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Zelensky, giallo al Congresso Usa: perché ha cancellato il suo intervento

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Ultimo aggiornamento 6 Dicembre, 2023, 19:49:19 di Maurizio Barra

NEW YORK – L’ufficio della presidenza ucraina non ha chiarito perché il presidente Zelensky ha annullato ieri all’ultimo momento il briefing classificato che doveva fare al Senato degli Stati Uniti, per convincerlo a stanziare i soldi necessari a continuare la difesa dall’invasione russa. Il leader della maggioranza democratica che lo aveva invitato, Charles Schumer, si è limitato a riferire che “un problema improvviso gli ha impedito di partecipare”. A giudicare però da come poi è finita la giornata in Congresso, forse si capisce meglio la ragione del gesto. Infatti democratici e repubblicani hanno litigato, bloccando l’approvazione del pacchetto da 106 miliardi di dollari, che il presidente Biden ha chiesto per sostenere l’Ucraina, Israele e Taiwan. E pensare che il Senato era l’aula dove la maggioranza a favore degli aiuti veniva data per scontata, e il suo voto veniva presentato soprattutto come uno stimolo per spingere la riottosa Camera dominata dal Gop a fare altrettanto.

Zelensky doveva intervenire per spiegare la situazione al fronte e chiarire perché servono più armi. Al posto suo, il capo di gabinetto Andriy Yermak ha avvertito che “se il Congresso ritarda ancora gli aiuti, rischiamo di perdere la guerra”. La Casa Bianca ha ripetuto lo stesso, ma il Parlamento americano non si muove perché resta paralizzato dai trumpisti. La lite di ieri al Senato, dove in teoria una maggioranza bipartisan responsabile in favore dei finanziamenti ci sarebbe, è scoppiata perché i repubblicani hanno accusato di democratici di rifiutarsi di inserire nel pacchetto anche le misure per rafforzare la sicurezza al confine col Messico. Alla Camera però resta la resistenza più arcigna, guidata dai seguaci di Trump, il quale ha già fatto capire che se venisse rieletto chiuderebbe il rubinetto dell’assistenza a Zelensky.

La cosa forse più paradossale è che gli argomenti economici usati da Donald e i suoi alleati per bloccare gli aiuti sono entrambi falsi. Il primo è che se l’Ucraina è in Europa, gli europei dovrebbero finanziare la sua salvezza. Il secondo è che sarebbe meglio investire nella crescita Usa i miliardi regalati a Kiev.

Sul primo punto, però, gli europei hanno già dato agli ucraini quasi il doppio dei soldi offerti dagli americani. Meno forniture militari, ma molti più finanziamenti. Sul secondo, uno studio del think tank conservatore American Enterprise Institute ha dimostrato che circa il 90% dei fondi stanziati dal Congresso per Kiev non ha mai lasciato gli Usa. Ben 60 miliardi su 68 sono stati spesi per comprare armi in America e poi mandarle in Ucraina. Lo stato più beneficiato, con 2,3 miliardi, è il super conservatore Arkansas, ma anche altre regioni repubblicane come Texas, Florida, Alabama, West Virginia e Ohio sono nella top ten di chi ha incassato di più grazie alle forniture per Zelensky. Ma la verità ormai in politica non conta più nulla. L’argomento populista per la fine dell’impegno a favore dell’Ucraina funziona con gli elettori repubblicani, e anche se le sue motivazioni sono false, Trump e gli altri continuano ad usare le bugie pur di raccattare voti.

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