Aggiornamenti, Mondo, Notizie, Ultim'ora, VIDEO NOTIZIE

Ambiente, ci può salvare solo una rivoluzione pacifica e disarmata dei giovani

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 2 Dicembre, 2023, 11:36:54 di Maurizio Barra

In quel granello di sabbia gettato nell’Universo che è il nostro Pianeta, come lo chiamavano Giordano Bruno e Leopardi, un piccolo formicaio di microscopiche formiche si scannano tra di loro invocando, con la violenza di una guerra, la reciproca sicurezza, ignare che la loro dimora di fango sta per essere inondata. È quello che succede all’Umanità. Inconsapevole che la lotta per la sicurezza la dovrebbe vedere unita nell’avversare il più grande pericolo che sta alle porte: la distruzione strisciante del Pianeta.

Ci pensavo in questi giorni dinnanzi alla nuova potente soggettività comunitaria di donne, ragazze e ragazzi che mossi dal proprio imperativo morale hanno inondato le piazze contro il femminicidio. E mi sono detto: questa è anche la generazione che mossa dallo stesso imperativo morale contro l’ambienticidio ha incominciato per prima a farsi sentire, sperando di rivedere quella pacifica immensità di una nuova umanità dal volto giovane e pulito farsi diga davanti all’onda d’urto che potrebbe travolgerci.

Non sarebbe la prima volta che una nuova generazione, non ideologizzata, si presenta sulla scena della storia come una inedita e pacifica potenza mondiale, avviando una profonda “rivoluzione culturale” nei costumi della società. Quella stessa rivoluzione culturale mirabilmente evocata da Elena Cecchettin per ciò riguarda la rieducazione degli uomini.

Una nuova rivoluzione culturale si impone anche sul tema della violenza sulla natura. L’occasione si presenterà per giudicare come i cosiddetti grandi della Terra si comporteranno, in questi giorni, alla Cop28 di Dubai, e che vede già fin troppe diserzioni. La sintesi massima tra questione sociale e ambientale, tra diritti civili e sociali, la si ottiene se la transizione ecologica — inevitabilmente lastricata da sacrifici e perdite — sarà accompagnata da misure che garantiscono i più deboli e il mondo del lavoro in generale.

Il modo per valutare l’esito di questa Cop 28 sarà la presenza o meno di due parole magiche: vincoli legali e riconversione. Le leggi vincolanti sono fondamentali per combattere il riscaldamento globale e proteggere la biodiversità. Nelle ultime Cop si sono visti sempre meno capi di Stato dotati di impegni vincolanti e sempre più potenze miliardarie impegnate a fare del green un marchio per inventare nuovi mercati, o cavalieri di avventure spaziali impegnati con soluzioni come la geoingegneria, l’ingegneria genetica, gli Ogm.

E ciò accarezzando l’ipotesi che a consumo energetico quasi invariato, si possa convivere con un modello di sviluppo pressoché identico, affidandosi solo alla tecnologia. Che dà i suoi frutti, ma insufficienti a raggiungere l’obiettivo di 1,05°C fissato dalla precedente Cop. Per questo il linguaggio fondamentale che bisognerebbe sentire dai capi di Stato è quello di sostenere il principio “chi inquina paga”, fissato dal protocollo di Kyoto e disatteso. Questa è l’idea della “responsabilità differenziata”.

Sappiamo che, storicamente, sono i Paesi industrializzati i responsabili dell’inquinamento; per questo si dovrebbero presentare davanti all’emergente “Sud globale” per aiutarlo ad attraversare la transizione ecologica con le necessarie compensazioni e non esportando lo stesso modello di sviluppo. Le misure ventilate in questi giorni sono già un piccolo passo, ma del tutto insufficiente.

E allora: l’altra parola magica che dovremmo sentire risuonare è riconversione. Occorre risolvere il dilemma tra sviluppo economico e rischio ecologico. Tale dilemma va superato operando con saggezza sui due lati del corno. Dal lato economico muovendo con maggiore decisione verso la “qualità” dello sviluppo, superando l’idolatria acritica del Pil, e dal lato ecologico, accompagnando gli obiettivi più coraggiosi di contrasto ai fattori di distruzione del Pianeta con “missioni” economiche e sociali che investano le politiche industriali e del mercato del lavoro.

Guidati dal tema della riconversione delle attività produttive e delle competenze lavorative. L’adesione della maggioranza della popolazione alla transizione ecologica richiede il superamento della sensazione che l’alternativa sia tra morte per catastrofe ecologica o per catastrofe economica. Occorre che imprese e lavoratori si convincano che stiamo ballando sull’orlo di un precipizio e abbiamo poco tempo per salvarci. Una tale consapevolezza dovrebbe guidarci in due direzioni: quella di non allontanare nel tempo gli impegni per la salvezza del Pianeta e quella di non definirli burocraticamente, senza corredarli di obiettivi di riconversione.

Potranno i capi di Stato affrontare tutti questi problemi? Ne dubito. Perciò è auspicabile l’irruzione sulla scena mondiale di una potenza pacifica e disarmata, quella di una nuova generazione. E ricordo ai governanti di oggi, che diffidano delle piazze, cosa disse un dirigente dc dinnanzi a un movimento che non era tenero verso i suoi governi. «Tempi nuovi si annunciano e avanzano in fretta come non mai. Il vorticoso succedersi delle rivendicazioni, la sensazione che storture, ingiustizie, zone d’ombra, condizioni d’insufficiente dignità e potere non siano oltre tollerabili, l’ampliarsi del quadro delle attese e delle speranze, sono tutti segni di grandi cambiamenti e del travaglio doloroso nel quale nasce una nuova umanità.

Nel profondo, è una nuova umanità che vuole farsi, è il moto irresistibile della storia». Così parlò Aldo Moro al Consiglio nazionale della Dc il 22 novembre 1968. Così dovremmo parlare noi oggi alla nuova umanità giovanile che insorge contro il femminicidio e l’ambienticidio. In difesa della donna e della natura: in difesa, non di questo o quel partito, ma dell’umanità.

source

La Tua opinione è importante! Vota questo articolo, grazie!
No votes yet.
Please wait...

Vuoi scrivere, commentare ed interagire? Sei nel posto giusto!

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.