna elettorale, al pari del programma dei due candidati: dopo il primo turno del 10 ottobre – a cui si erano candidati ben 19 aspiranti presidenti, 17 dei quali liquidati dopo uno scrutinio durato ben più di due settimane, per il ballottaggio la commissione elettorale liberiana si era premunita: i risultati non sarebbero stati ufficializzati prima di 15 giorni. Lo spoglio però ha proceduto all’acceleratore, ed è stata proprio la capitale Monrovia ad arridere maggiormente allo sfidante, con le città di Pleebo e Harper invece favorevoli a Boakai.
Quella andata in scena con il ballottaggio del 14 novembre è stata una rivincita, per entrambi: furono proprio Weah e Boakai ad andare al ballottaggio durante la scorsa consultazione del 2017, ma allora la differenza tra i due superava i dieci punti percentuale già al primo turno. Il secondo fu la consacrazione della seconda vita di King George, che con il 62 per cento dei voti vinse portando con sé una ventata di ottimismo che viaggiava di pari passo con le sue promesse di rafforzamento economico, di lotta alla corruzione e di riconciliazione storica e di miglioramento degli standard sanitari di un Paese gravemente colpito dall’epidemia di ebola del 2014. Adesso al suo avversario il delicato compito di riconciliare finalmente il Paese dopo la sanguinosa guerra civile orchestrata dall’ex despota Charles Taylor tra il 1989 e il 2003, con più di un milione di vittime.

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